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1954réf. 10514Leipzig, Dieterich"sche Verlagsbuchhandlung 1954. Ganzleinen mit Schutzumschlag, 8°, 234 S., Sammlung Dieterich Band 156, Übersetzung und Nachwort von Valerian Tornius.
1948réf. C1127Marburg, Elwert Gräfe und Unzer 1948. Kartoniert, 8°, 55 S., mit 6 Zeichnungen und einem Titelbild von Alfred Kubin, übersetzt und mit einem Nachwort von Reinhold Trautmann
2004In 8? (cm 20), Cart. edit., pagg. con titoli al dorso, sovracop. ill. a colori, pagg. 220-(4), traduzione di Rinaldo Kufferle; introduzione, appendice e note di Giovanni Buttafva, firma d'appartenenza e data al frontespizio, segni del tempo alla covracop., buon es.
8° (ca. 22 x 14 cm). 78 Seiten. Original Ganzleinen und Original Schutzumschlag mit Rücken- und Deckeltitel. Schutzumschlag teilweise gegilbt mit Randläsuren. Widmung des Autors auf dem Schmutztitel. Insgesamt guter Zustand. Erstausgabe. WG 2.36. Mit einer datierten Widmung von Franz Tumler (1912-1998) für den renommierten Berliner Architekten Hermann Fehling (1909-1996).
1937réf. 9582München, Albert Langen-Georg Müller 1937. Pappband, 8°, 63 S., 11.-15. Tausend, Band 87 der Reihe "Die Kleine Bücherei".
1972réf. 16574AMünchen:, Piper., (1972). 8° (ca. 22 x 14 cm). 78 Seiten. Original Ganzleinen und Original Schutzumschlag mit Rücken- und Deckeltitel. [2 Warenabbildungen] Schutzumschlag teilweise gegilbt mit Randläsuren. Widmung des Autors auf dem Schmutztitel. Insgesamt guter Zustand.
1976Mm 135x210 Collana "Il Labirinto". Brossura editoriale, 262 pagine. Minime fioriture ai tagli, peraltro ottima copia. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
1910réf. 840263Berlin: Harmonie Verlagsgesellschaft für Literatur und Kunst. 1910. ca. 75 S. 22,5 cm. Zustand: Gut leichte gebräunt; Akzeptabel; Broschiert
1956In 16? (cm 20), Brossura originale, pagg.126-(2) cop. illlustrata a colori da C. Caesar, testo su due colonne con qualche ill. b.n. n.t., traduzione di Beata Della Frattina, segni del tempo alla cop., ma buon es. Collana "I romanzi di Urania", 138 a cura di Giorgio Monicelli. Wilson Tucker (Deer Creek, 1914 ? St. Petersburg, 2006), autore statunitense di romanzi d'azione, avventura e fantascienza, pubblic? il suo primo romanzo "La citt? in fondo al mare" nel 1951. Curt Caesar, pseudonimo di Kurt Kaiser (Montigny-l?s-Metz, 1906 ? Bracciano, 1974) fu autore di Romano il Legionario e di Willa Sparrow, considerato il primo eroe "negativo" del fumetto italiano; dal 1952 realizz? le copertine della collana Urania, iniziando una storica collaborazione con Monicelli che si interruppe nel 1959.
2015br. Quali forme assume il discorso politico? Come parla un leader ai cittadini? È possibile dire tutta la verità, parlare con franchezza, quando si tratta di questioni controverse e divise, quando il clima politico è teso fino alla lacerazione, o occorre invece nascondere la verità e giocare sulla presa delle emozioni? Queste e altre domande sulla comunicazione politica lampeggiano, con inquietante lucidità e spietata analisi, nei discorsi che Tucidide fa pronunciare ai protagonisti del suo racconto storico nei contesti del dibattito assembleare dell'Atene del Quinto secolo. Dall'elogio della democrazia, pronunciato da Pericle, ai discorsi che riguardano la guerra e la prosperità della polis, dai sacrifici richiesti ai cittadini alle scelte inerenti la conservazione dell'impero e i rapporti con gli alleati: i discorsi, uno dopo l'altro, dipingono un quadro che sollecita, nel confronto, l'orizzonte contemporaneo in una sconcertante attualità. Il volume contiene i tre discorsi di Pericle alla città (l'epitaffio ai caduti in guerra, che è al contempo un elogio della città democratica; i due discorsi che riguardano la decisione di entrare in guerra e la necessità di conservare l'impero), il dibattito tra Cleone e Diodoto sul trattamento da riservare alla ribelle Mitilene (sterminare gli alleati infedeli o ricorrere a misure più moderate) e l'orazione di Alci- biade che incita Atene alla spedizione in Sicilia (il sogno di un'interminabile espansione dell'impero)...
