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Argamakow Igor
Morte Da Cani. Piccola Storia Stalinista
In-8° pp. 147 con 8 tav. f.t. Bross. edit. ill. Ottimo stato.
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Afinogenov Gregory
Spies and Scholars: Chinese Secrets and Imperial Russia’s Quest for World Power
8vo, cloth in dj. 367pp. The untold story of how Russian espionage in imperial China shaped the emergence of the Russian Empire as a global power.
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Mandel'stam, Osip
Quaderni di Mosca. Testo Russo a Fronte
16mo, br. ed. pp.344. Con i "Quaderni di Mosca", a partire dal 1930, si apre la cosiddetta seconda stagione della poesia di Mandel'stam, caratterizzata dall'abbandono del tono classico ed elevato a favore di una mescolanza di registri stilistici e forme metriche, un laboratorio in cui conta piú di tutto lo «slancio» poetico, in grado di trasformare in cicli di poesie un flusso di materiali eterogenei, autobiografici, storici e letterari, con una dinamica ambigua, simile a quella dei sogni. Sia il ciclo del viaggio in Armenia che apre il libro, sia quelli successivi ambientati a Leningrado e a Mosca presentano una poesia diretta e colloquiale, eppure così sfuggente, in grado di mescolare immagini della vita quotidiana con dotte citazioni letterarie, di sovrapporre piani temporali e spaziali diversi, di rappresentare la realtà nella sua natura pluristratificata e intimamente contraddittoria. Questo libro così fondamentale per la storia della poesia del Novecento non era mai stato integralmente tradotto in italiano. Ci hanno pensato Pina Napolitano e Raissa Raskina, offrendoci anche un indispensabile apparato di note in fondo al volume che permette di recuperare i molti riferimenti alla vita sovietica e alla biografia personale che il poeta distribuisce o, per meglio dire, fa esplodere nei suoi versi.
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Rubbi Antonio
Incontri Con Gorbaciov
inscribed by the author. a first hand source on gorbachev.
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Tagliagambe Silvano
Dal caos al cosmo. Introduzione al cosmismo Russo
8vo, br. ed. Dietro lo straordinario volo su Mosca di Margherita nel più celebre romanzo di Bulgakov, dietro la raffigurazione dell’amore come coppia volante nel blu intenso dei cieli di Marc Chagall che ci fa entrare in un mondo onirico dalle infinite soluzioni, dietro l’idea generale del volo come modo di abitare la storia secondo le dimensioni di un tempo fortemente spazializzato c’è un’intera cultura. La cultura russa, attraversata nella sua storia, nella sua filosofia, nella sua scienza e persino nella sua tecnologia dal motivo conduttore del volo. Il volo ha dato origine al cosmismo, autentica e originale pietra angolare di quella cultura, nato dalla propensione non solo a immaginare, ma a vedere uno spazio intermedio tra la terra e il cielo, tra il finito e l’infinito, tra il visibile e l’invisibile, e dal desiderio di solcarlo prima con la fantasia e con il pensiero, poi con i prodotti materiali della cosmonautica, tecnica della navigazione nello spazio extra-atmosferico, che è stata anche l’espressione di un’utopia spirituale. Prefazione Armando Torno.
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ROMANO Sergio, Pref. Luciano Canfora Intr. Ezio Mauro
Il suicidio dell'Urss
8vo, br. ed. Dopo la morte di Breznev nel 1982, seguita dagli interregni di Andropov e Cernenko, l'ascesa di Gorbacév nel 1985 poneva fine alla gerontocrazia e segnava l'inizio di radicali riforme, soprattutto politiche. Le enormi concessioni unilaterali, prive di contropartite, agli Usa e alla Nato, condussero in pochi anni allo scioglimento del Patto di Varsavia e alla riunificazione tedesca. Nonostante al referendum del marzo 1991 il 77% degli elettori si fosse espresso per il mantenimento dell'Urss, sia pure sotto altra forma, il contro-colpo di stato di El'cin nell'agosto dello stesso anno portò alla disintegrazione dell'Unione Sovietica, che il 25 dicembre cessò di esistere. Attraverso brevi saggi, scritti in presa diretta, Sergio Romano, dopo aver ripercorso la storia politica e culturale della Russia, affronta glasnost', perestrojka, e fine dell'Urss.
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Cifariello Alessandro
L'ombra del Kahal. Immaginario antisemita nella Russia dell'Ottocento
8vo, br., pp. 284, cm 15x21. (I Libri di Viella. 154). Russia, seconda metà dell'Ottocento. La questione ebraica diviene argomento di dibattito pubblico sulle pagine di giornali e riviste. Brafman pubblica "Il libro del kahal", e scatena le fantasie più pericolose dei giudeofobi russi. Kahal, da termine indicante la forma di autogoverno delle comunità ebraiche dell'Europa orientale, acquisisce ora il significato di potenza occulta che, attraverso una cospirazione planetaria, attua il programma di dominazione del mondo, dirige la mano armata del nichilismo nel suo attacco all'Europa, e realizza il progetto di disgregazione fisica e morale dell'Impero russo. A che punto si diffonde in Russia l'idea dell'esistenza di questo kahal segreto? Perché diviene una vera e propria fissazione per un numero crescente d'intellettuali, di letterati, di funzionari, di personalità di governo dell'Impero? In che modo, dunque, la giudeofobia, da sottotesto narrativo, diviene un'accusa reale capace di scatenare terribili pogrom antiebraici? Nel presente saggio l'autore risponde a queste così come ad altre domande esaminando la preistoria dei Protocolli dei Savi di Sion, quel testo che, come scriveva Rollin nel 1939, sarebbe divenuto il più diffuso nel mondo dopo la Bibbia. "L'ombra del kahal" si scosta dai lavori più noti sull'argomento, concentrandosi sulle opere in cui la menzogna diventa realtà e fomenta violenza, disprezzo, politiche antiebraiche, e agisce duramente sul corso delle vite di milioni di sudditi russi di fede mosaica.
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Dirlik Arif
Revolution and History: Origins of Marxist Historiography in China, 1919-1937
8vo, br. ed. 235pp. In Revolution and History, Arif Dirlik examines the application of the materialist conception of history to the analysis of Chinese history in a period when Marxist ideas first gained currency in Chinese intellectual circles. His argument raises questions about earlier interpretations of Marxist historiography by scholars who based their opinions primarily on post-1949 writings.
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Machajski Jan Waclaw
La Dittatura Dell'intellighenzia
8vo, br. ed. 220pp. "Machajski è stato un critico feroce del marxismo e della social-democrazia. Il Novecento è per lui il secolo degli intellettuali, i cosiddetti capitalisti del sapere, che approfittano della loro posizione privilegiata per diventare la nuova classe dominante. "La crescita del progresso capitalistico è inspiegabile senza la crescita della società colta e dell'intellighenzia, dell'esercito dei lavoratori intellettuali": un ceto parassitario che con lo Stato burocratico impone la sua dittatura."
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Bojanowska Edyta M.
