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‎Guerre 39/45‎

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‎Seiko Ito‎

‎Radio Imagination‎

‎br. C'è una radio che non ha bisogno di microfoni, frequenze e studi di registrazione perché va in onda soltanto nell'immaginazione di chi l'ascolta. Il suo speaker è "il superlogorroico dalla lingua sciolta" DJ Ark che trasmette dalla cima di una cryptomeria. DJ Ark ha la netta sensazione di trovarsi impigliato tra i rami di quella pianta da un bel pezzo, ma ha un vago ricordo di ciò che gli è accaduto. Ricorda soltanto di aver sentito uno strattone improvviso e di essere stato sballottato e trascinato a decine di metri dal suolo da una forza improvvisa. Certo, sa di avere trentotto anni, un passato senza gloria da musicista rock e da manager musicale, una moglie dolcissima di nome Misato e un figlio, Sosuke, che studia negli Stati Uniti; ma, per quanto si sforzi, non riesce a trovare una spiegazione razionale che chiarisca il motivo per cui si trovi lassù, tra i rami alti di quella pianta, come fosse il monaco buddhista Roben che, secondo la leggenda, fu preso da un'aquila quando era ancora in fasce e lasciato, appunto, in cima a una cryptomeria. In ogni caso fa davvero freddo da quelle parti e a DJ Ark non resta che trasmettere musica a tutto spiano, dai Monkees a Bob Geldof, a Jobim, e lanciare nell'etere una quantità esorbitante di argomenti, sovraccarico com'è, come un camion sferragliante che traballa a destra e a manca.‎

‎Montasser Thomas‎

‎La libreria di zia Charlotte‎

‎br. Mai e poi mai una neolaureata in economia aziendale come Valerie si sarebbe immaginata di ritrovarsi a gestire una vecchia, antiquata libreria dal nome impronunciabile come la "Ringelnatz & Co.". Bella sorpresa le ha fatto sua zia Charlotte! Scomparire dal giorno alla notte, senza dire niente a nessuno, dopo aver lasciato dieci euro in cassa e un bigliettino sul tavolo della cucina... "Sarà mia nipote Valerie a occuparsi di tutto". Occuparsi di tutto?! Del parquet logoro o delle pile di volumi polverosi che si innalzano come giganti davanti alle finestre, impedendo alla luce di filtrare? Oppure dei tavolini traballanti, dei tendaggi di velluto liso e del registratore di cassa che sembra uscito da un film degli anni Trenta? Occuparsi, insomma, di quel "posto antidiluviano"? Lei? Forse poteva essere l'aspirazione di una vecchietta mite e solitaria come Charlotte, che si era cucita addosso quella libreria come un vecchio, elegante vestito sdrucito. Valerie, però, è giovane, pragmatica e sogna un arrembante futuro come consulente di una multinazionale scandinava. Per questo ha deciso di mettere in vendita la "Ringelnatz & Co.". Peccato che Valerie ignori il potere di un bel libro e il piacere di ritagliarsi del tempo per se stessa.‎

‎Petri Romana‎

‎Le serenate del Ciclone‎

‎br. I libri sui padri sono sempre una resa dei conti col morto che, in quanto tale, non parla. Non così questo libro, per metà puro romanzo e per l'altra metà memoir familiare, che parte invece dal giorno in cui il futuro padre nasce e ne reinventa la storia. Romana Petri racconta così i sessantatré anni di vita di un uomo, dal 1922 al 1985, ma anche quelli italiani, dal fascismo alla guerra alla ricostruzione al boom economico e oltre. C'è l'infanzia nell'Italia rurale nella campagna vicino a Perugia, e poi l'adolescenza condivisa con una banda di scavezzacollo in quella città allora poco più grande di un paese, tra serenate notturne al balcone della bella di turno ed esuberanti scazzottate coi soldati alleati giunti dopo la liberazione. E poi c'è una Roma carica di promesse, in anni in cui nessuna meta è preclusa: il benessere, le auto sportive, le villeggiature, le conquiste amorose, un successo che pare senza limiti. Infine, la realtà che cancella l'illusione di non poter mai più tornare indietro: la caduta, le crisi, le difficoltà da cui riemergere con la tenacia degli anni formativi. Mario Petri detto "Ciclone" è un padre ingombrante. È grande e grosso ma capace di coltivare una sua fine sensibilità. Ha l'animo di un cavaliere antico, e il suo futuro sarà quello di un uomo di spettacolo nato per vestire i panni di personaggi eroici tanto nell'opera lirica quanto nel cinema. Intorno a Mario e Lena e ai figli nati dal loro grande amore s'incontrano tanti personaggi famosi...‎

‎Benjamin Melanie‎

‎I cigni della Quinta Strada‎

‎br. Il 17 ottobre 1975 fa la sua comparsa nelle edicole americane un numero speciale di "Esquire" che mostra in copertina la foto di profilo di un Truman Capote grasso e pallido, e una didascalia che reclamizza l'ultimo, attesissimo racconto dell'acclamato autore di "A sangue freddo". Titolo: "La Côte Basque 1965". Capote si è incamminato da tempo lungo la china dell'autodistruzione. Quasi costantemente in preda all'alcol e alle droghe, è soltanto una smorta controfigura del trentenne dagli occhi pieni di passione e inquietudine che sedusse il bel mondo newyorchese vent'anni prima. Su quel mondo, che lo ha tacitamente messo da parte, posa ora la sua astiosa penna, narrando del santuario che ne è al centro e che ha le sue vestali nei Cigni della Quinta Strada: Babe Paley, Slim Keith, Gloria Vanderbilt, Pamela Harriman, le regine dei cocktail, delle feste di beneficenza, dei party più esclusivi, dei dinner e dei lunch alla Côte Basque, il ristorante dove, appunto, pranzi e cene sono diventati un appuntamento imprescindibile della mondanità newyorchese. Il racconto di "Esquire" muove da un incontro alla Côte Basque in cui i Cigni della Quinta Strada si lasciano andare a inattese confessioni e riprovevoli giudizi.‎

‎Chevalier T. (cur.)‎

‎L'ho sposato, lettore mio. Sulle tracce di Charlotte Brontë‎

‎br. Per quale ragione "L'ho sposato, lettore mio" è una delle frasi più celebri e citate della letteratura inglese? La risposta, tutt'altro che ovvia, risiede nel capolavoro da cui è tratta: "Jane Eyre" (1847), la storia di un'orfana che, grazie alla sola intelligenza e caparbietà, riesce a convolare a nozze con il nobile signor Rochester. Per affermare il suo successo, e il cambiamento della propria condizione sociale, invece di dichiarare "mi ha sposata, lettore mio" - com'era da aspettarsi nella maschilista società vittoriana - Jane dice: "l'ho sposato, lettore mio". Una sfumatura nella forma verbale che ha lo scopo di rimarcare la coscienza femminile della protagonista, e quella dell'autrice Charlotte Brontë, e che si ergerà a manifesto, ispirazione e stimolo per tutte le scrittrici a venire. Quando Tracy Chevalier ha chiesto alle migliori autrici in lingua inglese di raccontare una storia ispirata a quella celebre battuta, non l'ha fatto solo per festeggiare i duecento anni della nascita di Charlotte Brontë, ma anche per ridare significato a quelle parole, per renderle di nuovo vive e attuali nella società odierna.‎

