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2015br. Cibo, fame e proverbi nell'anno dell'Expo.
2023ill., br. Riportato in vita nel 1980 e da allora celebrato nella decina di giorni che precedono la quaresima, il carnevale di Venezia, festa liberatrice, dominata dal piacere e dalla trasgressione, fu a lungo anche strumento politico. Nato alla fine dell'XI secolo, il carnevale divenne nel Quattrocento uno dei momenti chiave di un rituale destinato a celebrare i successi politici ed economici della Serenissima. La sua dimensione celebrativa e festiva non smise in seguito di raffinarsi, tanto che diventò nel XVIII secolo il simbolo per eccellenza dei carnevali urbani, appuntamento imperdibile per i principi e i membri delle élite di tutta Europa. Nel corso del XIX secolo, quando Venezia non regnava più su alcun mare e aveva perduto la propria indipendenza, il carnevale scomparve a poco a poco dalla vita veneziana e dalla coscienza europea. Il suo ritorno nel 1980 realizzò il duplice intento di risuscitare una festa urbana segnata dagli splendori barocchi del XVII secolo associandola ai ricordi di Vivaldi, Pietro Longhi e Goldoni, contemporanei del secolo dei Lumi.
2018ill., br. Sono cresciuta a proverbi, modi di dire, storie e facezie. In ogni occasione della vita, felice, triste o semplicemente fuori dall'ordinario, mia madre sottolineava l'evento con un motto che spesso poi in famiglia ci ripetevamo, costruendo un ambiente unico intriso di memorie e di modi di vedere la realta e la vita, quel lessico familiare che costituisce il nucleo di aggregazione originario di ogni esistenza. Un sistema arguto, originale e spesso dissacrante di trasmettere delle saggezze accumulate negli anni, magari ormai inutili, ma sicuramente testimonianza di un passato che noi non potevamo piu osservare direttamente.
2013ill., br. Oltre 1.700 proverbi, massime, sentenze, aforismi, modi di dire in dialetto, raccolti sulla montagna veronese in oltre trent'anni di ricerca; costituiscono il succo dei valori di un popolo, la summa dei suoi principi, l'esposizione della sua Weltanschauung. Sono relativi alle più varie occasioni, circostanze o attività e offrono, utili consigli, fondamentali norme di comportamento, opportune indicazioni. Al lettore di oggi possono risultare troppo legati soprattutto alla società rurale; ma se si considerano i bisogni essenziali dell'uomo, che nella gran parte restano immutati nei secoli, hanno ancora molto da dire anche all'uomo moderno.
2021brossura
2021ill., br. Il libro si suddivide in due parti: una pratica, che presenta un confronto con gli interrogativi della vita moderna, e una più arcaica in cui la cultura e il folklore svelano la quotidianità, i sentimenti e la "magia" dei nostri avi. Una magia che è tradizione, cura e storia tramandata. Ognuno potrà soffermarsi su quei punti che più sente in sintonia con la fase in cui si colloca, in quel momento, nel suo cammino. Alcuni tratti di questo Percorso sono scritti in modo diretto, altri sono poetici, sfumati, arricchiti di termini arcaici, fantasiosi e ancestrali, quasi a ripercorrere lo stile romantico tipico dell'800. Questo altalenare di stili ed espressioni ha un suo perché: se tanto è importante giungere al fulcro di un discorso in maniera pratica, in un libro che è il riassunto dell'esperienza, non possono e non devono mancare, stimoli atti a suscitare emozioni. La natura non è solamente concreta materia, ma è pura essenza e sono ancora salde, nella profondità dell'Anima, le antiche radici.
2022ill., ril. Il volume, attraverso una ricca serie di cartoline e fotografie, racconta la storia di una delle nove tranvie intercomunali torinesi che, partendo dalla capitale sabauda, servivano il territorio circostante. Questa linea tranviaria, conosciuta con il semplicistico appellativo di "trenino di Giaveno", era ben più articolata: fin dal 1881 infatti congiungeva Torino a Orbassano; da qui si dipartivano due rami, uno che - attraverso Bruino e Trana - raggiungeva Giaveno (1883); l'altro che toccava Piossasco (1882). Da lì, in tempi successivi, la tranvia venne ulteriormente estesa fino a raggiungere Cumiana (1889) e Pinerolo (1899). L'attraversamento di ciascun nucleo abitato è abbondantemente documentato con numerose immagini; il sintetico testo che le accompagna descrive lo sviluppo della linea seguendone il percorso. Numerosi box, poi, approfondiscono gli aspetti più importanti della tranvia dal punto di vista storico, economico e sociale. Non manca l'approfondimento tecnico, con la descrizione delle vaporiere in attività nell'epoca pionieristica del servizio tranviario ed un capitolo è dedicato all'elettrificazione della linea, che venne soppressa nel 1958.
