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‎Cioran E.M., Guerne Armel, Jolas Betsy, Bussy J.‎

‎La délirante N°6- Automne 1976-Sommaire: La catastrophe nécessaire par E.M. Cioran- Rêve brusque par Armel Guerne- Le coeur fléchit par Jean Pau Guibbert- Lambeaux d'un manuscrit d'amour par Henri Pichette- etc.‎

‎Rédaction. 1976. In-4. Broché. Etat d'usage, Coins frottés, Dos plié, Papier jauni. 216 pages. Nombreuses illustrations en noir et blanc, hors texte.. . . . Classification Dewey : 841-Poésie‎

‎Sommaire: La catastrophe nécessaire par E.M. Cioran- Rêve brusque par Armel Guerne- Le coeur fléchit par Jean Pau Guibbert- Lambeaux d'un manuscrit d'amour par Henri Pichette- etc. Classification Dewey : 841-Poésie‎

Riferimento per il libraio : RO30333906

‎Cioran Emil M.‎

‎Confessioni e anatemi‎

‎br. "In tutti i libri dove il Frammento è sovrano, verità e ubbie si susseguono da un capo all'altro. Ma come distinguerle, come sapere che cosa è convincimento e che cosa è capriccio? Un'affermazione, frutto del momento, ne precede o ne segue un'altra che, compagna di tutta una vita, si eleva alla dignità di ossessione. Spetta dunque al lettore discernere, perché non di rado l'autore esita a pronunciarsi. In "Confessioni e anatemi", sequela di perplessità, si troveranno interrogativi ma nessuna risposta. Del resto, quale risposta? Se ce ne fosse una la si conoscerebbe, con buona pace del devoto dello stupore". Queste le parole con cui lo stesso Cioran presentava, nel 1987, quello che sarebbe stato l'ultimo suo libro pubblicato in vita, una raccolta di aforismi.‎

‎CIORAN:‎

‎Cioran l’élan vers le pire. Photographies d’Irmeli Jung.‎

‎Gallimard, 1988, in-4to, env. 35 p., richement ill. par des photographies n./b. d’Irmeli Jung, brochure originale avec jaquette.‎

Riferimento per il libraio : 132507aaf

Livre Rare Book

Harteveld Rare Books Ltd.
Fribourg Switzerland Suiza Suíça Suisse
[Books from Harteveld Rare Books Ltd.]

57,34 € Informazioni/Compera

‎Ciorciari Antonietta‎

‎Respiro‎

‎br.‎

‎CIOSSEK Heinz-Hermann‎

‎Jean Giono, ein Dichter der Provence‎

‎Bottrop, 1934 ix + 49pp., 21cm., text in German, Doctoral Dissertation (Dissertaton zur Erlangung der Doktorwürde der Philosophischen Fakultät der Ernst-Moritz-Arndt-Universität zu Greifswald), stamp at verso of title page, text is clean and bright, T113544‎

Riferimento per il libraio : T113544

‎Cipolla P.‎

‎Luci di pensiero - grani di sapienza umana‎

‎In 16° br. pp. 319, ben tenuto‎

‎Cipolli Valeria‎

‎Fiori di luna‎

‎ril. Silloge intensa, cui la poetessa affida l'arduo compito di esplorare l'animo umano e cogliere senza lacrimevole pietismo emozioni e sofferenze vissute durante la Pandemia. Nei giorni sempre uguali e senza certezze, la solitudine diventa l'unica compagnia e spinge a scavare nell'io profondo, rivelando con una sincerità sconvolgente emozioni forti e vibrazioni d'inquietudine esistenziale sulla sorte del vivere. Ben consapevole della piccolezza di noi uomini e donne, l'autrice invita a riflettere sui nostri comportamenti e sull'importanza di valori fondanti come l'amore per la natura, l'amicizia, il gusto della lentezza, la bellezza in tutte le sue forme. Un cammino intimo che una moderna versificazione rende percepibile, reale. Le cose si fanno veste, colore, involucro di brandelli d'anima, metafore di voci e silenzi, albe e tramonti, allegorie di un sentire, che la poliedrica artista offre alla sensibilità del lettore. Diventa allora naturale scorgere un forte legame tra il suo linguaggio pittorico e la scrittura, mai banale, alla ricerca di percorsi sempre nuovi. Anche il titolo, messaggero dell'anima, evoca notti illuminate dalla luna e fiori pallidi dalla vita breve, straordinari nella loro semplicità, elementi di un panismo vissuto, di fondamentale importanza quando la realtà sembra sfuggire. I versi, brevi, ricchi d'immagini surreali e metaforiche, liberi dalla prigionia di una punteggiatura classica, incidono a fuoco gli attimi sofferti grazie a un lessico denso che rende al meglio il pensiero nell'appassionata e riuscita sperimentazione di uno stile felicemente personale.‎

‎CIPOLLINI Antonio (Monteleone Calabro /Vibo Valentia 1857‎

‎RAPSODIA ITALICA. Alla sguardia, DEDICA AUTOGRAFA FIRMATA dell'Autore "A mio fratelo Pasquale perché non creda d'essere dimenticato".‎