‎Formaggi Francesco‎

‎Il cortile di pietra‎

‎br. Nell'Italia rurale del dopoguerra, Pietro, un bambino di sei anni, non vive una vita semplice: i suoi genitori sono contadini in miseria e la casa in cui vivono cade a pezzi. Un giorno, a portarlo via da li, via dai genitori, via da tutto ciò che conosce, si presenta un uomo enorme, con una grossa pancia e la testa completamente pelata, tonda e liscia come il fondo consunto di una pentola di rame: è l'ispettore incaricato di condurlo in collegio. Mentre si allontana su un carro cigolante, Pietro si ripete che tornerà presto a casa, quando suo padre, con una bocca in meno da sfamare, smetterà di essere povero, e quando la mamma guarirà dalla malattia che, spesso, la costringe a letto per giorni interi. Da lontano il collegio ricorda un cimitero, con l'alto muro di pietra dietro il quale svettano gli alberi. Dentro tutto è sporco, freddo, trascurato, quasi marcescente, e le suore, soprattutto quelle anziane, sono donne dall'animo gelido, indifferenti e severe. Nel refettorio, silenzioso e cupo, viene servito cibo rancido, ma chi prova a lamentarsi o a protestare resta a digiuno. I pavimenti sono neri e appiccicosi sotto le scarpe, le pareti sembrano unte d'olio e c'è sempre un tanfo terribile. Nelle mattine d'inverno il gelo punge sulle ginocchia come aghi di pino e, poiché non ci sono bracieri per riscaldarsi, le mani tremano al punto che non riescono nemmeno a intingere i pennini nell'inchiostro. Le suore non esitano a infliggere punizioni e cinghiate e, all'occorrenza, a rinchiudere i bambini nella torre. Per sopravvivere agli orrori del collegio, Pietro stringe amicizia con Mario, un ragazzino sveglio e intelligente. Nonostante sia più grande di un anno, Mario ha il corpo minuto ed è più basso degli altri bambini della sua età, come se non fosse cresciuto abbastanza. Le suore lo chiamano «la peste», per via del suo spirito ribelle che, più di una volta, lo ha portato a tentare la fuga. E sempre stato riacciuffato e picchiato, ma Mario non si è mai arreso, fino al giorno in cui una punizione più dura del solito lo fa cadere malato. Solo allora Pietro capisce che dovrà mettere da parte la paura e scoprire il coraggio se vuole salvare l'amico e ritrovare la libertà.‎

‎Nevo Eshkol‎

‎Tre piani‎

‎br. In Israele, nei pressi di Tel Aviv, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Eppure, dietro quelle porte blindate, la vita non è affatto dello stesso tenore. Al primo piano vive una coppia di giovani genitori, Arnon e Ayelet. Hanno una bambina, Ofri, che occasionalmente affidano alle cure degli anziani vicini in pensione. Ruth e Hermann sono persone educate, giunte in Israele dalla Germania, lui va in giro agghindato in giacca e cravatta, lei insegna pianoforte al conservatorio e usa espressioni come «di grazia». Un giorno Hermann, che da tempo mostra i primi sintomi dell'Alzheimer, «rapisce» Ofri per un pomeriggio, scatenando una furia incontenibile in Arnon, inconsciamente e, dunque, irrimediabilmente convinto che dietro quel gesto, in apparenza dettato dalla malattia, si celi ben altro. Al secondo piano Hani, madre di due bambini e moglie di Assaf, costantemente all'estero per lavoro, combatte una silenziosa battaglia contro la solitudine e lo spettro della follia che, da quando sua madre è stata ricoverata in un ospedale psichiatrico, non smette mai di tormentarla. Un giorno Eviatar, il cognato che non vede da dieci anni, bussa alla sua porta e le chiede di sottrarlo alla caccia di creditori e malintenzionati con cui è finito nei guai. Hani non esita a ospitarlo e a trovare cosi un riparo alla sua solitudine. Salvo poi chiedersi se l'intera vicenda non sia un semplice frutto dell'immaginazione e dei desideri del suo Io. Dovrà, giudice in pensione che vive al terzo piano, avverte l'impellente bisogno di dialogare con il marito defunto e per farlo si serve di una vecchia segreteria telefonica appartenutagli. Sorto da una brillante idea narrativa: descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre diverse istanze freudiane - Es, Io, Super-io -della personalità, "Tre piani" si inoltra nel cuore delle relazioni umane: dal bisogno di amore al tradimento; dal sospetto alla paura di lasciarsi andare. E dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare.‎

‎Simonson Helen‎

‎L'estate prima della guerra‎

‎br. È l'estate del 1914 a Rye, un piccolo centro che emerge dalle paludi piatte del Sussex come una magnifica isola di tetti rossi protesa verso il mare. L'arciduca Francesco Ferdinando è stato assassinato a Sarajevo, ma la vita in paese scorre tranquilla. L'eco di quanto accade a Whitehall, la sede londinese del Foreign Office, di solito sonnolenta in quella stagione, e ora brulicante di funzionari affaccendati, politici e generali, giunge decisamente attutita tra le strade della piccola città. Giacca e gonna strette, secondo i dettami della moda, collo lungo e capelli castani delicatamente raccolti sulla nuca, Beatrice Nash sbarca a Rye per prendere possesso dell'incarico di insegnante di latino nel locale ginnasio. I membri dell'amministrazione della scuola, l'arcigna moglie del sindaco, Mrs Fothergill, Lady Agatha Kent, dama in vista del paese che sogna di veder emergere un giorno dei grandi leader dai figli dei contadini con i calzoni corti e le ginocchia sporche, erano pronte ad accogliere "un'insignificante fanciulla", come Lady Marbely si era premurata di assicurare. Grande è dunque la loro sorpresa quando si imbattono in una giovane donna attraente che si è lasciata presto alle spalle la frivolezza dell'infanzia, accompagnando il padre letterato nei suoi numerosi viaggi e, dopo la morte del genitore, decidendosi a vivere del suo lavoro senza convolare a nozze, come impone il costume del tempo a una ragazza orfana.‎

‎Berto Giuseppe; Trevi Emanuele‎

‎Il male oscuro‎

‎br. Apparso per la prima volta nel 1964, "Il male oscuro" ottenne subito un grande successo, vincendo nello stesso anno il Premio Viareggio e il Premio Campiello. L'apprezzamento critico che ne segui, tuttavia, non colse forse pienamente la grandezza di quest'opera e della figura di Giuseppe Berto nel panorama della letteratura italiana del secondo Novecento. Come sovente accade, questo romanzo e lo stesso Berto conoscono forse soltanto oggi quella che Benjamin definiva «l'ora della leggibilità». Comparato con le opere di quell'epoca caratterizzata da una società in piena espansione, "Il male oscuro", come nota Emanuele Trevi nello scritto che accompagna questa nuova edizione, appare come «lo specchio, frantumato ma straordinariamente nitido, di un intero mondo, di un'epoca storica», un capolavoro assoluto dotato di «un'autorevolezza paradossale, che si basa sulla travolgente energia degli stati d'animo». Come i grandi libri, il romanzo presuppone una genealogia. Berto ha ammesso più volte il suo debito con "La coscienza di Zeno" di Svevo e "La cognizione del dolore" di Gadda, dalla quale ricavò il titolo stesso del suo libro. "Il male oscuro", tuttavia, segna una svolta fondamentale rispetto a queste opere precorritrici: non descrive semplicemente una nevrosi, ma la mima e la incarna. Il suo linguaggio è la manifestazione stessa del male, «l'epifania tragicomica della sua oscurità» (Trevi). Un'assoluta novità artistica e letteraria che Berto non esitò a battezzare «stile psicoanalitico». Una prosa modernissima che, narrando di un male assolutamente personale, fa scorrere davanti ai nostri occhi «la Roma della Dolce Vita e di via Veneto, i medici e le loro contrastanti e fallaci diagnosi, l'industria del cinema con tutte le sue bassezze e le sue assurde viltà, la famiglia borghese e la sua economia domestica, i cambiamenti del costume sessuale, i rotocalchi a colori e le villeggiature in montagna»... la malattia di un'epoca apparentemente felice.‎

