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Diderot Denis
Il nipote di Rameau. Con la cura, traduzione e note critiche di Andrea Calzolari
<p>23 cm, br. editoriale ill, p. 228</p>
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Diderot Denis (a cura di Guido Neri)
Scritti di estetica
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Diderot Denis; Alatri P. (cur.)
Paradosso sull'attore
br. "Non esiste opera di Diderot più letta, più commentata, più contestata e più sicura di sopravvivere. Finché vi saranno teatri e attori il paradosso farà scandalo", scriveva Paul Vernière, il maggior critico del pensiero e degli scritti del grande illuminista francese. Con una vivacità e una leggerezza davvero straordinarie Diderot espone in quest'opera geniale le sue idee sul mestiere dell'attore e sull'arte in genere. Scritte sotto forma di dialogo, le pagine offrono una galleria di ritratti e una serie di aneddoti e di osservazioni preziosi per la conoscenza della vita letteraria e teatrale del tempo.
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Diderot Denis; Degli Esposti P. (cur.)
Paradosso sull'attore
br. Denis Diderot, una delle grandi menti dell'Illuminismo, ideatore e fondatore dell'"Encyclopédie ", tra le sue molteplici attività e interessi ebbe un amore per il teatro che durò tutta la vita e che lo portò a scrivere e mettere in scena, con alterna fortuna, diversi drammi. Ma il suo capolavoro, in questo campo, consiste nel "Paradoxe sur le comédien" all'epoca (1770-1773) la più importante teorizzazione sull'arte dell'attore. Un libro fondante che sta alla recitazione come la "Poetica" di Aristotele sta alla drammaturgia. Scritto in forma dialogica e discorsiva, di facile lettura, "Il paradosso" deve il titolo a un'affermazione controcorrente rispetto alle idee del suo tempo. Diderot sostiene infatti che l'attore è tanto più grande quanto più usa la testa e meno la sensibilità innata. Il talento da solo non basta, serve l'innesto della tecnica è della cultura. Il grande attore non è colui che si lascia andare alle proprie istintive emozioni, ma chi sa ricostruirle attraverso un lavoro a mente fredda. L'unico metodo necessario a garantire la possibilità di interpretare più ruoli e differenti sensibilità e soprattutto capace di emozionare ogni volta gli spettatori. Per questo, dice Diderot, sarebbe necessario creare scuole di teatro che preparino gli attori al fine di non considerarli soltanto bruti dalla straordinaria e istintiva sensibilità. Come si vede, "Il paradosso dell'attore" è un trattato ancora attuale... Postfazione di Jacques Copeau. Con un saggio introduttivo e cura di Paola Degli Esposti.
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Diderot Denis; Franzini E. (cur.)
Arte, bello e interpretazione della natura
br. Tra le menti più brillanti del secolo dei lumi, coautore della grande "Enciclopedia", Diderot ha riflettuto profondamente sui temi dell'arte e dell'espressione, nel loro rapporto con la natura e il linguaggio. In questo libro sono raccolti i principali scritti che Diderot dedica a questi temi. Nella "Interpretazione della natura", che è il suo scritto filosofico di maggior impegno, si delinea la base organicista della sua filosofia, dove la natura è vista come una grande catena di cose che l'uomo interpreta e modifica. Su questa linea teorica vanno letti gli altri scritti presenti in questo volume, che costituiscono l'ossatura dell'originale percorso estetico diderotiano: le lunghe voci "Bello" e "Arte" della "Enciclopedia" e l'affascinante "Lettera sui sordomuti". Diderot parte qui da un linguaggio fisico, quello gestuale dei sordomuti, per mostrare come la lingua è sempre una questione di arte. Le parole dell'arte, i suoi gesti, la volontà antropologica di interpretare fabbrilmente la natura sono infatti in grado di rappresentare in modo diretto i sentimenti e i sogni, mostrando le pieghe qualitative che sono la trama del mondo. Sono la materia degli universi infiniti, multiformi e naturalmente ambigui che ciascun uomo serba dentro di sé.
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Diderot Denis; Neri G. (cur.)
