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‎Labour movement‎
Number of results : 11,740 (235 Page(s))

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‎Marx Karl; Aiello A. (cur.)‎

‎Il capitale. Vol. 1‎

‎br. Forse l'inizio del ventunesimo secolo, in cui il capitalismo appare altrettanto trionfante e saldamente radicato come negli anni sessanta dell'Ottocento, è il momento giusto per tornare alla visione storica e analitica di Marx della sua inevitabile provvisorietà. "Il capitale", summa di un pensiero profondamente innovativo, gigantesca costruzione in cui si fondono analisi economica, concezione filosofica e visione storiografica, è stato però conosciuto più attraverso la mediazione di compendi e commenti talvolta infedeli e semplificatori che non attraverso il contatto diretto con le pagine di Marx. Questa edizione, che sfronda il primo libro del Capitale di alcuni dei passaggi maggiormente legati alle vicende della sua epoca o al dibattito specialistico, mette in rilievo i tratti essenziali della prima analisi sistematica della società moderna.‎

‎Foa Vittorio; Natoli Aldo‎

‎Dialogo sull'antifascismo il PCI e l'Italia repubblicana‎

‎br. Il Pci, l'Italia repubblicana e la costruzione della democrazia in un paese che aveva alle spalle non solo un ventennio di dittatura fascista, ma anche i tratti oligarchici e i nodi irrisolti dell'Italia liberale, sono i temi attorno a cui si dipana la riflessione di due dei protagonisti della sinistra italiana tra guerra e dopoguerra. In un dialogo a tutto campo si affrontano le questioni dell'antifascismo nell'Italia degli anni '30, della "scuola" del carcere e del confino, della Resistenza e del "partito nuovo" di Togliatti, con particolare riferimento alla Roma del secondo dopoguerra: il riscatto e l'acculturazione politica delle classi popolari, che vide come soggetti i partiti della sinistra e la Cgil, le aspettative in un radicale cambiamento della società e le successive disillusioni, l'ambivalenza nella cultura politica del Pci tra identificazione con la Costituzione e mito dell'Urss, la battaglia contro il "sacco di Roma". E ancora: il XX Congresso del Pcus e la crisi del movimento comunista internazionale, la tensione tra tradizione e rinnovamento nella strategia togliattiana, la "via italiana" al socialismo e la questione delle "riforme di struttura", il centro-sinistra e la ripresa delle lotte operaie, la nascita di una componente di sinistra nel Pci negli anni '60 e la formazione del gruppo del Manifesto. Emergono qui, in un confronto di ampio respiro, il ruolo insostituibile svolto dalle forze del movimento operaio italiano nella costruzione della democrazia repubblicana...‎

‎Montaldi Danilo‎

‎Saggio sulla politica comunista in Italia 1919-1970‎

‎ril. Nella "Premessa" Danilo Montaldi delinea gli assi e gli scopi della sua ricerca: "Il Partito Comunista d'Italia nasce come ultimo partito della fase liberale e prefascista dello Stato italiano, ma nasce come partito internazionalista in rapporto con la rivoluzione proletaria mondiale" e tale rimane "fino al 1923, quando sono esigenze dell'Internazionale Comunista a mutarne l'indirizzo non si insisterà mai abbastanza sulla necessità di eliminare dalla coscienza collettiva comunista l'ipoteca posta su di essa dall'indottrinamento d'origine e derivazione staliniana e togliattiana". Il testo (era apparso per le Ediz. "quaderni piacentini" nel 1976), è stato riscontrato sul dattiloscritto originale a cura del Centro d'Iniziativa Luca Rossi di Milano in collaborazione con l'Archivio Primo Moroni. Le note originali sono state ampliate; l'"Appendice" comprende la "Nota introduttiva" di Nicola Gallerano alla prima edizione, una scelta di lettere relative al "Saggio", una Bibliografia aggiornata e un "Indice analitico" che rende conto delle materie trattate a partire dalla specifica prospettiva dell'autore e di quelle formulazioni che costituiscono una delle peculiarità dell'opera.‎

‎Souvarine Boris‎

‎Stalin‎

‎brossura Apparso a Parigi nel 1935, questo libro è stato tra i primi che abbia detto alcune essenziali verità su Stalin. E le ha dette così presto, e con tale nettezza, che la sua presenza ha accompagnato come un'ombra gli ultimi vent'anni di vita del capo sovietico. Le ha dette, inoltre, per bocca di uno storico che era stato segretario della Terza Internazionale, uno dei fondatori del Partito Comunista Francese e infine amico e compagno di Simone Weil nelle lotte del sindacalismo rivoluzionario in Francia.‎

‎Agosti Aldo‎

‎Il partito provvisorio. Storia del Psiup nel lungo Sessantotto italiano‎

‎br. Gli anni brevi di un partito della sinistra italiana, dal 1964 al 1972: un'esperienza intellettuale e politica vivace e intensa, portatrice di una cultura politica che recepiva le suggestioni di un più vasto movimento intellettuale europeo. Quando si organizzò in partito, raggiunse i 150.000 iscritti. Oscillante fra la volontà di salvaguardare a ogni costo il legame con i comunisti italiani e la tentazione di sfidare il Pci 'da sinistra', il Psiup coltivò l'idea di poter essere il perno di una rifondazione dello schieramento politico del movimento operaio e sembrò, fra le forze politiche della sinistra italiana, quella che meglio poteva adattarsi alla stagione dei movimenti. Ma era appesantito da un apparato dirigente centrale chiuso e da una struttura elefantiaca, sempre pesantemente condizionata dalla dipendenza economica dall'Urss. Di fronte all'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968 prese così una posizione ambigua che aprì al suo interno una crisi alla fine fatale.‎

‎Giorgetti Renzo‎

‎Come guarire dal cattocomunismo‎

‎br. Nell'attuale decadenza italiana occupa una posizione di primaria importanza quell'anomalia comunemente chiamata cattocomunismo, ovvero quella stretta e quasi inestricabile commistione tra il moderno cristianesimo secolarizzato e ciò che resta delle ideologie di sinistra. Tale coacervo, pur eterogeneo nei suoi elementi costitutivi, è comunque contraddistinto da una singolare coerenza negli atti promossi come nei risultati ottenuti. Inoltre la sua diffusione a livello di mentalità e senso comune è così pervasiva da essere assimilabile alla diffusione di un contagio, agente patogeno che nella sua infezione comporta danni non solamente materiali. Sono fornite in questo libretto alcune indicazioni per inquadrare il fenomeno nella sua natura patologica, come "malattia dell'anima" che colpisce il singolo e la vita sociale, e per suggerire altresì, per mezzo di tale criterio interpretativo, anche validi spunti per un'azione terapeutica.‎

‎Rossanda Rossana‎

‎Un secolo, due movimenti. Comunismo e femminismo, tracce di una vita‎

‎br. Comunismo e femminismo: c'è contiguità tra due dei movimenti che hanno segnato più profondamente il Novecento? Rossana Rossanda affronta teorie e percorsi storici che hanno influenzato gran parte della sua vita, tracciando anche un bilancio di una generazione politica. Introduzione di Maria Luisa Boccia.‎