‎Agualusa José Eduardo‎

‎Teoria generale dell'oblio‎

‎br. Portogallo, 1975. A Ludovica Fernandes Mano, detta Ludo, non è mai piaciuto affrontare il cielo. Terrorizzata dagli spazi aperti, capaci di farla sentire fragile e vulnerabile come una tartaruga alla quale abbiano strappato la corazza, Ludo vive con la sorella maggiore Odete senza mai mettere piede fuori di casa. Un giorno Odete si innamora di Orlando, un ingegnere minerario angolano che lavora per una società di diamanti, e tutto cambia per Ludo. Orlando insiste perché vada a vivere con lui e Odete in Angola, in un appartamento all'ultimo piano di uno dei palazzi più lussuosi di Luanda, il Palazzo degli Invidiati. In una soleggiata mattina di aprile, Luanda cade in preda a una grande confusione, la guerra per l'Indipendenza dal Portogallo esplode per le strade e i giorni si susseguono, agitati, tra manifestazioni, scioperi e comizi. I primi spari segnano l'inizio delle grandi feste di commiato: il Palazzo degli Invidiati si svuota rapidamente ed è durante una di queste feste che Orlando e Odete svaniscono nel nulla. Davanti all'orrore di essere rimasta sola, alla mercé di rivoluzionari e mercenari che hanno invaso la città, Ludo non si fa remore. Servendosi di cemento, sabbia e mattoni tira su una parete in mezzo al corridoio del piano, separando il suo appartamento dal resto del palazzo. Lì, isolata dal mondo esterno che tanto la spaventa, deve ingegnarsi per non morire di stenti e paura. Per dissetarsi raccoglie l'acqua piovana in secchi, catini e bottiglie vuote. Nell'orto sul terrazzo pianta semi di limone, mais, fagioli, patate. Sulle pareti di ogni stanza, anno dopo anno, annota i suoi pensieri, l'unica cosa capace di tenerla ancorata a una realtà che, ogni giorno di più, va dissolvendo i suoi contorni. Il tempo corre veloce e mentre Ludo sembra svanire nell'oblio, dimenticata da tutti, nel mondo esterno si intrecciano le storie di altri personaggi: il Capitano Jeremias Carrasco, detto il boia, un avido mercenario desideroso di impossessarsi di alcune pietre preziose con-servate nell'appartamento di Orlando; l'investigatore Monte, un fervente comunista con un odio viscerale nei confronti dei portoghesi; Daniel Benchimol, un giornalista che colleziona storie di sparizioni in Angola ...‎

‎Roberts Gregory David‎

‎Shantaram‎

‎ril. Il bus della scalcagnata Veterans' Bus Service, una compagnia di veterani dell'esercito indiano, è appena arrivato al capolinea di Colaba, la zona di Bombay dove si concentrano gli alberghi a buon mercato. Greg è il primo a mettere piede sul predellino e a farsi largo tra la folla di faccendieri, venditori di droga e trafficanti d'ogni genere in attesa davanti alla portiera. Ha una chitarra a tracolla, un passaporto falso in tasca e un turbinio di pensieri ed emozioni in testa. Nel tragitto dall'aeroporto a Colaba ha pensato di essere sbarcato in una città dopo una catastrofe. Davanti ai suoi occhi si è spalancata una distesa sterminata di miserabili rifugi fatti di stracci, fogli di plastica e carta, stuoie e stecchi di bambù. In preda allo stupore, Greg ha visto donne bellissime avvolte in stoffe azzurre e dorate incedere a piedi nudi in quella rovina, e uomini dai denti candidi e dagli occhi a mandorla, bambini dalle membra incredibilmente aggraziate. Ovunque, poi, aleggiava un odore acre e intenso. Quell'odore in cui, a Bombay, fiuti di colpo l'aroma del mare e il metallo delle macchine, il trambusto, il sonno, la lotta per la vita, i fallimenti e gli amori di milioni di esseri umani. Greg è un uomo in fuga. Dopo la separazione della moglie e l'allontanamento dalla sua bambina, la vita si è trasformata per lui in un abisso senza fine. Era un giovane studioso di filosofia e un brillante attivista politico all'università di Melbourne, è diventato «un rivoluzionario che ha soffocato i propri ideali nell'eroina», un «filosofo che ha smarrito l'integrità nel crimine», uno dei «most wanted men» australiani, condannato a 19 anni di carcere per rapina a mano armata, catturato e scappato dal carcere di massima sicurezza di Pentridge.‎

‎Forgách András‎

‎Gli atti di mia madre‎

‎br. Accade a volte che una rivelazione possa a tal punto mutare il senso di una storia, da trasformare ogni suo singolo istante in qualcosa di totalmente altro, di tragicamente inaspettato. Dal 2005 fino al 2015 una rivelazione simile ha sconvolto l'esistenza di András Forgách, scrittore, drammaturgo, poeta, membro del Teatro Nazionale di Kecskemét. Dapprima una voce, una chiamata al telefono di qualcuno imbattutosi nella faccenda per puro caso, qualcuno cui è capitato di sfogliare un fascicolo quando l'Ungheria ha aperto gli archivi dei servizi segreti del passato regime comunista. Poi la frequentazione personale di quegli archivi e la lettura diretta dei dossier. Ed ecco emergere la verità che ripugna, che fa gelare il sangue di András Forgách e lo fa svegliare di soprassalto nel cuore della notte: sua madre, la persona in compagnia della quale ha conosciuto la bellezza, la liberalità, la generosità, l'abnegazione, era una «collaboratrice segreta», una minuscola vite, un'ultima rotella di un misero apparato repressivo. Avi-Shaul Bruria si chiamava - un nome dalla musicalità del Vecchio testamento -, nata a Gerusalemme il 3 dicembre 1922 da Lea Yedidya e Avi-Shaul, famoso scrittore israeliano, morta in Ungheria il 30 novembre 1985. Una donna di indiscussa grazia e signorilità, una donna non priva, a detta di molti, di quella bellezza che si deve alla gioia e all'amore incondizionato per la vita. Certo, era un'ebrea di sinistra che aveva conosciuto in gioventù e poi sposato Marceli Friedmann, un ebreo comunista divenuto «il compagno Forgács» una volta che i due si erano trasferiti nell'Ungheria socialista. Ma questo può forse trasformare una madre amorevole che era il firmamento, la volta celeste della sua famiglia, in un'agente che non esita a elargire informazioni persino sui figli e i parenti in nome della sua incrollabile fede nel comunismo?‎

‎Williams Niall‎

‎Quattro lettere d'amore‎

‎br. Nicholas Coughlan ha dodici anni quando Dio parla per la prima volta con suo padre, un impiegato statale di Dublino perennemente vestito di grigio. Il discorso è breve e perentorio: l'uomo deve lasciare il lavoro e dedicarsi anima e corpo alla pittura. A nulla valgono le obiezioni di sua moglie, una donnina piccola e minuta con vivaci occhi castani: William Coughlan, uomo di poche parole, non trova nulla da replicare, se non un laconico «devo». Una parola che si abbatte con brutale violenza sull'esistenza di Nicholas e di sua madre. Su un'isola nell'ovest dell'Irlanda, uno squisito drappo intessuto di luce marina e sabbia, vive Isabel Gore, l'anima gemella di Nicholas, ancora ignara del legame che il destino ha approntato per lei e il figlio di William Coughlan. Dopo la scuola lei e suo fratello Sean, una di quelle creature di cui Dio si serve per svelare la musica del creato, si recano all'altro capo dell'isola dove, nel silenzio e nella bellezza maestosa di quel lembo estremo di terra, possono immaginarsi sovrani di un fantastico regno di violinisti e poeti. Isabel danza sul margine del roccione seguendo le note del fratello, al ritmo sempre più frenetico e vorticoso del violino, fino a quando la musica cessa di colpo. Sean giace a terra, gli occhi arrovesciati e il corpo irrigidito sulla roccia. La musica si è dileguata e lui è rimasto muto e inutile come uno strumento accantonato. La convinzione che sia stata la sua danza selvaggia a causare il male del fratello non abbandonerà mai Isabel, graverà come un peso ineliminabile sulla sua vita e sulle sue successive scelte di giovane donna. Nicholas e Isabel: due anime forti, forgiate da un'infanzia fatta di sogni svaniti e di una sorte crudele, due anime destinate ad amarsi come raramente accade ai comuni mortali.‎