Saggi sulla pittura
br. "L'eco della concezione estetica di Diderot fu ampia e vivace presso i contemporanei, e andò accrescendosi a mano a mano che venivano alla luce i molti scritti che egli aveva lasciato inediti o che erano stati diffusi solo in un ristretto circolo di amici. In Germania, uomini come Lessing, Goethe, Schiller ne rimasero profondamente impressionati. Schiller, a cui Goethe aveva prestato i «Saggi sulla pittura» (1765), gli scrisse: «Ieri mi è capitato sotto gli occhi Diderot, che davvero mi incanta e ha scosso profondamente il mio spirito. Si può dire che ciascuno dei suoi aforismi è come un lampo che illumina i segreti dell'arte; e le sue osservazioni riflettono così fedelmente ciò che l'arte ha di più alto e di più intimo, da poter valere allo stesso modo per tutti i suoi differenti aspetti e da costituire un'indicazione non meno per il poeta che per il pittore». E Goethe rispondeva: «È un'opera magnifica, più utile ancora al poeta che al pittore, anche se a quest'ultimo fornisce un lume possente». La vitalità della concezione estetica di Diderot si palesò in modo durevole e universale, quanto più si fece chiaro il ruolo ineliminabile da essa esercitato negli ulteriori sviluppi della produzione artistica. Non sarebbe possibile fare la storia del teatro moderno, del romanzo moderno, della critica d'arte senza porre in rilievo la battaglia innovatrice che Diderot condusse in questi campi, e le premesse teoriche che stanno alla base di quella battaglia". (Dalla nota di Guido Neri)
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Diderot Denis; Varga M. N. (cur.)
Trattato sul bello
br. L'eco delle concezioni estetiche di Denis Diderot (1713-1784) fu presso i contemporanei straordinaria. «Ieri mi è capitato sotto gli occhi Diderot,» scrive Schiller a Goethe «che davvero mi incanta e ha scosso profondamente il mio spirito. È come un lampo che illumina i segreti dell'arte, e le sue osservazioni riflettono così fedelmente ciò che l'arte ha di più alto e di più intimo da poter costituire un'indicazione non meno per il poeta che per il pittore». E Goethe risponde: «È davvero magnifico, più utile ancora al poeta che al pittore, anche se a quest'ultimo fornisce un lume possente». Le concezioni estetiche di Diderot trovano una prima compiuta espressione in una voce («Bello») che scrisse per l'«Encyclopédie», e che venne pubblicata a parte nel 1751 e più tardi nelle edizioni delle sue opere con il titolo di «Trattato sul bello». «È bello» afferma Diderot «tutto ciò che contiene in sé qualcosa che possa risvegliare nel mio intelletto l'idea di rapporti». Ma cosa intende Diderot per «rapporti»? Egli prende come esempio una celebre battuta tratta da una tragedia di Corneille. Ora, la «bellezza» di quella battuta dipende dai rapporti che la legano al contesto drammatico. Se il contesto fosse un altro, cambierebbe, insieme con il significato, anche la bellezza, la forza poetica di quella battuta. Il bello, non solo artistico, non è dunque intuizione repentina, frammentaria, non è immobile, indistinta contemplazione di una verità ideale, ma è movimento, progresso nella conoscenza della realtà attraverso i suoi nessi vitali. Un'esaltante passione di conoscenza, in cui il rigore del ragionamento scientifico sembra coniugarsi con la prepotente esigenza di adesione alla natura, e l'ansia profonda di conferire all'arte una nuova dignità, una serietà, un'autorevolezza più alte: ecco ciò che induce Diderot a portare con tanta penetrazione, con tanta passione il suo sguardo sul problema del bello.
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Diderot:
Philosophische Werke 1. Theil. Aus dem Französischen.
In der Dyckischen Buchhandlung Leipzig 1774. Hardcover ohne Schutzumschlag Nur 1. Theil. Zustand: keine Beschädigungen keine Eintragungen. Rücken Ecken Kanten bestoßen und berieben. Einband fleckig. Block fest und sauber. In allem original und insgesamt altersgemäß sehr gut erhalten. In der Dyckischen Buchhandlung, Leipzig, hardcover
Riferimento per il libraio : 266727
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Didi Huberman Georges
Come le lucciole. Una politica delle sopravvivenze.
pp. 100, cm 19x13, brossura. Nuovo.
