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In -4°, 1 cb, pp. (26), 280; piena pergamena coeva con titolo manoscritto al dorso. Prima e unica edizione di questo cospicuo lavoro del bolognese Pietro Mengoli (1626-86), noto soprattutto per le sue ricerche nel campo dell’analisi matematica: l’“Anno”, frutto di due anni di osservazioni sulla Meridiana di San Petronio, propone dei metodi di correzione al Calendario gregoriano. Il presente lavoro è scritto in un volgare molto limpido e comprensibile, contrariamente alla maggior parte della prosa dello scienziato, scritta in un latino considerato molto contorto, che non giovò alla popolarità dei suoi scritti matematici, rivalutati solo di recente. The first and only edition of this huge work of Pietro Mengoli, a scientist from Bologna mostly known because of his researches on mathematical analisys field: the “Anno” suggests some corrections to the Gregorian calendar.
In-4°, (2), (8), 168, legatura in pergamena rigida, molteplici illustrazioni nel testo, buona copia, prima edizione. Il nome del gesuita Girolamo Saccheri viene comunemente, quando non esclusivamente, associato alla nascita delle geometrie non euclidee di cui è considerato giustamente il precursore. Tra i matematici che si impegnarono nella dimostrazione del quinto postulato di Euclide, Saccheri non cercò di sostituire il quinto postulato con un asserto simile, ma seguì un procedimento logico diverso dagli altri, ipotizzando la sua negazione, sicuro di pervenire ad un assurdo. In realtà, inconsapevolmente, creò a livello elementare due nuove geometrie in seguito definite Geometrie non Euclidee proprio perché in esse si negava la validità del quinto postulato. Fondamentale per lui fu l'incontro con Tommaso Ceva, (1648-1737), matematico e poeta, fratello del più famoso Giovanni Ceva, e con Vincenzo Viviani (1622-1703), matematico che lavorò con Galileo e Torricelli. Saccheri ebbe corrispondenza con tutte e tre queste grandi figure. Molto accurata anche la Neo-statica, del 1708, di argomento fisico che tratta di oggetti in quiete o soggetti a forze in equilibrio. Riccardi II, 405, Sommevogel VIII, 106 In-4 °, (2), (8), 168, hard vellum binding, multiple woodcuts in the text, faircopy, first edition. The name of the Jesuit Girolamo Saccheri is commonly, if not exclusively, associated with the birth of non-Euclidean geometries of which he is rightly considered the precursor. Among the mathematicians who engaged in the demonstration of Euclid's fifth postulate, Saccheri did not try to replace it with a similar assertion, but following a logical procedure different from the others, assuming its denial, sure to arrive to an absurdity. In reality, unknowingly, he created at an elementary level two new geometries which were later called non-Euclidean geometries precisely because they denied the validity of the fifth postulate. Fundamental for him was the meeting with Tommaso Ceva, (1648-1737), mathematician and poet, brother of the more famous Giovanni Ceva, and with Vincenzo Viviani (1622-1703), mathematician who worked with Galileo and Torricelli. Saccheri corresponded with all three of these great figures. Also very accurate is the Neo-statica, written in 1708, on a physics topic which deals with objects at rest or subject to forces in balance. Riccardi II, 405, Sommevogel VIII, 106
