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Gadamer Hans Georg; Mecacci A. (cur.)
Eraclito. Ermeneutica e mondo antico
ril. Una raccolta di tutti gli scritti del filosodo tedesco su Eraclito. Gadamer affronta il filosofo di Efeso con un metodo che unisce tensione ermeneutica e precisione filologica, offrendo non un ritratto erudito del pensatore classico, ma un'immersione nella "enigmatica esperienza del pensiero, che improvvisamente si desta e poi si inabissa nell'oscurità". Eraclito è una continua sfida interpretativa, per la tensione speculativa di un pensiero che si declina in formulazioni estreme, irriducibili a una lettura univoca e pacificata. Analizzando le riletture che del pensatore greco avevano offerto Platone, Hegel, Nietzsche e Heidegger, Gadamer traccia, inoltre, una sorta di percorso della filosofia occidentale.
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Gadamer Hans Georg; Vattimo G. (cur.)
Verità e metodo. Testo tedesco a fronte
brossura L'edizione completa, con testo tedesco a fronte, di quest'opera è curata da Gianni Vattimo, con un'introduzione di Giovanni Reale e postfazione dell'autore stesso. Pubblicato per la prima volta nel 1960, rappresenta un importante lavoro nel panorama filosofico del Novecento, come recupero antiscientista del valore di estetica, storiografia e dialogo interpersonale in quanto veicoli di verità.
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Gaddini Eugenio
Scritti (1953-1985)
brossura
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Gaddoni Loretta
Su ali d'aquila. Come la psicoterapia e la fede hanno cambiato la mia vita
brossura
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Gaeta Loredana
Io sono fiaba
brossura "Io sono fiaba" ancor prima di essere un libro è un progetto, un percorso di vita personale, ove la narrazione di storie, si svolge come un filo dorato che guida l'Anima risvegliandola alla sua missione. La Fiaba è uno strumento di guarigione antico come il mondo. Gli antichi sciamani hanno sempre utilizzato la narrazione come racconto di Potere. Il narratore diviene così poeta, cantastorie e sciamano che guarisce entrando nella Terra di Mezzo del mondo Immaginale. L'Immaginazione è una facoltà animica che permette di influenzare la realtà esterna, portandoci nel mondo delle idee, dei desideri e della loro realizzazione. Siamo noi i personaggi che incontriamo nelle fiabe, noi siamo sia il genio sia Aladino, sia Cenerentola che le sorellastre. Io sono fiaba ti parla di te: quale fiaba sei? Quali personaggi interiori vuole farti conoscere la tua anima? I racconti del libro nascono attraverso il mio lavoro di "fiaba terapia" per ritrovare benessere, risvegliando le potenzialità per superare problematiche e ferite inconsce. Troverai suggerimenti di musicoterapia, meditazioni, consigli per creare il mandala legato alla tua storia e potenti esercizi di scrittura. Imparando a riscoprire le immagini che vivono in te e cambiando la narrazione interiore, scoprirai che anche il mondo esterno sarà ricco di nuovi eventi e di magia.
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Gaetani Giovanni
Come se Dio fosse Antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole
br. La filosofia è noiosa, ripetono gli studenti costretti a studiarla. Per molti di loro la filosofia è un insieme di risposte incomprensibili a domande incomprensibili, teologia che cerca di darsi un tono, roba da intellettuali insomma. Lo sappiamo tutti, anche se non abbiamo il coraggio di ammetterlo: quegli studenti hanno ragione. È per loro, e per tutti coloro che la pensano come loro, che Giovanni Gaetani ha scritto questo libro. Vuole convincerli che la filosofia può essere piacevole, ironica, a tratti addirittura divertente, e che può aiutarci a guardare il mondo senza ricorrere a Dio, in maniera disincantata ma non per questo meno entusiasta e appassionata. "Come se Dio fosse antani" è un percorso in cinque tappe intorno ai temi prediletti dall'ateismo filosofico, dall'inesistenza di dio all'etica umanista. Ed è scritto in modo chiaro e "commestibile", perché l'autore ha cercato di mettersi in tutto e per tutto dalla parte del lettore. Anche chi odia la filosofia dovrà rivedere le proprie convinzioni. Provare per (non) credere.
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Gage Jasmine
Bambini con una marcia in più. Ad alto potenziale, ipersensibili, precoci. Chi sono e come aiutarli a dare il meglio di sé
br. Tuo figlio percepisce il mondo in maniera diversa, più profonda e sottile? Si fa molte (troppe) domande e tende a rimettere tutto in discussione? Si mostra molto sensibile a ciò che accade attorno a lui? Si sente diverso dagli altri? Si annoia a scuola perché ha bisogno di continue sfide? Potrebbe essere un "bambino zebra", un piccolo genio! Dei bambini zebra si dice che sono troppo: troppo gentili, troppo sensibili, troppo curiosi, troppo entusiasti, che si pongono troppe domande, che fanno troppe cose tutte assieme, che si complicano troppo la vita. Tutte queste critiche però, anche se fatte con le migliori intenzioni, li fanno sentire sempre più isolati, soli e diversi. Il bambino zebra è un bambino precoce, particolarmente dotato, molto sensibile, con un'intelligenza vivace e una mente rapida, che vede subito il quadro d'insieme. "Bambini con una marcia in più" ti aiuta a trasformare questa sua caratteristica in un punto di forza, per permettergli di vivere felice, realizzarsi, sfruttare i suoi talenti e trovare la sua strada nella vita. Questionari, tecniche, esercizi e simpatici trucchetti ti permetteranno di aiutarlo a tirar fuori e usare tutte le sue meravigliose qualità.
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Gaggero Giacomo
Esperienza musicale e musicoterapia
brossura
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Gagliardi Francesco
L'azzurro dell'anima. Heidegger e la poesia di Trakl
br. Già all'inizio degli anni '20 del Novecento, nell'epoca dell'Espressionismo, la poesia di Georg Trakl costituisce un decisivo punto di riferimento lungo il cammino di pensiero di Martin Heidegger. Ciò che determina l'attenzione dell'autore di Sein und Zeit per l'opera del grande poeta austriaco è il costante predominare delle disfatte figure della Verwesung, di una crepuscolare decomposizione che accompagna il tramonto dell'anima nell'azzurro della notte spirituale, in quella dimensione che Trakl indica, secondo il modello poetico di Hölderlin, come il Sacro (das Heilige) e che Heidegger interpreta come la differenza ontologica di essere-presente e di essente-presente.