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Didi Huberman Georges
La somiglianza per contatto. Archeologia, anacronismo e modernità dell'impronta.
pp. 363, cm 22x15, brossura, illustrazioni in nero, collana Nuova Cultura, 218. Nuovo.
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Didi Huberman Georges
Ninfa moderna. Saggio sul panneggio caduto.
pp. 158, cm 22x14, brossura, collana La Cultura, 585. Nuovo.
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Didi-Huberman Georges
L'immagine aperta. Motivi dell'incarnazione nelle arti visive
ill., br. Questo libro interroga le relazioni antropologiche cruciali che le immagini intrattengono con il corpo e la carne, al di là delle usuali nozioni di antropomorfismo o di rappresentazione figurativa. Vi sono analizzate le diverse modalità con cui le immagini guardano alla carne, che sia la carne di Afrodite formata dalla schiuma del mare o quella di Cristo sacrificato sulla croce. Paganesimo e cristianesimo, ognuno con i suoi contesti di pensiero, avrebbero, in effetti, entrambi cercato di raggiungere, o forse trasgredire, i limiti dell'imitazione: da una parte le metafore diventano metamorfosi, dall'altra i segni che rappresentano diventano dei sintomi che incarnano. Si scoprirà questa potenza straordinaria dei corpi allorché in essi la carne guarda all'immagine, a esempio nella stigmatizzazione di San Francesco del XIII secolo, la crocifissione dei Convulsionari di San Medardo del XVIII secolo o le "attrazioni" isteriche della Salpétrière del XIX secolo.
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Didi-Huberman Georges
La pittura incarnata. Saggio sull'immagine vivente
br. Il fine della pittura è andare oltre la pittura, afferma Honoré de Balzac, che nel "Capolavoro sconosciuto" narra il mito di quest'arte, le sue origini, i suoi mezzi, i suoi estremi. Nella scena cruciale del racconto, Poussin e Porbus sono davanti all'opera del loro maestro Frenhofer, un ritratto così perfetto agli occhi del pittore, da fargli credere che la donna raffigurata sia viva, che si muova, che respiri. Dal drammatico desiderio dell'artista di rendere viva la carne dipinta, nascono i "pensieri sparsi" di Georges Didi-Huberman sul problema estetico dell'incarnato in pittura. L'autore ripercorre e interpreta le riflessioni sviluppatesi intorno all'"esigenza della carne", da Cennini a Diderot, Hegel, Merleau-Ponty. Richiama i miti di Pigmalione e Orfeo. Penetra nello struggimento che costringe l'artista a "scendere nell'inferno" per rendere vivo l'oggetto della pittura, per dare vita alla sua Galatea, per ridare la vita alla sua Euridice. Non solo. Didi-Huberman affronta anche il dopo, quello che avviene quando l'artista ha ormai realizzato l'opera, il senso di perdita, o la perdita di sé, che può derivarne: se l'oggetto della pittura, la carne, si perde irrimediabilmente sulla superficie piana, che cosa rimane? Un bagliore? Un dettaglio? Un lembo? O niente? In appendice "Il capolavoro sconosciuto" di Honoré de Balzac.
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DIDI-HUBERMAN Georges
Le Cube et le visage. Autour d'une sculpture d'Alberto Giuacometti
Macula, collection "Vues", 1993, 244 pp., broché, couverture légèrement jaunie, bon état général.
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DIDI-HUBERMAN Georges
Ressemblance par contact : Archéologie, anachronisme et modernité de l'empreinte
Minuit, Paradoxe, 2008, 379 pp., broché, couverture légèrement défraîchie, état très correct.