In-4 p. (mm. 274X200), cartoncino muto mod. bianco, titolo ms. al dorso, primi 8 volumi in 10 tomi, della “Prima Serie”. Questa importante edizione, illustrata f.t. da numerose tavole inc. in rame, contiene le "Memorie" dei seguenti autori: Tomo I - (pp. 853): Barletti C. - Boscovich R.G. - Fontana F. - Fontana G. - Landriani M. - Moscati P. - Lorgna A.M. - Conte Morozzo - Riccati G. - Conte Saluzzo - Spallanzani L. - Ximenes L. - Malacarne V. - Malfatti F. - Zeviani G.V. Tomo II - parte I e p. II - (pp. compl. LX,907): Barletti C. - Fontana G. - Lorgna A.M. / Malacarne V. - Ximenes L. - De Cesaris A. - Spallanzani L. - Bonnet C. - Volta A. - Bonati T. - Canterzani S. - Girardi M. - Malfatti G.F. - Paoli P. - Scarpa A. - De Cadenberg S. Tomo III - (pp. XXXII,723): Delanges P. - Lorgna A.M. / Malacarne V. - Fontana G. - Riccati G. - Slop G. di Cadenberg - Venturi G.B. - Ximenes L. - Arduino G. - Barletti C. - Cagnoli A. - Marino G.A. - Conte Morozzo - Spallanzani L. - Zeviani G.V. - Fossombroni V. - Girardi M. - Oriani B. - Pini E. Tomo IV - (pp. XLVI,595): Cagnoli A. - Giordano A. - Malacarne V. - Marino G.A. - Riccati G. - Rossi P. - Cigna G.F. - Lorgna A.M. / Malfatti G. - Salimbeni L. - Vassali A.M. - Zeviani G. - Barletti C. - Caldani L. - Delanges P. - Paoli P. - Spallanzani L. - Girardi M. - Maironi G. Tomo V - (pp. XXVIII,590): Cagnoli A. - Lorgna A.M. - Riccati G. - Canterzani S. - Delanges P. - Ferroni P. - Pini E. - Toggia F. - Zeviani G. - Malacarne V. - Pezzi F. - Salimbeni L. - Spadoni P. - Bonati T. - Stratico S. - Volta A. - Fontana F. Tomo VI - (pp. VIII,575): Bernareggi I. - P. Giovan Battista di S. Martino - Toaldo G. - Zeviani G. - Fortis A. - Girardi M. - Slop G. - Olivi G. - Cagnoli A. - Lorgna A.M. / Morozzo - Pezzi F. - Pini E. - Paoli P. Tomo VII - (pp. VIII,511): Cagnoli A. - Fossombroni V. - Zeviani G. - Caldani M. - Ab. Chiminello - Ferrari F. - Lorgna A.M. / Malacarne V. - Rosa M. - Spallanzani L. - Bonvicini G. - Rossi P. - Girardi M. - Barletti C. - Malfatti F. - Olivi G. - Salimbeni L. Tomo VIII - p. I e p. II - (pp. compl. XLVII,758): GiamBatista da S. Martino - Toaldo G. - Penada J. - Slop G. di Cadenberg - Soave F. - Delanges P. - Giovene G. - Rossi P. / Fontana G. - Cagnoli A. - Malacarne V. - Pezzi F. - Canterzani S. - Malfatti F. - Amoretti C. - Bonati T. - Caldani M. - Caldani F. - Chiminello V. - Savj G. - Mascagni P. - Vassalli A. - Zeviani G. - Zuliani P. - Paoli P. - Rubini P. - Venturi G.B. - Casselli G. Numerosissime “Memorie” sono in "edizione originale", come cita il Riccardi,I,”M”, p. 149, che precisa: "Prima serie di questa preziosa collezione, in 25 volumi". Con aloni interc. nel t. ma complessivam. buon esemplare con barbe.