Nikolai Gogol: Between Ukrainian and Russian Nationalism
8vo, cloth, no jacket, ex library stamp and labels. Gogol occupies a key place in the Russian cultural pantheon as an ardent champion of Russian nationalism. Indeed, he created the nation's most famous literary icon: Russia as a rushing carriage, full of elemental energy and limitless potential.In a pathbreaking book, Edyta M. Bojanowska topples the foundations of this russocentric myth of the Ukrainian-born writer, a myth that has also dominated his Western image. She reveals Gogol's creative engagement with Ukrainian nationalism and calls attention to the subversive irony and ambiguity in his writings on Russian themes. While in early writings Gogol endowed Ukraine with cultural wholeness and a heroic past, his Russia appears bleak and fractured. Russian readers resented this unflattering contrast and called upon him to produce a brighter vision of Russia. Gogol struggled to satisfy their demands but ultimately failed.In exploring Gogol's fluctuating nationalist commitments, this book traces the connections and tensions between the Russian and Ukrainian nationalist paradigms in his work, and situates both in the larger imperial context. In addition to radically new interpretations of Gogol's texts, Bojanowska offers a comprehensive analysis of his reception by contemporaries.Brilliantly conceived and masterfully argued, Edyta Bojanowska fundamentally changes our understanding of this beloved author and his place in Russian literature. Ex-Library
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a Cura Di Eugene Bogatyrev, Lia Camerlengo
Paesaggi lontani e meravigliosi. L'antica Russia nelle stampe tesine del Museo Puskin di Mosca
4to oblungo, brossura con bandelle, 233pp. comprende, tra altri, il saggio Immagini 'di viaggio': trojke, calessi, postiglioni e mastri di posta nel byt e nella letteratura russa della prima metà dell'Ottocento di Mingati, Adalgisa, Le vedute delal Russia nelle stampe europee di alberto milano.
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Shkandrij, Myroslav
Jews in Ukrainian Literature: Representation and Identity
8vo, br. ed. xiv-265pp. complimentary paaste down ow. as new.
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Bethea David M.
The Shape of Apocalypse in Modern Russian Fiction
8vo, pp. xix-307. ex library with stamps and stickers, ow. very good. in publisher's cloth. Ex-Library
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Bethea David M.
The Shape of Apocalypse in Modern Russian Fiction
8vo, pp. xix-307.book was well loved but cared for. Some light wear, pencl textual notes, ow. very good, David Bethea examines the distinctly Russian view of the "end" of history in five major works of modern Russian fiction. Originally published in 1989.
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Merezkovskij Dmitrij Sergeevic
gogol' e Il Diavolo
8vo, br. ed. 200pp. Dmitrij Merezkovskij (1865-1941) è uno dei più rappresentativi esponenti della rinascita filosofica, religiosa e poetico-letteraria russa che, a cavallo fra il XIX e il XX sec., è violentemente interrotta dalla rivoluzione e dall'emigrazione di gran parte dei suoi artefici; lo stesso Merezkovskij emigra a Parigi, diventando uno dei capi carismatici dell'intelligencija russa in esilio. "Gogol' e il diavolo" è un emblematico esempio della critica "soggettivo-psicologica", di cui l'autore fu uno dei massimi esponenti. Motivo conduttore è il significato della presenza demoniaca nell'arte e nella vita di Gogol': la sua opera è presentata come uno sfibrante corpo a corpo fra l'uomo e il maligno, vera anima dei protagonisti delle "Anime morte" e del "Revisore": cicikov e Chlestakov. La doppia faccia dell'elemento demoniaco emerge dall'incalzante analisi delle opere e di ampi passi delle lettere. Ne risulta il ritratto a tinte forti di una personalità lacerata, ad un tempo fosco monaco e giovane cosacco: disarmonia, contradizione, caos contrassegnano l'opera, la religiosità e la stessa esistenza quotidiana di Gogol'.
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Wersterman Frank
Ingegneri Di Anime
8vo, br. ed. 342pp. Il 26 ottobre 1932 Stalin si presenta a una riunione di scrittori a casa di Maksim Gor'kij. «I nostri carri armati non valgono niente», dice, «se le anime che devono guidarli sono di argilla». Spetta agli scrittori, «ingegneri di anime», forgiare l'uomo nuovo sovietico. Nasce così l'estetica proletaria della costruzione e della produzione, utile per celebrare quelle colossali opere idraulico-ingegneristiche dei primi piani quinquennali che, grazie al lavoro forzato dei Gulag, stanno domando la «nemica» natura del territorio sovietico: deviazioni di alvei fluviali, migliaia di chilometri di canali, impianti di desalinizzazione dell'acqua di mare. Dalla lettura di un libro di Konstantin Paustovskij del 1932 sulla «eliminazione dei deserti» prende le mosse il viaggio narrato in "Ingegneri di anime", che porta Frank Westerman, giornalista d'inchiesta con studi di ingegneria agraria alle spalle, dalle rovine industriali del golfo di Kara-Bogaz fino al canale Belomor, il progetto che il collettivo di scrittori guidato da Gor'kij fu chiamato a cantare come «storiografia istantanea del socialismo». Un viaggio concreto, quello di Westerman, che si intreccia con l'esplorazione della vita e delle opere di chi, tra dubbi, debolezze e scetticismo, dedicò penna e capacità espressive al rafforzamento dell'URSS postrivoluzionaria. Concentrandosi non sui grandi dissidenti ma sui «più o meno accomodanti», come lo stesso Paustovskij, o il tormentato Platonov, o il grande Pil'njak morto in un Gulag dopo alterne vicende, Westerman ricostruisce con accenti personali il rapporto tra potere e artisti, e il loro sofferto sforzo di trovare uno spazio possibile tra diktat e ispirazione.
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Krausss Charlotte
La Russie et les Russes dans la Fiction Francaise du XIXe Siecle (1812-1917): D'une Image de L'autre a un Univers Imaginaire
8vo, br. ed. 446pp.A travers tout le XIXe siècle, l'empire des tsars et ses habitants ont largement inspiré la production littéraire en France. Mais si des recherches se sont intéressées aux récits de voyages, aux journaux et aux correspondances, la Russie en tant qu objet de la fiction est généralement jugée inintéressante car très éloignée de la réalité. Reposant sur l'analyse d'un corpus de cent textes environs, ce livre se propose de révéler toute la richesse de la Russie et des Russes imaginés par la fiction française du XIXe siècle un imaginaire effectivement peu fidèle à la réalité russe, mais fortement influencé par le contexte historique des relations franco-russes dont il retrace les hauts et les bas. Trois stades d évolution se dégagent entre la débâcle napoléonienne de 1812 et la Révolution russe de 1917. Pendant la première moitié du XIXe siècle, l'image de l'autre, du Russe, reprise au XVIIIe siècle se fragmente en plusieurs types. Entre 1855 et 1880 environs, ces types le tsar, le prince, le Cosaque, le moujik, la femme-martyre et la séductrice évoluent devant un arrière-plan également stéréotypé et forment un véritable univers imaginaire qu'auteurs et lecteurs identifient comme « russe ». Entre 1880 et 1917 enfin, l'harmonie de l'univers est passagèrement mise en cause par l'intrusion des nihilistes. Cependant, au même moment, de nombreux textes de la décadence recourent aux personnages russes parfaitement excessifs, et la littérature populaire diffuse abondamment le concept de l'âme slave. Table des matières** Introduction** Première partie: L'émergence d'un universe russe dans l'imaginaire collectif français (1812-1855)** 1. La Russie un phénomène de la fiction française du XIXe siècle** 2. De l'histoire russe à la fiction française** 3. La création de la couleur locale « russe »** 4. Une (in)vraisemblance « russe »: reprise et déformation des faits divers** Deuxième partie: Les « Russes » une
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PAUSTOVSKIJ Konstantin Georgievic
Cronaca di una vita vol. I-II. Gli anni lontani; Gioventù inquieta.
