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‎Aa. Vv. (prefazione di Mario Guelfi)‎

‎Premio Bocca di Magra 1993‎

‎Prima edizione. Ottimo esemplare.‎

‎[Mal’Aria, libretti] (Arrigo Bugiani)‎

‎I Libretti di Mal’Aria‎

‎Edizione originale. CON DEDICA Rarissima collezione di quasi tutto il pubblicato dei «Libretti di Mal’aria» (non presenti soltanto i numeri 23, 25, 41, 46, 56, 63, 66, 69, 70 della serie “500 meno”. “500 meno 62” e “500 meno 68” mai stampati) completa anche del numero speciale fuori serie «Mossieri intravisti da Dilvo Lotti» del Natale 1977. La raccolta include inoltre: una lettera d’invio di alcuni libretti dattiloscritta e firmata a mano da Arrigo Bugiani dell’ottobre 1974, un biglietto d’auguri autografato datato 1974, un altro biglietto d’auguri autografato e con una xilografia di Pietro Parigi, tre lettere dello stesso Bugiani all’illustratore Angelo Guazzoni e il libretto fuori serie preparato in occasione della morte di Bugiani con un’incisione di Maraelisa Leboroni. Tutti gli esemplari - in totale 561 - sono in ottimo stato di conservazione, privi di particolari difetti da segnalare. La prima centuria è conservata nelle buste d’invio editoriali. Ideati nell’estate del 1960 dal geniale operaio-poeta-editore toscano Arrigo Bugiani per conservare traccia della rivista maremmana - da lui fondata nel 1951 e attiva, per nove numeri, fino al 1955 - «Mal’Aria», i «Libretti di Mal’Aria» erano creati con fogli di formato A4 di tipo diverso (comuni o di pregio, ma sempre cercata e recuperata da Bugiani in cartiere, tipografie o ovunque fosse disponibile carta di risulta o di scarto) piegati in quattro parti così da ottenere otto pagine. Progettati, composti, impaginati e dopo la stampa a Pisa con una tiratura fissa di 500 copie confezionati e spediti dallo stesso Bugiani, i 569 piccoli volumi che videro la luce tra il 1960 e il 1994 contenevano sempre una poesia, un testo, un’incisione donati da uno straordinario gruppo di poeti, scrittori e artisti che, per oltre trent’anni, supportarono questa meravigliosa e unica avventura editoriale. Organizzati in centurie ed eccentricamente pubblicati - come ricorda il figlio di Bugiani, Orso, i libretti «erano suddivisi in gruppi prima di sei, poi di dieci […], omogenei per genere, o poesia o curiosità. Accadeva così che, secondo la disponibilità di materiale, due, tre o quattro gruppi fossero lavorati insieme, ciò che faceva sì che molti libretti restassero indietro, stampati appresso a quelli che nella numerazione venivano dopo» -, essi ospitarono originali, inediti o riproduzioni di opere di Boccioni, Guttuso, De Pisis, Morandi, Modigliani, Parigi (solo per ricordarne alcuni), oltre alle parole, tra i tanti, di Sbarbaro, Barile, Luzi, Sinisgalli, Caproni. Una comunità di amici più che di collaboratori, stretta intorno a un progetto che aveva come solo la fine la condivisione il più possibile libera e disinteressata di frammenti di bellezza. E basterebbe leggere le parole di Bugiani impresse nel prezioso libretto fuori serie «Mossieri intravisti da Dilvo Lotti» per comprendere l’affetto e la stima che legavano l’editore a questa comunità e viceversa fin dai tempi della rivista «Mal’Aria», nonché la volontà di rendere accessibile a tutti il lavoro di scrittori e artisti che animò questa impresa tanto bizzarra quanto poetica: «La rivista maremmana “Mal’Aria” fu un semplice capriccio di provinciali che si sbizzarrì nel giro di soli nove numeri, negli anni dal 1951 al 1955. E siccome “di cosa nasce cosa e il tempo la governa”, finita la rivista, da essa derivarono foglietti dapprincipio popolareschi: veramente popolareschi, di contenuto e di portamento non costavano due centesimi fatti per riprendere cosucce vecchie poco note o dimenticate oppure per mettere alla portata dei poveri il notevole pregio di scrittori e artisti attuali. Ma chi l’avesse detto: si vede che in tali foglietti cosiddetti “Libretti di Mal’Aria”, c’era dentro il seme della continuità, il segno dell’origine, se la passione si ridestava come al tempo di prima […]. Dev’esser stato che questi uomini che avevano già sospinto “Mal’Aria” (generosi, stupiti, spregiudicati, nobili, vivaci, altruisti, modelli, liberi bellamente liberi) dettero mano, più tardi, ai libretti, chi in un modo chi in altro modo; e se no più, tutti, per mezzo di penna o matita, certo col soffio dell’animo». A. Bugiani, «Mossieri intravisti da Dilvo Lotti», «Libretti di Mal’Aria», Cursi, Pisa 1977; O. Bugiani, «Breve storia di Arrigo Bugiani poeta», Associazione culturale Resine, Savona 2010.‎

‎Munari, Bruno‎

‎Rose nell’insalata. Illustrazioni dell’autore [RAGAZZI]‎

‎Prima edizione nella collana «Libri per ragazzi». Ottimo esemplare (piccola traccia di etichetta rimossa al piatto posteriore)..‎

‎[D’Annunzio, Gabriele, Alceste De Ambris, Vittorio Graziani et alii]‎

‎Comando di Fiume d’Italia. Bollettino ufficiale [PRIMA SERIE]‎

‎Prima serie completa nn. 1-9 e 11 (il 10 mai pubblicato). Fascicoli in ottimo stato di conservazione, da segnalare solo minima fioritura al primo numero. IL 4 febbraio 1920 appare il numero I,1 del «Bollettino ufficiale» del Comando di Fiume d’Italia, con lo scopo principale di fare informazione e controinformazione: diffondere ai sostenitori e «agli avversari di buona fede» gli atti del Comando, e contrastare la campagna di denigrazione messa in campo dai nemici della causa fiumana. Il bollettino, che inizialmente appare con cadenza poco meno che quotidiana e via via si attesta tra il settimanale e il decadale, diventa uno strumento essenziale per registrare nel dettaglio le vicende dell’occupazione. Il suo successo fu tale che, nel maggio 1920, si provvide a stamparne una «prima serie» che ripercorre gli atti salienti del 1919: ne escono 10 fascicoli (l’ultimo erroneamente numerato «11») con l’indicazione di «prima serie» tra parentesi a seguire il numero, datati dal 12 settembre (marcia di Ronchi) al 25 ottobre. Salaris, Alla festa della rivoluzione (Bologna 2002); L’Arengario S.B., La città inquieta e diversa (2019), nn. 45-48, 60, 67; Guabello, Raccolta dannunziana, n. XXXXXX-; Gerra, L’impresa di Fiume, XXXXXX‎

‎[D’Annunzio, Gabriele, e Alceste De Ambris]‎

‎La Reggenza Italiana del Carnaro. Disegno di un nuovo ordinamento dello stato libero di Fiume. Qvis contra nos? [in: Bollettino del Comando di Fiume]‎

‎Prima edizione ufficiale della «Carta del Carnaro». Ottimo esemplare, normalmente brunito. «La Reggenza Itaiana del Carnaro» rappresentò la costituzione dello stato libero di Fiume italiana, documento-simbolo di quella sorprendente avventura rivoluzionaria cominciata il 12 settembre 1919 con la marcia dei legionari da Ronchi (oggi appunto Ronchi dei legionari, Gorizia) e conclusasi nel «Natale di sangue» del 1920. I bibliografi ritengono che essa sia stata stampata per la prima volta in una rarissima placchetta in sole 110 copie fuori commercio, con data 27 agosto 1920 (effettiva promulgazione dell’ordinamento) e con due refusi nel testo laddove negli articoli 18 e 35 compariva ancora il termine «repubblica», altrove sistematicamente sostituito con reggenza. In questa prima edizione ufficiale, a cui è dedicato invece il trentunesimo «Bollettino ufficiale del Comando di Fiume d’Italia», l’errore è per la prima volta sanato. -- La carta fu elaborata in gran parte da Alceste De Ambris, dal gennaio 1920 capo di gabinetto del comandante di Fiume d’Italia (sotto la sua guida si intensificarono le attività più avanzate in termini di propaganda rivoluzionaria), il quale consegnò la bozza il 18 marzo 1920, come «Costituzione della Repubblica italiana del Carnaro». Il 12 agosto, al Teatro Fenice di Fiume D’Annunzio pronuncia il discorso «Domando alla città di vita un atto di vita», nel quale si riferisce del lavoro sulla carta e della prossima scadenza fissata al 12 settembre per la promulgazione dello «Stato libero del Carnaro» — «la nostra nuova vita». Da questo momento fino al 27 agosto si colloca l’intenso lavoro di revisione e integrazione: «L’editing dannunziano consiste nella trasposizione dello scritto in prosa d’arte, con il sistematico uso, per indicare istituti e varie magistrature, di termini arcaici tratti dal linguaggio degli antichi statuti comunali e corporativi, e nella sostituzione della parola repubblica con reggenza. Da poeta, D’Annunzio trova perfino una giustificazione estetica, dicendo che “reggenza italiana del Carnaro” è un endecasillabo: “Il ritmo ha sempre ragione”» (Salaris, p. 86)‎

‎[Nuovi Quaderni di Giustizia e Libertà]‎

‎Nuovi Quaderni di Giustizia e Libertà [Torre Pellice]‎

‎Edizione originale stampata nella tipografia clandestina “L’Alpina” di Torre Pellice. Tutto il pubblicato del 1944 dei “Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà” (numeri 1, 2 - 3, 4). Quaderni 2 - 3 e 4 in ottimo stato, con normali segni d’usura alle brossure. Quaderno 1 con distacco fermato dei piatti della brossura e dorso con estese mancanze, ma carte in ottimo stato. Tutto il pubblicato del 1944 dei “Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà” stampati nella tipografia “L’Alpina” di Torre Pellice, luogo simbolo delle pubblicazioni clandestine antifasciste piemontesi in cui coraggiosamente nasceva e da cui coraggiosamente veniva diffuso il materiale partigiano. Questi “Nuovi quaderni” ripresero l’eredità dei primi quaderni di Giustizia e Libertà - quelli voluti da un gruppo di esuli antifascisti guidati da Carlo Rosselli ed Emilio Lussu e stampati a Parigi tra il 1932 e il 1935 - proponendosi, a partire dal maggio del 1944, come spazio di discussione alta dei problemi e delle soluzioni legati non soltanto all’ancora opprimente tempo presente, ma anche a quello futuro. Come si legge nelle toccanti pagine introduttive del primo numero infatti: «Le condizioni di lavoro dei superstiti redattori e dei giovani che ad essi si sono associati sono notevolmente più difficili, più pericolose di quelle esistenti dieci o dodici anni fa. La loro maggiore forza è data dalla speranza che ci si trovi ormai avviati verso la sconfitta del nostro nemico più immediato: il fascismo e il nazismo. Ma la sconfitta del nemico non significa ancora necessariamente - e guai a farsi illusioni su questo punto - la vittoria della causa nostra [...]. Bisogna insomma avere il coraggio di dare delle soluzioni che implichino una rottura non solo col fascismo, non solo coi Savoia, non solo col grande capitale parassita, ma con tutto il modo di pensare dell’epoca che finisce».‎