in-4° (15,5 x 21,8 cm). [1], CXXXIX, [10] pp. Mezza pergamena. Al frontespizio, titolo inserito in cornice xilografica. Capilettera figurati. Copia molto marginosa, in ottime condizioni. Prima edizione. Questi opuscula ripercorrono i temi trattati da Aristotele nella “Meteorologia”, opera di ampio respiro dedicata non solo al tempo ma a tutti i principali fenomeni fisici osservati all’epoca. Da Platone Aristotele eredita un profondo interesse per le leggi della fisica, che tratta estensivamente in quest’opera. Per spiegare una di queste (la quarta, l’ultima trattata nell’opera) l’autore di serve di una metafora medica: compare per la prima volta l’illustrazione di una forcipe dentistica (come osservato da M. E. Ring). Durling 2794; Poletti 122; Wellcome I, n° 3744; Sander 3947; M. E. Ring ( ”The first picture of a dental forceps in a printed book”, Journal of the California Dental Association, 2004 )
In-8 (mm. 241x175), 4 volumi, legatura in cartonato coevo (dorso rifatto in mz. pelle mod. con ang., fregi e titolo oro), pp. (8),LXXXVIII,(4),601; (4),564; (4),486; (4),342,(2); grande marca tipografica xilografata al frontespizio (fenice ad ali spiegate su fiamme, rivolta al sole. Motto: Post fata resurgo); all’antiporta del primo vol. ritratto dell’A. inc. in rame da F. Zucchi, con titolo in rosso e nero al frontespizio. Il testo è ornato da testatine, grandi capilettera e finali inc. su legno, con numerose figure pure xilografate nel t. e 1 grande tavola, inc. in rame e più volte ripieg. f.t., che illustra il compasso geometrico, oltre a una tabella (nel II vol., p. 535). "Prima edizione della raccolta completa" delle opere di Galileo Galilei; contiene infatti parecchie scritture inedite e, nel quarto tomo, il "Dialogo dei Massimi Sistemi" che non compare nelle due edizioni precedenti del 1655 e del 1718. Cfr. Riccardi,I, pp. 522-523 che riporta lunghe annotazioni e precisa: ".. questa edizione risulta molto piu' completa ed ordinata delle due precedenti.." - Cinti “Biblioteca Galileiana”,176 - Carli Favaro,478 - Gamba,484: “Questa edizione fu diretta ed illustrata con Note dall’astronomo abate Giuseppe Toaldo.. In quei primi tre Volumi si è aggiunto di più il "Trattato della Sfera", quello di "Misurar con la vista", e diverse "Lettere"; quasi tutto ricavato dalla Libreria de’ pp. Somaschi in Santa Maria della Salute a Venezia..”. Rare e lieviss. fioriture margin., ma certamente esemplare ben conservato.
in-4, pp. (8), 227, (5). Legatura coeva cartonato rustico. Con una tavola inc. in rame ripieg. f.t., svariati diagrammi e figure silogr. n.t., di cui una a piena pag., con soggetto di macchine, figure geometriche e astronomiche. Dedica dell'a. al patrizio veneto Giovanni Giorgi. Una prima edizione parziale uscì in due parti nel 1655. Questa seconda edizione, notevolmente aumentata nel testo e nelle note, è divisa in cinque parti. L'opera si presenta sotto forma di dialogo immaginario tra Galileo, Guldin, e Mersenne, che trattano rispettivamente il confronto fra le forze delle macchine, la gravità terrestre, i vari modi per determinare la massa terrestre, il movimento della terra e la separazione tra terre e acque. L'A. inizia parlando della macchina di Archimede che avrebbe sollevato il mondo, investiga poi sulla gravità del globo terracqueo e sui metodi con i quali si può indagare sulla grandezza della Terra, al fine di ricavare dalla mole il peso e da qui la macchina che, in proporzione risponda alla gravità da muovere. Il gesuita Paolo Casati (Piacenza 1617- Parma 1707) fu insegnante di matematica e teologia a Roma, inviato in Svezia col compito di persuadere la regina Cristina ad abbracciare la religione cattolica ed infine rettore dell'Università di Parma. Esemplare genuino e purissimo, a pieni margini con barbe.. Manca ad Honeyman e Horblit. Cinti 134. Riccardi I, 270. De Backer-Sommervogel II, 800.3..