‎Applebaum Anne‎

‎Gulag. Storia dei campi di concentramento sovietici‎

‎ill., br. L'"arcipelago Gulag", l'ampia e fitta rete di campi di concentramento sovietici, è affiorato alla coscienza del mondo solo nel 1973, con la pubblicazione del romanzo autobiografico di Aleksandr Solzenicyn. Da allora, e in particolare dopo il crollo dell'Unione Sovietica, documenti a lungo tenuti nascosti hanno gettato nuova luce sul ruolo svolto dal gulag: oltra a essere lo strumento repressivo di ogni forma di opposizione politica e sociale, esso fu l'arma segreta di Stalin, che fece del lavoro coatto la base dell'industrializzazione del paese. In questo libro Anne Applebaum ricostruisce il sistema sovietico dei campi, dalla sua nascita subito dopo la Rivoluzione d'ottobre al suo smantellamento negli anni ottanta.‎

‎Borelli A. (cur.); Bartolini S. (cur.)‎

‎Il centenario del Partito Comunista Italiano tra storia globale, locale e valorizzazione archivistica. Atti della tavola rotonda (Pistoia, 24 maggio 2021)‎

‎ril. Il volume raccoglie gli interventi che hanno animato la tavola rotonda organizzata il 24 maggio 2021 dall'Istituto storico della resistenza e dell'età contemporanea di Pistoia per riflettere sul Centenario della fondazione del Partito Comunista Italiano. In quella occasione l'Istituto ha puntato sulla valorizzazione delle differenze biografiche e anagrafiche degli invitati, cercando di dare conto degli approcci storiografici di più lunga data, ma anche di quelli maturati negli ultimi decenni. Il tentativo è quello di contribuire allo sviluppo di nuove linee di ricerca in campo storico-antropologico nello studio della storia del PCI. Quello che si propone è un proficuo intreccio tra punti di osservazione e metodologie differenti. È partendo da questo volume che l'Istituto spera di poter dare il suo apporto tanto per l'analisi delle vicende legate al più importante partito comunista dell'Europa occidentale, quanto per aprire spazi di confronto capaci di andare oltre specifiche ricorrenze.‎

‎Gramsci Antonio; Donzelli C. (cur.)‎

‎Il moderno principe‎

‎brossura "Il moderno principe. Sotto questo titolo potranno raccogliersi tutti gli spunti di scienza politica che possono concorrere alla formazione di un lavoro concepito e organizzato sul tipo del Principe di Machiavelli". Agli inizi del 1932 Gramsci ha preso la decisione di dedicare uno dei suoi Quaderni del carcere a una riflessione sul partito politico rivoluzionario e sulla lotta per l'egemonia. Nel 1930 aveva schizzato la prima idea di "un libro che traesse dalle dottrine marxiste un sistema ordinato di politica attuale del tipo Principe. L'argomento sarebbe il partito politico, nei suoi rapporti con le classi e con lo Stato: non il partito come categoria sociologica, ma il partito che vuole fondare lo Stato". Perché Gramsci decide di concentrare la sua attenzione su questo tema? Si tratta di un esercizio di studio, o la sua riflessione ha origini, urgenze, obiettivi di natura politica attuale? Per chi è scritto, questo Quaderno 13? La risposta richiede un lavoro di decifrazione. Le note si riferiscono a un materiale complesso e inoltre quelle pagine sono scritte "in cifra", e non solo per sfuggire alla censura carceraria: anche per poter affrontare questioni delicatissime all'interno del suo stesso campo. Al meticoloso lavoro di decifrazione si dedica questa edizione annotata. I concetti teorici sono sono armi di lotta politica contro l'avversario "di classe", ma anche contro i nemici interni. E se fosse proprio Togliatti uno degli antagonisti di questo Quaderno 13?‎

‎Di Mascio Carlo‎

‎Lenin e i Quaderni sulla Scienza della logica di Hegel‎

‎br. Alle soglie della rivoluzione d'ottobre del 1917, Lenin legge e commenta la Scienza della Logica di Hegel, come a voler trarre da essa dei precisi effetti. Effetti teorici, perché l'attività umana non è mai separata dalla logica oggettiva, mediante la quale si sviluppa la materia reale a cui ciascun individuo indissolubilmente appartiene. Effetti pratici, perché se la filosofia hegeliana è buona per la Chiesa, per la borghesia, per il capitale, cambiando l'ordine di alcuni suoi fattori può essere buona anche per orientare lo sviluppo pratico-conoscitivo di una urgente rivoluzione proletaria.‎

‎Luxemburg Rosa; Bruttomesso P. (cur.)‎

‎Tra guerra e rivoluzione. Nuova ediz.‎

‎br. Rosa Luxemburg non diede mai forma a un sistema completo o addirittura logicamente compiuto. Ella esprimeva le sue idee quasi sempre sotto forma critica o polemica verso ciò che considerava erroneo. Ma, soprattutto, non avrebbe mai organizzato la sua visione del mondo nella forma del sistema, giacché, in tal modo, avrebbe contravvenuto alla sua concezione dialettica della realtà, insofferente a ogni cristallizzazione. Tuttavia, dai suoi scritti - da quelli teorici come da quelli militanti - traspare, con forza, la profondità del suo pensiero, pari a quella, ad esempio, di Lenin o di Lukàcs. Rosa Luxemburg si impone come una pensatrice politica autonoma che ha influenzato il marxismo rivoluzionario e, nello stesso tempo, innervato con le sue intuizioni e le sue riflessioni il pensiero critico del Novecento. Introdotti dai saggi di Paolo Bruttomesso (scritto per la prima edizione) e Massimo Cappitti, i testi di Rosa Luxemburg coniugano ancora oggi il linguaggio della passione con la consapevolezza storica e teorica.‎

‎Di Mascio Carlo‎

‎Note su «Hegel. Stato e diritto» di Evgeny Pashukanis‎

‎br. Nel 1931 Evgeny Pashukanis, il grande giurista sovietico autore de "La Teoria generale del diritto e il marxismo", nel centenario della morte di Hegel, pubblica un saggio dal titolo "Hegel. Stato e diritto" (Gegel'. Gosudarstvo i pravo) con cui, attraverso una breve retrospettiva della filosofia hegeliana, riflette, marxisticamente, sulla capacità dell'ideologia borghese di utilizzare Hegel come arma di difesa, quando una determinata società, quella in particolare che va dagli anni Venti agli anni Trenta del '900, comincia ad essere attraversata dalla paura del comunismo e da crisi che ne mettono in pericolo la sua stessa sopravvivenza. A questo livello, l'interesse capitalistico - seguendo la lettura pashukanisiana di Hegel - non avrà altro scopo che quello di eliminare qualsivoglia potenzialità sovversiva che la crisi economica è destinata a produrre, riformulando le nozioni di Stato e diritto che, tra obbedienza, disciplina e difesa della patria, giungono al riconoscimento ufficiale del proletariato schiacciato in una condizione in cui tutti i rapporti di produzione e riproduzione sociale vengono trasferiti sul terreno dello sfruttamento come sua definitiva sussunzione nel capitale.‎