‎[Novecento - 900] (a cura di Massimo Bontempelli)‎

‎900 (Nuova serie)‎

‎Edizione originale. Numeri 1, 2 e 5 della nuova serie di «900» (luglio 1928; agosto 1928; novembre 1928). Numeri 1 e 2 con fioriture e bruniture ai piatti, piatto anteriore del numero 5 perimetralmente brunito. Per il resto ottimi esemplari. Rari. Numeri 1, 2 e 5 (luglio, agosto e novembre del 1928) della nuova serie di «900», rivista letteraria fondata nel 1926 da Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte edita, fino al terzo numero compreso, dalla romana “La Voce”, prima di passare alla Società Sapientia. Pubblicato in francese, dichiaratamente europeista e con un comitato di redazione d’eccezione composto da James Joyce, George Kaiser, Gómez de la Serna, Pierre Mac Orlan, il trimestrale (mensile dal luglio 1928) si proponeva di aprire i confini culturali italiani oppressi dal patriottismo imperante mettendoli a contatto con quanto di meglio la letteratura e l’arte internazionali avessero da offrire. Invisa per questa ragione ai sostenitori del movimento Strapaese e al regime, la rivista riuscì comunque a proseguire le pubblicazioni fino al giugno del 1929, per un totale di 17 numeri che ospitarono testi, tra i tanti, di Joyce, Woolf, Cechov, Tolstoj. Il clima di sospetto e l’aperta avversità nei confronti del progetto costrinsero comunque il direttore Bontempelli a cedere all’italianizzazione dei suoi “quaderni” a partire dal primo numero della “nuova serie” dell’estate 1928, qui parzialmente presentata. Un anno prima, Bontempelli aveva dovuto registrare anche il tradimento di Malaparte, uscito dalla rivista per entrare nel gruppo strapaesano di «Il Selvaggio».‎

‎[Il Contemporaneo] (Diretto da Romano Bilenchi, Carlo Salinari, Antonello Trombadori)‎

‎Il Contemporaneo. Settimanale di cultura‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato (196 fascicoli) della prima e della seconda serie (marzo 1954 - febbraio 1958) del settimanale «Il Contemporaneo». Fascicoli sciolti in ottime condizioni conservati in eleganti astucci con titoli al dorso raccolti in 6 cofanetti in tela. Rivista di letteratura, politica e cultura d’ispirazione marxista fondata a Roma nel 1954 sotto la direzione di Romano Bilenchi, Carlo Salinari e Antonello Trombadori. Settimanale fino al febbraio 1958 (quando terminano le pubblicazioni della “seconda serie” caratterizzata dal grande formato 42 x 58 cm), il periodico - che vantava nel proprio comitato direttivo, oltre ai già ricordati Salinari e Trombadori, Abe Steiner, Glauco Viazzi, Carlo Melograni e Renato Guttuso - comincerà a uscire dal marzo di quell’anno con cadenza mensile. Con articoli, interviste e approfondimenti di altissimo livello dedicati alla letteratura, all’arte e alla politica e con le sue pregevoli illustrazioni in bianco e nero, «Il Contemporaneo» si propose, fin dal numero inaugurale, di favorire la «conquista di un modo nuovo di guardare il mondo, senza evasioni e senza pessimismo [...] ma con ferma fiducia nelle possibilità umane di progresso; la conquista di una nuova vita morale è un fatto essenziale per una nuova cultura del nostro tempo».‎

‎[Il Libertario] (direttore responsabile: Mario Mantovani)‎

‎Il Libertario. Settimanale della federazione anarchica lombarda‎

‎Edizione originale. Parte del pubblicato degli anni 1946 (dal numero 51 - 52 al numero 69) e 1947 (dal numero 70 al numero 110, numero 97 mancante) del settimanale «Il Libertario». Esemplari in stato di conservazione più che buono (bruniti e occasionalmente fioriti con normali tracce di abrasione e usura). Settimanale anarchico milanese fondato nel 1944 da Mario Mantovani, successivamente direttore responsabile dal 1946 al 1960. Inizialmente pubblicato come organo della Federazione Comunista Libertaria Lombarda, in seguito alla nascita della Federazione anarchica italiana (F.A.I.) al Congresso di Carrara del settembre 1945 il periodico cambiò nome assumendo appunto il titolo di «Il Libertario. Settimane della federazione anarchica lombarda». Cessò le pubblicazioni nel settembre del 1961 a causa di pressanti difficoltà finanziarie e della sempre maggiore distanza tra la F.A.I. e i Gruppi anarchici di azione proletaria (GAAP).‎

‎[Mondo] (direttori Alessandro Bonsanti, Eugenio Montale e Arturo Loria)‎

‎Il Mondo. Lettere scienze arti musica [unito con:] Il Mondo europeo‎

‎Collezione completa. Ottimo esemplare, fresco e pulito, in solida legatura; rara la collezione in queste condizioni. Tutto il pubblicato dal numero 1 (7 aprile 1945) al numero 61 (15 febbraio 1948). «Il Mondo» fu fondato da Alessandro Bonsanti e dal lui diretto insieme ad Arturo Loria ed Eugenio Montale, coadiuvati da una vasta schiera di collaboratori d'eccezione. Interrotta la pubblicazione a ottobre 1946, continuò a distanza di cinque mesi con «Il Mondo europeo», continuità dimostrata anche dalla numerazione dei fascicoli, che riparte nel marzo 1947 da quella interrotta l’anno precedente. Rara la collezione completa anche del «Mondo europeo», le cui pagine iniziali e finali erano stampate su carta arancione. -- «Formato appena più grande di un moderno “tabloid”; sedici pagine a quattro colonne, e solo la prima a tre, quindici lire a copia, periodicità quindicinale, quasi a confermare le prudenze e le timidezze dell’editoria fiorentina» (Spadolini in Montale). -- «La parte dedicata alla letteratura viene affidata in genere alla sesta e settima pagina per quanto riguarda la critica letteraria, le recensioni, i dibattiti tra cui va segnalato almeno l’articolo di Eugenio Montale, ‘Fascismo e letteratura’, apparso sul primo numero; mentre la narrativa, spesso a puntate, e i testi poetici seguono nei due fogli successivi con un nutritissimo gruppo di collaboratori più o meno stabili — tra i nomi incontriamo Gadda, Cassola, Bassani, Pasolini, Banti, Fortini, Piovene, Manzini, Landolfi, Luzi, Brancati — che si riuniscono intorno ai tre direttori della rivista, Bonsanti, Montale e Loria. Tra le opere pubblicate si trovano delle vere primizie come l’inedito ‘Corto viaggio sentimentale’ di Svevo, la prima versione a puntate del romanzo della resistenza di Cassola, ‘Bube’, ‘Le due zitelle’ di Tommaso Landolfi, o ancora racconti e liriche di Giorgio Bassani, le ‘Due scene’ teatrali di Elio Vittorini. [...] a Carlo Emilio Gadda vengono assegnati gli eventi teatrali e talvolta musicali; Anna Banti si occupa di moda con gli elzeviri della ‘Torre del pipistrello’, Lalla Romano e Leonardo Sinisgalli si destreggiano tra esposizioni di pittori impressionisti e mostre di ceramiche» (Gubert) Gubert, scheda CIRCE; Gurrieri, Il Mondo 1945-1946: indici (Milano 2004); Montale, I miei scritti sul «Mondo» (Firenze 1981)‎

‎[Novecento - 900. Fondata da Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte]‎

‎900. Cahiers d’Italie et d’Europe‎

‎Edizione originale. Primi quattro numeri (autunno 1926; inverno 1926 - 1927; primavera 1927; estate 1927). Esemplari in ottime condizioni (lievi tracce d’usura alle copertine e carte leggermente brunite). Primi quattro numeri di «900», rivista letteraria fondata nel 1926 da Massimo Bontempelli e Curzio Malaparte edita, fino al terzo numero compreso, dalla romana “La Voce”, prima di passare alla Società Sapientia. Pubblicato in francese, dichiaratamente europeista e con un comitato di redazione d’eccezione composto da James Joyce, George Kaiser, Gómez de la Serna, Pierre Mac Orlan, il trimestrale - stampato in 1700 esemplari numerati - si proponeva di aprire i confini culturali italiani oppressi dal patriottismo imperante mettendoli a contatto con quanto di meglio la letteratura e l’arte internazionali avessero da offrire. Invisa per questa ragione ai sostenitori del movimento Strapaese e al regime, la rivista riuscì comunque a proseguire le pubblicazioni fino al giugno del 1929, per un totale di 17 numeri che ospitarono testi, tra i tanti, di Joyce, Woolf, Cechov, Tolstoj. Il clima di sospetto e l’aperta avversità nei confronti del progetto costrinsero comunque il direttore Bontempelli a cedere all’italianizzazione dei suoi “quaderni” a partire dal primo numero della “nuova serie” del luglio 1928 dopo aver già registrato il tradimento di Malaparte, che un anno prima aveva abbandonato la rivista per entrare nel gruppo strapaesano di «Il Selvaggio».‎

