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‎Francesco Valentini a cura di‎

‎Storia antologica dei problemi filosofici Diretta da Ugo Spirito‎

‎Due vol.17cmx25cm cop in simil pelle con sovraccoperta edit.alcuni strappetti alla sovraccoperta.per il resto come nuovo‎

‎Brunetto Bucciarelli Ducci‎

‎Profili e problemi‎

‎In 8° cop .in bross.con sovvracop.pp 585.picc.taglietti alla sovvracop. in alto piatto post.firma dell'autore stampata autografata .prima edizione. nell'insieme ottimo‎

‎Tullio Vinay‎

‎L'utopia del Mondo nuovo Scritti e discorsi al senato‎

‎In 8°cop. con alette .edit. pp351. buonissima copia‎

‎Charles Mills Wright‎

‎Coletti Bianchi La classe media americana‎

‎12x18cm cop .rig con sopracop.edit. pp 475. trad Sarti S. pref Illuminati A. Buonissimo‎

‎antonio Massimo Calderazzi‎

‎Il modello britannico L'Arte del meno peggio‎

‎In 8° Bross.Editoriale.dorso della cop. con picc.scotch.tracce di etichetta.nell'insieme buono .interno ottimo. pp 191.prima edizione‎

‎A cura di Roberto Giulianelli-Massimo Papini‎

‎Dizionario Biografico del movimento sindacale nelle Marche 1900 - 1970‎

‎Volume in 8°cart.edit.con sovracop.illustrata 485 pp.Intonso‎

‎BADIE BERTRAND‎

‎I DUE STATI . SOCIETA' E POTERE IN ISLAM E OCCIDENTE‎

‎In 8° .cop br. con alette.pp.XXXVI-265. perfetto stato.‎

‎SOUVARINE BORIS‎

‎L'OBSSERVATEUR DES DEUXMONDES ET AUTRES TEXTE- COLLLECTION LE GOUT DU VRAI‎

‎In 8° cop. br. con alette. pp.170. ottimo stato.‎

‎GIULIO GIRARDI‎

‎CHE GUEVARA VISTO DA UN CRISTIANO .Il significato etico della sua scelta rivoluzionaria‎

‎In 8°br. con alette. pp.305. buonissimo‎

‎GAETANA CAZORA RUSSO ( a cura di )‎

‎I PARTITI NELLA STORIA E OLTRE LA STORIA. LA REGIONE D'ESSERE, L'EFFETTIVO ESSERE,AVVENIRE‎

‎In 8° cop. br. ill. pag.120.Ottimo stati‎

‎GAL. ALSTEENS Gerard.‎

‎GAL Venezia '80‎

‎29,8x22 cm; (16) pp. Brossura editoriale illustrata. Prima edizine di questa monografia dedicata all'opera pittorica presentata alla Biennale di Venezia nel 1980 da celebre artista e cartonista belga, Gerard Alsteens. Oper in ottime condizioni di conservazione.‎

‎OJETTI UGO‎

‎RITRATTI D'ARTISTI ITALIANI. MICHETTI, SIGNORINI, MARIUS PICTOR, DALBONO, CARCANO, BISTOLFI, FATTORI, TRENTACOSTE, PELLIZZA, FRAGIACOMO, SERRA, TITO, CALANDRA, CIARDI.‎

‎19,3x12,8 cm; XV, (1), 277, (7) pp. 14 c. di tav. Brossura editoriale con titolo in rosso al piatto anteriore e al dorso. Leggere e piccolissime tracce di sporco alla copertina, non fastidiose o intense, qualche minimo difetto. Interessanti ritratti di alcuni famosi artisti italiani. In barbe. Buono stato di conservazione, prima edizione.‎

‎BENZION EUGÈNE‎

‎LE DÉTROIT ENTRE TARIFA ET CEUTA (GIBRALTAR). L'AXE DE LA POLITIQUE MONDIALE DE L'AVENIR‎

‎20,2x14,3 cm; (2), 28 pp. Brossura editoriale con qualche lieve traccia di sporco. Dedica autografa dell'autore. Prima edizione di questo interessante studio dedicato alla questione dello stretto di Gibilterra. Buono stato di conservazione.‎

‎NAMIA ANGELO‎

‎BIBLIOGRAFIA DEL MARCHESE GIUSEPPE CAMPORI edizione di 304 esemplari numerati.‎

‎19,7x13,8 cm; XIV, 111, (1) pp. Brossura editoriale azzurra con titolo al piatto anteriore in rosso e nero. Dorso e piatto posteriore mancante. In parte lento e da rilegare. Dedica autografa dell'autore agli eredi del Marchese Campori. Questo è l'esemplare numero 1. La bibliografia è suddivisa in argomenti: Belle arti, Arti minori, Letteratura, Scienze diverse, Storia e politica, Questione universitaria, Racconti, Varia. Stato di conservazione discreto. Prima edizione, in triratura limitata di 304 esemplari, di questa bibligrafia del Marchese Giuseppe Campori. Esemplare da rilegare ma con dedica autografa e copia numero 1.‎

‎RANGONI DOMENICO‎

‎DOPO UN VIAGGIO IN ITALIA, CONTRIBUTO ALLO STUDIO SULLE RELAZIONI TRA L'ITALIA ED IL BRASILE‎

‎23x16 cm; (6), 125, (19 di pubblictà di dicverse attività commerciali brasiliane) pp. Conservato all'interno il biglietto omaggio dell'autore. Brossura editoriale con titolo in nero al piatto anteriore. Leggerissima piega della carta alle prime pagine ed alla brossura (non fastidioso e probabilmente già presente al momento della scelta della risma di carta). Prima non comune edizione di questo scritto che ricostruisce le condizioni sociali, politiche e commerciali dell'Italia e del Brasile. Vari capitoli sono dedicati al commericio e alla produzione nel caffè. Ottimo esemplare non comune.‎

‎A.‎

‎ITALY: WHAT SHE WAS, WHAT SHE IS, WHAT SHE WILL BECOME. A KEEPSAKE OFFERED TO THEIR U.S.A. COMRADES IN ARMS ON LAND AND SEA BY THE ITALIAN SAILORS.‎

‎18,2x12,2 cm; VIII, 311, (1) pp. Due cartine più volte ripiegate. Brossura.Tre piccoli forellini al margine bianco del dorso. Memorie dei marinai italiani indirizzate ai loro commilitoni americani: cenni sulla geografia italiana, le colonie, la storia, il perché dell'entrata in guerra. Nel complesso stato di conservazione molto buono di quest'opera assai rara.‎

‎Baretti Giuseppe‎

‎La frusta letteraria di Aristarco Scannabue opera di G. Baretti. Volume primo.‎

‎In 8° (18,5x12cm); (5), 367, (1), pp. Brossura editoriale con titoli, cornice e stemma dell'editore in nero al dorso e al piatto. Lievi difetti ala brossura, pecetta di rinforzo al margine superiore del dorso e ex libris nobiliare con collocazione al margine basso dello stesso. Esemplare intonso e all'interno in buone-ottime condizioni di conservazione. Giuseppe Marco Antonio Baretti, noto comunemente come Giuseppe Baretti (Torino, 24 aprile 1719 - Londra, 5 maggio 1789), è stato un critico letterario, traduttore, poeta, scrittore, drammaturgo e linguista italiano. A sedici anni lavora già come impiegato in un'azienda commerciale. La sua carriera letteraria comincia con la traduzione delle opere di Pierre Corneille. Poi viaggia a lungo, prima a Londra (ove è poeta dell'Opera Italiana e compone due intermezzi: il Don Chisciotte in Venezia e La Filippa trionfante) e dopo in Portogallo, Francia e Spagna. Di questo peregrinare scrive ampi e vivaci resoconti, in forma di lettere ai tre fratelli. Fra i primi lavori di Baretti è da citare The Italian Library (1757), un catalogo delle biografie e delle opere di diversi autori italiani. In quest'opera compare per la prima volta la citazione della frase "E pur si muove" attribuita a Galileo ma non registrata in alcun documento precedente. Tornato in Italia, avvia nel 1763 la pubblicazione, con lo pseudonimo "Aristarco Scannabue", della rivista Frusta letteraria, destinata ad essere proibita dal governo veneziano dopo appena due anni, per i roventi attacchi a Padre Appiano Buonafede. Ritornato a Londra, vi rimase sino al 1789, anno della sua morte. Qui ottenne un posto come segretario della Royal Academy of Arts, stringendo amicizia con personalità come Samuel Johnson, Sir Joshua Reynolds, Oliver Goldsmith, Edmund Burke e David Garrick. Fu anche frequentatore del salotto di Hester Thrale e il suo nome ricorre frequentemente nei diari di James Boswell. Nel 1769 Baretti fu processato per omicidio, avendo accidentalmente colpito a morte con uno stiletto un malvivente che lo aveva assalito per strada. Johnson, Reynolds e altre importanti personaggi resero testimonianza in suo favore e il processo si concluse con la completa assoluzione di Baretti. Spirito irriverente e ribelle, Baretti fa della sua Frusta letteraria un'efficace ed estrosa arma polemica contro la stucchevole poesia bucolica, l'erudizione accademica, il bigottismo religioso. Nonostante questa sua veemente vena polemica anticonformista, non riesce a entrare in sintonia con lo spirito dei nuovi tempi, che sono i tempi dell'Illuminismo. Resta lontano da personaggi quali Pietro Verri e Cesare Beccaria, e si lancia in feroci critiche contro Carlo Goldoni, cui contrappone Molière, Carlo Gozzi e Pietro Metastasio (il suo modello insuperabile di poeta raffinato, aristocratico e moralmente edificante). Baretti resta vincolato a una cultura classica e razionalista e a una lingua non contaminata dal rispecchiamento della realtà sociale. Non a caso riscopre e ripropone alla lettura la Vita di Benvenuto Cellini, di cui loda la scrittura viva e pittoresca. L'estraneità alle correnti più innovatrici della sua epoca non impedisce di riconoscere nel Baretti uno straordinario polemista, uno scrittore di vaglia, un grande narratore di viaggi e, soprattutto, un testimone straordinario dei suoi tempi. E sono i motivi per cui Piero Gobetti chiamerà Il Baretti la sua rivista di critica letteraria, fondata nel 1924. Tra le altre opere del Baretti si ricordano il Dictionary of English and Italian Languages, nel quale egli compie un robusto lavoro di aggiornamento e correzione di un vocabolario preesistente, e l'acuto Discours sur Shakespeare et sur Monsieur de Voltaire. In questo saggio, scritto in francese e poi tradotto, il critico difende Shakespeare dalle accuse scandalizzate di Voltaire e dei classicisti francesi, ed esalta in lui l'"irregolarità" e la forza drammatica delle passioni, segni, a suo giudizio, di quel "genio inventivo" che si manifesta spontaneo nei veri artisti e che non ha bisogno di sostegni culturali. È interessante notare come la posizione del Baretti anticipi le teorie romantiche sull' "artista genio". Esemplare in buone condizioni.‎