Codice Atlantico (Codex Atlanticus). Giunti, Barbera, Firenze, 1976. Il Codice Atlantico è la più vasta raccolta di documenti leonardeschi conosciuti. Alla fine del 1500 a Madrid lo scultore Pompeo Leoni con numerosi fogli e frammenti contenevano la quasi totale produzione intellettuale di Leonardo ha creato una composizione curiosa e spettacolare che rappresenta ogni aspetto del genio vinciano: l’ appassionato interesse per la meccanica e la matematica, l'astronomia, la geografia fisica, la botanica, la chimica e l'anatomia, nonché le arti figurative. Disegni per progetti tecnici innovativi, dispositivi idraulici, armi, fortificazioni, macchine volanti, imbarcazioni e automi, oltre agli studi con annotazioni teoriche e pratiche per L'Adorazione dei Magi, Leda e il cigno, e il Battaglia di Anghiari. Inoltre, al suo interno, i progetti per i monumenti equestri, mai eseguiti, a Francesco Sforza e Gian Giacomo Trivulzio, nonché i progetti architettonici per il rinnovamento urbano di Milano e la residenza reale di Romorantin in Francia. L'opera è composta da dodici volumi, in facsimile, formato 44x65 cm. e dodici volumi di testo (formato 22x30 cm. di trascrizione diplomatica e critica a cura di Augusto Marinoni e un volume contenente l'indice per materie e l'indice alfabetico a cura di Pietro C. Marani ), tutti rilegati a mano in piena pelle, con impressioni in oro sul dorso. Edizione limitata di 998 copie. Condizioni ottime.
3 volumi in folio (cm 24,5 x 38), pp. (16) + 526 + (2 bianche) con 24 tavole finali incise all'acquaforte + (2 bianche); (34) + 512 + (18) di indice + (2 bianche) con 20 tavole finali incise all'acquaforte; (8) + 571 + (1 bianca) + 23 + (1) con 13 tavole finali incise all'acquaforte. Leggera gora al margine interno inferiore dei fogli del I volume; gora al margine esterno dei primi fogli del II volume e alone rossastro al margine interno delle pagine; restauri all'occhietto, al frontespizio, alla terza, quarta, quinta, sesta e settima carta del III volume, gora al margine centrale dei fogli seguenti. Legatura in piena pergamena coeva. Edizione completa dei 3 volumi usciti rispettivamente nel 1684, 1686 (a Brescia) e 1692 (a Parma, presso Hippolyti Rosati) di questa importante opera di Francesco Lana, una sorta di enciclopedia delle scienze fisiche con impostazione teorica ed applicazioni pratiche originariamente pensata dall'Autore in 12 volumi. Nella prefazione del I volume, l'Autore lamenta che l'immensita' del programma assunto, le difficolta' della sperimentazione (aggravate dalla mancanza di collaboratori e dalla scarsezza dei mezzi finanziari), la malferma salute, ostacolavano fortemente il suo lavoro. Il secondo volume usci', sempre a Brescia, nel 1686, un anno prima della morte, mentre il terzo volume, ricavato dai manoscritti del Lana, fu pubblicato infine postumo a Parma nel 1692. L'opera maggiore di Francesco Lana tratta tutti i fenomeni fisici, macroscopici e microscopici, allora conosciuti, con molti riferimenti a fenomeni chimici e biologici. Passa in rassegna i principali fenomeni della meccanica, dell'attrazione elettrica e magnetica. Da' spazio alla permeabilita' dei solidi, alla liquefazione e solidificazione dei vapori, alla compressione e rarefazione dei fluidi, all'elasticita', alle vibrazioni, alla coesione, allo studio del suono. "Per quanto riguarda il metodo di trattazione, in primo luogo presenta una serie di esperimenti, molto numerosi, riportati da altri autori o suoi personali e descritti minutamente. Questa e' la base per il metodo induttivo, che egli ha adottato, come unica via per giungere a validi principi generali nello studio della natura. In secondo luogo pone una serie di proposizioni, che enunciano le proprieta' costanti osservate in un tipo ben circostanziato di fenomeno, e dimostra ogni proposizione con logica rigorosa, con argomenti a posteriori o deducendo da principi gia' accertati. In questioni controverse riferisce anche ipotesi di varie scuole. In terzo luogo elenca molte applicazioni pratiche, invenzioni, macchine, alcune gia' note, citando la fonte, altre nuove e descrive minutamente le singole parti delle apparecchiature, riferendosi ai disegni aggiunti al testo. Infine aggiunge un elenco di problemi teorici e pratici particolarmente