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2012ill., br. Diana Vreeland è un personaggio così carismatico e unico nella storia della moda da correre il rischio di rimanere congelata nel racconto della sua incredibile vita tra Parigi, Londra e New York. Fissata, ancora, nella continua riproposizione delle sue frasi e delle sue azioni memorabili. Tutti i materiali che portano il segno Diana Vreeland sono il racconto del continuo presente della moda. Sono la sequenza delle ossessioni, dei desideri e dei sogni che hanno preso forma da una precisa idea di stile e di moda, ma sono anche il racconto in sequenza di tutti i momenti in cui lei si è ritrovata a vivere. Apripista, che oggi appare non replicabile. Nello slittare costantemente fra il ruolo di fashion editor e il ruolo di fashion curator, Vreeland ha saputo giocare l'arma dell'interpretation, al punto da innescare all'interno del museo quella sovrapposizione allestitiva fra luogo della riflessione culturale e luogo dello shopping, come si è andata affermando nella nostra era del total living. Ciò che è al centro del progetto di questo libro sono lo sguardo critico e il gesto interpretativo che ancora oggi definiscono la personalissima grammatica curatoriale di Vreeland, sempre eccessiva e drammatica.
2007ill., ril. Il volume contiene importanti testimonianze dell'elaborazione e dell'avanzamento del progetto di restauro del Castello di Torregalli, a partire dalla conoscenza del manufatto, della sua storia, delle sue fasi costruttive, proseguendo poi con l'analisi della consistenza e delle condizioni di degrado e anche con alcune importanti soluzioni maturate durante i lavori. Il castello è situato in quella porzione di contado a sud-ovest della città di Firenze inclusa tra l'Arno e la Greve, tra Scandicci e le colline di Marignolle. Il Castello di Torregalli, le sue corti, il suo giardino monumentale, il "salotto di Baccio", i suoi spazi aperti e il suo racconto narrato con la materia e la cultura della storia sono nuovamente parte vitale dell'identità di questo lembo del territorio fiorentino.
2021brossura Questo volume - considerato ormai un classico delle scienze sociali - contiene saggi scritti da Hayek nei vent'anni successivi alla Seconda guerra mondiale. Nella prima parte, vengono trattati temi di teoria della conoscenza, carichi di implicazioni etiche e politiche: il problema dei fenomeni complessi, la critica del «costruttivismo », la distinzione tra il razionalismo cartesiano e il razionalismo critico, e così via. Nella seconda parte, vengono delineati i princìpi di un ordine sociale liberale e si individuano gli errori di quegli intellettuali che hanno ceduto alla mitologia collettivistica. La terza parte è invece dedicata al rapporto tra politica ed economia e a tematiche più specificamente economiche, come per esempio il pieno impiego e l'inflazione. La consapevolezza dei limiti della ragione è lo strumento con cui Hayek combatte contro ogni terrorismo intellettuale, basato sulla «presunzione fatale» di una conoscenza superiore. La nostra conoscenza, per Hayek come per Popper, è fallibile, ma Hayek sottolinea un altro grande principio gnoseologico: quello della dispersione delle nostre conoscenze relative a situazioni particolari di tempo e di luogo. «Fallibilità» e «ignoranza» diventano in tal modo i fondamenti della libertà individuale e della società aperta. Prefazione di Lorenzo Infantino.
2010réf. 148120Dortmund: Technische Universität 2010. 224 Seiten. Mit zahlreichen Abbildungen, Grundrissen und Zeichnungen im Text. 8° (17,5-22,5 cm). Orig.-Klappenbroschur. [Softcover / Paperback].
2010br. È cosa nota che sulla melodia in quanto tale, sul suo trattamento, la sua conduzione, le sue tecniche compositive, c'è pochissimo da dire. La penuria e, tutto sommato, l'insignificanza della letteratura specifica sulla melodia, soprattutto se confrontata con l'imponente corpo di scritti dedicati all'armonia, o anche al ritmo o all'orchestrazione o alla forma, si possono constatare rapidamente e senza alcuno sforzo. Qui, ancor più che nel suo "Manuale di armonia", si misura la fecondità del metodo storicizzante di de la Motte: l'idea portante della sua pluridecennale impresa storico-teorico-didattica è che esprimersi in musica sia un processo molto meno tecnico, più in continuità con le esperienze e le capacità comuni di quanto non ci faccia credere il farraginoso, intricato e talora feticistico sistema di educazione musicale oggi in uso. Paradossalmente, il principale strumento per dimostrare questa tesi sta in una radicale storicizzazione dei procedimenti compositivi. Dunque, de la Motte non analizza la melodia, bensì come si manifesta, come si struttura, come viene inventata la conduzione melodica nelle epoche più lontane e nei contesti più svariati: dalla musica reservata alla musica leggera del novecento, dalle canzoni per bambini al melos wagneriano, dai canti popolari a Hildegard von Bingen, dal gregoriano alle melodie di Chopin, da Schubert a Ligeti, da Haydn a Puccini.