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Didi-Huberman Georges
Scorze
ill., br. Al centro di questo "racconto fotografico" di Georges Didi-Huberman c'è il lavoro dello sguardo, sollecitato e messo alla prova proprio dove sembrerebbe non esserci più niente da vedere e nessuna immagine ancora disponibile a significare: il campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, in cui la tragedia della storia pare aver annientato, oltre ai segni di vita, anche le parole per raccontare. Quello che è visibile è oggi ridotto a un "museo della memoria" pronto all'uso - con i suoi "allestimenti", apparati didascalici, ricostruzioni, segnaletiche che accerchiano lo sguardo. Eppure, scavando come un archeologo alla ricerca di tracce sparse e accidentali, l'autore scopre, attraverso e dentro le immagini che ha scattato, come la superficie parli del fondo. Le scorze di una betulla di Birkenau o il pavimento spaccato di una baracca sono "residui" o fenditure nella materia del presente che mettono a nudo pezzi di memoria, frammenti che ancora ci interpellano: segni fragili e tenaci come interrogazioni, come "le lettere di una scrittura che precede ogni alfabeto".
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Didi-Huberman Georges
Storia dell'arte e anacronismo delle immagini. Ediz. illustrata
ill., br. L'anacronismo, ovvero l'intrusione di un'epoca in un'altra, la proiezione sul passato di categorie che non gli appartengono, è la bestia nera di ogni disciplina storiografica, compresa la storia dell'arte. Ma il tabù dell'operazione ritenuta falsificante sopra ogni altra è rovesciato da Didi-Huberman nella prospettiva che la recupera a paradigma vitale dell'interrogazione storica, sulla scorta delle tre "stelle solitarie" che hanno posto l'immagine nel cuore stesso della riflessione sul tempo: Aby Warburg, Walter Benjamin e Carl Einstein. Il tempo non si identifica senza residui con la storia, di cui le immagini non sono meri documenti, secondo l'abusata formula "l'artista e il suo tempo". Dunque quale tempo ci sta davanti nell'immagine? È innanzi tutto un tempo plurale, un montaggio di temporalità differenti e sfasate, di ritmi eterogenei, come accade in un affresco del Beato Angelico, dove un pensiero mistico del V secolo si incastona in una cornice già rinascimentale. La storia dell'arte si esercita su questi oggetti temporalmente spuri, e facendolo modifica lo schema epistemico della storia stessa, mette in atto una serie di temporalizzazioni che è anche una critica della storia in quanto sottomessa alla dinamica chiusa della cronologia.
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Didi-Huberman Georges; Agnellini F. (cur.)
Quando le immagini prendono posizione. L'occhio della storia. Vol. 1
br. A partire dall'analisi delle opere "L'Abicì della guerra" e "Diario di lavoro", Georges Didi-Huberman approfondisce le dinamiche, le idee e le disposizioni formali della riflessione di Bertolt Brecht sulla guerra. Un percorso che, passando in rassegna i documenti visuali e i reportage fotografici raccolti da Brecht sulla seconda guerra mondiale, attraversa alcuni motivi cruciali per il pensiero del drammaturgo tedesco, come il concetto di esilio e quelli di rilettura e di costruzione della storia attraverso il montaggio delle immagini. Obiettivo dell'opera è quello di individuare nei montaggi brechtiani un momento fondamentale della cultura europea del Novecento e un modello di intersezione tra l'esigenza dell'interpretazione della storia, la sfida del politico e lo spazio estetico. Didi-Huberman si sofferma con particolare attenzione sull'esperienza brechtiana della "messa in scena" quale processo conoscitivo in cui gli elementi del montaggio - come "le riproduzioni delle opere d'arte, le fotografie della guerra nei cieli, i ritagli di giornale, i volti di chi gli stava vicino, gli schemi scientifici, i cadaveri dei soldati sui campi di battaglia, i ritratti dei dirigenti politici, statistiche, le città in rovina, nature morte, paesaggi e le opere d'arte rese oggetto di vandalismo dalla violenza militare" - intrattengono fra loro un rapporto vivo e dialettico, che non li irrigidisce nelle strette maglie della presa di partito, ma li colloca piuttosto sul versante critico del sapere e del vedere che ogni presa di posizione necessariamente comporta.
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Didi-Huberman Georges; Agnellini F. (cur.)