interessanti, ma ancora insoluti". ("La civilta' cattolica", anno 138, 1987, p. 122 e ss.). Francesco Lana nacque a Brescia nel 1631, a 16 anni entro' nella Compagnia di Gesu' a Roma. Presto' il suo aiuto allo scienziato gesuita Atanasio Kircher, fisico e matematico, che conduceva un laboratorio di fisica. Dal 1654 fu nel Collegio dei Gesuiti di Terni. Si trasferi' poi a Venezia, quindi a Parma. Nel 1675 fu nominato professore di matematica a Ferrara nel Collegio dei Gesuiti e poi anche all'Universita'. Mori' nel 1687. Carli, Favaro, "Bibliografia galileiana (1568-1895)", 359 (Lana riporta gli esperimenti di Galileo sul moto nel Tractatus tertius, liber primus, caput primum). Royal Society. Catalogue of the Scientific Books, p. 617. The Jesuit Collection in the John J. Burns Library of Boston College, p. 86. Boffito, "Biblioteca Aeronautica Italiana", p. 236. In quest'opera Lana ripubblica in latino un saggio precedentemente apparso in italiano, con il titolo di "Prodromo ovvero saggio di alcune invenzioni nuove" (1670) in cui ipotizzava la creazione di una "nave volante", un battello munito di una vela di direzione e sospeso, per mezzo di catene, a quattro sfere cave in modo da poter volare piu' leggero dell'aria. Come sottolineato da Boffitto, il vol. III, libro VI "contiene un cap. dal tit. "Navis quae propria levitate aeri supernatet quaeque velis"; nel volume uscito postumo si tratta "de gravitate et levitate aeris", della sua elesticita', del barometro. Riccardi definisce questa importantissima opera "una estesa enciclopedia fisico-meccanica" della quale... non e' possibile... dare un sia pur brevissimo estratto... l'A. intendeva pubblicare 9 voll. ma non ne uscirono che questi primi tre, assai rari a trovarsi uniti: particolarmente raro e' il III pubbl. postumo". Riccardi, II, 13. Graesse, IV, p. 100 ("Cet ouvrage... devait servir comme un sorte de commentaire a son Prodromo"). Gamba, 1953. Piantanida, 1662. Olschki, Choix, 5760 (che possiede solo i primi due volumi ("...on trouve rarement les 3 vol. reunis"). Pescasio, Rarita' bibl. aeronautiche, p. 43: ("Il Prodromo... doveva costituire il proemio di un altro ampissimo lavoro purtroppo non terminato, intitolato Magisterium... che passa per la maggiore delle sue opere").
In folio, (31x20 cm), bella rilegatura ottocentesca in piena pergamena, titolo su tassello e fregi in oro al dorso; pp. (16), 272, (24), (errore nella numerazione pag. 269/270), due grandi marche, sul frontespizio e al colophon, numerose illustrazioni geometriche silografate nel testo. Al verso del frontespizio ritratto a piena pagina del "curatore" Francesco Barozzi riccamente incorniciato. Numerosi capilettera animati. Titoli degli argomenti trattati con animate cornici silografiche. Antica nota a penna in latino alla base di una pagina. Riccardi 1, 82; Brunet, 4, 895; STC, italian, p. 540
In_8°, pp (4), 230, legatura in pergamena coeva, prima edizione In-4°, pp. [8], 227, [1, errata], Prima edizione molto rara dell’importante lavoro di Francesco Patrizi sul concetto di ‘spazio’. L'importanza di Patrizi nella storia della scienza si basa principalmente sulle sue idee molto originali sulla natura dello spazio, che hanno sorprendenti somiglianze con quelle sviluppate successivamente da Henry More e Isaac Newton. La sua posizione fu esposta per la prima volta in De Rerum Naturae Libri II Priores, alter de Spacio physico, alter de Spacio Mathematico (Ferrara, 1587) respingendo le dottrine aristoteliche dell'horror vacui e di un determinato ‘spazio’. Patrizi sosteneva che l’esistenza fisica del vuoto è possibile e che lo spazio è una precondizione necessaria di tutto ciò che esiste in esso. Lo spazio, per Patrizi, era "semplicemente la semplice capacità (aptitudo) di ricevere corpi e nient'altro". Non era più una categoria, come lo era per Aristotele, ma un ricettacolo indeterminato di portata infinita. La sua distinzione tra spazio "matematico" e "fisico" indica la strada verso successive teorie filosofiche e scientifiche. Il primato dello spazio (spazio) nel sistema di Patrizi è anche visto nella sua Della nuova geometria (Ferrara, 1587), la cui essenza è stata successivamente incorporata nella filosofia della Nova de universis. In esso Patrizi tentò di fondare un sistema di