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‎Labour movement‎
Number of results : 11,740 (235 Page(s))

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‎Cafiero Carlo‎

‎Compendio del «Capitale»‎

‎ill., br. La prima edizione del Compendio del Capitale di Marx curata da Cafiero esce a Milano nel 1879. Da allora si sono succedute ben 18 edizioni. Una fortuna che premia un testo sintetico e chiaro nell'esposizione dell'opera marxiana, il primo del suo genere in Italia, che lo stesso Marx elogia con parole di apprezzamento. Curioso destino questo del Capitale, che ha la sua prima diffusione proprio grazie agli anarchici, avversari della politica marxista. Il motivo di tale iniziativa lo spiega bene lo stesso Cafiero nella sua prefazione alla prima edizione, imputando alla complessità di un'opera fondamentale del pensiero socialista contemporaneo la difficoltà di essere compresa dalle classi meno acculturate. Cafiero coglie con sorprendente lucidità gli elementi principali del primo libro del Capitale, quello sullo sviluppo della produzione capitalista, unendo ad un'analisi scientifica la passione per la conoscenza e la giustizia sociale.‎

‎Giannotti Andrea‎

‎Tra partito e KGB. Per una ricostruzione del ruolo di Jurij Andropov nella politica sovietica‎

‎br. Questo volume rappresenta uno studio sul personaggio che ha guidato il servizio segreto più famoso della storia dal 1967 al 1982, quando venne eletto Segretario del Partito comunista dell'Unione Sovietica. Lavorando negli archivi russi e valendosi di testimonianze dirette, l'autore ricostruisce i diversi momenti della carriera di Andropov, da Budapest, dove fu ambasciatore durante la crisi del 1956, ai quindici anni alla Lubjanka. Fu lui a riformare il KGB e a consegnarlo alla mitologia dello spionaggio internazionale. Struttura e rapporti con il partito sono analizzati unitamente al ruolo giocato nelle crisi di Praga, Afghanistan e Polonia e nella repressione del dissenso. Ma Andropov, durante la sua breve segreteria dal 1982 al 1984, fu anche il protettore di Gorbacëv e il primo iniziatore di un grande processo di trasformazione dell'economia che sarebbe divenuto noto come Perestrojka. Andropov fu il primo capo di Stato russo a provenire dai servizi segreti. Il secondo è stato Vladimir Putin che, in più occasioni, ha manifestato apprezzamento per il suo predecessore. Giannotti offre così non solo un saggio storico, ma anche una chiave per comprendere la politica russa contemporanea, tracciando un quadro che dagli anni Trenta arriva alle elezioni presidenziali del 2018.‎

‎Mao Tse-tung‎

‎La rivoluzione non è un pranzo di gala. Scritti militari‎

‎br. Dopo essere stato esaltato nelle piazze di tutto il mondo occidentale, da Berkeley a Parigi, da Roma a Francoforte, dove il suo libretto rosso veniva energicamente sventolato nelle manifestazioni dei giovani contestatori, il "Grande timoniere" è stato frettolosamente rimosso e dimenticato, insieme agli altri protagonisti del comunismo che per quasi tutto il ventesimo secolo furono il modello alternativo a quello occidentale. In realtà, il pensiero politico e soprattutto militare di Mao Zedong presenta una profondità e una lucidità notevolmente attuali, considerato il risorgere della potenza cinese, sempre basata sul pensiero confuciano, nonostante l'apparenza prima marxista e ora capitalista della sua politica. Un autore che vendette centinaia di milioni di copie in tutto il mondo, ma che da anni non è più presente in libreria. Introduzione di Piero Visani.‎

‎La Villa Pina‎

‎Aleksandra Kollontaj. Marxismo e femminismo nella rivoluzione russa‎

‎br. Due grandi rimozioni hanno interessato la storia della Rivoluzione russa: la prima relativa al suo valore politico e, soprattutto, sociale; la seconda riguardante la presenza e il ruolo delle donne in questo spartiacque della storia mondiale. Attraverso la biografia di Aleksandra Kollontaj, tra i protagonisti più importanti del panorama rivoluzionario russo, si snoda il racconto di quegli anni in cui la donna e la sua condizione di cittadina e lavoratrice sono poste al centro del dibattito grazie all'azione politica di figure come la sua. Famiglia, maternità, sessualità, parità di diritti: tematiche attuali ancora oggi e, ad un secolo di distanza, nodi ancora non del tutto risolti.‎

‎Dessì Sandru; Faedda Viviana‎

‎Il mondo di Antonio Gramsci. Ediz. italiana, sarda e inglese. Vol. 1: Da Ales alla Rivoluzione russa‎

‎ill., br. La biografia di Antonio Gramsci, in una versione trilingue (Italiano, Sardo, Inglese), raccontata attraverso i disegni e i fumetti di Sandro Dessì e Viviana Faedda, in un arco di tempo che va dalla nascita ad Ales, fino al trasferimento a Torino. L'opera, attraverso il linguaggio del fumetto e dell'illustrazione, ripercorre quest'itinerario - partendo dal quotidiano e dai luoghi che hanno contribuito a determinarne la non comune personalità, alle piccole comunità fino alle grandi metropoli industriali - fermandosi a Torino (Primo Volume), per poi proseguire a Mosca, Vienna, Roma (Secondo Volume) e infine alla logorante vita carceraria, in giro per la Penisola fino alla sua morte, avvenuta il 27 aprile 1937 (Terzo Volume).‎

‎Borroni Roberto‎

‎Pombo. Dalla Sierra Maestra a La Higuera: dieci anni con Che Guevara‎

‎brossura Harry Villegas è un ragazzo afrocubano di diciassette anni. Dopo il colpo di stato di Fulgencio Batista del 1952, Villegas aderisce alla lotta contro la dittatura e incontra, nel 1957 a Canabacoa, sulla Sierra Maestra, il leggendario guerrigliero argentino Ernesto Guevara: il Che. Diviene la sua guardia del corpo e partecipa a tutta la campagna dell'esercito ribelle di Fidel Castro fino all'ingresso trionfale a L'Avana e alla vittoria della revolucion. Nasce tra il Che e Harry Villegas una profonda amicizia che porterà il giovane afrocubano a seguire il Che prima in Congo e poi nella tragica esperienza boliviana. Il libro, attraverso la testimonianza di Harry Villegas, a cui il Che in Congo aveva dato il nome di battaglia di Pombo, ricostruisce le tappe più significative dei dieci anni che Pombo ha passato al fianco del Che Guevara. L'ambiente in cui si snoda il racconto di Pombo è la Cuba rivoluzionaria, con le sue utopie e il paesaggio lussureggiante che Cristoforo Colombo definì come " luogo tra i più belli che mai l'occhio umano abbia potuto ammirare". Poi il Congo, dove un pugno di internazionalisti cubani si recò per aiutare un popolo che si era da poco liberato dal colonialismo. E infine la Bolivia, con i suoi altipiani e la giungla inospitale.‎