Quando le immagini prendono posizione. L'occhio della storia. Vol. 1
br. A partire dall'analisi delle opere "L'Abicì della guerra" e "Diario di lavoro", Georges Didi-Huberman approfondisce le dinamiche, le idee e le disposizioni formali della riflessione di Bertolt Brecht sulla guerra. Un percorso che, passando in rassegna i documenti visuali e i reportage fotografici raccolti da Brecht sulla seconda guerra mondiale, attraversa alcuni motivi cruciali per il pensiero del drammaturgo tedesco, come il concetto di esilio e quelli di rilettura e di costruzione della storia attraverso il montaggio delle immagini. Obiettivo dell'opera è quello di individuare nei montaggi brechtiani un momento fondamentale della cultura europea del Novecento e un modello di intersezione tra l'esigenza dell'interpretazione della storia, la sfida del politico e lo spazio estetico. Didi-Huberman si sofferma con particolare attenzione sull'esperienza brechtiana della "messa in scena" quale processo conoscitivo in cui gli elementi del montaggio - come "le riproduzioni delle opere d'arte, le fotografie della guerra nei cieli, i ritagli di giornale, i volti di chi gli stava vicino, gli schemi scientifici, i cadaveri dei soldati sui campi di battaglia, i ritratti dei dirigenti politici, statistiche, le città in rovina, nature morte, paesaggi e le opere d'arte rese oggetto di vandalismo dalla violenza militare" - intrattengono fra loro un rapporto vivo e dialettico, che non li irrigidisce nelle strette maglie della presa di partito, ma li colloca piuttosto sul versante critico del sapere e del vedere che ogni presa di posizione necessariamente comporta.
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DIES (A.)
AUTOUR DE PLATON. ESSAIS DE CRITIQUE ET D'HISTOIRE. I. Les Voisinages - Socrate. II. Les Dialogues - Esquisses Doctrinales
Paris, Gabriel Beauschène, 1927. 2 vol. in-8 broché, XVI-243, 244-615pp, index alphabétique, table des matières.
Riferimento per il libraio : 579603
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Dieter Kimpel
L'Architecture gothique en France : 1130-1270
Relié, 578 pages, paru en 1992 chez Flammarion, livre en très bon état général.
Riferimento per il libraio : ARCH7004M
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DIEHL (Charles)
Études byzantines.
Grand in-8, broché, viii, 437 p., illustrations. Paris, Picard, 1905.
Riferimento per il libraio : 19815
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DIEHL (Charles)
Études byzantines.
Grand in-8, broché, viii, 437 p., illustrations. Édition originale. 58 planches d'illustration. Introduction à l'histoire de Byzance. La civilisation byzantine. L'empire grec sous les Paléologues. Les mosaïques de Nicée, Saint-Luc, Kahrié-Djami, etc. Bon exemplaire.
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Diehl, Otto Siegfried:
Die Welt als Selbstschöpfung des Geistes. Die Geschichte als Mahn- und Richtbuch. Ein Meditations-Spruchbuch
Lebensweiser-Verlag Gelnhausen 1960. Hardcover Leinen mit Schutzumschlag Mit einer Widmung des Autors im Vorsatz. Zustand: keine Beschädigungen keine Eintragungen. Rücken Ecken Kanten sehr gut. Verstaubt. Lebensweiser-Verlag, Gelnhausen, hardcover
Riferimento per il libraio : 218357
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DIMIER L.
In philosophiae partem quae dicitur aestheticae prolegomena
Paris, Ern. Leroux 1900 36pp., 21cm., text in Latin, Doctoral Dissertation (University of Paris), original softcover, stamp at verso of title page, text is clean and bright, F112970
Riferimento per il libraio : F112970
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Dimensional Aesthetics
Barbara Hails Fine Original Paintings and Limited Editions
Olney Maryland: Dimensional Aesthetics 1991. 4to. 20 pp. Sheets collected in a mylar bag. Color Plates. Very Good contains 3 post cards.From the collection of the late Frederick G Ruffner Jr founder of Gale Research Detroit. Olney, Maryland: Dimensional Aesthetics, 1991 unknown
Riferimento per il libraio : 69-6809
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DIMIER L.
In philosophiae partem quae dicitur aestheticae prolegomena
36pp., 21cm., text in Latin, Doctoral Dissertation (University of Paris), original softcover, stamp at verso of title page, text is clean and bright, F112970
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DIMITRESCO, CONSTANTIN D
Der Schönheitsbegriff. Eine ästhetisch-psychologische Studie. Diss.
