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1837In 8, pp. 157 + (3b) con tavv. sinott. n.t. Stemmi xilogr. n.t. Legatura in mz. pl. coeva con caratteri e filetti oro al d. Raccolta di norme e statuti relativi all'amministrazione degli Istituti di Carita' del Regno di Sardegna. Ottimo esemplare. Einaudi, II, 5063, p. 752.
1837In 8 grande, pp. 676 con tavv. sinott. n.t. e 8 tavv. in lit. f.t. rip. Mancanze al d. Br. ed. Seconda ed. (la prima usci' nel 1834 in 3 voll.) di questa ponderosa opera sul pauperismo in Francia e in Europa che muove dalla matrice ideologica cristiano - sociale del suo A. De Villeneuve-Bargemont lancia una delle prime sistematiche accuse contro il processo di industrializzazione, generatore di drammatiche conseguenze sociali, mettendo in campo alcuni temi che animeranno il dibattito dei successivi vent'anni. L'A. risponde all'opera dell'economista Charles Dupin che in Forces productives et commercales de la France esaltava il nuovo corso dell'industria e delle infrastrutture francesi. Guarda infatti alla questione da un diverso punto di vista considerando in primo luogo le condizioni di vita degli operai delle periferie industriali. In una Francia sempre piu' ricca, cresceva tuttavia a dismisura la poverta' delle classi deboli, poverta' che aveva caratteristiche del tutto nuove rispetto al passato. L'A. prospetta quindi il ritorno ad un sistema rurale in cui le relazioni fra proprietari terrieri e contadini siano maggiormente improntati ai valori della solidarieta' sociale e, seppure non direttamente, come gia' avevano fatto altri, ad esempio Sismondi, condanna l'utilizzo delle macchine.
1838In 8, pp. 26. Br. ed. con dec. tip. ai p. Regolamento della pia societa' provinciale di soccorso, ricovero e lavoro di Torino, nata con l'intento di fornire assistenza 'ai poverelli per il loro maggior bene temporale e spirituale' e bandire, quindi, 'la mendicita' da questa citta' e provincia, e toglierne i malori che vengono dall'ozio, fatali agli stessi vagabondi, ed alla civile societa''. A tal scopo la societa' procura che 'mentre gl'inabili al lavoro hanno gli alimenti e soccorsi necessari, gli abili (ed in particolare i giovani) siano allettati a lavorare con ragionamenti, esempj, retribuzioni, secondo la varieta' delle circostanze in cui si trovano i ricoverati'. L'Istituto, caldeggiato dall'aristocrazia piemontese, entro' in funzione nel 1840. Pur avendo una dichiarata funzione assistenziale, i ferrei regolamenti, la disciplina, l'impossibilita' pressoche' totale di poter uscire una volta appreso un lavoro e trovato qualcuno che si accollasse la responsabilita' della dismissione, si traducevano in una esasperata ricerca dei modi per emendare la grande colpa della devianza. Roccia, Assistenza e internamento: Il Ricovero... p. 192, cit. in: La scienza e la colpa, 1985.
18392 voll. in 8, pp. XIII + (3) + 504 con tavv. sinott. n.t. e 1 tav. f.t. piu' volte rip.; 550 con tavv. sinott. n.t. Intonsi. Alcune cc. presentano leggere gore marginali. Br. ed. Seconda ed. dello stesso anno della prima pubblicata a Parigi di uno dei piu' importanti e completi trattati sulla storia dell'indigenza considerata nei suoi rapporti con l'economia sociale, la storia e la statistica. L'A. si sofferma sulla nascita delle istituzioni volte a porre un argine al fenomeno in Francia e nelle altre nazioni europee con un'analisi dettagliata delle diverse legislazioni. Gerando mette a frutto la lunga esperienza in qualita' di direttore degli ospizi parigini, delle case per sordomuti, e di altre istituzioni previdenziali. Il suo approccio ai problemi sociali deriva sicuramente dal fatto che egli dedichi i suoi primi studi all'antropologia, pubblica infatti una guida all'osservazione dei popoli selvaggi ed e' considerato come il primo antropologo francese. Con Le visiteur du pauvre, apparso nel 1824, Gerando fa dell'osservazione la condizione stessa dello studio degli indigenti: la 'visita' non ha piu' solo una funzione caritatevole ma una funzione di osservazione. Manca a Kress.