2 volumi in 8vo, cartonato editoriale in sovracperta, in ottimo stato con segni del tempo.
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Tottle Douglas
Fraud Famine and Fascism, the Ukrainian Genocide Myth from Hitler to Harvard
8vo, br. ed. argues that charges of a deliberate soviet policy of genocide by famine in the aerly 1930' are based on inflated figures and fabricated evidence. the campaign was initiated by extreme right-wing in the usa and nazui propagandists. discusses ukrainian involvement in pogroms and assistance to germans, particularly stepan bandera and the ukrainian insurgent army.
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FERRARI Aldo
La foresta e la steppa. Il mito dell'Eurasia nella cultura Russa
8vo, br. ed. 344pp.
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Aksenov Vasilj, Vasilij Aksënov
Rottame D'oro
8vo, rileg- in sovracoperta pp.254. ottima copia.
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Pil'njak, Boris Andreevic Pilniak
Mogano: Oltre le foreste ; Greco-tramontana ; La luna non si spense e altri racconti e romanzi Brevi
16mo. br. ed. Milano: Feltrinelli economica, 1979 308 pagine; 20 cm. Pil njak Boris Andreevic. - Pseudonimo dello scrittore russo B. A. Vogau (n. Moajsk 1894 - m. forse 1941). Conquistò una posizione di rilievo con il romanzo Golyi god, quadro della rivoluzione del 1917. Attaccato dalla critica russa per il romanzo Povest nepogaennoj luny, fu arrestato nel 1937; morì in campo di concentramento. Dove e come sia morto Boris Pilnjak ancora non s’è saputo. La rivista sovietica “Moskvá” nel maggio del ’64. pubblicando un capitolo di un romanzo inedito di Pilnjak, parlò genericamente della tragedia dello scrittore travolto dalle conseguenze del “culto della personalità” staliniana. É probabile che sia stato arrestato tra il ’37 e il ’38, mandato in campo di concentramento ed eliminato, assieme alla moglie, un figlio e una figlia. Una fine tanto oscura chiuse un’esistenza che era stata tumultuosa, agitata, corsa dal vento dell’inquietudine, dell’avventura e dal gusto per i colpi di scena. L’accesa coloritura slavofila della sua partecipazione alla Rivoluzione lo aveva portato molto presto a dibattersi sempre piú convulsamente nella morsa dell’ortodossia; il brillante “compagno di strada,” che era stato per qualche anno quasi un modello per la nuova letteratura in Russia, s’era fatto stritolare dagli ingranaggi repressivi dell’implacabile meccanismo burocratico. Sequestri, reprimende, autocritiche, rielaborazioni, tentativi di rieducazione e goffi allineamenti: le aveva passate tutte, le tappe di un convulso annaspare. Infine su lui era calata la mannaia del silenzio: nel 1939 qualcuno lo vide, e fu l’ultima volta, segar legna in un gulag di Medvezegorsk (la “Montagna degli orsi”) in Carelia, all’estremo nord della Russia, in un paesaggio da Oltre le foreste. Per il lettore che oggi ripigli in mano le sue opere due sentimenti si accavallano: il senso di frustrazione che dà il sapere che un genio (e tale egli certamente fu, superiore, nel romanzo e nel racconto, agli stessi Babel’ e Bulgakov) è stato cosi crudelmente e stupidamente perduto: e l’euforia della sorpresa, perché in anticipo su tutti Pilnják aveva posto, e forse risolto, quei problemi di struttura della narrazione e di rapporto tra segno e metafora, e tra metafora e struttura, intorno ai quali si sono arrovellate in Europa intere generazioni di scrittori. Non sono soltanto le discrepanze tra l’ideologia comunista e la vocazione dell’autore a occuparsi solamente del “destino della Russia” a porre problemi al lettore (certi temi come quello del “partito comunista come semplice anello nella storia della Russia” sono ritornati più tardi in Il dottor Živago – e le pagine finali del romanzo di Pasternak sembrano una risposta provvisoria all’esclamazione dello scettico di Terza capitale di fronte alla rivoluzione: “Chissà cosa ne verrà fuori in futuro!” – come in tutta la letteratura del dissenso degli anni Sessanta e Settanta). Oggi ad appassionare è anche la “prosa senza soggetto” che i critici stalinisti gli rimproveravano. “Le parole sono per me come le monete per il numismatico,” scrisse Pilnjak. Mai come in lui la crisi e la ricerca di nuove vie della prosa narrativa moderna avevano assunto un’evidenza tanto sontuosa.
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Avery Martha
The Tea Road: China and Russia Meet Across the Steppe
8vo, br. ed. 198 pp. A large section of plates between pages 96 and 97.
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Merridale Catherine
Cremlino. Dalle origini all’ascesa di Putin: il cuore politico della Russia
8vo, rileg. edit. sovracoperta. pp.593. Nel 2010, dopo decenni di oblio, le icone del Salvatore e di san Nicola sono tornate alla luce: dipinte su due porte d’accesso al Cremlino, avevano osservato dall'alto per quattro secoli i mutamenti del paese, scomparendo poi nel nulla nel 1937. Si pensava fossero state distrutte dalla furia iconoclasta dello stalinismo, e invece erano state salvate da ignoti operai, nascoste per settant'anni sotto uno strato gentile di intonaco. In epoca di rinascita nazionale, la scoperta è stata sapientemente sfruttata dal governo di Vladimir Putin: era una storia di uomini devoti che rischiavano la vita, in un periodo di terrore, per salvare le immagini miracolose di Mosca. Una storia del Cremlino finiva così per riassumere l’intera storia del popolo russo. Questa è, con le dovute differenze, anche la tesi di Catherine Merridale: le mura e i numerosi edifici della "fortezza rossa" sono i testimoni migliori di una lunga sequenza di grandi imprese, atti eroici e cerimonie solenni, di tradimenti e complotti, rovesciamenti, assassinii e vendette. Un’epopea tragica che ha visto succedersi gli eredi di Gengis Khan e i boiari, Ivan il Terribile e Pietro il Grande, Nicola I e i Romanov, Lenin e Stalin, Gorbacev e Elc’in, fino al presente di Putin. Caso più unico che raro, è da molti secoli la roccaforte da cui lo stato russo esercita, e ostenta, il suo potere. Più volte distrutto, ricostruito, ripensato e riprogettato, il Cremlino è il frutto peculiare dell’unione tra cultura delle steppe e cultura europea, ben evidente nelle sue piazze, nelle torri e nei palazzi, un tripudio architettonico che coniuga stile russo e Rinascimento italiano, eclettismo e autarchia. Catherine Merridale ci accompagna nel complicato dedalo della topografia e della storia del Cremlino, che come ci dimostra finiscono presto per sovrapporsi: se gli edifici sono l’incarnazione visibile del passato, il potere ha imparato fin da subito ad approfittarne; a ogni cambio di regime, nuovi edifici venivano costruiti e altri venivano distrutti, nella continua riscrittura di una storia mai pacificata. Nella tetra penombra delle chiese sepolte, sotto la polvere degli archivi segreti, nella miriade di mappe antiche e documenti riservati, batte ancora oggi il cuore politico della Russia.