Leipzig, 1877. 6, 82 S. Br.
Riferimento per il libraio : 1231269
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Dingler H
Storia filosofica della scienza.
Longanesi & C., Milano, 1949 – In-16, bross., pp. 242. Firma d’app. al risg. Come nuovo.
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Dino Formaggio
Problemi di estetica
Autori: Dino Formaggio.
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DIORFEL Max
L'esthétique par-delà le beau et le laid. Collection Lumières sur
Toulon (France), Editions Promothéa, 1993. 15 x 21, 165 pp., quelques illustrations, broché, bon état (quelques rares surlignages).
Riferimento per il libraio : 19544
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Diodato Roberto
Immagine, arte, virtualità. Per un'estetica della relazione
br. Prendendo avvio dalla nozione di sistema e dall'esame di alcune particolari realtà - le immagini, le persone, le opere d'arte, i corpi virtuali - il volume indaga la categoria di relazione. In principio è la relazione e l'analisi dei corpi virtuali ne mostra bene l'originarietà. Ibridi ontologici, plessi di corpo e immagine, oggetto ed evento, interno ed esterno, artificiale e vivente, esistono solo nell'interazione. Come emerge in alcune operazioni artistiche che schiudono orizzonti di possibilità estetiche ed etiche.
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Diodato Roberto
L'invisibile sensibile. Itinerari di ontologia estetica
brossura
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Diodato Roberto
The sensible invisible. Itineraries in aesthetic ontology
br.
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Dissanayake Ellen; Desideri F. (cur.); Portera M. (cur.)
L'infanzia dell'estetica. L'origine evolutiva delle pratiche artistiche
br. Perché "facciamo" arte? Qual è il motivo per cui le arti e i comportamenti artistici risultano così universalmente diffusi in tutte le popolazioni umane? Qual è, in termini darwiniani, il "vantaggio" che le arti assicurano (o hanno assicurato), nella storia evolutiva della nostra specie? Muovendosi con rara abilità al confine tra numerosi ambiti disciplinari, dalla psicologia dello sviluppo all'antropologia, dalla teoria evoluzionistica alle neuroscienze, dalla paleoantropologia alla storia dell'estetica, Ellen Dissanayake delinea nei saggi qui raccolti e tradotti per la prima volta in italiano una coerente ipotesi interpretativa sull'evoluzione e sviluppo delle pratiche e dei comportamenti artistici. L'origine delle arti - definite da Dissanayake making special behaviours, cioè comportamenti "che rendono speciale" il mondo intorno a noi - è nell'età infantile: siamo Homines aesthetici, già nei sorrisi, gesti e scambi pre-linguistici che ci legano, da bambini, alla madre.
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Distaso Leonardo V.
Estetica e differenza in Wittgenstein : studi per un'estetica wittgensteiniana
Distaso Leonardo V. Estetica e differenza in Wittgenstein : studi per un'estetica wittgensteiniana. Milano ; Udine, Mimesis 2014 italian, 185 BTT160L Brossura editoriale, volume come nuovo, copertina e interno in condizioni eccellenti, legatura salda 185 pagine circaCopertina come da foto
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Distaso Leonardo V.
Estetica e Differenza in Wittgenstein. Studi Per Un'estetica Wittgensteiniana
Mm 155x220 Brossura editoriale di pp. 183. Opera in ottime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
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Distaso Leonardo V., Taradel Ruggero
MUSICA PER L'ABISSO. LA VIA DI TEREZIN. Un'indagine storica ed estetica 1933-1945
(Codice FS/5429) In 8° 191 pp. Prima edizione. Brossura editoriale, nuovo. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
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Distaso Leonardo V.; Taradel Ruggero
Musica per l'abisso. La via di Terezin. Un'indagine storica ed estetica 1933-1945
br. Il ghetto di Terezin, nella sua unicità, era parte organica e funzionale del sistema dei campi di concentramento e sterminio nazisti. Al suo interno, in terribili condizioni, si consumò l'esperienza artistica più paradossale della storia europea. Quali furono le premesse storiche e ideologiche che portarono alla sua istituzione? Quali erano le logiche che ne regolavano il funzionamento? In che modo vanno intese e interpretate la musica e le opere che sono sopravvissute alle sue vittime? Dalla ricostruzione storica all'interrogazione filosofica, questo libro ricostruisce e analizza le cause e le conseguenze della tragica frattura di un'alleanza che, sino all'avvento dei totalitarismi, sembrava dominare lo spirito dell'Occidente. L'alleanza tra arte ed estetica e i più alti valori dell'umanità.