1843In 8, pp. 39 + (1b). Br. rifatta con carta d'epoca. Orazione per l'apertura di un ospizio di carita' per ciechi nella citta' di Padova. Scrive l'A.: 'la carita' vuol essere ordinata; perche' abbiamo nei libri santi: Beato l'uomo, che verso del povero e del tapino con discrezione di retto intendimento si adopera. E ordinatissima certamente diremo la carita' di que' buoni, che a' figlioletti della miseria in deplorabile cecita' nati o caduti dispensano frutti di graziosa misericordia'. Barbieri chiede pertanto ai presenti di non essere 'gretti' e 'taccagni', di credere alla miseria dei fanciulli, e di aiutarli con opere di carita'. L'A. (Bassano, 1774-Padova, 1852), monaco benedettino, fu un oratore e poeta. Insegno' filologia ed estetica all'universita' di Padova.
1846In 8, pp. XXVIII + 71 + (1) con tavv. sinott. n.t. e 2 tavv. f.t. Leggera gora al marg. inf. int. delle cc. Danni rip. al d. Br. ed. Notizie storico-statistiche relative all'Albergo dei poveri di Genova fondato nella seconda meta' del Seiecento dal patrizio genovese Emanuele Brignole: 'principii costanti furono non dar ricovero che ad assolutamente bisognosi e riconosciuti incapaci di provvedersi il sostentamento o per eta' o per difetti fisici: l'ammaestramento in qualch'arte dei ragazzi d'ambi i sessi, l'insinuare alle classi povere l'amore, il dovere, la dignita' del lavoro, lo spirito di risparmio e di previdenza, la vilta' del mendicare'. Con il passare dei secoli, il numero medio dei ricoverati raddoppio' arrivando ad oltre 1700, anche a causa dei 'rovesci di fortuna' che 'riescono frequenti ed inevitabili' nei luoghi d'industria, mentre appaiono meno instabili le condizioni di chi vive nei 'paesi di ben ripartita possidanza agraria'. Innumerevoli le domande di accoglienza che giungono all'Istituto: 'miserando spettacolo si e' quello che presentasi allorquando gli Amministratori sono adunati per sentire le istanze dei poveri che implorano asilo. Ragazzi di tenera eta' scrofolosi, rachitici, vecchi cadenti, dalla morte o dall'ingratitudine altrui lasciati soli sulla terra, storpi, malsani, coperti di luridi cenci con aspetto ove stanno dipinti i patimenti e la fame, o piuttosto cadaveri che creature viventi'. Gli Amministratori, 'angustiati dalle strettezze dei redditi', esercitano 'l'amaro incarico di pronunciare un presso che inumano giudizio tra miseria e miseria, scrutarne i gradi, porre a calcolo i piu' o men prossimi pericoli di morte per isfinimento. Il vecchio di settanta anni vede a se preferito quello di ottanta: la vedova con quattro figli vede ricusato il suo per raccogliere il quinto o sesto figlio di un'altra ammalata o derelitta'. Numerose le tabelle presenti nel testo con dati statistici fra i quali: movimento numerico dei poveri nell'ultimo quinquennio, stato sanitario dei ricoverati, quadro dei poveri che caddero ammalati, nomenclatura delle malattie sofferte dai poveri, movimento numerico e stato sanitario dei ragazzi accordati presso i villici della divisione di Genova, punizioni inflitte ai poveri per mancamenti commessi (cattivi costumi e parlar sconcio, mancanza di subordinazione, alterchi e percosse, ebrezza).