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Gagliasso E. (cur.); Iannucci G. (cur.); Ursillo L. (cur.)
Ambienti e migrazioni umane. Una storia di ecosistemi
brossura Il rapporto tra ambienti di vita e migrazioni umane ha caratterizzato e continua a segnare l'intera esistenza della nostra specie, accompagnandosi da sempre ad articolazioni sociali, politiche e ideologiche spesso drammatiche. In questo fenomeno biologico-evolutivo entrano in causa fattori culturali che danno luogo alle forme di accoglienza e rigetto dell'altro: si tratta delle diverse articolazioni del tema del razzialismo e del razzismo, delle vicende costitutive dell'identità personale e dell'alterità così come si presentano nei differenti contesti sia cognitivi che linguistici. Tali dinamiche attraversano la storia profonda che lega antropogenesi e tecnologie a migrazioni e ibridazioni di popoli. Il volume affronta in dieci saggi questa costellazione di tematiche sempre più attuali. Lo fa attraverso uno stile di ragionamento prospettico e ad ampio spettro. Nel libro confluiscono diverse angolazioni della storia, della biologia e del significato filosofico-politico delle migrazioni umane, e si correlano le loro principali ragioni con le trasformazioni ecologiche degli ambienti di vita. I saggi vanno dall'evoluzione antropica, all'ecologia delle migrazioni, dalla dimensione ideologica sottesa a stanzialità ed erranza, alla storia e alla persistenza del razzialismo, al ruolo costitutivo per la psiche dell'altro da sé, al rapporto tra la storia delle migrazioni linguistiche e le conseguenti ibridazioni del multiculturalismo. Esaminate in letteratura spesso frammentariamente, si tratta di questioni ineludibili anche per la governance del nostro presente: grazie a un intreccio di riflessioni teoriche e di concreti rimandi tra diverse discipline, tra storia e attualità, il libro offre strumenti analitici per inquadrare in modo inedito questi temi rivelando inaspettate connessioni.
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Gaia Shamanel
Portali quantici. Iniziazione alle energie divine di potere
br. La tradizione esoterica esplora da sempre le dimensioni invisibili, che non sono percepibili dai sensi ordinari. Recentemente anche la scienza, con le incredibili scoperte della fisica quantistica, ha iniziato a postularne l'esistenza. In questi mondi sottili si trovano gli ancestrali luoghi di potere, dove è possibile attingere a possenti energie cosmiche, e persino raggiungere i piani divini. I loro ingressi sono i portali quantici, situati nel campo quantico e nei luoghi sacri, custoditi da immortali maestri di luce. In questo viaggio straordinario, riceverai l'iniziazione per accedere a otto portali, grazie ai quali potrai ottenere: forza e conoscenza, guarigione energetica, amore e relazioni, perdono, prosperità economica, potenziamento del terzo occhio e del tuo potere magico personale. L'ultima tappa sarà il misterioso portale numero zero, ossia l'accesso diretto alla sorgente di amore universale. Solo i grandi mistici vi sono giunti. Tu cosa ci troverai?
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gaiani e. (Capitano di Fanteria).
La disciplina militare. Lettera inedita del Generale Carlo Corsi.
Città di Castello, Tipografia dell'Unione Arti Grafiche, 1912, in-8, br., pp. 125, (3). Invio autografo dell'autore.
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Gaitonde Jayashri
Meditare con Sri Nisargadatta. I discorsi originali in marathi
ill., br. In un'epoca in cui non esisteva la possibilità di registrare i discorsi di Nisargadatta, un ruolo di fondamentale importanza ebbero le persone che si occuparono di trascrivere le parole del Maharaj. Per circa vent'anni Nisargadatta parlò quasi tutti i giorni ai suoi discepoli presso la sua casa, divenuta il suo ashram, e Jayashri Gaitonde, assieme al marito Mohan, non mancò mai a un incontro. Colpita profondamente dalla forza penetrante di quelle parole, iniziò ad annotarle, portando avanti per anni un instancabile lavoro di trascrizione. Dopo la morte del maestro, riportò quegli appunti su un quaderno e si rese conto di aver raccolto un materiale di inestimabile valore. Il ruolo di discepoli come Mohan e Jayashri Gaitonde fu determinante anche per la diffusione dell'insegnamento Advaita Vedanta di Nisargadatta al di fuori dell'India. Inizialmente, poiché Nisargadatta parlava esclusivamente in marathi, ad assistere erano solo visitatori indiani. Fu il Maharaj stesso a chiedere a Jayashri e Mohan Gaitonde di tradurre le sue parole in inglese, in simultanea, non appena cominciarono a giungere all'ashram discepoli stranieri. L'ignoranza, spiegava il Maharaj, dipende dall'accettazione passiva di una conoscenza errata: con le sue parole cercava di eliminare quell'ostacolo in modo che la verità potesse riemergere. Bisognava solo ascoltare nel modo giusto: non c'era bisogno d'altro, nemmeno di pratiche o rituali. L'unica cosa che voleva dai suoi ascoltatori era che si liberassero totalmente dell'ignoranza, e offriva loro tutta la sua conoscenza, senza riserve. Secondo Jayashri Gaitonde, il beneficio che si può trarre ancora oggi dalla lettura delle parole di Nisargadatta dipende solo dalla propria fede e concentrazione: esse hanno una forza tale da poter trasformare chi le legge.
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Galanti Gabriele; Trombino Mario
Jean-Jacques Rousseau. Democrazia senza parlamento. Volontà generale e trasparenza della coscienza nell'epoca della realtà virtuale
br. Il volume propone una analisi della filosofia politica di Rousseau, alla luce delle proposte di democrazia diretta dei nostri giorni. Il modello proposto nel "Contratto sociale" è applicabile nell'epoca della realtà virtuale, della "rete" e dei dispositivi elettronici alla portata di tutti? Si tratta di una indagine strettamente tecnica sui presupposti filosofici della democrazia diretta. È frutto del lavoro di ricerca svolto da 'cittadini', come direbbe Rousseau, espressione della società civile e non del mondo accademico. Il volume, per tutti, egualmente si rivolge alla società civile e non agli specialisti. Contiene una sintesi analitica delle opere politiche di Rousseau e un dizionario dei termini politici e filosofici utilizzati.
