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‎FRANCESCO DE NOTARIS A CURA DI‎

‎AVERE MEMORIA COSTRUIRE IL FUTURO‎

‎LA SCUOLA DI PITAGORA 2020 429 PP. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, COME DA FOTO, PER IL RESTO PERFETTO E INTONSO. Le Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d'ltalia sono una libera accademia fondata da un'assemblea di cittadini, col fine di creare un centro permanente di formazione, di ricerca e di aggiornamento scientifico sulle condizioni e problemi della società civile, dell'ambiente, dell'urbanistica e della salute del popolo. Francesco de Notaris, giornalista pubblicista, è stato Senatore della Repubblica. Ha presentato, durante la sua attività parlamentare, prima il Disegno di legge, poi legge sull'obiezione di coscienza al servizio militare. Ideatore e co-autore della mozione sulle mine anti-uomo approvata dal Senato il 2 agosto 1994. È coordinatore delle Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia. E membro del Direttivo dell'Associazione nazionale degli ex parlamentari e Segretario Nazionale Vicario dell'Associazione antimafia "Antonino Caponnetto". Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Realizzare la speranza - Voci della Città, Dehoniane, Roma 1991 (Premio Dorso); Messaggi per la pace, con Nicola Capone, La scuola di Pitagora, Napoli 2008 (Premio Capri San Michele 2009) e La rivoluzione della solidarietà, La scuola di Pitagora, Napoli 2015.‎

‎Paolo Dalcò Laura Galdabini‎

‎Il teatro dell'assurdo Regista, attori, comparse e sponsor della più grande sceneggiata all'italiana: "Latte & Derivati"‎

‎FOOD EDITORE 2004 196 PP. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO E LIEVI IMPERFEZIONI ALLA COPERTINA, COME DA FOTO, PER IL RESTO OTTIMO. Come si è svolta la più grande truffa del secolo? Chi sono i truffati e i truffatori? Questo libro-inchiesta, scritto con testimonianze raccolte sul campo, cerca di dare risposte concrete. Una sceneggiata in cinque atti che racconta la storia, l'espansione, il modello finanziario, la nuova gestione, i possibili scenari futuri. Nel Teatro dell'Assurdo va in scena "Latte&Derivati": sul palcoscenico si vedono i prodotti e la pubblicità, gli operai, gli impiegati ei dirigenti che lavorano sodo tutti i giorni. Dietro le quinte, nel retropalco, l'orchestra è composta da ragionieri che suonano la musica della "finanza creativa": fatture e documenti falsi. La sceneggiata continua con un viaggio nei paradisi fiscali, nelle banche e nelle società finanziarie. Si esaminano i prodotti e i mercati che consentiranno alla Parmalat di proseguire l'attività e, forse, di restituire i soldi. Si analizzano le possibilità di recuperare i risparmi investiti conoscendo meglio le associazioni che tutelano gli investitori e le azioni da intraprendere. Nel libro, tutta la cronistoria ei verbali degli interrogatori. E una domanda finale: riuscirà la Parmalat a resuscitare come un'araba fenice e a mantenere in scena i prodotti già apprezzati in tutto il mondo? Il teatro dell'assurdo "Latte & Derivati" La più Grande Sceneggiata all'Italiana Il Regista Un Imprenditore Gli Attori Protagonisti Un Ragioniere & un Avvocato La Comparsa Un Centralinista Gli Orchestranti I Ragionieri Le Maschere Consiglieri, Sindaci, Certificatori, Rating, Consob & Banca d'Italia Gli Spettatori Paganti Risparmiatori & Investitori Gli Spettatori Non Paganti Turisti, Calciatori, Preti, Suore, Giornalisti & Raccomandati La Platea La Classe Dirigente Il Loggione Operai & Impiegati Il Palcoscenico I Prodotti & la Comunicazione Il Retropalco La Contabilità &la Finanza Creativa Con la Sponsorizzazione di Politici, Banchieri e Finanzieri Paolo Dalcò parmigiano, è giornalista e editore di numerose riviste del settore alimentare. Da 30 anni scrive di uomini, imprese e mercati del largo consumo. Laura Galdabini milanese, è giornalista professionista esperta di economia. Da 15 anni scrive su una rivista specializzata in management e largo consumo.‎

‎UMBERTO DE GREGORIO‎

‎TRA IL DIRE E IL FARE E ADESSO VERIFICHIAMO IL DIFFICILE PERCORSO DEL CAMBIAMENTO‎

‎PREFAZIONI DI ENZO D'ERRICO, GIUSTINO FABRIZIO, FEDERICO MONGA GUIDA EDITORI 2019 458 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, PER IL RESTO INTONSO, MAI SFOGLIATO. "Dopo un'esperienza forte di amministrazione attiva nella cosa pubblica si rivedono molti giudizi, si acquisisce un metro diverso nel valutare fatti e persone. Perché oggi sbagliare è troppo semplice. Anzi, non sbagliare è quasi impossibile, rispettare un groviglio di norme dove il limite tra il possibile ed il vietato è drammaticamente labile. Sarebbe bello un mondo nel quale giornalisti e magistrati possano fare un anno sabatico nella gestione della cosa pubblica e poi ritornare alla loro professione. Sono convinto che ritornerebbero a vivere la loro professione avendo una maggiore completezza di informazione e di formazione. Il rischio vero, oggi, per il nostro Paese, è che all'amministrazione della cosa pubblica - per paura di essere condannati, dai media o dai tribunali, anche operando in buona fede ed in piena coscienza - vadano soltanto incompetenti e sfaccendati o imbroglioni" (Umberto De Gregorio). "Potrà piacere o meno ciò che scrive ma su un punto conviene esser chiari: Umberto De Gregorio non è un conformista. Nell'incarico che gli è stato affidato ci mette l'anima e, va detto, ha ottenuto pure qualche risultato lusinghiero. Ma non ha dato in appalto il cervello e, nei limiti del giusto rispetto istituzionale, non lesina critiche alla Regione quando gli sembra giusto. Perché alla fine ciò che muove tutto è la passione. Civile, nel suo caso" (Enzo D'Errico). "Rileggendo attraverso i suoi articoli il percorso esistenziale di Umberto De Gregorio, risulta chiaro che tutto quello che De Gregorio ha fatto o ha tentato di fare era in quello che aveva scritto. Le parole sono azioni, verrebbe da dire. Ma ogni azione è facile se resta nella mente, se non è sottoposta alla realtà. E trasformare la realtà è più complicato che analizzarla" (Giustino Fabrizio). "Lo stile degli articoli raccolti in questo libro ci dice molto del carattere e del pensiero di Umberto De Gregorio. Asciutto come è apparso in questi anni chiaro e senza mediazioni bizantine il suo modo di amministrare. Va al nocciolo del problema con una spiccata capacità di sintesi. Riflessioni che, lette nel suo insieme e messe in fila, potrebbero rappresentare anche un programma amministrativo più ampio rispetto alla pur complicata sua attuale attività di amministratore di una delle più grandi aziende pubbliche di trasporti italiane" (Federico Monga). Umberto De Gregorio (1958), dottore commercialista in Napoli, ricopre ed ha ricoperto cariche sociali in aziende di rilievo nazionale e regionale nel settore dei servizi, industria, finanziario, sanitario, trasporti. Giornalista pubblicista ed editorialista delle pagine napoletane di Repubblica dal 2005 al 2015, dal luglio 2015 è Presidente ed Amministratore delegato di EAV S.r.l., la holding del trasporti della Regione Campania.‎

‎Mino Martinazzoli‎

‎Pretesti per una requisitoria manzoniana‎

‎Disegni di Giovanni Repossi Grafo 1985 57 PP. E SVARIATI DISEGNI FUORI TESTO. SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, COME FORSE SI VEDE IN FOTO, PER IL RESTO OTTIMO. Mino Martinazzoli è nato ad Orzinuovi (Brescia) nel 1931. È avvocato. Parlamentare dal 1972, prima al Senato, poi alla Camera. Ha presieduto la Commissione Inquirente. Dall'agosto 1983 è Ministro di Grazia e Giustizia. Ha pubblicato: Controcorrente d.c., Arel-Il Mulino, 1979 Aldo Moro e il problema della pena (introduzione a Tritto, Vassalli, Bettiol), Il Mulino, 1982 Il limite della politica, Morcelliana, 1985 Giovanni Repossi è nato a Chiari (Brescia) nel 1929. È titolare di cattedra alla Accademia di Brera. Ha partecipato alle più importanti mostre d'arte figurativa italiane ed internazionali.‎

‎ANNA CATANIA A CURA DI‎

‎DESIGN, TERRITORIO E SOSTENIBILITÀ. Ricerca e innovazione per la valorizzazione delle risorse locali‎