2019br. Lungo l'arco della sua traiettoria, il cinema tedesco ha avuto a più riprese grandissimo rilievo, esercitando anche un ruolo di punta sul piano internazionale. Il volume ripercorre questa storia attraverso una selezione dei film che ne sono stati protagonisti: dalla stagione del "cinema d'autore" degli anni Dieci, in cui il nuovo mezzo si avvalse della collaborazione dei più noti protagonisti della scena letteraria e teatrale dell'epoca, al periodo weimariano, caratterizzato dalle invenzioni del cinema espressionista e dalla messa a punto di un complesso, raffinato sistema linguistico; dalla fase che accompagna gli anni del nazismo, in cui si fa portavoce delle parole d'ordine del regime, ma anche delle sue, ancor oggi dibattute, contraddizioni, al periodo apparentemente più provinciale dell'immediato dopoguerra, oggetto peraltro di riletture e riconsiderazioni in anni recenti; dall'exploit del Neuer Deutscher Film, che riporta il cinema tedesco a una posizione preminente nel contesto europeo, alla situazione degli ultimi decenni, orientata verso gli standard del racconto internazionale, ma non senza varchi verso modelli autoriali e sintesi tra questi due ambiti.
2019br. Lungo l'arco della sua traiettoria, il cinema tedesco ha avuto a più riprese grandissimo rilievo, esercitando anche un ruolo di punta sul piano internazionale. Il volume ripercorre questa storia attraverso una selezione dei film che ne sono stati protagonisti: dalla stagione del "cinema d'autore" degli anni Dieci, in cui il nuovo mezzo si avvalse della collaborazione dei più noti protagonisti della scena letteraria e teatrale dell'epoca, al periodo weimariano, caratterizzato dalle invenzioni del cinema espressionista e dalla messa a punto di un complesso, raffinato sistema linguistico; dalla fase che accompagna gli anni del nazismo, in cui si fa portavoce delle parole d'ordine del regime, ma anche delle sue, ancor oggi dibattute, contraddizioni, al periodo apparentemente più provinciale dell'immediato dopoguerra, oggetto peraltro di riletture e riconsiderazioni in anni recenti; dall'exploit del Neuer Deutscher Film, che riporta il cinema tedesco a una posizione preminente nel contesto europeo, alla situazione degli ultimi decenni, orientata verso gli standard del racconto internazionale, ma non senza varchi verso modelli autoriali e sintesi tra questi due ambiti.
2017brossura Nell'era dei big data e agli albori della data driven economy, emerge una figura professionale in grado di analizzare, gestire, elaborare e comunicare i dati. È il data scientist, lo "scienziato dei dati", che ha solide competenze in informatica, statistica, economia ed è in grado di far fronte alla sempre crescente complessità dei dati. Questo volume si propone come una guida completa sia per chi intenda intraprendere questa professione emergente, sia per chi, già esperto, desideri approfondire alcune tematiche. L'autore illustra le principali conoscenze relative alla gestione e all'analisi avanzata dei dati
2012ill., br. Nata in un momento di passaggio della carriera di Aldo Rossi, a cavallo del 1972, questa raccolta è divenuta nel tempo un'opera unitaria che delinea "l'ipotesi di una teoria della progettazione architettonica dove gli elementi sono prefissati, formalmente definiti, ma dove il significato che scaturisce al termine dell'operazione è il senso autentico, imprevisto, originale della ricerca. Esso è un progetto". Gli scritti sparsi di Rossi contengono infatti molti dei concetti sviluppati ne "L'architettura della città", ma presentano anche gli aspetti più polemici della sua critica della cultura architettonica internazionale sviluppati negli anni della formazione. A partire dagli studi giovanili sul neoclassicismo milanese e torinese, passando per le recensioni di libri storici come quelli di Emil Kaufmann, Hans Sedlmayr, gli interventi di critica architettonica sull'opera dei maestri Boullée, Behrens, Loos, Le Corbusier, gli studi urbani che confermano l'idea della "città per parti", fino ai celebri interventi sulla tipologia edilizia: è proprio in questo "misto di descrizione e di deformazione, di invenzione e di conoscenza" che si consolida il postulato rossiano: la città non può essere considerata una mera infrastruttura di servizi, quanto la materia prima dell'identità e della memoria collettiva o individuale e quindi "ne deriva che anche l'edificio può essere progettato per analogia con la città".