‎Borsa Mario‎

‎MacDonald‎

‎In 24°(11x6,5); (7), 52, (12), pp. Brossura editoriale illustrata in carta pergamena, con cornice e titoli in rosso e nero, fregi con putti e stemma dell'editore al piatto anteriore e al dorso. Ritratto di Macdonald in antiporta in bianco e nero. Testatine incise in rosso. Firma e coeva in frontespizio. Capilettera incisi. Esemplare in barbe. Volume elzeviriano appartenente alla collana: Medaglie, stampato su carta filigranata: AMOR ET LABOR VITAST. Esemplare in buone ottime condizioni di conservazione. James Ramsay MacDonald (Lossiemouth, 12 ottobre 1866 – Oceano Pacifico, 9 novembre 1937) è stato un politico britannico. Membro dapprima del Partito Laburista Indipendente, nel 1906 fu tra i fondatori del Partito Laburista inglese, del quale divenne leader nel 1911. Fu Primo Ministro del Regno Unito in tre governi. Dal 22 gennaio al 4 novembre 1924 guidò un governo interamente laburista (il primo della storia inglese), dal 5 giugno 1929 al 24 agosto 1931 fu di nuovo a capo di un esecutivo laburista, mentre da questa data fino al 7 giugno 1935 fu a capo di una coalizione di unità nazionale.‎

‎Mantegazza Vico‎

‎Il Marocco e l'Europa a proposito della Conferenza di Algesiras con 63 incisioni‎

‎In 8°; (6), 289, (3) pp. e una c. di tav. ripiegata in antiporta. Bella legatura coeva in mezza pelle rissa con titolo, filetto e nome di antica proprietà nobiliare impressi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Tagli leggermente spruzzati in azzurro. Prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione di questo classico studio del celebre giornalista e uomo politico milanese, redattore del Fanfulla, redattore politico del Corriere della sera, direttore dell'Italia di Milano e della Nazione di Firenze, Vico Mantegazza. L'opera è la più completa analisi conosciuta della situazione socio-politica del Marocco all'inizio del XX° secolo con excursus sulla situazione di Gibilterra, la questione dello stretto, la Francia ed il Marocco. Capitoli dedicati alle rivendicazioni spagnole, al sultano Abd-El-Aziz, il conflitto Franco-Germanico, La città dei Cani, Sotto la giurisdizione del Brigante, La conferenza d'Algerias, L'Italia e la questione del Marocco. Prima edizione in buone-ottime condizioni ci conservazione.‎

‎AMARO PAOLO‎

‎Per l'unità d'Italia.‎

‎16x12 cm; 29, (3) pp. Brossura editoriale. "Avvenire d'Italia". In perfetto stato di conservazione per questo raro opuscolo di propaganda monarchica a favore dei Savoia nell'immediato dopo-guerra. PRIMA EDIZIONE. NON COMUNE.‎

‎Turchi Adeodato‎

‎Prediche alla Corte di Monsignore Adeodato Turchi dell’Ordine dei Cappuccini, Vescovo di Parma. Volume I-II-III-IV‎

‎In 8° (18x12,5 cm); 4 volumi: (1c.b.), 319, (1) pp., (1c.b.) ; (1c.b.), 304pp., (1c.b.) ; (1c.b,), 292 pp., (1c.b.) ; (1c.b.), 297, (1) pp., (1c.b.). Belle legature omogenee coeve in mezza pelle con titolo in oro su fascetta al dorso (due volumi hanno perso la fascetta) e piatti foderati con bella carta marmorizzata. Qualche strofinatura con la perdita dello strato superiore della pelle ai dorsi. Tagli spruzzati in rosso. Bellissima e curatissima edizione stampata ad Assisi di quest’opera del grande Vescovo di Parma, Adeodato Turchi. L’opera raccoglie i discorsi pronunciati da Turchi difronte alla Corte parmense e oltre ai discorsi di puro carattere teologico presenta anche i vari discorsi dal nascosto significato politico come ad esempio quelli dedicati al riconoscimento dell’Adulazione e degli Adulatori, o quelli sulla pericolosità della Maldicenza, quelli dedicati alla necessità di rendere il popolo più erudito. Fra gli altri capitoli in interessanti: Devono i grandi conoscere se medesimi per essere umili; Riconoscere i veri poveri; Riconoscere i veri galantuomini per fidarsene;Falsa politica secondo pericolo delle Corti; Qual sia la Vera Politica. L’opera rappresenta così un vero e proprio manuale per l’educazione dei potenti nello svolgimento della loro vita privata ma soprattutto nella loro vita pubblica. Adeodato Turchi, ordinato sacerdote, nel 1754 insegnò teologia a Modena, città dove rivelò per la prima volta le sue doti di grande oratore. Fu poi inviato a predicare a Piacenza e a Parma, dove fu nominato per due volte Guardiano del'Ordine dei Cappuccini. Nel 1755 tenne il suo primo quaresimale nella chiesa maggiore di Borgotaro. A Parma fondò una libreria, arricchendola di libri acquistati attraverso le elemosine e le donazioni. Predicò anche ad Arezzo, Pisa, Firenze, Genova (1766), Roma e Napoli (1767). Nel 1764 pronunciò un celebrato discorso sul segreto politico davanti al Senato della Repubblica di Lucca. Nel 1768 fu eletto ministro provinciale dell'Ordine e chiamato quale predicatore ordinario alla corte del Ducato di Parma. Il duca Ferdinando di Borbone lo nominò nel 1778 predicatore perpetuo di corte e precettore del principe ereditario Ludovico. Il 13 maggio 1788 papa Pio VI, su designazione del duca Ferdinando di Borbone, lo elesse Vescovo di Parma. In agosto andò a Roma per sostenere gli esami episcopali, superandoli brillantemente con i complimenti dello stesso Pio VI. Fu preconizzato vescovo il 15 settembre in Concistoro. Tornato a Parma, il 5 novembre fece l'ingresso solenne nella Cattedrale, alla presenza dei regnanti e di un gran numero di fedeli. Amministrò la diocesi parmense per circa 15 anni. Restaurò il Palazzo Vescovile e il Seminario e introdusse diverse riforme, mantenendo sempre rapporti amichevoli col primo ministro ducale. Nei primi anni dell'Ottocento, durante il governo dei francesi, mantenne un atteggiamento riservato e prudente, ottenendo da Francesco Melzi d'Eril, vicepresidente della Repubblica Italiana istituita da Napoleone, la giurisdizione su una parte della sua Diocesi che era situata in territorio reggiano. Edizione che si presenta all’interno in ottime condizioni di conservazione e stampata su carta di ottima qualità.‎

‎PARTITO COMUNISTA ITALIANO‎

‎RECLUTAMENTO E FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANISMI DEL PARTITO‎

‎16,8x12 cm; 35, (1) pp. Brossura editoriale. Prima edizine di questa "Guida dell'Organizzatore Comunista". Buon esemplare.‎

‎AA.VV.‎

‎RIVISTA DI POLITICA ECONOMICA. SECONDA SERIE DELLA "RIVISTA DELLE SOCIETÀ COMMERCIALI". ANNO XVI - ANNATA COMPLETA‎

‎27,5x20,3 cm; 1026 pp. Annata completa divisa in fascicoli ognuno nella sua brossura editoriale. Sommario stampato al piatto anteriore di ogni numero. Le annate complete di questa importante rivista diretta da Antonio Scialoja, Gino Olivetti e Attilio Fontana sono rare da trovarsi complete. Buono stato di conservazione.‎