‎FRANCO ANGELI 2011 109 PP. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, COME DA FOTO, PER IL RESTO OTTIMO. Il problema dello smaltimento dei rifiuti e la riduzione delle risorse inducono un cambiamento degli stili di vita e dei metodi di progettazione e produzione dei beni. Il rapporto tra produzione, territorio e ambiente può essere riequilibrato attraverso la progettazione strategica del design che passa dal semplice concetto di prodotto al sistema di prodotti e servizi. Il design strategico può generare nuovi modelli di sviluppo locale armonico, valorizzando e trasformando le risorse locali materiali e immateriali presenti in un territorio. Il volume indaga l'evoluzione del rapporto design-ambiente e delle strategie del design per la valorizzazione delle risorse territoriali con un approccio sistemico, attraverso l'interazione con gli enti, le istituzioni e il mondo produttivo siciliano. Il libro si articola in tre parti: la prima analizza il rapporto design-ambiente, esponendo le attuali strategie innovative per i sistemi di produzione e per lo sviluppo locale; la seconda è dedicata allo studio e alla ricerca sul campo per la valorizzazione delle risorse della provincia di Ragusa; la terza è costituita da una raccolta di riflessioni e linee di ricerca delle università italiane che esplorano il rapporto tra design, territorio e ambiente. Anna Catania , architetto e dottore di ricerca in Disegno industriale, è assegnista presso il Dipartimento di Architettura di Palermo. Svolge attività di ricerca su metodi e strumenti per la sostenibilità di prodotti e servizi e sull'evoluzione dei materiali nella produzione industriale, collaborando con il Dipartimento di Ingegneria chimica, gestionale, informatica, meccanica di Palermo; insegna Materiali per il design presso il Corso di Laurea in Disegno industriale della stessa Università. È autrice di articoli e relazioni presentati a convegni nazionali e internazionali su tematiche inerenti il rapporto tra design, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale e membro del Comitato etico scientifico di BEST UP, circuito per la promozione dell'abitare sostenibile. Indice Anna Catania, Introduzione Parte I. Design e ambiente Anna Catania, Nuovi modi di progettare e produrre(Design, territorio e sostenibilità; Design, innovazione e nuovi sistemi di produzioni sostenibili; Oltre l'ecodesign: come non sprecare gli scarti prodotti) Parte II. Design e territorio Anna Catania, Design e valorizzazione della produzione locale (Il ruolo del design nel progetto tra locale e globale Identità e design territoriale; Il territorio ragusano, Valorizzazione territoriale: un workshop per la provincia di Ragusa; Bibliografia) Parte III. Design, ricerca e didattica per l'innovazione sostenibile delle risorse locali Anna Catania, Un progetto sostenibile per le risorse locali: more Eless ( Francesco Paolo La Mantia, Premessa; Giuseppe Tumino, Premessa; Carmelo Arezzo, Premessa; Anna Catania, more E less. Futuro e consumo/Nuovi stili di vita e consumo) Michele Argentino, Design, ricerca e didattica per innovare la produzione (Bibliografia) Rosanna Veneziano, Innovazione, creatività e ricerca: strumenti per la valorizzazione del territorio (Bibliografia) Viviana Trapani, Produzione del cibo, territorio e società: nuove prospettive per la ricerca del design (Bibliografia) Pietro Pizzuto, Visioni teoriche ed applicazioni territoriali della scienza della sostenibilità: design e formazione in un progetto pilota per le aree protette della Sicilia (Bibliografia) Roberto Liberti, Paesaggi produttivi per la valorizzazione del territorio campano (Il made in Italy e la crisi dei marchi di origine; Esempi di brand territoriali; Bibliografia) Letizia Montalbano, E(ti)co Design. Quando un abito o un oggetto raccontano una storia Un laboratorio tra tradizione e trasformazione Laura Badalucco, Un terreno fertile (Agrumi e principesse; Locale e globale?) Aurelio Angelini, Anna Re, Sostenibilità e design: la sfida del food packaging (L'abito fa il monaco: l'environmental design; Il packaging alimentare; Bibliografia) Stefano Maffei, È l'economia politica baby... Alcune domande per Carlo Petrini (e il movimento SLOW) Pippo Privitera, BOX: Slow Food Sicilia Gli autori.‎

‎VINCENZO GUERRAZZI‎

‎GLI INTELLIGENTI‎

‎ALBERTO MAROTTA EDITORE 1978 251 PP. LIEVI SEGNI DEL TEMPO ALLA COPERTINA, LIEVI BRUNITURE AI TAGLI, PER IL RESTO OTTIMO. 1. Un operaio dice: Gli intellettuali sono i megafoni del potere. Ci gridano con insistenza: Bisogna lavorare di più e consumare di meno. Bisogna essere austeri e rimboccarsi le maniche per salvare il Paese. Lo hanno detto a mio padre, a mio e all'Uomo della Pietra. Sempre e soltanto per riempire la loro pancia Oggi questa gente è il pappa dell'Arco Costituzionale". Cosa pensi di questo operaio e cosa gli rispondi? 2. Democrazia, dittatura, pluralismo, partecipazione, generi letterari, ampie intese, estetiche varie ecc. ecc., ma una cultura che non si basa su di una analisi esatta, quali fondamenti ha se non uno o più pregiudizi? Scienza è consapevolezza che ogni idea è la traduzione dell'elemento materiale, dog ma è esattamente il contrario. Ritieni di essere un dogmatico? 3. Noi operai del «Collettivo» siamo fieri di essere i "personaggi negativi della classe". Non siamo gli eroi del realismo socialista e cristiano. Vogliamo gettare in una fossa comune tutte le mummie che hanno costruito le loro piramidi sulla nostra schiena. Ci ricordiamo dell'umanità e della bontà solo se pensiamo ad una reale rotazione dei mestieri. Cosa pensi di noi? 4. Marx scrive: «Noi abbiamo due punti di partenza: il capitalista e l'operaio. Tutte le altre persone ricevono del denaro da queste due classi in cambio di servizi resi». Ti senti un domestico? 3. L'operaio muore mediamente prima dei 60 anni. L'uomo di cultura è molto più longevo. Forse perché si esprime di meno, o perché è di razza superiore? 6. Un operaio mi ha detto di chiederti perché tra gli intellettuali non esistono gli omicidi bianchi. Se tu non fossi nato il mondo di cosa sarebbe rimasto privo? 7. Tutti parlano di assenteismo. Come giustifichi il tuo assenteismo dalla fabbrica? 8. Tu non sai lavorare alla fresa e non sai allevare un maiale. Ti senti per questo sminuito? 9. E giusto pagare di più lo sforzo intellettuale o la fatica manuale? 10. Dopo i 40 anni l'operaio stando dritto non riesce più a vedere la cappella del suo cazzo. Tu dopo 40 anni scopi perché sei più potente dell'operaio 6 perché sei più riposato? E se sei omosessuale, come immagini la vita dell'operaio diverso? 11. Se tua moglie, tua figlia o la tua amante rientrassero in casa con gli abiti stracciati e con gli occhi lucidi dicendoti: «Un operaio mi ha violentato», quale sarebbe la tua reazione sapendo che tu non ami gli operai? 12. Se l'operaio è tutto quel bla bla che dite, perché non fate studiare i vostri figli da operai? A proposito: Il poeta-operaio compagno Carrà scrive: "Sono l'alunno dell'ultimo banco / sono sospetta to sorvegliato/ sono il personaggio negativo della classe". Tuo figlio quale banco occupa, e il professore cosa pensa di lui? VINCENZO GUERRAZZI è nato in Calabria 37 anni fa, ma da 25 anni vive a Genova, dove ha lavorato a lungo come operaio nella Ansaldo. La sua attività letteraria inizio con la pubblicazione su «Il Secolo XIX» e su «Il Lavoro» di alcuni racconti che riflettevano la condizione operaia. Nel 1972 pubblicò il suo primo libro: Vita operaia in fabbrica: alienazione. Nel 1974 uscì un suo romanzo sperimentale, Nord e Sud uniti nella lotta, che, finalista al Premio «Sila», fu poi al centro di una vivace polemica anche per la vicenda giudiziaria in cui fu coinvolto. Fu il primo sequestro di un libro dopo l'unità d'Italia. Del caso ci fu uno strascico in Parlamento: ma la validità artistica del romanzo trovò pieno riconoscimento e l'opera poté tornare in circolazione. Successivamente Guerrazzi ha pubblicato: nel 1974 il romanzo Le ferie di un operaio e nel 1975 l'inchiesta operaia L'altra cultura. Un'altra inchiesta condotta fra i massimi dirigenti dell'industria italiana comparve nel 1976 col titolo: I dirigenti. Nel 1977 Guerrazzi ha pubblicato un altro romanzo: La fabbrica dei sogni.‎

‎AUTORI VARI AA. VV.‎

‎Territorio e risorse in Campania VOLUME 1 Tra marginalità e crescita VOLUME 2 Il potenziale urbano‎

