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2010brossura
2012ill., br. Schegge dappertutto, rumori di macchine e motori, scomparsa del paesaggio umano. Ecco il "disastro" con cui si misurano due nomi tra i più grandi della cultura russa del Novecento. La civiltà delle macchine, la disgregazione del mondo e le avanguardie. La svolta avvenne nel 1914, con la mostra di Picasso a Mosca. Le avanguardie russe annunciavano un mondo nuovo, quello dell'uomo liberato dalla schiavitù del lavoro capitalista cui corrispondeva una liberazione spirituale incarnata dall'artista come prototipo dell'uomo nuovo. Picasso, esponendo le sue opere cubiste a Mosca, mostrava in realtà un mondo in frantumi, dove anche l'uomo usciva malconcio, privato del suo volto e della sua consistenza. La velocità e le scoperte scientifiche vincevano la tirannia del tempo, ma smontavano dall'interno lo stesso materialismo storico, quello che profetizzava la realizzazione di una società armoniosa e trasparente, sul modello del paradiso terrestre; a essere liquidato era anche il pensiero religioso dell'ortodossia, che al centro di tutto poneva la divinizzazione dell'uomo. Berdjaev e Bulgakov scrissero i due saggi raccolti in questo libro poco tempo dopo aver visitato la mostra di Picasso, e nella loro riflessione la "crisi dell'arte" è irrimediabilmente la crisi della rappresentazione del volto umano e la "perdita del centro" che ne deriva. Due saggi che anticipano la critica della modernità, come è stata sviluppata lungo il Novecento, da un pensiero che da Sedlmayr arriva fino a Clair.
2021br. In un'epoca come la nostra, dominata da immagini molteplici e veloci, in cui prima la telecrazia poi internet hanno reso il mondo eccessivamente spettacolare e superficiale, tutto incentrato su un tragicomico "esibizionismo isterico", può avere ancora senso la discreta e intima attività della poesia e dunque della letteratura e della critica? Questa raccolta di scritti sull'arte, ora brevi ora lunghi, che partendo dagli antichi Egizi arriva fino alla nostra più viva contemporaneità, vuole riscoprire le origini, i modelli universali, gli archetipi di quelle immagini. Festina lente, "affrettati lentamente". Così da Antonello da Messina a Giulio Paolini, da Luca della Robbia a Pier Paolo Calzolari, da Veermer ad Anselmo, da Fiissli a Monet, da Turner a Munch, da Millet a Morandi a de Staèl, e molti altri, l'Autore ha voluto ricomporre le forme e le luci di una ritualità: quella sacra attenzione, oggi apparentemente perduta.
1698In-4°; pp. 166 (i.e. 164, dalla numerazione saltano pp. 161-162), (6), 1 cb., in antiporta un grande legno con un leggio che sostiene un libro, due cherubini che reggono un cartiglio con motto “alter ad alterum”; una tavola fuori testo che raffigura la mano di Guido con le note (la mano guidoniana fu un sistema mnemotecnico adottato dai cantori per la lettura a prima vista, messo a punto sembra da Guido Monaco (Guido d’Arezzo); nel testo molte parti di musica. Legatura coeva in piena pergamena con titolo manoscritto al dorso. Buona copia. Frezza dalle Grotte fu probabilmente lui stesso maestro di coro. Come presentato dall’autore, l’opera è suddivisa in quattro libri (”s’aggiongerà la quinta parte.... ma separata dal presente libro”, che pare non fu poi stampata), che attraverso varie lezioni insegnano a Leggere le note, i Toni e le intonazioni, i modi di intonare tutti i generi di canto, di unire l’organo al coro, e le Regole di comporre nel Canto Fermo, la melodia di base cui vengono aggiunte le altre parti nella musica polifonica.