‎[Wendingen]‎

‎Wendingen [COLLEZIONE COMPLETA; COMPLETE RUN]‎

‎Edizione originale. Collezione estremamente rara di tutto il pubblicato (1918-1931) della rivista olandese d’architettura e di arti «Wendingen». Tutti i 116 fascicoli della collezione sono in ottimo stato di conservazione, singolarmente protetti in buste trasparenti. Comprende i sette numeri speciali dedicati a Frank Lloyd Wright rilegati in unico volume con illustrazione di H. Th. Wijdeveld s pagina 1 (versione rilegata del 1926 riservata agli abbonati alla rivista). Rarissima collezione di tutto il pubblicato dell’iconica rivista olandese «Wendingen». Creata nel 1918 grazie a Hendricus Theodorus Wijdeveld e al sostegno di altri importanti architetti-artisti del panorama olandese come Jan Frederik Staal, Karel Petrus Cornelis de Bazel, Johannes Ludovicus Mattheus Lauweriks, Pieter Lodewijk Kramer, Johan Melchior van der Mey, Michel de Klerk, la rivista «Wendingen» apparve da subito come elemento di rottura e rinnovamento e, del resto, “Wendingen” significa “rivolgimenti”, “cambiamenti” destinato a iniziare un nuovo corso nella storia delle riviste di settore, per almeno due ragioni. --- La prima – quella immediatamente visibile riguarda l’aspetto della rivista stessa: con il suo grande formato quadrato (33x33 cm), la stampa solo recto dei fogli 33x66 ripiegati, l’elegante rilegatura alla giapponese con rafia e le particolari e innovative scelte tipografiche, «Wendingen» si presentava come un oggetto decisamente nuovo, bizzarro e, per alcuni detrattori, intollerabilmente lontano dai canoni estetici tradizionali. Ma l’attenzione era ancor più catturata dalle copertine, non semplici presentazioni dei contenuti ma “cappotti” come amava definirle Wijdeveld che dovevano avvolgere e rappresentare lo stile del periodico, esattamente come un abito ricercato avvolge e in qualche modo rappresenta l’identità di chi lo indossa. Ecco allora le bellissime composizioni di forme e colori appositamente commissionate ad artisti e architetti (quando non erano realizzate dallo stesso Wijdeveld) generalmente stampate con metodo litografico o xilografico, tutte lì a dichiarare che, benché l’architettura rappresentasse il terreno di partenza di questa avventura editoriale, l’orizzonte voleva includere tutte le arti. --- Impossibile non ricordare in questo senso almeno la celeberrima copertina firmata nel 1921 dal maestro dell’Avanguardia russa El Lissitzky per il monografico dedicato a Frank Llyod Wright, con l’architetto americano di nuovo protagonista – tra il 1925 e il 1926 di sette numeri speciali. Documento ancora oggi fondamentale e straordinario sui lavori realizzati tra il 1911 e il 1923 dal massimo rappresentante del Movimento Moderno, questi fascicoli vennero pubblicati in lingua inglese per volontà dell’editore Mees con il titolo «The Life-Work Of The American Architect Frank Lloyd Wright» e raccolti già nel 1926 in un unico volume rilegato. Il notissimo architetto partecipò attivamente alla realizzazione del progetto che fu fortemente voluto da Wijdeveld, suo grande estimatore e qui autore non soltanto della prefazione ma anche della copertina.‎

‎[L’Acropoli. Rivista di politica] Omodeo, Adofo [direttore]‎

‎L’Acropoli. Rivista di politica‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato (16 fascicoli, dal gennaio 1945 all’aprile 1946) della rivista di politica «L’Acropoli». Esemplari in ottimo stato (minime mancanze al dorso di alcuni numeri, brossure con lievissimi segni d’usura, carte intonse leggermente brunite). L’ultimo numero (17-24) dedicato ad Adolfo Amodeo per la sua scomparsa conserva la fascetta editoriale. Fascicoli sciolti contenuti in cofanetto protettivo. Presenti anche il numero speciale commemorativo della rivista dell’aprile 1983 con interventi di Francesco De Martino, Alessandro Galante, Giovanni Pugliese Carratelli, Cosimo Ceccuti, Giovanni Spadolini e «”L’Acropoli” di Adolfo Omodeo, con lettere inedite” (estratto da «Nuova Antologia» dell’ottobre-dicembre 1982 e del gennaio-marzo 1983), Rivista di politica fondata nel gennaio 1945 dal grande storico e membro del Partito d’Azione Adolfo Omodeo, rettore dell’Università degli Studi di Napoli dall’ottobre del 1943 fino alla sua morte sopraggiunta nell’aprile del 1946, mese in cui cesseranno anche le pubblicazioni del periodico realizzato con l’editore napoletano Gaetano Macchiaroli. Studioso dei totalitarismi e difensore della libertà e della democrazia nel loro senso più alto e pieno, Omodeo volle - come scrisse nella premessa al primo numero - che questa rivista fosse un luogo di “critica politica” (con la politica intesa come campo in cui rientra l’intera realtà umana) per far rinascere la vita civile italiana: «Critica politica perciò ci occorre: critica degli ideali e critica delle azioni, calcolo delle forze e calcolo dei limiti. Se esiste una critica delle altre forme e degli altri atteggiamenti spirituali, critica dell’arte, della filosofia, della storia, non si capisce perché non debba esistere una critica della politica».‎

‎[Le Courrier Francais] (Direttore: Jules Roques)‎

‎Le Courrier Francais‎

‎Edizione originale. Numeri 1 - 26 (gennaio - giugno) del 1891 e 1 - 25 (gennaio - giugno) del 1894 rilegati in due volumi in tela. Lievi tracce di usura ai piatti dei volumi e carte dei fascicoli occasionalmente brunite ma nel complesso ottimi esemplari. Numeri 1 - 26 del gennaio-giugno 1891 e 1 - 25 del gennaio-giugno 1894 della rivista «Le Courrier Francais». Fondato nel 1884 da Jules Roques e attivo fino al 1911, il settimanale illustrato si impose come uno dei più popolari e influenti periodici satirici del periodo a cavallo tra XIX e XX secolo. Dedicato, come recitava il sottotitolo, a “letteratura, belle arti, teatro, medicina, finanza”, il giornale in uscita ogni sabato si presentava come una raccolta di testi, approfondimenti e notizie accompagnati da vignette e belle tavole in bianco e nero a piena pagina. Ai numeri collaborarono importanti illustratori come Adolphe Willette, Jean-Louis Forain, Henri Pille.‎

‎Rochefort, Henri‎

‎La Lanterne par Henri Rochefort‎

‎Edizione originale. Numero 8 del 25 luglio 1868 e tutto il pubblicato dal numero 20 del 10 ottobre 1868 al numero 45 del 3 aprile 1869 della prima serie di «La Lanterne par Henri Rochefort». Esemplari con chiari segni del tempo, qualche strappo e mancanza alle brossure ma nel complesso in stato più che buono. Quando il giornalista Henri Rochefort venne licenziato da «Le Figaro» per alcuni articoli duramente critici nei confronti del regime imperiale di Napoleone III, la storia di «La Lanterne» ebbe inizio. Per nulla colpito da quell’allontanamento, Rochefort cominciò piuttosto a ideare questi volumetti satirici con formato 15 x 10 e la caratteristica copertina arancione destinati a circolare non soltanto in territorio francese dal maggio 1868 alla fine del 1869. Inizialmente stampata a Parigi, il numero 11 dell’8 agosto costò a Rochefort una pesante condanna, il bando definitivo della rivista dalla Francia e la fuga a Bruxelles per evitare il carcere. Qui - ospite di Victor Hugo, esule in Belgio ormai da molti anni - riprese le pubblicazioni che continueranno a raggiungere clandestinamente la Francia fino al termine del 1869. Una seconda serie di «La Lanterne» - questa volta stampato a Ginevra - vedrà la luce dal 1874 al 1876.‎

‎[Mercurio. Mensile di politica, arte, scienza] (Direttrice: Alba De Céspedes)‎

‎Mercurio. Mensile di politica, arte, scienze‎

‎Edizione originale. Collezione scompleta: tutto il pubblicato del 1944 e del 1945, numeri 17, 18, 19, 20, 27 - 28 del 1946. 1947 e 1948 non presenti. Esemplari complessivamente in ottimo stato conservati in astucci e cofanetti protettivi. Rivista di «politica, arte, scienza» fondata nel settembre del 1944 a Roma, ovvero poco dopo la Liberazione della città nel giugno dello stesso anno. Diretto dalla scrittrice e partigiana Alba De Céspedes - voce di Radio Bari da dove, con il nome di battaglia “Clorinda”, invitava alla Resistenza chiedendo, in particolare, l’attiva partecipazione delle donne - , il mensile si presentò da subito come un contenitore di interventi politici, saggi e racconti di altissimo profilo e come un luogo di rinascita culturale e civile. Seppur segnata da frequenti difficoltà economiche e organizzative, nei suoi quattro anni di vita (dal settembre 1944 al marzo-giugno 19448) «Mercurio» ospitò le parole - solo per ricordare alcuni nomi - di Moravia, Montale, Ungaretti, Vittorini, Ginzburg, Silone o ancora di Hemingway e Sartre, nonché le illustrazioni di Guttuso, Vedova, De Pisis, Carrà, Birolli, Manzù... Da segnalare i numeri speciali, a partire da quello del dicembre 1944 dedicato alle sofferenze e alla resistenza dell’Italia ancora occupata, con contributi, tra i tanti, della stessa De Céspedes, di Pratolini, Debenedetti, Natalia Ginzburg, Moravia, Montale e illustrazioni di Bartolini, Gentilini, Guttuso, Leoncillo, Scialoja. Un numero analogo comparirà nel dicembre 1945 per celebrare la lotta di Liberazione.‎

‎[Il giornale illustrato] (Reggente: I. Maggi; poi: G. Pignattelli, poi: M. Ellena)‎

‎Il giornale illustrato‎

‎Edizione originale. Tre annate complete (1864, 1865, 1866 - gennaio 1867). Fascicoli complessivamente in ottimo stato rilegati in due volumi mezza pelle coeva. Mancanze e segni d’usura ai piatti e al dorso del primo volume (I e II annata). Bellissimo settimanale illustrato fondato a Torino nel 1864, prima di spostare la propria sede a Firenze quando la città toscana divenne capitale del Regno d’Italia. In un periodo di iniziale e ancora difficile diffusione dei periodici illustrati sul territorio italiano, questa rivista con incisioni in bianco e nero (spesso a piena o anche a doppia pagina) e notizie d’attualità, letteratura e arti rappresentò uno dei tentativi più riusciti di consolidare questo tipo di pubblicazione che all’estero - specie in Francia, Inghilterra e negli Stati Uniti - si era ormai già affermata. Originariamente diretto da Isidoro Maggi e composto da 52 uscite per ogni annata, «Il Giornale illustrato» ebbe inizio con il numero 1 del 5 giugno 1864 per poi proseguire fino al 1868.‎

