2015ill., ril. Nel colmo dell'inverno, quando la natura riposa nella morsa del gelo, le campagne europee vengono percorse da una miriade di compagnie mascherate, chiassose, beneauguranti e buffonesche, satelliti orbitanti di quel misterioso pianeta che è il carnevale. In tutto il continente, nonostante la sua grande varietà di lingue, nazionalità e religioni, queste mascherate rivelano sorprendenti somiglianze non solo nei personaggi, nei costumi e nella forma delle azioni rituali, ma anche nella struttura della messa in scena, che vede un susseguirsi ordinato di fasi distinte, dai diavoleri d'esordio di personaggi selvatici e paurosi, alla conduzione di riti augurali composti e calibrati, fino alle comiche finali: come se comunità lontanissime, sparpagliate ai quattro angoli del continente, continuassero da secoli ad attenersi a uno stesso copione, a una medesima antica liturgia. Nove anni di ricerca hanno permesso di lanciare su questi fatti uno sguardo nuovo, e di immaginare un'Europa che, nei fondamenti della sua antica religione agraria, si può pensare ancora unita.
Best.-Nr. 110481aafParis, Bruxelles, A l’Enseigne du Chat qui Peche, s. d., vers 1960, in-8vo, 32 p., richement ill. n./b., Evoi de l’auteur sur 5 lignes pour Henri Perrochon 1959. Un des 60 ex. h.c. n° 47 brochure originale.
2021ill., br. Le attività lavorative che venivano svolte un tempo sull'Adige e lungo le sue rive rappresentavano componenti fondamentali di un mondo diversificato e operoso conservatosi fino ad alcune decine di anni fa. Il fiume, via di comunicazione fin dai secoli più lontani, rappresentava una fonte primaria di lavoro e prosperità e lungo le sue rive venivano svolte operazioni di ogni tipo. Insieme ai barcaioli e agli zattieri, ai mugnai e ai pescatori, svolgevano i loro compiti tanti altri artigiani e addetti alle mansioni più disparate: tintori, follatori, cavatori di sabbia e ghiaia, maestri d'ascia che costruivano barche e chiatte, carrettieri, facchini, traghettatori e persone che frequentavano le rive per svolgere faccende quotidiane oggi svolte con le moderne attrezzature. Di tutto questo insieme di operosità che caratterizzava l'Adige per gran parte del suo corso, dalle valli alpine alla foce, si fa fatica, ora, ad individuare anche i deboli segni che lo ricordano. Il volume ha il merito di riportare alla luce in modo ampio e approfondito questo mondo scomparso, forte di elementi ambientali e antropologici e parte integrante della storia e cultura materiale atesine.
2019ill., ril. In Europa è la più vasta e organica raccolta di leggende legate a un territorio geograficamente ristretto qual è il Trentino, un corpus di miti, di racconti e di personaggi unico riproposto in un linguaggio moderno, godibile. 1.000 leggende nate nel corso dei secoli nei filò e nei castelli, nelle locande e nei castelli del Trentino. 1.000 frammenti di storia popolare, di emozionanti vicende, di fantastiche creature create dall'immaginazione di anziane donne e di arguti contastorie grazie ai quali è giunto fino a noi il "cuore più profondo" del popolo trentino. Senza finzioni, senza convenzioni, senza pudori. La rabbia contro i potenti; una religiosità genuina e concreta; un desiderio innato di dare e di darsi spiegazioni a fenomeni naturali incomprensibili (frane, terremoti, valanghe, incendi, pestilenze, carestie...): sono state queste le micce che hanno innescato le fantasie di uomini e donne dal Medioevo fin quasi ai nostri giorni, rendendoli portavoce di un popolo alla ricerca malgrado tutto della propria felicità. 1.000 messaggi in bottiglia che ci arrivano da tutte le valli del Trentino, da tutti i borghi e i villaggi sparsi ai piedi delle Dolomiti.
2020ill., br. Questo libro analizza le modalità espressive proprie del kimono attraverso fotografie e testi scritti da un'esperta di storia del costume e dei tessuti giapponesi. L'ampia messe d'informazioni sui colori, le stoffe e le decorazioni tipiche dell'abito tradizionale giapponese concorrono a formare un ritratto di questa forma di espressione e, più in generale, della cultura, dell'arte e del pensiero giapponesi. I sontuosi motivi classici e le ricche scene tessute, dipinte o ricamate sui kimono mostrano una sensibilità - talora venata di ironia e senso dell'umorismo - alla bellezza che è squisitamente nipponica. Articolato secondo temi diversi, dai motivi naturali associati a ogni stagione (fiori e piante, uccelli e animali) ai simboli di potere e fortuna, dai paesaggi alle scene tratte dalla letteratura e a molti altri soggetti, questo libro aiuta a comprendere quanto il kimono rifletta i tempi che cambiano, pur continuando a comunicare un'impressione di "atemporalità" dovuta al costante richiamo alla tradizione. Il libro fornisce anche notizie su gioielli, forcine e altri accessori, per offrire un quadro più completo della storia del costume giapponese.
