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1882Ritratto a mezzo busto del musicista.Testo al verso
1997Mm 170x240 Brossura editoriale di pp. 109, con disegni in bianco e nero. Opera in buone condizioni.
1901In 8, pp. 221 + (3). Taglietti ai margg. dei p. Lievi mancanze al dorso. Br. ed. Argomenti: Il canto XII dell'Inferno; Troppo Dante!; Francesca figlia del Petrarca; Un serventese misogino; Francesco Barbaro a San Vigilio; Attorno a G. A. Augurello; Il secolo folle; Marfisa bizzarra; Un epigono del Parini; Uni'altra Francesca; Un salotto classicista veneziano; Giosue Carducci...
1920In-8°, pp. 203, brossura editoriale. Strappo senza mancanze alla sezione superiore del dorso.
1944Dedica manoscritta coeva dell'autore all'occhietto. In ottimo stato
1908In-8° pp. 107, bross. edit. con dorso e piatto posteriore rifatto.
1908Mm 140x205 Studio storico-estetico seguito da un saggio di bibliografia carducciana. Brossura editoriale di 107 pagine. Piccoli restuari al dorso, peraltro buona copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
1942In-8 p., bross., pp. VIII,312. In buono stato (good copy).
1941Mm 130x195 Prima edizione - Brossura editoriale con sovraccoperta e velina protettiva, 226 pagine con 20 illustrazioni in bianco e nero fuori testo. Brunitura alle carte per il tipo di materiale utilizzato, peraltro ottimo esemplare. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Bologna, Zanichelli, s.d., in-16, br. edit., pp. VII, 118, (2).
1950Tiratura numerata ns. n. 581. Omaggio della Casa Ed. Zanichelli ai partecipanti al convegno di studi Carducciani in Bologna 1957. In perfetto stato LII tavole fac-simili di autografi con breve descrizione a fronte
1918Bologna, Zanichelli, (1918) 8vo (cm. 19 x 12) brossura originale, pp. VIII-118. Intonso, in ottimo stato.
1935Bologna, Zanichelli, 1935 (ma anastatica Forni, 1982), 4to brossura originale, pp. XXI con 52 tavole riproducewnti le poesie manoscritte. Edizione di 800 copie fuori commercio promossa dalla sezione bolognese del Rotary Club Italiano.
1935Bologna, Zanichelli, 1935 (ma anastatica Forni, 1982), 4to brossura originale, pp. XXI con 52 tavole riproducewnti le poesie manoscritte. Edizione di 800 copie fuori commercio promossa dalla sezione bolognese del Rotary Club Italiano.
1935Cm. 35, pp. xxii,110 + 52 tavole di fac-simili. Legatura edit. in cart. rigido decorato. Ben conservato.
1961pp. 265, in 8°, bross., tracce di fioritura, Intonso
1981In-8 (cm 24,7x17,5), pp. XI+(1)+314+tavole, leg. edit. in similpelle verde, sovracoperta ill. a col., 282 illustrazioni f.t. Marginale ingiallitura parte alta dorso sovracop. OTTIMO
1981(Firenze) : Edizioni della Cassa di Risparmio di Firenze, (novembre 1981). Edizione bancaria fuori commercio. 8vo (cm. 24,7); cartonato editoriale con sovracopertina illustrata a colori e custodia muta; p. XI (1) 314 + 96 carte non numerate di illustrazioni in b / n (sezione di tavole, con 282 ill.). Custodia a parte (fioriture, bruniture, leggere tracce d'uso, un alone di umidità regressa), ottima copia del volume.
1966Sull'occhietto dedica manoscritta di Spadolini. Coll. "Quaderni del Carlino". In ottimo stato 25 illustrazioni
2014br. Il volume riunisce dieci contributi su alcuni momenti significativi dell'esperienza umana e intellettuale di Giosuè Carducci. Sulla scorta di carteggi, documenti, testimonianze e della ricca pubblicistica coeva vengono indagate le connessioni fra poesia e vita civile, prima e dopo l'Unità: il libro politico di "Juvenilia", l'invettiva giambica di "Dopo Aspromonte", le delusioni del primo periodo post-unitario, le molteplici prese di posizione pubbliche, le accensioni polemiche del ciclo di sonetti di "Ça ira". Particolare attenzione viene anche riservata ai legami di Carducci con la cultura classica (il lungo amore per Virgilio, fino al memorabile discorso mantovano del 1884) e con la tradizione letteraria italiana, da Petrarca (l'edizione del Canzoniere nel 1899) ai moderni (gli studi su Parini, il mito di Foscolo). Altri sondaggi sono poi dedicati ai luoghi della poesia e alle relazioni di Carducci con figure eminenti del suo tempo, da Tommaseo a Pascoli, col mondo dell'università e della scuola e con editori, allievi, collaboratori. Chiude il volume una riflessione su uno snodo centrale della fortuna critica del poeta nel Novecento.