1920(Codice LN/3032) In 16° VIII-212 pp. Curioso romanzo umoristico. Legatura del tempo in cartone, tassello e titolo oro, ottimo stato. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
1910(Codice LN/2137) In 16° VIII-212 pp. PRIMA EDIZIONE. Legatura d'epoca mezza pelle, lievi spellature, titolo e fregi oro. Conservata la bellissima copertina originale illustrata a colori. ~~~ SPEDIZIONE IN ITALIA SEMPRE TRACCIATA
2007ill., ril. Il volume contiene importanti testimonianze dell'elaborazione e dell'avanzamento del progetto di restauro del Castello di Torregalli, a partire dalla conoscenza del manufatto, della sua storia, delle sue fasi costruttive, proseguendo poi con l'analisi della consistenza e delle condizioni di degrado e anche con alcune importanti soluzioni maturate durante i lavori. Il castello è situato in quella porzione di contado a sud-ovest della città di Firenze inclusa tra l'Arno e la Greve, tra Scandicci e le colline di Marignolle. Il Castello di Torregalli, le sue corti, il suo giardino monumentale, il "salotto di Baccio", i suoi spazi aperti e il suo racconto narrato con la materia e la cultura della storia sono nuovamente parte vitale dell'identità di questo lembo del territorio fiorentino.
2015brossura Questo volume, il primo della Biblioteca di Cultura Polacca, è una raccolta di saggi di uno dei maggiori storici e teorici dell'arte europei, Jan Bialostocki (1921-1988). Formatosi nella temperie intellettuale creata da grandi studiosi polacchi, come i filosofi Wladyslaw Tatarkiewicz e Tadeusz Kotarbin'ski o lo storico dell'arte Michal Walicki, Bialostocki è stato una personalità di livello internazionale e in Italia è noto soprattutto come autore del volume "L'arte del Quattrocento nell'Europa settentrionale" (1995). Il nucleo centrale della sua opera è costituito dagli studi iconologici, di cui presenta una originale impostazione nata dalla collaborazione e dal dialogo con Erwin Panofsky: è una concezione dell'immagine artistica come segno ontologico dei tempi che coglie, in una specifica sintesi estetica, gli aspetti politici, sociali, ideologici e artistici. Il libro contiene scritti su autori e temi che stavano particolarmente a cuore a Bialostocki: Dürer, Rembrandt, l'arte rinascimentale e barocca polacca, Jacopo Bassano, Caspar David Friedrich. Il titolo è tratto da uno dei suoi lavori più conosciuti, dedicato al quadro di Rembrandt Il Cavaliere polacco e alle sue diverse interpretazioni.
2011ill., br. II cinema asiatico, e in particolare quello dell'Estremo oriente, ha conquistato in questi ultimi trent'anni un posto di primo piano anche sugli schermi occidentali, rivelando una ricchezza non inferiore a quella del cinema europeo e americano. Dai problemi di linguaggio a quelli relativi alla storia e all'ideologia, dal rapporto coi generi a quello con altre forme artistiche e culturali, dalla nascita del cosiddetto nuovo cinema alla capacità di testimoniare le contraddizioni della società contemporanea, l'itinerario di Dario Tomasi segue un percorso cronologico che va dagli inizi degli anni Trenta sino al primo decennio del Duemila. Dopo una prima riflessione sullo stile dei grandi autori del cinema giapponese negli ultimi anni del muto, prende in esame il periodo che va dalla fine degli anni Trenta a quella del decennio successivo analizzando come il Giappone, la Corea del Sud negli anni dell'occupazione giapponese e la Cina dei primissimi anni della Repubblica Popolare, hanno rappresentato, da prospettive ideologiche diverse, la guerra in Asia. Si dedica poi alla cinematografia dagli anni Sessanta e Settanta fino ai giorni nostri, stilando una panoramica del cinema cinese e del modo in cui alcuni suoi autori, fra i più amati dai festival occidentali, hanno dato vita a uno straordinario quadro degli sconvolgimenti attraversati dal loro paese in questi ultimi vent'anni.