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Galassi Ferdinando; Innocenti Matteo; Santarelli Gabriele
Le emozioni senza voce. Come gestire lo stress e la somatizzazione
br. Hai un improvviso mal di testa che non ti passa con un antidolorifico? Hai un dolore fortissimo alle gambe che non ti permette di alzarti dal letto? Ti viene un prurito fastidiosissimo che non ti fa dormire? In questo manuale gli autori ti guideranno in un percorso che ti sarà utile a capire le cause del tuo male e ti forniranno strumenti e consigli per interrompere i meccanismi che lo innescano, restituendoti la tua vita e la speranza di un futuro libero dalle somatizzazioni.
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Galati Dario
Le vicende di Psiche
br.
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Galati Dario
Prospettive sulle emozioni e teorie del soggetto
brossura
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Galazzetti Muscinelli M. Luisa
Significati e significanti nel linguaggio della grafologia. Dizionario dei termini tecnici, dei segni grafologici, delle proprietà psicografologiche...
brossura Il dizionario contiene termini tecnici, segni grafologici, proprietà psicografologiche, espressioni idiomatiche, ed è destinato a coloro che sono interessati ad avere una cognizione della disciplina grafologica in generale e della grafologia morettiana in particolare, quindi anche agli studenti che intendono avvalersi di un nuovo strumento di studio e di ricerca; intende inoltre favorire la consapevolezza critica e apportare spunti opportuni per un ulteriore approfondimento della materia.
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Galdi Matteo
Mezz'ora di relax. Ristoro a sostegno di esausti-oppressi-avviliti
br. «Cosa posso dire a un autore quale Matteo Galdi il quale con i suoi scritti mette il lettore a pensare. Questo lavoro non è un libro che dopo averlo letto hai acquisito la storia di qualcosa. Questo è un libro composto da pensieri, aforismi, metafore e altro. Ognuna di queste chicche dopo averla letta devi soffermarti e assimilarla. Non puoi sorvolare. Questo piccolo libretto è composto da 127 elementi diversi e il lettore ha ben 127 possibilità di soffermarsi. Il titolo: "Mezz'ora di relax" è giusto ... ma solo se si legge d'un fiato... ma poi bisogna tornare indietro e rileggere per capirne l'essenza. Alcune metafore, o aforismi, sembrano banali ma non lo sono affatto, anche le più semplici espressioni: "Le gemelle più fedeli tra loro sono le mani. Una aiuta sempre l'altra". Su questa espressione quante cose si potrebbero dire? Si potrebbe addirittura scrivere un trattato sull'amicizia, sulla fiducia verso l'altro... e volendo sui gemelli stessi o addirittura proprio sulle mani. Quello che riporto di seguito potrebbe essere un proverbio che ha coniato l'Autore Matteo Galdi: "Colui che per dispetto altrui denigrisce è un porcospino fino a che finisce". Tutti sappiamo che dietro un proverbio c'è un'esperienza di vita e molte volte, nel coniare un proverbio, ci sono esperienze di una moltitudine di persone. Matteo Galdi non è nuovo di queste cose ma nello stesso tempo, la sua esperienza da nuove sensazioni e nuove lezioni di vita in base a ciò che ha scritto anche perché non è una persona egocentrica ma una persona che ha dato molto alle giovani leve specie nel mondo dello sport, nel mondo del teatro e nel mondo della cultura in generale Ogni qualvolta Matteo si sofferma a dialogare con qualcuno dona a ognuno un po' della sua ricchezza del suo sapere.» Giuseppe Barra
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Galeno Claudio; Carena T. C. (cur.)
Introduzione alla logica
br. Non si è buoni medici se non si è filosofi. Con questa convinzione forte, Galeno spiega il suo modo di mettere in gioco la logica aristotelica e quella stoica. Nel dialogo che si fa pratica della cura emerge il nerbo di antichi e nuovi saperi. La saggezza del medico che sa ascoltare corpi e menti e la difesa dalla freddezza della logica che deve essere condotta a cogliere anche l'ambiguità del divenire.
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Galeno Claudio; Coco L. (cur.)
Mantenersi in salute con la ginnastica
br. Da un antico passato Galeno ci consegna un breve trattato di filosofia dell'esercizio fisico che per la prima volta viene tradotto in italiano. Il suo ragionare è analitico eppure, all'interno delle deduzioni che egli compie, il medico greco traccia il profilo di una ginnastica che serve ed è utile alla salute e di una, al contrario, che nuoce ad essa e la danneggia. Le sue argomentazioni sono serrate e stringenti, e nelle indicazioni che egli fornisce relativamente a un tipo di attività fisica moderata e però completa e a un'attività esasperata ed eccessiva (come si può riscontrare non solo negli agoni classici ma anche nello sport moderno), anche il lettore di oggi troverà delle utili riflessioni che potranno guidarlo nelle quotidiane pratiche atletiche svolte non necessariamente a livello professionistico ma anche solo come attività amatoriale e ricreativa.
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Galeno Claudio; Lami A. (cur.); Garofalo I. (cur.)
L'anima e il dolore: De indolentia-De propriis placitis. Testo greco a fronte
br. Non capita di frequente che il corpus di un autore antico si arricchisca in epoca moderna, ma per Galeno questo è avvenuto: un manoscritto riemerso nel 2005 in un monastero di Salonicco ha restituito quello che costituisce a tutti gli effetti il "nuovo Galeno". La prima delle opere ritrovate, il "De indolentia", è un'epistola in cui il grande medico, dopo aver perso tutto nell'incendio che devastò Roma nel 192, scrive di come sia riuscito a far fronte al dolore della privazione: le sofferenze, afferma, non devono spaventare, finché si può conversare con un amico o farsi leggere un libro. Nella seconda, il "De propriis placitis" - probabilmente la sua ultima -, Galeno affronta invece il tema della concezione dell'anima, e nel farlo ripercorre i capisaldi del proprio pensiero.
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Galeotti Giulia
Storia dell'aborto
br. Nell'antichità l'aborto era fondamentalmente una questione di donne, il feto era considerato una sorta di appendice del corpo della madre, e l'aborto era perseguibile solo nei casi in cui ledeva un interesse maschile. È il cristianesimo che per primo equipara l'aborto all'omicidio, ma ci vorranno secoli per codificare il momento in cui avviene l'animazione del feto. La situazione muta radicalmente tra il Sei e Settecento quando il feto acquista una sua autonomia, grazie alle acquisizioni scientifiche, e con la Rivoluzione francese, dopo il 1789, entra nella sfera pubblica. Con il movimento femminista e con la depenalizzazione dell'aborto oggi molti segnali ci dicono che qualcosa sta cambiando: l'aborto è una questione di tutti, donne e uomini.