‎MARIAROSARIA ABIGNENTE, GENNARO BIONDI PASQUALE COPPOLA, ANNAMARIA DAMIANI, UGO LEONE RENE-GEORGES MAURY, LIDA VIGANONI Territorio e risorse in Campania VOLUME 1 Tra marginalità e crescita VOLUME 2 Il potenziale urbano GUIDA EDITORI 1978 167 E 197 PP. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO E SCOLORITURA DELLE COPERTINE, COME DA FOTO, PER IL RESTO VOLUMI INTONSI, MAI SFOGLIATI. L'assetto della Campania così come è oggi configurato non è un fatto casuale, ma una realtà alla cui formazione hanno contribuito - in modo più o meno consapevole gli uomini oltre che la natura; spesso la natura proprio in seguito ad azioni e omissioni umane. Questo volume vuole mostrare come si è venuta formando l'attuale geografia della Campania evitando di dare la descrizione di uno spazio come supporto neutro di certi «contenuti» (la popolazione, l'agricoltura, l'industria) o come sede di un insieme di rapporti funzionali tra «cose» (ad esempio tra infrastrutture di trasporto e industria, tra le città e le loro aree di gravitazione). Scopo di questa proposta è di dimostrare che tutte queste cose esistono, ma sono il risultato di un processo storico di natura dialettica e che, quindi, salvo situazioni irreversibilmente compromesse nella odierna geografia della regione non vi è nulla di immanente ed eterno. L'opera, già apparsa in fascicoli sul periodico «La Voce della Campania» dall'ottobre 1977 al marzo 1978, è stata redatta da: Mariarosaria Abignente, (n. 1948), docente di Geografia generale ed economica nelle scuole superiori. Gennaro Biondi, (n. 1943), incaricato di Geografia economica presso la facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Napoli. Pasquale Coppola, (n. 1943), incaricato di Geografia politica ed economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Annamaria Damiani, (n. 1946) contrattista di Geografia politica ed economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Ugo Leone, (n. 1940), incaricato di Politica dell'ambiente presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Napoli. René Georges Maury, (n. 1948), contrattista di Geografia politica ed economica presso la facoltà di Scienze Politiche dell'Istituto Universitario Orientale di Napoli. Lida Viganoni, (n. 1950), contrattista di Geografia economica presso la, facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Napoli.‎

‎AUTORI VARI AA. VV.‎

‎IL MEZZOGIORNO ALLE SOGLIE DEL 1992 ATTI DEL CONVEGNO 8-9 MAGGIO 1989‎

‎ISTITUTO SUOR ORSOLA BENINCASA IL MEZZOGIORNO ALLE SOGLIE DEL 1992 INTRODUZIONE DI BRUNO JOSSA GUIDA EDITORI 1991 284 PP. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, PER IL RESTO OTTIMO. Queste che qui si pubblicano sono le relazioni al convegno «Il Mezzogiorno alle soglie del 1992», organizzato dall'Istituto Suor Orsola Benincasa nei giorni 8 e 9 maggio 1989. La domanda principale che i promotori del convegno si sono posti è: quali sono i termini della questione meridionale, oggi, nel momento in cui si va creando l'unità d'Europa? Il problema del sottosviluppo del Mezzogiorno è in stretta relazione (e per taluni fa tutt'uno) con il problema della disoccupazione, il quale è [...] oggi forse l'aspetto più grave della questione meridionale, ma è solo una parte di anzi anche quest'affermazione può esser fatta solo da chi ritenga che mafia e camorra siano in gran parte un effetto della «disoccupazione di massa», perché altrimenti bisogna dire che l'aspetto più grave della questione meridionale oggi è il dilagare della malavita, la collusione tra affari e politica e il degrado delle pubbliche amministrazioni, sui quali ogni giorno i giornali richiamano la nostra attenzione (dalla Introduzione di Bruno Jossa). SOGGETTI: MERIDIONALISMO, CROCE, GALASSO, STORIA, QUESTIONE MERIDIONALE, INFRASTRUTTURE, DEMOCRAZIA CRISTIANA, ASSISTENZIALISMO, SVILUPPO, EUROPA, TURISMO, ARCHEOLOGIA, CENSIS, ISTAT, PENTAPARTITO, CLASSI DIRIGENTI, NAPOLI, CAMPANIA, CALABRIA, MAFIE, IMPRESA PUBBLICA, PARTECIPAZIONI STATALI, OCCUPAZIONE, DISOCCUPAZIONE, LAVORO MINORILE, STATO ASSISTENZIALE‎

‎​Paolo Rigliano‎

‎Amori senza scandalo​ ​​Cosa vuol dire essere lesbica e gay​‎

‎Feltrinelli​ 2001 ​237 PP. OMBRE DI SCOTCH DA PELLICOLA PROTETTIVA RIMOSSA AI PIATTI E AI CONTROPIATTI DELLA PRIMA E DELL'ULTIMA PAGINE, SEGNI DEL TEMPO, BRUNITURE AI TAGLI, PER IL RESTO CONDIZIONI OTTIME.​ La tesi di questo libro è semplice e nuova: non esiste prova né biologica né psicologica che lo sviluppo omosessuale segua vie differenti da quello eterosessuale. Esiste invece la fondata possibilità che eterosessualità omosessualità e à siano due aspetti di un medesimo processo di crescita durante il quale, attraverso una complessa dinamica di interazioni, emozioni e vissuti personali, si forma si fissa l'esperienza affettiva. L'amore tra persone dello stesso genere poggia su questa affettività profonda, elaborata a partire dai primi istanti di vita, e, al pari dell'amore tra un uomo e una donna, è integralmente positivo, produttivo e felice. L'aspirazione a una vita amorosa serenamente accettata e gioiosamente vissuta non è solo un diritto che lesbiche e gay devono rivendicare come legittimo ma un bisogno profondo che corrisponde a una delle molteplici possibilità dello sviluppo affettivo umano. Il libro illustra sviluppo psicologico e relazionale delle persone omosessuali attraverso l'infanzia e l'adolescenza fino al raggiungimento dell'età matura, e analizza gli stereotipi, i luoghi comuni e le pressioni sociali che concorrono nel condizionarne gli esiti, imponendo modelli di comportamento e vissuti di sofferenza che contribuiscono al perdurare di una visione riduttiva e distorta di che cosa significhi essere lesbiche e gay. Paolo Rigliano dirige una struttura psichiatrica territoriale presso l'Ospedale "San Carlo" di Milano. Tra i suoi libri ricordiamo: Famiglia, schizofrenia, violenza. Un approccio sistemico e non violento al conflitto familiare (1998), Eroina, dolore e cambiamento (1991), L'Aids e il suo dolore (1994), Indipendenze. Alcol e cibo, farmaci e droghe, comportamenti a rischio e d'azzardo. Le relazioni di dipendenza (con altri, 1998).‎

‎Romano Canosa‎

‎Storia della criminalità in Italia dal 1946 a oggi‎

‎Romano Canosa Storia della criminalità in Italia dal 1946 a oggi Feltrinelli 1995 275 PP. SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO ALLA COPERTINA, COME DA FOTO, PER IL RESTO OTTIMO Storia della criminalità in Italia dal 1946 a oggi La "questione criminale", intesa nella sua accezione più ampia (comune, politica, economica, organizzata), a partire dagli anni settanta costituisce uno dei problemi principali della società italiana. Le stragi, il terrorismo, la mafia e la corruzione politica ne rappresentano solo i momenti di maggior rilievo, all'interno di un quadro in cui la criminalità complessiva aumenta costantemente di anno in anno. In alcune regioni, la frequenza di atti criminali è stata così alta da far sorgere il sospetto, tutt'altro che illegittimo, che ormai la vera detentrice del potere sia la criminalità organizzata. Solo in tempi recentissimi si intravede qualche segnale di mutamento, grazie all'intensificarsi dell'azione dello stato che ha ottenuto successi non trascurabili. In un paese in cui la criminalità influenza così gravemente la vita sociale e politica, un'analisi storica del problema diventa un'integrazione indispensabile alla storia generale della nazione. Romano Canosa, magistrato e storico, con Feltrinelli ha pubblicato: Storia del manicomio in Italia dall'Unità a oggi (1979), Storia di una grande La sodomia a Venezia e a Firenze nel Quattrocento (1991), La restaurazione sessuale. Per una storia della sessualità tra Cinquecento e Settecento (1993).‎

‎Benjamin R. Barber‎

‎GUERRA SANTA CONTRO MCMONDO NEOLIBERISMO E FONDAMENTALISMO SI SPARTISCONO IL PIANETA‎

‎PRATICHE EDITRICE 1998 319 PP. SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, COME DA FOTO, EVIDENTI BRUNITURE AI TAGLI, PER IL RESTO OTTIMO. Animato dal profitto e mosso dalle preferenze di miliardi di consumatori sparsi ai quattro angoli del globo, il McMondo è l'universo dei computer e dei fast food; dei bisogni preconfezionati, della fruizione sempre più rapida, transnazionale, di informazione e spettacolo, mode e stili di vita. In aperto conflitto con le forze omologanti della globalizzazione, la Guerra santa, o Jihad, è invece il simbolo di tutti i nazionalismi e integralismi che dividono e insanguinano il mondo. Coniugando in modo inedito l'analisi sistematica dei fenomeni con un taglio giornalistico spigliato e incalzante, Benjamin R. Barber, noto politologo statunitense, ci guida fra i tanti episodi che stanno confusamente delineando la scena del dopo-guerra-fredda; ci dimostra che queste due realtà, corrispondenti a modi radicalmente diversi di pensiero e di vita, sono meno distanti e contrapposte di quanto si pensi, e una non meno pericolosa dell'altra. Tecnologia e fondamentalismo, consumismo e tradizionalismo pervadono le società attuali, in cui l'incontro-scontro di McMondo e Guerra santa attraversa gli stessi individui. Consumatori fin dalla nascita, apparteniamo tutti al McMondo; in cerca d'identità, apparteniamo tutti a qualche tribù o setta ereditata o inventata. Fra queste due sirene che tentano di incantare gli abitanti del pianeta, i diritti democratici si indeboliscono e, al tempo stesso, declina il potere degli stati nazionali che li garantivano: i particolarismi sanguinosi da un lato e l'incruenta legge del profitto dall'altro minano l'esistenza possibile delle società civili. Benjamin R. Barber è docente di scienze politiche alla Rutgers University e dirige il Walt Whitman Center for the Culture and Politics. È autore di numerosi saggi, fra cui Strong Democracy is An Aristocracy for Everyone. Scrive regolarmente su Harper's, Atlantic Monthly, The New Republic e molti altri periodici americani.‎