‎In-8° (cm. 23,6x13,2), pp. 101. Bross. edit., usure agli estremi margini dei piatti e alle cerniere, piccola mancanza alla cuffia inf., piega al piatto post. In cop. patriottico disegno di A EDEL in tonalità di grigi. Interno raffinato con titoli e testatine finemente ornate color mattone. CIPOLLINI, classicista, filologo e saggista, fratello del compositore Gaetano, con cui visse a lungo a Milano e di cui fu l'unico librettista (per Simeta, Gennarello, il Picolo Haydn). Collaborò anche con Mascagni e altri musicisti. Censito in 6 bibl., mai apparso in Maremagnum‎

‎CIPOLLINI ANTONIO.‎

‎Musa novella. Seconda edizione con prefazione dell'autore.‎

‎In 16°, t. t. edit. (lievi fioriture al piatto post.), pp. XXIV,178,(4); firma di poss. prec. prop. al frontesp.; lievi fioriture sparse; buon es..‎

‎CIPOLLINI MARCO‎

‎SIRENE‎

‎Volume in-8, br., pp.372, ottimo‎

‎Cipollone Angelo‎

‎Quando ho parlato di te. Poesie‎

‎116 p., f.to cm 18x11,5, copertina flessibile. Nuovo.‎

‎Cipparrone Carlo; Bafaro S. (cur.)‎

‎Crocevia del futuro‎

‎br.‎

‎Cippico Antonio.‎

‎La notte dei Re.‎

‎Edizioni numerata 500 esemplari (ns. 68). Sc. G.‎

‎Cippico, Antonio‎

‎Carme umanistico‎

‎Mm 185x260 Dedica autografa dell'Autore ad Attilio Tamaro. All'interno anche una stampa fotografica (ritratto dell'Autore, 18x23 cm) con ulteriore dedica autografa ad Attilio Tamaro e alla moglie Aurelia Conighi [28.11.1918]. Edizione di 300 copie numerate, la nostra è la n. 238. Volume stampato dalla Tipografia Allegretti per la Libreria Antiquaria U. Hoepli e per gli amici - Brossura originale con sovraccoperta incamiciata, 12 pagine su carta vergata in barbe, con 3 riproduzioni di antiche xilografie usate come testatine. Il carme, dedicato e donato a St. John Hornby "bibliopola colendissimo", dà voce alla passione dell'autore per i propri libri "mia sola ricchezza". Due mende ai margini del dorso, peraltro esemplare ben conservato. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.‎

‎CIPRELLI LEONE‎

‎LA STALLA DE BETTELEMME XX SONETTI ROMANESCHI‎

‎In-8, br., pp.38, ex libris retrocop., ottimo‎

‎Ciprelli Leone.‎

‎TUTTE LE POESIE. Ricerche, introduzione e note a cura di Ugo Onorati.‎

‎(Codice PT/0752) In 8° (24 cm) LXXXVI-600 pp. Dedica del curatore al frontespizio. Con 8 tavole fuori testo e vari indici. Brossura editoriale, come nuovo. Edizione non comune. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA‎

‎CIPRELLI, Rita (Civitaquana 1949-1997),‎

‎Di' che ritorno (Il sogno dell'acacia)‎

‎Tam Tam 34/b, supplemento al numero 34 di Tam Tam. In copertina un disegno di Biagio D'Egidio Allegato un foglio sciolto dattiloscritto con informazioni bio-bibliografiche sull'autrice. 8vo. pp. 16. . Molto buono (Very Good). Fioriture alle copertine (Yellowing of the covers). Prima edizione (First Edition). .‎

‎Cipriani Elio‎

‎Vico dei Bizantini‎

‎Dedica autografa all'occhiello, postafazione di Eugenio Vitali‎

‎CIPRIANI ELIO, FABBRI ANDREA, NADIANI GIOVANNI‎

‎MORTE DI VIRGILIO: LINGUA, LETTERATURA, NATURA, IDENTITA' (LA)‎

‎CIPRIANI Roland‎

‎Premiers Poèmes‎

‎DEBRESSE. 1966. In-12. Broché. Bon état, Couv. légèrement passée, Dos satisfaisant, Intérieur frais. 141 pages.. . . . Classification Dewey : 841-Poésie‎

‎Classification Dewey : 841-Poésie‎

Riferimento per il libraio : RO80038047

‎CIPRIANI Roland‎

‎Premiers poèmes.‎

‎Couverture souple. Broché. 142 pages. Couverture légèrement défraîchie. Petit manque au premier plat.‎

‎Livre. Editions Debresse poésie, 1966.‎

Riferimento per il libraio : 79639

Livre Rare Book

Librairie et Cætera
Belin-Beliet France Francia França France
[Books from Librairie et Cætera]

12,60 € Informazioni/Compera

‎Cipriani Silvio (a cura)‎

‎CONCORDANZE delle POESIE MILANESI DI CARLO PORTA Testo - Concordanze - Rimario - Omografi‎

‎Dedica - Premessa - Abbreviazioni - Testo: Poesie milanesi - 'Dubbie' - 'El lava piatt del meneghin ch'? mort' - Concordanze - Rimario - Omografi - Impresso dalla Stamperia Valdonega di Verona 1 28x18,5 cm., legatura in piena tela, titoli in oro sul dorso, sopraccoperta, astuccio, pp. XIV, 1519 (2), prima edizione, in italiano, ottimo stato.‎

‎CIRAFICI-ISELIN, Nilda:‎

‎Céleste luminescence. Ciels de Gruyère. Poèmes et photographies.‎

‎Editions du Madrier, 2007, in-8vo, 83 p., richement ill. par des photographies couleurs, brochure originale.‎

Riferimento per il libraio : 128878aaf

Livre Rare Book

Harteveld Rare Books Ltd.
Fribourg Switzerland Suiza Suíça Suisse
[Books from Harteveld Rare Books Ltd.]