‎Nanetti Angela‎

‎Il figlio prediletto‎

‎br. È una sera di giugno del 1970 in un piccolo paese della Calabria, Nunzio e Antonio hanno vent'anni e si amano, in segreto, da due mesi. Il loro amore si consuma dentro la vecchia Fiat del padre di Antonio, parcheggiata in uno spiazzo abbandonato. Ma, proprio quella notte d'estate, tre uomini incappucciati e armati trascinano Antonio fuori dall'auto, colpendolo fino a quando il giovane non giace a faccia in giù e a braccia aperte, come un Cristo in croce. Tre giorni dopo Nunzio Lo Cascio sparisce dal paese, messo su un treno che da Reggio Calabria lo conduce lontano, a Londra. Il mondo, all'improvviso, gli ha mostrato il volto più feroce, quello di un padre e due fratelli che «gli hanno spezzato le ossa a una a una» per punirlo del suo "peccato". Nulla sembra avere più senso per il ragazzo: la fiducia negli uomini, la speranza di un futuro, la sua stessa identità. Di lui rimane soltanto la foto del campionato del '69, appesa nella pescheria dei genitori, che lo ritrae con tutta la squadra sul campo dopo la vittoria, promessa mancata del calcio. A interrogarsi sulla vita di Nunzio è anni dopo sua nipote Annina, che sente di avere con quello zio mai conosciuto, di cui nessuno in famiglia parla volentieri, inspiegabili affinità. Anche Annina, sebbene in modo diverso, si trova a combattere con un padre violento e prevaricatore e con la stessa realtà chiusa del paese, in cui una ragazza non ha altre possibilità che essere una «femmina obbediente». E, come Nunzio, scoprirà la dolorosa necessità di riprendersi il mondo, ribellarsi ai pregiudizi e lottare per la propria libertà.‎

‎Nguyen Viet Thanh‎

‎I rifugiati‎

‎br. «In un paese dove i beni di proprietà erano l'unica cosa che contasse, non avevamo niente che ci appartenesse, a parte le storie». Così suona un passo contenuto in uno dei magnifici racconti di questo libro che Viet Thanh Nguyen ha voluto dedicare ai «rifugiati sparsi in tutto il mondo». È l'affermazione di una giovane vietnamita, la cui infanzia, in fuga dagli orrori della guerra, è stata segnata dalla drammatica esperienza di un barcone alla deriva e dalla morte del fratello ragazzino. A un certo punto della sua adolescenza negli Stati Uniti, la donna si imbatte nell'esperienza propria di ogni rifugiato: scoprire di non possedere niente, se non le storie, raccontate dai genitori o serbate nel proprio personale ricordo, che mostrano l'impossibilità di voltare le spalle al passato, alle persone e alle cose del vecchio mondo perduto. Come «indumenti abbandonati dai fantasmi», esse riaffiorano inevitabilmente. L'impossibilità dell'oblio che, come un macigno, pesa sulla necessaria ricerca di nuove identità ed appartenenze attraversa da cima a fondo tutte le storie narrate in questo libro. Dal giovane Liem che non riesce più a riconoscere sé stesso nell'istante in cui apprende davvero che cosa significa a San Francisco dire di due maschi che sono una coppia «in senso romantico»; alla proprietaria del New Saigon Market che nella sua bottega, uno dei pochi posti a San Jose dove i vietnamiti possono acquistare il riso al gelsomino e l'anice stellato, vede riapparire i fantasmi della guerra nella persona della signora Hoa, ossessionata dall'idea della vendetta nei confronti dei comunisti che le hanno ucciso il figlio; a James Carver, nero cresciuto in Alabama, che a Quàng Tri, in Vietnam, scopre di aver generato una figlia fuori posto in «un mondo deciso ad assegnare a ciascuno il posto che gli spetta», l'inquieta ricerca di una nuova identità da parte di uomini con «due facce e due menti diverse», già oggetto delle pagine de "Il simpatizzante", riemerge con chiarezza in quest'opera.‎

‎Iczkovitz Yaniv‎

‎Tikkun o la vendetta di Mende Speismann per mano della sorella Fanny‎

‎br. Nel 1894, nelle terre «sul confine» dell'Impero russo, le comunità ebraiche sono in fermento. I pogrom divampano e gli uomini partono. C'è chi raggiunge l'America per aprire la strada alla famiglia a New York; chi finisce a baciare le mezuzot, gli astucci affissi sulle porte delle case degli ebrei, nei bordelli di Kiev; chi si trasferisce in Palestina dove lo aspetta un colpo di sole. Abbandonate tra false promesse e seduzioni ingannevoli, le donne sguinzagliano investigatori alla ricerca dei fedifraghi, per carpire loro almeno una pergamena di divorzio firmata e convalidata secondo la legge religiosa. Mende Speismann no. Rassegnata al suo triste destino di moglie senza marito, Mende si lascia cadere nel fiume Yaselda. Zvi Meir Speismann, il consorte, strambo venditore ambulante che non ha mai mosso un dito per convincere i passanti ad accostarsi al carro delle sue merci, è sparito nel nulla. Prima della sua partenza, Mende credeva di aver toccato il fondo, visto che in casa mangiavano soltanto pane nero e patate non sbucciate. Ora, però, è precipitata in un abisso senza fine. Per sua fortuna, una volta alla settimana Fanny Keismann, la sorella minore, la viene a trovare. Prima di sposarsi, Fanny era una shochetet, una macellala rituale. Aveva ricevuto in dono a dodici anni il suo primo coltello da macellazione dal padre, dimostrando un talento raro in quell'arte che si tramanda in famiglia da generazioni. Da tempo ha ormai riposto i coltelli per dedicarsi al marito e ai cinque figli, ma davanti alla fuga del cognato e alla triste rassegnazione della sorella, Fanny capisce che non può restare con le mani in mano. Una notte, dopo aver baciato i bambini, lascia la sua abitazione e si prepara ad affrontare un lungo viaggio animata da un solo desiderio: arrivare fino a Minsk, dove pare si sia rifugiato ZviMeir, e metterlo in ginocchio. In un crescendo di rocambolesche avventure, coi suoi riccioli biondi e sul volto lo sguardo da wilde chayeb, da bestia selvaggia, Fanny finirà col minare le fondamenta stesse dell'Impero russo.‎

‎Marchitelli Anna‎

‎Tredici canti (12+1)‎

‎br. Nel 1793, a Bicêtre, nei sobborghi di Parigi, Philippe Pinel libera i malati di mente dalle catene e dà vita al «manicomio moderno». Un'istituzione che in Italia sopravvivrà fino al 1978, anno in cui morirà con la legge Basaglia n. 180. Uno dei monumenti italiani di questa istituzione è stato certamente l'ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli. Edificio simile a una fortezza che sin dal 1897 si erge in Calata Capodichino, l'ospedale serba al suo interno un archivio di ben sessantamila cartelle cliniche di pazienti rinchiusi tra le sue mura e tra quelle del precedente manicomio provinciale creato nel 1874 nel complesso di San Francesco di Sales. Anna Marchitelli è andata a rovistare in quell'archivio e da quel prezioso scrigno della memoria ha tratto tredici cartelle di folli che ha riscritto intrecciando storia e creazione. Tredici casi di pazienti celebri, come il matematico Renato Caccioppoli, il primo pentito di camorra Gennaro Abbatemaggio, l'anarchica Clotilde Peani e il giovane ribelle Emilio Caporali, e meno celebri, come l'avvocato Virginio Mogliazza morto con i suoi 33 anni distici dopo aver bevuto vino. Tredici canti in cui la follia, con le sue misteriose e divine manifestazioni, illumina il lato oscuro di un secolo.‎