‎A cura di Maurizio Degl'Innocenti‎

‎FILIPPO TURATI E IL SOCIALISMO EUROPEO‎

‎GUIDA EDITORI 1985 429 PP. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, COME DA FOTO, BRUNITURE AI TAGLI, PER IL RESTO INTONSO, MAI SFOGLIATO. Dalla fine del secolo XIX le nuove prospettive di politicizzazione delle campagne, il prepotente ingresso sulla scena politica del proletariato di fabbrica, l'affermazione di processi di unificazione del mercato, la crescente diffusione della stampa come «quarto potere» resero fondamentale per i partiti socialisti europei la politica delle masse. Intorno alla leadership di capi come Turati, Adler, Bebel, Keir Hardie, Jaurès, Kautsky, Vandervelde, si consolidarono le forme organizzative e le istituzioni moderne della classe operaia e si svilupparono i moderni partiti socialisti nazionali, struttura territoriale e con crescenti consensi elettorali. Nell'età della II Internazionale si radicò un modello di socialismo europeo occidentale, nel quale il rapporto con la democrazia parlamentare era diventato indissolubile. Il senso della storia e rapporto instaurato tra socialismo e nazione furono aspetti caratterizzanti della lotta all'arretratezza e a favore dello sviluppo economico e sociale, che rimasero obiettivi centrali del la socialdemocrazia europea anche dopo il crollo della II Internazionale, quando il socialismo apparve sempre più come libertà possibile. Maurizio Degl'Innocenti (Firenze 1946) è autore di numerosi saggi sul movimento operaio e di storia sociale, tra i quali Il socialismo italiano e la guerra di Libia (Roma 1976), Storia della cooperazione in Italia 1886-1925 (Roma 1977), Storia del Socialismo italiano, vol. II, L'età giolittiana (Roma 1980), Geografia e istituzioni del socialismo italiano 1892-1914 (Napoli 1983). È coautore dell'antologia L'emigrazione nella storia d'Italia 1886-1975, 2 voll. (Firenze 1978), e curatore dei volumi Le case del popolo in Europa (Firenze 1984) e Le sinistre e il governo locale in Europa (Pisa 1984).‎

‎A cura di Franco Cambi e Mariagrazia Contini‎

‎Investire in creatività. La formazione professionale nel presente e nel futuro‎

‎Carocci 1999 260 PP. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO ALLA COPERTINA, COME DA FOTO, PER IL RESTO OTTIMO La richiesta attuale, da parte del mondo produttivo, di una nuova professionalità (più cognitiva, più flessibile, più "creativa") va collegata a quell'avvento del post-industriale che ha prodotto una radicale trasformazione dell'impresa e del mercato del lavoro, imponendo un netto passaggio da forme anche sofisticate di apprendistato a un modello di formazione più personale, più innovativa, costantemente in fieri. Il nuovo paradigma della formazione va visto come una sfida aperta che dinamizza lo stesso mercato del lavoro e i processi di professionalizzazione, arricchendoli di nuove potenzialità tanto per l'età evolutiva quanto per quella adulta. Il presente volume intende rispondere a queste tematiche di grande attualità partendo dalla realtà regionale della Toscana, ma guardando oltre essa per definire una nuova idea di professionalità all'altezza del presente e, soprattutto, del futuro. Franco Cambi è ordinario di Pedagogia generale e direttore del Dipartimento di Scienze dell'educazione presso l'Università di Firenze. Tra le sue pubblicazioni: Libertà da... L'eredità del marxismo pedagogico (Firenze 1994), Storia della pedagogia (Bari 1995), Mente e affetti nell'educazione contemporanea (Roma 1996); ha curato: La formazione (con E. Frauenfelder, Milano 1994) e I fondamenti teorici del processo formativo (con P. Orefice, Napoli 1996). Mariagrazia Contini è ordinario di Pedagogia generale e presidente del corso di laurea in Scienze della formazione primaria presso l'Università di Bologna. Tra le sue pubblicazioni: Figure di felicità, orizzonti di senso (Firenze 1988), Per una pedagogia delle emozioni (Firenze 1992), Impegno e conflitto (con A. Genovese, Firenze 1997).‎

‎Giampietro Casiraghi‎

‎Le nuove società afroasiatiche secolarizzazione e sviluppo‎

‎Emi Edizioni Missionarie Italiane 1973 214 PP. SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, COME DA FOTO, FIORITURE SPARSE, PER IL RESTO OTTIMO Costatando i suoi fallimenti, l'Occidente s'è reso conto di aver sbagliato nell'interpretare tutte le culture e tutte le storie attraverso la sua. Lo sforzo perciò di comprensione del mondo afro-asiatico sta diventando meno affrettato, meno categorico, più oggettivo, più amico. Ecco un libro che contribuisce notevolmente a comprendere il progressivo smantellarsi delle società sacrali d'Asia e d'Africa. È come una «lettura» più attenta e meno ambigua della cultura e della storia di questi popoli; una specie di «grammatica» per l'alfabetizzazione di noi occidentali che ancora non abbiamo imparato a leggere e a decifrare i caratteri fondamentali di queste culture. Come dappertutto, dove mette radici, anche in Asia ed in Africa il fenomeno della secolarizzazione suscita una vasta gamma di sentimenti e di reazioni. Esso infatti non è solo un invito alla libertà, un «disincanto» da antichi torpori sacrali, ma è anche una minaccia: può sconvolgere le nuove società afro-asiatiche, come ha fatto con la nostra, se non si riesce a rinsaldare il nodo mistico che lega l'uomo alla natura e allo spirito. Le prospettive che l'Autore presenta implicano pertanto una decisa riforma di abitudini e di mentalità. Ciò vale per tutti coloro che s'interessano dei popoli afro-asiatici, ma soprattutto per i missionari. Poiché, come osservava S. Kierkegaard parlando dei cristiani: «Noi stiamo sempre diventando amministratori responsabili e maturi. La rivoluzione permanente esige una conversione permanente». Qualunque siano i risultati « reli giosi dell'attività missionaria, essa rappresenta un'autentica testimonianza resa alla dignità dell'uomo, alla sua capacità di rendersi libero di fronte a tutto ciò che gli impedisce di essere pienamente uomo: una testimonianza che, nell'attuale movimento di secolarizzazione, dà al l'opera del missionario un significato positivo di notevole valore. Il progresso genera nuove esigenze, abbandonando nella polvere e nell'oblio i vecchi « feticci». In Asia ed in Africa da tempo si respira quest'aria di crepuscolo degli dei », questa Irresistibile, lenta avanzata della civiltà occidentale. L'esodo verso la città scuote la tranquilla esistenza dei villaggi. Gruppi umani che nel passato erano separati da distanze e da ostacoli insormontabili s'incontrano, si conoscono e si fondono per dare origine a nuove comunità. È specialmente negli agglomerati urbani che il contatto con le tecniche e le idee occidentali investe ogni aspetto della vita. Di fronte al mondo immobile e tradizionalista del villaggio, la città si presenta come un focolaio d'iniziative, di rivendicazioni, l'avamposto del progresso. Si verifica un mutamento di mentalità. Di là vengono le direttive, il giornale, la gente che ha studiato, le cose di cui si parla. Sotto il profilo umano e sociale queste metropoli hanno lo stile della «città secolare». Ciò può guidare per nuove vie e creare nuove forme di annuncio missionario.‎