‎DEMOCRAZIA CRISTIANA‎

‎V Congresso Nazionale. Relazione della Direzione Centrale ottobre 1953 - giugno 1954. Atti e documenti.‎

‎23x15 cm; VIII, 128 pp. Legatura rigida in mezza pelle con applicazione e impressioni in oro sul dorso. Minuscola perdita sull'applicazione. In ottime condizioni.‎

‎Rosmini Serbati Antonio‎

‎Della sommaria cagione per la quale stanno o rovinano le umane societa' di Antonio Rosmini-Serbati prete roveretano‎

‎24x16,7 cm; 74, (6) pp. Brossura editoriale con titolo e piccola vignetta xilografica entro doppia conrice xilografica (alcune mancanze al dorso e piccola mancanza all'angolo superiore del piatto anteriore). Prima edizione di questo celebre scritto sociologico-politico del grande intellettuale roveretano Antonio Rosmini Serbati. L'opera uscì nella collana "Opere edite e Inedite di Antonio Rosmini-Serbati". Raro a trovarsi completo della brossura editoriale. All'interno esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione e ancora in barbe.‎

‎BURZIO FILIPPO‎

‎DISCORSO SUL DEMIURGO L'INVERNO‎

‎19,2x13,2 cm; 181, (23) pp. Brossura editoriale. PRIMA EDIZIONE di uno degli scritti più celebri del noto giornalista, matematico e politologo torinese, Filippo Burzio. Burzio elaborò la cosiddetta dottrina del Demiurgo, che su ispirazione platonica suggeriva la necessità di una personalità in grado di moderare i comportamenti della società umana e di indirizzarne le aspirazioni. Collezione a cura di Mario Gromo ""Scrittori contemporanei"". Indice: Discorso sul demiurgo (Proemio - Problema del demiurgo - L'universalita' - Il distacco - La magicita) - L'inverno (L'inverno - Elegia degli effimeri - Incontro con comare - Il famulo rustico - La fattoria - Passeggiata con garzoncello). PRIMA EDIZIONE IN OTTIME CONDIZIONI DI CONSERVAZIONE.‎

‎Charles De Rémusat‎

‎La Vie de Village en Angleterre, Ou Souvenirs D'un Exilé par l'auteur de l'etude sur Channing‎

‎In 8°; VI, 352, (8) pp. Brossura editoriale con titolo impresso in nero al piatto anteriore entro cornice (piccolissima mancanza all'angolo superiore del piatto anteriore). Buon esemplare. Prima edizione di questo celebre scritto di Charles De Rémusat. Dopo studi di diritto nel 1820 pubblicò un celebre opuscolo sul processo con giuria. Giornalista attivo, mostrando in filosofia e letteratura l'influenza di Victor Cousin, si dice che la sua figura fosse l'originale del personaggio di Honoré de Balzac, Henri de Marsay. Firmò anche la protesta dei giornalisti contro le ordinanze del luglio 1830, e nell'ottobre seguente fu eletto deputato per la Haute Garonne. Nel 1836 divenne per un breve periodo di tempo sottosegretario di Stato per l'interno e poi un alleato fedele di Adolphe Thiers, tenendo nel 1840 il ministero degli Interni per un breve periodo. Nello stesso anno divenne anche accademico. Per il resto del regno di Luigi Filippo fu all'opposizione fino a quando Thiers, nel suo tentatò di prendere il potere nella primavera del 1848. Nel 1848 e nel 1849 fu rieletto, per la Haute Garonne nelle file dei conservatori. Dovette però lasciare la Francia dopo il colpo di stato, e non rientrò nella vita politica che durante il Secondo Impero se non dopo il 1869, quando fondò un giornale moderato di opposizione a Tolosa. Nel 1871 rifiutò la carica di ambasciatore a Vienna offertagli da Thiers, ma nel mese di agosto dello stesso anno venne poi nominato ministro degli Affari Esteri in successione a Jules Favre. Durante la sua astensione dalla vita politica Rémusat continuò a scrivere di storia e filosofica, soprattutto su temi inglesi come appunto: Saint Anselme de Cantorbery che apparve nel 1854; L'Angleterre au ... son temps, ecc, scritto nel 1858, John Wesley nel 1870, Lord Herbert de Cherbury nel 1874, Histoire de la philosophie en Angleterre depuis Bacone jusqu'à Locke nel 1875, oltre a altre opere e minori. Questo scritto è un brillante e divertente racconto dove le impressioni di viaggio sono una scusa per raccogliere impressioni della vita sociale e civile delle campagne inglesi e per analizzare i processi umani che si sviluppano fra individui di classi sociali diverse. L'autore descrive le esperienze vissute in particolare nei villaggi e delle città di Kingsford, Lynmore, Winchester e Londra ed è presente un capitolo dedicato al gioco del cricket. Buon esemplare completo della brossura editoriale. First edition, good copy.‎

‎ROBUSTELLI GIOVANNI‎

‎RIZZI E CAVALLOTTI (UN GRIDO - ANTICAGLIE)‎

‎19x12,3 cm; (4) 45 (6) pp. Legatura in cartoncino rigido che conserva all'interno il piatto della brossura editoriale. Studio dedicato all'esterica di due grandi scrittori italiano dell'ottocento, il trevisano Giovanni Rizzi e del milanese Felice Cavallotti che fu anche tra i fondatori dell'estrema sinistra storica e del Movimento Radicale Italiano. Copia in buono stato di conservazione.‎

‎GALIMBERTI TANCREDI‎

‎Commemoration de GIUSEPPE ZANARDELLI faite a la Sorbonne le 14 fevrier 1904 par M. Tancredi Galimberti Dèputé au parlement italien, Commemorazione di Giuseppe Zanardelli...‎

‎26,5x17,5 cm; 23, (1), 16 pp. Brossura editoriale (con minimi segni del tempo). Rara commemorazione del grande personaggio politico e patriota bresciano Giuseppe Zanardelli che ne ripercorre la vita, dalla nascita, attraverso il Risorgimento fino all'impegno politico post-unificazione. Il dialogo in lingua italiana e francese con doppio frontespizio fu scritta dal deputato Tancredi Galimberti. BUONO-OTTIMO STATO DI CONSERVAZIONE.‎

‎PEPE GUGLIELMO‎

‎HISTOIRE DES REVOLUTIONS ET DES GUERRES D’ITALIE EN 1847, 1848 ET 1849 par Le General G. Pepe, Commandant en chef de l'armee d'expedition napolitaine et des forces de la republique de Venise‎

‎22,5x14 cm; VIII, 412 pp. Brossura editoriale verde con titolo al piatto anteriore entro cornice xilografica (minima mancanza di carta al margine alto del dorso, ininfluente). Buono-ottimo esemplare ancora in barbe ed in parte intonso. Prima edizione, una seconda venne stampata nello stesso anno a Bruxelles, di questo importante scritto legato alla Riorgimento italiano. L'opera è scritta dal generale del Regno delle Due Sicilie originario di Squillace (Catanzaro), Guglielmo Pepe. Entrato nell'esercito, in giovane età nella Scuola Militare Nunziatella, nel 1799 accorse a Napoli a difesa della Repubblica Partenopea. Esiliato in Francia entrò al servizio di Napoleone. Nel 1820 prese parte alla rivoluzione napoletana. Nel 1848 fu inviato da Ferdinando II contro gli austriaci e dal 1848 al 1849 diresse la difesa di Venezia. Non partecipò alla politica dell'epoca ma i suoi scritti storico-militari sono considerati fra i più importanti della storia del Risorgimento. Opera importantissima per ricostruire gli eventi in Italia dal 1847 al 1849 (Repubblica di Venezia, Cinque Giornate di Milano, Napoli, insurrezione di Brescia ecc.). Non comune in queste ottime condizioni di conservazione.‎

‎WEISS IGNAZIO‎

‎CARLO ALBERTO E JUAN MANUEL DE ROSAS. CONTRIBUTO ALLA STORIA DELLE RELAZIONI DIPLOMATICHE FRA IL REGNO DI SARDEGNA E LA CONFEDERAZIONE ARGENTINA.‎

‎25,2x17,8 cm; 97, (3) pp. Brossura editoriale con titolo in rosso e nero entro cornice al piatti anteriore. Studio di Ignazio Weiss dedicato alle relazioni diplomatiche fra i governi italiano ed argentino e fra Carlo Alberto di Savoia e Juan Manuel de Rosas. Facente parte della Collezione storica del Risorgimento, Volume XLII, Serie II. Ottimo esemplare.‎