‎[Il Fuidoro. Cronache napoletane] (Direttore: Massimiliano Vajro)‎

‎Il Fuidoro. Cronache napoletane.‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato dal 1954 al 1958. Fascicoli in ottimo stato di conservazione, solo lievemente bruniti alle carte e con qualche raro, occasionale strappo alle brossure (numeri 1 - 2 e 3 - 4 del 1954 con dorso editorialmente non incollato ai fascicoli). Fondato a Napoli nel 1954, «Il Fuidoro. Cronache napoletane» rievocava già nel titolo la figura di Vincenzo D’Onofrio, scrittore partenopeo del XVII secolo che, con lo pseudonimo “Innocenzo Fuidoro” - anagramma del nome -, firmava la proprie opere, a partire da «I giornali di Napoli», raccolta destinata a riportare notizie legate alla città campana non priva di invettive satiriche contro i nobili locali. Similmente, il periodico diretto dal giornalista Massimiliano Vajro si proponeva di raccontare aspetti e personaggi della storia, della cultura, dell’arte e della vita napoletane con contributi di alto livello. Il primo numero (doppio) apparve nel maggio del 1954 per poi proseguire con numeri doppi o tripli fino al 1958, anno in cui furono pubblicati due soli doppi numeri: l’1 - 2 per gennaio-giugno e il 3 - 4 per luglio - dicembre.‎

‎[Letteratura] (Direttore Alessandro Bonsanti)‎

‎Letteratura. Rivista trimestrale di letteratura contemporanea poi rivista di lettere ed arte contemporanea.‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato dal 1937 al 1947 (36 numeri più il volume speciale fuori serie dedicato a D’Annunzio del 1939). Contiene i numeri 26, 27, 28, 29 e 31 con la prima versione completa del «Pasticciaccio» di Gadda, pubblicato a puntate sulla rivista nel 1946. Tutti i fascicoli sono in ottime condizioni (normali segni d’usura alle brossure). “Letteratura” è un trimestrale che comincia nel gennaio 1937 e prosegue con regolarità — fascicoli di 160/180 pagine circa — fino al 1942, quando la guerra comincia a farsi sentire: escono solo tre numeri quell’anno, e solo due nel 1943, prima della pausa definitiva; i fascicoli dal 1941 al ’43 presentano inoltre un numero di pagine leggermente ridotto. Le pubblicazioni riprendono nel 1946, con cadenza però bimestrale, salutando i Fratelli Parenti, «suoi coraggiosi editori», e aprendo le edizioni di «Letteratura»: si pubblicarono ancora dieci fascicoli (con il numero 35 che copre quattro mesi e il 36 che chiude a fine 1947) mantenendo inalterato l’aspetto e, compatibilmente con le difficoltà del periodo, la qualità. La numerazione prosegue senza interruzioni tra le varie annualità, facilitando il compito di collazione; i numeri sono 36 ma i volumi 37 poiché bisogna contare il numero dannunziano fuori serie. -- Alessandro Bonsanti (1904-1984) si era formato nella redazione di “Solaria”, fondata dal suo buon amico Alberto Carocci, della quale fu condirettore dal 1930 fino al 1933. Sulle colonne di Solaria avevano pubblicato un po’ tutti gli scrittori italiani, ma nello specifico le edizioni della rivista avevano dato voce per prime ad autori del calibro di Salvatore Quasimodo, Carlo Emilio Gadda, Cesare Pavese, Elio Vittorini, Virgilio Giotti (per limitarsi ai maggiori): conclusa quell’esperienza, e con quell’amplissimo bagaglio di contatti tra la migliore intellettualità letteraria italiana dell’epoca, a partire dal gennaio 1937 Bonsanti seppe dar vita a un corposo trimestrale letterario in veste sobria quanto rigorosa. Ciascun numero è un concentrato delle migliori firme, che consegnano alla rivista la loro migliore produzione originale. Sfogliando i corposi indici dei fascicoli si susseguono senza soluzione di continuità i nomi di Carlo Emilio Gadda, Gianfranco Contini, Enrico Falqui, Mario La Cava, Eugenio Montale, Tommaso Landolfi, Luigi Bartolini, Elio Vittorini, Carlo Bo, Luigi Berti, Giovanni Comisso, Alberto Moravia, Natalia Levi (Ginzburg), Sergio Solmi, Antonio Delfini, Mario Praz, Salvatore Quasimodo, Mario Luzi, Alfonso Gatto, Giorgio Bassani, Umberto Saba, Virgilio Giotti, Vasco Pratolini, Alessandro Parronchi, Sandro Penna, Attilio Bertolucci, Leonardo Sinisgalli, Vittorio Sereni, Luciano Anceschi, Franco Fortini... (per tacere i nomi di svariati ‘minori’ che qui si escludono per necessaria economia). In pratica il «Chi è?» della letteratura italiana contemporanea degli anni ’40, o — per fare un paragone che suonerà familiare ai bibliofili — come sfogliare l’elenco dei nomi del repertorio Gambetti e Vezzosi. L’esempio di Carlo Emilio Gadda è forse il più adeguato a rendere la ricchezza, qualitativa ma anche quantitativa, dei contenuti di “Letteratura”: uno scrittore notoriamente così reticente come il gran lombardo nell’arco dei dieci anni scarsi di durata della rivista consegna a Bonsanti due romanzi a puntate (sette e cinque «tratti» della «Cognizione del dolore» e del «Pasticciaccio») e quattro prose: «Meditazione breve - circa il dire e il fare», «Postille a un analisi stilistica», «Quattro figlie ebbe e ciascuna regina», «Un “Concerto di 120 professori”». Con una regolarità, non interrotta nemmeno dalla guerra — alla riapertura nel 1946 è la volta del «Pasticciaccio» — che pensando a Gadda suona quasi miracolosa. Ma all’esempio gaddiano se ne potrebbero aggiungere quasi altrettanti per ogni autore succitato, e ci limitiamo allora a qualche flash come «Il mar delle Blatte» di Tommaso Landolfi, «Conversazione in Sicilia» di Elio Vittorini (pure a puntate), i «Lirici greci» di Salvatore Quasimodo; tutte opere in rigorosissima anteprima, colte nel momento del loro farsi. L’attenzione spazia su tutto l’arco delle letterature straniere, sulla storia della letteratura italiana contemporanea (con l’avvio della riflessione sulle riviste letterarie “La Voce” e “La Ronda”»), sulla letteratura moderna e antica; di grande valore (e particolarmente raro) il numero monografico fuori serie dedicato nel marzo 1939 a Gabriele D’Annunzio pareggiato nel dopoguerra dal monografico su Marcel Proust, numero 36 e ultimo della serie storica. Paola Gaddo, voce CIRCE (con amplia bibliografia); Sebastiani, Letteratura 1937-1947: indici (Milano 1991) 37 volumi‎

‎[Vent’anni. Quindicinale di bonifica integrale] (Fondato da Guido Pallotta)‎

‎Vent’anni. Quindicinale di bonifica integrale (poi: Vent’anni in armi. Quindicinale di combattimento)‎

‎Edizione originale. Collezione scompleta di otto annate (dalla I alla IX del 1942, anno di chiusura della rivista) del periodico dei G.U.F. di Torino. Fascicoli sciolti in ottime condizioni conservati in due astucci con cofanetti in tela blu e titoli oro al dorso. Numeri presenti: 10 - 11 del I anno; dal 2 al 14 - 15 del II anno; 1 -2, 3, 5, 9, 10 - 11 del III anno; dal numero 8 al 17 e numeri 23 e 24 del V anno; numeri 1, dal 3 al 13, dal 15 al 21, 23 e 24 del VI anno; dall’1 al 24 del VII anno; dall’1 al 6, dall’8 al 21, 23 e 24 dell’VIII anno; dall’1 al 5, dal 7 al 12, 17 e 18 del IX anno. Rivista dei G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti) di Torino fondata da Guido Pallotta nel 1932. Originario di Forlì, dove era nato nel 1901, Pallotta partecipò diciottenne all’Impresa di Fiume per poi diventare giornalista per la «Gazzetta del popolo» e il «Popolo d’Italia». Nominato segretario dei G.U.F. torinesi nel 1931, poco dopo diede vita al mensile - dal secondo anno, quindicinale - «Vent’anni», organo ufficiale degli studenti universitari fascisti del capoluogo piemontese e poi megafono del volontarismo fascista tutto che, a ridosso dell’entrata italiana in guerra, cambiò il proprio nome in «Vent’anni in armi» (poi: «Vent’anni in armi. Quindicinale di combattimento»). Partito per il fronte africano a capo della “Compagnia universitaria Principe di Piemonte” (di cui egli stesso aveva chiesto e ottenuto la formazione), Pallotta morì in combattimento nel dicembre del 1940. Alla sua scomparsa è dedicato il numero 12 del 12 aprile 1941, quando la notizia della sua morte divenne ufficiale.‎

‎[Ordine Nuovo (L’): direttore: Antonio Gramsci]‎

‎L’Ordine Nuovo. Rassegna settimanale di cultura socialista‎

‎Prima edizione numerata. Esemplare numero 255 nella ristampa Feltrinelli del 1966 di tutto il pubblicato di «L’Ordine Nuovo» (1 maggio 1919 - 24 dicembre 1920 e 1 marzo 1924 - 1 marzo 1925. Fascicoli raccolti in mezza pergamena con piatti in cartone marmorizzati in ottimo stato (carte normalmente brunite, tracce di sporco al dorso della legatura. Ristampa Feltrinelli del 1966 di tutto il pubblicato dall’1 maggio del 1919 al 24 dicembre del 1920 e dall’1 marzo 1924 all’1 marzo 1925 del periodico fondato da Antonio Gramsci, a Torino nello stesso 1919. Inizialmente pubblicato con cadenza settimanale come voce del comunismo torinese, «L’Ordine Nuovo» divenne nel 1921 organo ufficiale del neonato Partito Comunista Italiano (fondato a Livorno il 21 gennaio di quell’anno grazie alla spinta determinante di Gramsci e di due fondamentali collaboratori della rivista, ovvero Terracini e Togliatti), continuando le proprie pubblicazioni fino al novembre 1922. Nel marzo del 1924, quando Gramsci aveva da poco dato vita a «L’Unità», «L’Ordine Nuovo» tornerà come quindicinale sotto la direzione di Ruggiero Greco e con sede a Roma, prima che il regime fascista ne imponesse la definitiva chiusura un anno più tardi.‎