2017br. La musica è un'idea, mai un fatto. È straniera nel nostro mondo, una temibile intrusa. Come possiamo del resto conoscere e fidarci di ciò che ignora gli interessi umani? Eppure ne facciamo materia di studio e dissertazione, illusi di possederla quando è lei a possedere noi, inevitabilmente. Perché il suo fascino è proporzionale alla violenza con la quale vanifica ogni nostra aspirazione, disattende ogni aspettativa, e riconduce là dove la ricerca spasmodica dell'utile ci impediva di approdare: al cuore stesso dell'ignoto. Tale è la musica per Alberto Savinio: rivelazione metafisica reale, anche se indicibile. Reale proprio perché indicibile. Come parlarne, allora? Da artisti, è la risposta che emerge dai resoconti di Savinio dell'intensa vita musicale della prima metà del Novecento. Perché, a suo dire, la critica non può limitarsi a dare giudizi, ha un compito più alto: inventare. Così, nelle vesti di critico musicale, Savinio non dismette i mezzi maturati come pittore, poeta, drammaturgo e musicista, li orchestra in una prosa sopraffina e tagliente che, mescolando parole a immagini e suoni, riporta sempre l'ascolto alla dimensione ineffabile del puro incontro estetico. La fantasia e l'ironia si sostituiscono all'informazione e alla descrizione, mentre improvvise divagazioni in apparenza «fuori tema» trasformano la cronaca in riflessione generale su temi sociali e culturali, fucina di originali valori artistici. "Scatola sonora" raccoglie gli scritti musicali che Savinio compose fra gli anni venti e il secondo dopoguerra, pennellate rapide e luminescenti che danno vita a un quadro lucido, profondo, sagace, dirompente, corrosivo, polemico, ispirato, da ultimo insostituibile, di «quel miracoloso prolungamento dell'infanzia» che per Savinio è l'esperienza artistica. Con un saggio di Mila De Santis.
2018ill., br. La scrittura musicale ha avuto e probabilmente sempre avrà due obbiettivi non del tutto coincidenti: indicare all'esecutore le azioni necessarie a produrre un determinato flusso di suoni, e registrare, attraverso un sistema di scrittura, la struttura stessa della musica presente in quel momento culturale. Schmid chiama scrittura 'funzionale', o 'esecutiva', una modalità di scrittura pensata prevalentemente per il primo di questi due obbiettivi, e scrittura 'sistemica', o 'strutturale', una modalità volta essenzialmente al secondo scopo. E particolarmente interessante che la ripresa, verso la fine del primo millennio d. C, del sistema notazionale greco-romano privilegiasse l'aspetto sistemico, mentre il metodo di notazione alternativo diffuso all'epoca, quello cosiddetto 'neumatico', mettendo in condizione il cantore che già conoscesse l'altezza delle note di riprodurre una melodia, si collocava piuttosto sul versante funzionale. Tutta la storia della scrittura della musica occidentale fino ai suoi esiti attuali è stata segnata dalla confluenza di queste origini miste, e il libro di Schmid ne costituisce una narrazione minuziosa e appassionante. Ma c'è un secondo assunto che questo libro intende dimostrare. Il tipo di scrittura della musica disponibile nei vari momenti del suo sviluppo storico, da un lato è conseguenza della musica viva che si faceva a quell'epoca, dall'altro a sua volta condiziona fortemente la creazione di nuova musica: letteralmente, rende possibili sviluppi del linguaggio musicale prima impensati (o anche ne condanna all'obsolescenza altri). Dunque la musica che fu scritta in e per una certa notazione non può essere trascritta in un linguaggio storicamente lontanissimo da essa senza che se ne perdano quote più o meno importanti di senso. Ma se la scrittura non è neutrale o ininfluente per la trasmissione del senso di un'opera, come consentire l'accesso a quell'opera in un mondo in cui la scrittura è interamente cambiata? A questo dilemma Schmid propone una soluzione, per così dire, mista. Per accedere oggi a un'opera del passato lontano lo studioso non può che tornare alla scrittura originale, ma per l'esecutore questa può essere resa più comprensibile con vari procedimenti di trascrizione che Schmid discute, illustra e insegna con opportuni esercizi di pratica, mostrando attraverso casi concreti come questo tipo di trascrizione intermedia chiarisca e in certi casi letteralmente illumini il senso della musica.