‎Cantù Cesare‎

‎Carlambrogio di Montevecchia quarta edizione con variazione ed appendici‎

‎In 12° (17X10,5 cm); (6), 202, (3) pp. e una c. di tav. in antiporta. Brossura editoriale con titolo, incisione xilografica e cornice in nero ai piatti. Dorso con lievi difetti. Qualche leggerissima brunitura in alcune pagine dovuta alla qualità della carta. Antiporta animata con frase "…la strada più sicura per arrivare alla felicità, è la più dritta". Quarta rara edizione, con correzioni ed appendici non presenti nelle edizioni precedenti, di questa celebre opera di Cesare Cantù dedicata alla figura del mitico Carloambrogio Brivio di Montevecchia, noto come el Carlambroeus, che era un venditore ambulante che mai mancava ai mercati di Lecco, Santa Maria Hoé, Oggiono, Brivio e Merate. Batteva le fiere di Bergamo, Brescia, Soresina e Cremona; vendeva, comprava e barattava. Ma soprattutto, colpiva tutti con l'arguzia dei suoi motti e dei suoi ragionamenti. Fu il fondatore nella prima "metà dell'Ottocento di una delle più celebri osterie brianzole: Carlambroeus, per l'appunto. Un locale che divenne ben presto celebre per la sua cucina eccelsa e per i vini di qualità che in essa si possono degustare. di Cesare Cantù (Brivio, 5 dicembre 1804 - Milano, 15 marzo 1895) è stato uno storico, letterato e politico italiano. Deputato al parlamento dall'Unità d'Italia (1861) al 1867, fu il fondatore dell'Archivio storico lombardo. Partito da posizioni romantiche, si portò in seguito (1848) su posizioni clericali. In particolare, aderì alla tesi neoguelfa secondo cui né la tradizione cattolica né i principi dell'illuminismo e della rivoluzione francese potevano costituire la chiave di volta per un processo di unificazione in Italia, per raggiungere il quale sarebbe occorso ricorrere ad una specifica filosofia politica nazionale. Per la sua posizione ideologica anti-austriaca, Cantù aveva precedentemente subito il carcere tra il 1833 e il 1834. Cantù ha lasciato un importante romanzo storico, Margherita Pusterla (1838, tradotto in più lingue), opere di carattere storico quali La Lombardia nel secolo XVII (1832), L'Abate Parini e la Lombardia nel secolo passato (1854), Gli eretici d'Italia (1865-1866) e la monumentale Storia universale, 72 dispense raccolte in venti tomi (1840-1847). Fra gli altri suoi lavori si ricordano, Il Sacro Macello di Valtellina. Le guerre religiose del 1620 tra cattolici e protestanti tra Lombardia e Grigioni, pubblicato a Milano nel 1832, i Racconti brianzoli (o Novelle brianzole) pubblicati nel 1833, la Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto del 1857, le Storie minori (Lombardia, Valtellina, Brianza ) del 1864 e una serie di opere a carattere erudito come gli Edifizii di Milano, la Storia della letteratura italiana del 1865, Il Conciliatore e i carbonari del 1878, la sopracitata Storia universale impostata nel periodo 1838-1846 e ampliata nel periodo tra il 1883 ed il 1890 e che raggiunse i cinquantadue volumi. Natura ibrida ha la sua Storia della città e della diocesi di Como (Firenze, Le Monnier, 1857), che si conclude con le sue ampie considerazioni circa la rivoluzione del 1848 e la contemporanea politica del Ticino. Esemplare in buone condizioni di conservazione e ancora in barbe.‎

‎BALBO CESARE‎

‎DELLA MONARCHIA RAPPRESENTATIVA IN ITALIA, SAGGI POLITICI DI CESARE BALBO. DELLA POLITICA NELLA PRESENTE CIVILTÀ, ABBOZZI, DEL MEDESIMO AUTORE.‎

‎18,4x12 cm; (4) 525 pp. Brossura editoriale con titolo in cornice al piatto anteriore e sul dorso. Piatto posteriore stampato (minima mancanza al margine inferiore bianco del frontespizio). In parte intonso. I saggi sono stati inviati, ancora manoscritti e incompiuti, all'editore, dal figlio dell'autore, dopo la morte di quest'ultimo avvenuta il 3 giugno 1853. Cesare Balbo (Torino, 21 novembre 1789 – 3 giugno 1853) fu un politico e scrittore italiano, Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna. Buono stato di conservazione.‎

‎VON HÜBNER JOSEPH ALEXANDER‎

‎NOVE ANNI DI RICORDI DI UN AMBASCIATORE AUSTRIACO A PARIGI SOTTO IL SECONDO IMPERO (1851 - 1859).‎

‎21x16 cm; 774, (2) pp. Legatura editoriale in tutta tela con titolo impresso al piatto e al dorso. Interessante resoconto dell'autore della propria permanenza a Parigi come ambasciatore, negli anni dal 1851 al 1859, poco prima dello scoppio della guerra. Traduzione e introduzione a cura di Alessandro Galante Garrone. Esemplare in buono stato di conservazione. PRIMA EDIZIONE ITALIANA.‎

‎DE VECCHI DI VAL CISMON‎

‎LE CARTE DI GIOVANNI LANZA, VOLUME TERZO (1865)‎

‎25x17,5 cm; 624 pp. Brossura editoriale con titolo impresso a due colori al piatto anteriore. Minimi difetti alla brossura e per il resto buon esemplare. Terzo volume curato dalla Regia Deputazione Subalpina di Storia Patria della raccolta delle lettere e scritti del grande uomo politico originario di Casale Monferrato (Alessandria), Giovanni Lanza.‎

‎MANTEGAZZA VICO‎

‎IL MEDITERRANEO E IL SUO EQUILIBRIO prefazione dell'Ammiraglio Giovanni Bettolo con 55 incisioni fuori testo‎

‎25,3x15,6 cm; XV, (1), 298, (6) pp. Brossura editoriale con titolo impresso in rosso e nero al piatto anteriore. Interessante opera che analizza la situazione geopolitica del mediterraneo agli inizi del XX secolo del noto giornalista e viaggiatore Vico Mantegazza. L'autore fu corrispondente di guerra dal 1884, redattore capo del “Corriere della Sera” e diresse successivamente le testate “L’Italia” di Milano e la “Nazione” di Firenze. In questo studio l'autore analizza la situazione della marina da guerra e di quella mercantile italiana, Salonicco, le isole di Piscopi Scapanto Simi Stampalia Calimmo Cassos Cos Kalkia Leros Lipsos Nisiros Patmos e l'invasione turca, la situazione di Cipro, l'Impresa di Tripoli, l'accordo Italo-Austriaco, l'Isola di Saseno, L'Albania e le sue isole (con un capitolo dedicato all'argomento), La neuralità di Corfù e Paxo ecc. Il testo è accompagnato da 55 belle tavole fuori testo con immagini di vari porti e di alcune isole. Prima edizione in buone condizioni di consevazione.‎

‎D'Azeglio Massimo‎

‎Scritti Postumi di Massimo d'Azeglio a cura di Matteo Ricci, La Lega Lombarda. Scritti Politici. Scritti Vari. Epistolario.‎

‎In 8° (18,5x12,5 cm); XII, 514 pp. Legatura coeva in mezza-pelle chiara con titolo e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta coeva a motivi verdi e neri. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione, postuma, di questa raccolta di scritti del celebre politico, patriota, poeta e scrittore torinese Massimo Taparelli marchese d'Azeglio (Torino, 24 ottobre 1798 – Torino, 15 gennaio 1866) che fu una delle figure principali del Risorgimento italiano.L'opera contiene numerosi scritti e diverse lettere, fra i quali si possono citare: Nota diplomatica intorno alla questione dell'emigrazione in Isvizzera; Lettera a s.a.r. Duca di Genova prima che movesse pel suo viaggio d'Inghilterra; Lettera al march. Spinola sull'arresto di mons. arciv. Franzoni; Quelle doitêtre l'attitude du gouvernement sarde. dans le cas d'une guerre entre la France et l'Autriche; A Lord Minto; Nota diplomatica circolare intorno alla quistione dell'incorporamento di tutte le pro-vince austriache nella Confederazione germanica; Giornalismo; Tre poesie bernesche: Discorso alle allieve della scuola di ballo in Torino...; Lettere al ministro della guerra. al min.dell'Interno. al Presidente del Senato; al sindaco di Torino. a Antonietta Beccaria Curioni. a Marianna Trivulzio-Rinuccini. al conte Francesco Sclopis. al conte Augusto de Gori Pannilini. a Alessandro Spada. a Minghetti. etc.‎

‎Gripp Carlo, Charles-Lucien Huard ed altri‎

‎L’Image Critique, Litteraire, Satirique (poi L’image, Journal hebdomadaire illustré, dirigé par Carlo Gripp.‎