‎[Il Travaso delle Idee] (Fondato da Filiberto Scarpelli)‎

‎Il Travaso delle Idee. Organo ufficiale delle persone intelligenti‎

‎Edizione originale. Annate 1934 (mancano numeri 4, 19, 21, 22, 25, 26, 27, 46, 51), 1936 (mancano numeri 41, 46, 52) e 1940 - 1941 (dal numero 34 del 25 agosto 1940 al numero 52 del 25 dicembre 1941), per un totale di 162 numeri. Fascicoli del 1934 e del 1936 sciolti, conservati in astucci e cofanetti protettivi con titoli oro al dorso. Fascicoli del 1940 tolti da precedente legatura (ancora parzialmente legati tra loro). Esemplari complessivamente in ottime condizioni, con normali segni del tempo (distacco della copertina nel numero 34 del 1940). Notissimo e longevo settimanale satirico fondato a Roma nel 1900 e attivo fino al 1966. Nata per volontà dell’eclettico giornalista, illustratore e pittore Filiberto Scarpelli che aveva, alla fine del 1899, rilevato il periodico dell’amico Tito Livio Cianchettini «Il Travaso d’Idee», la rivista proseguì con la stessa impostazione ferocemente e ironicamente critica nei confronti della classe politica e di satira dei costumi, avvalendosi di collaborazioni importanti soprattutto per le belle illustrazioni spesso a piena pagina (da segnalare, in questo senso, almeno i nomi di Daniele Fontana, Guido Vieni, Luigi Bompard, Marcello Dudovich, Enrico De Seta, Jacovitti e del figlio di Filiberto, Furio Scarpelli). Benché privo di una precisa linea politica, in epoca fascista «Il Travaso delle Idee» si allineò progressivamente alle posizioni del regime causando anche l’allontanamento di Scarpelli, che al fascismo aveva guardato con simpatia senza tuttavia smarrire la propria vocazione insofferente nei confronti di qualsivoglia autorità e posizionamento rigido. Ancor prima della sua morte nel 1933 per mano di un creditore ubriaco, la direzione della rivista passò dunque a Toddi (Pietro Silvio Rivetta) e poi, dal 1935, a Osvaldo Gibertini (sostituito nel 1939 da Guido Milelli). Nel dopoguerra, «Il Travaso» tornò in edicola avendo come direttore l’umorista Guasta (Guglielmo Guastaveglia) - già a capo del settimanale fino al 1926 - e proseguendo le pubblicazioni fino al 1966.‎

‎[Voce della ragione] (Monaldo Leopardi)‎

‎La Voce della ragione. Giornale filosofico, teologico, politico, istorico, letterario‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato dal 1832 al 1835 in quindici tomi, tutti in ottime condizioni. Estremamente raro in queste condizioni e grado di completezza. Creata nel 1832 dal conte recanatese Monaldo Leopardi, già autore di opere politiche a carattere fortemente conservatore, e stampata a Pesaro dal tipografo Annesio Nobili – a sua volta ostile ai moti rivoluzionari che avevano scosso anche l’Italia nel 1830 e 1831 e pronto per questo a diffondere clandestinamente libri antiliberali, tra cui i «Dialoghetti sopra le materie correnti nell’anno 1831» del Leopardi -, «La voce della ragione» si propose come sodale ed erede della «Voce della verità» di Modena di cui, nel saggio introduttivo al primo fascicolo, i redattori - ovvero il conte e i figli Paolina e Pierfrancesco - celebravano il coraggio per aver tolto «alla cabala antisociale la privativa della favella libera e ardimentosa» e per aver sostenuto i partigiani «dell’ordine e della giustizia». E ordine, giustizia e spirito autenticamente votato alla salvaguardia della società - laddove per società si deve intendere un organismo retto sul rispetto del potere religioso e politico in quel tempo percorso da insurrezioni e rovesciamenti - sono ciò che il quindicinale si proponeva a sua volta di promuovere e difendere, ospitando contributi “filosofici, teologici, politici, istorici, letterari” in linea con questi principi.‎

‎[Valdilamone] (Direttore Giuseppe Liverzani)‎

‎Valdilamone. Rivista di lettere e d’arti (poi: Rivista romagnola di lettere e d’arti)‎

‎Edizione originale. Numeri I-II del 1927; II e III del 1929; I, II, III e IV del 1930; I, II, III e IV del 1931. Esemplari in ottimo stato (normali tracce di usura e leggere fioriture ai piatti delle brossure). Presente il numero doppio inaugurale del 1927 e le annate complete del 1930 e 1931. Fondata a Faenza nel 1927 da Giuseppe Liverzani e attiva con uscita trimestrale irregolare fino al 1935, la rivista «Valdilamone» si proponeva come luogo di salvaguardia e di divulgazione della storia, della cultura e dell’arte del ravennate (benché aperto anche al più vasto panorama letterario e artistico nazionale). Come scritto nelle pagine introduttive del numero inaugurale del 1927, infatti, il periodico avrebbe dovuto: «Stimolare e unire le riposte sane giovani energie della nostra terra, innalzare il pensiero e il sentimento del nostro popolo, ecco il compito che la Rivista si propone; ed ecco ancora il chiaro dovere che essa addita a tutti i cittadini che sentono per l’arte e per la cultura un amore nobile e operoso». Stampato in formato 25 x 17 cm, questi quaderni della Valle del Lamone erano caratterizzati anche dalle belle copertine realizzate con eleganti incisioni (da segnalare almeno il nome di Serafino Campi).‎

‎[Il Costituzionale] (Direttore Angelo Alpron)‎

‎Il Costituzionale‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato del 1848 dal numero 1 del 14 agosto al numero 119 del 31 dicembre. Fascicoli sciolti (normali tracce d’usura e segni al dorso di precedente legatura ma complessivamente in stato più che buono quando non ottimo) conservati in cofanetto color avorio con titoli al dorso. Quotidiano fondato a Trieste nell’agosto del 1848 da Angelo Alpron e attivo per due annate. Stampato per i tipi della tipografia Weis, il bifoglio si propose, sull’onda dei moti risorgimentali, come voce moderata della fazione triestina filo-italiana, benché tale moderazione non impedì alle autorità austriache di guardare con sospetto all’influenza che, in poco tempo, il giornale riuscì a conquistare nell’area di diffusione. Scriveva infatti il vicesegretario del governo de Klinkowström al Ministro della Giustizia nel gennaio del 1949: «Considero “Il Costituzionale” come particolarmente pericoloso, quantunque non sia tanto pessimista da credere che tutti i suoi abbonati, reclutati fuori di Trieste e specialmente sulle coste ex venete dell’Istria, giurino per la bandiera della rivoluzione». Ma la tensione che guardava con favore alle insurrezioni e ai processi di unificazione dell’Italia si legava, nello spirito del quotidiano, anche alla più particolare e complessa questione ebraica. Ebreo goriziano, il fondatore e direttore Alpron vedeva - come molti ebrei della nuova generazione - con estrema speranza allo Statuto Albertino promulgato nel marzo del 1848 in cui, per la prima volta, si dichiarava l’uguaglianza di tutti i sudditi, concedendo di fatto pari diritti civili e religiosi anche alla discriminata minoranza ebraica. Cfr. T. Catalan, «Ebrei triestini fra ribellione e lealismo all’Austria nel 1848 - 1849”, in «Studi in onore di Giovanni Miccoli», EUT, 2004, Trieste pp. 239 - 241.‎

‎[Rivista di Storia economica] (Diretta da Luigi Einaudi)‎

‎Rivista di Storia economica‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato dal 1936 al 1943. Fascicoli in ottime condizioni conservati in 3 cofanetti protettivi con titoli oro al dorso. Quando nel 1935, in seguito agli arresti del marzo 1934 dei membri torinesi di Giustizia e Libertà, il regime fascista impose anche la chiusura della rivista «La riforma sociale» fondata nel 1894 da Luigi Roux e Francesco Savero Nitti, Luigi Einaudi - che di quello storico periodico era stato direttore fin dal 1908 - decise di dare vita alla «Rivista di Storia economica». Negli anni di attività stretti tra il 1936 e il 1943 la creatura einaudiana fu un luogo di rigoroso studio e di rigorosa indagine dei legami passati e presenti tra storia del pensiero economico e storia economica, comprendendo Einaudi quanto profondo fosse l’impatto della teoria sulla pratica economica e sulla realtà in tutti i suoi aspetti. Il trimestrale, costretto alla chiusura dalla guerra con il numero doppio del marzo-giugno 1943, avrebbe ripreso le attività con una nuova serie nel 1984 consolidandosi, sotto la casa editrice Il Mulino, come una delle riviste di settore più prestigiose.‎

‎[Mal’aria]‎

‎Mal’Aria. Rivista maremmana. Direttore responsabile Arrigo Bugiani‎

‎Brossura originale di color verde, in 4°, pagine 20/24 ogni fascicolo. La collezione che offriamo é mancante dei numeri 5 e 7 dei nove fascicoli pubblicati. Segnaliamo: n. 8 Dodici poesie di Luigi Bartolini, edizione originale, 7 litografie dello stesso a p.p., 1 su doppia pagina 3 n.t., tutte su fondo colorato; n. 4 dedicato a Lorenzo Viani con 7 xilografie a p.p., 2 n.t. e uno scritto di Bartolini; n. 9 Presenza di Domenico Giuliotti con scritti di Bartolini, Betocchi, Fallacara, Lisi, Rosai ed altri.‎

‎[Michelangelo Pistoletto] [Tau / Ma]‎

‎Le stanze. Ottobre 1975 - settembre 1976. Dodici mostre consecutive nell’arco di un anno alla galleria Christian Stein di Torino [Tau / Ma 5]‎

‎Prima edizione. Distacco dei piatti della brossura insieme alla prima e ultima carta, per il resto un ottimo esemplare. Fascicolo parte di «Tau / Ma 5», la rivista/raccoglitore di libri d’artista, pubblicata a cadenza annuale in sette numeri dal 1975 al 1981. Le prime undici, delle dodici mostre del titolo, sono raccontate da Pistoletto con un accostamento di testi a cura dell’artista (con traduzione inglese a cura di Malcom Skey) e immagini fotografiche di Paolo Mussat Sartor. La dodicesima mostra è invece così descritta: «Nel mese di settembre del 1976 è stata spedita dalla galleria Stein di Torino ad ogni destinatario delle 11 precedenti paginette informative una pagina stampata completamente in nero e senza alcuna parola scritta, come annuncio e contemporaneamente come realizzazione della dodicesima mostra», segue, in fine di volume, una pagina nera.‎