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Galeotti Valentina
La verità della bellezza. Colloquio sull'arte con Jacques Lacan
br. Come trattare il Reale se non elevandolo alla dignità della Cosa? Questo studio affonda le sue radici nella riflessione di Freud, poi luminosamente ripresa da Lacan, intorno a tre possibili modi di interrogare la sublimazione, intendendola ora come vuoto rappresentabile, ora come anamorfosi e in ultimo - suggerisce l'autrice - come marchio in atto. Da un'inedita rassegna in fieri di varie espressioni artistiche contemporanee, il libro punta il focus esplorativo su una di esse in particolare: l'arte urbana. Ma cosa significa arte urbana? Distante da un approccio esclusivamente sociologico, a parere dell'autrice non sufficiente, l'assunto principale del libro è che l'arte urbana, data la molteplicità propria delle sue variegate espressioni, sia accadimento di tutte e tre le forme di sublimazione lacanianamente intesa. La lettera del tag e i grandi muri figurativi, i collage di JR e l'arte circolare si troveranno annodati al pensiero di Lacan, a sua volta posto in questione forse nell'unico modo possibile, ossia nell'atto di dirsi.
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Galfo Irene
Empatia bilingue
brossura L'empatia è un'abilità straordinaria che ci sintonizza sulle frequenze dei nostri simili. Attraverso questa capacità, noi capiamo il nostro interlocutore, sentiamo i suoi stati d'animo, ci immedesimiamo, pur mantenendo uno spazio privato di autonomia inattaccabile. Ci immergiamo nel pathos, nella compassione, nella condivisione comune di immagini, condizioni e conflitti, proseguendo per quel cammino di gioia e lacrime, di amore, di speranze, emozioni, aspettative, fatiche e centinaia di aspetti multiformi che rappresentano la vita. Empatia è cogliere la somiglianza, «Empatia non è di tutti, richiede condizioni e circostanze particolari, stati d'animo, tatto e grande sensibilità, empatia è conoscere e conoscersi e scoprire e progredire, empatia è evoluzione», Irene Galfo.
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Galiani R. (cur.); Napolitano S. (cur.)
La gelosia. Profili di un affetto fondamentale
br. Nel gennaio del 1921 Freud cominciava a discutere con gli allievi più fedeli idee che avrebbero trovato forma in uno dei pochi lavori di cui fu dichiaratamente soddisfatto: di alcuni meccanismi nevrotici nella gelosia, nella paranoia e nell'omosessualità. Nonostante la tardiva conquista di un titolo significativamente condiviso, la gelosia è presente sin dall'inizio nell'indagine psicoanalitica: nei luoghi del complesso nucleare, l'edipo, ma non solo. La sua ricorrenza e le considerazioni che sollecita inducevano un lettore come Binswanger a commentare così alcune pagine del "caso Schreber": "la gelosia sembra essere in grado di fornirci le più profonde intuizioni sulla vita psichica normale e patologica". Cosa è divenuto questo affetto fondamentale nella ricerca psicoanalitica post freudiana? Riprendendo uno schema adottato per il "problema del transfert", accanto a nuove traduzioni del testo di Freud e di due scritti di J. Riviere, insieme alla prima proposizione in italiano di un estratto da La jalousie amoureuse di Lagache, questo volume propone capitoli di rassegna critica sull'evoluzione della ricerca psicoanalitica, unitamente a scritti di commento e di approfondimento.
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Galiano Enrico
Basta un attimo per tornare bambini
ril. «Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate di essere in grado di farlo.» Questo diceva Peter Pan. Ed è questo che succede nella vita quando si cresce. Ci si convince di non essere più in grado di assaporare la magia dei momenti. Ci si convince che la fantasia non sia una cosa importante. Ci si convince che non sia possibile tornare bambini. Ma non è sempre così. A volte basta ruzzolare in un prato, pedalare a perdifiato in una discesa con le braccia aperte o salire su una giostra. Basta fare una giravolta sulla sedia dell'ufficio durante una giornata difficile, cantare davanti allo specchio appena svegli o fare la guerra con i cuscini in una domenica uggiosa. Piccoli gesti che si possono fare ogni giorno. Piccoli attimi che riportano alle risate che non finiscono mai, alla sensazione di libertà che scorre nelle vene, alla felicità che non dipende da cosa si possiede o si raggiunge. In questo libro, che è una piccola perla, Enrico Galiano con il suo stile inconfondibile, e Sara Di Francescantonio con il tratto immaginifico delle sue illustrazioni, ci invitano a riscoprire quegli attimi che rendono l'infanzia un'età magica che si vorrebbe senza fine. Il libro è anche il primo progetto editoriale a cui hanno partecipato attivamente i lettori descrivendo sui social i gesti che hanno riportato in vita il bambino che è in loro. Che è in tutti noi. Quel bambino che crediamo di non essere più. Invece è sempre lì e ha voglia di tornare.
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Galiano Enrico
Basta un attimo per tornare bambini. Ediz. a colori
ill., ril. «Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate di essere in grado di farlo.» Questo diceva Peter Pan. Ed è questo che succede nella vita quando si cresce. Ci si convince di non essere più in grado di assaporare la magia dei momenti. Ci si convince che la fantasia non sia una cosa importante. Ci si convince che non sia possibile tornare bambini. Ma non è sempre così. A volte basta ruzzolare in un prato, pedalare a perdifiato in una discesa con le braccia aperte o salire su una giostra. Basta fare una giravolta sulla sedia dell'ufficio durante una giornata difficile, cantare davanti allo specchio appena svegli o fare la guerra con i cuscini in una domenica uggiosa. Piccoli gesti che si possono fare ogni giorno. Piccoli attimi che riportano alle risate che non finiscono mai, alla sensazione di libertà che scorre nelle vene, alla felicità che non dipende da cosa si possiede o si raggiunge. In questo libro, Enrico Galiano e Sara Di Francescantonio ci invitano a riscoprire quegli attimi che rendono l'infanzia un'età magica che si vorrebbe senza fine. Il libro è anche il primo progetto editoriale a cui hanno partecipato attivamente i lettori descrivendo sui social i gesti che hanno riportato in vita il bambino che è in loro. Che è in tutti noi. Quel bambino che crediamo di non essere più. Invece è sempre lì e ha voglia di tornare.