1850In 16, pp. 28. Firma di possesso al p. ant. Aloni al p. ant. Br. ed. con ill. xilogr. ai p. Regolamento del ricovero di mendicita' della provincia di Torino emanato da Vittorio Emanuele II, destinato a 'ricevere gli accattoni dell'intiera Provincia dell'uno e dell'altro sesso, di ogni eta', validi, ed invalidi, nati o residenti da 10 anni nella Provincia di Torino'. La Torino di questi anni non e' ancora la citta' abitata dalle 'classes dangereuses' descritte da Fregier. I poveri piemontesi stavano al loro posto ma, nonostante cio', incomincia a delinearsi, verso la meta' del secolo, un ammodernamento delle strutture assistenziali e, soprattutto, accanto all'idea settecentesca di una devianza voluta e viziosa, iniziano a comparire cause di ordine strutturale, come la disoccupazione, le crisi produttive, la fluttuazione del mercato. Accanto al concetto di reclusione si intravede quello di rieducazione. Levra, Il controllo sociale..., p.179 cit. in La scienza e la colpa, 1985.
1855In 16, pp. 437 + (1b) + (4) + (2b). Timbretto al fr. Sporadiche fioriture. Br. ed. Saggio storico sulla nascita degli orfanotrofi in Italia (Lombardia, Modena, Napoli, Parma, Piemonte, Stato Pontificio) e all'estero (Germania, Belgio, Danimarca, Francia, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Olanda, Russia, Spagna, Portogallo, Svezia, Norvegia, Svizzera). Sono descritte in particolare le vicende del Bigallo, della casa pia di San Filippo Neri, delle Scuole Normali e dell'educatorio di Fuligno a Firenze, e degli orfanotrofi toscani di Buggiano, Cortona, Montalcino, Lucca, Pisa, Prato, Livorno, Arezzo, Pistoia, Seravezza, Siena, San Sepolcro. Come chiarisce l'A. nelle lunghe conclusioni, con questo lavoro non ha inteso 'redigere una storia nuda e pretta di fatti, ma sibbene un Manuale pratico del governo delli istituti specialmente diretti alla tutela delli orfani'. Andreucci da' quindi conto delle diverse posizioni emerse in Italia e all'estero sulla questione: 'l'osteggiatore il piu' acerrimo delli Stabilimenti Ospitalieri e' Moreau Christophe. Esso gli dice nati dalla morte della primitiva carita' [...] non esita a proclamare li Stabilimenti di Carita', piccoli e grandi, 'les Versailles de la mise're' dichiarando che la promiscuita' conventuale e monumentale e' cagione di profonde ferite alla moralita', alla salute, alla fortuna pubblica'. Christophe propugnava il 'soccorso domiciliare esclusivo', che consisteva in una sorta di sussidio da dare direttamente al povero. Contro questa soluzione si scagliava Malthus, ritenendo i soccorsi a domicilio un incentivo ai 'troppo frequenti matrimonj' fra i poveri. Altri, come Lodovico Ricci e Arrivabene, ritenevano che vi fosse comunque bisogno degli Stabilimenti di Beneficenza, e che il soprrimerli sarebbe stata causa di mali maggiori. 'Ma l'autorita' di De Gerando, piu' d'ogni altro competente, chiude la bocca alli oppositori delle Pie Istituzioni ospitaliere; egli che col suo Visitatore del povero combatte una teoria erronea e funesta, dimostrando come e con quali felici resultamenti si possa consequire lo intento di una ragionata carita''.
1870In 16, pp. 100. Mancanza all'ang. sup. est. del p. ant. Dedica autogr. dell'A. al p. ant. parzialmente mancante. Br. ed. Studio giuridico sul vagabondaggio nella legislazione penale italiana. Chiarisce l'A.: 'il carattere giuridico ed esterno dell'ozio o della inerzia politica penalmente condannabile e' il delitto che presso tutte le legislazioni antiche e moderne porto' la rubrica di reato di vagabondaggio [...] Il nostro Codice ritiene vagabondo chi non ha domicilio certo, ne' mezzi di sussistenza, ne' esercita abitualmente un mestiere od una professione'. Proprio in relazione a quest'ultimo punto, Criscuolo lamenta 'la poco seria e scrupolosa valutazione di cosiffatto estremo per parte dell'autorita' giudiziaria', poiche' chi non lavora spesso non lo fa per ozio e mancanza di volonta', ma per l'effettiva mancanza di lavoro: 'oggi l'onesto operaio non e' sicuro del quotidiano sostentamento pe' figli, non e' certo che col ritratto delle proprie fatiche sopperisca alle esigenze vitali. E quel n'addolora vieppiu' sovra ogni altro gli e' questo, che dai reggitori della pubblica cosa ne' si pensa, ne' si e' in grado colla iniziativa governativa provvedere a siffatto bisogno, e provvedervi in un tempo piu' o meno lontano!'. Criscuolo parla, per l'arresto per il reato di vagabondaggio, di 'pena atroce' che atterrisce e non emenda: il colpevole e' un miserabile 'abbandonato dalla societa' e perseguitato dalla legge'.