‎Soseki Natsume‎

‎Fino a dopo l'equinozio‎

‎br. Keitaro è un ragazzo romantico, geneticamente insofferente alla mediocrità e con un'ardente passione per l'inusuale. Da quando ha terminato l'università, però, la vita non gli ha concesso nulla di romanzesco. Lo ha portato soltanto a recarsi a casa di sconosciuti per consegnare lettere di raccomandazione e a trascorrere, nella pensione per scapoli in cui dimora, il resto delle ore nell'indolenza più assoluta. Nella pensione vive anche Morimoto, un uomo oltre la trentina di una magrezza impressionante e dall'occupazione misteriosa. Dice di essere stato un marito integerrimo, di aver pescato salmoni in qualche regione di Hokkaido, di aver progettato una società per la produzione dei tappi per gli otri di sake. Da sotto i baffi trasandati narra, insomma, con estremo garbo racconti così strani da poter essere assimilati a storie di fantasmi. Quando rientra dal lavoro, inoltre, non tralascia mai di indossare un abito nuovo fiammante con la giacca dall'ampio bavero, per poi riuscire stringendo in mano uno strano bastone da passeggio di bambù, dall'impugnatura a forma di serpente con la bocca spalancata, come se stesse per inghiottire qualcosa. Un giorno, però, Morimoto scompare all'improvviso senza pagare l'affitto della pensione, lasciando il suo bastone da passeggio là dove lo ha sempre riposto, nel portaombrelli davanti all'ingresso. Sulla scrivania della propria stanza Keitaró trova una lettera in cui l'ex bizzarro ospite della pensione lo esorta ad appropriarsene e a farne buon uso. Un consiglio che si trasforma per il ragazzo in una persecuzione tale da spingerlo a preoccuparsi della sua salute mentale.‎

‎Gravina Fabiola‎

‎Il fossile vivente e la donna dai capelli color mogano‎

‎br.‎

‎Brundi Gian Carlo‎

‎Ricordi di un ragazzo delle cure‎

‎br. Un romanzo autobiografico. Un viaggio nell'infanzia e nella giovinezza di un fiorentino del quartiere delle Cure. Quella evocata dalle pagine è una lontana Firenze, dove il mondo di un bambino è racchiuso in poche vie, tra negozi e ritrovi. Uno sguardo dove quel quartiere, diventato mondo, ci restituisce ritmi e atmosfere della nostra memoria. Ai ricordi di gioco, in cui uno spensierato calcio al pallone riusciva a riempire la giornata, si uniscono quelli più intensi della Seconda Guerra Mondiale, quando il padre del protagonista è costretto a nascondersi per mesi in casa per riuscire a sfuggire alle ronde. Ci arrivano le immagini dei ponti fatti saltare dai tedeschi prima di lasciare la città, delle sirene che suonano e dei rifugi che accolgono le persone in fuga. Firenze cambia negli occhi del protagonista che cresce, diventa bancario, vede l'Arno che cerca di sommergere la città, e osserva la sua vita adattarsi a tutti i suoi cambiamenti.‎

‎Andreaggi Lorenzo‎

‎I trabocchetti del bandino‎

‎br. Un borgo antico e pieno di misteri. Incantesimi, delitti, cattiverie e bontà. Storie sconvolgenti che passano attraverso i secoli fino ad arrivare a noi travolgendo intere famiglie. Tutti i trabocchetti possibili e immaginabili, gli inganni e le amicizie false in un solo piccolo luogo nei pressi di Firenze: il Bandino. Lì il nobile Antonio Alberti dovrà lottare con la storia, tra suore, frati, cunicoli segreti e corone di Francia. Un romanzo pieno di sorprese dove la leggenda si intreccia con la verità storica, partendo dal 250 d.C. per arrivare fino a un lontano e futuribile 3015...‎

‎Ciampi Paolo‎

‎Nel libro, figlio, tu vivrai‎

‎ill., br. Era solo un ragazzo, Ugo, quando nell'estate del 1914 l'attentato di Sarajevo cambiò la storia, dando inizio al più terrificante dei massacri. Un ragazzo cresciuto leggendo "Cuore" di De Amicis e sognando eroi e imprese. Bastarono pochi giorni in trincea per capire cosa era davvero la guerra. E per morire. Rimase un padre che fino alla fine dei suoi giorni curò un libro di ricordi sul figlio, come se in questo modo potesse restituirgli la vita. Rimasero una vicenda da raccontare, un album di fotografie, un nome in famiglia. Ma chi era Ugo? Paolo Ciampi, scrittore da sempre attento a uomini e donne travolti dagli eventi della storia, indaga sulla vita e il mistero di un ragazzo del '99, inseguendo le ricerche svolte da Tania, erede del ricordo e del libro di Ugo. Prima ancora che una biografia, questo è un racconto della Grande Guerra vista da un giovane come tanti. E un libro di viaggio - da Caporetto ai campi di battaglia della Francia, dall'Appennino al Monte Grappa - per ricomporre il mosaico di un'esistenza.‎

‎Teglia Marco‎

‎Il popolo va agli uffizi. Racconti di campagna‎

‎ill., br. "Guerrino Anchioni è un contadino e un bracciante, uno "alla buona". Non è artista o poeta né tantomeno filosofo, eppure si cimenta con Platone, con la Divina Commedia, con la scultura di Michelangelo. Guerrino è 'il Popolo', una figura così affascinante e bizzarra da essere rimasta celebre nei racconti popolari della Valdinievole. Partendo da questo retaggio l'autore dipinge il Popolo nella sua malinconica quotidianità, ritraendolo alle prese con la bicicletta, con la sorella, con Ferragalline e con tutta la colorata popolazione di un paesino toscano dei primi decenni del Novecento. Il caleidoscopio delle sue storie conduce il lettore per uno scenario campestre in cui la dimensione del reale, sfiorando quella del fantastico, evoca il sapore della favola. C'è una vena malinconica in tutto il libro, qua e là increspata dal sorriso, con una sorta di nostalgia per un mondo scomparso. Marco Teglia, poeta e improvvisatore, musicista e cantautore, costruisce il suo libro su un doppio registro sentimentale e comico, passando dall'uno all'altro con facilità e grazia, proprio come nelle sue canzoni." (Adolfo Natalini).‎

‎Corsini Luciano‎

‎Divertite crudeltà. Gialli e assurdi‎

‎br. Nove racconti di amore e mistero, tra fantasia e realtà, dove i sogni più incantevoli si intrecciano con gli incubi più sconcertanti. "Luciano Corsini è un gran signore. Con lo stile del signore, vale a dire togliendosi la polvere dal soprabito con aria disinvolta dopo una sparatoria, ha vissuto molte avventure. Nel mondo intero da uomo libero e sradicato, nel mondo delle Piastre, sulla Montagna pistoiese, da uomo legatissimo alla sua terra. Racconta queste avventure, come se fossero le invenzioni di un affabulatore, ammaliando il suo pubblico che fino alla conclusione della storia dondola fra l'incredulità e la fiducia nel leale narratore." (Francesca Joppolo)‎