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Galimberti Fabio
Bion. L'esperienza emotiva della verità
br. Come diventiamo reali? Come riusciamo a vivere ciò che siamo? Come possiamo farlo attraverso l'esperienza psicoanalitica? A queste domande W.R. Bion ha provato a rispondere in tutta la sua esistenza e la sua opera. Nel libro è ripercorsa la sua lunga e affascinante avventura umana e teorica. L'autore, che è uno psicoanalista di orientamento lacaniano, ripercorre il complesso e ricco itinerario di Bion, per dimostrare la grande svolta data alla pratica freudiana, restituirne la forza innovativa e la capacità di ispirare ad ogni psicoanalista una riflessione sul proprio operato, al di là della scuola di appartenenza e del modello teorico-clinico adottato. Con una scrittura piana e comprensibile, introduce il lettore nel mondo speciale di Bion, della sua vita, dei suoi scritti, che sono presentati passo passo, nel loro rigore scientifico e nella loro creatività speculativa, a partire dal lavoro pionieristico con i gruppi per arrivare alle ultime elaborazioni sul potere trasformativo della verità. Prefazione di Luciana La Stella. Postfazione di Antonino Ferro.
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Galimberti Fabio
Il corpo e l'opera. Volontà di godimento e sublimazione
br. Di che cosa abbiamo paura? Del nostro corpo, rispondeva Lacan. E non perché il nostro corpo abbia dei bisogni fisiologici - come la fame, la sete, il sonno -, richieda continue cure per mantenersi sano o ci dia sofferenza e preoccupazione perché si ammala. Il nostro corpo ci fa paura perché è estraneo. Un corpo estraneo. Perché è animato da una esigenza in cui non ci riconosciamo, che non riusciamo a ricondurre alle buone ragioni del senso, che supera la nostra capacità di controllo, ci trascende e ci fa male. Questa esigenza è la causa della nostra angoscia. Freud l'ha chiamata pulsione, Lacan godimento. L'autore opera qui una revisione psicoanalitica di questa volontà estranea che è alla base della nostra paura. Come affrontare questa paura è l'altra questione trattata nel libro, dove si riesamina il concetto cruciale, ma finora poco elaborato nella psicoanalisi, di sublimazione, indicandolo come un possibile perno di una "nuova alleanza" con questa strana volontà che abita il nostro corpo. La sublimazione, completamente ripensata a partire dall'insegnamento di Lacan, viene proposta come un modo vivibile di dire di sì alla pulsione/godimento senza esserne sottomessi, senza pagare con la propria carne, ma con il corpo dell'opera. Presentazione di Antonio di Ciaccia.
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Galimberti Fabio
Il principe nero. Don Giovanni, un sogno femminile
br. Cosa rappresenta don Giovanni per una donna? E cosa per un uomo? Come ha fatto a diventare il seduttore per eccellenza, pur essendo un impostore e un infame poco incline - a leggere bene i testi - all'arte del corteggiamento? Perché mai allora è un sogno femminile e non un incubo? L'autore, con una scrittura rivolta anche ai non addetti ai lavori, risponde a queste e ad altre domande, proponendo una lettura psicoanalitica. Considerato per quello che è, ossia una creatura di finzione, il cavaliere spagnolo non è analizzato in quanto individuo concreto, com'è stato fatto finora da quegli interpreti che lo hanno steso sul lettino di Freud. Don Giovanni, mito della modernità, suscita interesse non per la sua psicologia - ammesso che ne abbia una - ma per l'impatto che ha avuto sulla psicologia femminile e, di conseguenza, su quella maschile; è interessante in quanto fantasia e realtà mentale, per quello che dice di essenziale del rapporto tra uomo e donna. Va preso come personaggio immaginario, per l'archetipo che è diventato e dunque per le cruciali funzioni psichiche che svolge. Prima fra tutte quella formidabile indicata nel finale del libro: portare una donna al limite di ciò che ne regola e contiene l'esistenza, per aprirle la possibilità di una realizzazione inedita della propria femminilità.
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Galimberti Fabio
Il principe nero. Don Giovanni, un sogno femminile
br. Cosa rappresenta don Giovanni per una donna? E cosa per un uomo? Come ha fatto a diventare il seduttore per eccellenza, pur essendo un impostore e un infame poco incline - a leggere bene i testi - all'arte del corteggiamento? Perché mai allora è un sogno femminile e non un incubo? L'autore, con una scrittura rivolta anche ai non addetti ai lavori, risponde a queste e ad altre domande, proponendo una lettura psicoanalitica. Considerato per quello che è, ossia una creatura di finzione, il cavaliere spagnolo non è analizzato in quanto individuo concreto, com'è stato fatto finora da quegli interpreti che lo hanno steso sul lettino di Freud. Don Giovanni, mito della modernità, suscita interesse non per la sua psicologia - ammesso che ne abbia una - ma per l'impatto che ha avuto sulla psicologia femminile e, di conseguenza, su quella maschile; è interessante in quanto fantasia e realtà mentale, per quello che dice di essenziale del rapporto tra uomo e donna. Va preso come personaggio immaginario, per l'archetipo che è diventato e dunque per le cruciali funzioni psichiche che svolge. Prima fra tutte quella formidabile indicata nel finale del libro: portare una donna al limite di ciò che ne regola e contiene l'esistenza, per aprirle la possibilità di una realizzazione inedita della propria femminilità.