‎Vallepiano Roberto‎

‎Ufficio sinistri. Il buco nero in cui è scomparsa la sinistra‎

‎br. In questo libro la protagonista è una sinistra più aggettivo qualificativo che soggetto. L'autore immagina le pagine come una piccola cassetta degli attrezzi, una bussola per orientarsi nel mare in burrasca di questo terremotato presente, uno strumento per interrogarsi sul livello di deprivazione emotiva che la nostra società ha raggiunto. Sulle dimensioni del deserto interiore che ci circonda. Il genere dell'opera è un saggio di analisi politica e di controinformazione. Lo spazio e il tempo dell'azione sono incentrati all'attualità del nostro paese, ma si dilatano a livello temporale dalla Rivoluzione Francese, al Socialismo del 21° Secolo che caratterizza i paesi dell'ALBA e spazia dall'Europa all'America Latina con frequenti incursioni nel medioriente, nel mondo arabo e nelle altre zone calde di cui quotidianamente ci parla la cronaca geopolitica. I suoi capitoli rappresentano una foto di gruppo dissacrante e irriverente di una fetta consistente del nuovo potere italiano. Questo libro parla della sinistra e lo fa senza peli sulla lingua, ne narra i ripetuti tradimenti, la viltà, il sistematico opportunismo dei suoi dirigenti ed autoproclamati leader. Dunque la peculiarità di questo saggio è che la sinistra diviene al tempo stesso la protagonista e l'antagonista di se stessa. Lo stile è asciutto ma evocativo. Il tempo verbale al presente, con alcuni salti temporali nel passato prossimo e remoto, aiuta l'autore a raccontare gli eventi in modo lineare e con una struttura colloquiale, senza ricercatezze superflue. La narrazione è immediata e il linguaggio diretto e comunicativo.‎

‎Forlani Francesco‎

‎Manifesto del comunista dandy‎

‎br.‎

‎Cafiero Carlo‎

‎Il capitale di Karl Marx. Compendio dialogo fra Crepafame e Succhiasangue‎

‎br. L'operaio ha fatto tutto; e l'operaio può distruggere tutto, perché tutto può rifare. È stato il ferro e il fuoco che ha preparato al capitale l'ambiente necessario per svilupparsi, la massa di forze umane destinate a nutrirlo; e se oggi non è più il ferro e il fuoco il mezzo ordinario della sempre crescente accumulazione, è perché v'ha un altro mezzo, in sua vece, molto più inesorabile e terribile, una delle moderne gloriose conquiste della borghesia, un mezzo che forma parte necessaria del congegno stesso della produzione capitalista, un mezzo che agisce da sè solo, senza fare tanto strepito, senza produrre scandalo, un mezzo infine perfettamente civile: la fame. E per chi si ribella alla fame, sempre e poi sempre ferro e fuoco.‎

‎Castaldo Michele‎

‎Marx e il torto delle cose. 1871-1917-2017‎

‎ril. Michele Castaldo propone un lavoro di analisi su due grandi avvenimenti rivoluzionari, La Comune di Parigi del 1871 e l'Ottobre del 1917 in Russia, ponendo al centro della sua ricerca le classi proletarie. Le due maggiori correnti ideali del Novecento che si sono fatte interpreti dell'emancipazione del proletariato, quella marxista e quella anarchica, si sono fermate ad un'analisi dello Stato, immolazione per gli uni soppressione per gli altri, senza affrontare il modo di produzione capitalista che ne è l'attuale fondamento, non immediatamente percepibile per la sua modalità impersonale di agire. Molti hanno pensato che il comunismo sarebbe stato la conseguenza naturale della presa del potere da parte della classe operaia e che si sarebbe realizzato con il possesso dei mezzi di produzione, senza porsi il problema di come questi determinano i meccanismi del modo di produzione. Una delle conclusioni di questo lavoro è che non basta il passaggio di proprietà dei mezzi di produzione dagli sfruttatori agli sfruttati, o dai capitalisti ai proletari, per uscire dal modo di produzione capitalista, perché questo passaggio non solo non lo sopprime ma neanche lo muta.‎

‎Saggioro Sandro‎

‎In attesa della grande crisi. Storia del Partito Comunista Internazionale «il programma comunista» (dal 1952 al 1982)‎

‎ill. Questo nuovo libro di Sandro Saggioro è in continuità con quello che nel 2010 ha dedicato al Partito comunista internazionalista degli anni 1942-1952 (Né con Truman né con Stalin, Edizioni Colibrì). Il partito di cui si traccia la storia è il solo che abbia contato nei suoi ranghi Amadeo Bordiga dopo l'estromissione dal Partito comunista italiano (già d'Italia) inflittagli nel 1930 da un gruppo dirigente ormai acquisito allo stalinismo e perduto per la rivoluzione. Questa formazione si può quindi dire bordighiana, anche se così facendo si contravviene alla rigida consegna teorica e pratica di Bordiga e ci si espone quindi alle sue "tremende" bacchettate. Il Partito Comunista Internazionale attraverso il suo organo di stampa, "Programma comunista", ha veicolato il pensiero di Bordiga che è stato una originale lettura del marxismo. L'ordinamento del partito, peculiarmente diverso da quello leniniano, è il modello partitico bordighiano basato su una elaborazione dottrinaria che ha come base un centralismo politico e organizzativo, questo è stato messo alla prova nel trentennio che corre fra il '51 e l'inizio degli anni '80 e questa avventura è qui ben documentata.‎

‎Galli Carlo‎

‎Marx eretico‎

‎br. Le ambiguità di un pensiero forte. Filosofo, economista, profeta dell'ultima eresia teologico-politica dell'Occidente: l'opinione mondiale si divide fra quanti lo considerano eroe e salvatore del proletariato e quanti vedono in lui il demone simbolo di ogni male. Marx è stato a lungo oggetto di interpretazioni e sentimenti disparati, fino a diventare un'icona resa neutra dalla storia, ritratta nel granitico monumento davanti alla Piazza Rossa di Mosca e posta di fianco a Oliver Hardy sulla copertina di "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band" dei Beatles. A due secoli dalla nascita, una lucida riflessione sull'incompiutezza del suo pensiero forte, sulle cause del suo successo, sulle sue contraddizioni, sconfitte, ambigue vittorie.‎

‎Mustè Marcello‎

‎Marxismo e filosofia della praxis. Da Labriola a Gramsci‎

‎br. Nello sviluppo del marxismo europeo il contributo del pensiero italiano manifesta una spiccata peculiarità, che trova nella formula della "filosofia della praxis" una sintesi efficace. Dagli scritti di Antonio Labriola alle ultime note di Antonio Gramsci, con la mediazione di autori quali Benedetto Croce, Giovanni Gentile e Rodolfo Mondolfo, la filosofia della praxis diventa il fulcro di una ricerca innovativa, che si connette a motivi profondi della tradizione nazionale (dal Rinascimento alla "riforma della dialettica" di Bertrando Spaventa) e che tende alla elaborazione di un diverso senso della "ortodossia". Nel pensiero di Gramsci la parabola del marxismo italiano si stringe nei temi della costituzione del soggetto politico, della natura della democrazia moderna e del nesso tra cosmopolitismo e storie nazionali. Le grandi categorie della meditazione gramsciana riflettono così una lunga vicenda storica e teorica (che il libro ricostruisce in maniera dettagliata) e dischiudono prospettive ancora attuali per la comprensione del presente.‎