2013ill., br. Dai BioLabs della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa un testo di carattere didattico-divulgativo per riscoprire le tradizioni etnobotaniche delle Valli di Zeri, uno dei territori più integri dal punto di vista naturalistico dell'intero Appennino centro-settentrionale. Le tradizioni popolari sono una ricchezza della collettività e hanno in sé un elevato valore educativo, come traccia storica della civiltà contadina - oggi, in evidente fase di declino oltre a una forte valenza scientifica, sociale ed economica in virtù delle potenziali ricadute applicative che offrono. Il testo affronta il significato dell'etnobotanica e delle sue metodiche di indagine, inquadra il territorio zerasco dai punti di vista storico, geografico e vegetazionale, per poi condurre il lettore all'analisi dell'uso popolare di 160 piante. Queste trovano impiego in molteplici ambiti della vita rurale e in particolare quello medicinale, alimentare e artigianale, oltre a usi meno attestati come quello tintorio, voluttuario, ludico e perfino magico-religioso. Tutte le specie vegetali sono esaminate in uno specifico schedario, corredato di un atlante foto-iconografico per facilitare il loro riconoscimento in campo. Infine sono presenti varie schede di approfondimento per accrescere le proprie conoscenze etnobotaniche, come quelle su 'Le torte salate della tradizione zerasca', 'La medicina popolare in Lunigiana' o le 'Piante alimentari: problematiche generali', per citarne alcune.
2018ril. Dopo una ricerca sul campo su canti e tradizioni popolari della cultura orale marchigiana, Marino Carotti ha raccolto in questo libro le narrazioni più interessanti. Sono testimonianze di vita che egli ha trascritto dalle numerose registrazioni effettuate per circa dieci anni. Gli argomenti trattati hanno a che fare con il mondo contadino: il duro lavoro nelle filande, le attività stagionali, l'allevamento del baco da seta, i cordai, i carrettieri, i cantastorie, i suonatori di organetto e le questue, i girovaghi e i mendicanti, i sacrestani, la religione e le processioni, gli aspetti magici e superstiziosi del sapere contadino, le strutture e le gerarchie familiari, le scampanate notturne di protesta e le serenate, le sfide tra paesi confinanti, le fiere del bestiame, i luoghi di riunione come le stalle e le osterie, i rastrellamenti e le perquisizioni in tempo di guerra, la scuola, la socializzazione e gli altri aspetti dell'antico vivere... Nella seconda parte del libro sono stati inseriti i canti di cantastorie, che trattano principalmente fatti di cronaca, amori difficili, briganti, agiografie, contrasti, satira di costume e altri temi della cultura popolare. Prefazione di Franco Musarra.
2021br. Parlà a nòsta mòda, oppure parlà barménc: gli abitanti di Balme hanno sempre definito così la propria lingua, appartenente al ceppo francoprovenzale. Una parlata che è risuonata nel corso dei secoli, trasmessa oralmente senza mai comparire negli atti ufficiali, scritta solo pochissime volte su pezzi di carta, qualche volta incisa in brevissime frasi scolpite nella pietra. Un idioma da sempre utile a indicare il vivere quotidiano in un ambiente difficile, tra pareti rocciose ai limiti dell'insediamento umano. La ricerca offre alle generazioni che verranno il quadro completo dell'espressione viva dei propri avi, sollecitando al tempo stesso nuovi spunti di ricerca.
2020br. Un viaggio simbolico lungo favole e versi di poeti antichi e moderni che scorrono nei dialoghi tra personaggi che sembrano discepoli di Ermete Trismegisto o seguaci di Carl Gustav Jung.