23,89 € Informazioni/Compera

‎CIRAFICI-ISELIN, Nilda:‎

‎Pointent les clochers en Gruyère.‎

‎Editions du Madrier, 2008, in-8vo, 189 p., richement ill. par des photographies couleurs, brochure originale.‎

Riferimento per il libraio : 128880aaf

Livre Rare Book

Harteveld Rare Books Ltd.
Fribourg Switzerland Suiza Suíça Suisse
[Books from Harteveld Rare Books Ltd.]

28,67 € Informazioni/Compera

‎Circeo, Ermanno‎

‎Lettura Di Carducci e Di Altri Scrittori‎

‎Mm 140x225 Collana "Biblioteca di cultura contemporanea". Brossura editoriale di 239 pagine in ottimo stato, come nuovo. Volume intonso. Spedizione entro 24 ore dalla conferma dell'ordine.‎

‎Circolo cult. Lomellino Costa‎

‎Quarant'anni di Poesia a Mortara‎

‎MORTARA‎

‎Circolo Loe, Franco cassano et al. (testi)‎

‎Circolo Loe, Pensare a piedi. Il Sud del mondo visto dal Sud d’Italia‎

‎Circolo Loe, Pensare a piedi. Il Sud del mondo visto dal Sud d’Italia, con un intervento di Franco Cassano e poesie inedite di Rosa Maria Fusco, Loe, s.l. (ma stampato a Matera, presso le Grafiche Paternoster) 1997, pp. 62, ill. b.n., cm 21, br. ed. Indice: Premessa – Piero Pacione, Tempi moderni – Franco Cassano, Pensare a piedi – Rosa Maria Fusco, Inedito (da A guado) – Id., Il corpo e le parole – Michele Di Lecce et al., Tra-sud-azioni – Abdel Hakim Bahi, Sud: il principio millenario – Maurizio Camerini, Ahlem – Scheda informativa. Minime fioriture, per il resto ottimo.‎

‎CIRCOLO POETI DIALETTALI VICENTINI‎

‎Al ciaro del canfin‎

‎158 p.; 24 cm. Brossura editoriale. Ottimo, dedica autografa a penna di uno dei poeti‎

‎Circolo Ricreativo Culturale Sissese‎

‎Padus amoenus‎

‎in 8°, pp. 297, bross. edit. ill. con sguardie. A cura di S. Ragazzini Martelli e L. Martelli e S. Guerrieri. Raccolta di poesie con brevi biografie degli autori e alcune foto b/n. Come nuovo. 062/37‎

‎Ciriaco Tiso‎

‎Senz'altro Poema‎

‎Prfazione di Rocco Pavese Guerra Edizioni 2004 245 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO ALLA COPERTINAM COME DA FOTO, PER IL RESTO VOLUME INTONSO, MAI SFOGLIATO. Ciriaco Tiso, è nato a San Marco ai Monti (comune di S. Angelo a Cupolo), in provincia di Benevento, il 26 aprile 1940. Risiede e lavora a Roma, dove si è laureato in filosofia all'Università "La Sapienza". Ha svolto diverse attività e da alcuni anni insegna, da precario, nelle scuole superiori (attualmente, linguaggio audiovisivo presso l'Istituto Cine-TV"R. Rossellini"). Saggista e critico cinematografico, ha collaborato con varie riviste, come "Film-critica" (di cui è stato, oltre che redattore e poi collaboratore, anche membro del Direttivo dal 1969 al 1978), "Fiction", "Bianco e Nero", "Close-up" e altre. Ha scritto alcuni volumi di teoria, estetica e critica del cinema: Cinema poetico-politico (Partisan, 1972); Liliana Cavani (La Nuova Italia, 1975); T/T Truffaut Truffaut (Bulzoni, 1982); L'estasi immaginaria (Butzoni, 1987); Cinema: angeli e demoni (Citirg. 1990). È autore, inoltre, di un saggio letterario: Camus, la scelta estatica (Citirg, 1992). Svolge attività di regista e autore sia per il cinema (ha scritto e diretto tre lungometraggi: Anche l'estasi, 1978, prod. indipendente; La chiave d'argento, 1982, prod. Rai; Carillon, 1992, prod. indipendente), sia per la televisione (ha scritto e diretto per la Rai diversi programmi culturali e di fiction a partire dal 1968 tra cui la serie "Un racconto, un autore",7 film di 30' ciascuno) sia per la radio (ha scritto, condotto e diretto una "Storia del cinema" in 10 puntate di 30'ciascuna). Da sempre, Ciriaco Tiso si dedica alla scrittura letteraria, poesia e narrativa, anche se, forse per un eccessivo e certamente ingiustificato pudore, ha finora pubblicato solo qualche racconto breve, e poche poesie, oltre alla recente raccolta dal titolo Canti alchemici (Prospettiva Editrice, 2003). A questo poema, Senz'altro, ha lavorato in una continua tensione, portandoselo quasi appresso per tutti questi anni, dal 1969 a oggi, in cui Ciriaco Tiso s'interrogava sul senso dell'esistenza e sul senso della scrittura e della poesia: sul senso dell'essere. "Di elementi premevi dionisiaco meretricio, e lamento, è il Cosmos, instabile, nell'eterno Caos che tutt'intorno cinge, di frantume in frantume, dell'egra vita il tempo e il dolce (in)canto. Ciriaco Tiso "Come in un sogno ineludibile e strano, con terso e insano stupore, vado registrando antichi segni, figure e suoni inseguendo ALCHIMIE ARCANE. Di succhi amari quei soavi aromi d'amore e di mare i più lucenti strali per sfinite vie, verità e vite incerte e frali: son arme, rami e rime i loro nomi, di rame ancora gli uni e li altri d'oro". CIRIACO TISO "Interrogativi, considerazioni, sentenze, gesti, paesaggi naturali e d'anima, scene filmiche, corporeità e spiritualità s’intrecciano magistralmente creando un tessuto melodioso di situazioni avvincenti e magiche, dove il lettore è costretto a meditare e viene preso dall'incantesimo dei versi"‎