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FERRARI Aldo
La foresta e la steppa. Il mito dell'Eurasia nella cultura Russa
8vo, br. ed. 344pp. Nel dibattito sull'identità storico-culturale della Russia che costituisce la chiave di volta della riflessione russa in epoca moderna, l'aspetto "Russia e Oriente" è assai meno sviluppato di quello "Russia e Occidente". Dopo Pietro il Grande la cultura russa ha infatti ripudiato quanto di "orientale" aveva ereditato dalla Russia antica, kieviana e moscovita. A parte alcune aperture in epoca romantica, fu solo nella seconda metà del XIX secolo, anche in corrispondenza delle ripetute delusioni politiche subite in Europa (la guerra di Crimea, il congresso di Berlino), che nella cultura russa si manifestò una progressiva "scoperta dell'Oriente". Senza pregiudicarne il prevalente orientamento occidentale, questa "scoperta" ha peraltro prodotto esiti di rilievo. In primo luogo perché, a differenza dei paesi europei, la Russia ha potuto trovare un Oriente non solo esterno, in terre e culture "altre" ed "esotiche", ma anche interno, sia nelle regioni di recente conquista (la Crimea, il Caucaso, l'Asia centrale), sia come parte costitutiva ed a lungo misconosciuta della sua stessa identità nazionale. Questo studio si propone di mettere in luce le diverse fasi di tale scoperta dell'elemento "asiatico" ed "orientale" da parte della cultura russa moderna, un processo al quale parteciparono pensatori di tendenza diversa (Leont'ev, Solov'ev, Fedorov), scrittori famosi (Dostoevskij, Tolstoj, Belyj), esoteristi (Elena Blavackaja) ed artisti (Rerich in primo luogo).
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Alexandrov Vladimir
To Break Russia's Chains: Boris Savinkov and His Wars Against the Tsar and the Bolsheviks
8vo, hardcover in dj, 451pp. “In Vladimir Alexandrov’s To Break Russia's Chains we are offered a poignant idea of what ‘might have been’ in the last century of history if Savinkov’s struggle for a democratic Russia had succeeded….Alexandrov presents Savinkov in all his complexity, particularly the blind spots which sank so many of his efforts.” - Washington Independent Review of Books “To Break Russia’s Chains is well-written, often gripping. Spies, double deals, subterfuge, plots, arrests, escapes, and revolutionary acts abound across its 500 pages. Alexandrov offers the best conclusion for understanding Savinkov’s remarkable life and ultimate fate: ‘as is often the case, what happened was the exact opposite of what he expected.’” - Origins "This excellent study expertly chronicles the complexities of the Russian Revolution and the Civil War through the extraordinary life of Boris Savinkov...The breadth of Alexandrov’s research is highly impressive as is his large cast of characters, whom he handles very deftly. This very welcome biography now brings Savinkov’s adventures to a whole new audience." - History of War "This compelling study distils a great deal of research into a fast-paced narrative [that] reads like a political thriller...it is a story Alexandrov tells with aplomb.” - Times Literary Supplement “A thorough and detailed study. One of the more remarkable lives in an era of remarkable lives. Alexandrov wonders just what might have been had Savinkov’s last plot not been thwarted…a question worth asking.” - The Los Angeles Review of Books "[An] engaging and thoroughly readable new biography... important and fascinating." - The Critic "Alexandrov’s biography is well worth reading for its depiction of the real feel of the historical situation and for the complexity of a historical character like Savinkov, whose life spanned a whole chapter of Russian history." - The American Conservative "A controversial figure in Russian history earns an impassioned, long-overdue treatment. This thoroughgoing biography builds [Savinkov’s] story with meticulous, novelistic detail...Throughout this fascinating historical biography, Alexandrov demonstrates his facility with the Soviet archives, delivering a scholarly yet accessible work perfect for library collections. A painstaking work of archival research that unearths little-known details of early Soviet history." - Kirkus, Starred Review "Marshalling a large cast of characters and a mountain of research into a fluid narrative, Alexandrov clarifies the complex dynamics of the Russian Revolution. This trenchant biography gives its fascinating subject his due." - Publishers Weekly "The importance of Boris Savinkov and his controversial role in the Russian Revolution and Civil War have been overlooked recently, but this excellent and well-written biography by Professor Alexandrov should do much to reawaken interest in his extraordinary life." -- Antony Beevor - author of STALINGRAD “Boris Savinkov was one of the most colourful, notorious and enigmatic figures in revolutionary Russia – a flamboyant hero to some, an untrustworthy villain to others. Extraordinarily influential in his lifetime – and still a legendary figure in Russia – this complex individual has been all-but forgotten in the West. Vladimir Alexandrov’s superb biography provides a page-turning account of Savinkov’s roller-coaster life, as well as throwing valuable new light on the history of the Russian state.” -- Giles Milton, best-selling author of Churchill's Ministry of Ungentlemanly Warfare and D-Day "The extraordinary life of Boris Savinkov—revolutionary assassin, self-described terrorist, and novelist—is one of those historical enigmas peculiar to the tragedy of modern Russia. But in the hands of this masterful biographer, Savinkov is resurrected. Vladimir Alexandrov expertly mines the archives to write a spy story filled with intrigue, passion and improbable adventures—and along the way we learn a great deal of history. A formidable achievement." -- Kai Bird is a Pulitzer Prize winning historian, the Director of the Leon Levy Center for Biography and the author most recently of The Outlier: The Unfinished Presidency of Jimmy Carter. Praise for The Black Russian—One of San Francisco Chronicle's Top Ten Nonfiction Books of 2013 "Magnetizing and unforgettable . . . In his assiduously researched, prodigiously descriptive, fluently analytical, and altogether astonishing work of resurrection, Alexandrov provides uniquely focused accounts of racial struggles in America and decadence and bloodshed in Europe and Russia while insightfully and dynamically portraying a singular man." - Booklist (starred review) "[A] gracefully written feat of historical sleuthing. . . . Through prodigious archival research, historical scholarship and painstaking reconstruction of secondhand accounts, [Alexandrov] has drawn a moving and vivid portrait of a remarkable American life." - The San Francisco Chronicle "With so much focus on the black experience in America in the 19th century, we might never consider the black experience in Europe at the same time. Vladimir Alexandrov's The Black Russian rectifies this oversight, and does so with panache. His tale is the biography of an individual who is wholly remarkable, regardless of race, and whose vitality, guile, and charm led him from Mississippi to Moscow, with plenty of adventures along the way. . . . Alexandrov transports the reader to an exotic era. Some of the most memorable parts of Thomas's life story lie in the incidental grace notes that add color to the lands through which he traveled." - The Daily Beast "Although Alexandrov constructed this vessel with sturdy timbers of historical research, it sails lightly on a swift narrative current that transports us from Reconstruction Mississippi to Memphis, New York City, London, Paris, Moscow and, finally, Constantinople. . . . Alexandrov excels at recreating the various worlds Thomas inhabited from his restricted existence during Reconstruction to his glittering fast-lane life on the Continent. . . . What [Thomas’s] life illustrates, as Alexandrov skillfully and gracefully shows, is that when people are unshackled from slaveries—of whatever sort—freedom's buoyancy can lift them to surprising heights, can offer miraculous views." - Cleveland Plain Dealer L'autore Vladimir Alexandrov& ;received a Ph.D. in comparative literature from Princeton. He taught Russian literature and culture at Harvard before moving to Yale, where he is B.E. Bensinger Professor of Slavic Languages and Literatures. He is the author of&The Black Russian&;as well as books on Bely, Nabokov, and Tolstoy, and lives in New Haven, Connecticut.