‎Mariano D'Antonio a cura di‎

‎NAPOLI OLTRE LA CRISI un futuro possibile‎

‎Guida editori 2016 317 PP. DEDICA AUTOGRAFA DELL'AUTORE IN ANTIPORTA, COME DA FOTO, LIEVI SEGNI DEL TEMPO, PER IL RESTO INTONSO, MAI SFOGLIATO. I testi, scritti e pubblicati qui per la prima volta, sfuggono i due luoghi comuni, gli stereotipi dominanti su Napoli: una città in lento e irrimediabile declino con un'economia locale strangolata da forze esterne, da molti osservatori individuate in uno Stato nemico e nel Nord d'Italia egoista. Gli autori documentano invece che a Napoli sopravvivono e talvolta si fanno strada con successo Imprese vitali e gruppi sociali emergenti: nell'industria manifatturiera dove convivono produzioni innovative e attività tradizionali; nei nuovi mezzi di comunicazione e nell'uso del patrimonio storico; nell'accoglienza dei turisti; nelle regole del mercato del lavoro; nella bonifica del territorio. Gli ostacoli al progresso dell'economia e della società napoletana, secondo gli autori, non vengono dall'esterno bensì dall'interno: dal cattivo funzionamento delle istituzioni pubbliche locali e dal ceto politico che le governa stancamente. I contributi raccolti in questo libro, piuttosto che ricorrere a dati statistici asettici peraltro già noti, hanno il pregio di dare voce con interviste ai protagonisti delle vicende di Napoli: agli imprenditori, ai dirigenti, ai funzionari pubblici, ai responsabili di istituzioni private. Il volume, frutto di uno sforzo collettivo, è stato progettato da Mariano D'Antonio, che ha coordinato, raccolto e introdotto i contributi di Liliana Bàculo e Roberto Celentano, economisti dello sviluppo Lucia Cavola e Francesca De Felice, socio-economiste Patrizia Di Monte, esperta del mercato del lavoro Alessandro Dal Piaz e Daniella Mello, urbanisti.‎

‎LUCIO IACCARINO‎

‎NAPOLI BENE SALOTTI, CLIENTI E INTELLETTUALI NELLA CAPITALE DEL MEZZOGIORNO‎

‎EDIESSE 2008 190 PP. DEDICA AUTOGRAFA DELL'AUTORE ALL'ANTIPORTA, COME DA FOTO, LIEVI SEGNI DEL TEMPO, PER IL RESTO OTTIMO Dopo anni di intensa attività, un anziano professore in glese di Scienza politica va in pensione, costringendo il suo assistente universitario al precariato. Appena prima di partire per l'Inghilterra, il maestro decide di lasciare al suo di scepolo un divano bianco. Il giovane comincia così un viaggio nei salotti della Napoli bene, in cerca di una degna sistemazione per l'oggetto ereditato. La ricerca diventa l'occasione per rileggere alcuni capitoli della storia sociale e politica napoletana: da Lauro a Gava, agli «opachi anni ottanta», per finire con il disincanto della lervolino e il disastro dei rifiuti. Se Saviano ci ha accompagnato nel ventre delle periferie degradate e del sistema della camorra, laccarino ci racconta un'altra Napoli, quella istituzionale, quella del potere politico. Scrutando nelle maglie più nascoste della città, il libro - che si sviluppa in modo ibrido tra narrativa, finzione e dettagliato reportage sociale, una sorta di memoir di formazione intellettuale - illustra i motivi di complicità che legano la società civile all'illegalità, riflettendo sulle debolezze politiche e sulle possibili vie per risollevare le sorti della città. ​LA POLITICA CAMPANA. RINCHIUDENDOSI NEL SALOTTO. AVEVA FINITO PER SOTTOVALUTARE LA PORTATA REALE DEI PROBLEMI. I CITTADINI AVVERTIVANO LA CRESCENTE DISTANZA, COME SE IL PERSONALE POLITICO AVESSE SMESSO DI CALPESTARE I SUOLI DELLA CITTA. [...] LE POLITICHE PUBBLICHE NELL'ERA DEI RIFIUTI SEMBRAVANO SOFFRIRE DELLA SINDROME DEL SASSOLINO". TUTTE LE VOLTE CHE PROVAVAMO A SCRIVERE DEI PROCESSI DECISIONALI NELLA NOSTRA REGIONE, MENZIONANDO IL NOME DEL GOVERNATORE CAMPANO, IL COMPUTER LO CORREGGEVA AUTOMATICAMENTE CON "SASSOLINO". COME SE, DINANZI ALLA TRAGEDIA DELLA SPAZZATURA, OGNI ALTRA DECISIONE, PERSINO LA PIÙ VALIDA. SI DOVESSE TRAMUTARE IN UN SASSOLINO CADUTO​ ​NELLO STAGNO. ​​Lucio laccarino, fondatore dell'unità di ricerca Think Thanks, politologo, saggista, opinionista, blogger, è al suo primo racconto sulle ragioni dell'infelicità pubblica napoletana. Ha insegnato Scienza politica all'Università «l'Orientale» di Napoli, collabora con «la Repubblica» (ed. Napoli), con il «Mese» di «Rassegna Sindacale». Ha pubblicato, per la casa editrice «l'ancora del mediterraneo», il saggio La rigenerazione. Bagnoli: politiche pubbliche e società civile nella Napoli post-industriale (2005).​‎

‎Luigi Di Comite Eros Moretti‎

‎DEMOGRAFIA E FLUSSI MIGRATORI NEL BACINO MEDITERRANEO‎

‎NIS La Nuova Italia Scientifica 1996 129 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, COME DA FOTO, TRACCE DI POLVERE AI TAGLI, PER IL RESTO OTTIMO. La popolazione mondiale dovrebbe salire, entro il 2025, intorno agli 8-9 miliardi. Ciò che più preoccupa, però, è l'ampliamento del divario demografico tra Nord e Sud: nei paesi in via di sviluppo si prevede un incremento complessivo della popolazione superiore ai tre miliardi per i prossimi 35 anni, mentre nei paesi sviluppati essa dovrebbe restare sostanzialmente invariata o, addirittura, come in alcuni paesi europei, tra i quali l'Italia, dovrebbe diminuire. La regione mediterranea è senz'altro una delle aree in cui questi problemi risultano più evidenti. Nei paesi della sponda afro-asiatica è necessario ridurre la fecondità, attivando programmi di pianificazione familiare e intervenendo sui fattori culturali, religiosi e socio-economici che spingono a una famiglia numerosa. Nei paesi della sponda europea il problema è invece quello di far risalire la fecondità, o almeno di evitarne una flessione ulteriore, con interventi di tipo sociale, fiscale e finanziario. Ma, anche nell'ipotesi che le misure di politica demografica diano i risultati sperati, il divario tra Nord e Sud tenderà comunque ad ampliarsi, e di conseguenza si accrescerà ulteriormente la pressione migratoria sui paesi della sponda europea e sull'intera Europa occidentale, scontrandosi inevitabilmente con quella in atto dai paesi dell'Est europeo. Un quadro, questo, che pone ai governi dei singoli paesi problemi di ordine sociale, politico ed economico di non facile soluzione. Indice Introduzione 1. L'ambito territoriale di riferimento 1.1. Premessa 1.2. Varie ipotesi per la delimitazione dell'area 1.3. L'ambito territoriale prescelto 2. I vecchi equilibri 2.1. Premessa 2.2. La situazione all'inizio degli anni Cinquanta 2.3. La popolazione dell'Africa mediterranea nel XIX e nella prima metà del XX secolo 2.4. La popolazione dell'Asia mediterranea nella prima metà del XX secolo: il caso della Turchia 3. Gli attuali equilibri 3.1. Premessa 3.2. Il bilancio demografico 3.3. Le caratteristiche strutturali 3.4. Mortalità e sopravvivenza 3.5. I comportamenti riproduttivi 4. Le prospettive di evoluzione della popolazione 4.1. Premessa 4.2. Le ipotesi evolutive 4.3. La popolazione attesa 4.4. La struttura per età 4.5. L'urbanizzazione 4.6. Il ruolo delle politiche demografiche 5. Le implicazioni sui fenomeni migratori Sud-Nord 5.1. Le determinanti delle migrazioni internazionali 5.2. Le aree migratorie: un quadro generale 5.3. La recente evoluzione dei flussi nei paesi della riva nord 5.4. I paesi d'emigrazione: le rive sud ed est 5.5. Uno sguardo al futuro 6. Conclusioni Bibliografia Eros Moretti E' professore associato di Demografia all'Università di Ancona e responsabile del programma di ricerca cnr Catene migratorie, comunità locali e cooperazione internazionale. Già presidente dell'Association Internationale des Démographes de Langue Française, è professore ordinario di Demografia e presidente del corso di laurea in Scienze politiche all'Università di Bari.‎