1934Includes numerous color plates. 190X275 mm. 303 pages. Hardcover slightly bumped. Spine faded. Spine hinge cracked. Spine edges bumped. Binding visible on title page. Few pen markings on contents page. Single plate loose. Few plates slightly loose. Else in good condition.
1983Ex-library copy with usual stamps, call numbers and pocket. Small sticker stain to front board. Sticker damage to front pastedown. Corners a bit rounded. Lettering to spine a bit rubbed. ; 328 pages; Toward the beginning of the seventh century B. C. There was a flowering of "personal" poetry marked by a passion and a candor that are in striking contrast to the epic tradition. Burnett presents a convincing new interpretation of the three most important poets of the period.
1996Reveals how certain strategic metaphors embedded in the early Western literary canon have promoted--and continue to promote--systems of inequality and social control. Collins examines texts ranging from the Homeric epics and the Platonic dialogues to Virgil's "Aeneid" and the "Book of Revelation". Drawing on the linguistic and documentary evidence of usages in early societies, chiefly Greek and Hebrew, Collins has produced a penetrating examination of social and personal structures in those worlds. ; 9.5 x 0.75 x 6.5 Inches; 196 pages
1950Fine Turkish Paperback. Folio. (31 x 23 cm). In Turkish. 61, [1] p., xv numerous color plates. Renklerin armoni sistemleri. Kalmik was an artist and art historian, known for his work in studying the lyrical-abstract Turkish painters. In 1928, Academy of Fine Arts in the Department of Painting by entering the first Nazmi Ziya's, then Ibrahim Calli 's was a student. In 1937, after graduation time in various newspapers and magazines and worked. In 1939 Paris 'e went and André Lhote 's studied painting at the workshop. Sorbonne University 's also took courses in art history. After returning to Turkey in 1940 in Ankara and Istanbul, was an art teacher at various high schools (1942-47). In 1947 Istanbul Technical University Faculty of Architecture 'in the colors and shapes began to teach composition. In 1967-68 Berlin Technical University's department of architecture as a guest lecturer in the basic design taught. Previously, impressionistic understanding Kalmik employees, located in Europe at the time of cubism was interested. Braque 'la Picasso 's, then Fernand Léger and Henri Matisse's figures were impacted by understanding. After returning to Turkey maintained a distinct outer line of figurative abstraction and had a strong sense of pattern. In the 1960s, fishermen, boats and sailboats in front of an abstract landscape imagery began funding. With solid color stain, which highlights the contours of a lyrical expression in the works of this period are seen. As well as the etching Kalmik also makes the picture in the 1960s in the figurative sense of the prints that are dominant. As well as objects and natural appearance of the figure given the place and occupancy of the space in this building has been used in a balanced manner. Domestically and abroad, participated in many group exhibitions, solo exhibitions opened. Picture, as well as many of the Republican era artists such as Turkish official's theoretical and philosophical concepts of articles on who wrote, conferences and radio talk conducts the Kalmik, "The Color of Harmony Systems" and "Nature and Art Texture entitled" two books in the 1950s, Istanbul Technical was published by the University. First Edition.
200331.5x24cm. 437 pages. Hardcover with dust jacket. Pen inscription on title-page - NO damage to text. Else in good condition. PLEASE NOTE: This item is overweight. We may ask for extra shipping costs.
1982Includes black and white plates. 21x29.5 cm. 263 pages + unnumbered plates. Paperback. Cover edges slightly yellowing. Else in good condition. PLEASE NOTE: This item is overweight. We may ask for extra shipping costs.
1991Faint foxing to textblock else book is fine. DJ spine sunned and discolored. Dustjacket is protected in plastick sleeve. ; Eidos; 0.75 x 8.75 x 6 Inches; 200 pages; The idea of epic is elusive. The classical tradition of epic poetry emerged from the heroic poetry of one tribe of one people, the Ionian Greeks. The fame of the Iliad and Odyssey inspired emulators and created a genre which remained in high favor throughout the classical epoch and was revived in the Renaissance. Modern literature, however, has neglected it and the word "epic" no longer connotes a literary form. J. B. Hainsworth explores the development of the epic genre, the causes of its success in classical literature, and the reasons for the failure of the genre after its triumphs in the Renaissance. The idea of epic, Hainsworth argues, is composite. As the offspring of a tradition of heroic poetry, it is a narrative of historical or fictional events. However, the Homeric epics try to make sense of events by relating them to some theme, for example heroism, and explaining them in terms of a metaphysical idea such as destiny or the will of God. In the literary epic of the classical period the narrative element divided into historical and mythological forms; authors exploited national, political, and romantic themes. Hainsworth examines the way in which these ideas intersect in classical criticism and in Hellenistic and Roman epic. Hainsworth demonstrates that after its first flowering the epic became an artificial literary form justified by the authority of the Homeric poems. When the poetic form was abandoned the idea of epic dissolved, leaving as its ghost the expression in other forms of the metaphysical ideas of the Greek and Roman epics.