‎Coppetti Gianfranco‎

‎Una strada bianca che... Ricordi di un ragazzo del '36‎

‎ill., br. Nei primi anni Quaranta, quando l'autore è ancora un fanciullo, la zona delle Cure conta poche case, e la via Faentina è una strada bianca e sterrata. Lo scenario è quello di un quartiere di periferia, terreno ideale per i giochi di un gruppo di ragazzini scatenati che, nonostante la guerra, mettono a segno le loro birbonate. A interrompere questi giorni di vita spensierata arriveranno anche le bombe, la fame e i soprusi, ma il vero cuore pulsante del libro resta quella quotidianità lontana raccontata con freschezza, originalità e un profondo senso di partecipazione.‎

‎Lotti Daniele‎

‎Il poggio dei cipressi‎

‎br. Ledo Antinelli è un uomo di mezza età che perde il padre a causa di una lunga malattia. L'uomo eredita così una consistente tenuta vicino a Montepulciano che mette in vendita subito, ignaro del fatto che in realtà essa non apparteneva a suo padre, essendo quest'ultimo solo un prestanome. La compravendita viene conclusa con una facoltosa signora americana, ma da quel momento ha inizio una serie di strani eventi, di incidenti, di incontri e di scontri che rendono misterioso e sconcertante lo svolgersi dei fatti. Quando la notizia della rapida conclusione dell'affare giunge ai veri proprietari, infatti, questi decidono di intervenire. Sono uomini potenti nascosti nell'ombra, discendenti di un'antichissima civiltà le cui leggendarie tracce sono nascoste nelle pieghe della storia. All'interno della proprietà, nascosto sotto un poggio di cipressi, è custodito il più sacro monumento del loro glorioso passato che deve essere protetto ad ogni costo...‎

‎Barbolini Sara‎

‎I' campo di' Tantussi. Storia di una famiglia e di un quartiere fiorentino‎

‎br. All'interno di una casa, nel rione fiorentino del Pignone, vive una memoria storica che il tempo non ha portato via. Per tutta l'infanzia, proprio come le favole, una nipote ascolta i racconti della nonna, vissuti proprio in quelle strade. Da grande, quella bambina riunisce le varie generazioni della famiglia per raccontare dall'inizio quella storia, che altrimenti andrà presto perduta. I Tantussi, mezzadri per la famiglia Strozzi già dal 1600, sono ancora ricordati da chi nella zona ha una certa età. Quattro donne, ultime a rammentarsi di un passato remoto, raccontano attraverso i ricordi di famiglia e le proprie esperienze - prima di bambine, poi di donne - quella che è stata la loro vita da fine Ottocento in poi, offrendo una preziosa testimonianza su com'era il quartiere di allora, differente da oggi in tanti aspetti. Da loro nascerà più tardi la nuova generazione: saranno loro, bambini nel Pignone degli anni '50, a portarci crescendo fino ai significativi giorni del dopo alluvione del 1966.‎

‎Brogi Franco‎

‎Via della chiesa‎

‎br. Costretto a una lunga degenza in ospedale, un uomo rivede tutte le strade che ha percorso durante la sua vita. C'è via della Chiesa, quella dell'infanzia e della giovinezza, lunga e dritta a segnare il confine tra il quartiere di Santo Spirito e quello più "malfamato" di san Frediano, con le sue botteghe, i suoi personaggi strampalati e le vicende quotidiane, la chiesa di San Felice e il circolo dei "comunisti", le bande dei ragazzi, e infine la casa, piccola e umida ma sempre amata. Ci sono poi le strade del cuore, incontri speciali avvenuti per caso nel tempo - quello con una giovane prostituta e un ragazzo albanese -, incroci con altre storie da abbracciare e riconoscere come sorelle, da accompagnare passo passo nel comune viaggio della vita. Perché è proprio dalla condivisione di sentieri e mete che possiamo costruire l'umanità del domani.‎

‎Sardi Dunia‎

‎Alla stagion dei fiori‎

‎br. Nei ricordi degli ospiti di una casa di riposo in Toscana si intrecciano storie di guerra e di pace, di amicizie, di legami fraterni e di amori: memorie che l'autrice ha ascoltato e impresso sulla carta cogliendo la bellezza di fatti, personaggi, luoghi e sentimenti. Al centro del suo romanzo un diario autentico della seconda guerra mondiale, da tempo dimenticato, in attesa di qualcuno che potesse scoprirne i segreti e raccontarli finalmente al mondo.‎

‎Marigolli Manuele‎

‎Un altro punto di vista. Racconti di caccia‎

‎ill., br. Il "beccacciaio" non è un cacciatore comune. Sarà per la difficoltà di rintracciare e poi abbattere quella "regina del bosco" dal frullo rapido come un battito d'ala di farfalla. O per la necessità di instaurare una perfetta intesa di sguardi e tecnica con il compagno a quattro zampe. O forse per le circostanze del tempo atmosferico, che solo in certi momenti dell'anno, a determinate temperature e al soffio di particolari venti favoriscono l'incontro. Frutto di questa attesa lunga un anno è quel sentimento unico e strano, inspiegabile, che investe il beccacciaio quando riesce a incarnierare il piccolo uccello: quel sentire morire una parte di sé insieme al pugno di piume stretto tra le mani. In questa breve raccolta di racconti vibra la testimonianza sincera e appassionata di chi da tempo vive la "contraddizione di amore e morte" che alberga nel cuore del cacciatore, rendendolo fatalmente prigioniero, dalla prima battuta di caccia fino al resto della sua vita.‎

‎Rettori Raulo‎

‎Incontri sotto il cielo di toscana‎

‎br. Raulo Rettori torna con una nuova raccolta di racconti brevi che ci proiettano indietro nel tempo, a un "mondo che ti girava intorno e ti avviluppava nel suo movimento e nel suo calore, in modo tale che da qualunque parte ti voltassi non ti saresti mai sentito solo", quello della sua giovinezza negli anni dell'immediato dopoguerra, quando la gioia di stare insieme e l'aiuto reciproco facevano parte della quotidianità delle persone. Attraverso un viaggio nella memoria, l'autore ci porta a riflettere con voce molto umana su quanto il mondo sia cambiato, su come i rapporti fra le persone si siano quasi raffreddati e su come siano mutati i mestieri e le abitudini, ricordando con dolce nostalgia la vita contadina, il momento della merenda fatta di pane con pomodoro e non con le merendine di oggi, fino a risalire a episodi vissuti in età adulta narrati con occhi più spiritosi. La mano esperta che ha tenuto per anni il bisturi nelle sale operatorie, adesso impugna nuovamente la penna per andare a scavare con leggerezza e levità anche gli argomenti più spiacevoli, senza mai far smarrire il loro significato più profondo e umano.‎

‎Sechi S. (cur.)‎

‎Le vene aperte del delitto Moro. Terrorismo, Pci, trame e servizi segreti‎

‎br. Le vene aperte del delitto Moro sono le ombre del sistema politico dell'Italia repubblicana. Perciò continuano a incombere su di noi, ci seguono severe e minacciose. Gli autori di questo volume riesplorano domande vecchie e nuove, rimaste senza una risposta. Perché l'antifascismo, come in tutti gli altri paesi europei, non è stato declinato come anticomunismo? Perché la sinistra italiana ha chiamato domanda di rivoluzione un'inconsolabile richiesta di riforme? Solo dopo il 1974 il Pci cessa ogni comprensione nei confronti dei "compagni che sbagliano", cioè delle Brigate rosse. Ma è proprio vero che queste seguirono corsi di addestramento al sabotaggio e alla sovversione nei campi para-militari della Cecoslovacchia? È un mito che ebbero come predecessori, in queste scuole di violenza politica, gli ex partigiani che dopo il 25 aprile 1945 passarono per le armi fascisti, nobili, agrari e preti, facendosi vendetta da sé? Era italiana o russa la lingua di chi redige i primi comunicati a cinque punte? La morte di Moro ha alimentato una ferace storiografia sulla cosiddetta "eversione atlantica" che si giustappone a quella del Kgb e del terrorismo arabo-palestinese. E se fosse un piatto preparato in casa, tra vecchi e nuovi servizi segreti, clan malavitosi, confraternite massoniche deviate, utilizzando come nella ribollita i pezzi anche meno nobili di un'idea di cambiamento rubricata come una partenogenesi rivoluzionaria? Ancora una volta il presente funziona come storia.‎