‎ANTONY JAY‎

‎MACHIAVELLI E I DIRIGENTI D'AZIENDA‎

‎RIZZOLI 1968 235 PP. SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, COME DA FOTO, PER IL RESTO OTTIMO. Questo volume di Antony Jay, dal titolo così suggestivo e stimolante per il rapporto che l'autore stabilisce tra Machiavelli e i dirigenti d'azienda, ci dimostra come il potere industriale eserciti tuttora un fascino molto vivo sull'intellettuale. Il gigantismo dei moderni complessi produttivi ha soltanto spostato i termini del problema; oggi non ci si domanda più quale sia la posizione del singolo nel suo ambiente di lavoro, ma si cerca piuttosto di sapere quale grado di potenza politica l'inserimento in un determinato complesso economico permetterà di raggiungere. Su questo piano di ricerca scorre quindi il discorso del Jay; ed è un discorso arguto e carico di sottintesi, appunto come quello di un abile commentatore politico. Un tono che rende nuovamente e più che mai attuale lo spirito del Principe; l'allusione garbata s'innesta ora nell'ordine di una politica dei centri di potere, quali sono le grandi aziende dei regimi capitalistici. L'intellettuale, il critico della civiltà delle macchine, è ormai avvezzo a recuperare schemi e situazioni che nel passato erano proprie di stati e governi, e che oggi sono riferiti a imprese commerciali che di quegli stati e governi hanno analoghe dimensioni e potenza. L'intellettuale della nuova generazione si è reso conto di come le nostre scelte siano condizionate dall'inserimento in una linea di politica economica che si può raffrontare alla posizione di cittadinanza. Non è quindi solo un gustoso paradosso il complesso discutere, che l'autore fa, di stati, e province, e baronìe; né irriverente l'accenno al «papato americano». Così, il riallacciamento tentato dall'autore al pensiero del Machiavelli non va considerato come un semplice «divertissement»; Antony Jay dimostra anzi, in queste pagine, come lo «sguardo panoramico» di un capo rimanga condizione indispensabile del successo di un'impresa commerciale. Ricorda anche, non senza amarezza, come la «creatività» del singolo abbia costante necessità d'essere salvaguardata dalla noia e dal burocratismo che la paralizzano. Antony Jay è nato a Londra nel 1930. È stato educato al Colet Court, poi alla St. Paul's School. Fu quindi un eccellente allievo del Magdalene College di Cambridge, ove si laureò a pieni voti in lingue classiche e moderne; già di quegli anni è la collaborazione a periodici d'importanza nazionale, e la direzione d'una testata studentesca. Entrato alla B.B.C. nel 1955 vi divenne presto direttore di programma; è dal 1963 produttore esecutivo delle Tonight Productions, nonché, dal '65, contitolare di una società di produzione che si occupa particolarmente di film industriali. Collabora a Punch, The Spectator, The New Statesman; le sue collaborazioni sono riprese da periodici del mondo intero tra i quali Time. Vive e lavora a Londra.‎

‎A cura di Hans G. Kippenberg e Tilman Seidensticker‎

‎Terrore al servizio di Dio La Guida spirituale degli attentatori dell'11 settembre 2001‎

‎Edizione italiana a cura di Pier Cesare Bori Verbarium Quodlibet 2007 143 PP. LIEVI SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, PER IL RESTO PERFETTO. La Guida spirituale è il documento che gli attentatori dell'11 settembre 2001 hanno fatto ritrovare sui luoghi da cui erano partiti per la loro missione di morte. Per quanto nota, la Guida spirituale non ha ricevuto ancora l'attenzione che merita: è ciò che ha mosso gli studiosi e i curatori dell'edizione tedesca Hans G. Kippenberg e Tilman Seidensticker (e gli altri che si sono aggiunti) a intraprenderne un'analisi rigorosa, a partire dal testo arabo originale. Il risultato è questo piccolo esemplare volume, Terrore al servizio di Dio, che con lucida consapevolezza affronta e risolve il problema dell'autenticità, e offre, sia per la qualità filologica dell'edizione e della lettura del testo arabo, sia per la chiarezza della proposta interpretativa, uno straordinario contributo all'intelligenza di un documento della storia religiosa del nostro tempo. La versione italiana, arricchita rispetto a quella tedesca da ulteriori ricerche, si avvale della collaborazione di un gruppo di studio, guidato dal curatore, composto anche da giovani di ascendenza musulmana. Indice Premessa alla versione italiana. Pier Cesare Bori Introduzione Hans G. Kippenberg Guida spirituale Testo arabo con traduzione italiana a fronte A cura di Tilman Seidensticker, Albrecht Fuess, Moez Khalfaoui Commento L'Islam secondo le istruzioni della Guida spirituale Tilman Seidensticker Le meditazioni del signor Atta. 10 settembre 2001: una lettura ravvicinata Bruce Lincoln Il «discorso di guerra» islamico e la Guida spirituale Albrecht Fuess Terrore come servizio divino: la Guida spirituale come fondazione e coordinamento degli atti di violenza dell'11 settembre Hans G. Kippenberg Svolta epocale e lotta per la liberazione: la diagnosi del presente di Usama bin Ladin Lo sfondo storico-religioso dell'attentato suicida nell'Islam Tilman Seidensticker Thomas Scheffler Bibliografia Gli autori‎

‎A cura di Luigi Bonanate‎

‎Il mondo contemporaneo POLITICA INTERNAZIONALE‎

‎PRESENTAZIONE DI NICOLA TRANFAGLIA LA NUOVA ITALIA 1979 XVII-488 PP. SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, LIEVI BRUNITURE AI TAGLI, PER IL RESTO PROBABILMENTE MAI SFOGLIATO. Il mondo contemporaneo Presentazione 1. Uno dei tratti distintivi del tempo in cui viviamo è la riflessione costante e ostinata sul passato, e in particolare su quel periodo che si apre con la rivoluzione industriale in Inghilterra, con la grande rivoluzione in Francia, con processi a volte più lenti e tortuosi ma non meno significativi anche nei continenti extraeuropei. Nei due secoli di storia che precedono la crisi attuale si cercano quegli elementi che sul piano economico-sociale, su quello culturale e ideologico, oltre che a livello direttamente politico, possono in qualche modo contribuire a spiegare lo stato d'impasse in cui il mondo contemporaneo, pur nella varietà di esperienze che lo caratterizza e di problemi di fronte a cui deve misurarsi, sembra esser precipitato nell'ultimo trentennio, al termine di un conflitto che a molti era parso risolutore del confronto tra le «forze del male» e le «forze del bene», a tutto vantaggio di queste ultime. Ci si sforza di individuare, al di là delle evidenti continuità nelle forme di dominio e di scontro tra le classi sociali e le ideologie contrastanti, i fattori di mutamento e di trasformazione che, a partire dalla fine del settecento, sono intervenuti in vari momenti a segnare rotture profonde nelle forme di organizzazione delle società, nello sviluppo dei mezzi e dei rapporti di produzione, nelle mentalità che informano l'agire dell'individuo e delle masse. Così nella ricerca storica, proprio in relazione all'obiettiva difficoltà di trovare nella realtà contemporanea i punti di riferimento necessari per un'analisi precisa ed esauriente delle trasformazioni avvenute e in corso nella società, si oscilla tra la fedeltà tenace ad un onesto metodo filologico che punta esclusivamente alla ricostruzione dei fatti e all'inventariazione dei materiali solitamente riservati allo storico e la tendenza sempre più diffusa a generalizzazioni assai ampie di cui solo a volte si coglie il senso e una soddisfacente motivazione nell'indagine specificamente intrapresa. Nell'uno come nell'altro modo di affrontare l'analisi del passato è presente la difficoltà di cui si diceva, la contraddizione tra l'urgenza degli interrogativi che si affacciano all'uomo sul destino che lo attende e l'incertezza che si può definire crescente di identificare una o più bussole in grado di spiegare, se non il «perché», almeno il «come» si è giunti alla fase attuale. Né si può dire - e in Italia meno che mai - che l'incontro tra le discipline storiche tradizionali e le scienze sociali, dall'economia al diritto, dalla sociologia alla psicologia sia stato fino a questo punto un'esperienza significativa e coinvolgente sia per gli storici che per gli scienziati sociali, l'inizio di un rimescolamento delle carte tale da trasformare in profondità l'assetto delle discipline e i rapporti tra di esse. Messe da parte le mode che si succedono di anno in anno, i richiami esterni...‎