‎[Acrobat mime parfait]‎

‎Acrobat mime parfait. Periodico d’arte‎

‎Tutto il pubblicato, ottobre 1980 e marzo 1981. Ottimi esemplari. Presente anche la rara brossura pubblicitaria, pubblicata prima che la rivista uscisse, che contiene interviste, tra gli altri, a Giovanni Anselmo, Alighieri Boetti, Pierpaolo Calzolari, Luciano Fabro, Mimmo Paladino e Gilberto Zorio. Periodico d’arte ricco di articoli su artisti accompagnati da riproduzioni delle loro opere, attento, secondo Maffei, «alle corrispettive tendenze poetiche e letterarie». Interventi, tra gli altri, su Fausto Melotti, Sandro Chia, Mimmo Paladino, Osvaldo Licini, Alighiero Boetti, Scipione, Meret Oppenheim. In appendice traduzioni in inglese e in tedesco degli articoli salienti in ciascun numero. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 272.Bit. Arte oggi in Italia 2 voll.‎

‎[Città di Riga]‎

‎La città di Riga‎

‎Tutto il pubblicato, entrambi i numeri. Ottimi esemplari (dorsi leggermente bruniti e lieve fioritura alla brossura del primo volume). Scrive Maffei che la redazione mista, composta da critici affermati e artisti che si muovevano sul fronte avanguardistico coevo, «cerca di annullare ogni discrimine disciplinare». Vi si trovano rappresentati artisti come Giovanni Anselmo, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini e Michelangelo Pistoletto. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 277. 2 voll.‎

‎[Senzamargine] [Senza margine]‎

‎Senzamargine [Senza margine]‎

‎Primo e unico numero. Ottimo esemplare. Pecetta dei prezzi al piatto posteriore. Unico numero pubblicato della rivista diretta da Alberto Boatto, che fino ad allora aveva curato «Cartabianca» e se ne era appena staccato. Numero curato da Argan e Asor Rosa che firmano i due articoli di apertura, «Arte come contestazione» e «Vendere libertà». Oltre all’intervento del direttore Alberto Boatto, anche quelli di Achille Bonito Oliva, Germano Celant, Angelo Trimarco e Maurizio Fagiolo e Rubina Giorgi e altri. Pur continuando nel solco politico-estetica di «Cartabianca», l’impaginazione di «Senzamargine» si rivelò estremamente sperimentale. Raro. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 285.‎

‎Nannucci, Maurizio (a cura di)‎

‎Mèla. a/per/iodico di scrittura ed immagini da marciana isola d’elba‎

‎Tutto il pubblicato. Serie completa (5 numeri). Lievissima, marginale fioritura alla prima carta del primo numero (estate/autunno 1976), per il resto ottimi esemplari. Rivista d’artista pubblicata tra il 1976 e il 1981 con la curatela di Maurizio Nannucci. «Mèla» — “a/per/iodico di scrittura ed immagini da maricano isola d’elba” — uscì in 5 numeri con i contributi di artisti fondamentali della scena italiana e internazionale quali Alighiero Boetti, Mario Merz, Sol LeWitt, Giulio Paolini, Claudio Parmiggiani, Philip Glass, Franco Vaccari, Daniel Buren, John Lennon e Yoko Ono. Edita dal secondo numero (primavera/estate 1977) dalla Biancoenero edizioni d’arte di Roma e, per il primo numero, da Rosanna Barbiellini Amidei — fondatrice, con Gianfranco Giorgi Rossi, della stessa Biancoenero —, la rivista prevedeva per ogni uscita una tiratura di 500 copie più 50 numerate riservate agli autori, con un unico foglio 100 x 70 ripiegato quattro volte. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 282.‎

‎[Carta bianca] [Cartabianca] [Alberto Boatto, direttore]‎

‎Cartabianca [Carta bianca]‎

‎Collezione dei primi tre numeri incluso il rarissimo numero di novembre 1968, incentrato sulla contestazione e sull’arte politica. Fisiologici segni del tempo alle brossure, nel complesso esemplari in ottimo stato di conservazione. Rivista nata insieme alla galleria d’avanguardia romana L’Attico di Fabio Sargentini, da cui fu finanziata. Con soli cinque numeri all’attivo, «Cartabianca» fu diretta da Alberto Boatto per le prime tre uscite, poi sostituito da Adele Cambria. Nella presentazione della rivista del marzo del 1968 la vocazione politica — di rottura e rinnovamento — della rivista è resa manifesta: dopo aver celebrato il “nuovo” come forza capace di scardinare antichi equilibri e scambi di favori interni anche al mondo dell’arte e aver presentato «Cartabianca» come voce del “nuovo” stesso, gli autori precisano nella righe conclusive il loro progetto: «Di fronte al potere assorbente della maggioranza, il nuovo deve assegnarsi il compito, costruendosi un solido margine di autonomia, di trasformarsi anch’esso in potere di minoranza. [...] Tra gli altri obiettivi anche questo, non affatto utopistico ma realistico, dacché corrisponde ad una urgenza precisa [...]. Arrivare a produrre alcune chiarificazioni e un paio di scissioni, sino a far precipitare in parti questo potere accentrante, risulterebbero azioni oltremodo meritorie. Più modestamente il nostro programma potrebbe essere così formulato: operiamo affinché non si continui a stare tutti insieme pur non stimandoci affatto, ma affinché ciascuno ritrovi e lavori con i propri amici». Si segnalano, tra gli interventi pubblicati, testi di Alberto Boatto, Achille Bonito Oliva, Germano Celant e Maurizio Fagiolo. Vi si trovano inoltre rappresentati gli artisti che allora erano coinvolti con la galleria L’Attico, tra cui Giovanni Alselmo, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Michelangelo Pistoletto e Gilberto Zorio. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 276.‎

‎[AlfaBeta] [α - beta] [Gino Di Maggio, direttore]‎

‎AlfaBeta (α - beta). «Laboratorio di critica della cultura visiva, della storia dell’arte, e »‎

‎Collezione completa (8 numeri): marzo 1975 (n. 1); maggio 1975 (n. 2); ottobre 1975 (n. 3 - 4); gennaio-marzo 1976 (n. 5 - 6); autunno 1976 - gennaio 1977 (n. 7 - 8). Esemplari in ottimo stato. Numero 1 e numero 2 con qualche abrasione e piccoli strappi alla testa e al piede del dorso, per il resto usuali e lievi segni d’usura; carte e tagli puliti. La rivista AlfaBeta - «Laboratorio di critica della cultura visiva, della storia dell’arte, e » - nasce nel 1975 per volontà di Gino Di Maggio con l’intento di esplorare ed esporre campi diversi del sapere, come è evidente osservando il sommario del numero esordio del marzo 1975: agli interventi di Giuseppe Galante e Achille Bonito Oliva si affiancano traduzioni di Jacques Lacan e ripubblicazioni di articoli di Antonio Gramsci, passando ovviamente per l’estrema attenzione riservata alla sfera propriamente artistica con una grafica attenta e numeri riccamente illustrati (con illustrazioni non legate ai testi, a conferma della loro autonomia). Dall’esperienza della prima serie della rivista - composta da 8 numeri usciti tra il marzo 1975 e il gennaio 1977 - prenderà vita, a partire dal 1979, la seconda serie, più specificamente legata a interessi letterari e politici. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 274.‎

‎[A noir, E blanc, I rouge, O vert, U bleu]; [AEIOU]; [Bruno Corà, direttore]‎

‎A noir, E blanc, I rouge, O vert, U bleu [AEIOU]‎

‎Numeri 1, 3, 4, 5, 10 - 11, 16, 19, 20 - 22. Esemplari in più che buone condizioni complessive. Conservata nel volume primo la cartelletta fuori testo con “Non Sol Antihertz”, opera di Marco Bagnoli. Il periodico trimestrale, che deve il titolo al celebre sonetto di Rimbaud, diretto da Bruno Corà, dedica ogni numero a un ventaglio di artisti diversi che partecipano alla pubblicazione con approfondimenti testuali, riproduzioni delle proprie opere e interventi artistici ideati ad hoc. Protagonisti della rivista sono spesso gli artisti dell’Arte Povera come è evidente fin dal primo numero che ospita tra gli altri: Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini e Luciano Fabro. La rivista fu pubblicata a partire dal settembre 1980.‎

‎Data‎

‎Data‎

‎Tutto il pubblicato (32 numeri in 28 fascicoli). Collezione in ottime condizioni. Ideata nel 1970 da Tommaso Trini Castelli — già collaboratore della rivista «Domus» e in seguito docente di Storia dell’arte moderna all’Accademia di Belle Arti di Urbino e di Milano — «Data» si proponeva come un “database” — da qui il titolo — dei maggiori eventi italiani e internazionali di arte contemporanea, trovando il proprio terreno di partenza e il proprio orizzonte di riferimento — per quanto non esclusivi — nell’Arte Povera e nella Conceptual Art. Nei suoi sette anni di vita — con 32 uscite suddivise in 28 fascicoli dal settembre 1971 all’estate del 1978 — la rivista ha ospitato interventi di importanti critici — tra cui Renato Barilli, Achille Bonito Oliva, il “padre” del movimento Arte Povera Germano Celant, Maurizio Fagiolo —, interviste agli artisti, riproduzioni fotografiche di opere e di momenti performativi, recensioni, oltre a una selezione, come già ricordato, delle migliori esposizioni in corso, presentate direttamente attraverso le locandine delle gallerie coinvolte. Da segnalare, ovviamente, le copertine, realizzate ogni volta con opere di artisti diversi: la prima celebrava l’Arte Povera con «Marmo rosa del Portogallo e seta naturale» di Luciano Fabro, mentre l’ultima utilizzava un particolare di «L’occhio della pittura» di Emilio Tadini. In mezzo, tra gli altri, opere di Mario Ceroli, Alighiero Boetti, Mario Nigro, Marisa Merz, Gianni Emilio Simonetti, Mimmo Paladino. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 278.‎

‎[La Délirante] (Direttore Fouad El-Etr)‎

‎La Délirante. Revue de poésie‎

‎Edizione originale. Numeri 1 (giugno-settembre) e 2 (ottobre-dicembre) del 1967 e 3 (ottobre-dicembre) del 1968 di «La Délirante» in ottime condizioni. Numero 1 stampato in 1500 esemplari e 2 in 3000 esemplari non numerati. Rivista di poesia fondata nel 1967 dal poeta di origine libanese Fouad El-Etr con la fondamentale collaborazione del traduttore e teorico della traduzione Antoine Berman. Scopo principale del trimestrale - la cui prima serie sarebbe proseguita fino al 1982 - era il recupero della tradizione poetica del romanticismo tedesco, dimenticata nel secondo dopoguerra. Significativa in questo senso la presenza di una traduzione in francese (curata da Berman) dei «Frammenti sulla poesia» di Novalis già nel primo numero del giugno-settembre 1967. A impreziosire la pubblicazione, le belle copertine illustrate e gli eleganti disegni in bianco e nero a piena pagina fuori testo all’interno.‎