‎Della Volpe Galvano; Prospero M. (cur.)‎

‎La libertà comunista‎

‎br.‎

‎Fiocco Gianluca‎

‎Togliatti, il realismo della politica. Una biografia‎

‎br. Il volume ricostruisce la vita politica e intellettuale di Palmiro Togliatti (1893-1964), per quarant'anni guida del PCI e dirigente autorevole del movimento comunista internazionale. Il suo complesso e travagliato cammino, dalla militanza nel gruppo ordinovista all'ultimo appello di Jalta, riflette esemplarmente speranze e tragedie del Novecento. La narrazione si sofferma in particolare sul periodo successivo al suo ritorno in Italia nel 1944, quando diventa uno dei principali fondatori del nuovo Stato repubblicano. Un filo rosso del libro è l'esplorazione dell'"officina" di Togliatti, per scoprirne la strumentazione concettuale, le categorie interpretative e le conseguenti visioni e proposte politiche. Sulla base delle più recenti acquisizioni storiografiche e della documentazione presente negli archivi della Fondazione Gramsci, il testo intende contribuire a una piena storicizzazione della figura di Togliatti, evidenziando alcuni dei suoi lasciti principali: l'analisi del fascismo e dell'organizzazione della società di massa; l'apporto alla costruzione di una cittadinanza democratica in Italia; la fortuna di Gramsci come classico del pensiero politico.‎

‎Caillois Roger‎

‎Descrizione del marxismo‎

‎br. Descrivere una potente ideologia come illusione durevole, questo l'intento dello studio di Roger Caillois. Quando l'oggetto della descrizione stessa è il marxismo, il presunto nucleo teorico del pensiero del filosofo tedesco di nome Karl Marx, ideologia e illusione suonano però oggetti meritevoli di un interesse specifico. Occorre mostrarne il reale funzionamento, la struttura dottrinaria e, soprattutto, la loro trasformazione in un'ortodossia esigente e inconfutabile, proprio come fosse una scienza. L'argomentazione di Caillois, in realtà, tocca il nervo scoperto del Novecento politico: il rapporto necessario e pure contraddittorio con la scienza del complesso dottrinario sostenuto allora dal blocco statuale sovietico e dai potenti partiti comunisti occidentali. Oppure da chiunque potenzialmente avesse voluto approfittare delle certezze che offre il metodo scientifico per affermare una visione del mondo o una tattica politica di dominio e potere. A cosa serve un'ortodossia se non a confermare con il ricorso a una scienza piegata ai dogmi di partito qualcosa che appartiene di diritto alle libere scelte politiche degli uomini nel loro comporsi e disfarsi in partiti e fazioni? Dalla "philosophia ancilla theologiae" a una "scientia ancilla politicae" il passo è breve e il marxismo ha cercato di compierlo fino a dissolversi. Prefazione di Riccardo De Benedetti.‎

‎Bellofiore Riccardo‎

‎Le avventure della socializzazione. Dalla teoria monetaria del valore alla teoria macro-monetaria della produzione capitalistica‎

‎br. Dagli anni Settanta del secolo scorso si sono diffusi nuovi approcci alla lettura di Marx in termini di "teoria monetaria del valore". Questi incrociano due distinte problematiche: quella del rapporto valore-denaro e quella del rapporto valore-lavoro astratto. Il saggio di Riccardo Bellofiore propone un confronto critico con la Neue Marx-Lektüre: dalla preistoria in Adorno e Horkheimer allo sviluppo in Schmidt, Reichelt e Backhaus, fino alla "teoria monetaria del valore" di Heinrich e alle critiche di Kurz e Postone. L'orizzonte problematico è quello della migliore tradizione italiana (Colletti, Napoleoni, Graziani, Finelli, Frison, Tomba), incrociata con il contributo seminale e ancora attuale di Rubin. L'intento è quello di rifondare la nozione di sfruttamento come "consumo" dei lavoratori e di ridefinire la teoria monetaria del valore(-lavoro), allo scopo di ricostruire la teoria marxiana del valore come "teoria macro-sociale e monetaria della produzione capitalistica".‎

‎Gramsci Antonio; Colombo F. (cur.)‎

‎Gramsci reloaded. Una teoria sociale della cultura‎

‎br. Nei "Quaderni dal carcere" Gramsci ingaggia un corpo a corpo con i paradossi della cultura popolare e del ruolo degli intellettuali, e lancia un prezioso messaggio di dissidenza morale e politica. In questo volume antologico i brani essenziali dei "Quaderni dal carcere" vengono raccolti e riorganizzati secondo una nuova interpretazione del pensiero gramsciano, provocatoriamente sganciato dalle letture del marxismo ortodosso e riportato alla sua dimensione schiettamente in-attuale, anche alla luce delle influenze che esso ha saputo esercitare in tutto il mondo, laddove sono presenti le contraddizioni del potere e dell'ineguaglianza.‎

‎Santarelli Pino‎

‎Rosso è il cammino. Un'autobiografia militante‎

‎br. Questo libro è un modello in miniatura di un cosmo di relazioni, di rapporti, di idee che fa perno intorno a Roma, alla periferia e alla provincia: l'Alessandrino, Centocelle, Scurcola... «Ci sentivamo cittadini del mondo» scrive con una semplicità disarmante Santarelli a proposito del 1968. Cittadini, impegnati nella vita pubblica. Del mondo, di un mondo del quale facevano parte insieme il Vietnam e la via Casilina. La storia di un militante esemplare, di un comunista. Prefazione di Alessandro Portelli e introduzione di Simone Oggionni.‎

‎Ossendowski Ferdinand A.; Sacchi M. (cur.)‎

‎Lenin!‎

‎br. Una biografia romanzata che ricostruisce la vita del "Patriarca Rosso" dalla prima infanzia alla bara di vetro sulla Piazza Rossa.‎

‎Courtois Stéphane; Peschanski Denis; Rayski Adam; Centro di documentazione Wacatanca (cur.)‎

‎Alle origini dei GAP. FTP-MOI: gli immigrati comunisti nella Resistenza francese: Il sangue dello straniero-Ai miei compagni-FTP-MOI: il ruolo dei comunisti nella Resistenza europea‎