‎Introduzione e a cura di Lorenzo Infantino‎

‎IL MITO DEL COLLETTIVISMO‎

‎Testi di H. Spencer, M. Weber, L. Baudin, L. Einaudi, J. Schumpeter, L. von Mises, F. Hayek, L. Robbins, C. Friedrich e Z. Brzezinski, K. Wittfogel, W. Röpke, P. Wiles, M. Friedman, D. Settembrini, C. Dumitresco, R. Aron, P.-J. Proudhon, M. Bakunin, B.R. Tucker, F.S. Merlino, A. Labriola, O. Bauer, R. Hilferding, B. Rizzi, L. Trockij, M. Gilas, E. Balazs, E. Mandel, P. Kende, V. Müller, S. Stojanovic, J. Spacek, R. Selucky, G. Martinet, O. Sik, P. Naville, C. Castoriadis, W. Brus, J. Orlov, F. Alberoni, L. Pellicani, R. Supek SUGARCO EDIZIONI 1983 271 PP. SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, COME DA FOTO, BRUNITURE AI TAGLI, PER IL RESTO OTTIMO Esiste una dottrina marxista dello Stato? È questa l'impertinente domanda che alcuni anni fa Norberto Bobbio ha posto al centro del dibattito politico-ideologico. C'è tuttavia un altro interrogativo che richiede una pronta risposta: esiste un modo di produzione (marxista) col quale inaugurare la società socialista? Sull'argomento, se non altro per coerenza nei confronti dell'interpretazione materialistica della storia, Marx ed Engels avrebbero dovuto tramandarci una ricca eredità. Invece, il loro lascito si riduce alla sintetica proposta di «accentrare tutti gli strumenti di produzione nelle mani dello Stato». Una formula che con drammatica puntualità ha generato, ovunque è stata applicata, società economicamente inefficienti e politicamente dispotiche. I fallimentari risultati della statizzazione integrale dei mezzi di produzione sono analizzati in questo volume da scrittori di scuola liberale e socialista. Ne risulta una verità poco nota e forse sconcertante: che gli stessi socialisti sono stati i primi e più severi critici del collettivismo. Lorenzo Infantino, nato nel 1948, ha studiato economia e sociologia ed è stato Visiting Scholar presso l'Università di Canterbury. È autore di saggi apparsi sulla «Rivista di Sociologia», su «Mondoperaio», sulla «Rassegna Italiana di Sociologia». Ha curato le edizioni italiane di L'uomo e la gente, Una interpretazione della storia universale e Storia e sociologia di José Ortega y Gasset. Ha pubblicato Sociologia dell'imperialismo: interpretazioni liberali (Angeli, 1980) e Sociologia dell'imperialismo: interpretazioni socialiste (Angeli, 1982). INTRODUZIONE «La concorrenza è necessaria alla costituzione del valore, cioè a dire al principio stesso della distribuzione e per conseguenza all'attuazione dell'uguaglianza. Sino a che un prodotto è dato da un unico fabbricante, il valore reale di questo prodotto rimane un mistero». Pierre-Joseph Proudhon «In un paese dove il solo imprenditore è lo Stato, questa posizione significa morte per inazione. Il vecchio principio "chi non lavora non mangia" è stato sostituito da un principio nuovo: chi non obbedisce non mangia». Lev Trockij Lo statalismo marxista L'assunto dal quale prende avvio l'analisi di Marx ed Engels è quello secondo cui, nel momento in cui gli uomini sono entrati in lotta fra loro per l'accaparramento e l'accumulazione delle risorse, la condizione umana è divenuta «innaturale». All'interno della comunità primitiva, non esisteva secondo i fondatori del socialismo scientifico alcun conflitto: la società era caratterizzata da una profonda omogeneità e da una forte coesione. La situazione si è alterata con la comparsa della proprietà privata, che ha per l'appunto determinato una netta scissione sociale fra gli haves e gli haves-nots e ha cambiato il destino umano. Nelle parole di Engels, tutto ciò viene presentato come «una colpevole caduta dalla semplice altezza morale della società gentilizia». Tanto che «i più bassi interessi volgare avidità, brutale cupidigia di godimenti, sordida avarizia, rapina egoistica della proprietà comune - inaugurarono la nuova società incivilita, la società di classe; i mezzi più spudorati furto, violenza, insidia e tradimento minarono e portarono alla rovina l'antica società gentilizia senza classi».¹ 1 F. Engels, Le origini della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, Rinascita, Roma 1950, p. 100.‎

‎Giovanni Grieco‎

‎Mercantilismo e socialismo dal Profitto alla Libertà‎

‎Semeja 2013 316 PP. DEDICA AUTOGRAFA DELL'AUTORE ALL'ANTIPORTA, PER IL RESTO PERFETTO E INTONSO, MAI SFOGLIATO. Giovanni Grieco è l° docente di Medicina del Lavoro, Univ. Federico II, Napoli. Ha introdotto il concetto di Costo Umano del Lavoro (Congresso Internazionale di Medicina del Lavoro, Dubrovnich, 1978) che ha ispirato la legge 378/2003 (mansioni usuranti) e che ancora stenta ad entrare concettualmente nel mondo scientifico, imprenditoriale e sindacale. Ha pubblicato i saggi "Città per Vivere" ESI, Na 1980; "Il Rapporto produzione/lavoro" ESI, Na, 1992; "Usura da lavoro" ESI, Na, 1994; "La Globalizzazione Diversa" ed. Terzomillennio, 2004; "Il Costo Umano del Lavoro" Ed. Iuppiter, Na, 2008 (saggio che è stato all'attenzione dell'On. Napolitano, Presidente della Repubblica); "L'Incantesimo Globale" ed. luppiter, 2010. Ha relazionato in Conferenze e Congressi Scientifici e Culturali Nazionali ed Internazionali. L'Occidente è precipitato nella recessione economica ed è in crisi anche come categoria culturale; lo è di più l'Europa ed in particolare l'Italia. Qui circolano ricette per affrontare la crisi che portano più dubbi che certezze con le loro ipotesi di riforme all'interno del sistema, mentre appare necessario soffermare la riflessione proprio sul sistema in sé. È questo in discussione, cioè il mercantilismo che dal neolitico si è andato sviluppando nella logica del profitto, con assoluta mortificazione della libertà di ciascuno ed ha sepimentata l'Umanità in nicchie protettive in cui il profitto è valore di riferimento. Ciò appare insopportabile, specialmente in quest'epoca di conoscenza ubiquitaria ed in tempo reale propiziata da Internet. Specularmente ai moduli tradizionali, si vanno sviluppando contestazioni populiste che al massimo potrebbero portare a movimenti di massa che, come la Storia insegna, il mercantilismo sa assorbire in genere con fittizie concessioni legislative e sostanziali ulteriori arretramenti delle libertà individuali. Il saggio analizza origine e sviluppo del mercantilismo sostenuto dalla paura del futuro e propone una via d'uscita recuperando il significato originario di socialismo, cioè la gestione politica d'una comunità in cui ciascuna persona sia socia d'una impresa comune che recuperi quei livelli di libertà che il mercantilismo ha sottratto alle moltitudini, in favore di minoranze dedite al profitto. Propone un diverso sviluppo della società umana che parta dall'universale assicurazione della libertà dai bisogni fondamentali, quali la sopravvivenza e la realizzazione dell'individuale personalità, base di qualunque altra libertà da definire poi convenzionalmente e statuire con libero voto democratico, autentico e responsabilizzante, cioè palese.‎

‎Giovanni Grieco, Elena Parrella‎

‎Dalla società dei consumi alla società dell'uso‎

‎Gruppo Albatros Il Filo 2014 212 PP. SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO E CENNO DI PIEGA IN COPERTINA, COME DA FOTO, TRACCE DI POLVERE AI TAGLI, PER IL RESTO OTTIMO. Partendo dall'analisi del sistema mercantile, originatosi nel segno del profitto, con ricadute sulle persone e parcellizzazione della società umana in nicchie protettive, gli autori sottolineano come l'attuale crisi di riposizionamento del capitalismo, con grande scollamento tra economia reale e virtuale, sia devastante nel mondo occidentale, con impoverimento dei ceti medio-bassi delle popolazioni. Il sistema del profitto per lungo tempo opererà per spiazzare la produttività occidentale, per sostituirla sui mercati con quella del Paesi d'economia emergente, con alto valore aggiunto da lavoro a basso costo e con minime tutele, contribuendo ad accrescere le disuguaglianze sociali. Considerato che il mercantilismo, degenerazione ideologica del mercato, origina dal capovolgimento del percorso bisogno-lavoro-prodotto, in prodotto che comanda il lavoro e decide i bisogni, le possibilità di salvezza sono ancorate alla necessità di ristabilire l'originario processo. Che non sia utopia, lo dimostra la storia di Paesi costretti all'autarchia, pur se pol risultati perdenti, dato che la politica è da millenni al servizio del sistema del profitto. Rivisitando temi fondamentali della filosofia morale, gli autori suggeriscono la ricerca d'una via alternativa, per un mondo in cui l'uomo conquisti libertà sostanziali e non solo declamate, in un sistema di giustizia sociale che parta dall'universale soddisfazione del bisogni di base, quale la sopravvivenza e la formazione della personalità. Giovanni Grieco è docente di Medicina del lavoro presso l'Università Federico fl. di Napoli. E autore dei saggi Usura da lavoro, ESI, 1994; La globalizzazione diversa, Ed. Terzomillennio, 2004; II Costo Umano del Lavoro, Ed. Iuppiter, 2008 (saggio che è stato all'attenzione del Presid. Giorgio Napolitano); L'Incantesimo Globale, Ed. luppiter, 2010; Mercantilismo e socialismo, ed Semeja, 2013  Elena Parrella è stata docente di diritto ed economia e preside in istituti superiori statali; è autrice di diverse pubblicazioni su riviste di legge e di economia e d'una monografia su Ferdinando Galiani.‎

‎Paolo Mancini‎

‎IL SISTEMA FRAGILE I mass media in Italia tra politica e mercato‎

‎Carocci 2001 140 PP. SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, TRACCE DI PREZZATURA DA BANCHETTO IN QUARTA DI COPERTINA, COME DA FOTO, PER IL RESTO OTTIMO Quando è nata e come si è evoluta la comunicazione di massa in Italia? Quali le norme principali che la regolano? Quali le organizzazioni più importanti e le strutture di formazione professionale? E la televisione commerciale come e quando si è sviluppata e che conseguenze ha avuto sulla stampa, sulla televisione pubblica e sulla società più in generale? Che ruolo gioca la pubblicità? Come è cambiata nel corso degli anni? Queste le domande a cui si propone di rispondere il libro di Paolo Mancini, L'attenzione è rivolta soprattutto, ma non solo, al giornalismo e ai suoi rapporti con la politica e con le strutture dell'economia e dell'industria. Rapporti stretti che hanno determinato un sistema di informazione fragile, debole in quanto a regole unanimemente condivise e quindi, nonostante la sua struttura istituzionale, sottoposto a frequenti incursioni esterne. La fragilità del sistema propone anche altri interrogativi nel momento in cui l'innovazione tecnologica fa intravedere sviluppi futuri di cui non è facile predire l'esito. Un libro per chi si avvicina per la prima volta ai problemi della comunicazione di massa in Italia, ma anche una forte ipotesi interpretativa per tutti coloro che a questi problemi rivolgono già da anni la loro attenzione. Paolo Mancini insegna Sociologia delle comunicazioni alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Perugia. È direttore del Centro interuniversitario di comunicazione politica.‎