geometria in cui lo spazio fosse un concetto fondamentale, indefinito, che entrava nelle definizioni di base (punto, linea, angolo) del sistema. VERY RARE FIRST EDITION OF FRANCESCO PATRIZI'S IMPORTANT WORK ON THE CONCEPT OF 'SPACE'. Patrizi s importance in the history of science rests primarily on his highly original views concerning the nature of space, which have striking similarities to those later developed by Henry More and Isaac Newton. His position was first set out in De rerum naturae libri II priores, alter de spacio physico, alter de spacio mathematico (Ferrara, 1587) Rejecting the Aristotelian doctrines of horror vacui and of determinate "place," Patrizi argued that the physical existence of a void is possible and that space is a necessary precondition of all that exists in it. Space, for Patrizi, was "merely the simple capacity (aptitudo) for receiving bodies, and nothing else." It was no longer a category, as it was for Aristotle, but an indeterminate receptacle of infinite extent. His distinction between "mathematical" and "physical" space points the way toward later philosophical and scientific theories. The primacy of space (spazio) in Patrizi s system is also seen in his Della nuova geometria (Ferrara, 1587), the essence of which was later incorporated into the Nova de universis philosophia. In it Patrizi attempted to found a system of geometry in which space was a fundamental, undefined concept that entered into the basic definitions (point, line, angle) of the system.
Amstaelodami, sumptibus Societatis, 1714, in-4, legatura settecentesca in piena pergamena (ma dorso rinforzato in pergamena moderna), tagli rossi, pp. [28], 484, [8]. Frontespizio in rosso e nero con marca calcografica della Compagnie des libraires di Amsterdam (due mani uscenti da nuvole strette davanti a fascio littorio che regge una bilancia. Ai lati due putti seduti su casse. In basso due cornucopie. In alto il motto in cartiglio: Vis unita major) e una tavola calcografica ripiegata f.t. raffigurante l'orbita di una cometa. Centinaia di diagrammi xilografici n.t. Dedica a Carlo II, segue un poemetto di E.D. Halley a Newton e due prefazioni di Newton, datate "Dabam Cantabrigiae e Collegio S. Trinitatis, Maii 8 1686" e "dabam Londini, Mar. 28 1713"; poi la prefazione editoriale curata da Roger Cotes professore di astronomia e filosofia sperimentale del Trinity College, datata "Cantabrigiae Maii 12. 1713" e infine lo "Index Capitum totius operis". Prima tiratura di Amsterdam (una seconda olandese fu pubblicata nel 1723), redatta sulla seconda edizione assoluta del 1713 (la prima a contenere lo "Scholium generale" scritto in risposta alle obiezioni di Berkeley e Leibniz), ma rivista e corretta interamente ad Amsterdam. Si tratta la prima edizione impressa al di fuori del Regno Unito d'una delle pietre miliari del pensiero umano. Esemplare proveniente dalla collezione del fisico John Gudbrand Tandberg (1896-1968), con la sua firma di possesso sulla controguardia anteriore: "J. Tandberg Lund 1920". Quarto, XVIIIth century full vellum binding (but the spine has been strengthened with modern vellum), red edges, pp. [28], 484, [8]. Red and black title-page with a copper engraved printer's device (the Amsterdam "Compagnie des Libraires") and a folded copper plate bearing the orbit of a comet. Hundreds of woodcut diagrams throughout the text. Dedication to Charles II, followed by a poem by E.D. Halley to Newton and two prefaces by Newton, dated "Dabam Cantabrigiae and Collegio S. Trinitatis, Maii 8 1686" and "dabam Londini, Mar. 28 1713"; then the preface edited by Roger Cotes, professor of astronomy and experimental philosophy at Trinity College, dated "Cantabrigiae Maii 12. 1713" and finally the "Index Capitum totius operis". First Amsterdam edition (a second Dutch edition was published in 1723), written on the second absolute edition of 1713 (the first to contain the "Scholium Generale" written in response to the objections of Berkeley and Leibniz), but revised and corrected entirely in Amsterdam. This is the first edition printed outside the United Kingdom of one of the milestones of human thought. This copy is from the collection of physicist John Gudbrand Tandberg (1896-1968), with his signature: "J. Tandberg Lund 1920".