‎CIRICI, A. - GUITER, E. - VILLANGÓMEZ, M.‎

‎L'ENCISTELLAMENT I L'ENTUPINAMENT EN ARQUITECTURA. EL DIMONI ESCUAT. PRIMAVERA INQUIETA - Barcelona 1955‎

‎Barcelona, Editex, 1955. Col·lecció Els autors de l'ocell de paper nº 3. 20p. 8è menor. Rústica amb una il·lustració de Alfred Vilaplana. Molt bon exemplar.‎

‎Cirinnà Archimede‎

‎Commiato all'estate‎

‎Liriche - in 8° - pp.187 - Brossura editoriale illustrata - Illustrazioni in b/n fuori testo dell'Autore - Nota di possesso a inchiostro al frontespizio, qualche segno a matita colorata in poche pp.‎

‎CIRLOT, Juan Eduardo.‎

‎En la Llama. Poesía 1943 - 1959. Edición de Enrique Granell Trias.‎

‎Madrid, 2005. 4to.; 698 pp. Encuadernación original en cartoné.‎

‎Ciro de Cristofaro‎

‎Attimi‎

‎Brossura in cartoncino segnata da comuni mende d'uso e conservazione. Bordi lievemente consumati, presenza di alcune pieghe permanenti al dorso, agli angoli e ai margini. Aloni d'umidità alla coperta. Pagine pulite e ben conservate, perfettamente fruibili. Numero pagine 119 USATO‎

‎CIRO FONTANA‎

‎STAGION DE MILAN poesie milanesi‎

‎Vol. in -8 (12 x 21 cm.), brossura col. avorio, sopracopertina sempre col. avorio con titoli in ocra sul piatto e al dorso, custodia in cartoncino col. cotto, pp. 108nn. con 4 tav. in nero a doppia pagina. In buone condizioni.‎