2018brossura
2014br. Le "Storie" di Tucidide di Atene rappresentano il vero e proprio inizio della storiografia occidentale. Composte lungo un periodo di oltre vent'anni, dal 431 a.C. fino agli ultimi anni del secolo, furono scritte da Tucidide nel tempo in cui si svolgevano gli eventi che vi sono narrati. Riallacciandosi alla conclusione dell'opera erodotea, lo storico riprende la narrazione dell'ascesa e del declino dell'Atene democratica, colmando innanzitutto la lacuna dei cinquant'anni intercorsi fra la fine delle Guerre Persiane e il momento in cui, allo scoppio delle ostilità fra Atene e Sparta, si manifestarono i "primi sintomi" della Guerra del Peloponneso. Con occhio moderno, prospettiva critica e razionale, Tucidide elimina dai fatti che racconta i tratti mitici e favolosi tipici del lavoro di molti altri autori antichi, affinché la sua narrazione risulti utile a comprendere la natura umana, e sia composta come un'opera destinata a durare per sempre, non come un lavoro d'occasione "da ascoltare sul momento".
1996brossura Se la guerra del Peloponneso è per Tucidide la più grande mai vista, l'invio di un ingente corpo di spedizione ateniese in Sicilia nel 415 ne è "l'evento più grande". Folgorato dalle proporzioni dell'impresa, acremente appassionato ai suoi retroscena politici, sgomento di fronte alla rovina della poderosa armata, Tucidide ne affronta il racconto, memore di un epico precedente: l'attacco di Serse alla Grecia e la grandiosa nerrazione erodotea. La spedizione in Sicilia è l'Iliade alla rovescia: la sconfitta della Grecia in Occidente si contrappone idealmente all'antica, mitica vittoria della Grecia in Oriente. Ancora una volta, a distanza di secoli, una immensa spedizione per mare, una guerra di conquista lontano dalla patria, un terribile assedio.
2018br. Nella "Guerra del Peloponneso", Tucidide racconta della lotta tra Sparta, modello di oligarchia, e Atene, nuovo paradigma democratico. Ma quanto contraddittoria fosse la natura del governo ateniese, lo apprendiamo proprio dalle testimonianze di alcuni protagonisti di quel lunghissimo scontro: attraverso le voci di Pericle, di Cleone, di Alcibiade. Soprattutto, attraverso la voce dello stesso Tucidide. E se nel primo testo di questa raccolta, il celeberrimo epitafio per i caduti, Atene gloriosamente si erge a baluardo della democrazia, negli altri discorsi la città svela il proprio vero volto, ben diverso da quello demagogicamente propagandato al cospetto dei cittadini : il volto di una potenza aggressiva e imperialista, non estranea ai soprusi e alle prevaricazioni, capace di terribili atti di violenza nei confronti di chi si ribella alla sua supremazia.
1985brossura Nel 431 a.C. scoppiò tra Atene e Sparta la guerra del Peloponneso: una guerra che insanguinò la Grecia per quasi trent'anni e segnò la cupa fine del periodo d'oro della civiltà ellenica. Tucidide, consapevole di vivere un evento di portata eccezionale, lo assunse come momento esemplare di un'analisi che mirava a cogliere, al di là dei nudi fatti, le forze profonde sottese ai processi della Storia. Un'analisi lucida e disillusa che spinge il lettore a interrogarsi sui problemi che si ripresentano sempre uguali alla coscienza storica: i meccanismi e la moralità del potere, gli arbitrii e i diritti dei vincitori e dei vinti, la giustizia dei potenti e la giustizia dei deboli.