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Docteur J.-M. Soubiran
La chirurgie esthetique - Pourquoi ? Comment ? Pour vous ?
Kent Segep, 1979. Grand in-8* broche de 250 pages.Bon etat.
Riferimento per il libraio : 11359
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Docteur Besançon
Le Visage de la Femme
Vigot Frères Éditeurs 1942 104 pages in8. 1942. broché. 104 pages.
Riferimento per il libraio : 4591
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DOISNEAU, Robert (Photographies) - SAGE, James (Texte) - DERLON, Pierre (Avec la collaboration artistique de)
L'enfant et la colombe
1978 Editions du Chêne - 1978 - In-4 à l'italienne, broché, couverture illustrée, frontispice - Sans pagination - Reproductions photographiques en N&B hors texte dans l'ouvrage
Riferimento per il libraio : 125994
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DOMINGUEZ HERNANDEZ Javier de Jesus
Sprache, Wahrheit und Anschauung : H.-G. Gadamers hermeneutische Neubestimmung der Kunst
Tübingen, 1987 211pp., 21cm., softcover, text in German, Doctoral dissertation (Dissertation zur Erlangung des Grades eines Doktors der Philosophie der Philosophischen Fakultät der Eberhard-Karls-Universität Tübingen), stamp at verso of title page, text is clean and bright, good condition, S109325
Riferimento per il libraio : S109325
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Dominique Bozo
Un possible portrait
Paris, Editions du Centre Pompidou, 1991, in-4, broché, 257 pages. Bel exemplaire.
Riferimento per il libraio : 72178
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Domenico Bulferetti
Storia della letteratura italiana e della estetica
Il primo volume della storia cella latteratura italiana e dell'estetica, dalle origini al Boccaccio. Volume in brossura in ottimo stato. Brossura
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DOMINGUEZ HERNANDEZ Javier de Jesus
Sprache, Wahrheit und Anschauung : H.-G. Gadamers hermeneutische Neubestimmung der Kunst
211pp., 21cm., softcover, text in German, Doctoral dissertation (Dissertation zur Erlangung des Grades eines Doktors der Philosophie der Philosophischen Fakultät der Eberhard-Karls-Universität Tübingen), stamp at verso of title page, text is clean and bright, good condition, S109325
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DONALDSON, Paschal .:
The Odd Fellows' Pocket Companion: A Correct Guide In All Matters Relating To Odd Fellowship. By Paschal Donaldson. Revised Enlarged. by Rev. I. D. Williamson. With Over One Hundred Illustrations Including New Jewels Emblems &c.
Cincinnati Ohio USA : R. W. Carroll & Co. 117 West Fourth Street 1873 / 1875 . A very good original full leather binding. Wrap-round or wallet style binding. 16mo. 4.5" x 3.0" x 1.0". 6pp./pp.393/pp.153. Bound with: "The Odd Fellows' Minstrel: A Collecton Of Odes.1873" . Black full calf with gilt corner decoration. Spine with title: "Odd Fellows' Pocket Companion And Minstrel". Inner hinges carefully strengthened. All page edges gilt. Clean text illustrations and musical notation. VG . Cincinnati, [ Ohio, USA ] : R. W. Carroll & Co., 117 West Fourth Street, 1873 / 1875 . hardcover
Riferimento per il libraio : 48918
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DONATA LEVI, PAUL TUCKER
RUSKIN DIDATTA. IL DISEGNO TRA DISCIPLINA E DILETTO. MARSILIO SAGGI 1997 NUOVO
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO, LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. Dettagli del libro Titolo: Ruskin didatta. Il disegno tra disciplina e diletto Autori: Donata Levi, Paul Tucker Editore: Venezia: Marsilio Collana: Saggi. Storia dell'arte Data di Pubblicazione: 1997 ISBN: 8831766155 ISBN-13: 9788831766159 Pagine: 288; 22 cm Formato: illustrato Reparto: Arte > Discipline artistiche Soggetti: Storia dell'arte, Disegno, Tecnica, Biografie, Artisti, Estetica, Pittura, picturesque, Oxford, Inghilterra, analisi, critica opere d'arte, Inghilterra, Architettura, Biografie, Ottocento, movimento preraffaellita, Restaurazione, Eugène Viollet-Le-Duc, Restauro, Teorie, Gustavo Giovannoni, Boito, Teorici del restauro John Ruskin (Londra, 8 febbraio 1819 – Brantwood, 20 gennaio 1900) è stato uno scrittore, pittore, poeta e critico d'arte britannico. La sua interpretazione dell'arte e dell'architettura influenzarono fortemente l'estetica vittoriana ed edoardiana.