2000Best.-Nr. GAS396Wuppertal, Fuhlrott-Museum, 2000. (Veröffentlichungen aus dem Fuhlrott-Museum ; ISSN 1434-8276), 1. Aufl., 71 Seiten, Abb., 21 x 14,5 cm, Heft. - Guter Zustand. broschiert/ Taschenbuch/ paperback
2015br. Nell'aprile del 1968 Sergio Liberovici, in Polesine, si trova di fronte una realtà irriducibile al proprio orizzonte di senso, forgiato di esperienze fortemente orientate da un punto di vista ideologico, dai Cantacronache fino alle ricerche condotte assieme a Emilio Jona sul canto sociale e le memorie operaie. Diviso nelle tre isole di Polesine Camerini, Ca' Venier e Donzella, il territorio si profilava come un mondo arretrato ed arcaico: tutti vivevano promiscuamente di attività integrate, per cui era difficile separare gli ambiti economici e le appartenenze sociali, e ognuno gravitava attorno a gruppi di case aggrappate agli argini e imminenti sull'acqua. Liberovici raccoglie una pluralità di voci e suoni che animano un vivace spaccato della fine degli anni Sessanta. A dispetto del suo isolamento, nei circa 200 documenti conservati nella raccolta 117 degli Archivi di Etnomusicologia, si scopre un luogo di incontro dove convergono, dal sud al nord della Penisola, disparate tradizioni musicali, memorie di ex mondine, di rumorosi canti d'osteria, di esuberanti cori spontanei di un paese fluviale e, in particolare, dalla voce di Angela Binatti.
2006ill., ril.
2010ill., br. Nel 1797 si tiene l'ultimo Carnevale "storico" di Venezia, pochi mesi dopo cade la Repubblica per mano di Napoleone, la successiva cessione di Venezia all'Austria decreta la fine dell'indipendenza della città durata più di mille anni. Da quel momento il Carnevale viene abolito assieme ad altre usanze; per quasi due secoli non rimane che un ricordo della Festa. Per capire la rinascita del Carnevale di Venezia, che viene solitamente datata nel 1980, bisogna inquadrarla nel contesto degli anni precedenti. Nel '79 viene stilato per la prima volta un programma, si propone di coinvolgere i veneziani con iniziative in piazza San Marco e nelle strade per far rivivere le antiche tradizioni della Serenissima. Nel '79 la Scuola Grande San Marco organizza il Volo della Colombina riproposto per la prima volta davanti a migliaia di veneziani, alcune feste e spettacoli ed il martedì grasso, il Gran Ballo in piazza San Marco e il falò del Pantalone che chiude i festeggiamenti.
2018brossura
2015ill., br. Cos'erano le Contrade nella protostoria del Palio? Se per esse si chiama in causa l'etimologia da "con-strata", cioè unione di più strade, si coglie solo in parte il senso che la parola ha acquisito negli ultimi tre secoli; "la Contrada - come scrive il Ceccherini - comprendeva tutti i suoi abitanti, che erano solidalmente responsabili dell'esecuzione degli ordini emanati dalle autorità comunali, rispondeva del pagamento delle imposte e preste, attendeva alla polizia urbana, al mantenimento delle vie e a vari altri servizi di pubblica utilità nell'ambito della sua circoscrizione, rappresentando un organo subordinato del Comune". Ad ogni rione corrispondeva una compagnia e non è casuale la significativa coincidenza dei confini delle contrade con quelli delle parrocchie. Un momento decisivo del percorso secolare che ha portato le contrade e il loro Palio sino a noi, fu rappresentato dall'aggregarsi dei contradaioli intorno a una chiesa. Nel testo si fa un quadro delle 17 Contrade di Siena, partendo proprio dai suoi oratori, analizzati e riletti attraverso la storia, l'arte e l'architettura che li contraddistingue.
2008ill., br. Verso la fine dell'VIII secolo la storia conosce nuovi protagonisti: i Vichinghi. Il mondo "civile" viene infatti sorpreso e sconvolto dalla comparsa, sulle coste britanniche, di predoni del mare provenienti dal Nord dell'Europa. Sono le prime avvisaglie di una serie crescente di incursioni e di imprese grazie alle quali questi uomini raggiungeranno terre ignote e lontane. Abilissimi navigatori, sagaci commercianti, predatori spietati, guerrieri pressoché invincibili, i Vichinghi hanno potuto custodire e trasmettere per secoli l'eredità culturale dei loro avi. A questo retaggio di tradizioni è dedicato il presente volume, che pone al centro del proprio interesse il patrimonio mitologico delle popolazioni nordiche.