‎In folio; 35 numeri raccolti in un volume: prima annata 1,4-8, 10,12, 13, 15, 16, 18, 20 – 23, 25 – 29; seconda annata: 2, 3, 5 – 16. Ogni numero composto da 8 pagine. Legatura coeva in mezza-pelle chiara con titolo e fregi in oro al dorso (piccola mancanza al margine superiore del dorso). Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Un leggerissimo alone di unto all’angolo basso degli ultimi 4 numeri, ininfluente e nel complesso giornali si presentano in ottime condizioni di conservazione. Una delle collezione fra le più ampie apparse sul mercato, di questa celeberrima testata giornalistica satirica illustrata fondata da Charles-Lucien Huard (colui che fondò anche i giornali "Le Bouffon" nel 1867, "La Caricature" nel 1877 e la rivista di viaggi "Sur mer et sur terre" 1888) alla quale collaborarono alcuni dei più importanti illustratori francesi del XIX° secolo come Carlo Gripp (che ne divenne anche direttore), Leray e Marland. Dal numero 13 del primo anno la prima pagina della rivista presenta una grande vignetta con fine coloritura coeva. La testata contiene articoli di Alexandre Dumas, Antonin Poulet, Lucien d’Hura (Charles-Lucien Huard), Firmin Javel, Crale des Perrieres, Jules Claretie, Amedee Blondeau, Ivan de Woestyne, Paul de Leoni, Aime Mauduit, Pierre Vitali, Adolphe Saint-Leger, A. Humbert, Alexis Muenier, Cyrille Clavier, Octave de Buvilly, Fernand d’Avrigny. Uscita nel 1867 con il titolo “L’Image Critique, Litteraire, Satirique” con direttore Antonin Poulet, la testata muta, ben presto, il titolo in “L’image, Journal hebdomadaire illustré, dirigé par Carlo Gripp” dal numero 15 del primo anno per essere poi sospesa alla fine della seconda annata con il numero del 27 dicembre del 1868 (sarà poi riaperto con un nuovo titolo “Journal Paris-Comique” a partire dal 3 gennaio e definitivamente chiuso con il numero 37° 10 sept. 1870). Le vignette satiriche colpiscono il mondo teatrale e culturale francese senza dimenticare la classe politica con caricature esilarante e graffianti durante la fase calante del Secondo Impero con conflitti sociali che si vanno intensificando e movimenti filosofico-sociali che si radicalizzano con la nascita delle teorie marxiste e dell’anarchismo di Proudhon. I numeri della rivista sono molto rari ed ancor più raro è reperire una quantità così abbondante di numeri.‎

‎Del Balzo Carlo‎

‎Napoli ed i napoletani. Opera illustrata da Armenise, Dalbono e Matania.‎

‎In 4° grande (30x20 cm); (8), 313, (3) pp. Legatura dei primissimi del novecento in mezza tela chiara con titolo, autore e filetto in oro su fascetta verde al dorso. Piatti foderati con carta a motivi verdi e gialli. Bellissimo ex-libris applicato alla prima pagina che identifica l’esemplare come appartenuto al celebre caricaturista, Umberto Tirelli. Piccolo timbretto abraso e quasi invisibile ma che viene poi ripreso nel margine basso di pagina 216 che identifica l’esemplare come appartenuto alla nota e disciolta “Biblioteca Circolante E. Martelli Bologna”, ditta privata che operò nel territorio bolognese a cavallo del novecento. Qualche lievissima traccia di polvere alle prime due pagine, qualche piccolissimo strapetto senza perdita di carta la margine basso di una decina di carte (in due chiuso con piccola pecetta), ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione illustrata di questo noto scritto dedicato a Napoli del noto scrittore, politico e letterato italiano, fra i protagonisti del “Naturalismo” italiano, Carlo del Balzo (San Martino Valle Caudina in provincia di Avellino, 31 marzo 1853 – San Martino Valle Caudina, 25 aprile 1908). Scrittore verista, a lui si deve un noto ciclo di racconti “I Deviati”. Il suo stile narrativo richiama i precetti del De Sanctis e di Zola. Molto impegnato politicamente, fu due volte candidato al parlamento (1890 e 1892) nell’estrema sinistra, non venendo però eletto. Ottenne però il seggio di deputato nelle legislature del 1897-1900 e 1900-1904. Personaggio dalla forte moralità rimase profondamente deluso dal trasformismo parlamentare che ridicolizzò nel suo romanzo del 1901 “Le Ostriche”. Qui presentiamo la sua celebre opera dedicata alla città di Napoli da lui profondamente amata ma anche criticata ferocemente per i suoi aspetti decadenti e per le collusioni che all’epoca legavano il mondo politico a quello camorristico. Il volume è arricchito da 122 magnifiche illustrazioni riproducendo luoghi, monumenti, costumi, maschere ed usanze della città e del popolo napoletano. Varie tavole sono a piena pagina. Le incisioni sono opera di tre celebri illustratori, Edoardo Matania, Raffaele Armenise e Eduardo Dalbono. Buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\SBL\0397359.‎

‎Almon John, Montanari Giovanni‎

‎Il Ministero di Gugliemo Pitt, traduzione all’Altezza Serenissima di Ercole Rinaldo Principe Ereditario di Modena.‎

‎In 8° (20,5×13,3 cm; (8), 279, (1) pp. Legatura coeva in cartoncino molle foderato con bella carta marmorizzata. Qualche difetto al dorso. Antica firma di appartenenza settecentesca. Antico timbretto di appartenenza nel margine basso del frontespizio. Bella vignetta al frontespizio. Iniziali xilografiche. Testatine animate. Non comune prima ed unica edizione, della traduzione dell'editore Giovanni Montanari di questo scritto del celebre giornalista e scrittore inglese, John Almon (17 dicembre 1737 - 12 dicembre 1805) che fu tra i principali fautori della trasparenza in politica e del diritto a pubblicare le relazioni dei dibattiti tenuti in parlamento. Giornalista del Gazetter divenne celebre per gli articoli polemici sull'amministrazione di Guglielmo Pitt. Almon venne anche, per un certo periodo, incarcerato per alcuni suoi articoli polemici. Durante la Rivoluzione Americana decise di fondare un giornale completamente dedicato agli avvenimenti americani dal titolo "The Remembrancer". Fu autore anche di diversi libri biografici, letterari e politici ma quello qui pubblicato è forse la sua opera più importante. L'opera in particolare ricostruisce gli avvenimenti storici e il periodo durante il quale William Pitt, I Conte di Chatham detto il Vecchio (Westminster, Londra, 15 novembre 1708 - Hayes, 11 maggio 1778), leader del partito dei Whig, fu Primo Ministro britannico (30 luglio 1766 al 14 ottobre 1768). L'opera è dedicata al Duca di Modena, Ercole Rinaldo. Rif. Bibl.: Bibliotheca Particularis Leonardi Bassaglia, Civis Veneti, Venetiis, Typis Petri Zerletti, 1802, pag. 298.‎

‎AA. VV.‎

‎La Luna, Giornale Lunatico Illustrato (poi dal 1884 con titolo La Luna, Giornale Umoristico e di teatri in tutta Italia). 1884, 1885 due rarissime annate complete. Annata IV e V.‎

‎In 4° (33,4×24 cm); due annate rilegate in un volume: 1884, 52 numeri annata completa; 1885, 53 numeri, annata completa. All’inizio del volume è stata conservata la pagina d’apertura con la celebre immagine della Luna e della donna appesa con una corda ad essa ed alla scritta La Luna. Due annate per un totale di 105 numeri, ogni numero composto da 8 pagine per un totale di 841 pagine. Legatura coeva in mezza pelle con dorso a sei nervi e titolo, annata, iniziali dell’antico proprietario e fregi impressi in oro ai tasselli. All’interno i numeri del giornale si presentano in ottime condizioni di conservazione. Rarissima raccolta di uno dei più rari giornali satirici dell’ottocento, celebre e ricercato anche per la sua pagina enigmistica ricca di rebus, sciarade, logogrifi e giochi diversi. Ogni numero presenta almeno una pagina a colori, tantissimi numeri hanno grandi e divertentissime pagine centrali umoristiche con scene illustrate a piena pagina. Il giornale venne fondato a Torino nel 1881 dal noto artista, disegnatore e caricaturista piemontese, Giorgio Ansaldi (1844-1922) che fu uno dei più importanti illustratori italiani del periodo della Belle Epoque. Il suo stile inconfondibile di Ansaldi, che firmava le sue tavole con lo pseudonimo di Dalsani, era particolarmente attento a rappresentare il mondo dei salotti, la vita quotidiana, gli incontri pubblici, la politica, la moda e le abitudini del tempo dei quali Ansaldi era testimone diretto, tutto distorto attraverso la sua vena satirica ed irriverente. Nonostante al giornale collaborassero vari autori, Ansaldi ne fu sempre l’anima, ideando numerose delle copertine, delle pagine interne, presentando anche anagrammi, rebus e proposte enigmistiche delle quali Dalsani era un indubbio maestro. Molte delle scene della rivista facevano scandalo per le situazione al limite dell’erotico (per i canoni dell’epoca) rappresentati donne e ballerine in abiti succinti od in situazioni equivoche. Due annate rarissime da reperirsi complete e ancor più rare in queste ottime condizioni di conservazione.‎

‎Manuzio Paolo Cicerone‎

‎Paulli Manutii, In M. Tullii Ciceronis Orationes, commentarius. Ad Gregorium XIII Pont. Opt. Max. Liberalium disciplina rum Maecenatem.‎