‎[Risorgimento - Giornali]‎

‎San Marco. Giornale Politico. [B. Canal e G. Piermartini, redattori]‎

‎Tutto il pubblicato. Ottimo esemplare, fascicoli a pieni margini in barbe (gli ultimi 20 fascicoli di formato più piccolo). Raro quotidiano uscito a Venezia dal 1 Dicembre 1848 al 13 Marzo 1849 per un totale di 100 numeri. Pochi giorni prima della chiusura della testata, i redattori Canal e Piermartini, al termine del numero 96 fecero stampare una commovente e dignitosa dichiarazione di chiusura: «Il Giornale San Marco dopo la ricostruzione non potendo parlare come vorrebbe, non vuol parlare come può». Il giornale riportava le vicende di Venezia giorno per giorno negli ultimi mesi della Repubblica Veneta con posizioni nettamente antiaustriache e come promotore per un nuovo Governo democratico. Canal e Piermartini vedevano in Mazzini la figura di riferimento e nella Repubblica romana il modello di repubblica democratica. Dalle sue pagine difese l'attività dei Circoli popolari e affermò la sovranità popolare sulla dittatura. Cfr Franco Della Peruta, Il giornalismo italiano del Risorgimento dal 1847.‎

‎[Regno]‎

‎Il Regno‎

‎Fondata a Firenze da E. Corradini nel novembre del 1903 con cadenza settimanale. La rivista rappresentò il primo strumento di propaganda delle idee nazionaliste. Il programma (apparso nel primo numero del 29/11/1903) manifestava un'avversione feroce al socialismo e al sistema liberale (si era allora appena insediato Giolitti al governo), odio congenito verso la democrazia e disprezzo del parlamento, idea dello stato forte e imperialista. Tutti motivi che passeranno in seguito ad alimentare l'ideologia fascista. L'ultimo numero uscì il 25 dicembre 1906. Vi collaborarono Papini, Prezzolini, Borgese, Ojetti ed altri. Offriamo le prime due annate (1903-1904) a fascicoli sciolti in perfetto stato di conservazione.‎

‎[Botteghe oscure] [Marguerite Caetani; Giorgio Bassani]‎

‎Botteghe Oscure‎

‎23 quaderni di 25 totali (mancano quaderni XXIV e XXV). Fascicoli con normali tracce d’usura e fioriture, carte e tagli leggermente bruniti. Esemplari complessivamente in ottimo stato. I quaderni III e IV conservano l’estratto con le traduzioni italiane di poesie inglesi e americane. Raccolta di 23 quaderni di 25 totali (mancano i due quaderni conclusivi dell’autunno 1959 e della primavera 1960) della rivista letteraria «Botteghe Oscure» (1948 - 1960) fondata a Roma nell’omonima via da Marguerite Gilbert Chapin Caetani. I quaderni I – II – III – IV – V – VI – VII – VIII – IX – XI – XII presentano la sola brossura color crema; i quaderni X – XIII – XIV – XV – XVI conservano la fascetta editoriale rossa e bianca; i restanti quaderni (XVII – XVIII – XIX – XX – XXI – XXII – XXIII) conservano la brossura bicolore riproducente i nomi degli autori presenti nel numero. Letterata, collezionista d’arte e mecenate statunitense – originaria di Waterford, Cunnecticut - naturalizzata italiana in seguito al matrimonio con il compositore Roffredo Caetani, Marguerite Caetani era già stata protagonista dell’importante esperienza con la rivista «Commerce», da lei creata a Parigi nel 1924 e pubblicata - come sarà poi anche per «Botteghe Oscure» - in francese, inglese e italiano fino alla chiusura nel 1932. Stabilitasi a Roma con il marito dopo la fine della seconda guerra mondiale, qui la Caetani fonda - con Elena Croce - il circolo «Il Ritrovo», luogo di incontri di scrittori e artisti in cui si fa largo l’idea di dare forma a una nuova rivista sul modello della precedente «Commerce». Nasce così, nel 1948, «Botteghe Oscure», periodico semestrale che prende il nome della via romana in cui si trovava il palazzo della coppia votato alla pubblicazione di testi e versi inediti di scrittori - almeno nella maggior parte dei casi - emergenti o semplicemente sconosciuti, pur non mancando contributi di romanzieri e poeti già affermati del panorama nazionale e internazionale. Priva di recensioni e di letteratura critica, la rivista intende lasciare che la parola possa esprimersi liberamente, senza mediazioni, forzature, pregiudizi o linee poetiche, teoriche e/o ideologiche da seguire o da cui essere condizionati. Francese, inglese e italiano - e, successivamente, anche tedesco, spagnolo, polacco, olandese, filippino ... – diventarono, in proporzioni diverse e variabili da un fascicolo all’altro, le lingue di «Botteghe Oscure», originando non una Babele letteraria, ma uno spazio realmente e armoniosamente internazionale (benché a nutrirlo fosse stato e fosse il fermento culturale italiano del secondo dopoguerra). E così Ungaretti, Svevo, Pasolini, Calvino, Bertolucci, Sbarbaro, Saba, Ginzburg, Cassola, Tomasi di Lampedusa sono solo alcuni dei nomi che, tra prosa e poesia, si accompagnano a Valéry, Camus, James Spencer, Bertolt Brecht, Dylan Thomas, René Char, Truman Capote, Maria Zambrano, Marianne Moore ... Un luogo di scoperta, nonché un atto d’amore per gli autori coinvolti e per i lettori che, attraverso «Botteghe Oscure», potevano – e ancora possono – prendere contatto con il libero fluire e con il libero darsi e imporsi di parole e mondi, come già si diceva, non costretti, non tradotti (fatta eccezione per poesie coreane, olandesi, filippine, indiane, polacche e pakistane presentate in inglese e considerando gli estratti con alcune traduzioni), non oppressi da giudizi, spesso fin lì trascurati dalla critica e lì, finalmente, portati alla luce. Nel «Congedo» - unico “saggio” pubblicato nei 25 quaderni - posto a chiusura dell’ultimo fascicolo della primavera 1960, Giorgio Bassani - storico e raffinatissimo redattore capo della rivista – scriveva giustamente che Marguerite Caetani aveva: «avvertito con esatta intuizione il clima, la fertilità del momento», decidendo di creare uno spazio che «accoglieva di preferenza, per non dire in modo esclusivo, contributi di persone niente affatto famose: persone oscure, appunto, cioè scarsamente conosciute nei loro stessi Paesi, e perfino nel ristretto ambito dei cenacoli letterari. Giovani, per lo più. “Botteghe oscure” non ha mai stampato saggi critici, recensioni, inchieste [...] Per ciò che riguarda la sezione italiana ritengo che i criteri di scelta del materiale siano bastevoli a esercitare un’influenza critica notevolmente incisiva sul corso della letteratura italiana del dopoguerra e sull’orientamento del gusto del nostro Paese […] Il fatto è, bisogna dirlo, che molti degli scrittori più largamente ospitati da “Botteghe oscure” in quegli anni – scrittori allora ignoti o quasi – ci hanno poi dato parecchi libri importanti, senza menzionare i quali nessun discorso serio sarebbe possibile, oggi, sulla nostra letteratura». S. Valli (a cura di), «La rivista “Botteghe Oscure” e Marguerite Caetani. La corrispondenza con gli autori italiani, 1948 - 1960, L’Erma di Bretschneider, Roma 1999; G. Bassani, «Congedo», in «Botteghe oscure», XXV, primavera 1960, pp. 434-439.‎

‎[Paesaggio]‎

‎Paesaggio. Quaderni di lettura e arte diretti da Mino Rosi‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato (dal primo numero dell’aprile-maggio 1946 al numero doppio 3-4 dell’agosto- settembre-ottobre-novembre dello stesso anno) della rivista di letteratura e arte «Paesaggio». Esemplari in ottime condizioni, privi di particolari difetti da segnalare. Rivista fondata e diretta da Mino Rosi nel 1946 dedicata a scritti di arte e letteratura. Benché pubblicata per un solo anno - dall’aprile al novembre del 1946 -, «Paesaggio» merita di essere ricordato nella storia dei periodici del secondo dopoguerra grazie ai suoi contributi di alto profilo e alle eleganti immagini e litografie che arricchivano i fascicoli. Tra i collaboratori vanno almeno ricordati Saba, De Pisis, Del Buono, Milena Milani, Sinisgalli, mentre le litografie erano firmate da Tamburi, Gentilini, Gallo, Savelli, Sassu, Pulcinelli, Maccari, Rosi e De Grada. 3 voll.‎

‎[Giustizia e Libertà]‎

‎Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà [La Fiaccola]‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato dal maggio 1944 all’agosto del 1945 (numeri 1, 2 - 3, 4, 5 - 6) dei «Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà» nell’edizione stampata a Milano da “La Fiaccola”. Esemplari in ottimo stato, presenti solo leggere tracce del tempo alle brossure. Tutto il pubblicato del 1944 e del 1945 (dal numero 1 del maggio-giugno 1944 al numero 5 - 6 del gennaio-agosto 1945) dei “Nuovi quaderni di Giustizia e Libertà” nella serie stampata dalla casa editrice milanese “La Fiaccola”. Fondata dai membri del Partito d’Azione Mario Dal Pra, Fermo Sobri e Italo Romanelli, “La Fiaccola” - che richiamava nel nome il simbolo di «Giustizia e Libertà» - si occupò di stampare e diffondere i “Nuovi quaderni”, inizialmente realizzati nella storica tipografia clandestina dell’antifascismo piemontese “L’Alpina”. Riprendendo l’eredità dei primi quaderni di Giustizia e Libertà - quelli voluti da un gruppo di esuli antifascisti guidati da Carlo Rosselli ed Emilio Lussu e stampati a Parigi tra il 1932 e il 1935 - questa nuova serie si propose, a partire dal maggio del 1944, come spazio di discussione alta dei problemi e delle soluzioni legati non soltanto all’ancora opprimente tempo presente, ma anche a quello futuro. Come si legge nelle toccanti pagine introduttive del primo numero infatti: «Le condizioni di lavoro dei superstiti redattori e dei giovani che ad essi si sono associati sono notevolmente più difficili, più pericolose di quelle esistenti dieci o dodici anni fa. La loro maggiore forza è data dalla speranza che ci si trovi ormai avviati verso la sconfitta del nostro nemico più immediato: il fascismo e il nazismo. Ma la sconfitta del nemico non significa ancora necessariamente - e guai a farsi illusioni su questo punto - la vittoria della causa nostra [...]. Bisogna insomma avere il coraggio di dare delle soluzioni che implichino una rottura non solo col fascismo, non solo coi Savoia, non solo col grande capitale parassita, ma con tutto il modo di pensare dell’epoca che finisce».‎