2019br. Dalle radici stesse della nostra civiltà, da Esopo a La Fontaine, gli animali sono stati considerati specchio della società umana e, a volte, ben di più. Ogni animale rimanda a uno o più simboli, che l'autore ci svela tramite dei dialoghi tanto piacevoli sul piano narrativo quanto profondi dal punto di vista psicologico.
2016br. Massimo Centini è un grande divulgatore. Negli anni si è occupato di tradizioni popolari e criminologia, ottenendo successo di pubblico per la scelta dei temi e la scrittura scorrevole e lineare. "Lupus in fabula" non fa eccezione, il tema del licantropo, grande protagonista del folklore popolare, prestato alla letteratura e al cinema horror, viene raccontato in tutte le sue sfaccettature, psicologiche e antropologiche, storiche e mediche, con un linguaggio alla portata , di tutti. Il mito di un essere umano che si trasforma in lupo a ogni plenilunio è antichissimo e presente in molte culture, ma è nei secoli della caccia alle streghe e dell'Inquisizione che diviene un vero e proprio demone collettivo. Centini, partendo da questo affascinante momento storico, racconta le evoluzioni del mito del licantropo, fino al suo approdo contemporaneo alla letteratura e al cinema horror.
2016br. Massimo Centini è un grande divulgatore. Negli anni si è occupato di tradizioni popolari e criminologia, ottenendo successo di pubblico per la scelta dei temi e la scrittura scorrevole e lineare. "Lupus in fabula" non fa eccezione, il tema del licantropo, grande protagonista del folklore popolare, prestato alla letteratura e al cinema horror, viene raccontato in tutte le sue sfaccettature, psicologiche e antropologiche, storiche e mediche, con un linguaggio alla portata , di tutti. Il mito di un essere umano che si trasforma in lupo a ogni plenilunio è antichissimo e presente in molte culture, ma è nei secoli della caccia alle streghe e dell'Inquisizione che diviene un vero e proprio demone collettivo. Centini, partendo da questo affascinante momento storico, racconta le evoluzioni del mito del licantropo, fino al suo approdo contemporaneo alla letteratura e al cinema horror.
2016br. Prefazione di Federico Prizzi.
2010ill., ril. Un invito a percorrere le più celebri vie di Firenze accompagnati da curiose storie e piacevoli aneddoti che avranno la capacità di affascinare il lettore. Un vademecum, pensato per tutti quei vecchi conoscitori e nuovi esploratori che, immergendosi nello spirito ricco di storia, burla e leggenda, vorranno scoprire e riscoprire la storia della Toscana e del suo capoluogo. Il volume, interamente illustrato a colori, si è avvalso di un'apposita campagna fotografica di Aldo Zaccagna. È arricchito dalle mappe dei quartieri storici di Firenze, delle cinta murarie, degli itinerari e dei luoghi d'interesse.
2021br. Da Re Artù a Robin Hood, dal folklore gallese alla Foresta di Sherwood, ecco una raccolta delle leggende più antiche dell'Isola di Britannia scritte per un pubblico di lettori e non di studiosi.
2013ill., ril. In questo nuovo libro dedicato alla sua terra d'origine, Matteo Collura affronta i miti che hanno reso celebre la Sicilia, ricercandone le origini e seguendone gli imprevedibili sviluppi. Viene così fatta luce su misteri e arcani che hanno reso e rendono la Sicilia una vera e propria fabbrica del mito, dal divino stupratore Plutone ai feroci boss mafiosi dei giorni nostri. Ecco quindi i protagonisti di leggende che ancor oggi condizionano la vita dell'isola: Salvatore Giuliano, i monaci "mafiosi" di Mazzarino, Giuseppe Genco Russo, il barone Agnello e il suo ineffabile sequestratore, il mago Cagliostro, il satanico Crowley, il padre dei surrealisti Raymond Roussel, Ettore Majorana e il barone Pietro Pisani, fondatore, in una Palermo lontana anni luce dalla ragione, della caritatevole ancorché eccentrica Real Casa dei Matti. Tra tanto incalzare di misteri, ecco i ritratti di donne che hanno cambiato il corso della storia (Franca Viola), e di uomini che furono vittime di fatali ossessioni femminili (Vincenzo Bellini). Chiudono degnamente la stravagante galleria il principe di Palagonia e i suoi mostri, eloquenti simboli di un destino geografico e storico le cui radici affondano in un contesto antico e severo, quello di una terra aspra che sa nutrire il silenzio e coltivare l'enigma.