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Galimberti Katja
Nietzsche. Una guida
br. È molto diffusa l'idea che identifica Nietzsche come il grande demolitore della metafisica occidentale, e delle abitudini di pensiero da essa derivate. Ma questo ritratto del filosofo è, nella migliore delle ipotesi, incompleto: la sua opera di decostruzione è infatti funzionale alla liberazione di nuovi sensi e significati, che non avrebbero potuto esprimersi sotto il giogo metafisico; di qui l'esigenza di spezzarlo "filosofando con il martello". Tuttavia l'etichetta affibbiata a Nietzsche ha avuto un'ampia fortuna, e questo spiega perché la sua filosofia continui a essere accolta con un certo sospetto, amplificato dallo stile appassionato e non imparziale, spesso violento, e dalla forma frammentaria di molte delle sue opere. Nietzsche. Una guida tenta la ricostruzione organica e sistematica di un pensiero che, sparso in aforismi, è spesso stato utilizzato in maniera enfatica e oracolare oppure ridotto a un generico nichilismo senza prospettive. Analizzata l'idea di volontà e le sue espressioni nella conoscenza, nella natura, nella società, nel singolo individuo e nell'arte, Katja Galimberti affronta il perno della filosofia nietzscheana, il concetto di eterno ritorno, strettamente connesso al tema del nichilismo. In questa ricostruzione il nichilismo di Nietzsche si rivela non tanto nella parziale accezione passiva e decadente, ma soprattutto in quella attiva, condizione necessaria per inaugurare un tipo d'uomo nuovo che scavalca le definizioni della filosofia occidentale. Un saggio accurato e agile, utile a comprendere e apprezzare un pensatore che ha avuto il coraggio di "guardare in volto il negativo e raccontare agli uomini come effettivamente appare il mondo, proponendo loro di smettere di negarlo e provare ad affrontarlo e a sostenerlo".
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Galimberti Umberto
Eros e psiche
br. "Guardando le 'cose d'amore'(...), Platone si chiede che cosa con esse l'anima riesce e non riesce a dire. E dove il dire si interrompe e la regola non basta a portare la parola a espressione si apre lo sfondo buio del presagio e dell'enigma. La sessualità appartiene all'enigma e l'enigma alla follia." (Umberto Galimberti)
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Galimberti Umberto
Heidegger e il nuovo inizio. Il pensiero al tramonto dell'Occidente
brossura La metafisica, inaugurata da Platone, secondo Martin Heidegger ha messo in circolazione un'unica forma di pensiero: il pensiero calcolante, che ha trovato nell'economia e nella tecnica l'espressione più alta e organizzata. "Tutto funziona", scrive Heidegger, e "questo è appunto l'inquietante". La tecnica è infatti la realizzazione compiuta dell'intenzione segreta della metafisica, la più idonea a garantire non solo la disponibilità di tutte le cose, ma anche la loro riproducibilità. Eppure, la razionalità imposta dalla tecnica, che esige di raggiungere il massimo degli scopi con l'impiego minimo dei mezzi, finisce per mettere fuori gioco la condizione umana. Ciò che fuoriesce da questa razionalità, per la tecnica è solo un elemento di disturbo e dunque deve essere eliminato. Accade però che l'uomo non sia solo razionalità, ma anche irrazionalità. Infatti irrazionale è la fantasia, l'immaginazione, l'ideazione, il desiderio, il sogno. E se questi aspetti vengono ridotti o soppressi, abbiamo ancora a che fare con l'uomo? Umberto Galimberti ci conduce nella riscoperta del pensiero di Heidegger e fa un fondamentale passo in avanti. Al tempo di Heidegger la tecnica poteva ancora essere considerata uno strumento nelle mani dell'uomo. Oggi non lo è più: è diventata l'ambiente in cui l'uomo vive, e l'uomo stesso è diventato un funzionario della tecnica. "Questo libro", scrive Galimberti, "è una guida alla lettura di Heidegger e, come ogni guida, conduce da un 'primo inizio' a un 'altro inizio', come lo chiama Heidegger, per giungere al quale occorre attraversare l'intero pensiero occidentale, che è stato governato dalla metafisica inaugurata da Platone".
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Galimberti Umberto
I miti del nostro tempo
brossura Culto della giovinezza, idolatria dell'intelligenza, ossessione della crescita economica, tirannia della moda: sono alcuni dei miti di oggi che Umberto Galimberti passa in rassegna per smontarli e denunciarne la natura ingannevole, mostrando come i falsi miti siano in realtà "idee malate", non avvertite come tali, e quindi tanto più capaci di diffondere i loro effetti nefasti senza trovare la minima resistenza. Sono i miti del nostro tempo, le idee che più di altre ci pervadono e ci plasmano come individui e come società. Quelle che la pubblicità e i mezzi di comunicazione di massa propongono come valori e impongono come pratiche sociali, fornendo loro un linguaggio che le rende appetibili e desiderabili. I miti sono idee che ci possiedono e ci governano con mezzi non logici, ma psicologici, e quindi radicati nel profondo della nostra anima. Sono idee che abbiamo mitizzato perché non danno problemi, facilitano il giudizio, in una parola rassicurano. Eppure molte sofferenze, molti disturbi, molti malesseri nascono proprio dalle idee che, comodamente accovacciate nella pigrizia del nostro pensiero, non ci consentono più di comprendere il mondo in cui viviamo. Per recuperare la nostra presenza al mondo dobbiamo allora rivisitare i nostri miti, sia quelli individuali sia quelli collettivi, dobbiamo sottoporli al vaglio della critica perché i nostri problemi sono dentro la nostra vita, e la nostra vita vuole che si curino le idee con cui la interpretiamo.
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Galimberti Umberto
Il libro delle emozioni
br. La mente e il cuore. Platone invita a privilegiare la mente razionale, capace di governare le passioni del cuore. Ma noi non possiamo dimenticare che anche il cuore ha le sue ragioni. Anzi, prima che la mente giungesse a guidare la vita dell'uomo, per i nostri antenati la vita era governata dal cuore, che con le sue sensazioni arrivava a capire, come peraltro fanno gli animali, in modo rapido e senza riflettere, che cosa fosse vantaggioso e che cosa fosse pericoloso per il mantenimento della vita. Il cuore, infatti, promuove le azioni più rapidamente della ragione e senza troppo indugiare sul da farsi, perché il mondo non è ospitale e i pericoli, che sono a ogni passo, richiedono decisioni immediate. Le decisioni del cuore sono promosse da emozioni come la paura di fronte al pericolo o come il desiderio, che approda all'accoppiamento per la preservazione della specie. Tutto questo senza riflettere, perché la luce della ragione ancora non c'è. La nostra è un'epoca di spaventosa espansione della razionalità tecnica. Da un lato, questa espansione impone la rimozione delle emozioni e, dall'altro, innesca una reazione di ritirata nel proprio sentimento, assunto come unica legge di vita. A ciò si aggiunge la ricerca costante di visibilità e di notorietà, che trasforma le nostre emozioni in merci. Ma allora siamo ancora capaci di riconoscere che cosa sia un'emozione? Umberto Galimberti costruisce un cammino nelle profondità del nostro vissuto e ci insegna a ritrovare il nostro spazio intimo, cioè lo spazio che si nega al pubblico per concederlo a chi si vuol far entrare nel proprio segreto profondo che è spesso ignoto persino a noi stessi.