‎Altamura Alberto‎

‎Marxismo aperto. Giuseppe Semerari e l'umanesimo socialista tra destalinizzazione e Sessantotto‎

‎br. In un saggio breve arricchito da brani antologici di valore, l'autore ricostruisce un momento particolarmente fecondo della storia del comunismo europeo, tra gli anni '50 e '70 del XX secolo. L'opera richiama l'attenzione sulla vivacità e la complessità del pensiero filosofico marxista sviluppatosi nel fuoco delle rivolte polacche del 1956 attraverso Ko?akowski e Schaff, nella Jugoslavia di Tito attraverso le vicende della rivista «Praxis», in quel misto di speranza e tragedia che fu la Primavera di Praga attraverso Kosík. Impegnati in una serrata critica del socialismo realizzato, questi intellettuali aprirono la strada a una nuova riflessione filosofica di cui, in Italia, Giuseppe Semerari (1922-1996) fu un importante interprete, contribuendo con la sua analisi del marxismo aperto dell'Europa orientale alla diffusione delle proposte teoretiche dei suoi principali esponenti. Il volume contiene la traduzione integrale del testo di Leszek Ko?akowski - Wovon leben die Philosophen? - realizzata da Giuseppe Semerari.‎

‎Bobbio Norberto‎

‎Scritti su Marx. La dialettica, lo Stato, la società civile‎

‎brossura "I miei incontri con Marx sono avvenuti in momenti cruciali della mia vita. Antifascismo militante (Padova 1941-42); problemi della ricostruzione (45-50); crisi universitaria (1968...). Ne sono sempre rimasto affascinato, ma non mai convinto...". È Bobbio stesso a sintetizzare, in una pagina magistrale scritta nel 1969,i termini in cui si configura il suo corpo a corpo teorico col pensiero di Marx, lungo più di cinquant'anni di riflessione. Affascinato dalla lettura marxiana della storia "dal punto di vista degli oppressi", Bobbio è stato al tempo stesso strenuo avversario del messianismo rivoluzionario che la caratterizzava. Marx è vivo, ma questo non vuol dire che sia valido: non si può prescindere dalla critica di Marx al sistema capitalistico se si vuole comprendere appieno la contemporaneità; il fallimento dei socialismi reali non equivale a una sentenza di morte per il pensiero di Marx. Non ci si può esimere dunque, dal fare i conti con quello che a tutti gli effetti deve essere considerato, al pari di Hobbes o di Hegel, un "classico", rifuggendo però ogni sacralizzazione o la tentazione, divenuta talora quasi un imperativo, di commentare "Marx con Marx" o con alcuni scrittori autorizzati.‎

‎Matteotti Giacomo; Caretti S. (cur.)‎

‎Epistolario (1904-1924)‎

‎br. Con l'"Epistolario 1904-1924", che consta 207 tra lettere e cartoline, edite e inedite, Stefano Caretti presenta al lettore il decimo volume delle Opere di Matteotti, che già consentono una puntuale ricostruzione del personaggio. "L'Epistolario" (il carteggio familiare è già stato pubblicato) si pone a utile corredo, disvelando stati d'animo e retroscena, e soprattutto ponendosi come insostituibile chiave di lettura del fattore "situazionale", oltre che strettamente biografico.‎

‎Borio G. (cur.); Pozzi F. (cur.); Roggero G. (cur.)‎

‎Gli operaisti‎

‎br. In Italia, alla fine degli anni Cinquanta, un ristretto gruppo di intellettuali inaugura con la rivista "Quaderni rossi" un percorso di pensiero critico nei confronti dell'ortodossia marxista che segnerà in modo indelebile i destini dei movimenti sociali dei decenni successivi. Gli operaisti, bollati dai detrattori come "cattivi maestri", ispiratori di teorie e pratiche estremistiche, sono stati alla base delle lotte studentesche del '68, di quelle operaie dell'autunno caldo, dei gruppi extraparlamentari più significativi come Lotta Continua e Potere Operaio, del rinnovamento delle forme di organizzazione sindacale, di Autonomia operaia, di riviste, giornali, case editrici.‎

‎Nesti Arnaldo‎

‎La scomunica. Cattolici e comunisti in Italia‎

‎br. Il 1° luglio 1949 la Chiesa prende posizione ufficiale nei confronti del comunismo e sancisce la scomunica per tutti i fedeli che «professano questa dottrina». Il decreto non giunge inatteso: è solo l'atto finale di un processo, iniziato alla fine della seconda guerra mondiale, che ha visto i cattolici impegnati nello scontro politico, in prima linea contro quella che viene considerata una nuova religione secolare di redenzione sociale. Questo libro analizza i passi che, a partire dal pontificato di Pio XII, portano alla scomunica comunista. Il documento stesso viene analizzato e interpretato alla luce del contesto socio-politico e viene data voce a coloro che furono direttamente toccati dalla decisione della Chiesa: una maggioranza di contadini e operai che si trovarono a dover scegliere fra un partito che tutelava i loro diritti e una Chiesa che sembrava allineata «con il prete e con i padroni». Prefazione di Luigi Bettazzi. Postfazione di Achille Occhetto.‎

‎Azzarà Stefano G.‎

‎Comunisti, fascisti e questione nazionale. Fronte rossobruno o guerra d'egemonia?‎

‎brossura Dopo decenni di entusiasmo per la globalizzazione e l'unificazione europea, l'emergere dei movimenti sovranisti e populisti in un'epoca di crisi organica sembra rendere di nuovo attuale la questione nazionale ed evoca la suggestione di un blocco trasversale di contestazione del capitalismo neoliberale e apolide che unisca tutti i "ribelli" della società borghese, lasciandosi alle spalle l'alternativa tra destra e sinistra. Anche nella Germania degli anni Venti, ai tempi delle riparazioni di guerra e dell'occupazione della Ruhr, questi temi erano all'ordine del giorno. L'appello di Karl Radek per un fronte unito dei lavoratori, aperto ai ceti medi e alla piccola borghesia patriottica e capace di difendere l'indipendenza del Paese dall'imperialismo straniero, non era però la proposta di un'alleanza totalitaria degli opposti radicalismi estremistici ma la dichiarazione di una furibonda guerra d'egemonia. Uno scontro ideologico che puntava semmai a bruciare il terreno sotto i piedi al fascismo nascente e a candidare la classe operaia tedesca, sulla scorta dell'esperienza bolscevica e del dibattito aperto nel Komintern da Lenin, alla guida della nazione e della sua rinascita. La disputa dei comunisti con Arthur Moeller van den Bruck e la Rivoluzione conservatrice tedesca sfata il mito dell'estraneità del materialismo storico agli interessi nazionali. Tuttavia, al contrario degli odierni equivoci eurasiatisti e socialsciovinisti, attesta l'insuperabile incompatibilità filosofica - prima ancora che politica e morale - tra il particolarismo naturalistico delle destre, con le loro persistenti pulsioni discriminatorie di stampo coloniale, e l'universalismo concreto del marxismo e del suo sogno di un mondo senza guerre.‎

‎Petrucciani S. (cur.)‎

‎Storia del marxismo. Vol. 1: Socialdemocrazia, revisionismo, rivoluzione (1848-1945)‎