2012br. Il "tamburo del diavolo" è, nella colorita immagine usata dai pastori del Cilento, il fragore del tuono, che porta la tempesta e oscura il sole. Questo libro, fin dal titolo, vuole essere dunque uno straordinario omaggio ai pastori, e insieme un rigoroso e ricchissimo studio antropologico del loro mondo. Frutto di una ricerca intrapresa da quarant'anni, esso evoca, per il suo respiro, il grande antecedente del lavoro sui contadini e il mondo magico di Ernesto De Martino. Nei pascoli solitari delle montagne non giungevano i rumori e i contrasti della città. Ma si può ancora immaginare, nella convulsione attuale dei centri urbani, com'era la vita di un pastore? A narrarla, in questo volume, sono gli stessi protagonisti, per lo più del Vallo di Diano, ma anche delle aree vicine, Cilento e Basilicata. I racconti, registrati a partire dagli anni settanta, sono espressione diretta della collettività pastorale. Non pochi, tra i testimoni interpellati, erano nati nell'Ottocento e conoscevano bene le tradizioni degli avi, al di là delle proprie esperienze di vita. Non si può entrare nel vissuto quotidiano del pastore senza tener conto dell'alone di mistero che lo circondava: ecco perché una parte importante del libro è dedicata al suo mondo magico. Qual è il senso del recupero di queste memorie? Prima di tutto un bisogno profondo di ricerca della più remota identità dei luoghi. E un mondo perduto, quello di cui stiamo parlando? Forse, e fortunatamente, ancora non del tutto.
2021ill., br. 1000 antichi detti napoletani dedicati all'amore. Con un corposo Glossario napoletano-italiano e Indici copiosi per facilitare la ricerca. Elegante volume con 10 antiche stampe popolari. Edizione su carta pregiata e astuccio rigido telato.
2020ill., br. Elegante volume (18x25) di 160 pagine con 10 riproduzioni di antiche stampe popolari. Raffinata edizione su carta pregiata con astuccio rigido.
2020ill., br. "Il Grande Dizionario dei proverbi italiani" comprende una parte significativa del patrimonio di proverbi presente nella lingua o attestato nella letteratura, escludendo - non solo per ragioni di ordine pratico - quelli di origine dialettale. All'interno della lingua italiana, sono stati presi in considerazione solamente i proverbi veri e propri, cioè le frasi di per sé complete e dotate di senso compiuto. Sono stati raccolti così 11000 proverbi. Di ognuno di essi si dà la spiegazione e si riportano le eventuali varianti, il riferimento ad altri proverbi di significato analogo, le attestazioni letterarie e le matrici latine. L'ordine dei proverbi è quello alfabetico. Se però il lettore vuole conoscere quali sono i proverbi che contengono una determinata parola, può farlo grazie all'Indice delle parole.
2016ill., ril. Nel cuore azzurro del Mediterraneo c'è un'isola del tesoro, anzi, dei tesori: è infatti dalla Sicilia che ci arriva l'ultimo prezioso repertorio di fiabe e storie popolari che il grande maestro Giuseppe Pitrè ha sottratto all'oblio più di cento anni fa, trascrivendo parola per parola altre centosettantatré storie ascoltate dai popolani. Dopo il successo delle trecento fiabe sgorgate dal Pozzo delle meraviglie (2013), la Donzelli getta di nuovo in acqua la lenza per ripescare un altro forziere di trame incantate e dimenticate. Questa volta l'amo si cala negli abissi mediterranei, per portare in superficie storie e personaggi suggestivi come quel Cola Pesce di cui la raccolta offre al lettore ben diciassette diverse storie. Talvolta bambino e talvolta uomo, Cola è una creatura per metà umana e per metà marina, a cui un re o una regina divorati dalla curiosità chiederanno di scoprire cosa si celi nei fondali dell'isola e su cosa poggi l'intera Sicilia. Il filo del racconto si tende tra il mito classico e la leggenda popolare, che tramandandosi di bocca in bocca si arricchisce. Non a caso, la storia di Cola Pesce fu scelta da Calvino tra le più belle destinate alla sua raccolta di Fiabe italiane.
2014br. L'autrice ha raccolto, in relazione alla propria lingua materna, parole nei fondali della propria mente e nelle annotazioni di anni, realizzate con l'ausilio del questionario per la stesura dall'Atlante linguistico ed etnografico del Piemonte Occidentale, sia per serbare memoria delle generazioni che ci hanno preceduti; sia per fornire uno spunto e uno stimolo a ulteriori più approfondite analisi (fonetiche, fonologiche, semantiche, culturali, ecc.), di consuetudini e visioni del mondo, anche in rapporto a parlate affini o "dominanti". Gli esempi di uso, i detti, i proverbi, le formule dialettali aprono talora squarci sulla "cultura", sui valori, le norme, le consuetudini, le sapienze e le fatiche di un mondo in via di sparizione.
1966Best.-Nr. 32799Montréal Fides [1966] In-8 illustré (cartes), 514p. Cartonnage de l'éditeur, toile bleue et jaquette.
1914Best.-Nr. 5222(Pensionnat Mont-St-Louis) In-12 à l'italienne Couverture rigide toile Montréal 1914
1972Best.-Nr. 33602Montréal Leméac 1972 in-8, 2 volumes à pagination continue, 571p. Couverture imprimée.
2006Best.-Nr. 24404Gießen, Psychosozial-Verlag, 2006. 581 Seiten, mit 17 Abbildungen. 21 x 15 cm, Broschur.