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Galimberti Umberto
Il tramonto dell'Occidente nella lettura di Heidegger e Jaspers
br. "Il messaggio che scaturisce dalle loro analisi contiene l'indicazione di un possibile futuro" "Sta forse giungendo a compimento il senso espresso dalla nostra cultura che, come dice il nome, è 'occidentale', cioè 'serale', avviata a un 'tramonto', a una 'fine'. L'evento occidentale è sempre stato presso la sua fine, ma solo ora comincia a prenderne coscienza. Ma che cosa finisce, oggi che l'Occidente è sulla via di occidentalizzare il mondo e, quindi, di annullare la propria specificità che l'ha reso finora riconoscibile? Finisce la fiducia che l'Occidente aveva riposto nel progressivo dominio da parte dell'uomo sugli enti di natura, oggi divenuti, al pari dell'uomo, materiali della tecnica. Ma la tecnica non ha alcun fine da raggiungere né alcuno scopo da realizzare, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela la verità, la tecnica 'funziona' secondo quelle procedure che, pur nel loro rigore e nella loro efficacia, si rivelano incapaci di promuovere un orizzonte di senso. E sulle ceneri della categoria del 'senso', che dell'Occidente è sempre stata l'idea guida, si affacciano le figure del nichilismo, le quali, nel proiettare le loro ombre sulla 'terra della sera', indicano, a ben guardare, la direzione del tramonto. Un tramonto già iscritto nell'alba di quel giorno in cui l'Occidente ha preso a interpretare se stesso come cultura del dominio dell'uomo sulle cose."
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Galimberti Umberto
L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani
br. Il nichilismo, la negazione di ogni valore, è anche quello che Nietzsche chiama "il più inquietante fra tutti gli ospiti". Si è nel mondo della tecnica e la tecnica non tende a uno scopo, non produce senso, non svela verità. Fa solo una cosa: funziona. Finiscono sullo sfondo, corrosi dal nichilismo, i concetti di individuo, identità, libertà, senso, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si è nutrita l'età pretecnologica. Chi più sconta la sostanziale assenza di futuro che modella l'età della tecnica sono i giovani, contagiati da una progressiva e sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell'esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. I giovani rischiano di vivere parcheggiati nella terra di nessuno dove la famiglia e la scuola non "lavorano" più, dove il tempo è vuoto e non esiste più un "noi" motivazionale. Le forme di consistenza finiscono con il sovrapporsi ai "riti della crudeltà" o della violenza (gli stadi, le corse in moto). C'è una via d'uscita? Si può mettere alla porta l'ospite inquietante?
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Galimberti Umberto
L'uomo nell'età della tecnica
br. Ancora una volta tocchiamo con mano che la tecnica non è più un mezzo a disposizione dell'uomo, ma è l'ambiente, all'interno del quale, anche l'uomo subisce una modificazione, per cui la tecnica può segnare quel punto assolutamente nuovo nella storia, e forse irreversibile, dove la domanda non è più: "che cosa possiamo fare noi con la tecnica?", ma: "che cosa la tecnica può fare di noi?". (U. Galimberti).
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Galimberti Umberto
L'usura della terra
br. "L'antropocentrismo, da cui la tecnica è nata e in cui si è sviluppata, non è più il luogo in cui si possono decidere i destini dell'uomo, perché da questo luogo la tecnica già da tempo s'è congedata e, con questo congedo, anche l'uomo è diventato materiale della tecnica.".
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Galimberti Umberto
La morte dell'agire e il primato del fare nell'età della tecnica
br. "Chi sono gli abitatori del tempo? Siamo noi gli abitatori del tempo, tutti noi: chi persuaso di potersi salvare dal nichilismo aggrappandosi (disperatamente o felicemente) a una fede che salva, chi invece persuaso che i valori, gli immutabili, sono destinati a non reggere, H perché deboli. Siamo tutti noi, figli della tecnica, figli a volte felici, e altre disperatamente alla ricerca del senso rubato, angosciati di fronte alla Götterdämmerung, alla caduta degli dei, o apparentemente acquietati nel paradiso occidentale. Noi, convinti che 'ormai solo un Dio ci può salvare'". (Dalla Presentazione di Rosanna Lissoni).
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Galimberti Umberto
La morte dell'agire e il primato del fare nell'età della tecnica
brossura
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Galimberti Umberto
La parola ai giovani. Dialogo con la generazione del nichilismo attivo
br. Nel 2007 Umberto Galimberti ha pubblicato un libro, "L'ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani", in cui descriveva il disagio giovanile da imputare, a suo parere, non tanto alle crisi psicologiche a sfondo esistenziale che caratterizzano l'adolescenza e la giovinezza, quanto a una crisi da lui definita "culturale", perché il futuro che la cultura di allora prospettava ai giovani non era una promessa, ma qualcosa di imprevedibile, incapace di retroagire come motivazione a sostegno del proprio impegno nella vita. A distanza di anni cos'è cambiato di quell'atmosfera che Galimberti aveva definito "nichilista"? Non granché, fatta eccezione per una percentuale forse non piccola di giovani che sono passati dal nichilismo passivo della rassegnazione al nichilismo attivo di chi non misconosce e non rimuove l'atmosfera pesante del nichilismo senza scopo e senza perché, ma non si rassegna. E dopo un confronto serrato con la realtà, si promuove in tutte le direzioni, nel tentativo molto determinato di non spegnere i propri sogni. La parola ai giovani raccoglie la voce di questi giovani, che hanno un gran bisogno di essere ascoltati per poter dire quelle cose che tacciono ai genitori e agli insegnanti, perché temono di conoscere già le risposte, che avvertono lontane dalle loro inquietudini, dalle loro ansie e dai loro problemi. E allora si affidano a un ascoltatore lontano, che prende a dialogare con loro, non per risolvere i loro problemi, ma per offrire un altro punto di vista che li faccia apparire meno drammatici e insolubili.
