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1983réf. X3190Aachen, Rimbaud Presse 1983. Kartoniert, 8°, 20 S.
1932réf. 11385xEssen, Fredebeul u. Koenen, (1932). Leinen, ca. DinA5, 160 Seiten, ein s/wTitelfoto, deutliche Gebrauchsspuren
2014ill.
1970réf. da1611Pierre Seghers éditeur Autour du monde Cartonné avec jaquette 1970 In-12 (12.7 X 19 cm), cartonné avec jaquette, 93 pages ; jaquette usagée (coiffes et coins frottés, mors fendus, déchirures sans manque et marques d'usage sur la couverture), par ailleurs assez bon état général. Livraison a domicile (La Poste) ou en Mondial Relay sur simple demande.
1981réf. W499Berlin und Weimar, Aufbau-Verlag, 1981. Pappband mit Schutzumschlag, 8?, 247 S., 1. Auflage, Deutsch von Ana Maria Brock, aus der Reihe ªEdition Neue Texte'
2014ill., br. Mi preme prima di tutto rassicurare chiunque abbia smarrito qualcosa o qualcuno. La vostra pena è finita: è tutto qui, sul Pianeta dal quale stendo questa mia Relazione. Se negli ultimi anni vi siete chiesti che fine abbiano fatto i vostri dirimpettai, la vostra ingenuità, la dolcezza dei vostri coniugi; se vi siete domandati che ne è della ragazza che lavorava all'edicola, o del cameriere che serviva nella trattoria dove andate con i suoceri ogni domenica. E se tutte queste perdite vi sembrano intollerabili, se vi aggirate per la città come madri alla ricerca di figli i cui telefonini suonano a vuoto, se tutto questo avviene: state tranquilli, sono tutti su questo Pianeta comunemente chiamato Berlino.
2019br. Scritto nel 1967, "Il falco pellegrino" offre il diario di una stagione trascorsa osservando i falchi pellegrini, senza altri avvenimenti che non siano le abitudini, i fatti, gli incidenti dei pellegrini osservati. Non ci sono dialoghi, né incontri con uomini, i personaggi sono gli animali, talvolta antropomorfizzati, e gli oggetti naturali, spesso animati; gli eventi sono la stagione, le predazioni fallite e riuscite, i cadaveri freschi o putrescenti delle prede, gli umori atmosferici, il succedersi delle comunità animali, i colori, gli odori, i rumori...
2001réf. 008505Hanover, University Press of New England, 2001. Orig.-Broschur, ca. 80 Seiten (nicht paginiert), 8°. Kleiner Bildband in englischer Sprache. Sauberes und sehr gut erhaltenes Exemplar. Mit einem Vorwort von Richard Howard und einigen Essays von Keith Althaus.
1980réf. X4200Düsseldorf, Marion von Schröder Verlag 1980. Hardcover mit Schutzumschlag, 8°, 316 S., 1. Auflage, »Das Buch ist eine von innerer Spannung erfüllte Familiensaga und gleichzeitig ein brillanter Schlüsselroman zu den Menschen Österreichs und ihrer Lebenskunst.«
2005In 8? (cm 20,5), Brossura, pagg.141 cop. ill. a colori, piegature, peraltro buon es. Prima ed unica edizione
2006ill., ril. Un viaggio tra i volti che Pinocchio ha avuto nella sua lunga storia, attraverso gli artisti che lo hanno illustrato nel tempo.
1835réf. S584Gotha, Hennings und Hopf, 1835. Pappband, 8°, 310 S., [2 Warenabbildungen]
2017br. In questo saggio autobiografico, contenuto in "The devil finds work" (1976) James Baldwin affronta e mette in relazione i principali temi che attraversano la sua opera: il valore e l'importanza dell'eccezione, del diverso, e il suo eterno conflitto con la norma; il senso dell'essere nero nella storia e nel presente degli Stati Uniti. Prendendo spunto dai suoi iniziali incontri con il cinema (e anche con la letteratura), grazie a Orilla Miller, una coraggiosa maestra, l'autore collega con lucidità realtà e immaginario, spiegando come il secondo spesso manchi di cogliere la prima, perché assume la forma di uno specchio orientato se non proprio deformante. La voce del cinema americano è quella dei privilegiati, mentre Baldwin affida alla propria scrittura il compito di ricordare gli ultimi e gli oppressi. E come annota nella sua prefazione il giovane scrittore francese Édouard Louis "nella cultura è compresa una violenza intrinseca", a meno che, come nelle opere di Baldwin, la si definisca in opposizione alla cultura dominante. Introduzione di Édouard Louis.