‎Buchignani Paolo‎

‎Solleone di guerra. Racconti‎

‎ill., br. Fascismo e comunismo, guerra e rivoluzione: le speranze, le passioni, la tragedia raccontate da chi le ha vissute. Donne e uomini, gente del popolo e intellettuali: undici personaggi, e ognuno con una sua storia, che hanno marcato un segno cruciale nella vita dell'autore. Compresi quelli incontrati da Paolo Buchignani sui libri e nel corso delle proprie ricerche, quali Marcello Gallian e Berto Ricci. Nel racconto centrale, Nel sole di Budapest, l'autore viene direttamente sulla scena per rievocare utopie e tensioni che hanno attraversato gli anni fra la coda del '68 e gli albori del terrorismo. Undici capitoli che si può dire costituiscano un "romanzo di formazione". Buchignani di proposito è ricorso a una tecnica da fiction nella necessità di portare alla luce ciò che resta in ombra nella sua opera di studioso: la collisione della Storia con le esistenze individuali e le ferite tuttora aperte nella carne viva del ventesimo secolo.‎

‎Gucci Emiliano‎

‎Firenze carogna. 27 schegge di vita reale dalla città depliant‎

‎br. 27 cartoline che mai troveranno posto nelle guide turistiche ma che raccontano Firenze per quello che (anche) è: fatica, miseria, emarginazione, violenza, follia, scorci di meraviglia accanto a squallidi bordelli, ma soprattutto dura routine quotidiana, ansia per il lavoro che sfugge e per il mutuo da pagare, speranze che neanche somigliano più a quelle di pochi anni fa.‎

‎Södergran Edith; Argenziano B. (cur.)‎

‎Notturno ed altre poesie. Ediz. multilingue‎

‎br. Nella rivista letteraria svedese "Horisont" ne1 del 1992 avente per tema "Edith Södergran", in occasione del centenario della sua nascita, una nota scrittrice svedese contemporanea intitola il suo contributo così: "Il coraggio di non censurare la propria anima". Chi ha avuto modo di studiare la multiforme produzione poetica della scrittrice finno-svedese, non può non sottoscrivere il succitato giudizio, pregnante quanto mai nella sua lapidaria semplicità. Che sia stata una donna ad esprimerlo non è strano se si pensa alla fascinazione che la Södergran tuttora esercita sull'animo femminile (Bruno Argenziano).‎

‎Carli Toni‎

‎Una dea bendata. Un'avventura giudiziaria balorda e indimenticabile‎

‎br. A 28 anni il protagonista di questa storia è vittima di un incidente stradale che lo costringe su una sedia a rotelle. Ma non è di questo che si occupa il racconto. Il destino gli riserverà un trattamento ancor più crudele, trascinandolo in un'avventura giudiziaria balorda e indimenticabile. Sullo sfondo del paesaggio toscano, nella quiete di un paesino tra le colline senesi, la vita di un comune cittadino si trasforma in incubo. Le accuse a suo carico sono pesantissime: vanno dallo spaccio di droga alla violenza sessuale su minori. Una giustizia composta da un'umanità sociologicamente scarsa, poliziotti privi di onestà, questurini incompetenti, fanno saltare codici morali e correttezza di comportamenti. "Io non so dove vanno le persone quando muoiono, ma credo che per questo tipo di gente le porte dell'inferno dovrebbero rimanere sempre aperte".‎

‎Ciampi Paolo‎

‎Una domenica come le altre‎

‎br. Una domenica pomeriggio come le altre. Un malore improvviso, una disperata corsa in ospedale, la morte della madre. Comincia così, con questo dolore, per diventare subito qualcos'altro, un racconto sulla vita che c'è dopo. A partire dai dieci giorni e dalle dieci notti che seguono, in una successione di stati d'animo e di situazioni ad alta intensità emotiva, tra nostalgie e scene grottesche, scatti di umorismo ed esplosioni di rabbia. Sensi di colpa e cartoni animati, silenzi e fallimenti enogastronomici, per ritrovarsi e per ritrovare il mondo che sta intorno e la persona che non c'è più. Un libro per raccontare la possibilità di leggerezza che può riservare anche la perdita di una persona importante. Perché nonostante tutto il non detto e il non fatto c'è sempre una primavera dopo l'inverno.‎

‎Bellandi Riccardo‎

‎I signori dell'Appennino‎

‎br. Amori e battaglie nella Toscana del Duecento. Le avventure del giovane Tano degli Ubaldini tra ideali cavallereschi, amori contrastati, feroci battaglie e intrighi di potere. Lo scontro tra guelfi e ghibellini per il controllo della Toscana. Il cruento assedio del castello di Montaccianico e la strenua difesa dei Signori dell'Appennino sotto la regia occulta del potentissimo Cardinale Ottaviano. Le drammatiche vicende del contado mugellano devastato dalla guerra. Un affresco a tutto tondo della società del Duecento in cui gli avvenimenti, gli ambienti e la vita materiale sono rappresentati con rigorosa fedeltà storica.‎

‎Alberti Giuseppe‎

‎Due vite‎

‎br. Nella malattia mentale: come medico, come paziente. Protagonista è un neuropsichiatra che a contatto con la malattia mentale si sdoppia in un duplice ruolo di curante e paziente. Man mano che emergono i suoi ricordi, il lettore viene trascinato nei meandri della follia, unico vero filo conduttore delle vicende. Una follia che lo porta, persona dall'indole spiccatamente filosofica, solitaria e con difficoltà a legarsi agli altri, a essere ossessionato dalla vanità del reale: l'impossibilità di trovare un senso alla propria esistenza lo fa precipitare in una depressione che si manifesta ora in deliri di onnipotenza, ora in resoconti esistenziali conditi da un sentimento di totale nullità. Giuseppe Alberti conduce il lettore in un tormentato viaggio nella memoria e soprattutto nella psicosi, non descritta ma letta e ricostruita dall'interno. Una tragica fuga dalla realtà tra fantasia e testimonianza, raccontata con sorprendente lucidità in ogni sfumatura, anche la più cruda.‎

‎Amadi Fabio‎

‎La parte migliore di me‎

‎br. "Scarti umani", "rottami della società", "sporchi fantasmi che girano a vuoto": dietro le definizioni dure e immediate di Fabio Amadi si nasconde un'umanità varia e dolente che troppo spesso, in questo tempo frenetico e veloce, è dimenticata, lasciata ai margini, abbandonata a se stessa. Eppure tra le pieghe delle nostre società, che nonostante la crisi attuale, così diffusa e profonda, restano comunque a buon titolo società "del benessere", ci sono una miriade di esistenze che disegnano traiettorie tanto invisibili quanto dolorose. Esistenze di cui sono in pochi ad accorgersi e ancora in meno a preoccuparsi, perché i sentimenti che prevalgono tra le persone sono il disinteresse e la paura, "paura di fermarsi", "paura di mescolarsi", come scrive l'autore. Esistenze simili a quella tratteggiata in queste pagine, condotte "di città in città", in un "girare a vuoto" fatto di "tempo senza tempo". "Con il suo racconto crudo Fabio Amadi ci fa vedere e sentire questi colori e odori: quelli che sento e vedo all'interno delle nostre mense, per la strada o dentro i dormitori che tante volte, per contrapposizione, sono riempiti di disinfettanti" (Walter Veltroni).‎