‎br. Il volume ripercorre la prima grande stagione del pensiero marxista: il lascito di Marx e la sua gestione da parte di Engels, che definisce l'orientamento teorico del socialismo di fine Ottocento; e quindi, nel nuovo secolo, il dibattito tra ortodossi e revisionisti, la rottura segnata da leninismo e rivoluzione sovietica, le discussioni filosofiche tra le due guerre, l'originalità del pensiero di Gramsci.‎

‎Ferrara Gianni‎

‎I comunisti italiani e la democrazia. Gramsci, Togliatti, Berlinguer‎

‎br. Se è vero che la storia dell'Italia nel secolo scorso è la storia della lotta per la democrazia in Italia, è altrettanto vero che essa è stata anche, e tutta intera, la storia del Partito comunista italiano. Storia complessa questa, quale solo poteva essere quella di un partito che nasce dal fascino enorme di un evento di portata universale, quale fu la Rivoluzione d'ottobre, evento il cui significato mai volle negare, eludere, sminuire, ma del quale, fin dall'inizio, comprese la singolarità e l'irripetibilità. Ne condivise gli sviluppi, intanto e fin quando si immedesimarono nell'Urss come soggetto-stato in guerra permanente e totale al fascismo e al nazismo. Ne constatò l'esaurirsi del potenziale propulsivo proprio in ragione della constatata caduta di ogni prospettiva democratica per l'Urss. Ma è col "partito nuovo" disegnato, teorizzato e voluto da Togliatti al suo ritorno in Italia che fu esplicitata la diversità della concezione del dover essere della forma di Stato propria del Pci da quella realizzata nell'Urss e, con poche differenze, nelle Repubbliche popolari. Questo libro prova a dimostrarlo, riproducendo i testi che documentano quale sia stata la visione e il progetto di democrazia dei comunisti italiani, cosa fosse la democrazia progressiva, una democrazia infrangibile e irriducibile dal capitalismo comunque aggettivato o denominato.‎

‎Sonetti C. (cur.)‎

‎PCI in Toscana. Dalla liberazione allo scioglimento. Racconto per immagini‎

‎ill., br. Suddivise in quattro sezioni fotografiche, le 268 immagini che compongono il volume raccontano il radicamento capillare che il Partito Comunista Italiano conobbe in Toscana tra il 1945 e il 1991. Un viaggio lungo e ricco di sfumature, capace di riflettere nell'eterogeneità territoriale della regione una parte importante della storia repubblicana del Paese. Dalle battaglie civili alle grandi questioni internazionali, passando per l'attivismo richiesto dalla vita di partito e le affollatissime feste de l'Unità, gli scatti presenti in queste pagine si pongono l'obiettivo di recuperare lo spirito di partecipazione collettiva che contraddistinse l'esperienza del Partito Comunista Italiano, valorizzandone la dimensione condivisa e trasmettendone la memoria pubblica e privata.‎

‎Marx Karl; Engels Friedrich‎

‎Il manifesto del Partito Comunista‎

‎br. Alienazione, sfruttamento, mito della crescita economica infinita: sono le patologie su cui si fonda, secondo l'analisi di Marx ed Engels, il modo capitalistico di produzione. Le contraddizioni di questo sistema economico furono per la prima volta denunciate nel Manifesto del partito comunista, pubblicato a Londra il 21 febbraio 1848: Marx ed Engels pongono il concetto di lotta di classe alla base della propria teoria politica, individuando nel proletariato la speranza di un mondo senza classi in cui «il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti» . Tra i testi politici più importanti di tutti i tempi, anche per la risonanza che ha avuto nella storia del Novecento, a oltre centocinquant'anni dalla pubblicazione il Manifesto continua a sfidarci con il suo messaggio.‎

‎Veltroni W. (cur.)‎

‎Quando c'era Berlinguer‎

‎br. L'incontro tra Veltroni sedicenne e il futuro leader del Pci avviene nel 1971. "Era di una timidezza che incuteva timore, mi piaceva la sua faccia, assomigliava alle sue idee. Capii che stava facendo qualcosa di grande, mi ha cambiato la vita: all'epoca la politica era un vento che entrava nelle case." Ma chi era quell'uomo schivo che è riuscito a trasformare il Partito comunista in una grande forza capace di raccogliere il consenso di un italiano su tre? Veltroni lo racconta attraverso le testimonianze della figlia Bianca, di Emanuele Macaluso, Giorgio Napolitano, Aldo Tortorella. Colloqui inediti e toccanti che ripercorrono gli snodi essenziali della sua storia - e della nostra - dal rapporto con l'Urss e gli Usa nel ricordo di Richard Gardner allo scontro con le Brigate rosse rievocato da Alberto Franceschini, passando dalla celebre intervista di Eugenio Scalfari fino all'ultimo comizio raccontato dall'uomo della sua scorta Alberto Menichelli. Il risultato di questo mosaico di voci è un affascinante e non scontato spaccato del nostro Paese nel ricordo di un leader che ne ha radicalmente trasformato la storia. Perché "il partito di Berlinguer era quello dell'onestà, della speranza civile, del riscatto sociale. Era composto e diretto da persone che credevano in quello che dicevano e da milioni di semplici cittadini che sentivano di essere parte di un progetto generale e riempivano la loro esistenza del significato civile e morale, di una identità laica, di una missione..."‎

‎Lecis Vindice‎

‎Lotta al terrore. Il Pci contro neofascisti e BR (1976-1982). I documenti, le scelte, i militanti‎

‎br. A quarant'anni dal presunto "esaurimento" della stagione del terrorismo (nel 1982 si conclude l'ultimo grande "caso" degli anni di piombo, il sequestro Dozier) Vindice Lecis analizza le strategie messe in campo dal Partito comunista italiano per contrastare la violenza brigatista e l'eversione nera. Una ricostruzione basata in gran parte su documenti riservati del fondo "Ugo Pecchioli", conservato presso l'Istituto Gramsci e ancora in larghissima parte non adeguatamente analizzati. Atti, articoli, discorsi e relazioni interne testimoniano come il Pci impegnò contro il terrorismo tutte le sue organizzazioni, portando avanti una battaglia capillare grazie alla saldatura tra le direttive dei suoi dirigenti e l'operatività dei suoi militanti. Una storia nella storia che aspettava di venire alla luce.‎