‎br. A cavallo fra le due guerre mondiali la Francia diventa terra d'immigrazione. Centinaia di migliaia fra italiani, polacchi, spagnoli, rumeni, cechi, slovacchi, bulgari, ungheresi e jugoslavi scelgono il Paese transalpino come rifugio. L'eco della Rivoluzione e della Comune di Parigi, insieme alla tradizione integrazionista della Francia, contribuiscono a favorire l'afflusso, ma ovviamente sono le opportunità di lavoro nelle fabbriche a determinare l'esodo imponente. Il Partito comunista francese decide già sul finire degli anni Venti di organizzare questa massa di diseredati. Crea a questo scopo prima la MOE e poi la MOI, due organizzazioni autonome ma interne al partito che devono organizzare per nazionalità i nuovi venuti. L'obiettivo è sindacalizzare gli immigrati, offrire loro sostegno culturale e materiale ma, soprattutto, creare una base di massa per il PCF, che in quel periodo attraversa una profonda crisi. Il lavoro minuzioso paga: molti degli immigrati ingrossano le fila del Partito e si organizzano sotto la sua egida. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, questi organismi collaudati forniscono le prime leve alla lotta partigiana. Sono loro i primi a prendere le armi, soprattutto nelle città, dove l'occupazione nazifascista è feroce e la Resistenza fatica a esprimere tutto il suo potenziale. Già nel 1941 arrivano le prime azioni: deragliamenti, espropri e omicidi mirati sono all'ordine del giorno. Una storia dimenticata, ricostruita fra testimonianze dirette e documenti d'archivio, del primo movimento clandestino di resistenza armata composto esclusivamente da immigrati comunisti che per primi, senza attendismi e imboscamenti, si sono gettati in una lotta senza quartiere contro il nazifascismo.‎

‎Trockij Lev‎

‎Saggio sul «Capitale» di Marx‎

‎br. In questo breve ma incisivo saggio apparso nel 1940 come introduzione a un compendio del "Capitale" di Marx, Lev Trockij si propone di dimostrare l'oggettiva validità della teoria marxista applicandola al contesto economico e sociopolitico degli anni Trenta. In particolare focalizzandosi sulle dinamiche degli Stati Uniti, divenuti nel secolo scorso "lo specchio più perfetto del capitalismo". Il risultato è un'analisi di estrema lucidità che, al di là degli aspetti più ideologici, risulta essere un prezioso strumento di metodo anche per leggere l'attuale situazione storica, per molti versi non troppo dissimile da quella presa qui in esame.‎

‎Pozzetta Andrea‎

‎«Tutto il partito è una scuola». Cultura, passioni e formazione nei quadri e funzionari del Pci (1945-1981)‎

‎ill., br. Dall'immediato dopoguerra ai primi anni '80 il Partito comunista italiano ha curato la formazione politica dei propri quadri e dei propri funzionari attraverso una complessa rete di istituti educativi. È stato un vero e proprio sistema organizzato e coordinato di scuole, di pratiche didattiche e di esperienze pedagogiche che ha ambito a selezionare una nuova classe dirigente per il partito e per il Paese. Questo libro prende in esame la cultura dei quadri comunisti, i linguaggi, i processi formativi e di professionalizzazione dell'apparato comunista attuati nelle scuole residenziali del Pci. Attraverso archivi e fonti inedite, come quaderni di appunti, diari di allievi e di insegnanti, dispense e manuali di studio, memorie e interviste orali, sono state analizzate le costruzioni identitarie e le rappresentazioni trasmesse ai politici in formazione, tra studio ed emozioni, tra passioni politiche e impegno incondizionato per il proprio partito.‎

‎Liguori G. (cur.)‎

‎Gramsci e il populismo‎

‎br. Il populismo è oggi al centro del dibattito politico e culturale, e Gramsci - soprattutto grazie agli importanti scritti di Ernesto Laclau e Chantal Mouffe - è uno dei principali autori chiamati in causa dai sostenitori o detrattori di questo nuovo approccio alla politica. Intorno alle questioni del populismo in Gramsci e del Gramsci maggiormente "usato" dai populisti si confrontano nel volume autrici e autori di diversi "specialismi", e anche di opinioni non sempre coincidenti, che danno vita a una vivace discussione sia sull'autore dei Quaderni del carcere e su alcuni suoi concetti fondamentali (nazionale-popolare, egemonia, nazione, Risorgimento), sia su alcune esperienze di "populismo di sinistra" contemporanee - in particolare quella di Podemos - che anche a Gramsci fanno riferimento.‎

‎Biscarini Matteo‎

‎Komunisti in Gran Pretagna. Il Pci a Osimo dal 1944 al 1960‎

‎br. "Il volume ripercorre la storia dei comunisti osimani dall'immediato ultimo dopoguerra all'inizio degli anni sessanta, che poi videro l'autore tra i protagonisti delle lotte del Pci, in particolare nella zona sud della provincia, dunque Osimo. La ricerca e gli scritti hanno chiaramente un filo conduttore. È la storia delle classi subalterne, che proprio perché tali non dovevano-potevano produrre storia: subalterne alla proprietà, al dominio notabiliare e religioso, con le quali spesso si identificavano. Ma è anche la storia del Pci, del sindacato, delle avanguardie, e poi delle masse, che si organizzano, che cercano in un qualche modo di determinare il proprio destino. Il racconto di Biscarini ci consente di conoscere e di partecipare alle lotte di uomini e donne che localmente danno vita alle scelte politiche nazionali: l'unità antifascista, la democrazia progressiva". (Dalla prefazione di Nino Lucantoni)‎

‎Mocarelli L. (cur.); Nerozzi S. (cur.)‎

‎Karl Marx. Fra storia, interpretazione, attualità (1818-2018)‎

‎br. Il bicentenario della nascita di Karl Marx ha suscitato un intrecciarsi di riflessioni intorno alla rilevanza, al significato e all'attualità del suo pensiero. Questo volume raccoglie alcuni saggi elaborati in occasione del convegno "Marx2Day, Bicentennial Conference, Milano, 2-4 maggio 2018", organizzato da Universit? Cattolica del Sacro Cuore, Università Bicocca, Università di Bergamo e Università di Pavia. Essi rileggono la figura e l'opera di Marx nella prospettiva del pensiero economico e politico contemporaneo, muovendosi fra storia, interpretazione e attualità. Leggere oggi Marx significa riportare alla luce una delle radici fondamentali del mondo contemporaneo, indagando una delle figure più rilevanti del pensiero filosofico e politico degli ultimi due secoli, capace di segnare identità e appartenenze, di suscitare (per consonanza o per opposizione) culture e movimenti che hanno avuto un ruolo cruciale nella storia del lungo XX secolo. Rileggere oggi Marx significa, anche, tornare a porsi alcune domande fondamentali sulle tendenze e le dinamiche profonde del capitalismo, e sulle radici e i possibili effetti dei conflitti sociali ed economici che abbiamo sotto gli occhi.‎

‎Imbriano Gennaro‎

‎Il tempo della contraddizione. Storia, lavoro e soggettività in Marx e Heidegger‎