‎In 8° piccolo (16×9,7 cm); 794, (142) pp. Legatura coeva in piena pergamena moella con titolo chiosato a mano al dorso in chiaro corsivo. Qualche macchiolina. Un piccolo tarletto all’angolo alto di pagina 355 e di pagina 371 (probabilmente esistente prima della stampa dato che le pagine vicine sono in perfette condizioni) che sfiora il testo ma non lo lede. Altro piccolo tarletto al margine basso bianco di quattro carte, ininfluente. Firma di appartenenza privata seicentesca anticamente cancellata anche se in parte ancora leggibile. Nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione che a differenza della maggioranza degli esemplari che si presentano molto bruniti a causa della qualità della carta, non presenta una brunitura particolare. Marca tipografica al frontespizio con “Gallina ai piedi di un albero in cornice ovale e motto “Utilia semper nova saepius profero”. Prima edizione nella versione edita da Arnold Erben Birckmann di questo celeberrimo commento del grande umanista veneziano, figlio di Aldo, Paolo Manuzio (in latino Paulus Manutius; Venezia, 12 giugno 1512 – Roma, 6 aprile 1574) alle orazioni Ciceroniane. Birckmann stampò poi negli anni seguenti due altri tomi anche se chiaramente nell’idea iniziale questo doveva essere l’unico volume che infatti non porta indicazione di altri volumi. Sembra in verità, da quanto riportato in ICCU, un’altra edizione dello stesso anno con numero di pagine uguali ma con leggere differenze al frontespizio (dove non comparirebbero le note editoriali e forse sarebbe presente la dicitura di primo volume) e al colophon (dove le note editoriali sarebbero abbreviate rispetto a questa edizione singola). Questa è comunque un volume a se stante di un’edizione assai rara. Paolo Manuzio “Figlio terzogenito di Aldo Manuzio, ne raccolse l’eredità a partire dal 1533, quando prese in mano le redini della famosa stamperia paterna, fino ad allora gestita da Andrea Torresano e dai suoi eredi. In questa veste curò, in particolare, l’edizione di testi latini, mantenendo lo stile e le innovazioni tipografiche introdotte con le aldine. Si occupò anche, dal 1558, per conto di Federico Badoer, della tipografia dell’Accademia della Fama, mentre dal 1561 si trasferì a Roma, che sarebbe diventata la seconda città per la produzione del libro. Qui, infatti, diresse la Stamperia del popolo romano, istituita nello stesso anno da Papa Pio IV, monopolizzando, di fatto, i privilegi di stampa relativi ai più importanti testi approvati dal Concilio di Trento, fra i quali il Catechismo e il Messale, peraltro chiedendo e ottenendo, dal pontefice, che l’autorizzazione – in considerazione dell’elevata domanda – fosse estesa anche a tipografi di altri luoghi. Erudito, di formazione umanistica, scrisse numerose dissertazioni, in particolare sulle antichità romane, fra le quali il De legibus (1557) e il De senatu (1581), e commentò diverse opere di Cicerone, come ad esempio le epistole a Pomponio Attico e a Junio Bruto Curò in tre libri, in volgare, a partire dal 1542, le Lettere di diuersi nobilissimi huomini et eccellentissimi ingegni. Molte sue prefazioni a testi latini uscirono postume, a cura del figlio Aldo, nel 1580, come postume furono pubblicate le sue Lettere rinvenute nella Biblioteca Ambrosiana”. Edizione rara, tre soli esemplari censiti in ICCU, in buone-ottime condizioni di conservazione. Cfr.: IT\ICCU\BVEE\005579.‎

‎AA. VV.‎

‎Il Diavoletto, giornale fantastico. Programma e poi dal n, 1 del 2 Gennaio 1860 al n. 37 del 3 Novembre 1860; (tutto il pubblicato). Diretto da Pietro Casanova fino al n. 27, poi da G. Raimondi.‎

‎In folio piccolo (36,5x26 cm); 38 numeri in tutto, compresso il rarissimo primo numero fuori numerazione con il programma del giornale, seguono poi 37 numeri ognuno di 4 pagina a parte un numero che presenta 6 pagine. Assolutamente tutto il pubblicato. Non si conoscono altri esemplari completi anche del numero di presentazione dell’opera. Legatura coeva in pieno cartoncino molle foderato da bella carta a motivi azzurri e amaranto, titolo manoscritto al piatto entro doppia cornice colorata con cornice azzurra in rilievo. Piccole mancanze al dorso. Qualche minimo strappetto con perdita di carta al margine basso bianco del numero di presentazione, ininfluente e per il resto esemplare in buone-ottime condizioni di cnonservazione. La legge del 13 gennaio del 1860 relativa alla libertà di stampa, promulgata da Umberto I, stimolò la produzione di testate in tutto il Regno. Nella sola Bologna, nel 1860 nacquero quattro giornali satirici, “Il Diavoletto” che fu il primo ad uscire il 2 gennaio (probabilmente il numero di presentazione uscì addirittura prima della fine del 1859), ancor prima che la legge fosse promulgata, il “giornale fantastico” decisamente anti-austriaco, il “Il Folletto” (25 luglio), “Don Marzio” (11 settembre) e “Il Profeta” (10 novembre). Tutti questi giornali sono privi di appoggi politici e sono tentativi sperimentali, sospinti dall’entusiasmo risorgimentale dei loro ideatori. Il primissimo numero di presentazione riporta al frontespizio una magnifica vignetta a piena pagina nella quale, sotto il titolo, si presentano due porte, una con su scritto “Si entra” con gente che si accalca e si accapiglia per entrare ed una porta con su scritto “Si sorte” dove persone composte escono dalla porta leggendo il giornale. Al centro del tutto una grande scena d’interni dove un diavolo con cilindro in mano si presenta ad un signore colto alla sprovvista, ancora in vestaglia, all’interno di un ricco ambiente signorile. Il primo numero contiene un botta e risposta fra “L’Associato” ed Asmodeo. I numeri del giornali presentano una grande vignetta alla prima pagina, due pagine centrali di testo e nell’ultima pagina, nel margine superiore delle vignette satiriche e nel margine inferiore un rebus. Un numero presenta anche un foglietto con manoscritta coeva la soluzione di un rebus. Il giornale, nella parte di testo, contiene sciarade satiriche e notizie sulla storia locale e gli spettacoli teatrali bolognesi anche se non mancano i riferimenti agli avvenimenti nazionali ed internazionale. Molto più attente alla situazione politica nazionale ed internazionale sono le grandi vignette alla prima carta. Le divertenti vignette all’ultima carta, invece, dissacrano gli usi e costumi dell’epoca. Molto accattivante da u punto di vista grafico è la testata alta del giornale, con il titolo in campo nero che sormonta un diavolo intento a scrivere, il tutto entro una cornice di diavoletti (quasi ombre in quanto presentati in solo nero) che si tirano per la coda. Il giornale, stampato a Bologna dalla Tipografia di G. Monti al Sole vide come direttori Pietro Casanova prima e Giuseppe Raimondi poi. Rarissimo a reperirsi completo di tutti e 38 i numeri e cioè i 37 numeri ed il numero di presentazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVE\0278252, quattro esemplari censiti ma tutti privi del primo numero di presentazione, a due degli esemplari mancano anche altri diversi numeri.‎

‎Vellani-Marchi Mario‎

‎Grande disegno satirico di Mario-Vellani Marchi realizzato intorno al 1920 che illustra il forte legame fra la Banca Popolare di Milano ed il mondo cattolico meneghino.‎

‎53x40,5 cm; disegno a china. Bellissimo disegno satirico del celebre pittore modenese Mario Vellani-Marchi (Modena, 1895 – Milano, 1979) allievo di Giuseppe Graziosi e Pio Semeghini all’Accademia di Belle Arti di Modena. Nei primi anni della sua attività artistica è tra gli illustratori dei più importanti giornali satirici modenesi come il “Duca Borso”, “Cavalli e non …”, il “Marchese Colombi”, il “Gatto Bigio” ed altri. Nel 1924 viene invitato per la prima volta alla Biennale di Venezia dove tornerà per altre 11 volte. Nel 1925 è con Orio Vergani e Riccardo Bacchelli uno dei fondatori del cenacolo artistico di Via Bagutta a Milano dopo essersi da poco trasferito nella città meneghina. Il disegno realizzato a china vede diversi individui lavorare al Duomo di Milano portando all’interno oggetti per i lavori. Sulla facciata e sulla fiancata in realizzazione la scritta “Banca Popolare”. Inedito e realizzato intorno al 1920, il disegno mette in luce gli stretti legami fra la celebre banca milanese e la chiesa cattolica. Proprio in quegli anni a capo della banca milanese c’era il celebre politico, giornalista e banchiere, Filippo Meda (Milano, 1º gennaio 1869 – Milano, 31 dicembre 1939) che fu una figura chiave del movimento cattolico italiano tra la fine del XIX° secolo e la prima metà del XX° secolo. Nel 1920 Meda venne insediato alla direzione della celebre banca milanese da Giolitti che gli assegnò, anche, il dicastero del Tesoro (si sarebbe poi dimesso l’anno dopo dal Tesoro per dedicarsi completamente alla Banca Popolare alla quale prestò i suoi apprezzati servigi per 7 anni). “La Banca Popolare di Milano nacque con l'intento di creare una cooperativa di credito capace di assicurare ai propri soci una sostenibilità e una competitività di fronte alla crescente forza dell'alta borghesia nella crescita industriale che caratterizzava la fine dell'Ottocento nel capoluogo lombardo. La caratteristica popolare, che già aveva avuto successo in Germania e in Belgio, fu sicuramente ispiratrice per la vicina Banca Popolare di Lodi di Tiziano Zalli, amico del fondatore di BPM, Luigi Luzzatti. Lo stesso Zalli si disse affascinato dal testo di Luzzatti: "La diffusione del credito e le banche popolari" del 1863, fonte di spunti per la nascita della prima banca popolare italiana, la Banca Mutua Popolare Agricola di Lodi. Fu proprio Luzzatti, il 28 ottobre 1864 a comunicare a Zalli l'esistenza a Milano di un comitato promotore per una banca popolare cittadina”.‎