"Marca tipografica frontespizio e numerosi diagrammi xilografici nel testo. 4 p.l., 78 pp., 1 carta di errata. Piccolo 4to, pergamena coeva. Venezia: T. Baglionus, 1611. Frontespizio con un piccolo restauro. Prima edizione di questa rara e importante opera nella storia dell'ottica e del telescopio; ha avuto una grande influenza sulle teorie ottiche di Newton ed è di grande interesse galileiano. De radiis visus et lucis si occupa di lenti, telescopi e arcobaleno. De Dominis sapeva come la luce si rifrangeva nel suo passaggio da un mezzo all'altro. Dopo l'invenzione del telescopio De Dominis ha aggiunto la sua spiegazione teorica al suo lavoro. La sua spiegazione non fu del tutto soddisfacente, tuttavia, perché la sua conoscenza della legge di rifrazione era incompleta. De Dominis descrive in modo particolareggiato l'effetto sull'angolo di vista di una lente di maggiore curvatura o di maggiore distanza tra la lente e l'oggetto che si sta osservando. Con la stessa accuratezza ha esaminato le combinazioni di lenti, in particolare la combinazione di un oggetto di vetro convesso e di un oculare concavo. Questo lavoro ha portato alla sua scoperta delle condizioni in cui è possibile l'ingrandimento di un'immagine. ""- DSB, IV, p. 158. Nella prefazione, Giovanni Bartoli, che fu ambasciatore della Toscana a Venezia e uno dei primi sostenitori delle scoperte di Galileo, descrive il cannocchiale di nuova invenzione (attribuendo la sua invenzione a Galileo) e le scoperte rese possibili da questo strumento. De Dominis fornisce anche un resoconto del cannocchiale (pp. 34-43) e suggerisce addirittura i tiranti, entrati in uso molto più tardi . Questo libro contiene anche la famosa teoria dell'arcobaleno di De Dominis che influenzò molto Newton. Nel 1704, Newton scrisse nel suo Optics: ""Questa rifrazione è stata recentemente scoperta e spiegata più completamente dal famoso Arcivescovo Antonius de Dominis di Spalato, nel suo libro De Radiis Visus et Lucis, pubblicato dall'amico Bartolus a Venezia, nell'anno 1611, e scritto sopra 20 anni prima. Perché vi insegna come l'arco interno è realizzato da gocce di pioggia rotonde da due rifrazioni della luce solare. ""Per una discussione approfondita sulla spiegazione dell'arcobaleno di De Dominis, vedere Boyer, The Rainbow (pp. 187-92 & passim ), che lo definisce ""superiore a qualsiasi altro pubblicato nell'intervallo di tre secoli dal 1311 al 1611"". Newton possedeva una copia del presente libro che ora si trova al Trinity College di Cambridge (vedi Harrison, The Library of Isaac Newton, 535). De Dominis (1560-1626), gesuita dalmata, tenne conferenze di matematica, logica e filosofia a Verona, Padova e Brescia. In seguito fu nominato arcivescovo di Spalato (Spalato). La sua fede nell'unità di tutti i cristiani chiese e la pace tra le nazioni lo portarono a fuggire in Inghilterra. Poco dopo il suo ritorno a Roma, fu imprigionato dall'Inquisizione. Morì in una prigione e dopo la sua morte fu riconosciuto colpevole di eresia e il suo corpo fu bruciato. Goethe scrisse di De Dominis che ""ha scoperto lo spettro solare mentre diceva messa"" Cinti 33. Poggendorff, I, 589-90. Riccardi, I, 417-18– ""importantissimo libro"". Printer’s mark on title page & numerous woodcut diagrams in the text. 4 p.l., 78 pp., 1 leaf of errata. Small 4to, contemporary calf. Venice: T. Baglionus, 1611. Title page with a small restoration. First edition of this rare and important work in the early history of optics and the telescope; it had a major influence on the