‎br. Il soggetto e la storia sono i due assi lungo i quali materialismo storico e «storia dell'essere» elaborano le loro rispettive filosofie. Se per Marx il soggetto è in rapporto dinamico (dialettico) con la storia, per Heidegger quest'ultima appare, metafisicamente, come lo spazio "vuoto", disabitato dagli dei e abbandonato dall'essere, nel quale una soggettività distruttiva esercita la sua azione. Ne derivano due idee molto diverse sulla modernizzazione e i suoi esiti: problematica e contraddittoria (cioè segnata dalla compresenza di libertà e sfruttamento) per Marx; epoca del potere incondizionato della tecnica (ultima manifestazione storica del dominio della soggettività) per Heidegger. Se, ancora di recente, parte della storiografia specialistica ha sostenuto la tesi di una prossimità tra Marx e Heidegger, questo libro mostra invece la sostanziale divergenza tra i due pensatori. Il primo auspica l'approfondimento della crisi capitalistica in direzione della risoluzione delle contraddizioni della vicenda storica: il compimento della soggettività è, per Marx, la definitiva umanizzazione della storia. Per Heidegger si tratta, al contrario, di attendere un «evento» che riabiliti, contro la dittatura della dialettica, il peso delle differenze: il gergo dell'essere non parla il linguaggio dell'unità, ma quello della gerarchia e di un nuovo radicamento anti-universalistico.‎

‎Krupskaja Nadezda Konstantinovna‎

‎La mia vita con Lenin‎

‎br. Correva l'anno 1894 quando, in quel di Pietroburgo, Nadezda Konstantinovna Krupskaja, giovane maestra di idee rivoluzionarie, incontrò Vladimir Lenin, arrivato da poco in città ma già noto per gli scritti con cui riusciva a trasmettere agli operai e agli intellettuali il vero «spirito vivente del marxismo». Insieme, Vladimir Lenin e Nadezda Krupskaja ebbero il tempo di dare vita all'organizzazione "Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia", prima di essere intercettati dalla polizia zarista e condannati alla deportazione. Sarà proprio in Siberia, in effetti, che i due militanti sceglieranno di sposarsi, condividendo, da quel momento in poi, una vita interamente votata alla causa del socialismo. La dura repressione zarista, la faticosa propaganda clandestina, l'inesorabile lotta per la difesa dei principi bolscevichi, ma, al culmine di incredibili sforzi e fughe in tutta Europa, anche gli eventi che condurranno alla Rivoluzione d'Ottobre, sono solo alcuni dei fili conduttori del libro. "La mia vita con Lenin" è un documento di valore storico e letterario e, al tempo stesso, la testimonianza in prima persona di un'avventura umana e politica destinata a cambiare il mondo. Introduzione di Fabiola D'Aliesio.‎

‎Gonzáles Horacio; Serra P. (cur.)‎

‎Il nostro Gramsci‎

‎br. È il nostro tempo storico a chiederci di ricollocare l'opera di Gramsci nell'orizzonte del presente, restituendole tutta la sua dirompenza politica. Quello di Gramsci è un 'pensiero per l'azione' che bisogna far vivere e parlare, come scrive Horacio González in questo saggio del 1971 - una vera rarità editoriale qui ritradotta, uno dei testi capitali di quel gramscismo argentino che tanto può insegnare all'Italia. In Argentina lo studio di Gramsci non è mai stato solo un fatto culturale, ma si è sempre intrecciato con la storia convulsa del Paese, rispondendo ai problemi e alle necessità specifiche dell'America Latina. Allo stesso modo, oggi Gramsci può tornare ad agire nel contesto italiano, che vede un popolo ormai disperso e polverizzato, apparentemente in corsa verso l'autoritarismo, affacciato su una «prospettiva catastrofica», e diventare la chiave per ricostruire un discorso politico. Saggio introduttivo e cura di Pasquale serra.‎

‎Baffoni Ella; Kammerer Peter‎

‎Aldo Natoli. Un comunista senza partito‎

‎br. Una volta fuori dal Pci, mi raccontò Aldo, incontrò un compagno tranviere che gli chiese: "E ora, Aldo, che fai?". Lui rispose: "Sono un comunista senza partito". Con interventi di Maria Luisa Boccia, Enzo Collotti, Celeste Ingrao con Marco Giorgini, Loredana Mozzilli, Sandro Portelli, Stefano Prosperi, Mimmo Quaratino, Rossana Rossanda e Walter Tocci‎

‎Canfora Luciano‎

‎Il sovversivo. Concetto Marchesi e il comunismo italiano‎

‎ill., ril. Di Concetto Marchesi (1878-1957) può dirsi che ebbe due vite: quella vera, di uomo di genio, con la sua grandezza, e le sue debolezze e zone d'ombra, il suo fiuto politico, il suo pessimistico individualismo; e quella, artificiosa, del mito postumo. L'esperienza che segnò tutta la sua vicenda fu la resa, e poi adesione, al fascismo della maggioranza degli italiani. Marchesi convisse col fascismo nella difficile posizione dell'oppositore 'dormiente', unico esponente dell'alta cultura italiana legato al disciolto ma mai annientato Partito comunista. Intanto maturava in lui l'opzione, verso cui si orientava, negli stessi anni, anche Antonio Gramsci, per il «cesarismo progressivo», incarnato, ai suoi occhi, dal potere staliniano. La costante riscrittura di capitoli chiave della sua Storia della letteratura latina (Gaio Gracco, Sallustio, Cesare, Tacito) fu lo specchio di tale cammino. Rettore a Padova dopo l'8 settembre 1943, giocò una partita spericolata e controversa, ma alla lunga insostenibile. Costretto alla fuga, dall'esilio in Svizzera, crocevia dei servizi segreti delle potenze in guerra, divenne il perno della rete che riforniva di armi i partigiani. Nel riflusso del dopoguerra, presto vide che il fascismo non era affatto morto. Ma nel «terribile 1956», pur sferzando apostati e fuggiaschi, intuì la crisi profonda del movimento comunista.‎

‎Hanebrink Paul‎

‎Uno spettro si aggira per l'Europa. Il mito del bolscevismo giudaico‎

‎brossura Per gran parte del XX secolo, l'Europa è stata perseguitata da una minaccia scaturita dalla propria immaginazione: il bolscevismo giudaico. Questo mito - che riteneva il comunismo un complotto ebraico volto a distruggere le nazioni d'Europa - era una fantasia paranoica, eppure i timori di una cospirazione giudaico-bolscevica si affermarono dopo la Rivoluzione russa e si diffusero in tutta Europa. E durante la Seconda guerra mondiale tali paure contribuirono a seminare la morte, l'odio e l'orrore. Il racconto di Paul Hanebrink inizia con i movimenti controrivoluzionari che turbavano l'Europa alla fine della Prima guerra mondiale. Fascisti, nazisti, cristiani conservatori e molti altri europei, terrorizzati dal comunismo, immaginavano i bolscevichi ebrei come nemici sul punto di varcare i confini per sovvertire l'ordine dall'interno con le loro idee devastanti. Negli anni che seguirono, il bolscevismo giudaico fu un'arma politica potente e facile da usare. Dopo l'Olocausto, quello spettro, lungi dal morire, semplicemente si modificò, diventando uno dei componenti della guerra fredda. Dopo un'ennesima trasformazione, persiste ancora oggi su entrambe le sponde dell'Atlantico nella politica tossica del nazionalismo di destra rivitalizzato.‎