‎D'Orsi Angelo‎

‎Gramsci. Una nuova biografia‎

‎br. "Arrestato alle ore 22,30 dell'8 novembre 1926, davanti all'ingresso di via Morgagni 25, dimora dei Passarge, l'onorevole Gramsci venne tradotto al carcere di Regina Coeli. In quella manciata di minuti fu decretata la fine, o quasi, dell'attività politica di un militante appassionato e coraggioso, anche se si aprì la strada all'opera di un gigante del pensiero, politico, ma non solo." Angelo d'Orsi racconta questa storia dall'infanzia in Sardegna agli studi a Torino, da Mosca a Vienna, da Roma al carcere di Turi, fino alla clinica romana dove spirerà il 27 aprile 1937. Personaggi pubblici e figure della vita privata, a cominciare dalla famiglia Schucht e dalla complessa vicenda amorosa con Giulia, attraversano la vita e la vicenda intellettuale e politica del più grande pensatore (e rivoluzionario) italiano del Novecento. Con una narrazione capace di restituire i drammatici eventi storici di cui Gramsci fu protagonista o testimone, facendosene interprete in tempo reale, d'Orsi getta luce sulla genealogia e sull'originalità del suo pensiero, percorrendo le convergenze, le collisioni e le interferenze con la storia della sinistra italiana e sovietica, e dei suoi protagonisti, da Togliatti a Bordiga, da Lenin a Trockij e a Stalin. Del "capo della classe operaia", come lo definì Togliatti nel 1927, d'Orsi mostra lo sforzo crescente di superare le rigide barriere del "recinto del marxismo-leninismo", all'insegna di un pensiero critico e antidogmatico, senza mai perdere di vista l'obiettivo che lo accompagnerà fino all'ultimo giorno: la liberazione del proletariato dalle sue catene. E lo fa ascoltando le parole che ha lasciato, insieme alle testimonianze di chi gli era vicino, prima fra tutti la cognata Tania Schucht, e dei suoi compagni e avversari politici, con un'avvincente ricostruzione biografica, storica e politica che fa il punto sullo stato attuale degli studi, ma che è anche il racconto struggente di una personalità tormentata e profonda, dotata di un genio tanto penetrante da essere inattuale nel suo tempo e, forse, anche nel nostro.‎

‎Teodori Massimo‎

‎Il vizietto cattocomunista. La vera anomalia italiana‎

‎br. Si svelano qui le ambiguità di settant'anni di egemonie cattoliche e comuniste che - combinate nel "vizietto cattocomunista" - hanno reso l'Italia una democrazia anomala. Nei grandi Paesi europei l'alternarsi al potere di conservatori e riformatori ha prodotto l'espansione del benessere e delle libertà. In Italia, invece, la sinistra comunista e postcomunista, confluita con i democristiani nel Partito democratico, è rimasta estranea al riformismo socialista di stampo europeo e ha guardato con ostilità alla laicità dello Stato, con effetti negativi sui diritti civili e la giustizia sociale. L'anomalia cattocomunista italiana è destinata a continuare all'infinito?‎

‎Musto Marcello‎

‎L'ultimo Marx 1881-1883. Saggio di biografia intellettuale‎

‎br. Gli ultimi anni della vita di Marx sono stati spesso considerati come un periodo durante il quale egli avrebbe appagato la propria curiosità intellettuale e cessato di lavorare. L'analisi di alcuni manoscritti, ancora inediti o poco conosciuti, permette di sfatare questa leggenda e dimostra che egli non solo continuò le sue ricerche, ma le estese anche a nuove discipline. Nel biennio 1881-1882 Marx intraprese uno studio approfondito delle più recenti scoperte nel campo dell'antropologia, della proprietà comune nelle società pre-capitaliste, delle trasformazioni determinatesi in Russia in seguito all'abolizione della servitù e della nascita dello Stato moderno. Inoltre, egli fu attento osservatore dei principali avvenimenti di politica internazionale e le sue lettere testimoniano il suo deciso sostegno alla lotta per la liberazione dell'Irlanda e la ferma opposizione all'oppressione coloniale in India, Egitto e Algeria. Le ricerche dedicate a nuovi conflitti politici, tematiche e aree geografiche, ritenute fondamentali per il proseguimento della sua critica del sistema capitalistico, permisero a Marx di maturare una concezione più aperta alle specificità dei diversi paesi e di considerare possibile un approdo al socialismo diverso da quello precedentemente prefigurato. Dai manoscritti, dai quaderni e dalle lettere di questi anni emerge dunque un uomo molto diverso da quello raffigurato da tanti suoi critici, o presunti seguaci.‎

‎Naccarato Alessandro‎

‎Angeli o demoni i nostri bimbi? Storia di una montatura anticomunista: il processo ai pionieri di Pozzonovo‎

‎ill. Nella prima metà degli anni Cinquanta, Pozzonovo, piccolo comune della Bassa padovana, fu al centro di una vicenda politica e giudiziaria che attirò l'attenzione di tutta Italia e coinvolse direttamente la Chiesa e il Partito comunista, mettendo in evidenza i rapporti di forza tra potere ecclesiastico e politico. Gravi accuse vennero mosse ad alcuni esponenti del Pci sulla base di testimonianze estorte ai bambini del paese, da parte del parroco e della suora dell'asilo. La gravità della situazione provocò l'intervento dell'autorità giudiziaria, che dopo un'accurata indagine dichiarò false le accuse e scagionò gli imputati.‎

‎Pappagallo Onofrio‎

‎Verso il nuovo mondo. Il PCI e l'America Latina (1945-1973)‎

‎brossura Il volume ricostruisce le relazioni tra il Partito comunista italiano e i principali partiti comunisti dell'America Latina dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni Settanta. Un periodo di grandi trasformazioni globali che investono anche le società latinoamericane e ne mettono in discussione le istituzioni politiche. I partiti comunisti di questi paesi sono il punto di osservazione prescelto dall'autore per comprendere come il PCI legga i cambiamenti in corso e provi a influenzare l'azione delle organizzazioni comuniste, impegnate, al proprio interno, nel dibattito tra la "via pacifica" e la "via armata" al socialismo. Dal Cile all'Argentina, dal Venezuela al Brasile, il libro ricostruisce i diversi scenari nei quali si sviluppa il fitto reticolo di rapporti e solidarietà, ma anche le divergenze e gli scontri tra partiti, prendendo come punto di riferimento lo sguardo degli osservatori italiani. Al tempo stesso, l'analisi della strategia di politica estera del PCI nei confronti dei partiti comunisti latinoamericani, mette in evidenza la specificità del comunismo italiano sia nel contesto della guerra fredda che all'interno del movimento comunista internazionale. Dalla ricerca, condotta principalmente su fonti d'archivio italiane in gran parte inedite, emerge la funzione mediatrice del PCI in sostegno principalmente delle componenti riformatrici del comunismo latinoamericano, ma senza isolare o combattere le pulsioni rivoluzionarie sviluppatesi al suo interno.‎

‎Mellino M. (cur.); Pomella A. R. (cur.)‎

‎Marx nei margini. Dal marxismo nero al femminismo postcoloniale‎

‎br. Colonialismo, imperialismo e razzismo sono stati al centro della riflessione marxista sin dagli inizi. Nonostante ciò il marxismo tradizionale è una costellazione teorico-politica genealogicamente occidentale ed eurocentrica, la cui bianchezza non sta tanto nel colore della pelle dei suoi pensatori ma nella tendenza ad assolutizzare le circostanze storico-geografiche occidentali dello sviluppo del capitalismo, trascurando la materialità culturale ed economica del colonialismo e del razzismo, letti come tipologie di sfruttamento particolari e non costitutive. L'obiettivo è «decolonizzare il marxismo» reinterpretando l'analisi classica in funzione delle diverse contingenze globali e dell'irruzione di soggetti storici imprevisti rispetto alla tradizionale classe operaia. Per eliminare le pieghe bianche del marxismo gli autori guardano al contributo di studiosi che, senza rinnegarlo, se ne collocano nei margini e lo spingono a fare i conti con alcune rigidità partendo dai suoi limiti riguardo la questione razziale e di genere. Oggetto dei saggi raccolti sono pensatori non occidentali come Aimé Césaire, Gayatri Spivak, C.L.R. James, Huey P. Newton e il Black Panther Party, Claudia Jones, Amílcar Cabral, José Carlos Mariátegui, o europei come Raymond Williams e Louis Althusser mai affrontati prima nei loro contributi a una distensione anticoloniale del marxismo. Un incontro tra il pensiero anticoloniale non occidentale e il marxismo classico europeo che ne libera tutte le potenzialità teoriche emancipative.‎