‎Ciro Vitiello‎

‎Ciclica‎

‎Saggio introduttivo di G.B. Nazzaro‎

‎CIRO VITIELLO‎

‎L'OPERA POETICA. VOLUME 1. SAGGI INTRODUTTIVI DI: GIORGIO BÀRBERI SQUAROTTI, STEFANO VERDINO, CARLO DI LIETO‎

‎DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. RARO. Ciro Vitiello ha raccolto in vari volumi la sua intera opera - letteraria, teorica e lirica - composta dal 1975 ad oggi. In questo primo tomo sono presenti componimenti poetici editi ed inediti, che ha sottoposto a una spasmodica revisione semantica, iconica, stilistica al fine di costituire un insieme di immagini che danno una chiara visione del mondo. Alle prese con una produzione in versi così vasta e articolata come quella raccolta nel primo volume dell'Opera poetica di Ciro Vitiello, [1] un primo orientamento si può trovare cercando d'individuarne la cifra tematica distintiva, ciò che in termini crociani si direbbe il vitielliana. Una volta depurato degli eccessi di psicologismo, un approccio critico che, alle prese con Vitiello, sembrerebbe funzionare è quello - un po' desueto - di Charles Mauron, colui che ha coniato la definizione di mito personale, espressione della personalità inconscia che costituisce l’opera attraverso reti fisse di associazioni di immagini, oggetti, idee.[2] I contributi critici inclusi nel volume confermano come quella di Vitiello sia una poesia ricca di metafore ossessive, tale che, attraverso varie modulazioni, tende a ritornare sui medesimi nuclei tematici; Di Lieto parla in proposito di “coazione a ripetere”.[3] Carattere di mito personale sembra avere un'immagine ricorrente in Vitiello, una scena che, se ciò non desse atto a malintesi di stampo freudiano, chiameremmo primaria, non fosse altro perché viene presentata già nella prima poesia (Jole) della prima raccolta, Corporazioni del 1975: La melodia dolcemente sale dal lago anulare, dal mare, e tu a seni nudi vieni, Jole, oggi il sole è testimone della dolorosa iniziazione. Mentre l'albume d'aria cola, diròttati, tienimi la mano – ricordati siamo tronchi di ciliegio, e copie d’api: mescolammo i nostri fiati, la dolcezza della sera portò alla carne, in fretta, ottundimento di felicità, ma incerta meta. Nel labirinto della tua carnosa rosa mi smarrii - nel cristallo il ritmo metallico dell'orso fu tacito – al culmine dello splendore però accadde che, inesorabilmente, il sentiero ci divise … (OP 9) L'io poetico si rivolge a un tu femminile, con il quale ha un rapporto sessuale sullo sfondo di un paesaggio marino. Anticipando l'esito di scacco delle raccolte pubblicate negli anni successivi, questa densissima prima poesia già si chiude su una nota di distacco degli amanti. Ci saranno poi arricchimenti, specificazioni, ripensamenti, evoluzioni, ma qui è il nucleo di quello che sembra essere il principale nodo tematico della poesia di Vitiello. Quali sono le sue caratteristiche? In primo luogo, si configura come una costante l'appello a un tu femminile che assume col susseguirsi delle raccolte identità diverse che si alternano e si succedono: dopo Jole ci saranno Moll, Lucilla, Charlotte e altre ancora. Spicca inoltre la presenza del mare, quello che è di gran lunga l'ambiente naturale prevalente, con una presenza molto forte, evidentemente tematizzata (“Io sono roccia e mare”, OP 191, si scrive ancora nel 1996, ancora più emblematica poi una poesia come Mare, mare, OP 55). L'insistenza su immagini della spiaggia nella luce solare dell'estate e sul meriggio fanno inevitabilmente pensare ad Alcyone. Tuttavia, non si dovrà per questo parlare di dannunzianesimo a proposito di una poesia come quella di Vitiello in cui l'io poetico è passato attraverso il filtro degli Ossi montaliani, minimizzandosi in forma di residuo e detrito marino (“guscio in onda” OP 64, “pietra prosciugata nel fondo” OP 130, “legno, che la corrente si porta via” OP 149). Soprattutto, al centro della poesia di Vitiello sta il valore totalizzante dell'esperienza erotica, della sensualità e della corporeità: “cerchi/nell'ebbrezza l'estrema sensualità” (OP, 81) dice l'io-poetico a se stesso, e ancora nell'ultima raccolta si parla della carne come sede dell'anima (OP, 356). C’è, in questa poesia, una forte materialità corporea, per quanto sempre resa su un registro lessicale alto. In particolare il corpo femminile è evocato con insistenza nelle varie parti anatomiche, le interlocutrici dell'io poetico sono carne, bocca, sangue, tutte immagini connotate dal rosso vivo, il colore più presente insieme al giallo del sole, dei capelli biondi e del miele (“Ho le mani piene del/tuo miele odoroso”, OP 287). In particolare si nota come il femminile sia spesso legato all'immagine del sangue (“la carne desiderata fu/pantano di sangue”, OP 207), un binomio che non si limita a indicare la passione d'amore, ma assume tratti anche più perturbanti, di sofferenza (“Mi pietrifica/la furia del sangue”, OP 218). In questa prospettiva sono rivelatrici le dichiarazioni di Vitiello, che racconta di come a metà degli anni settanta la sua poesia nasca tra le altre cose dalla scoperta della body art, in particolare dallo sconvolgimento causatogli da una performance di Marina Abramovic cui ha assistito nella primavera del 1975.