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Evdokimova Svetlana
Pushkin's Historical Imagination
8vo, cloth in dj. 320pp. This book explores the historical insights of Alexander Pushkin (1799-1837), Russia?s most celebrated poet and arguably its greatest thinker. Svetlana Evdokimova examines for the first time the full range of Pushkin?s fictional and nonfictional writings on the subject of history?writings that have strongly influenced Russians? views of themselves and their past. Through new readings of his drama, Boris Godunov; such narrative poems as Poltava, The Bronze Horseman, and Count Nulin; prose fiction, including The Captain?s Daughter and Blackamoor of Peter the Great; lyrical poems; and a variety of nonfictional texts, the author presents Pushkin not only as a progenitor of Russian national mythology but also as an original historical and political thinker. Evdokimova considers Pushkin within the context of Romantic historiography and addresses the tension between Pushkin the historian and Pushkin the fiction writer . She also discusses Pushkin?s ideas on the complex relations between chance and necessity in historical processes, on the particular significance of great individuals in Russian history, and on historical truth.
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Tanny, Jarrod
City of Rogues and Schnorrers: Russia's Jews and the Myth of Old Odessa
8vo, br. ed. 288 pages. 8.98x5.91x0.87 inches.]Old Odessa, on the Black Sea, gained notoriety as a legendary city of Jewish gangsters and swindlers, a frontier boomtown mythologized for the adventurers, criminals, and merrymakers who flocked there to seek easy wealth and lead lives of debauchery and excess. Odessa is also famed for the brand of Jewish humor brought there in the 19th century from the shtetls of Eastern Europe and that flourished throughout Soviet times. From a broad historical perspective, Jarrod Tanny examines the hybrid Judeo-Russian culture that emerged in Odessa in the 19th century and persisted through the Soviet era and beyond. The book shows how the art of eminent Soviet-era figures such as Isaac Babel, Il'ia Ilf, Evgenii Petrov, and Leonid Utesov grew out of the Odessa Russian-Jewish culture into which they were born and which shaped their lives.
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Evdokimov Paul
Gogol et Dostoïevski ou la descente aux Enfers
8vo, br. ed. pp.355.
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Romano Sergio
Processo alla Russia
8vo, ril. ed. sovracop. Nel 1843 apparve a Bruxelles il libro di un nobile francese, il marchese de Custine, intitolato La Russia nel 1839 . Era un quadro dei costumi politici e sociali dell'Impero zarista ed ebbe un grande successo, non soltanto in Belgio e in Francia, nel momento in cui la Russia dopo le guerre napoleoniche era ormai una potenza mondiale. Ma questo grande Paese, nella descrizione di Custine, era anche lo Stato in cui sopravvivevano molte caratteristiche dell'epoca feudale: autocrazia, servitù della gleba, enormi ricchezze e grande povertà, analfabetismo diffuso, arbitrio giudiziario. Nei decenni seguenti la Russia divenne sempre più grande e potente, ma la descrizione che ne era stata fatta da Custine sopravvisse nell'opinione pubblica europea. La tenacia e l'eroismo dell'Armata Rossa nella guerra contro la Germania nazista giovarono all'immagine della Russia nel mondo, ma non sino al punto di evitare che la potenza sovietica, durante la Guerra fredda, venisse percepita come una possibile minaccia. La Guerra fredda è finita da tempo, ma i sentimenti e i timori anti-russi sopravvivono. Il Paese che l'Occidente considera più estraneo ai suoi principi e alle sue regole è anche quello che, pur considerandosi erede dell'Impero bizantino, ha maggiormente cercato di imitare l'Europa. Perché dunque continuiamo a considerare la Russia un Paese estraneo, diverso e in opposizione a «noi» europei? Che cosa porta l'Europa a vedere nella Russia una civiltà nemica e separata? Sergio Romano ci svela le dinamiche di questo paradosso con un racconto che attraversa tutta la grande e impetuosa storia russa.
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Kornblatt Judith Deutsch
The Cossack Hero in Russian Literature: A Study in Cultural Mythology
8vo, br. ed.
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Grossman Vasilj
Stalingrado
8vo, br. ed. 883pp. Quando Pëtr Vavilov, un giorno del 1942, vede la giovane postina attraversare la strada con un foglio in mano, puntando dritto verso casa sua, sente una stretta al cuore. Sa che l’esercito sta richiamando i riservisti. Il 29 aprile, a Salisburgo, nel loro ennesimo incontro Hitler e Mussolini lo hanno stabilito: il colpo da infliggere alla Russia dev’essere "immane, tremendo e definitivo». Vavilov guarda già con rimpianto alla sua isba e alla sua vita, pur durissima, e con angoscia al distacco dalla moglie e dai figli: «...sentì, non con la mente né col pensiero, ma con gli occhi, la pelle e le ossa, tutta la forza malvagia di un gorgo crudele cui nulla importava di lui, di ciò che amava e voleva. Provò l’orrore che deve provare un pezzo di legno quando di colpo capisce che non sta scivolando lungo rive più o meno alte e frondose per sua volontà, ma perché spinto dalla forza impetuosa e inarginabile dell’acqua». È il fiume della Storia, che sta per esondare e che travolgerà tutto e tutti: lui, Vavilov, la sua famiglia, e la famiglia degli Šapošnikov – raccolta in un appartamento a Stalingrado per quella che potrebbe essere la loro «ultima riunione» –, e gli altri indimenticabili personaggi di questo romanzo sconfinato, dove si respira l’aria delle grandi epopee... E se Grossman è stato definito «il Tolstoj dell’Unione Sovietica», ora possiamo finalmente aggiungere che Stalingrado, insieme a Vita e destino, è il suo Guerra e pace.