optical theories of Newton and is of great Galilean interest. De radiis visus et lucis deals with lenses, telescopes, and the rainbow. De Dominis knew how light was refracted in its passage from one medium to another. After the invention of the telescope Dominis added its theoretical explanation to his work. His explanation was not entirely satisfactory, however, because his knowledge of the law of refraction was incomplete. De Dominis describes in particular detail the effect on the angle of sight of a lens of greater curvature or of a greater distance between the lens and the object being viewed. With the same thoroughness he examined lens combinations, in particular the combination of a convex object glass and a concave eyepiece. This work led to his discovery of the conditions under which the magnification of an image is possible.""–D.S.B., IV, p. 158.In the Preface, Giovanni Bartoli, who was Tuscan Ambassador at Venice and an early advocate of Galileo’s discoveries, describes the newly invented telescope (attributing its invention to Galileo) and the discoveries made possible by this instrument. De Dominis also provides an account of the telescope (pp. 34-43) and even suggests draw-tubes, which came into use much later. This book also contains De Dominis’ famous theory of the rainbow which greatly influenced Newton. In 1704, Newton wrote in his Optics: ""This Refraction was of late more fully discover’d and explain’d by the famous Antonius de Dominis, Archbishop of Spalato, in his book De Radiis Visus et Lucis, published by his friend Bartolus at Venice, in the Year 1611, and written above 20 Years before. For he teaches there how the interior Bow is made in round Drops of Rain by two Refractions of the Sun light."". For a thorough discussion of De Dominis explanation of the rainbow, see Boyer, The Rainbow (pp. 187-92 & passim), who calls it ""superior to any other published in the interval of three centuries from 1311 to 1611."" Newton owned a copy of the present book which is now at the Trinity College, Cambridge (see Harrison, The Library of Isaac Newton, 535). De Dominis (1560-1626), a Dalmatian Jesuit, lectured on mathematics, logic, and philosophy at Verona, Padua, and Brescia. He was later appointed archbishop of Split (Spalato). His belief in the unity of all Christian churches and peace among nations caused him to flee to England. Soon after his return to Rome, he was imprisoned by the Inquisition. He died in a dungeon and after his death he was found guilty of heresy and his body was burned. Goethe wrote of De Dominis that ""he discovered the solar spectrum while celebrating Mass"" Cinti 33. Poggendorff, I, 589-90. Riccardi, I, 417-18–""importantissimo libro"" "
Milano, G. Bernardoni, 1873 – 1874 - 1875 - 1876 – 1877 - 1878. Sei volumi, rilegati in tre, in 8° piacevolmente rilegati in mezza pelle con fregi e titoli dorati ai dorsi. Pp. XXIX, (2), 144; XXXIII, (2), 114, (2); XXXIII, 1 c.b, 167(1); XXIX, (2), 161(1); XXXII, 225, 1 c.b; XLIII, 159. Dagli indici: parole in onore di A. Manzoni; Del banco di Sant’Ambrogio; sul cholera; gli orecchini; sull’istituzione di una guardia medico chirurgica notturna in Milano; sull’Eucalyptus globusus (con una tavola); esumazione della salma di A. Volta; cenni storici sopra Antignate; L. V. Brugnatelli e la galvanoplastica; sull’Acariasi del condotto uditivo esterno degli animali domestici; A. Volta a Parigi; della utilità di una maggiore diffusione delle cognizioni intorno ai diritti e ai doveri dei cittadini; etc.