1870In 8, pp. 816. Lievi mancanze ai p. e al d. Br. ed. Corposa opera, un classico degli studi relativi alla storia degli istituti di carita' e sussistenza romani. Fra gli istituti recensiti e descritti si trovano l'archiospedale di S. Spirito in Sassia, quello del SS.mo Salvatore ad Sancta Sanctorum, S. Giacomo in Augusta, e moltissimi altri. Grazie a queste numerose istituzioni 'la Carita' appresta opportuni rimedi all'ignoranza e al vizio che tanto affliggono le umane societa' [...] Notammo che l'istruzione dell'intelletto sola non basta: vi vuole anche l'educazione che formi il cuore. E a lode del vero le nostre pie istituzioni tutte si danno di cio' carico [...] Esse pongono innanzi tutto la cognizione del catechismo, de' doveri e delle pratiche religiose [...] Ben pero' possiamo dire che alcune iniquita', che indicano grande depravazione di cuore e irreligione, o sono affatto sconosciute o rare fra noi. A cagion d'esempio l'infame uso del duello [...] neppur si nomina in Roma. I suicidi, che sono altrove frequentissimi, [...] sono radi in Roma, e quando pure accadono, sono piuttosto di forastieri che di romani. Vedremo ancora che nel numero degli esposti, che sono insieme effetto d'immoralita' e di miseria, noi siamo molto inferiori ad altri popoli, che pur si reputano istruiti e gentili'.
1883In 16, pp. 58 + (4b). Qualche alone al p. ant. Br. ed. Saggio in cui l'A. afferma la necessita' di un riordino della legislazione della pubblica beneficenza, non essendo la legge del 3 agosto 1862 piu' in grado di reggere e governare l'amministrazione delle Opere Pie: 'il principio della piu' ampia autonomia delle singole amministrazioni [...] ha fatto si' che il dovizioso retaggio, lasciatoci per alleviare le miserie delle classi povere della popolazione, andasse ripartito e sminuzzato fra un numero eccessivo di piccole instituzioni pie. Per la qual cosa si moltiplicarono all'infinito le spese amministrative, tanto che in tutte le regioni d'Italia esse assorbono, dove piu' e dove poco meno del terzo del reddito del patrimonio dei poveri, con manifesto e gravissimo danno di questi'. L'A. sostiene quindi che gli scopi di una beneficenza razionale si possono conseguire solo tramite la fondazione di grandi istituti attraverso i quali e' possibile giungere ad una semplificazione e razionalizzazione dell'amministrazione e della distribuzione delle risorse'.
18972 voll. in 8 grande, pp. XX + 593 + (3b); XXIII + 348 + (2b) con tavv. sinottiche anche rip. f.t. Timbretti delle edizioni Bocca all'occhietto e al fr. Legatura in p. tl. coeva con tit. e filetti oro ai d. Fa parte della collana "Biblioteca Antropologico-Giuridica", serie I, vol. XXV. Fondamentale e rara ed. orig. di questo primo studio sull'argomento ispirato alle dottrine positiviste di Ferri e Lombroso. Il fenomeno del vagabondaggio e' studiato alla luce dell'antropologia, del diritto penale, della sociologia e della criminologia. Di particolare interesse e importanza la parte dedicata ai mezzi di correzione e prevenzione del fenomeno in Europa (Inghilterrra, Irlanda e Scozia, America, Germania e Austria, Francia e Belgio, Svizzera, Norvegia e stati nordici, Russia). In Norvegia, ad esempio, la sanzione per i vagabondi consisteva nella detenzione in uno stabilimento di lavoro obbligatorio, prevalendo quindi il carattere preventivo rispetto a quello repressivo. In Germania il vagabondaggio e' considerato un reato contro l'ordine pubblico, di coseguenza i vagabondi venivano arrestati, come in nel Regno di Sardegna, in cui erano punibili con l'arresto da tre a sei mesi di carcere. Catalogo Fondo Achille Loria, 334, p. 36.