‎Cadelo, Silvio - Costa, Corrado [Numero dedicato a Nanni Balestrini]‎

‎Il Poesia Illustrato. Il “poesia illustrato” al II poeta latitante‎

‎Edizione originale. Piatti leggermente bruniti con piccolo strappo al lato superiore del piatto anteriore, carte pulite. Nel complesso, ottimo esemplare. Estremamente raro. Primo e unico numero della rivista di poesia a fumetti «Il poesia illustrato» a cura di Silvio Cadelo (autore dei disegni) e di Corrado Costa (autore delle didascalie). Uscito il 26 aprile 1979 questo ormai rarissimo fascicolo è dedicato al “poeta latitante” Nanni Balestrini, in quel momento già frettolosamente coinvolto nel famoso “processo 7 aprile” - che colpì centinaia di figure a vario titolo ricondotte dagli inquirenti all’area dell’Autonomia - e rocambolescamente rifugiatosi in Francia. Balestrini, qui ritratto nel momento della fuga, è rappresentato travestito prima da Trockij, poi da Mandrake e, infine, da “Signorina Richmond” (protagonista delle “ballate” dello stesso Balestrini e incarnazione insieme della Poesia e della Rivoluzione), beffardo e pronto a mettere in scacco con ironia il potere che avrebbe voluto rinchiuderlo e silenziarlo.‎

‎[Genius] (Fondata da Hans Mardersteig e Carl Georg Heise)‎

‎Genius. Zeitschrift für Alte und Werdende Kunst (dal 1920: Genius. Zeitschrift fuer Werdende & Alte Kunst)‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato in 6 fascicoli dal 1919 al 1921 in ottime condizioni (sovracoperte leggermente brunite e con minimi segni del tempo, per il resto esemplari privi di particolari difetti da segnalare). Prima di dare vita, nel 1922, all’avventura tipografica-editoriale della storica Officina Bodoni – che da Montagnola, nei pressi di Lugano, sarebbe poi stata trasferita a Verona -, Giovanni (Hans) Mardersteig – fondamentale figura di intellettuale-tipografo, creatore di elegantissime edizioni a partire dall’ «Opera omnia» di D’Annunzio del 1925 – fondò nel 1919, con l’amico e compagno di studi all’Università di Kiel Carl Georg Heise, una rivista destinata a farsi modello di equilibrio tra potenza della pura immagine e parola. «Genius. Zeitschrift für alte und Werdende Kunst» (ovvero “Genius. Rivista per l’arte antica e futura”) nacque in effetti come periodico dedicato ai movimenti artistici presenti e ai loro possibili sviluppi – su tutti, l’Espressionismo – avendo tuttavia profondo rispetto per il passato e rifiutando, come scrisse Heise, «la devozione cieca verso tutto ciò che è nuovo». Eppure, su impulso dell’editore della rivista Kurt Wolff – altro raffinato gigante dell’editoria novecentesca, a cui dobbiamo la prima pubblicazione della maggior parte delle opere di Kafka – che suggerì di suddividere la rivista in due sezioni – la prima, dal titolo “Die Bildenden Kunste” (“Le belle arti”) e la seconda, dal titolo “Dichtung und Menscheinn” (“Poesia e umanità”) -, «Genius» ospitò nelle sue pagine in formato in folio anche importantissimi contributi poetici e letterari, tra cui il racconto al tempo ancora inedito «Erstes Leid» («Primo dolore») del già nominato Kafka. Ma nei sei numeri usciti con cadenza semestrale tra il 1919 e il 1921, la rivista diede spazio, corpo e respiro a molto altro: illustrazioni, tavole applicate con riproduzioni di opere e luoghi e litografie originali, tra i tanti, di Emil Nolde, Karl Schmidt-Rotluff, Erick Heckel, Franz Marc accompagnate da approfondimenti e testi critici, e scritti – per citare solo i nomi maggiori - di Max Brod, Alfred Döblin, Hermann Hesse, Maxim Gorki, Ernst Bloch e, ovviamente, Franz Kafka.‎

‎[Broletto] (Diretta da Alberto Savinio e Carlo Peroni)‎

‎Broletto‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato da gennaio a novembre del 1935 (11 numeri in 10 fascicoli). Normali abrasioni e segni del tempo alle brossure, ma ottimi esemplari. Rivista mensile fondata nel gennaio del 1935 per promuovere la cultura e il turismo della città di Como diretta - almeno fino alla quinta uscita del maggio 1935 - da Carlo Peroni e Alberto Savinio. Milanese fortemente legato al territorio lariano e gallerista divenuta podestà della piccola Blevio, Peroni fu di fatto il vero ideatore del periodico, a cui dedicò energie e risorse affinché esso fosse non soltanto uno strumento di promozione turistica ma anche un mezzo attraverso cui aprire gli orizzonti culturali di Como e del tessuto circostante. Breve fu invece l’impegno di Alberto Savinio - al secolo Andrea Francesco Alberto De Chirico, scrittore e pittore fratello minore del più noto Giorgio – che, in quel momento residente a Roma, abbandonò la co-direzione dopo pochissimi mesi. E se contaminare il “regionale” con il nazionale era il compito che la rivista si prefiggeva - con la copertina appositamente realizzata dallo scultore e incisore Arturo Martini -, ecco allora la presenza di figure importanti del panorama artistico, letterario e giornalistico: Carlo Linati, Leonardo Sinisgalli, Enrico Falqui, Libero de Liberi, Salvatore Quasimodo, Margherita Sarfatti sono i nomi a cui con maggiore frequenza furono affidate le pagine della prima annata, prima che insuperabili difficoltà economiche imponessero la sospensione delle pubblicazioni fino al 1937. Il ritorno del mensile, tuttavia, fu segnato da una collaborazione d’eccezione: a Ezra Pound, che Peroni aveva conosciuto già nel 1935, fu infatti assegnata una rubrica di recensioni di libri inglesi e americani ancora sconosciuti – o scarsamente conosciuti – nel nostro paese. Il “Servizio di comunicazioni”, questo il nome della rubrica poundiana, segnò il punto di maggiore apertura internazionale del «Broletto», periodico locale che sognò, fino alla sua chiusura nel 1938, di fare di Como uno specchio e una parte del mondo.‎

‎[Uomini e Idee] (Nuova serie)‎

‎Uomini e Idee. Rivista di Letteratura, Estetica, Psicologia e Arte Contemporanea‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato della “nuova serie” di «Uomini e Idee» dal numero 1 del gennaio-febbraio 1966 al numero 23/25 del settembre 1970. 25 numeri in 11 fascicoli, tutti in ottime condizioni (con occasionali bruniture e lievissime abrasioni alle brossure). La collezione, estremamente rara in questo grado di completezza, include il numero monografico «Il gesto poetico. Antologia della nuova poesia d’avanguardia» (numero 18, fascetta editoriale conservata). Nuova serie della rivista «Uomini e Idee» fondata e diretta da Corrado Piancastelli con il supporto finanziario e la direzione amministrativa di Enzo Portolano. Originariamente pubblicato come rivista scientifica dal 1958 al dicembre 1964 - con contributi di alto profilo principalmente dedicati al rapporto mente e corpo e mente-cervello -, il periodico tornò con la serie qui presentata nel 1966 ampliando i propri orizzonti e abbracciando in modo più deciso i campi della letteratura e della poesia sperimentali e dell’arte, pur non abbandonando – come del resto il lungo sottotitolo dichiara – l’originario terreno marcatamente scientifico-psicologico. Nei 25 numeri (alcuni doppi e tripli) comparsi tra il 1966 e il 1975 figurano così contributi d’eccezione e di natura diversa, da scritti di Renato Barilli, Furio Jesi, Emilio Servadio, Giulio Carlo Argan a interviste a Eugenio Montale e a Bertrand Russell. Da segnalare, per sottolineare la già ricordata attenzione della “nuova serie” alla sfera poetico-letteraria sperimentale, il numero 18 del novembre/dicembre 1968 intitolato «Il gesto poetico. Antologia della nuova poesia d’avanguardia» con una ricchissima selezione di autori legati alle nuove frontiere della fusione tra poesia e arte o tra parola e immagine curata del direttore Piancastelli e di Luciano Caruso.‎

‎Fra Ginepro‎

‎Fra Ginepro. Adorazione della Tormenta (Diario di un prigioniero di guerra). S. E. I. 1943.‎

‎20498 Fra Ginepro Fra Ginepro. Adorazione della Tormenta (Diario di un prigioniero di guerra). S. E. I. 1943.. Genova , S. E. I. 1943 italiano, in sedicesimo cm 17 x 12,4 pp.199 (1) 20498 Fra Ginepro. Adorazione della Tormenta (Diario di un prigioniero di guerra). S. E. I. 1943. In-16. 199 (1) pp.  Diario di prigionia di fra Ginepro da Pompeiana. Brossura originale corredata di  27 illustrazioni e fotografie in bianco e nero fuori testo. Al piatto anteriore illustrazione a colori di Ardo. Leggera usura dei margini della copertina. Fisiologico ingiallimento delle pagine lievemente brunite sui margini. Presenza di fioriture sparse all'interno. Sguardia anteriore attaccata in modo precario alla rilegatura.‎

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‎André Gide‎

‎André Gide. Journal 1942 - 1949. Gallimard 1950.‎

‎5390 André Gide André Gide. Journal 1942 - 1949. Gallimard 1950.. Parigi, Gallimard 1950 french, in sedicesimo cm 19 x 12,1 pp. 335 5390 André Gide. Journal 1942 - 1949. Gallimard 1950. In-16. 335 pp. Brossura. Prima edizione stampata il 10 febbraio 1950. Esemplare non numerato.  Condizioni molto buone.‎

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‎Stelio Villani‎

‎Stelio Villani. Al di là della rete‎

‎13294 Stelio Villani Stelio Villani. Al di là della rete. Suzzara, Nardino Bottazzi 1987 - I italiano, in ottavo pp.332 Diario di un internato in Svizzera. Copertina brossurata con alette. ‎

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‎Touraine Alain‎

‎Touraine Alain. Vita e morte del Cile popolare. Einaudi. 1974 - I‎

‎Touraine Alain Touraine Alain. Vita e morte del Cile popolare. Einaudi. 1974 - I. Torino, Einaudi 1974 - I italiano, in sedicesimo pp.XII + 292 5822 Vita e morte del Cile popolare - Diario di un sociologo luglio-settembre 1973 - I ed. - in 16 - brossura - pp. XII + 292 - perfetto‎

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