‎Bogani Giulio‎

‎Si stava meglio quando si stava meglio. Racconto di un blogger-paziente‎

‎br.‎

‎Guasco Alberto‎

‎La stilografica di piazza del Cavallo‎

‎br. Nell'estate del 1982, nei giorni del trionfo azzurro ai mondiali di Spagna, un bambino di prima elementare si trova a fare i conti con il tema assegnato per le vacanze: deve cercare, tra i propri familiari, un "eroe" di cui raccontare le avventure. Ascolterà i racconti del nonno, militare e partigiano durante la seconda guerra mondiale, e quelli del padre, neolaureato catapultato nell'Unione Sovietica di Breznev alla fine degli anni Sessanta. Il risultato è un racconto in forma circolare sul filo della memoria: una lunga lettera, piena di ricordi e pervasa da una sottile ironia, che il protagonista consegnerà alla maestra delle elementari soltanto trent'anni dopo.‎

‎Nuti Gianni‎

‎Nel mare del caso‎

‎br. Magda e Alfiere vivono a Lazise, un paesino sul lago di Garda dove lavorano lui in un cantiere navale, lei come governante a casa di una nobildonna. La loro vita cambia drasticamente quando scoprono che la figlia Alma, nata da poco, è affetta da una grave disabilità. La famiglia, dal quel momento, inizierà un percorso agrodolce fatto di ostacoli, sofferenze e poche, piccole gioie scontrandosi in modo drammatico e insieme dignitoso contro l'ignoranza e l'indifferenza dell'Italia del secondo dopoguerra. L'autore racconta con una prospettiva enigmatica e uno sguardo lucido e introspettivo il tema della famiglia "diversa", in un affresco intenso fatto di amore e odio, angosce e sensi di colpa che abbraccia quarant'anni di storia recente.‎

‎Cicognani Bruno; Mirra A. (cur.)‎

‎Le novelle 1915-1929‎

‎br. Bruno Cicognani (1879-1971) è stato un autore molto apprezzato dai critici e dagli scrittori suoi contemporanei: basterà ricordare, ad esempio, che nel 1962 gli fu assegnato il Premio Feltrinelli insieme a Carlo Emilio Gadda, Camillo Sbarbaro, Giuseppe De Robertis ed Eugenio Montale. Caratterizzate da uno spiccata vena realistica e sostenute da una forte tensione morale, le Novelle costituiscono senza dubbio, insieme al romanzo "La Velia" (1923), uno dei migliori frutti della sua produzione letteraria. Dopo l'edizione per Vallecchi del 1955, nella quale, in occasione della pubblicazione di tutte le opere dello scrittore fiorentino, si riuniva in una sola raccolta una nutrita selezione di prove narrative date alle stampe nell'arco di un quarantennio (1915-1955), si presenta ora una nuova edizione delle Novelle, corredate per la prima volta da annotazioni al testo e precedute da una Introduzione nella quale simettono in rilievo i principali nodi critici.‎

‎Cicognani Bruno; Camarotto V. (cur.)‎

‎Le novelle 1930-1955‎

‎br. Bruno Cicognani (1879-1971) è stato un autore molto apprezzato dai critici e dagli scrittori suoi contemporanei: basterà ricordare, ad esempio, che nel 1962 gli fu assegnato il Premio Feltrinelli insieme a Carlo Emilio Gadda, Camillo Sbarbaro, Giuseppe De Robertis ed Eugenio Montale. Caratterizzate da uno spiccata vena realistica e sostenute da una forte tensione morale, le Novelle costituiscono senza dubbio, insieme al romanzo "La Velia" (1923), uno dei migliori frutti della sua produzione letteraria. Dopo l'edizione per Vallecchi del 1955, nella quale, in occasione della pubblicazione di tutte le opere dello scrittore fiorentino, si riuniva in una sola raccolta una nutrita selezione di prove narrative date alle stampe nell'arco di un quarantennio (1915-1955), si presenta ora una nuova edizione delle Novelle, corredate per la prima volta da annotazioni al testo e precedute da una Introduzione nella quale simettono in rilievo i principali nodi critici.‎

‎Bardotti Riccardo‎

‎Canditi e caffè caldo‎

‎br.‎

‎Ciampi Paolo‎

‎La prima corsa del mondo. Campini e velocipedi nella Firenze capitale‎

‎ill., br. Settembre 2013: la Toscana si appresta a ospitare i campionati del mondo di ciclismo, il più grande avvenimento sportivo dopo i mondiali di calcio e le Olimpiadi. Febbraio 1870: in Toscana si disputa un'altra gara internazionale su due ruote. Il percorso, tra Firenze e Pistoia, è lo stesso, ma questa è davvero la prima volta. È il giorno del debutto per i pionieri del velocipede, un mezzo che sa di progresso, di velocità spericolata, di futuro. Una gara che è anche l'ultimo grande avvenimento di Firenze capitale, capace di attrarre i primi temerari sportsmen, ma anche una folla di nobili e poveracci, anzi un'intera città incuriosita, preoccupata, affascinata. Al di là del fatto sportivo, una storia di emozioni, divertente e commovente come quelle di altri tempi. Perché con quella mattina gelata, con quelle pedalate tra nebbia e fango, ci si congedò da un'epoca e se ne salutò una nuova, che arriva fino ai nostri giorni.‎

‎Conti G. (cur.)‎

‎Confini. 15 storie under 20‎

‎br. "Non c'è viaggio senza che si attraversino frontiere - politiche, linguistiche, sociali, culturali, psicologiche, anche quelle invisibili che separano un quartiere da un altro nella stessa città, quelle tra le persone, quelle tortuose che nei nostri inferi sbarrano la strada a noi stessi" (Claudio Magrisi). "Confini" sono il tema del premio letterario Arte di Parole 2014, che ha ispirato i racconti degli studenti delle scuole superiori di tutta Italia: ragazzi provenienti da ogni regione che si sono cimentati con realismo e creatività nella narrazione, unendo la realtà al sogno o al paradosso per ottenere, per dirla con Gabriel Garcia Marquez, un "realismo magico" che fa sentire meno la crudezza della vita.‎

‎Cammelli Stefano‎

‎Muri rossi. Storie di occidentali in Cina‎

‎br. Otto uomini occidentali alle prese col problema di comprendere la Cina e relazionarsi con una nazione, una storia e un partito assai più complessi di quanto hanno creduto. Un ex diplomatico americano, un giornalista freelance, un broker, una studentessa della Bocconi, un aspirante missionario, un generale in pensione, uno storico della letteratura e un cooperante emiliano sono i protagonisti di esperienze profondamente diverse, destinate a concludersi ora felicemente, ora con evidenti sconfitte. Profondo conoscitore della cultura e della società cinese, Cammelli racconta il difficile cammino per penetrare in un mondo distante, un percorso dove i viaggiatori non dovranno scontrarsi solo con la realtà circostante, ma anche con la loro profonda solitudine. Entrare in Cina, paese su cui l'autore getta uno sguardo lucido e approfondito, appare così l'inizio di un progressivo isolamento che può portarci ad essere "uomini di cerniera", inevitabilmente a cavallo di due mondi, senza essere parte integrante dell'uno o dell'altro.‎

‎Amadi Fabio‎

‎Gli dei se ne vanno‎

‎br. La storia di Davide, adolescente a Porto Marghera negli anni Settanta, e della sua vita tra viaggi e avventure, amicizie e amori. Un racconto generazionale dove le esperienze di vita e i personaggi incontrati lungo il cammino rievocano temi forti quali il desiderio di libertà e di emancipazione, vissuto attraverso la musica e le idee rivoluzionarie, ma anche realtà più dure, una su tutte quella della droga. "Il romanzo di Amadi", scrive Gianfranco Bettin, "ha un'amara ma indomita vitalità, conferitagli dal tono, forse l'eco del sound prodotto nei tanti garage e magazzini in cui allora suonavano il rock, il blues o il rhythm and blues".‎

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