1906In 8, pp. 55 + (1b). Br. ed. Saggio relativo all'origine e alle missioni dei brefotrofi con particolare riferimento al carattere e all'evoluzione storica della protezione degli esposti in Spagna. Scrive l'A. che non esite nazione piu' caritatevole della Spagna, in quanto eminentemente cattolica. La storia della beneficenza del paese si puo' dividere in tre periodi: nel primo, durante l'epoca romana, non si trova traccia di istituzioni in favore di miseri e sofferenti. Nella societa' pagana i deboli e gli indigenti non ricevevano infatti protezione. Il secondo periodo comincio' quando la religione cristiana apporto' una radicale trasformazione all'interno del mondo romano: 'merce' questo movimento caritatevole i bambini furono circondati di cure pietose, salvati dalla fame, dal freddo, dalla morte [...]. Nei primi secoli dell'era volgare, i vescovi proclamarono la necessita' di venire in aiuto dei proietti, di racoglierli nelle basiliche, di educarli...'. Una terza fase storica della beneficenza apparve alla fine del Settecento: 'sotto questo aspetto la beneficenza s'innalza a dovere di Stato, e si afferma nella coscienza pubblica e nella legislazione come un elemento sociale e come sentimento di giustizia'.
1909In 8, pp. 57 + (2) + (1b) con 1 tav. sinottica n.t. Lievi danni rip. al d. Br. ed. Regolamento interno e pianta organica dei funzionari della Pia Opera della Commissione Provinciale di Beneficenza di Torino. Si individuano le funzioni dei vari organi che compongono la commissione: presidente e vicepresidente, direttore di spirito (colui che provvede che 'i Ricoverati abbiano una conveniente istruzione religiosa e morale'), il direttore di segreteria, il direttore della contabilita', il direttore dell'economia interna ed esterna, il direttore dei lavori, il direttore del contenzioso, che esprime il proprio parere 'ogni qual volta si sollevi qualche dubbio o questione giuridica che possa interessare il ricovero', il direttore sanitario, il direttore delle questue e beneficiate, i visitatori che hanno il compito 'di vegliare sull'osservanza dei regolamenti e di promuovere il benessere morale e materiale dei Ricoverati', il comitato per l'accettazione definitiva ed il licenziamento dei ricoverati, commissioni, cooperatori di carita', ecc.
1847In 8, pp. 39 + (1). Intonso. Br. ed. dec. Considerazioni relative alle cause e alla diffusione della pellagra nel Polesine. Scrive l'A.: 'la costituzione corporea degli abitanti del Polesine e' generalmente robusta [...]. Ne' paesi pero' inferiormente situati, in cui giacciono per molta parte dell'anno le morte acque stagnanti [...] s'incontrano individui di temperatura infelice, ne' quali lo sviluppo degli organi e de' sistemi si e' fatto tardissimo, ovvero non giunse al pieno complemento'. L'ininterrotto consumo di farina di mais, la mancanza di alimenti azotati, la fatica nei lavori campestri, l'abuso di alcool sono cause che contribuiscono a determinare l'insorgenza della malattia.
1853In 8, pp. 15 + (1b). Bruniture sparse. Piccolo foro al fr. Br. rifatta con carta d'epoca. Estratto dalle Esercitazioni Agrarie dell'Accad. di Pesaro, anno XII. sem I. Saggio sulla diffusione della pellagra nella provincia di Pesaro e Urbino: 'la pellagra esiste piu' o meno, e non a tanto a lieve grado, in vari punti della parte montana della nostra provincia, in ispecie nel lato confinante colla provincia Forlivese'. La malattia e' causata dall'abuso 'di alimentazione della farina di grano turco favorita ne' suoi morbosi effetti dalle speciali giaciture topografiche, e dalle strettezze della miseria'.