[4] Stando alla cronologia dovrebbe essere Rhythm 4, nella quale l’artista espone il corpo alla mercé del pubblico che arriva a minacciarla con armi da fuoco e praticarle dei tagli con lamette; situazione che sembra essere descritta nella poesia, dal titolo molto significativo, Scena ossessiva: Nella sala, silenziosa stai, candida anatomia, lucida iride – nel cartiglio dici: “puoi liberamente usare lame, lamette, pistola perché minima è la cosa sangue, e la morte vanità. (OP, 10) L'esperienza qui descritta rivela a Vitiello il ruolo centrale del sangue e dal sanguinamento, nonché l’idea che l’esperienza artistica e conoscitiva passi attraverso l’uso diretto del corpo, ovviamente in forma soltanto figurata nel campo della poesia. Nella seconda parte di Scena ossessiva entra il secondo polo tematico dominante la poesia di Vitiello (siamo solo alla terza poesia della prima raccolta ed il terreno su cui si fonderà l’intera riflessione poetica dell’autore è già precocemente individuato): Storia, o destino, sancisce che, nelle umane vicende, le rosse bandiere portano rivoluzioni cruente! Vie e fragore di stoviglie dall'altra stanza – medito sul potere – apprendo che – anche in democrazia – è subdolo, e arrogante, chi comanda. (OP, 10) Accanto all'amore carnale c'è infatti la politica, l'elemento pubblico e sociale accanto a quello più intimo. Qui, come in numerose altre poesie successive, il passaggio avviene ex abrupto, con uno spostamento, in senso propriamente freudiano si potrebbe dire. In termini di tecnica poetica si tratta di un procedimento associativo (non analogico in senso simbolista, però). Per certo la politica sarà sempre, come scrive Verdino, un basso continuo e intermittente del canzoniere lirico di Vitiello.[5] Il trait d'union tra eros e politica va individuato nel valore etico del desiderio come tensione verso la soddisfazione assoluta, sia per l'individuo che per la collettività. Dal congiungimento fisico dell’io con la donna si passa all’affermazione che “tutti devono godere il pane,/la rosa, la libertà” (OP, 11). L'ideale di comunione attraversa i due campi: la comunione fisica e, etimologicamente, il comunismo, la causa mai rinnegata dell'emancipazione della classe operaia. Davvero in questa poesia, come da slogan anni settanta, il personale è politico, e da politico diventa storico. Con lo scorrere della storia rispecchiato nel susseguirsi delle raccolte, purtroppo, il quadro politico muta però in negativo: l’ideale di comunione che pareva una possibilità aperta, da cogliere nel presente, progressivamente sfuma nel campo dell’irraggiungibile, mentre parallelamente il desiderio sensuale sconta una sempre maggiore divaricazione dal suo obiettivo. Il rapporto con la donna nasce nel fuoco delle lotte di piazza degli anni settanta (“D'improvviso, scoppiano bombe/nelle piazze, lacrimogeni annebbiano l'aria,/impazzita la folla si disperde nei labirinti,/favola della rivoluzione…”, OP 25), una contingenza storica destinata ad esaurirsi presto, suscitando nel poeta un autentico risentimento verso la vile storia, come da titolo di una raccolta del 1980. Viene registrata, senza rassegnazione ma con amara lucidità, la vittoria del capitale a partire dagli anni ottanta, viene diagnosticato precocemente come la nuova questione da affrontare sia quella di una democrazia ipocrita, ridotta a parvenza di libertà per nascondere lo sfruttamento (“Il demone dell'infamia corrode l'ipocrita democrazia”, OP 71). Questo quadro trova poi la sua attuazione e massima conferma nella seconda guerra in Iraq, quella dello scorso decennio, evocata con una concretezza cronachistica stilisticamente nuova rispetto al passato. Ecco che quindi Vitiello vede la cieca alternativa tra falsa democrazia imperialista e fondamentalismo religioso (“Il fondamentalismo minaccia metastasi, la democrazia/non si impone!”, OP 271), riuscendo a cogliere in poesia l’orizzonte politico cruciale del nuovo millennio così come aveva fatto negli anni settanta con le lotte operaie: “L’ideologia del capitalismo monopolistico lavora/necessariamente con mezzi di spietato cinismo,/opprime i popoli in nome della finta pace” (OP 355). Soprattutto, viene compreso il trionfo storico della merce, nozione molto chiara alla formazione marxista dell’autore. “La storia è merce” (OP, 104), scrive nel 1984 in una poesia nella quale con amara ironia l’io-poetico informa di aver sottoscritto buoni del tesoro il primo maggio. Essendo tutt’altro che ingenuo, l’autore capisce bene come alla mercificazione totalizzante non possa certo sfuggire l’ideale amoroso-erotico, il fulcro della propria ispirazione poetica. Anche la donna diventa merce, anzi mercimonio è il termine più utilizzato. Si arriva qui a un nodo fondamentale della poesia di Vitiello. La sensualità resta certamente un valore positivo, la bellezza fisica un elemento salvifico. E tuttavia, col passare del tempo si insinua anche una connotazione negativa, il piacere dell’atto sessuale viene vissuto sempre più anche come colpa, compaiono termini con un'accezione di origine religiosa come vizio e lussuria “per giungere al bello dell'anima provai l’orrore, il vizio,/la vergogna”, OP 207). Rivolgendosi alla madre, l'io confessa di essere “arso vivo dal fuoco della donna” (OP 150), espressione che indica in accezione negativa una consunzione, mentre la figura femminile è a sua volta “inconsapevole che sedurre è morire” (OP 99). Da dove deriva questo lato oscuro del mito solare di congiunzione carnale? Una risposta arriva da uno di quei passi sorprendentemente trasparenti e prosaici che fanno capolino in un dettato poetico complesso e ad alta gradazione figurale come quello di Vitiello: “Non riesco a liberarmi/dal sorriso della prostituta che, salendo sul tram,/mormora: ‘la felicità tua, goduta,/è il mio inferno” (Il cielo è vuoto, OP 98). Si tratta evidentemente del senso di contraddizione con i propri ideali alle prese con la prostituzione come meccanismo di sfruttamento della miseria. La prostituzione è un altro dei temi decisivi della poesia: vi sono dedicate intere sezioni ispirate a Baudelaire, filtrato magari dall’interpretazione di Benjamin, ma anche a Campana, o Sbarbaro (Uscendo dalla casa di tolleranza ricorda sin dal titolo l’incipit, “Esco dalla lussuria”, della quarta poesia di Pianissimo).