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Pidhaini Oleg Sj.
The Ukrainian-Polish problem in the dissolution of the Russian empire 1914-1917
8vo, original cloth gold lettering 124pp. fine copy inscirbed by author to professir Vogel
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Bojanowska Edyta M.
A World of Empires: The Russian Voyage of the Frigate Pallada (uncorrected proofs)
8vo, br. ed. uncorrected proffs, very good. 373pp. dyta Bojanowska uses Ivan Goncharov's gripping travelogue a bestseller in nineteenth-century Russia as a unique eyewitness account of empire in action. Slow to be integrated into the standard narrative on European imperialism, Russia emerges here as an assertive empire eager to emulate European powers and determined to define Russia against them.
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Eltchaninoff Michel
Nella testa di Vladimir Putin Copertina Flessibile
8vo, br. ed. 160pp. Quali sono le basi ideologiche e filosofiche del pensiero dell’autocrate più potente e pericoloso dei nostri tempi? Il pensiero di Putin è complesso (ha molte diverse ispirazioni) e si evolve (è cambiato negli anni). Prendendo spunto spesso da irrazionalismi – ma sempre con pretesa scientifica – e da pensatori per lo più sconosciuti in Occidente. Il “sovietismo”, basato non sull’idea comunista ma sul nazionalismo e il militarismo. Le istanze conservatrici: dalla Chiesa ortodossa al pensiero slavofilo, da certe posizioni di Solženicyn fino all’idea della superiorità morale del popolo russo di fronte alla decadenza occidentale. Il movimento “eurasista” che pone la Russia al centro tra Europa e Asia. L’ideologia imperialista per cui la Russia deve riprendere il controllo dei popoli un tempo sottomessi all’URSS e prima ancora agli zar. Il sovranismo come strumento ideologico nella battaglia contro la democrazia. Non è facile inquadrare la figura di Vladimir Putin. Nato e cresciuto in piena Russia sovietica, fedelissimo al suo paese, agente del KGB, dopo il crollo dell’URSS fa una rapidissima carriera politica fino a diventare presidente nel 2000. In quella fase, che dura due mandati presidenziali, si mostra aperto all’Occidente, liberista, democratico. A partire dal suo terzo mandato, però, ci troviamo di fronte a un Putin ultraconservatore e tradizionalista, intenzionato a riportare in auge i “veri valori” del popolo russo. Chi è dunque quest’uomo? Un comunista, un liberale, un conservatore? Lo studio di Eltchaninoff, che arriva fino a marzo 2022, cioè fino ai primi giorni dell’invasione dell’Ucraina, esplora i comportamenti e i discorsi di Putin per risalire alle sue fonti di ispirazione filosofica e ideologica, giungendo spesso a risultati inaspettati. Si va da ideologi nazionalisti e conservatori a sostenitori del panslavismo, a filosofi della “russità”, fino a scrittori come Dostoevskij, opportunamente riletti e talvolta distorti per fungere da efficaci sostegni alla sua visione del mondo: una Russia forte e temuta che occupi il posto che le spetta tra le grandi potenze mondiali. In attesa di sapere quanti morti totalizzerà quest’ennesima feroce guerra è utile cercare di capire cos’abbia in testa la persona che l’ha scatenata.
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Strugackij Arkadij , Boris Strugackij
L'isola Abitata
8vo, br. ed. 360pp. XXII secolo. Maksim Kammerer, vittima di un naufragio spaziale, precipita su un pianeta sconosciuto. Novello Robinson Crusoe, scoprirà presto che Sarakš è popolato da una specie umanoide ed è completamente militarizzato, soggiogato dalla cupa propaganda di un apparato statale oppressivo che si serve anche di inquietanti torri per il controllo mentale. Ma la popolazione autoctona tenta di resistere, lanciando continui attacchi per riconquistare la libertà... Costruendo un mondo articolato e alieno, inospitale e insidioso, i fratelli Strugackij, considerati tra i più importanti scrittori russi del '900, confezionano un altro romanzo sorprendentemente attuale, in cui la fantascienza e la critica al totalitarismo sfociano in una riflessione filosofica ampia e universale sulla società e la natura umana. Uscito a puntate sulla rivista Neva nel 1968 e pubblicato per la prima volta in versione integrale nel 1969, "L'isola abitata" arriva anche in Italia, edito da Carbonio.
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Avrich Paul
Kronstadt 1921
8vo, 254pp. "Mr. Avrich has written the first reliable, full-scale account of the rise, course, and suppression of the Kronstadt insurrection. It is a remarkably good book, at once scholarly and readable, indispensable to the specialist and appropriate for anyone interested in the twin specters of our age, revolution and repression." -Stephen F. Cohen, The New York Times Book Review "Paul Avrich's excellent and magisterial book is a work of nonpartisan scholarship that illustrates how partisan in the best possible way nonpartisan scholarship can be. He gives us the closest examination of all the available evidence that we are likely to have for some time, and he uses his evidence to construct a narrative that, in its most brilliant passages, matches the power of Deutscher's The Prophet Armed and Moshe Lewin's Lenin's Last Struggle." -Alasdair MacIntyre, The New York Review of Books "... Paul Avrich's excellent Kronstadt 1921 [is a] judicious reconstruction, from original sources, of what really happened and why." -Dwight MacDonald, in his book Discriminations "Professor Paul Avrich's reconstruction of the events has all the ingredients of excellent historical writing: background information, sparingly but cogently presented; a mass of sources well sifted and thoroughly checked, including some newly discovered items; patient and sympathetic treatment of the arguments and counter-arguments of the protagonists; a vivid account of the events; quick portrayal of self-styled and ephemeral leaders (always a difficult thing to do); and the capacity to convey to the reader the atmosphere, flavour, and spirit of the unfolding drama." -Moshe Lewin, Soviet Studies Paul Avrich is Distinguished Professor of History, Queens College and the Graduate School, the City University of New York, and the author of many works on anarchism, including Sacco and Vanzetti: The Anarchist Background, The Haymarket Tragedy, and Anarchist Portraits, all available from Princeton University Press.
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Inber Vera
Quasi tre anni. Leningrado. Cronaca di una città sotto Assedio
8vo, br, ed. 232pp. «Quasi tre anni» è una testimonianza in presa diretta dei novecento giorni dell’assedio di Leningrado. Vera Inber resta al centro degli avvenimenti e partecipando attivamente alle vicende della città con l’intento sincero di narrare e documentare, nel modo più oggettivo possibile, quella pagina cruciale della storia sovietica. Nel diario assegna uno spazio rilevante alla sua fede ideologica, trasfigurando eroicamente la resistenza della città ed esaltando lo sforzo quasi sovrumano degli abitanti di Leningrado, fino a dar forma a una vera e propria epica dell’assedio. Pur utilizzando un linguaggio propagandistico tipico dell’epoca, offre al lettore una descrizione fedele e dettagliata della realtà, al punto che il suo sentimento e la sua fede politica appaiono sempre sinceri. Nel panorama culturale e politico sovietico Vera Inber, con le liriche e le prose scritte nel periodo della guerra, fornisce un contributo determinante all’elaborazione di quello che la storica Lisa Kirschenbaum definisce «mito dell’assedio».