‎AA. VV.‎

‎La Stagione, Giornale Ornato di Vignette con rivista mensile scientifica, letteraria, artistica. Tutto il pubblicato. 12 numeri, più il “Programma del Nuovo Giornale”.‎

‎In folio (46,5×31,5 cm); 12 numeri consequenziali, più il “Programma del Nuovo Giornale” per un totale di 50 pagine che rappresenta probabilmente tutto il pubblicato di questa rivista parmense. I numeri sono conservati entro una brossura coeva. Una leggera traccia di sporco al margine esterno bianco delle prime due carte, ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Rarissima serie completa di questo introvabile giornale edito nel ducato parmense, durante il periodo travagliato del passaggio del Ducato di Parma e Piacenza dalla reggenza borbonica a Regno di Sardegna. L’annessione del territorio ducale al Regno di Sardegna nel 1860 fu la diretta conseguenza dei moti risorgimentali ed avvenne dopo che il 9 giugno del 1859 la duchessa reggente, Maria Luisa era stata costretta a lasciare, con il figlio Roberto I, il territorio ducale. Il giornale uscì dal 10 Novembre del 1858 al 20 aprile del 1859 con intervalli irregolari anche se nel piano originale l’opera doveva avere una periodicità mensile. Il giornale fu diretto e fondato da Carlo Marenghi che fu professore di Lettere greche e latine nella Regia Università di Parma. Amico di Pezzana con il quale intrattenne una lunga corrispondenza fondò questa rivista di satira politica presentandolo con queste parole esposte nel Programma del Nuovo Giornale: “Due guizzi ancora, e poi … come al mancar dell’alimento, Il povero nostro giornaletto è spento! Così è, Lettori pietosi; sotto questa condizione di vita brevissima siam venuti alla luce, e col decreto di morte sulle spalle andando intorno per l’Agosto, pel Settembre, eccoci sul declivio dell’ultimo Ottobre. Ora è ci conviene disporci al doloroso addio, e collo spirar del fatale trimestre in aria semiseria spirare. Il numero duodecimo suonò l’agonia, nell’altro che viene appresso … ahi! … la pallida imperatrice dalla falce tagliente … Piangete, o Veneri, piangete, Amori! […]”. Il giornale presentava, in apertura, sotto il titolo una simpatica vignetta con le quattro stagioni dove, in quella d’autunno un rubicondo “Bacco” cavalca una botte di Vino “Rusco” (Lambrusco), poi ogni numero vedeva un’intera pagina completamente dedicata a vignette satiriche firmate GL, fortemente legate a fatti ed avvenimenti del Ducato parmense. Nel giornale scrissero fra gli altri, oltre allo stesso Marenghi, Alessandro Cugini, Temistocle Gradi, il Barone Franco Mistrali e diversi altri autori sotto pseudonimi quali Patardo, Fattorino ecc. Rarissimo insieme di giornale politico-satirico già di per se assai raro. Nessun esemplare completo censito in ICCU. Sconosciuto alle principali bibliografie.‎

‎(Mazzini Giuseppe)‎

‎A Carlo Alberto di Savoja un italiano. Sé no, no!‎

‎In 12° (14,3x10 cm); 24 pp. Brossura muta coeva. Antica nota manoscritta a matita al piatto anteriore “Scritto di Mazzini” e antico numero a china all’angolo alto. All’interno qualche lievissima macchiolina di foxing al margine esterno bianco di due pagine, dovute alla qualità della carta e del tutto ininfluenti e nel complesso esemplare ancora in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima rarissima edizione di questo celeberrimo pamphlet del grande patriota, politico, filosofo e giornalista italiano, Giuseppe Mazzini (Genova, 22 giugno 1805 – Pisa, 10 marzo 1872) fra le figure più importanti del movimento risorgimentale italiano che con le sue idee e la sua azione politi ca contribuì in modo decisivo alla nascita dello Stato unitario italiano. Mazzini nel 1830 viene denunciato da un certo Raimondo Doria come “Carbonaro” e per la sua attività politica, arrestato su ordine di Carlo Felice di Savoia. Incarcerato, seppur per un breve periodo, nella Fortezza del Priamar a Savona. Fu durante questa prigionia che formulò il programma politico della “Giovine Italia” viene liberato per mancanza di prove ma obbligato o a risiedere confinato in una cittadina del Piemonte o ad espatriare decide per questa seconda soluzione. Nel febbraio del 1831 lascia l’Italia per recarsi prima a Ginevra, poi a Lione e quindi a Marsiglia dove già vivevano numerosi esuli italiani perseguitati in patria per le proprie idee politiche. Qui apprese della morte di Carlo Felice di Savoia e decise di comporre questa celeberrima lettera rivolta al nuovo sovrano, Carlo Alberto di Savoia nella quale Mazzini esortava il nuovo sovrano, non solo ad assumere atteggiamenti lib erali ma soprattutto ad appoggiare e porsi alla guida di coloro che sognavano un’Italia unita. La lettera così si apriva: "Sire ! Se io vi credessi Re volgare, d'anima inetta o tirannica, non vi indirizzerei la parola dell'uomo libero. I Re di tal tempra non lasciano al cittadino che la scelta fra l'armi e il silenzio. Ma voi, Sire, non siete tale. La natura, creandovi al trono, vi ha creato anche ad alti concetti e a forti pensieri; e l'Italia sa che voi avete di regio più che la porpora. I Re volgari infamano il trono su cui si assidono e voi, Sire, per rapirlo all'infamia, per distruggere la nube di maledizioni di che lo aggravano i secoli, per circondarlo d'amore, non avete forse bisogno che di udire la verità: però io ardisco dirvela, perché voi solo estimo degno d'udirla e perché nessuno di quanti vi stanno intorno può dirvela intera. La verità non è linguaggio di cortigiano; non suona che sul labbro di chi né spera né teme dell'altrui potenza". Opera rarissima ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: IT\ICCU\TO0\1176298.‎

‎Berlinguer Enrico‎

‎Rinascita, Rivista settimanale politico-culturale del Partito Comunista Italiano (PCI), 1973 tutto il pubblicato‎

‎In folio; tutto il pubblicato dell’annata 1973, Qualche lieve foxing al margine esterno bianco di pochi numeri, ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Esemplare a numeri sciolti. Prima edizione, assai rara da reperire, dell’annata completa del 1973 di Rinascita. Quest’annata è molto ricercata in quanto contiene i 3 numeri che presentano i celebri articoli del grande politico italiano, fra i più grandi segretari del Partito Comunista Italiano, Enrico Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984) che diedero avvia al “Compromesso Storico”. I tre numeri della rivista con gli articoli di Berlinguer a commento della situazione cilena, sono molto ricercati anche singolarmente, tanto da render difficile la loro reperibilità anche in forma singola. “La proposta dal neo-segretario del Partito Comunista Italiano Enrico Berlinguer alla Democrazia Cristiana per una collaborazione di governo doveva interrompere così la cosiddetta conventio ad excludendum del secondo partito italiano dal governo. In tal modo, si affermava di voler anche mettere al riparo la democrazia italiana da pericoli di involuzione autoritaria e dalla strategia della tensione che insanguinava il paese dal 1969. Berlinguer al contempo sottolineava nei suoi interventi pubblici l'indipendenza dei comunisti italiani dall'Unione Sovietica e il desiderio di rendere il suo partito una forza della società occidentale. Il compromesso storico venne proposto da Enrico Berlinguer con un saggio ("Riflessioni sull'Italia dopo i fatti del Cile") pubblicato in tre articoli sulla rivista Rinascita a commento del Golpe cileno del 1973, che aveva portato le forze reazionarie in collaborazione con gli Stati Uniti a rovesciare il governo del socialista Salvador Allende (11 settembre 1973): Rinascita n° 38 del 28 settembre 1973: "Imperialismo e coesistenza alla luce dei fatti cileni - Necessaria una riflessione attenta sul quadro mondiale"; Rinascita n° 39 del 5 ottobre 1973: "Via democratica e violenza reazionaria - Riflessione sull'Italia dopo i fatti del Cile"; Rinascita n° 40 del 12 ottobre 1973: "Alleanze sociali e schieramenti politici - Riflessioni sull'Italia dopo i fatti del Cile". Rara annata completa.‎