195931 cm, brossura disegnata da R. Musa; p. (6) di pubblicità su carta colorata, da p. 99 a 144, alcune illustrazioni nel testo. Tra l'altro: E' morto Luciano De Nardis, Rapporto epistolare tra il marchese Albicini e Carducci
1881Seconda edizione in gran parte rifatta e notevolmente ampliata. In ottimo stato
1959Mm 135x210 Brossura editoriale con bandelle, 318 pagine. Piccolo strappo (2 cm) restaurato al piatto anteriore, peraltro buona copia. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
2020ill., br. La storia d'amore tra Giosue Carducci e Lina Cristofori, moglie del generale Domenico Piva, ha sempre esercitato un notevole fascino sull'autore nei suoi molti anni di studi carducciani: personaggi divenuti così familiari da "costringerlo" a raccontare la loro storia in un libro che potrebbe collocarsi nella categoria manzoniana dei «componimenti misti di storia e d'invenzione». Il "corpus storico" è rappresentato dalle lettere rimaste, quasi seicento di Carducci e una settantina di Lina, e dalle poesie dedicate all'amata. L'invenzione colma i tasselli, spesso volutamente eliminati, di un legame scomodo, di cui si parlava con imbarazzata reticenza: basti pensare che nell'Edizione Nazionale dell'epistolario, tutte le lettere a Lina figurano indirizzate all'immaginaria Lidia delle poesie carducciane. Al centro della storia c'è naturalmente Carducci con la sua personalità vigorosa e passionale, espressa sia negli slanci d'amore più ardente, sia nelle esplosioni di gelosia frenetica, ma sua degna compagna è Lina, per Giosue la «donnissima», signora raffinata e colta che, pur avendo avuto certamente anche altri amori passeggeri, amò davvero soltanto il poeta. Molta attenzione è riservata anche al marito generale, Domenico Piva, persona non di eccelsa levatura che non riuscì mai a farsi amare dalla moglie, ma che seppe mostrarsi nobile e magnanimo, accettando questo legame per amore di lei, per lui degna solo di un amore sublime. Sullo sfondo della vicenda amorosa si intravede poi quell'Italia del secondo Ottocento che si avviava a diventare "umbertina", di cui Carducci sarebbe diventato il cantore riconosciuto e osannato: emergono soprattutto gli ambienti politici e militari con i quali il poeta si trovò ad avere frequenti contatti, specialmente durante la sua storia con Lina.
2021br. Nel libro sono raccolti nove studi carducciani, dei quali per la verità solo uno è inedito, mentre gli altri otto sono apparsi su riviste negli anni tra il 2008 e il 2019. Ma in realtà anche sugli articoli già pubblicati l'autore è intervenuto su varianti e aggiunte talvolta anche rilevanti, cosicché egli pensa di poter onestamente affermare che anche i saggi "vecchi" contengono novità. Marco Sterpos è anche convinto che questi studi, sia pur scaglionati nell'arco di dodici anni, non costituiscano una mera somma di saggi, ma sviluppino un discorso coerente e organico. Il primo capitolo è dedicato alle idee del Carducci giovanissimo, tra gli anni 1854 e 1857, come educatore e promotore dell'educazione popolare. Il secondo tratta invece del giudizio morale nella poesia carducciana, che si esprime nell'opposizione tra gli aggettivi «pio» e «reo». Nel terzo l'autore mette a confronto le «rime aspre e chiocce» di Dante con il verso che Carducci scelse per la sua poesia satirica e battagliera, che egli chiamò «roggio», concludendo che nel forgiare questo verso Giosue ebbe ben presente la lezione di quelle «rime» dantesche. Il quarto capitolo tratta delle teorie linguistiche di Carducci e della sua aspra polemica col «manzonismo de gli stenterelli», rappresentato da personaggi come il Bonghi e il Broglio, ma anche con lo stesso Manzoni. Seguono poi due capitoli dedicati a lettere scritte a Carducci da persone a lui vicine o vicinissime e riemerse negli anni più recenti: quelle rimaste dell'amata Lina (capitolo V) ed una del marito di lei il generale Domenico Piva (capitolo VI). Nel capitolo VII l'autore tratta dei «grandi comunicatori» nella poesia carducciana, cioè di personaggi, tra storici e leggendari, che Carducci fa parlare attribuendo loro grandi doti oratorie capaci di affascinare gli uditori. L'ottavo capitolo è dedicato alla storia e alla geografia del Piemonte in Carducci e intende mostrare l'immagine che il poeta (ma anche il prosatore) ha della regione nei suoi aspetti geografico paesaggistici e nella sua storia, e il ruolo di grande protagonista che egli riconosce al Piemonte come patria di Alfieri e stato attorno a cui si è potuta realizzare l'unità d'Italia. Infine il nono capitolo è dedicato alla raccolta dei dodici sonetti del "Ça ira" nella quale Carducci maturo e ormai tornato all'ovile monarchico torna a sacrificare alle "muse della barricata" e al mito della "grande rivoluzione", con una "rappresentazione epica" degli storici avvenimenti del grande e terribile mese di settembre 1792 che fece nascere la repubblica francese.