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1841réf. 59149Traduction de M. E. Régnault, illustrations sur acier et sur bois par les premiers artistes de Paris et de Londres, 1 vol. grand in-8 reliure de l'époque demi-maroquin à coins rouge, dos à 5 nerfs dorés richement orné, double filet doré en mors et coins, toutes tranches dorées, reliure signée Belz Niedrée, L. Curmer, Paris, 1841, 2 ff., 372 pp. avec un frontispice, 2 cartes et 25 planches hors texte sous serpentes avec légendes
réf. 9101Paris, Editions des Deux Mondes, 1960 30 x 37, 16 pp. d'introduction, 32 planches avec légende en regard, broché, bon état
réf. 595286Paris, Ed. Picard, 1998. In-4 broché, couv. rempliée ill. en coul., 259 pp., très abondantes reprod. photogr. en coul. sépia, texte sur 2 colonnes français et grec, biographie et bibliographie in fine.
1979réf. 119485Gallimard 1979 Galliamard, 1979, 481 p., broché, 205x140mm. Couverture un peu froissé, haut et bas du dos émoussés avec débuts de fente, légères traces d'adhésif sur les garde, sinon intérieur propre.
réf. 25638Paris, Editions Cahiers d’Art 1969, 380x270mm, 320pages, reliure d'éditeur sous jaquette. Bon état.
réf. 62119aafParis, Cahiers d'Art, 1969, gr. in-4to, VII + 320 p., richement ill. 156 planches h.-t., reliure en toile originale, jaquette. Parfait état.
réf. 78878aafParis, Editions Cahiers d'Art, 1969, gr. in-4to, VII + 320 p., richement illustr. avec des photogr. de la potérie et céramique en n./bl., reliure en toile originale.
1969réf. 1121969 1969 GRAND IN-4 DE VII + 320 PAGES, RELIURE DE L'EDITEUR PERCALINE BLANCHE, TITRE IMPRIME EN BLEU, SOUS JAQUETTE IMPRIMEE. ILLUSTRE DE 262 REPRODUCTIONS.
1969réf. 3505Cahiers D'art, n° 1 1969 Tome 1, In-4 reliure éditeur sous jaquette, 320 pp. Illustrations en noir
réf. 98854"Paris, Société d'Edition ""Les Belles Lettres"", 1926." "12 x 19, 191 pp., broché, bon état (couverture défraîchie; traces d'adhésif aux 2 premières et 2 dernières pages)."
réf. 322575Les Belles Lettres Paris 1926 In-8 ( 200 X 130 mm ) de 188 pages, broché sous couverture imprimée. Traduction d'Alfred FICHELLE. Plats effrangés.
2013réf. 59304Paris Diffusion De Boccard, Cahiers de la Villa Kérylos, n° 24 2013 1 vol. in-8 (240 x 170 mm) broché IX-311 pp., reproductions en noir et en couleurs. Parfait état, comme neuf.
2013réf. 59304Paris Diffusion De Boccard, Cahiers de la Villa Kérylos, n° 24 2013 1 vol. in-8 (240 x 170 mm) broché IX-311 pp., reproductions en noir et en couleurs. Parfait état, comme neuf.
1954réf. 12856Hachette 1954 266 pages in8. 1954. broché sous plastique de protection. 266 pages. Cet ouvrage d'Émile Mireaux passionné des poèmes homériques offre un tableau d'ensemble de la vie quotidienne des héros de l'Iliade et de l'Odyssée. Écrit de manière alerte et claire sans excès d'érudition il aborde notamment les errants les déracinés et les mendiants classés parmi les démiurges. Il s'agit d'une réédition numérique d'un livre paru au XXe siècle
In-8°, pp. 63, copert. edit. Invio dell'autore datato Torino, 4-1-1966. Estratto. Dall'indice: Cap. I. Premessa; Cap. II. Il contenuto della "Repubblica"; Cap. III. Composizione della Rep., e sua posizione nella serie degli scritti platonici; Cap. IV. Alcune interpretazioni della "Repubblica" di Platone; Cap. V. Considerazioni conclusive.
réf. 6200414246.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
1974Mm 245x310 Volume cartonato rigido di pagine 241 con ricchissmo apparato iconografico in bianco e nero e a colori anche su tavole fuori testo ripiegate, sovraccoperta figurata. Opera in ottime condizioni. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
1974In-4 (cm. 31.10), tela editoriale, sovracoperta editoriale illustrata, custodia, pp. 241, (3), con numerose illustrazioni in bianco e nero e a colori nel testo e ripiegate, fuori testo. Minime tracce d’uso alla cuffia inferiore della sovracoperta; peraltro, volume in ottimo stato (nice copy).