‎a cura di Mariano D'Antonio‎

‎Chi ha cancellato la questione meridionale?‎

‎Rubbettino 2015 252 PP. DEDICA AUTOGRAFA DELL'AUTORE, COME DA FOTO, SEGNI DEL TEMPO FRONTE RETRO IN COPERTINA, PER IL RESTO OTTIMO. La questione meridionale, la cosiddetta QM, le cause dell'arretratezza del Mezzogiorno ei rimedi per sanarla, non sono più al centro del dibattito politico, anzi ne sono stati quasi cancellati. Un luogo comune attribuisce la responsabilità di ciò all'egoismo degli italiani che vivono nelle regioni più ricche, i quali sono insofferenti di pagare tasse e contributi per finanziare la spesa pubblica al Sud. Questo libro capovolge tale argomento vittimista e attribuisce la responsabilità del declino della QM in gran parte ai comportamenti dei meridionali, specie dei politici, all'inefficienza delle amministrazioni pubbliche locali, alla diffusa corruzione, in definitiva al debole spirito civico della popolazione. Sono perciò valorizzate nel libro alcune esperienze che segnano un'inversione di rotta nella politica di sviluppo del Mezzogiorno fuoriuscendo dal vecchio paradigma, caro ai politici e ad alcuni meridionalisti, di reclamare maggiori, indiscriminati finanziamenti pubblici. Tra queste esperienze positive qui si esaminano o si prefigurano l'avvio di una cooperativa agroalimentare di successo in Calabria; il microcredito a favore di famiglie e piccole imprese meridionali; il sostegno da rafforzare alla piccola industria radicata nel territorio del Sud; la promozione di autentiche imprese sociali; il contrasto della disoccupazione giovanile; un governo più oculato dei fondi pubblici assegnati dall'Unione europea alle regioni meridionali. Mariano D'Antonio ha insegnato economia nelle Università di Napoli e di Roma. Ha intrecciato gli studi e l'attività accademica con il giornalismo e con l'impegno politico. Collaboratore di quotidiani e riviste, è stato amministratore della Cassa per il Mezzogiorno, consigliere e assessore del Comune di Napoli e assessore della Regione Campania. Ha scritto negli anni saggi e libri dedicati prevalentemente al Mezzogiorno, Ha vinto nel 2013 Il premio Basilicata per la saggistica col libro La crisi dell'economia italiana. Cause, responsabilità, vie d'uscita, Rubbettino.‎

‎LUTTWAK EDWARD N..‎

‎Strategia della vittoria.‎

‎In 8°, cart. edit. con sovrac. ill., pp. (XVI),394,(6); prima ed., ottimo es., solo lievemente brunito. (x064/pk)‎

‎CROCE BENEDETTO‎

‎Saggi sulla letteratura italiana del Seicento. Terza edizione riveduta.‎

‎in 8°, br. edit. (piccolo strappetto), pp. XXIV,420,(4), con alcune ill. n.t.; coll. "Scritti di storia letteraria e politica. I"; copiamolto buona. (p013)‎

‎CIAMPI CARLO AZEGLIO.‎

‎Dizionario della democrazia. A cura di Dino Pesole.‎

‎In 8°, cop. edit. con sovrac. ill., pp. 300,(4); ottimo es.. (x407/d) (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)‎

‎FORTEBRACCIO.‎

‎Lor signori. Corsivi 1971-1972. Prefazione di Franco Antonicelli.‎

‎In 16°, br. edit. ill., pp. (XIV),263,(3), con dis. col. in tavv. f.t. di Gal; prima ed., buon es., solo lievemente brunito il bordo delle pp.. (x067)‎

‎CRISPI FRANCESCO‎

‎Discorsi elettorali 1865-1886.‎

‎in 8°, br. edit. (minime tracce d'uso e mancanza alla base del d.), pp. 248,(2); buon es..‎

‎MONTANELLI INDRO.‎

‎Spadolini presidente.‎

‎In 8° oblungo, br. edit. ill., pp. 95,(1), riccamente ill. con fot. b/n n.t.; buon es.. (L039) (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)‎

‎RUINI MEUCCIO‎

‎Luigi Corvetto genovese, ministro e restauratore delle finanze di Francia (1756-1821).‎

‎In 8°, br. edit., pp. 365,(3), lievi tracce d'uso alla br., ma buon esemplare.‎

‎CERIONI LYDIA.‎

‎La politica italiana di Luigi XI. E la missione di Filippo di Commynes. (Giugno - Settembre 1478).‎

‎In 8°, br. edit., pp. 103,(1); invio a penna dell'A. alla terza pag.; copia molto buona. (m168) (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)‎

‎NITTI FRANCESCO‎

‎Meditazioni dell'esilio.‎

‎In 8°, br. edit., pp. (4),468; fogli ancora chiusi, copia molto buona.‎

‎CAVOUR CAMILLO‎

‎Discorsi parlamentari (scelti e commentati).‎

‎In 16°, br. edit. con sovrac. edit., pp. 185,(3), fogli ancora chiusi.‎

‎AA.VV..‎

‎Dizionario di politica diretto da Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e Gianfranco Pasquino. Seconda edizione interamente riveduta e ampliata.‎

‎In 8° gr., t.t. edit., pp. XVI,1268,(2) in ottimo stato. (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)‎

‎GIUSTI WOLF‎

‎Due secoli di pensiero politico russo. Le correnti progressiste.‎

‎In 8°, br. edit., pp. (8),342,(2), lievis. tracce d'usura alla br..‎

‎LOCKE JOHN‎

‎Scritti sulla tolleranza. A cura di Diego Marconi.‎

‎In 8°, t. tela edit. con tit. e dec. in oro al dorso, pp. 779,(5), alcune tavv. d'ill. f.t., ottimo stato. Collana: "Classici della politica".‎

‎MARTINI FERDINANDO‎

‎Due dell'Estrema. Il Guerrazzi e il Brofferio. Carteggi Inediti (1859-1866).‎

‎In 8°, br. edit. (piccoli strappetti e mancanze), pp. XII,184,(4); buon es..‎

‎ROSSI ERNESTO‎

‎Settimo: non rubare.‎

‎In 8°, br. edit., pp. XXVIII,393,(3), lievis. bruniture marginali e piccola macchia alla br..‎

‎FILANGIERI GAETANO - CONSTANT BENJAMIN‎

‎La scienza della legislazione. [Con il Comento sulla scienza della Legislazione di Constant Benjamin]. Tomo I [-II].‎

‎2 voll. in 8° gr., p. pegamoide edit. con astuccio in t. tela, pp. XL,634,(4); 554,(2) con un ritratto f.t.. Edizione di 1200 es., il ns. n.129.‎

‎SETTEMBRINI LUIGI‎

‎Opuscoli politici editi e inediti (1847-1851). A cura di Mario Themelly.‎

‎in 8°, t.t. edit. con sovracc. ill., pp. CXVI, 437, (3), num. tavv. f.t.; ("Poeti e prosatori italiani, 5).‎

‎VON HUMBOLDT WILHELM‎

‎Stato società e storia. A cura di Nicolao Merker.‎

‎In 8°, pegamoide edit. con sovrac. edit., pp. 221,(3).‎

‎MACHIAVELLI NICCOLO'.‎

‎Opere politiche. A cura di Mario Puppo.‎

‎In 8°, t.t. edit., pp. (8),695,(1) e una ill. col. di Giuseppe Santomaso; coll. "I grandi classici"; copia molto buona. (a007)‎

‎DOBB MAURICE‎

‎Problemi di storia del capitalismo.‎

‎in 16°, br. edit. ill., pp. 446, (2).(Universale, 6). .‎

‎INGRAO PIETRO‎

‎Masse e potere.‎

‎in 16°, br. edit., pp. 390,(2); coll. "Politica. 1"; buon es..‎

‎EINAUDI LUIGI‎

‎Preparazione morale e preparazione finanziaria. Terza edizione.‎

‎in 16°, br. edit. ill., pp. 32; lievi tracce d'uso; "Problemi italiani", n. 2.‎

‎PETTINATO CONCETTO‎

‎Russia, Balcani e Italia. Seconda edizione.‎

‎in 16°, br. edit. ill., pp. 27, (1); lievi tracce d'uso, piccole mancanze alla br.; "Problemi italiani", n. 11.‎

‎BURICH ENRICO‎

‎Fiume e l'Italia.‎

‎in 16°, br. edit. ill., pp. 28; lievi tracce d'uso, piccole mancanze alla br.; "Problemi italiani", n. 10.‎

‎BARZINI LUIGI‎

‎Gl'Italiani della Venezia Giulia.‎

‎in 16°, br. edit. ill., pp. 40; lievi tracce d'uso; "Problemi italiani", n. 20.‎

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