‎Lenin‎

‎Su Trotskij. Gli scritti del 1902-1923 su un rapporto complesso‎

‎br. Protagonista della battaglia che ha visto il gruppo più autorevole dei dirigenti sovietici - Stalin, Zinovev, Kamenev, Bucharin - schierato contro le sue tesi, Trotskij è passato alla storia come il grande antagonista delle posizioni del Partito comunista dell'URSS e di quelle della III Internazionale dopo la morte di Lenin, quando si apre nel partito comunista bolscevico la discussione sulla possibilità di costruire il socialismo in un solo Paese. Una battaglia, però, combattuta a suon di citazioni: chi è più vicino e chi più fedele alle impostazioni di Lenin? Per fissare l'attenzione e il giudizio su Trotskij con la dovuta coscienza storica, vengono qui raccolti tutti gli scritti di Lenin, che interessano le complesse vicende del suo rapporto e di quello dei bolscevichi con Trotskij, la cui analisi permette di recuperare, al di là delle polemiche passate, una visione completa ed equilibrata della storia del movimento operaio e comunista in tutte le sue componenti.‎

‎Borgonovo F. (cur.); Fidanza C. (cur.)‎

‎Sopra le rovine. Pensieri forti a 30 anni dal collasso del comunismo‎

‎br. Le rovine fisiche sono quei blocchi di cemento abbattuti quel 9 novembre del 1989 sopra i quali si ritrovarono a danzare i giovani berlinesi ubriachi di felicità. A trent'anni di distanza, quell'Europa pare avere tradito se stessa avviluppata in una sindrome burocratico-finanziaria-mercatista che rischia di allontanare sempre più i popoli dagli ideali europei. Questo pamphlet vuole essere uno strumento di riflessione perché quello che è stato sepolto nel 1989 sotto le rovine di Berlino non accada mai più e perché sopra quelle rovine l'Europa possa finalmente ritrovare sé stessa.‎

‎Bolton Kerry‎

‎Stalin. Il Napoleone Russo‎

‎br. Una rivalutazione di Stalin, che al di là dei suoi crimini, un uomo che ha inciso profondamente nella storia mondiale e ancora esercita una grossa influenza subliminale. Prima traduzione italiana. Kerry Bolton è uno storico e un polemista di destra, con vari dottorati, conosciuto in tutto il mondo. La Gingko Edizioni ha già tradotto e pubblicato il suo libro "La Sinistra Psicopatica" nel 2018.‎

‎Quadrelli E. (cur.)‎

‎Le condizioni dell'offensiva. «Senza tregua. Giornale degli operai comunisti»: storia di un'esperienza rivoluzionaria‎

‎br. È probabile che ancora oggi, dietro l'etichetta del rapimento e dell'esecuzione di Aldo Moro, si celi una semplificazione, o meglio, una gigantesca rimozione storica: un'analisi che, continuando a focalizzare l'attenzione su un singolo, per quanto importantissimo evento, finisce per sfumare colpevolmente i contorni e i contesti, fino ad annullarli. Ecco così che i fermenti rivoluzionari covati in Italia a partire dal «biennio rosso» 1968-69 si riducono a poco più di un episodio di cronaca nera e i revisionismi proliferano insieme a ogni sorta di dietrologie. Al contrario, la storia di un'esperienza come quella di «Senza Tregua. Giornale degli operai comunisti», testimonia quanto diffusa e profonda fosse, negli scorsi decenni, la ferma volontà di guardare al futuro a partire da un cambiamento reale dello Stato di cose presente; quanto profonda si rivelasse l'analisi delle componenti più avanzate del movimento operaio e con quale determinazione si affrontasse l'idea di mettersi in gioco. A cura di Emilio Quadrelli, quest'antologia torna a dare la parola agli operai che, tra il 1975 e il 1978, abbracciarono un ruolo d'avanguardia, assumendo posizioni che nessuna teoria socialdemocratica avrebbe mai potuto essere in grado di assorbire e attestandosi su una linea che, chiamando in causa il cuore del politico, poneva immediatamente all'ordine del giorno la questione del potere.‎

‎Zanatta Loris‎

‎Fidel Castro. L'ultimo «re cattolico»‎

‎br. Né icona marxista, né frutto della guerra fredda: Fidel Castro, l'ultimo Re cattolico, è il più coerente erede, nell'età contemporanea, della cristianità ispanica in America Latina. Galiziano e cubano, gesuita e comunista, la sua parabola umana e politica è la continuazione ideale dell'eterna lotta della Spagna cattolica contro l'illuminismo prima e la modernità liberale poi, figlie del mondo protestante. La sua biografia, la sua formazione, il suo universo morale, il suo immaginario politico e sociale, il suo regime, esprimono la concezione organica del mondo tipica di quel retaggio; il suo viscerale odio per il liberalismo, la democrazia rappresentativa, le libertà individuali, l'economia di mercato e i paesi occidentali ne sono il naturale corollario. Fidel Castro emerge in questo volume come un leader religioso, più che politico; come Re e Pontefice di un ordine confessionale che fuse ciò che il liberalismo aveva separato: politica e religione, individuo e comunità, Stato e società. La natura totalitaria del suo regime non imitò gli alleati socialisti, ma fu frutto spontaneo della matrice antiliberale del populismo latino: falangismo, peronismo, chavismo sono i suoi più stretti parenti. Il suo Stato fu uno Stato etico dedito a catechizzare i fedeli e convertire gli infedeli con la croce della sua fede e la spada dei suoi eserciti. Il suo comunismo è un'utopia cristiana, culminata nell'invocazione dell'unione di cristiani e musulmani contro il peccato liberale e capitalista. Aveva promesso prosperità, morì intonando lodi alla povertà evangelica: il frutto dei suoi disastri economici.‎

‎Lenin; Maraviglia M. (cur.)‎

‎Stato e rivoluzione‎

‎brossura Un testo per comprendere il comunismo, soprattutto in relazione al concetto centrale di Stato, qui analizzato in profondità anche dal curatore Massimo Maraviglia, che propone una lettura attualizzata del saggio, utile a comprenderne l'insospettabile contemporaneità.‎