1935Contains color and b&w plates. 27.5x20cm. 304 pages. Hardcover. Cover edges and corners slightly worn. Pages 305-308 slightly torn. Pages slightly yellowing. Else in good condition. PLEASE NOTE: This item is overweight. We may ask for extra shipping costs.
1972Minor rubbing and shelfwear to wraps. DJ has edgewear with light chipping and a couple of small tears. ; Traces the development of Greek and Latin oratory and rhetorical theory from 300 BC to AD 300. During that period, he shows, the art of persuasion the Romans inherited from the greeks gradually became an art more concerned with the secondary characteristics of rhetoric: style and artistic effort. ; 0.76 x 9.2 x 6.1 Inches; 658 pages
1972Minor rubbing and shelfwear to wraps. Faint soiling to textblock. DJ has edgewear with chipping and tears in places. Some loss to top of spine (crudely repaired with clear tape). ; Traces the development of Greek and Latin oratory and rhetorical theory from 300 BC to AD 300. During that period, he shows, the art of persuasion the Romans inherited from the greeks gradually became an art more concerned with the secondary characteristics of rhetoric: style and artistic effort. ; 0.76 x 9.2 x 6.1 Inches; 658 pages
1972Minor rubbing and shelfwear to wraps. 1 corner has minor chipping. DJ has edgewear with chipping and small tears in places. Old Price-sticker on DJ. ; Traces the development of Greek and Latin oratory and rhetorical theory from 300 BC to AD 300. During that period, he shows, the art of persuasion the Romans inherited from the greeks gradually became an art more concerned with the secondary characteristics of rhetoric: style and artistic effort. ; 0.76 x 9.2 x 6.1 Inches; 658 pages
1987Book and Dustjacket have minor shelfwear. 1 corner lightly bumped. Dustjacket is protected in mylar. ; 1 x 9.5 x 6.5 Inches; 355 pages; The powerful portrait of the glorious Greek warrier Achilles presented in Homer's Iliad around 700 BC imbued a particular soldier with transcendent value, linking "soldier" with "hero" in Western European culture. Tracing Achilles' appearances through periods of Greek, Roman, and Christian imperialism in the works of poets, generals, philosophers, priests, and patriots, Katherine Callen King establishes the moral or political significance attached to the hero as a response to shifting mores and contemporary issues.
1999Dustjacket has minor shelfwear and rubbing. ; 0.98 x 9.37 x 6.31 Inches; 208 pages; Bruce Louden's bold re-reading of the Odyssey -- the first attempt in years to map in detail the poem's overall structure -- offers new insights into the artistry of Odysseus' mythic voyage and enriches our understanding of Homer's masterful craftsmanship. Louden's groundbreaking work uncovers an extended narrative pattern, repeated in full three times, which reveals the poem's underlying skeletal structure. This organizational analysis helps to explain the existence of several characters or episodes sometimes dismissed as extraneous, as late additions, or even as corruptions to Homer's original intent. In addition, Louden's discovery strengthens the suggestion that the Odyssey was the product of oral tradition. By repeating this sequence of successive motifs, a single, improvising bard could explore a variety of complex ideas within a poem as long as the Odyssey. Though centrally concerned with the form of Homer's rich and complex plot, Louden's study is not exclusively, or even primarily, formalistic. His investigation involves the study of characters' names, challenges faced by Odysseus, the structure of the poem, and roles assigned to the poem's female characters. Louden's comprehensive achievement gives the reader a fresh perspective on the role of divine hostility and the artistry of an epic survivor on his timeless journey home.
1962Contains plates in color and black and white. 29x23 cm. 135 pages. Hardcover in dust jacket. Cover slightly chafed. Binding slightly exposed on title page. Else in good condition. PLEASE NOTE: This item is overweight. We may ask for extra shipping costs.