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Galimberti Umberto
Nuovo dizionario di psicologia. Psichiatria, psicoanalisi, neuroscienze
ril. Questo Dizionario si articola in quattromila voci relative a quattro ambiti disciplinari: la psicologia propriamente detta, la psicoanalisi, la psichiatria e le neuroscienze. Queste quattro discipline, che affondano le loro radici nella filosofia, presentano tra loro vari livelli di contaminazione teorica, e non di rado mutuano modelli concettuali da campi affini quali l'epistemologia, la fenomenologia, l'antropologia culturale, la sociologia, la pedagogia, lalinguistica e l'ermeneutica. Oggi questo perimetro si allarga fino alle nuove frontiere delle neuroscienze, di recente adiuvate dalle competenze via via acquisite dalla genetica e dalle verifiche sperimentali della diagnostica strumentale, senza trascurare i progressi compiuti nell'ambito delle teorie della mente, della psicometria, della statistica e della psicologia dei nuovi media. Questo "Dizionario d'autore", oltre a organizzare sistematicamente tali ambiti di conoscenza, consente al lettore di percorrere le oscillazioni di significato che la stessa parola assume attraversando i vari territori del sapere psicologico. Un simile risultato è stato ottenuto attraverso la citazione diretta degli autori che hanno introdotto il termine o ne hanno variato il significato. Il tutto documentato da un ampio apparato bibliografico seguito dall'Indice degli autori, segnalati con le voci in cui compaiono, e da un Indice delle voci.
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Galimberti Umberto
Opere. Vol. 12: Psiche e techne. L'uomo nell'età della tecnica
br. Noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, mentre la tecnica è diventata l'ambiente che ci circonda e ci costituisce secondo quelle regole di razionalità che, misurandosi sui soli criteri della funzionalità e dell'efficienza, non esitano a subordinare le esigenze dell'uomo alle esigenze dell'apparato tecnico. Inconsapevoli, ci muoviamo ancora con i tratti tipici dell'uomo pre-tecnologico che agiva in vista di scopi iscritti in un orizzonte di senso, con un bagaglio di idee e un corredo di sentimenti in cui si riconosceva. Ma la tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela verità: la tecnica funziona. E poiché il suo funzionamento diventa planetario, questo libro si propone di rivedere i concetti di individuo, identità, libertà, salvezza, verità, senso, scopo, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si nutriva l'età umanistica e che ora, nell'età della tecnica, dovranno essere riconsiderati, dismessi o rifondati alle radici.
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Galimberti Umberto
Opere. Vol. 14: I vizi capitali e i nuovi vizi
br. Umberto Galimberti prende le mosse dai vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Identificati come "abiti del male" da Aristotele, come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, come espressione della tipologia umana nell'Età dei lumi, appaiono infine come manifestazione psicopatologica nel Novecento. "E così, fuoriescono dal mondo morale per fare il loro ingresso in quello patologico. Non più vizi, ma malattie dello spirito." Alla luce di questa sequenza storica, Galimberti "ambienta" i vizi nel panorama contemporaneo conflittualmente compresi fra la funzionalità (anche del male) propria dell'età della tecnica e l'urgenza dell'etica. Segue un'ampia ricognizione su quelle tendenze o modalità comportamentali per le quali suona efficace (e impropria) la definizione di "nuovi vizi": la sociopatia, la spudoratezza, il consumismo, il conformismo, la sessomania, il culto del vuoto, la voluttà dello shopping, la dipendenza dalla merce, la meccanicità del sesso hanno a che fare con il dissolvimento della personalità. Sono di fatto la negazione del modello "vizioso". Inquadrarli come vizi fa sì che si possa parlarne, onde "esserne almeno consapevoli e non scambiare per 'valori della modernità' quelli che invece sono solo i suoi disastrosi inconvenienti".
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Galimberti Umberto
Opere. Vol. 15: Le cose dell'amore
br. Quando dico "ti amo" che cosa sto dicendo di preciso? E soprattutto, chi parla? Il mio desiderio, la mia idealizzazione, la mia dipendenza, il mio eccesso, la mia follia? Non c'è parola più equivoca di "amore" e più intrecciata a tutte quelle altre parole che, per la logica, sono la sua negazione. Tutti, chi più chi meno, abbiamo fatto esperienza che l'amore si nutre di novità, mistero e pericolo e ha come suoi nemici il tempo, la quotidianità e la familiarità. Nasce dall'idealizzazione della persona amata di cui ci innamoriamo per un incantesimo della fantasia, ma poi il tempo, che gioca a favore della realtà, produce il disincanto e tramuta l'amore in un affetto privo di passione o nell'amarezza della disillusione. Qui Freud ci pone una domanda: "Quanta felicità barattiamo in cambio della sicurezza?". Umberto Galimberti ci consegna un volume in cui l'acutezza del pensiero penetra i meandri del sentimento e del desiderio, registrando i mutamenti intervenuti nelle dinamiche dell'attrazione, nel patto con l'amato/a, nei percorsi del piacere (dall'onanismo alla perversione). Sullo sfondo si muove, come un fantasma, continuamente evocato e rimosso, quello che propriamente o impropriamente gli uomini non smettono di chiamare amore.
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Galimberti Umberto
Opere. Vol. 16: La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica
br. L'uomo soffre per "l'insensatezza" del suo lavoro, per il suo sentirsi "soltanto un mezzo" "nell'universo dei mezzi", senza che all'orizzonte appaia una finalità prossima o una finalità ultima in grado di conferire senso. Sembra infatti che la tecnica non abbia altro scopo se non il proprio autopotenziamento. Di fronte a questa diagnosi, la psicoanalisi rivela tutta la sua impotenza, perché gli strumenti di cui dispone, se sono utilissimi per la comprensione delle dinamiche emotivo-relazionali, per i processi di simbolizzazione sono inefficaci. Qui occorre la pratica filosofica perché, fin dal suo sorgere, la filosofia si è applicata alla ricerca di senso.
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Galimberti Umberto
Opere. Vol. 5: Il corpo
br. Organismo da sanare, forza lavoro da impiegare, carne da redimere, inconscio da liberare: nel corpo, nella repressione della sua naturale ambivalenza, è leggibile la storia culturale dell'Occidente. Un libro fondamentale, la proposta di una psicologia che, togliendo la scissione anima/corpo sui cui si fonda, cominci a pensarsi contro se stessa.
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