‎Bianchi S. (cur.); Caminiti L. (cur.)‎

‎Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie. Vol. 1‎

‎br. «Negli anni Sessanta e Settanta l'Italia è stata attraversata da un conflitto sociale di durata e intensità che non hanno uguali nella storia più recente. Tutto l'immaginario della rivoluzione è precipitato qui: non v'è stata parola che non sia stata detta, non v'è stato gesto che non sia stato compiuto. Non v'è stata teoria che non sia stata teorizzata. Non v'è stata lotta nel mondo di cui non ci si sia fatti carico e non si sia stati fratelli almeno per un giorno. Tutti i sogni e tutti gli incubi delle rivoluzioni si sono fatti carne qui. Questa è l'anomalia italiana. Che tutto questo abbia prodotto una profonda trasformazione di questo paese è davvero difficile negarlo adesso. Che tutto questo abbia davvero prodotto una profonda trasformazione di questo paese è difficile riconoscerlo adesso. La coscienza enorme del lavoro, l'autonomia di classe, è il fattore determinante dell'anomalia italiana degli anni Sessanta e Settanta; la presenza del "più grande Partito comunista d'Occidente" è un fattore relativo. E da un certo punto in poi (la "crisi" degli anni Settanta) diventa un fattore opposto e contrario. Gli anni Sessanta e Settanta possono leggersi sostanzialmente come un conflitto aperto tra l'autonomia di classe e i comunisti italiani. Un conflitto tutto "dentro" il lavoro. Gli autonomi "impersonificano" questo conflitto. La chiave forse sta qui: gli autonomi sono più pertinenti all'anomalia italiana che all'autonomia operaia. Quando il grande ciclo delle lotte di fabbrica è finito, quando la spinta di massa va esaurendosi, quando la rivoluzione è perduta, ecco, rispunta l'anomalia italiana: gli autonomi. Quando esperienze, individui, gruppi e partiti della sinistra rivoluzionaria si sono sciolti, fusi, sparpagliati, ecco gli autonomi. Il vero scandalo, la vera anomalia dell'autonomia operaia è la violenza. Gli autonomi furono violenti. Gli autonomi "furono" la piazza. La piazza è il luogo proprio della politica di quel tempo. Gli autonomi giocano la loro politica in piazza. Dall'altra parte, dalla parte opposta, ci sono le autoblindo. Le autoblindo presidiano le piazze».‎

‎Papini Massimo‎

‎La maison rouge. Saggi sul PCI nelle Marche‎

‎br. Saggi sul Pci nelle Marche‎

‎Mattick Paul; Pagliarone A. (cur.)‎

‎La rivoluzione. Una bella avventura‎

‎ill., br. Ragazzino ribelle per le strade di Berlino appena dopo la Prima Guerra Mondiale, Mattick inizia a impegnarsi nel movimento spartachista prima di diventare comunista antibolscevico. Nel pieno degli anni di fuoco della Rivoluzione tedesca (1918-1924), egli ci racconta il suo incredibile percorso tra azione diretta e repressione, illegalità e clandestinità. Il riflusso del movimento rivoluzionario e la potente crescita delle forze autoritarie - stalinismo e nazismo - lo spingono, al pari di tanti altri, ad emigrare. Negli Stati Uniti si impegna a fianco degli IWW e di altri gruppi radicali, per poi partecipare al grande movimento degli scioperi degli anni '30 dove si mescolano vagabondi, sindacalisti e rivoluzionari. Egli ci fa immergere in momenti di intensa agitazione sociale, oggi sconosciuti. Questa fu una grande avventura: da un continente all'altro, la traversata degli anni bollenti dell'"età degli estremismi". P. Mattick ce la racconta con sagacia dando spazio ai suoi compagni di lotta, ai suoi nemici, alle discussioni e alle idee che sempre accompagnano l'azione, agli incontri tra gli operai radicali con le avanguardie artistiche dell''epoca, espressionisti e dadaisti.‎

‎Peduzzi Antonio‎

‎La teoria nel deserto. L'autonomia del politico. Marx e i suoi nemici‎

‎br. La decadenza della sinistra politica si vede dalla cancellazione della memoria della disfatta e dalla incapacità di conquistare un terreno sul quale esperire una teoricità capace di praticare una cesura dalla tradizione che consenta di far fronte allo stato di cose presente. Questa situazione è evidente dall'abbandono di Karl Marx alla letterarietà. Il compito di tornare a pensare è imposto dalla necessità di liberazione delle classi subalterne, perché non c'è politica senza teoria. La condizione essenziale di un nuovo inizio è costituita dall'essenza hapax della tesi di Marx sulla storia quale vicenda di lotte tra classi. La capacità di innovazione teorica deve portare con sé una resa di conti con le teorie dei nemici di Marx, Martin Heidegger e Carl Schmitt.‎

‎Rossanda Rossana‎

‎La ragazza del secolo scorso‎

‎br. "Questo non è un libro di storia. È quel che mi rimanda la memoria quando colgo lo sguardo dubbioso di chi mi è attorno: perché sei stata comunista? Perché dici di esserlo? Che intendi? Senza un partito, senza cariche, accanto a un giornale che non è più tuo? È una illusione cui ti aggrappi, per ostinazione, per ossificazione? La vicenda del comunismo e dei comunisti del Novecento è finita così malamente che è impossibile non porsi questi interrogativi. Cosa è stato essere un comunista in Italia dal 1943? Comunista come membro di un partito, non solo come un momento di coscienza interiore con il quale si può sempre cavarsela: "In questo o in quello non c'entro". Comincio dall'interrogare me. Senza consultare né libri né documenti ma non senza dubbi".‎

‎?i?ek Slavoj‎

‎Dal punto di vista comunista. Trentacinque interventi inattuali‎

‎br. L'ultimo libro di Slavoj ?i?ek raccoglie i suoi più recenti interventi su riviste e giornali, e costituisce una spietata, umorale e umoristica dissezione dei tempi attuali, del clima sociale che ci imprigiona. Pur nella grande varietà dei temi (dalla critica a un certo tipo di politicamente corretto al maoismo, dall'analisi di film come Roma e Joker a casi universitari di scandali a sfondo sessuale, da certi locali newyorkesi presidiati da «consensocorni» ai sexbot - i famigerati robot sessuali -, da Greta Thunberg a Donald Trump), la prospettiva adottata dal filosofo sloveno è quella del comunismo, un comunismo che, allargato a tutto il pianeta, sia in grado di affrontare i molteplici disastri causati dal capitalismo globale. Sì, perché più il capitalismo sembra trionfare, più i suoi antagonismi interni esplodono: basti pensare al controllo digitale sulle nostre vite (quello sì una moderna forma di totalitarismo), al riscaldamento globale, all'esplosione dell'emergenza rifugiati in tutto il mondo e alla pandremia di Covid-19. Di fronte alla crisi mondiale della sinistra, lo sguardo lucido e ampio di ?i?ek, tanto realistico quanto utopistico, è oggi più che mai necessario: bisogna auspicarsi che la sinistra radicale ricomincia sporcarsi le mani con il lavoro politico reale, e osi (finalmente, di nuovo) pronunciare il suo nome.‎