1870In 8, pp. 179 + (1b). Intonso e con pagine parzialmente chiuse. Bruniture sparse. Br. ed. Studio medico dermatologico relativo alla pellagra con minuziosa descrizione della sintomatologia del pellagroso e rassegna delle principali posizioni espresse da medici italiani e internazionali sulle cause della malattia: 'I disordini del sistema nervoso ponno dividersi in tre gruppi, in quelli che si riferiscono alle funzioni cerebrali propriamente dette, a quelle dei sensi speciali, alla sensibilita' ed ai movimenti generali. Notai gia' come fenomeni della pellagra incipiente la perdita delle forze, la lassezza, la tristezza, lo sbalordimento, la svogliatezza, il senso di peso piu' o meno doloroso alla testa, con carattere vertiginoso [...] La pelle, nelle regioni che furon sede degli eritemi ripetuti, diviene spessa, nerastra, friabile; le solcature articolari divengono piu' profonde; il colore si fa giallognolo [...] I fenomeni morbosi dell'apparecchio digestivo [...] divengono piu' intensi e costanti'. La malattia in stato di avanzamento arriva a causare follia, fenomeni convulsivi, paralisi. Per Michelacci, che utilizza un tono di disprezzo nei confronti del pellagroso, definito 'balordone', la malattia e' dovuta alla miseria piu' che ad una intossicazione alimentare: 'li attacchi di pellagra possono verificarsi nella miseria [...] ma non rinnovandosi questa cagione, la pellagra non e' che un episodio della vita del miserabile'. E' al contrario la 'miseria patologica' ad infierire sulle condizioni del 'miserabile proletario' e a daterminare l'evolversi progressivo della malattia fino alla morte.
1870In 8, pp. 10 con 2 tav. sinottiche f.t. piu' volte rip. Dedica autogr. dell'A. al fr. Br. ed. Nelle due tabelle f.t., una per gli uomini e una per le donne, e' presentato un questionario sottoposto a 34 persone con 10 domande e relative risposte degli intervistati. Fra le domande: Da quanto tempo abiti la tua casa? Presenta essa muffe visibili? E' soleggiata? Trovasi essa attaccata al campo o separata da qualche strada? La strada e' larga o e' un viottolo? Quanti anni sono che la casa non viene ristabilita, biancheggiata e detersi i pavimenti? In casa quanti soffrono di pellagra? Qual e' il cibo ordinario? Secondo l'A., la causa della pellagra e' da ricercarsi nella scarsa igiene delle abitazioni ed e' pertanto una conseguenza della diffusione di funghi. Assai interessante la pubblicazione delle interviste ai contadini della zona di Udine. Salveraglio, p. 111.
1877In 4, pp. 43 + (1b) con ill. e tavv. sinottiche n.t. Intonso. Lievi mancanze al d. Br. ed. Saggio chimico sulle alterazioni del mais, principale causa - secondo l'A. - della pellagra: 'il cereale Zea mais, che fra noi e' la base dell'alimentazione di quasi tutti gli operai campagnuoli [...] dovrebbe essere eziandio uno degli argomenti principali del chimico e dell'igienista, pei loro studi, tanto piu' che e' generale opinione sia desso, se non l'unica, almeno una delle cagioni principali che danno origine alla terribile malattia della pellagra [...] I Chimici italiani, nullameno, non prestarono gran fatto attenzione ad un argomento cosi' importante, e nessuno ebbe il pensiero di volgere le proprie indagini alle alterazioni che subisce ogni qualvolta accada che sia riposto in serbo in condizioni poco favorevoli, ed in istato nel quale le sostanze immediate, che concorrono a formarne la parte alimentare, possono costantemente cangiare di cistituzione molecolare'.