2017ril. Ogni volta che si racconta una storia, la memoria delle cose narrate si allaccia a sostanze invisibili che abitano in posti molto lontani nel tempo. Ogni volta che si racconta una storia, rivive un'antica esperienza e trova spazio dentro di noi. Torniamo nelle grotte delle origini, quando qualcuno cominciò a danzare una storia davanti al fuoco, dando così all'effimero esistere della specie umana il senso della durata in grado di sfidare il tempo del puro vivere animale. Col tempo ho capito che le storie sono proprio come la vita, non è mai come t'aspetti che sia. Anche le storie prendono scorciatoie imprevedibili, sfuggono, si slabbrano, proprio come la voce che le dice e che subito si perde nell'aria.
2003réf. 1076906Frankfurt am Main ; Berlin ; Bern ; Bruxelles ; New York ; Oxford ; Wien : Lang, 2003. XIV, 457 S. ; 23 cm Originalhardcover
1923réf. C967Bern, A. Francke 1923. Pappband, 8°, 223 S., 1. Auflage, Inhalt u.a.: D'Tante Marie - Es Intermezzo - Vom Grüeße - Im Härdöpfelufläset - De Usflug - Hinder der EGG (Es Ländli für sich, Ds Poschtvreneli, En Abesitz uf Zehntevorsaß, E Bärgpredigsuntig uf Düretanne)
1986réf. X3538München, Carl Hanser Verlag 1986. Kartoniert mit Schutzumschlag, 8°, 46 S., mit zahlr. Abbildungen, »Den Freunden unseres Hauses zum Jahreswechsel 1986/87.«
in-8, pp. 188, broch. edit. Esempl. intonso.. .
2018ill., br. In questo trattato semiserio, Honoré de Balzac si batte contro quella potentissima forza inerziale che sa impedire o ritardare all'infinito le decisioni indispensabili: la burocrazia, pietra miliare dell'era moderna. Pubblicato per la prima volta nel 1841 e modello per il successivo "Gli impiegati" (1844), in questo libro sembra quasi che l'autore abbia saputo bloccare per un istante il poderoso ingranaggio della macchina burocratica facendone inceppare le ruote dentate, e riuscendo così ad analizzarne impietosamente tutte le componenti; ne emerge la prima analisi approfondita sull'argomento (ben prima che Kafka consegnasse alla letteratura i suoi incubi), che sa descrivere in modo delizioso la realtà intrisa di polvere dei lavoratori da ufficio, realtà che l'autore conobbe in prima persona dopo la laurea alla Sorbona e che lo lasciò irritabile e irrimediabilmente depresso.
2016br. Scritto tredici anni dopo l'avvento della Monarchia di Luglio (1830), fra richiami all'ordine imposti ai giornali d'opinione e l'affacciarsi di una nuova stampa industriale che si rivolge a un pubblico più largo di quello dei notabili e delle classi borghesi, il pamphlet di Balzac - che vede qui la luce in una edizione che presenta per la prima volta anche due testi satirici di Gerard de Nerval e Marcel Schwob - mantiene intatta la sua vena corrosiva verso quella che oggi, secondo alcuni, dovrebbe essere il "cane da guardia della democrazia". Balzac sentenzia senza mezze parole: "Se la stampa non esistesse, non bisognerebbe inventarla". Caustica affermazione cui segue questo assioma: "Si ucciderà la stampa come si uccide un popolo, donandogli la libertà". Balzac individua due tipi di giornalista: il pubblicista e il critico, e scompone entrambi in varietà e sottogeneri. Lo si potrebbe anche definire un trattatello di sociologia dell'informazione, scritto con una verve satirica che si nutre dei veleni che Balzac si è inoculato accumulando sconfitte nella sua febbrile attività di pubblicista e fondatore di riviste dalla vita breve. Eppure questo pamphlet è una delle cose più durature di Balzac, una sorta di antropologia del complicato intreccio fra politica e quarto potere nella società borghese, dove arrampicatori e corrotti, cinici uomini di Stato e vanitosi tromboni usano la stampa per le loro scalate sociali. Prefazione di Edoardo Castagna.
1954réf. 12529Hamburg Rowohlt Verlag, 1954. 412 S. 12° Duodez Ln.
réf. 12514Berlin Ernst Rowohlt Verlag, o. J. 350 S. 12° Duodez Ln.
1917réf. 27923BBBerlin, Borngräber, 1917. 8° 596 Seiten, mit Frontispiz OHalbleder. Goldpräg. auf dem Einband, Einband leicht berieben und fleckig, Exlibris, Seiten gebräunt und teils fleckig.
1972réf. C337Leipzig, Insel Verlag 1972. Ganzleinen mit Schutzumschlag, 8°, 355 S., 2. Auflage, Übertragung von René Schickele, Nachwort von Herbert Kühn