‎Egidi Bouchard Piera‎

‎Compagna Livia. L'impegno di Livia Laverani Donini nella Resistenza, nel partito comunista, e con il movimento delle donne‎

‎ill., br. Per Livia Laverani Donini l'impegno politico è stato il cardine intorno al quale è ruotata la sua esistenza. Nasce in una famiglia socialista, che subirà le persecuzioni del regime. La guerra le porta via per sempre l'amatissimo marito, morto sul fronte russo. Livia diventa "partigiana combattente" tra gli Autonomi e porta con sé i suoi due bambini in banda, "non ho di quel tempo ricordo di un mio gesto che vorrei cancellare", scrive Livia. Nel dopoguerra militante e dirigente del Pci torinese, sempre dedicata al miglioramento delle condizioni di vita delle classi lavoratrici e in special modo delle donne. "Maestra di etica", la sua vita sa parlare a noi oggi attraverso le testimonianze di chi la conobbe come amica, combattente, compagna di lotta e di impegno civile. "Non posso restare inattiva (...) né posso attendere che il mondo che io desidero mi venga offerto con il sacrificio degli altri senza ch'io contribuisca nel limite delle mie forze". Introduzione di Maria Grazia Sestero, Prefazione di Anna Bravo.‎

‎Gramsci Antonio‎

‎L'Ordine Nuovo (1919-1920)‎

‎br. Fondato a Torino il 1° maggio 1919 da Antonio Gramsci e altri intellettuali torinesi del calibro di Palmiro Togliatti, Angelo Tasca e Umberto Terracini, "L'Ordine Nuovo" dichiara un programma di rinnovamento sociale e proletario e diviene ben presto l'organo del movimento dei consigli di fabbrica. Il periodico pubblica articoli che suscitano accesi dibattiti in tutto il movimento operaio, politico e sindacale, diventando una piattaforma rivoluzionaria il cui programma è sostenuto dallo stesso Lenin. Gli articoli che Gramsci scrive per "L'Ordine Nuovo" - particolarmente significativi e caratterizzanti nella sua biografia intellettuale e politica - vengono qui riuniti in una raccolta completa: sono riprodotti, difatti, gli esemplari redazionali sottratti alla censura, che permettono così di ristabilire il testo originale senza tagli.‎

‎Mao Tse-tung; Lin B. (cur.)‎

‎Il libretto rosso di Mao. Il Grande Timoniere istruisce le Guardie Rosse e spiega al popolo la via cinese al socialismo reale‎

‎br. Dal 1966, anno della sua prima pubblicazione, fino ai giorni nostri, Il libretto rosso di Mao ha superato il miliardo di copie stampate e diffuse in tutto il pianeta. E ha nei grandi classici del marxismo-leninismo un ruolo egemone nel campo della "scienza della rivoluzione". Compilato con grande intelligenza propagandistica da Lin Biao, comandante dell'Esercito di Liberazione del Popolo, raccoglie e condensa i tratti più incisivi del pensiero del Grande Timoniere in una serie di citazioni memorabili - da "la rivoluzione non è un pranzo di gala" a "tutti i reazionari sono tigri di carta" - spiegando in modo semplice le ragioni della grande popolarità di Mao al di là della straordinaria epopea che portò alla nascita della Cina comunista.‎

‎Cacchione David‎

‎Una vita intera. Memorie di un operaio internazionalista‎

‎ill., br. Qual è il filo rosso che, dalle piazze del '77, si dipana unendo in un'unica storia di amicizia e di lotta il Nicaragua della rivoluzione sandinista e la Palestina? Qual è stata la spinta che ha portato un gruppo di operai a imbracciare chitarre e microfoni con la Banda Bassotti e a portare la solidarietà concreta della Carovana Antifascista ai ribelli del Donbass? David Cacchione, tra i fondatori della stessa Banda Bassotti, non ha dubbi e risponde tirando in ballo la determinazione - innata nella classe operaia - e la forza del collettivo: protagonisti assoluti di un libro in cui, mettendo nero su bianco le memorie di un operaio internazionalista, David dà voce alla straordinaria esperienza di un pugno di amici che, partendo dai cantieri romani, sale sui palchi di tutto il mondo, raccogliendo ovunque la voce dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati e restituendo il senso di una storia al tempo stesso personale e collettiva. Postfazione di Marino Severini.‎

‎Vander Fabio‎

‎Il congresso e la scissione. Gramsci e la nascita del comunismo italiano‎

‎br. La nascita del PCd'I con la scissione di Livorno non è un problema che riguarda solo comunisti o socialisti, né soltanto gli storici. È un passaggio cruciale di storia politica nazionale, fra dopoguerra interno e internazionale, Rivoluzione d'Ottobre, scissione del socialismo, crisi del liberalismo, avvento del fascismo. Gramsci c'entra molto con tutto ciò. Perché coglie subito il vizio di fondo della scissione comunista, ma anche l'inconsistenza dell'unità fra riformisti e massimalisti che vinse il congresso. Nell'ottobre 1922 ci sarebbe stata l'altra scissione di Turati e Matteotti. Ottobre 1922, al tempo della marcia su Roma. Appunto crisi della sinistra nella crisi nazionale. Questo libro esce intenzionalmente un anno dopo il Centenario del Congresso di Livorno. Tiene conto di tutti i testi e i contributi pubblicati in quell'occasione, ma li ricomprende in una lettura integrale, fatta di testimonianze e di storiografia, che è anche occasione di una riconsiderazione politica.‎

‎Guevara Ernesto‎

‎Prima di morire. Appunti e note di lettura‎

‎ill., br. Un libretto di citazioni: le letture preferite del Che. Avventurosamente ritrovato, il materiale di questo volume fa parte dei taccuini sui quali Ernesto Che Guevara veniva annotando i passi più significativi delle sue letture. Le parole di Rosa Luxemburg, Lenin, Trockij, Stalin, Mao Zedong, Lukàcs, Hegel, Engels, Castro si rincorrono tra loro. Ma vi è anche la trascrizione di tre bellissime poesie di Ruben Dario. Compilate con la pazienza e la disciplina di uno studioso severo - un'attitudine che si avverte nella stessa grafia, nell'ordine dei paragrafi, nella precisione dei riferimenti bibliografici - queste note di lettura del Che sono accompagnate dalle fotografie dei quaderni, dei documenti, dei reperti. "Prima di morire" non è solo uno straordinario inedito, è anche la testimonianza di una passione intellettuale e di una coscienza politica che volentieri si intrecciano a fantasia e poesia.‎