1881In 16, pp. 10. Dedica autogr. dell'A. a p. 3. Br. ed. L'A. esordisce in maniera ironica ricapitolando le due principali posizioni relative all'eziologia della pellagra. La prima e' quella del Lombroso: 'a dar retta all'amico Cesare questa cagione e' facilissima a capirsi, non trattandosi che di un avvelenamento vero e proprio, dovuto ad un elemento eterogeneo che si svolge nel frumentone avariato, e, per provare che non ha preso un granchio a secco, e' riuscito ad isolare questo veleno, sperimentarlo sui gatti, ed a farli crepare cogli stessi sintomi che presentano i malati pellagrosi'. La seconda teroria, detta 'carenzialista' ha tra i suoi principali sostenitori Clodomiro Bonfigli: 'a sentire, invece, l'amico Clodomiro [...] gli sperimenti del rivale non valgono un'jota, e la vera cagione che rovina la salute fisica e mentale dei disgraziati agricoltori dell'agro ferrarese [e'] la scarsita' di alimento azotato, la fame cronica - come egli la chiama - che, a poco a poco, riduce l'organismo a quelle tristi condizioni'. Giacchi, da parte sua, proponde per la teoria lombrosiana. In qualita' di direttore del manicomio di Racconigi - scrive - 'mi consta con certezza che la maggior parte di questi disgraziati sofferse giammai di penuria di alimenti, trattandosi, generalmente, di coloni provveduti di bestiame da pascolo, che usano per cibo quotidiano, oltre la solita polenta, formaggio ed altri latticini, senza privarsi assolutamente di pane di frumento, di legumi e, neppure, di carne di vaccina, di pollo o di maiale'. Giacchi prosegue prendendosela quindi con quanti sostenevano la necessita' di migliorare il vitto dei braccianti: 'ci sarebbe da sganasciarsi dalle risa a leggere le ampollose proposte di certi filantropi, i quali, in fin dei conti, consigliano di trattare a carne e vino i coloni ove regna l'epidemia pellagrosa'. Bisogna invece rendersi conto che la colpa e' 'negli acini del mais' e se il Governo e le Commissioni desiderano risolvere il problema dovrebbero cominciare a studiare le qualita' naturali del mais e le alterazioni che accidentalmente puo' subire.
1881In 16, pp. 87 + (1b) con 2 tavv. sinottiche f.t. piu' volte rip. Lievissima mancanza al d. Br. ed. Saggio relativo alla diffusione della pellagra in Friuli: 'una moltitudine di campagnuoli onesti e laboriosi, dalla miseria piu' squallida va nel sepolcro, passando per una serie di sofferenze tanto crudeli, da parer beneficio la demenza che li coglie togliendoli alla coscienza del proprio stato'. Secondo l'A. il mais guasto 'proveniente dagli Stati Danubiani e dal Mar Nero' non e' il principale responsabile dell'insorgenza della malattia, altrimenti non si potrebbe spiegare il motivo per cui alcuni si ammalano e altri no: il fatto si spiega pensando 'che la parte che si mantiene sana mescola quel cibo con altre sostanze, le quali contengono principi nutritivi, necessari al mantenimento della salute. Possiamo percio' sostenere la tesi che la pellagra non e' oggetto di germi morbosi che il granoturco, specialmente sano, introduce nell'organismo; essa e' effetto di scarsa alimentazione'. Segue poi un'ampia sezione dedicata all'allevamento dei conigli che, poco costosi, apportano all'alimentazione benefici derivanti dal consumo di carne. L'ultima appendice e' riservata alle norme per la coltivazione della soja.
1881In 8, pp. 29 + (1b). Dedica autogr. dell'A. al controp. ant. Br. muta coeva. L'A. propone alcune soluzioni per la cura della pellagra: in primo luogo bisognerebbe impedire lo smercio del formentone avariato o guasto, migliorare le condizioni igieniche delle case coloniche e campestri, quindi promuovere la costruzione di forni sociali per fabbricare il pane e incentivare l'allevamento dei conigli, che sono in grado di fornire carne buona a basso costo. Ogni comune dovrebbe inoltre nominare una o piu' commissioni sanitarie incaricate di provvedere all'attuazione di queste norme, in particolare di quelle riguardanti la cura delle condizioni igieniche ed economiche. Predieri ritiene inoltre che solo quando le condizioni di vita dei braccianti diventeranno piu' dignitose, la malattia potra' essere sconfitta. A tal scopo la paga del contadino dovrebbe aumentare. Di queste istanze dovrebbero farsi carico le associazioni degli operai di campagna segendo l'esempio delle associazioni operaie ed artigiane delle citta'.