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Donati Fiorella
Beauty Coach. Quando il chirurgo ci aiuta a esaltare la nostra bellezza
ril. Piacersi è molto importante. Quando ci si piace, si acquista una maggiore sicurezza, si diventa più attraenti anche per gli altri e aumenta la gioia di vivere. Le persone non chiedono di cambiare ma, nell'ambito della propria bellezza, di raggiungere il massimo. In questo cammino, ci può aiutare il chirurgo estetico. Il chirurgo, infatti, è un coach, un allenatore, a cui, come pazienti, chiediamo cosa possiamo fare per esaltare la nostra bellezza e mantenere più a lungo la giovinezza. Esaltare, non cambiare: chi chiede di cambiare, di "rifarsi", segnala un disagio, una non accettazione di sé, che vanno compresi ma non assecondati. Fiorella Donati, chirurgo plastico, ci insegna come valorizzare al meglio il nostro corpo. Dalle occhiaie al décolleté, dalla cellulite ai glutei, l'autrice ci mostra che, prima di pensare a eventuali interventi, si può ricorrere a nuove tecniche non invasive e a prodotti naturali. Se però il problema è veramente importante, è il caso di chiedere aiuto alla chirurgia. Certo, nei confronti di questa scelta esiste una giustificata diffidenza, considerati i tanti risultati imbarazzanti che si vedono in giro. Per questo è necessario farsi guidare solo da chirurghi d'eccezione, che devono anche essere un po' artisti. Perché la bellezza non è un modello astratto di perfezione, ma un'armonia unica, che ciascuno possiede in modo diverso da tutti gli altri.
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Doni M. (cur.)
Disgusto e desiderio. Enciclopedia dell'osceno
ill., br. A quarant'anni dalla morte, oscena, di Pier Paolo Pasolini, artista osceno, è giunto il momento per riflettere con tenacia su un argomento che pochi come lui hanno contribuito a mettere a fuoco. L'osceno, appunto. L'osceno non si può archiviare facilmente, non si può ridurre a questioni di etichetta, di buone maniere, di convenienza ("questo non si dice", "questo non va bene"). L'osceno è molto di più, o meglio: è sempre qualcosa d'altro. Come il sublime, l'osceno agisce da attrattore infinito per la creatività umana: muove dal basso, dal degrado delle periferie, dalla pancia della cultura popolare, dagli organi e dalle sensibilità da sempre considerate inferiori... e tuttavia il suo potere è sommo. La sua virtù è quella di provocare, di impedire che ci si attardi nel solco delle proprie certezze, che ci si accontenti del proprio ordinamento accomodante, che ci si pieghi alla tirannia del proprio realismo. L'osceno turba la tranquillità degli assiomi, ridisegna i confini tra il dicibile e l'indicibile, cancella le distanze e ridistribuisce gli onori e gli oneri dell'organizzazione culturale. Se è vero, come sostenne Walter Benjamin, che cultura e barbarie sono in simbiosi, l'osceno è per così dire il propulsore, il combustibile di questa continua, vitale convivenza. I saggi qui raccolti intendono seguire e sondare questa provocazione; intendono cioè raccogliere la sfida, accettare e sviluppare la complessità che l'osceno rappresenta.
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