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Dudincev Vladimir
Vesti Bianche
8vo, br. ed. 840pp. Il giovane biologo Fëdor Ivanovic Dežkin è il braccio destro di Kas’jan Damianovic Rjadno, scienziato potente e carismatico che promuove una campagna di persecuzione nei confronti dei biologi che difendono la genetica formale, dichiarata contraria all’ideologia marxista. Dežkin è un uomo sovietico esemplare e uno scienziato diligente: veterano di guerra, crede nella vittoria del bene sul male e nella verità sopra ogni cosa. Inviato in una piccola città universitaria per smascherare un covo dedito alle ricerche vietate, comincia a operare come un doppio agente. Con il KGB alle calcagna, Dežkin dovrà mettere a punto un piano perfetto per salvare se stesso e la verità.
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Herlihy Patricia
Odessa Recollected: The Port and the People
8vo, hardcover, 256. Odessa, a Black Sea port founded by Catherine the Great in 1794, shortly after the territory was wrested from the Ottoman Empire, became a boomtown on the southern fringe of the Russian Empire. Catherine and the early administrators of the city, such as the Duke de Richelieu, promoted settlement by Europeans in addition to the Greek, Italians, and Jews who came on their own initiative to take advantage of economic opportunities in the robust grain trade with Europe. More ethnically diverse by far than St. Petersburg, Odessa became a remarkable independent-minded, large cosmopolitan city, attracting and producing noted writers, artists, musicians and scholars. Imperial Russian tsars and Soviet leaders maintained an ambivalent attitude towards the maverick city, appreciating the fame and fortune it generated, but also leery of the activities of secret foreign national societies, pogromists, revolutionaries and simply the perceived lack of patriotism in the singular city so far away from the heart of Russia. With the withering of the lucrative grain trade by the time of the Soviet Union, Odessa became a neglected city, drained of its foreign flavor. With the independence of Ukraine in 1991, there were hopes raised that the architectural beauty and economic prospects of the city would be revived. Given the current hostilities in Eastern Ukraine with the potential of the Odessa area becoming a possible land bridge to the Crimean Peninsula, the fate of the former Pearl of the Black Sea hangs in suspension. The present book brings together?indeed, re-collects?some of the most valuable and thought-provoking research on Odessa and its culture, community, and economy published by Patricia Herlihy over several decades of her work. Scholars of Ukraine, Russia, and the former Soviet Union will find in this book a helpful resource for their research and teaching.
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Strugatski Strugackij Arkadij , Boris Strugackij.
Lunedì inizia Sabato
8vo, br. ed. 344pp.Pubblicato per la prima volta in Russia nel 1964, “Lunedì inizia sabato” in patria è considerato il romanzo più popolare dei fratelli Strugatskij; poggia saldamente sulla tradizione nazional-popolare russa, ed è pervaso da un’aura fiabesca di schietto ottimismo e comicità. Sasha Privalov, giovane programmatore di Leningrado, sta guidando attraverso le foreste della Carelia, nella Russia nord occidentale; deve incontrarsi con alcuni amici a Solovets per una vacanza nella natura. Quando lungo la via raccoglie un paio di autostoppisti locali, ancora non sa che nella cittadina di Solovets accadono cose davvero straordinarie. I due convincono Sasha a fermarsi e lavorare con loro all’Istituto di ricerca Scientifica e Tecnologica per la Magia e la Stregoneria, dove incontrerà ogni genere di creatura fantastica, e avrà a che fare con oggetti animati e aggeggi stravaganti.
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Plokhy Serhii
Lost Kingdom: A History of Russian Nationalism from Ivan the Great to Vladimir Putin
8vo, br. ed. 432pp. Lost Kingdom tells the story of how the history of Russia was being written when that history was being made. . . A singularly fascinating account of Russian nationalism through the ages -- Charles Clover - Financial Times A sweeping study. . . Not merely an intellectual exercise but one closely linked to contemporary geostrategic debates - Wall Street Journal Brisk and thoughtful, this book could hardly be more timely -- Dominic Sandbrook - BBC History Magazine Lost Kingdom is an erudite exploration of the contradictions of Russian nationalism. . . A master historian on top of his game, Serhii Plokhy lays out the challenges this past presents for transforming Russia into a better country for its people and its neighbours -- Odd Arne Westad, author of The Cold War: A World History In Lost Kingdom, Serhii Plokhy does for Russia what only great historians can do-make the connections between the distant past and vital present feel relevant and alive. . . With Russia everywhere in the news today, and every pundit pretending to be an expert, Lost Kingdom is essential reading for those wishing to understand Russia beyond the headlines -- Garry Kasparov Dalla quarta di copertina 'Brisk and thoughtful, this book could hardly be more timely' Dominic Sandbrook, BBC History Magazine, Books of the Year From a preeminent scholar of Eastern Europe and the prize-winning author of Chernobyl, the essential history of Russian imperialism In 2014, Russia annexed Crimea and attempted to seize a portion of Ukraine. While the world watched in outrage, this violation of national sovereignty was in fact only the latest iteration of a centuries-long effort to expand Russian boundaries and create a pan-Russian nation. In Lost Kingdom, award-winning historian Serhii Plokhy argues that we can only understand the merging of imperialism and nationalism in Russia today by delving into its history. Spanning over two thousand years, from the end of the Mongol rule to the present day, Plokhy shows how leaders from Ivan the Terrible to Joseph Stalin to Vladimir Putin have exploited existing forms of identity, warfare and territorial expansion to achieve imperial supremacy. A strikingly ambitious book, Lost Kingdom chronicles the long and belligerent history of Russia's empire and nation-building quest. L'autore Serhii Plokhy is Professor of History at Harvard University and a leading authority on the Cold War and nuclear history. His books include the Baillie Gifford award-winner Chernobyl: History of a Tragedy, Nuclear Folly, The Gates of Europe and The Last Empire.