‎Magri Lucio‎

‎Il sarto di Ulm. Una possibile storia del Pci‎

‎br. Dal XX congresso del 1991, in cui fu decretata la morte del Partito comunista italiano, sono passati diciotto anni. Fu una morte deliberata, accelerata dalla volontà di un "nuovo inizio". Quel nuovo inizio non c'è stato. Al suo posto si è verificata la perdita di un patrimonio politico, organizzativo e teorico fra i più complessi e strutturati del panorama mondiale. Il Pci, dalla sua fondazione nel 1921 alla lotta partigiana, dalla svolta di Salerno del 1944 alla destalinizzazione del 1956, dal lungo Sessantotto al compromesso storico e all'occasione - mancata per sempre - dell'alternanza democratica, ha attraversato e segnato quasi un secolo di storia italiana. Un cammino che Lucio Magri ripercorre senza mai perdere di vista gli ineludibili, spesso fatali, nessi con gli eventi della scena politica internazionale. Negli anni sessanta il partito aveva raggiunto la propria maturità, era in piena ascesa ed era impegnato nell'ambizioso progetto della "via italiana al socialismo". E negli anni ottanta - nonostante inerzie e ritardi - le potenzialità riformatrici, l'influenza e il seguito di questa grande forza progressista erano ancora enormi. Perché allora nel congresso del 1991 prevalse quella decisione? Perché fu imposta una perdita tanto precipitosa quanto assoluta?‎

‎Trotsky Lev‎

‎Programma di transizione. L'agonia mortale del capitalismo e i compiti della quarta internazionale‎

‎br.‎

‎Nostalgia. Saggi sul rimpianto del comunismo‎

‎br. Se gli anni ottanta e novanta hanno significato enormi cambiamenti nell'Europa centrale e orientale, hanno allo stesso tempo stimolato speranze di un nuovo e migliore futuro per le nazioni appena coinvolte nei processi di democratizzazione. Dalla prospettiva del giorno d'oggi è evidente che questi processi sono ancora in pieno svolgimento. Prova ne sia la diffusa nostalgia per il passato recente, che getta ombre sulla realtà politica e sulle attuali condizioni sociali ed economiche. A questa si va inoltre ad aggiungere il rimpianto per i vecchi tempi: il passato è divenuto oggetto di disputa, ma sempre più anche di nostalgia. Questa antologia è un tentativo di mostrare le diverse facce del fenomeno nostalgia, che negli ultimi anni ha coinvolto sempre più le idee, i valori, la sfera politica, sociale, culturale e artistica. Nella forma della raccolta di saggi qui presentata è possibile confrontare i diversi punti di vista e, nella moltitudine di prospettive e voci, tracciare il percorso seguito dalla memoria collettiva nelle società dell'era post-comunista.‎

‎Melfa Daniela‎

‎Rivoluzionari responsabili. Militanti comunisti in Tunisia (1956-93)‎

‎br. Il volume ricostruisce la traiettoria del Partito comunista tunisino (PcT) dall'indipendenza nel 1956 al rinnovamento avvenuto nel 1993 con la formazione di Ettajdid ("rinnovamento"). Negli anni esaltanti della liberazione nazionale, i militanti parteciparono animatamente al dibattito politico ritagliandosi un ruolo di avanguardia. Voce dell'opposizione anche durante la clandestinità (1963-81), il PCT ha aderito al marxismo-leninismo con duttilità ed equilibrio optando per una via democratica e nazionale al socialismo. Nei primi anni Ottanta, la questione religiosa è rimbalzata all'apice della sua agenda, facendolo schierare per un islam riformista capace di coniugare patrimonio culturale e progresso. Lo spirito patriottico è coesistito con una vocazione e una prassi internazionalista. Nel circuito dominato dall'Unione Sovietica, il PCT Si è inserito attivamente nello spazio mediterraneo, intessendo legami di solidarietà, cooperazione e filiazione intellettuale con i militanti arabi, francesi e italiani. Rivoluzionari responsabili è una storia di impegno intellettuale e politico che coglie nel lavorio quotidiano e pervicace di un partito di minoranza l'incedere accidentato della democrazia.‎

‎Papi Fulvio‎

‎Dalla parte di Marx. Per una genealogia dell'epoca contemporanea‎

‎ill., br. Niente di più inutile e sbagliato quanto il credere di poter ripetere il pensiero di Marx, anche attraverso le più informate e sofisticate trasformazioni letterarie, per comprendere il "dove" e il "come" viviamo. Siamo in un'altra storia. Ma sarebbe teoricamente fuori luogo non comprendere che l'essenziale dell'opera di Marx appare oggi come l'individuazione genealogica di un'epoca storica. Il nostro presente appartiene a una complessa evoluzione del capitale, alle tecnologie produttive nelle modalità del lavoro, a una tragica divisione del mondo, a un rapporto insostenibile con l'ambiente naturale, a nuove forme comunicative, a immaginari collettivi, alla trasformazione degli Stati e dei poteri politici e sociali. La critica (marxiana) è oggi impegnata a mostrare che l'analisi economica deve essere connessa con i fenomeni biologici, sociali, demografici, culturali, religiosi. L'effettualità (marxiana) è la forma e l'obiettivo di un pensiero sempre incompleto e carente, ma costantemente in rapporto con una realtà che occorre simboleggiare correttamente. L'umanesimo (marxiano) può costituire la dimensione etica della tradizione europea nella sua relazione con il mondo.‎

‎Ghetti Noemi‎

‎La cartolina di Gramsci. A Mosca, tra amori e politica 1922-1924‎

‎br. Una cartolina postale. Un documento apparentemente minore, fino a oggi quasi ignorato - e qui per la prima volta integralmente riprodotto a colori e studiato -, si rivela una miniera di informazioni, di tracce, di indizi. Una vera e propria mappa, volutamente disseminata di allusioni e di enigmi, che - opportunamente sciolti - gettano luce sul periodo meno indagato della vita politica e affettiva di Antonio Gramsci. E notte inoltrata, quel 16 ottobre 1922. Gramsci scrive da Ivanovo-Voznesensk, importante centro tessile a duecentocinquanta chilometri da Mosca, a Eugenia Schucht, ricoverata nel sanatorio di Serebriani Bor, lo stesso in cui Antonio è stato curato durante l'estate. Nei mesi precedenti tra i due è nata una storia. Ma quella sera, a scrivere a Eugenia, Gramsci non è solo. Con lui si trova Iulca, sorella di Eugenia, la bella violinista che Antonio ha incontrato a settembre proprio a Serebriani. Per entrambi è stato un colpo di fulmine, che nei mesi successivi ha dovuto fare i conti con le comprensibili gelosie di Eugenia. Trovatosi, poco più che trentenne, al centro di questo complicato triangolo amoroso, Gramsci si rivela autoironico e allusivo, passionale e spregiudicato nel tenere le fila del proprio rapporto con le donne. Ma la cartolina ci racconta contemporaneamente, e in controluce, di un'attitudine politica poco allineata, precocemente rischiosa. Il clima del partito sovietico si va accendendo, proprio in quei mesi, di una forte dialettica interna, e subisce le prime ripercussioni di una lotta intestina che presto non conoscerà esclusione di colpi. Gramsci mostra una straordinaria capacità di orientarsi e partecipare attivamente alla complessa vita politica e culturale di quell'immenso paese stremato dall'economia di guerra. Sono i giorni nei quali il primo ictus di Lenin, che Gramsci incontrerà il 25 ottobre alla vigilia del IV Congresso, ha già aperto la lotta per la successione. Negli stessi giorni in Italia la marcia su Roma del 28 ottobre segnerà lo scatenarsi del terrore fascista sul neonato Pcd'I, con assassini senza nome, incendi e devastazioni di sedi di giornali. A dicembre a Torino - come testimonierà Pia Carena, un'altra donna legata ad Antonio da un'intesa che non sembra fondata solo sulla politica militante - una squadraccia fascista andrà a cercare Gramsci con l'intenzione dichiarata di «appenderlo ad un albero, una volta per sempre».‎