1894In 4, pp. 74 + (1) + (1b) con tavv. sinottiche n.t. e una cartina f.t. piu' volte rip. D. rifatto. Lievi danni ai p. Br. ed. Studio relativo alla diffusione della pellagra in Umbria: 'il tributo maggiore di vittime umane pagato al non mitologico mostro di cui parlo, proviene nella provincia nostra dalla plaga settentrionale cioe' dalla parte piu' elevata e piu' fredda, ma dei malati di pellagra si rinvengano anche la' dove il clima e' meno freddo ma molto umido. E sarebbero, secondo le risposte degli Ufficiali Sanitari, 36 i comuni fin ora colpiti e donde il morbo minaccia di estendere il suo fatale dominio'. All'interno dell'opera si trovano tavv. sinottiche con il numero dei pellagrosi suddivisi per comune. L'A. enumera le cause della malattia: 'le gravi fatiche sostenute sotto la sferza del sole nei lavori campestri; la sporcizia della persona e della casa; il frequente uso di olii acri e di verdure irritanti come aglio, cipolla; principalmente l'uso troppo prevalente ed esclusivo di frumentone, quale alimento quotidiano, ed il conseguente difetto di carni o di uova e di latticini che lo possono sostituire, e nell'astinenza del vino, pur avvenendo che di esso e di liquori si faccia di quando in quando abuso brutale'.
1906In 4, pp. 36 + (2b) con 4 tavv. f.t. in lit. Taglietto al marg. int. delle cc. Br. ed. con danni ai p. Saggio che riprende l'ipotesi lombrosiana sull'eziologia della pellagra: 'Il Lombroso ammette che il veleno del mais guasto (pellagrozeina) sia la causa vera ed unica del morbo; la sostanza tossico-chimica, poi, verrebbe elaborata a spese del grano stesso per opera della svariata flora di microrganismi che vi germogliano; peraltro senza che alcuno di essi possa dirsi il principale ed esclusivo fattore della produzione di tale veleno. Con cio' il Lombroso veniva a negare ai microrganismi del mais avariato qualsiasi azione specifica nell'organismo umano [...] Lo stesso autore spiega i fenomeni che accompagnano il tifo pellagroso, con le alterazioni che il tossico sopra ricordato apporterebbe ai reni; e cio' in perfetta armonia con quanto piu' tardi fu dimostrato avvenire nella produzione del colera-tifoide'. I due Aa. procedono quindi con una serie di osservazioni fatte su malati pellagrosi divisi sulla base di tre tipologie: forme acutissime, forme subacute, forme croniche. Sono riportati anche i risultati di esperimenti condotti su animali di laboratorio.
1908In 8, pp. 113 + (1b) + (1) + (1b) con tavv. sinottiche n.t. Br. ed. Fa parte della 'Biblioteca della Rivista Pellagrologica Italiana' [vol. I]. Studio medico sulla pellagra fatto a partire dalle analisi delle urine del malato. L'A. esclude che sia la dieta basata soprattutto sul granoturco a causare la malattia: 'si capisce che ha gli inconvenienti di ogni dieta vegetale, cioe' gli albuminoidi meno assimilabili, l'eccessivo volume e l'esuberanza dei carbodrati; puo' quindi preparare l'organismo specie in certi individui predisposti all'intossicazione maidica, ma per se stessa non sara' mai causa di pellagra'. Oltretutto il pellagroso 'clinicamente non puo' essere paragonato che ad un caleidoscopio; si puo' affermare senza esagerazione, che ogni individuo intossicato presenta una sindrome fenomenica sua propria'.