[6] Si entra qui nel lato negativo, ctonio, della poesia di Vitiello. Vi sono pagine intere incentrate sulla discesa nei bassifondi della città, nei postriboli verso cui fascinazione e repulsione si intrecciano inestricabilmente: Molle è la notte sul sagrato, e rantolo l’orrore del rimorso, il caro idioma con il viso di vergogna è spudorato, logoro. Oh, amato bene! Perché a merce riduci la beltà? (OP, 39) Alla luce meridiana delle poesie in riva al mare si contrappone qui il buio della notte fonda, in una dialettica degli opposti che non è affatto casuale, ma anzi caratterizza a vari livelli la poesia di Vitiello, addirittura ne costituisce forse il principale tratto distintivo: “Tra radicali estremi è tesa la vita” (OP, 96). Questa interpenetrazione degli opposti vale anche per i personaggi femminili: tutti quelli cui l’io si rivolge per nome sembra siano in realtà prostitute (sicuramente lo è Moll, uno dei principali: “dove sei,/distratta amica,//in quale fondo baratti la tua carne” OP, 78). E tuttavia si parla di loro anche come bambine (Jole, ad esempio). Motivo ricorrente collegato è quello della verginità e della sua perdita: “Ti ho atteso vergine, Moll, e invece, nel girare/della ruota, ti allontani deflorata” (OP, 86). Il motivo della verginità si ricollega probabilmente alla già citata ossessione per il sangue, come sembrano suggerire i diversi riferimenti espliciti alla rottura dell’imene e al sangue inguinale: “Nelle segrete vie la stolida indifferenza//è fuoco di allucinogeni, cola sangue/da inguini violati…” (OP, 187). Il quadro è complicato dal fatto che, in genere, le vergini sono al contempo prostitute (“Era vergine lolita al contrario, nonostante/le tante sevizie e penetrazioni” OP, 200). La vergine prostituta: una figura mitica, che ben rappresenta l’essenza duale della poesia di Vitiello. La compresenza degli opposti è stata interpretata da Di Lieto con gli strumenti della psicanalisi di Matte Blanco: Vitiello, infatti, nella scrittura utilizzerebbe la logica simmetrica, che prevede l’abolizione del principio di non-contraddizione.[7] Non c’è però in lui il gusto di tanta poesia moderna per la contraddizione in sé, da lasciare aperta e irrisolta. Vitiello sembra cercare una fusione degli opposti in unità assoluta, seguendo un imperativo etico: “graffiando lo spazio/sconosciuto dell’imene, Jole, i contrari sanno da soli/convergere” (OP, 17). Il tragico nasce quando non vi si riesce: “Dove è/la parola che perpetui la congiunzione/degli opposto, e lo/sterile fecondi?” (OP, 332). La dialettica tra positività e negatività è ben evidente se si prende in considerazione il tema della dissoluzione. Si tratta di un termine che ricorre con una frequenza notevolissima nel canzoniere: un lavoro di concordanze lo vedrebbe probabilmente classificarsi tra i primi posti. Dissolversi è destino, recita il titolo di una poesia della raccolta Didimo del 1983 (OP, 69), mentre Dissoluzione delle distanze si chiama la sezione di poesie inedite premesse alla raccolta. Ebbene, la dissoluzione può assumere connotazione sia positiva che negativa. La prima condizione si può raggiungere attraverso l’orgasmo, come dispersione fecondatrice, in cui si l’identità si scioglie nella congiunzione con l’altro (“Ti tocco e dici:/”Mi offro naturalmente”, mentre mi spoglio nudo/e dissolvente”, OP 105). Un’altra via passa attraverso la fusione panica dell’io negli elementi della natura per connettersi al tutto cosmico: “Immerso nella calma ferragostana navigo/nell’assoluto, dolcemente mi lambisce,/nel secondo che muore,/l’intera eternità”, (OP, 171). C'è però anche un rovescio della medaglia, nel quale la dissoluzione significa perdita dell’identità umana (“il viaggio è duro tra le umane dissolvenze”, OP 107), con l’io disfatto, vegetalizzato o mineralizzato: “però vegeto nelle dissoluzioni – mi ritrovo pietra/all’ultima fase del giorno, forse dell’ora” (OP, 162). Una liquidazione che apre la via al senso di perdita e assenza che caratterizza le raccolte degli ultimi due decenni. Si impone infatti come necessaria una scansione diacronica dell’opera di Vitiello, ponendo come possibile discrimine il silenzio tra il 1985 e il 1991, anno della pubblicazione di Accensioni. Se nelle prime raccolte l’evocazione degli opposti trovava una sorta di bilanciamento, da questo momento in poi la tonalità negativa sembra prendere il sopravvento. Il presupposto di tutta la seconda fase vitielliana è che la giovinezza, l’età del desiderio e delle passioni, è finita; mutamento non di poco conto, se si considera il ruolo fondamentale che il concetto di desiderio ha sempre rivestito nella poesia di Vitiello: “molto desiderando ho forse perduto il senso,/e non so se ci sia ancora la felicità” (OP, 142). Si perde il contatto con quella che abbiamo definito scena primaria, che pure ogni tanto torna, ma generalmente evocata tramite uno sguardo retrospettivo, come espresso mirabilmente in Godevo lisce cosce, tratta da Solitudini: Godevo lisce cosce, lisci ventri in libidini e moine: parlavamo di utili e di capitali, tu odoravi di gigli recisi al sole estivo, prima che l’aurora scoprisse le crepe del mio cuore, (oggi procedo nei giardini popolati di ortiche – e fischia il vento) … (OP, 199) Il meriggio “non porta più il nero rapace che morde” (OP, 186), non è cioè più vettore di compimento del desiderio, il mare non parla più allo stesso modo all’io-lirico