in-8°, 285 pages, ill. hors texte N&B, cartes in-t., cartonnage sous jaquette illustrée. Tres bel exemplaire. [33/XN1]
8vo, br. ed. 372 pp. All'alba del 2 agosto 316 a.C, nella piana di Canne, si fronteggiano due schieramenti: l'esercito romano, guidato dai consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, e l'armata del cartaginese Annibale, che ha valicato le Alpi con i suoi elefanti e disceso la penisola, travolgendo le difese dei popoli fedeli a Roma. Nonostante un esercito numericamente inferiore ed eterogeneo per lingue, costumi e credenze, i generali cartaginesi avrebbero presto sbaragliato le celebri legioni romane. La sottile mezzaluna dei soldati cartaginesi distruggerà, infatti, la compatta formazione oplitica romana, in una manovra a tenaglia che sarà di ispirazione per molti altri grandi generali, primo su tutti Napoleone Bonaparte. A scontrarsi a Canne non sono però soltanto due eserciti, ma due civiltà: due diversi modi di fare la guerra, di strutturare il potere e la società, due modi di intendere la virtù. Ripercorrendo le fasi della battaglia, dalla preparazione alla disfatta. Massimo Bocchiola e Marco Sartori allargano lo sguardo sui retroscena di entrambi gli eserciti, sul dramma dei condottieri e dei soldati semplici destinati a trucidarsi a vicenda in un lungo scontro all'arma bianca. Quell'esempio magistrale di tattica bellica, quel caso da manuale nella storia della strategia richiese infatti uno spaventoso tributo di sangue che sembra rivaleggiare in termini di vittime con Hiroshima e Nagasaki, tragedie figlie di altri tempi e di altre, terribili tecnologie. Il paragone potrebbe sembrare fuori luogo, ma tutta la vicenda di Canne riecheggia in avvenimenti recenti se non recentissimi, tra populismi, complotti e scontri di civiltà, come evidenzia bene Siegmund Ginzberg nel saggio che chiude il volume. Ma l'eterna attualità di Canne è anche nel suo essere la storia di tutte le battaglie campali: geometriche coreografie belliche e sanguinosa miseria della carne, il genio del singolo e il sacrificio di molti, la bellezza e la morte, tutto concorre al fascino eterno e sinistro di uno scontro senza tempo, e senza pari. con un saggio di Siegmund Ginzberg: populismi, complotti e scontri di civiltà nel 216 a.c.
8vo, br. ed. pp.322. pp. 290, cm 14x21. (Le Guerre. 52). Questo libro tenta di esaminare "la realtà di Canne" affrontata dai singoli soldati che vi parteciparono, senza perdere di vista "il quadro generale" della battaglia nel suo complesso. Comincia, di conseguenza, a prendere in esame la battaglia sulla base dei criteri convenzionali come il significato strategico, la grande tattica, la topografia e le forze in campo. Fatto questo, compie una digressione per studiare gli eserciti contrapposti, quello romano e quello cartaginese, compito complicato ma necessario, allo scopo di comprendere come essi si batterono a Can ne e perché lo fecero.
16mo. br., pp. 288, cm 13,5x20. (Oscar Storia. 552). Il 2 agosto 216 a.C. è la data più funesta nella storia della Roma repubblicana. L'esercito romano, guidato dai due consoli Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone, si scontrò con quello cartaginese, comandato da Annibale, nella sanguinosa battaglia di Canne, uno dei fatti d'armi più famosi nella storia. Fu una catastrofe militare senza precedenti, le cui dimensioni, dopo ventidue secoli, non finiscono di stupire e sgomentare: secondo molti storia, il numero delle vittime fu pari a quello provocato dalle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, ma alcuni studiosi sostengono che fu molto più alto. Eppure a Canne non c'erano armi da fuoco, nessun grosso calibro di artiglieria e, naturalmente, non c'erano gli aerei. Si combattè con dardi, pietre e giavellotti, armi bianche e primitive, zoccoli di cavalli, calci e morsi. L'esercito di Annibale riuscì a neutralizzare e ad annientare la potente macchina militare romana, dando ai suoi avversari uno scacco matto in tre mosse: sgominando la cavalleria, facendo flettere al centro le proprie fanterie, accerchiando il nemico. Quella di Canne è la battaglia più studiata dai generali e dagli esperti di storia militare perché rappresenta lo scontro campale per eccellenza, l'apoteosi della scaltrezza e della duttilità di manovra di un esercito in guerra e il suo fascino grandioso e sinistro continua ancora oggi a suscitare interesse nei lettori.
2013ill., br. La battaglia di Maratona, una delle battaglie più famose della storia, fu combattuta e vinta nel settembre del 490 a.C. dagli ateniesi contro il potentissimo esercito persiano su una piana costiera a una quarantina di chilometri da Atene. L'episodio, riferito da Erodoto, è stato sempre un rompicapo per gli storici dell'antichità. Come è possibile che gli ateniesi uscissero vincitori da uno scontro così impari? Come è possibile, ad esempio, che essi andassero all'assalto dei persiani correndo, armati, per un chilometro e mezzo, come racconta Erodoto? Krentz ricostruisce pazientemente lo stato originario del luogo dello scontro, la dislocazione degli eserciti, gli armamenti (persino il loro peso), le tattiche, giungendo a quella che si può considerare la più documentata e dettagliata descrizione della battaglia che, ponendo fine all'invincibilità persiana, costituì un punto di svolta decisivo nella storia della Grecia e, alla lunga, dello stesso Occidente.
2011tela edit. con titoli al dorso e sovrac. ill. - prima edizione it. - trad. e coordinamento editoriale di Stefano Manfredi - cartine e alcune illustrazioni in b.n. nel testo