‎Dal Pra Mario; Borso D. (cur.)‎

‎Il pensiero filosofico di Marx‎

‎br. Nel novembre del 1956, a guidare i carri armati sovietici in Ungheria non fu solo l'esercito, né solo il politburo: fu il marxismo-leninismo, ossia la versione di stato del marxismo. Tra i pochi intellettuali italiani di sinistra ad avversare tale aberrazione si trovò Mario Dal Pra, che sulla scia di poche intuizioni offertegli dall'amico Giulio Preti si dette a ricostruire liberamente (ossia senza i paraocchi terzinternazionalisti, ma con gli attrezzi della filologia) l'itinerario intellettuale del giovane Marx. Così adesso, che con l'Oriente sovietico parrebbe crollato il marxismo stesso, queste pagine scritte per pochi allievi restano, fresche e incontaminate, per le nuove generazioni.‎

‎Marx Karl; Donaggio E. (cur.); Kammerer P. (cur.)‎

‎Antologia. Capitalismo, istruzioni per l'uso‎

‎br. Sono qui raccolte e commentate alcune tra le pagine più attuali di Marx: a un'introduzione dei curatori che fa il punto su Marx e non, segue un profilo non ortodosso di Marx attraverso documenti e testimonianze biografiche. L'antologia mette quindi a fuoco due tra i principali elementi dell'ideologia marxista: l'impotenza delle idee e il potere delle cose, con i passi su religione, politica, diritti umani, individuo, utopia, vari riformismi quali forme di liberazione illusorie dal capitalismo, e quelli che spiegano la potenza pervasiva di cose come merce, denaro, capitale, proprietà privata. Seguono capitoli sull'anatomia della società capitalistica proposta da Marx, con la descrizione della condizione di chi lavora e del possessore del capitale, e del loro rapporto conflittuale attuale e futuro. Infine una costellazione di schegge (visionarie e in parte perversamente realizzate dal modello sociale oggi) staccate dal corpo di profezie di Marx su un futuro diverso.‎

‎Marx Karl‎

‎Il Manifesto del Partito Comunista‎

‎brossura Il Manifesto del Partito Comunista fu scritto da Karl Marx e Friedrich Engels fra il 1847 e il 1848 e pubblicato a Londra il 21 febbraio 1848. La prima e parziale traduzione italiana fu pubblicata nel 1889. Una successiva traduzione fu pubblicata ancora parziale nel 1891 mentre nel 1892 fu pubblicata a puntate nel periodico Lotta di classe a opera di Pompeo Bettini la prima traduzione completa del Manifesto.‎

‎Minniti Barbara‎

‎Miss Marx. la figlia del «Capitale»‎

‎br. Eleanor Marx, detta Tussy, aveva un cognome che oggi sarebbe pesante da portare. Questa sua biografia ci porta nel mondo della Londra della seconda rivoluzione industriale, ripercorrendo le fasi della breve ma intensa vita di una donna che ha saputo conquistare un ruolo di rilievo nella società del tempo. Il racconto, scritto con uno stile quasi discorsivo, è arricchito da approfondimenti sul caso del presunto figlio illegittimo di Marx, in parte inediti, e da riferimenti continui alla nostra attualità. Non manca una appendice di curiosità, fatti e personaggi, nonché una bibliografia con pubblicazioni recenti per chi volesse saperne di più.‎

‎Videlier Philippe‎

‎Buon compleanno, Fidel! Splendori e miserie della rivoluzione cubana‎

‎br. Simón Bolivar e José Marti, Tina Modotti e Che Guevara: a cinquant'anni dalla rivoluzione cubana, il pantheon degli eroi rivoluzionari dell'America Latina occupa ancor oggi le menti e i cuori di tutti coloro che patteggiano per l'emancipazione. Sentimento contraddittorio, giacché mai come in questo momento le retoriche della rivoluzione hanno conosciuto un così cattivo corso. Ed è la dura realtà a mostrare impietosamente gli esiti meschini cui sono soggette le imprese che si erano presentate come più fulgide. Accade così che il cinquantesimo anniversario della rivoluzione castrista segni il punto più cupo e incerto della parabola di un potere che assume ogni giorno di più i connotati oppressivi del regime. Si può spiegare questo "cattivo destino" delle rivoluzioni americane, questa condanna che ha pesato su ogni pulsione libertaria, in quella parte di mondo, per un paio di secoli? O almeno, si può raccontare? I racconti che compongono questo libro sono davvero speciali. Il filo che li unisce è costituito da un comune terreno di ricognizione: la storia rivoluzionaria dell'America Latina contemporanea, che è al tempo stesso la storia di slanci e di fallimenti, di genuine spinte democratiche e di nefande degenerazioni.‎

‎Paulesu Luca‎

‎Nino mi chiamo. Fantabiografia del piccolo Antonio Gramsci‎

‎ill., br. Una biografia a vignette. Con un tratto delicato, quasi melanconico, Paulesu reinventa un Gramsci che ha i tratti di un bambino. Capelli in disordine, occhiali, braccia lungo il corpo: sembra lo scolaro modello dei libri di lettura, sembra un personaggio che viene da lontano. "Sono sardo, sono gobbo, sono pure comunista. Dopo una lunga agonia in carcere, spirerò. Nino mi chiamo." Così si presenta nella prima vignetta, e a quella seguono altre che di Gramsci ripercorrono le idee, le riflessioni, le lotte, gli amori. Fra gruppi omogenei di vignette l'autore inserisce sequenze di testo che raccontano la vita dell'uomo o citano passi importanti delle opere del politico e dell'intellettuale. Ne esce un libro del tutto originale che ci guida, come all'interno di un ideale museo (non monumentale, non celebrativo), dentro la vita, il pensiero, e l'eredità umana e politica di Antonio Gramsci.‎

‎Marx Karl; Engels Friedrich; Bongiovanni B. (cur.)‎

‎Il manifesto del Partito Comunista‎

‎brossura Il volume comprende inoltre i Principî del comunismo e Per la storia della Lega dei Comunisti di Engels, le prefazioni di Marx e Engels alle varie edizioni del Manifesto, un saggio storico-critico di Bruno Bongiovanni, un'introduzione e una bibliografia ragionata di Lorenzo Riberi.‎

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