che ha perso il contatto col tu-femminile: “Sulla battigia stanno pesci/putrefatti, se allungo il braccio sento che sei lontana” (OP, 185). La donna, infatti, si definisce ormai nella sua assenza, come un fantasma, o larva di idea di un universale che si è perduto: “Tu sei partita senza mai girarti/indietro, questo pezzo/di ghiaccio sono io,/in dissoluzione” (OP, 193). Nella sezione di apertura di Accensioni viene messo in scena l’abbandono, il ripudio da parte del personaggio di Lucilla sullo sfondo del mare ormai indifferente: Sono di faccia al mare indifferente – chiaro in alto era il sole – ti chiedevo un po’ di bene, ma i tuoi occhi furono terribili, di lupo, e adesso ancora danno gelo! (OP, 126) La privazione di quella che era sembrata essere la ragione fondante della propria poesia getta l’io nello sconforto, lo lascia idealmente esule: “perché non rispondi alla lettera che ti ho, mille volte,/scritto? Non errerò per asciutti estuari, o eburnee/emigrazioni, esangue espio l’errore, ed esule mi estinguo!” (OP, 267). Un esilio che si sconta nel quadro di una città (Nell’urbano esilio, s’intitola una poesia di Solitudini, del 1996) vissuta come deserto d’indifferenza (“in questa estesa scena//di cani morti nel pattume della città indifferente”, OP, 78). L’esilio, la città, l’indifferenza: sono tutti temi e motivi primo novecenteschi molto presenti nell’opera di Vitiello, anche in quella giovanile seppur in misura minore. Le ultime raccolte sono tematicamente più sfrangiate, sebbene venga più volte ribadita la coerenza della propria posizione politica (“Mai/volli piegarmi al potente che i servili blandisce”, OP 215) e si continui a tornare periodicamente sulla scena originaria, come a cercare di chiudere un conto mai risolto con essa, come in Il cielo è sempre più lontano, del 2001: Dal mare sorgi, creatura d’ambra, carne che infiammi, erpice che violenti – risplende la bellezza nel raggio di cristallo e riflette l’abisso! Accedo a speranze per un alveo inglorioso, in un angolo forse se trovo ardire vivo ancora felice l’accordo … (OP, 216) La poesia tende però a farsi sempre più dematerializzata, metafisica: “Io dimoro nel giorno soffio di niente…/non ci sono uccelli stanziali, la lontananza è oscura di/intermittenze” (OP, 361). Sempre più frequenti si fanno le riflessioni e gli interrogativi su Dio (In permanenza cerco/con ansia Dio”, OP 147). L’io arriva a rappresentarsi come un asceta (“Io,/per me, sono un asceta,/distaccato da ogni sete”, OP 312); con l’attenuarsi dell’urgenza del desiderio si accentua il carattere conoscitivo, filosofico, di una poesia che mantiene costante, anche se in termini differenti dal passato, l’atteggiamento interrogativo etico, a evitare ogni tentazione di sprofondamento nichilistico. Quando scrive, in modo simile al finale delle Città invisibili di Calvino,[8] “la mossa più logica da fare è di aggredire il/possibile nelle crepe del male …” (OP, 142), si ha la conferma che Vitiello scrive per tratteggiare una visione del mondo, che mira all’analisi critica della totalità. Si potrebbe quindi considerare Vitiello come anello di congiunzione tra due diverse tradizioni della poesia italiana novecentesca: una più interessata a rendere l’emotività, a esplorare la passione e la carnalità (Saba, Penna, Scotellaro), l’altra più razionale, speculativa, filosofica, anche francamente politica (Montale, Sereni, Fortini). [1] CIRO VITIELLO, L’opera poetica, Vol. I, Napoli, Guida, 2012. D’ora in avanti nel saggio faremo riferimento a citazioni tratte dal volume con l’indicazione OP seguita dal numero di pagina. [2] CHARLES MAURON, Des métaphores obsédantes au mythe personnel, Paris, Corti, 1964. [3] CARLO DI LIETO, Reti associative e metafore ossessive, in OP, XXXI-LV: XXXVI. [4] Iniziazione alla poesia, intervista a Ciro Vitiello a cura di Alessandro Carandente, in OP, 371-379: 372. [5] STEFANO VERDINO, Il destino dell’io, nel destino di un tempo e di una società, in OP, XI-XXIX: XIV. [6] CAMILLO SBARBARO, Pianissimo, a cura di LORENZO POLATO, Venezia, Marsilio, 2001, p. 44. [7] CARLO DI LIETO, Reti associative e metafore ossessive, cit., p. XXXIV. [8] “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio” (ITALO CALVINO, Le città invisibili [1972], Torino, Einaudi, 1993, p. 164. Informazioni bibliografiche Titolo del Libro: L'opera poetica (volume 1) Autore: Ciro Vitiello Saggi introduttivi di: Giorgio Bàrberi Squarotti, Stefano Verdino, Carlo Di Lieto Editore: Napoli: Alfredo Guida, Gennaio 2012 Collana: Volume 1 di Fondamentali della letteratura italiana contemporanea Lunghezza: 400 pagine; 23 cm ISBN-10: 886666104X, ISBN-13: 9788866661047 Soggetti: Critica letteraria, Studi letterari, Poeti, Dialettica, Cultura, Novecento, Alessandro Carandente, Produzione lirica,1975-2005, Filosofia, Pensiero antinomico, Opera omnia, Origini d'amore, Accensioni, Canto d'Erugo, Antologie poetiche, Raccolte, Libri rari Vintage Fuori catalogo, Collezionismo, Poesie, Autori napoletani, Napoli, Biografie, Opere generali, San Sebastiano al Vesuvio, Edoardo Sanguineti, Giorgio Barberi Squarotti, Giulio Ferroni, Francesco Muzzioli, Giorgio Patrizi, Oltranza, Poesia Italiana Contemporanea, Filologia, Pensiero, Filosofia, Literary criticism, Literary studies, Poets, Dialectics, Culture, Twentieth century, Lyric production, Philosophy, Antinomic thought, Origins of love, Ignitions, Poetic anthologies, Collections, Rare Vintage Out of print Books, Collectibles, Poems, Neapolitan authors, Naples, Biographies, General works, Contemporary Italian Poetry, Philology, Thought, Philosophy‎

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