2015br. Il giro del torototèla è il secondo volume di Paese perduto. Nel disegno unitario dell'opera, esso tende a rappresentare il mondo contadino e la sua cultura, oltre che con l'espressione comune della parola, anche attraverso la canzone, la filastrocca e la battuta ironica, condensata nello spirito e nella forma dei soranòmi, delle nominàie, delle coionàie. Il torototèla, cantastorie modesto delle contrade della Bassa, ultimo "trovatore" di una lunga catena di poeti questuanti, è il segno rappresentativo della parola povera legata al lavoro, alle cose, alla quotidianità, ma che ha dignità e forza per elevarsi a canto e a poesia.
2018ill., br. Mentre centinaia di film e romanzi, decine di videogame, fumetti e web series, articoli di giornale e ponderose - per quanto improvvisate - speculazioni filosofiche ne decretano la dilagante popolarità, il Morto Vivente è ancora un'entità sfuggente e sotterranea per la saggistica italiana. Zombie Walk cerca di colmare questo vuoto raccontando l'irresistibile ascesa di un mostro senza qualità, la claudicante avanzata di un anti (o super?) eroe senza precedenti che, con silenziosa ostinazione, ha invaso l'immaginario e il linguaggio della quotidianità. Nascosti nelle pieghe della cultura erudita o sbandierati dallo show business orrifico, evocati nei manuali anatomici, mummificati dalle pratiche funerarie, i morti risorgono, i morti amano, i morti lavorano, i morti mangiano. In televisione camminano, sul grande schermo scatenano guerre mondiali, nella Rete globale esplodono, chiacchierano e infettano tutto.
2016br. L'Olandese Volante, il marinaio senza testa, il fantasma assassino, la piovra gigante e i pesci monaci ma anche i sortilegi per calmare la tempesta e gli incantesimi per chiamare il vento: storie di strani personaggi e incredibili creature, superstizioni che gli uomini di mare si sono tramandati per secoli nelle lunghe ore di navigazione o durante le soste nei porti. Le paure e le speranze dei marinai davanti all'immensità del mare si sono trasformate in leggende, miti e credenze che ancora oggi incantano, spaventano e fanno sognare.
2020ill., br. Antichi metodi di guarigione nelle regioni alpine.
2017ill., br.
2021ill., br. Le leggende delle Dolomiti sono al tempo stesso memoria di antichissimi passaggi di storia, stupore di fronte alle bellezze indicibili di montagne capaci di addolcirsi in colori tenui e di arroccarsi nella fatica quotidiana, racconti di poesia. Si passa dalle ideologie romantiche dell'Ottocento, alle interpretazioni psicologiche-panteistiche del Novecento. Da un lato gnomi e tesori nascosti, dall'altro aguane, selvane, bregostane, streghe, regine guerriere. Due sono i poemi epici che descrivono questo mondo . Il più antico, quello del mondo delle origini è Il Regno dei Fanes. Nelle valli ladine ancora oggi si racconta che in questi luoghi vivevano i Fanes e la loro città, Conturines. "Al centro stava la Regina, nella prima cerchia i custodi del tempo promesso, nella seconda gli artefici di tutte le arti, nella terza, uniti, ma non mescolati, i rappresentanti le sette stirpi. Li univano i canali del sapere". Ora questi Fanes, effimeri, quasi trasparenti, sono scomparsi e le loro tracce rimangono solo nel racconto. Il secondo poema è quello di Re Laurino, databile al XIII secolo. Il poema di Laurino, ben noto alle corti medioevali è, in fondo, una delle storie fondanti della Terra delle Montagne, conquistata dall'invasore Teodorico. Lo scontro di Laurino, il signore del Giardino delle Rose, con Teodorico è lo scontro di un mondo leggendario che muore, o comunque che deve venire a patti col nuovo. Le figure che emergono sono quelle di Laurino in tutta la sua maestà e quella di Crimilde che fa transitare la storia di un sopruso e di una violenza in un racconto magico e leggendario.