‎Ellena Lodovico‎

‎Un'eco a Eco. L'Ur-Comunismo o il Comunismo eterno‎

‎br. Nel 2019 uscì un pamphlet di Umberto Eco titolato "Il fascismo eterno", pubblicato da "La nave di Teseo". Il breve scritto del 1997, una cinquantina di pagine, aveva lo scopo di elencare una lista di caratteristiche tipiche di quello che Eco chiama "Ur-Fascismo o Fascismo eterno", con lo scopo di mettere in guardia chiunque sulla possibilità di un rigurgito del fascismo che a suo dire è - se non in tutti - latente in tanti di noi. Questo saggio è una risposta al suo pamphlet, una sorta di eco a Eco per constatare quanto possa essere opinabile la sua interpretazione. Giacché, sempre a suo dire, «l'Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti (e) il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme ogni giorno, in ogni parte del mondo.»‎

‎Carr Edward Hallett‎

‎La morte di Lenin. Vol. 2: L' interregno 1923-1924‎

‎br. Nel secondo volume della sua storia della Russia sovietica, Carr prosegue l'opera di ricostruzione della Rivoluzione russa, concentrandosi sull'"interregno" che subentrò alla morte di Lenin. All'indomani della scomparsa dello statista che ebbe a cuore fino all'ultimo giorno il destino del partito e della rivoluzione, hanno inizio l'ascesa della nuova figura di Stalin e la lotta metodica e spietata al suo oppositore Trockij. Nel biennio 1923-1924 si intrecciano, dunque, la complessa storia "interna" della rivoluzione - tanto nella contesa tra i nuovi protagonisti politici, quanto in quella tra le opposte idee di rivoluzione (in un solo Paese o permanente) - e quella "esterna" dell'Europa e dell'Occidente, in cui l'iniziale, mancata, convergenza sulla prospettiva e sull'esperienza sovietica si trasforma progressivamente nel suo più ostile antagonista.‎

‎Soloweitschik Leonty; Meriggi M. G. (cur.)‎

‎Un proletariato negato. Studio sulla situazione sociale ed economica degli operai ebrei‎

‎br. La più efficace presentazione di questa ricerca di Leonty Soloweitschik sul proletariato ebraico, pubblicata per la prima volta in Italia, è contenuta in un commento che un professore dell'Università di Ginevra rivolse all'autore, che gli aveva proposto una tesi sullo stesso argomento: «Credevo che gli ebrei fossero tutti banchieri». Il titolo originale del volume, "Un prolétariat méconnu", rimanda proprio a questo pregiudizio: "méconnu", infatti, include il doppio significato di "sconosciuto" e "rimosso", e da qui è derivata anche la scelta della traduzione italiana. La ricerca, che venne discussa come tesi di dottorato a Bruxelles e che fu pubblicata nel 1898, rappresenta uno studio pionieristico di storia sociale e culturale dei mondi del lavoro nelle sue diverse forme, ed è ricchissima di fonti di prima mano. Soloweitschik era infatti lituano, e conosceva molto bene quel mondo ebraico a maggioranza proletario che a cavallo dei secoli XIX e XX avrebbe dato vita a importanti esperienze rivendicative e politiche nonché a una significativa emigrazione di massa in Europa e negli USA. Pubblicato nello stesso anno del J'accuse di Émile Zola, che riportò all'attenzione dell'opinione pubblica francese l'affaire Dreyfus, il volume è anche un antidoto potente contro il pregiudizio antisemita, che nelle sue pagine viene colpito alla sua stessa radice.‎

‎Bassi Giulia‎

‎La formazione della leadership comunista tra "utopia" e "compromesso". Dalla nascita del partito al Memoriale di Yalta (1917-1964)‎

‎br. Lungi dall'essere una semplice realtà politico-organizzativa, la questione della leadership è stata un vero e proprio pilastro simbolico della cultura comunista internazionale, un nodo che ha a lungo interrogato e coinvolto gli stessi protagonisti del movimento. Il presente volume analizza solo un frammento di questo universo, ricostruendone il complesso percorso di definizione e affermazione nell'esperienza del Partito Comunista Italiano, tra gli anni della scissione di Livorno e la morte di Togliatti. Attraverso un'analisi delle dinamiche retoriche con cui la dirigenza del PCI ha gestito quella tensione tra pulsione rivoluzionaria e tattica democratica - tra "utopia" e "compromesso" - che l'ha attraversata per tutta la sua storia, viene qui restituita una dimensione alla politica che è tanto dinamica reale quanto discorso, testo, costruzione culturale.‎

‎Manfredini Matteo‎

‎Il gesuita comunista. Vita estrema di Alighieri Tondi, spia in Vaticano‎

‎br. Alighiero Tondi, professore gesuita della prestigiosa Università Pontificia Gregoriana, nell'aprile del 1952 abbandona improvvisamente la Chiesa per entrare nel Partito Comunista Italiano. La sua clamorosa abiura, che tanto scalpore suscitò nell'opinione pubblica, è da sempre rimasta avvolta da un alone di mistero. Chi era realmente Tondi? Quali ragioni stavano dietro la decisione di aderire al marxismo, di predicare l'infondatezza della religione, di scrivere libri controversi che denunciavano le infiltrazioni in Vaticano da parte dell'estrema destra portandolo a diventare un acclamato tribuno che infiammava le piazze italiane? Ma i misteri su Tondi non finiscono qui. Negli anni Sessanta il Partito Comunista lo emargina completamente, abbandonandolo a se stesso, senza fornire alcuna spiegazione. Una situazione inaspettata che lo conduce ad un lungo periodo di riflessione che si conclude con un nuovo colpo di scena: il ritorno al sacerdozio. L'autore ricostruisce l'enigmatico ingresso nel Pci del 1952, svelando lo sconcertante ruolo di Tondi come spia comunista in Vaticano e le successive rocambolesche vicende. Un affresco del secondo dopoguerra che getta luce su aspetti ancora oscuri dei primi anni della Repubblica Italiana, dagli intrecci tra destra neofascista e mondo cattolico, ai rapporti tra Pci e Cremlino fino all'attività antisovietica del Vaticano.‎

‎Alberganti Giuseppe; Bianchi M. (cur.)‎

‎Giuseppe Alberganti. Autobiografia di un sovversivo (1898-1923)‎

‎br. Macchinista ferroviere e figura di spicco del movimento operaio, Giuseppe Alberganti (1898-1980) fu il primo segretario della Camera del Lavoro di Milano dopo la Liberazione. Nel suo scritto autobiografico, il leggendario "Cristallo" - questo il nome di battaglia negli anni della clandestinità - racconta le prime esperienze politiche, che lo videro fin da ragazzo impegnato nella dura lotta per l'emancipazione dei lavoratori. Precisa e toccante è la ricostruzione dell'ambiente di Stradella nel quale crebbe, così come appassionanti sono le pagine che si riferiscono ai primi scioperi a Milano, all'occupazione delle fabbriche, agli scontri (anche fisici) con gli interventisti e con i fascisti. Militante comunista fin dal 1921, Alberganti entrò subito in rotta di collisione, nella pratica prima ancora che nella teoria, con la linea settaria di Amadeo Bordiga. Ma questa linea era destinata a essere sconfitta da Gramsci nel 1924.‎

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