2016br. "La guerra del Peloponneso" di Tucidide costituisce una delle più importanti opere dell'antichità, non solo perché il metodo esposto nel primo degli otto libri ha pesantemente influenzato tutta la storiografia occidentale, ma anche per la straordinaria lucidità con cui si pone l'accento sul diritto del più forte e sulla spietata logica del potere. Tucidide voleva, analizzando con precisione gli avvenimenti a lui contemporanei, insegnare ai politici del futuro ed evitare che commettessero errori simili a quelli compiuti allora.
2016br. La guerra del Peloponneso di Tucidide costituisce una delle più importanti opere dell'antichità, non solo perché il metodo esposto nel primo degli otto libri ha pesantemente influenzato tutta la storiografia occidentale, ma anche per la straordinaria lucidità con cui si pone l'accento sul diritto del più forte e sulla spietata logica del potere. Tucidide voleva, analizzando con precisione gli avvenimenti a lui contemporanei, insegnare ai politici del futuro ed evitare che commettessero errori simili a quelli compiuti allora: ideale, illusione, utopia?
réf. 12020BBReinbek, Rowohlt (rororo), o.J. 12°, 4 original Langspiel-Cassetten, Cro2, Stereo in den original Hüllen mitsamt den original Inlets ungekürzte Ausgabe sehr guter Zustand
1965réf. 008401Reinbek, Rowohlt, 1965. Orig.-Leinenbände mit SU, 506 / 530 Seiten, 8°. 51. bis 65- Tausend (1965). Vorsätze jeweils mit einer kleinen handschriftlichen Widmung. Einmalige Sonderausgabe in der Reihe "Die Bücher der Neunzehn". Schutzumschläge mit ganz kleinen Randläsuren. Seiten papierbedingt leicht gebräunt. Sonst sehr gut erhaltene Exemplare. Ausgewählt und zusammengestellt von Fritz J. Raddatz.
1984réf. 32765DBBerlin:, Verlag Volk und Welt;, 1984, 1985. ca. 1900 S. OLn. - OU. - Einbde. leicht berieben, Kanten bestoßen. - OU. mit Randläsuren. Seiten altersbed. gebräunt; sonst gut.
1971réf. 42296Leipzig, Verlag Philipp Reclam jun., 1971. 4. Auflage 444 Seiten , 17 cm, kartoniert
1948réf. 8775Berlin, Rowohlt Verlag 1948. Halbleinen, 8 , 260 S., 20-50. Tausend. Einband leichte Gebrauchsspuren und angebräunt, Namenszug und Datum auf dem Titelblatt, inen lichtrandig. Bilder im PDF- oder JPEG-Format auf Anfrage.
1973réf. 17890ABReinbek bei Hamburg, Rowohlt., 1973. 8. [19 x 11,5 cm]. 232 Seiten, 2 Blätter Buchanzeigen. Taschenbuch. (Kleiner einseitiger Einriss am Rücken unten. Innen braunrandig. Name auf Vorsatz). - Ansonsten ein gut erhaltenes, ordentliches Exemplar ohne weitere Eintragungen. = 444.-458. Tausend. rororo 00131.
1978réf. 5823Reinbek, Rowohlt Verlag 1978. Pappb. mit Schutzumschlag, 8 kleines Format, 237 S., mit Textillustrationen von Wilhelm M. Busch. Guter Zustand. Schutzumschlag Hardcover
2018ill., br. Uscita nel 1929, "Deutschland, Deutschland über alles" è probabilmente l'opera satirica più provocatoria di Kurt Tucholsky. In questo testamento politico accompagnato dalle fotografie dell'artista dada John Heartfield, Tucholsky punta il dito contro la Repubblica di Weimar, denunciando senza mezzi termini la corruzione della giustizia e della società. Le parole dell'autore berlinese scatenarono polemiche talmente accese da indurre lo scrittore a fuggire definitivamente in Svezia. Un corrosivo affresco dell'epoca che ancora oggi continua a graffiare le coscienze.