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Sorokin Vladimir
Cremlino di Zucchero
8vo, br. ed. 194pp. Gennaio 2028. Natale in Russia. I bambini accorrono alla Piazza Rossa per ricevere il loro regalo dal Sovrano: un Cremlino di zucchero, un oggetto bianco, dolcissimo, solubile nel te. E questo simbolo effimero del nuovo Stato Russo a ritrovarsi al centro di una raccolta di racconti che fa piombare il lettore in un mondo fatto di ologrammi, pellicce vivipare e robot, ma regolato da una società feudale rigida e crudele, con una netta separazione dei sudditi in maestri e servitori, opricniki e oppressi, amici e nemici del popolo. Nel Cremlino di zucchero si ritrova il tipico mélange paradossale di arcaico e fantascientifico della La giornata di un opricnik. Scritto con la caratteristica virtuosità di Sorokin, la sua immaginazione sconfinata e la sua totale assenza di censura, va letto come un'enciclopedia dell'anima russa, un "cocktail a base di vodka, neve e sangue... con qualche cucchiaino di zucchero". Vladimir Sorokin (Mosca 1955) è uno dei più grandi scrittori russi contemporanei. È stato anche sceneggiatore, drammaturgo, pittore, grafico e librettista per il teatro Bolshoj. Provocatore, irriverente, deve la sua notorietà internazionale al romanzo La coda (pubblicato in Italia da Guanda). Ghiaccio, uscito in Russia nel 2002, è stato pubblicato da Einaudi nel 2005. I suoi libri sono stati tradotti in ventidue lingue. Ha ricevuto il titolo di “Chevalier des Arts e Lettres” ed è membro del club pen (Poets, Essaysts, Novelists) russo. Ha pubblicato il romanzo La Tormenta , Bompiani, 2016. Cremlino di Zucchero è stato già pubblicato in lingua francese e tedesca.
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Glukhovsky Dmitri
Metro 2033
8vo, br. ed. pp779. L'anno è il 2033. Il mondo è ridotto ad un cumulo di macerie. L'umanità è vicina all'estinzione. Le città mezze distrutte sono diventate inagibili a causa delle radiazioni. Al di fuori dei loro confini, si dice, solo deserti e foreste bruciate. I sopravvissuti ancora narrano la passata grandezza dell'umanità. Ma gli ultimi barlumi della civiltà fanno già parte di una memoria lontana, a cavallo tra realtà e mito. L'uomo è stato sostituito da altre forme di vita, mutate dalle radiazioni e più idonee a vivere nella nuova arida terra. Il tempo dell'uomo è finito. Poche migliaia di esseri umani sopravvivono ignorando il destino degli altri. Vivono nella metropolitana di Mosca, la più grande del mondo. È l'ultimo rifugio dell'umanità. Le stazioni sono diventate dei piccoli stati, la gente riunita sotto idee, religioni, filtri dell'acqua o semplicemente per difendersi. È un mondo senza domani, senza spazio per sogni, piani e speranze. I sentimenti hanno lasciato spazio all'istinto di sopravvivenza, ad ogni costo. VDNKh è la stazione più a nord, una volta la più bella e più grande. Oggi la più sicura. Ma oggi una nuova minaccia si affaccia all'orizzonte. Artyom, un giovane abitante di VDNKh, è il prescelto per addentrarsi nel cuore della metro, fino alla leggendaria Polis, per avvisare tutti dell'imminente pericolo e ottenere aiuto. È lui ad avere le chiavi del futuro nelle sue mani, dell'intera metro e probabilmente dell'intera umanità.
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Viktor Erofeev (Autore), Eduard Limonov (Autore), Vladimir Sorokin (Autore), Galina Denissova (a cura di)
Russian Attack
8vo, br. ed. Da molti anni in Russia si combatte una guerra segreta: è quella tra la cultura e il potere. Nel loro paese gli autori delle opere raccolte in questa antologia sono considerati 'scomodi': accusati spesso di pornografia, di estremismo, di tradimento dello spirito russo, hanno subito pressioni e censure, sono stati al centro di campagne diffamatorie e di condanne che riecheggiano tristemente il destino riservato ad altri scrittori d'eccezione come Solzenicyn e Pasternak. Eppure Viktor Erofeev, Eduard Limonov e Vladimir Sorokin non sono 'dissidenti politici': la loro arte è piuttosto un attacco al potere, al sistema culturale, al rifiuto del cambiamento, al gusto narcotizzato di un'opinione pubblica che pare ancora intorpidita dopo lo shock dei rivolgimenti post sovietici. Il filo rosso che li unisce, al di là delle differenze, è lo scontro tra la libertà di espressione e il controllo sociale, tra l'arte e l'ideologia, "tra il poeta e lo zar". in italiano.
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Poggioli Renato
I Lirici Russi: 1890-1930. Panorama Storico-Critico
8vo, cm 22x14, pag 433, ril edit, in tela acetato, custodia, schedina edit. Bibliografia. E.O.
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Dudincev Vladimir
Storia di capodanno
8vo, br. ed. Questo racconto di Dudincev, pubblicato sulla rivista «Novyi Mir» nel 1960, è la storia di una scoperta scientifica straordinaria che potrebbe cambiare il destino dell'umanità e insieme la storia della lotta di uno scienziato con la morte, ma c'è solo un anno di tempo. C'è anche l'amore per una donna, che spinge alla vita. E l'inquietante presenza di un'enorme civetta che richiama la morte. Allo scoccare della mezzanotte dell'ultimo giorno dell'anno, il destino si compie. E la civetta vola via.
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Baberowski Jorg, Baberowski, Jörg & Steven Gilbert & Ivo Komljen & Samantha Jeanne Taber
Scorched Earth. Stalin's Reign of Terror (Yale-Hoover Series on Authoritarian Regimes) (ISBN:9780300136982)
8vo, hardcover in dj. German scholar Joerg Baberowski is one of the world's leading experts on the Stalin era, but his work has seldom been translated into English. This book, an unremitting indictment of the mad violence with which Stalin ruled the Soviet Union, depicts Stalinism as a cruel and deliberate attack on Russian society, driven by "totalitarian ambitions" and the goal of modernizing and rationalizing a backward people. Baberowski takes a twofold approach, emphasizing Stalin's personal role and responsibility as well as the continuity he sees in Communist aims and ideology since 1917. Unlike recent apologist accounts that focus on the challenges of modernization or on the operational complexities of managing the Soviet state, this hard-hitting analysis unequivocally locates the origins of the terror in the culture of violence and the techniques of power. Detailed, well-documented, and including many new details on the workings of the Stalinist state, this powerful work encompasses the dictator's brutal reign from his achievement of total power in 1929 to his death in 1953
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Santangelo Andrea
Invincibile Russia. Come Pietro il Grande, Alessandro I e Stalin hanno sconfitto gli Invasori
8vo, br. ed. pp.288. Un paese che si estende in longitudine per 9.200 chilometri e in latitudine per 4.500, attraversato da ben 11 fusi orari e con confini non difesi da invalicabili barriere naturali, non poteva che scatenare la cupidigia degli invasori. Questo il destino militare della Russia, che sin dagli albori della sua formazione come Stato ha subito invasioni sia da Oriente sia da Occidente. Ma la Russia non ha nel suo destino di essere conquistata. Chi ha tentato di farlo, infatti, è andato incontro alla sconfitta e al disastro militare, come dimostrano le tre più famose invasioni della sua storia: quella svedese guidata dall’ambizioso re Carlo XII, quella francese comandata dal genio di Napoleone Bonaparte e quella tedesca sotto la folle pulsione sterminatrice di Adolf Hitler.
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Mykola CHVYL'OVYJ
Due Storie Ucraine
8vo, br. ed. pp.154 dedica sulla prima pagina bianca.
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