‎Paolo Paruta‎

‎Della perfettione della vita politica di M. Paolo Paruta nobile vinitiano, Cavaliere, et Procuratore di San Marco. Libri tre. A’ quali vi sono state aggiunte le Postille ne’ margini, & ampliati gli indici.‎

‎In 4° (24x16,5 cm); (48), 479, (1) pp. Legatura seicentesca in piena pergamena con titolo impresso in oro al dorso. Un forellino nel margine alto bianco del volume, ininfluente che diviene un piccolo tunnel in una ventina di pagine ma sempre piccolo e che non tocca il testo. Alcuni quaderni leggermente ed uniformemente bruniti a causa della qualità della carta utilizzata. Tagli spruzzati. Quarta edizione ma prima che presenta le postille nei margini egli indici ampliati di questa celebre opera del celebre politico, storico e diplomatico veneziano Paolo Paruta (Venezia, 14 maggio 1540 - Venezia, 6 dicembre 1598). L’opera presentata ebbe enorme risonanza nel cinquecento e nel seicento, tanto che molto devono a lei le “Considerations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence” (1734) di Montesquieu. Il volume è una difesa sentita del sistema politico repubblicano che vede, per il Paruta, la sua forma realizzazione ideale in quella veneta. Scrive il Venturelli nel suo studio “Mito di Venezia e governo misto in Della perfettione della vita politica di Paolo Paruta”, 1961, Società Italiana di filosofia politica, riguardo a quest’opera: “Della perfettione [è] un’opera che assume le sembianze di un articolatissimo dialogo a più voci ambientato all’inizio dell’estate del 1563 a Trento… I principali obiettivi di questo scritto parutiano, che offre un suggestivo quadro dell’ambiente culturale veneziano del tempo, consistono nella giustificazione morale dell’impegno civile, così da restituirgli quella dignità e quel valore che sembra avere in parte smarrito nel corso dei decenni precedenti, e nella raffigurazione di un modello ideale di uomo politico. In Della perfettione, la vita attiva e l’impegno civico paiono a tratti occupare un ruolo d’importanza pari – o, talvolta, anche superiore – a quello della religione, nonostante le ripetute dichiarazioni di fedeltà alla Chiesa…”. Paruta "Nato a Venezia da una famiglia di antica origine lucchese (i Paruta), dopo aver studiato a Padova, ha avuto numerosi ruoli politici all'interno della Repubblica di Venezia tra cui quello di segretario ad uno dei delegati veneziani al Consiglio dei Dieci. Nel 1562 accompagnò l'ambasciatore Michele Suriano alla corte dell'imperatore Massimiliano II agendo come storiografo ufficiale della Repubblica, durante questa sua funzione scrisse l'orazione funebre per i morti nella battaglia navale di Lepanto. Dopo il cambio di governo fu eletto Savio della Terraferma (responsabile dell'amministrazione dei possedimenti continentali della Repubblica) e quindi senatore. Nel 1579 fu nominato storico ufficiale della Repubblica in successione a Luigi Contarini. Continuò la narrazione da dove il Cardinale Bembo la aveva lasciato nel 1513, completandola fino al 1551. Fu eletto provveditore della Camera nel 1580, commissario del Cadore nel 1589, Savio del gran consiglio nel 1590, governatore di Brescia dal 1590 al 1592, ambasciatore presso il Papa a Roma dal 1592 al 1595, quindi provveditore (procuratore) di San Marco nel 1596 a pari dignità del Doge e provveditore delle Fortezze nel 1597. L'anno successivo morì.". Scrive il Lozzi riguardo al lavoro di Paruta: "Non ha pari il Paruta, a giudizio del Foscarini, nelle storie antiche italiane, singolarmente per gli ammaestramenti civili instillati con mirabile accortezza nell'intero corpo della narrazione e provenienti da ricco fondo di dottrina in quella parte che riguarda i costumi degli uomini e dei governi". Lozzi, 6088. Rif. Bibl.: Gamba 1561: “Originale e bella edi-zione”; Bozza, Scrittori Politici, p. 54; Ferrari, Corso sugli scrittori politici, lez. XIX; Adams P – 360; Bozza, Scrittori Politici, p. 54.; Ferrari, Corso sugli scrittori politici, lez. XIX; Cobham - Jeffery, p. 49; Cicogna, Bibl. Veneziana, 571; Graesse, V, 144; Platneriana, 420.‎

‎Aa. Vv.‎

‎Il Don Pirlone Giornale di Caricature Politiche Venerdì 1 Settembre 1848 – 2 luglio 1849. 234 numeri. Completo, tutto il pubblicato.‎

‎31,2x24 cm per il Don Pirlone originale, Legatura coeva in tutto cartoncino rigido foderato con bella carta marmorizzata blu coeva. Prima edizione. Opera completa di tutti i 234 numeri pubblicati. All’interno i numeri si presentano ad ampi margini, in parte in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Su ogni numero, al frontespizio, la celebre immagine della Maschera del Don Pirlone con il cappello a falda larga a sovrastare il motto “Intendami chi può, ch’i’ m’intend’io” ispirata da una maschera senese del 1711 che voleva raffigura l’ottuso benpensante. Opera assai rara a trovarsi completa di tutti i numeri. Le tipografie che pubblicarono il giornale, uscito dal 1 settembre del 1848 al 2 luglio del 1849, cambiarono più volte durante i mesi di uscita passando da Natali a Pallade e da Bertinelli a Pierra. Il Don Pirlone è passato alla storia in quanto fu il primo giornale che attaccò senza remore e con uno stile satirico estremamente graffiante il governo pontificio e numerosi suoi alti funzionari. In modo particolare, dopo la fuga del pontefice da Roma, allo scoppio dei moti rivoluzionari, il Don Pirlone contribuì ad attizzare il clima politico romano. L’opera presenta in ogni numero un grande disegno satirico a piena pagina realizzato dal celebre pittore, disegnatore, incisore, litografo, illustratore e caricaturista italiano nato ad Aviano nel 1813, Antonio Musatti. Il giornale nacque nel 1848 ad opera dei liberali dell'Epoca che ne andarono a costituire il gruppo redazionale. Tra essi quello che ne divenne il direttore, Michelangelo Pinto. La fama del giornale fu tale che all’epoca del suo maggior successo arrivò a toccare i 1.200 abbonamenti, numero altissimo per un giornale cittadino dell’epoca anche se nel Don Pirlone non mancano numerosi articoli inerenti a fatti di interesse italiano. Gli articoli in esso contenuti, come anche il nome dell’autore delle vignette rimasero a lungo anonimi. Il giornale, si ritiene oggi, ebbe un ruolo fondamentale d’ispirazione per la maggior parte dei giornali risorgimentali. Già dopo i primi numeri il giornale attirò l’attenzione del ministro degli interni Pellegrino Rossi, che tentò più volte di farlo chiudere tramite l'intervento del Consiglio di censura. La sua uscita si concluse nel 1849 con la fine della breve ma intensa esperienza della “Repubblica Romana” dopo averne anticipato l’avvento ed averne accompagnato la nascita e lo sviluppo. Bibl. Rif.: Molinari, La Stampa periodica romana dell'Ottocento, I, pp. 317-18.‎

‎Auguste Lireux, Cham‎

‎ASSEMBLÉE NATIONALE COMIQUE par Auguste Lireux, illustré par CHAM‎

‎In 4° (26,3x17,5 cm); (4), 625, (3) pp. e 20 c. di tav. fuori testo. Bellissima legatura coeva in mezza-pelle blu notte con ricchissime conrici a secco ed in oro ai piatti foderati, anch'essa, con tela blu notte. Al droso, titolo e ricchissimi fregi in oro. Tagli riccamente dorati. Antica nota di possesso nobiliare alla prima carta bianca che attesta l'esemplare come appartenuto a E. Pio di Savoia. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Prima edizione di questa divertente opera satirca illustratata da Charles Amédée de Noé noto con lo pseudonimo di Cham (Parigi, 26 gennaio 1818 Parigi, 6 settembre 1879) su testo del noto giornalista e direttore di teatro francese, Auguste Lireux (1814 Rouen - 28 mars 1870). Cham, di nobili origini, suo padre era Conte di Noé e Pari di Francia, nonostante una naturale predisposizione per la matematica, preferì fin da giovane di frequentare le botteghe dei due celebri pittori, Nicolas Toussaint Charlet e Paul Delaroche. La sua opera "Histoire de Mr. Lajaunisse", pubblicata per la prima volta nel 1839, una storia ideata come un susseguirsi di immagini sequenziali sulla scorta dell opera dello svizzero Rodolphe Topffer, è considerato il primo albo a fumetti francese. Quelle qui presentate sono una serie di opere caricaturali e satiriche dedicate a vari avvenimenti o gruppi sociali come la celebre Esposizione Industriale del 1849 (con le caricature di numerose invenzioni e novità qui presentate per la prima volta), le vacanze dei politici, i cacciatori, le teorie sociali Proudhoniane, l autunno (con varie vignette di caccia) e la primavera (con le corse dei cavalli). Prima edizione in bella legatura.‎

????? : 85.628 (1713 ?)

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