2010ill., br. Quest' opera offre un'ampia panoramica su uno spaccato della cultura tedesca dal 1945 ai giorni nostri. Non un libro sul cinema tedesco ma la trattazione dei film che in quegli anni si sono occupati del problema della divisione politica della Germania. Il muro di Berlino è stato dapprima l'icona della divisione del mondo in due blocchi e poi, con il crollo, l'immagine che si è usata e che tuttora si usa per definire la fine di un'epoca. Una storia per immagini del presente che porta con sé intensi richiami alla memoria collettiva. Il libro - corredato da schede su attori, registi e film più significativi - fornisce tutti gli elementi per contestualizzare le opere cinematografiche e comprendere i codici linguistici e stilistici e i riferimenti diretti e indiretti tanto alla tradizione letteraria e filmica che agli avvenimenti dell'epoca.
2019br. Attraverso quarantacinque film esemplari, riletti secondo una pluralità di prospettive e metodi d'indagine, il volume compone un affresco del cinema come arte dello sguardo, dalle vedute dei fratelli Lumière sino alla rivoluzione digitale di "Matrix". Con un testo di Sandro Bernardi e il contributo di Lucilla Albano, Silvio Alovisio, Fabio Andreazza, David Bruni, Lucia Cardone, Giulia Carluccio, Alessia Cervini, Adriano D'Aloia, Elena Dagrada, Roberto De Gaetano, Francesco Di Chiara, Ruggero Eugeni, Michele Guerra, Cristina Jandelli, Suzanne Liandrat-Guigues, Sandra Lischi, Giacomo Manzoli, Carmelo Marabello, Luca Mazzei, Elena Mosconi, Jean Mottet, José Moure, Luigi Nepi, Paolo Noto, Peppino Ortoleva, Stefania Parigi, Guglielmo Pescatore, Federico Pierotti, Francesco Pitassio, Veronica Pravadelli, Leonardo Quaresima, Philippe Ragel, Jacqueline Reich, Thierry Roche, Augusto Sainati, Simonetta Salvestroni, Pierre Sorlin, Noa Steimatsky, Tomaso Subini, Giorgio Tinazzi, Chiara Tognolotti, Paola Valentini, Luca Venzi, Federico Vitella, Vito Zagarrio.
2021br. Il libro raccoglie dieci riflessioni sul cinema contemporaneo - pubblicate sui "Diari di Cineclub" - da varie angolazioni: il ruolo dei devices, dei vari dispositivi- supporti attraverso i quali si consumano i film; il ruolo e il peso della critica della carta stampata e dei siti online oggi nonché il loro deterioramento; l'emorragia del pubblico, la fuga dalle sale che negli ultimi anni è diventata allarmante, la fine delle emozioni che si provavano un tempo quando il cinema coinvolgeva l'intera collettività; la disaffezione dello spettatore nei confronti della critica, anche quella delle riviste specializzate, e l'identikit del critico odierno che ha perso identità; il rapporto tra produzione, distribuzione ed esercizio; una radiografia dei Festival italiani grandi e piccoli e un approfondimento della loro utilità o ricaduta nella riconquista del pubblico perduto; l'insegnamento del cinema nelle università con tutte le varie definizioni delle cattedre.
2016br. L'intensità è una componente fondamentale del cinema, che delinea le dinamiche interne all'opera e i percorsi della sensazione dello spettatore. È il flusso del film, la dimensione creativa della forza e il suo vettore di attrazione. Contro la considerazione fredda del cinema - propria degli studi ideologici e semiologici - va affermato il carattere di emozione del film, che agisce direttamente sulla psiche. Il libro è articolato in una parte teorica e in una parte analitica dedicata a film come Arancia meccanica e Sentieri selvaggi, M e Quarto potere, Il Gattopardo e Zazie nel metro, Bella di giorno e Zero Dark Thirty e a capolavori dell'avanguardia come The Art of Vision di Brakhage e Vinyl di Warhol.
2020brossura Questo saggio, oltre a documentare il ventennio indimenticabile del cinema horror italiano partendo dal 1970 e arrivando al 1990 (con una breve incursione negli anni '50 e '60), vuole anche far assaporare, a chi non l'ha vissuto, la maniacale passione che ha caratterizzato quel periodo. L'avvenimento di andare al cinema, per esempio: sale cinematografiche che ormai sono un lontano ricordo, situate in piccole vie buie, dove l'unica luce proveniva dall'insegna; un piccolo bar in dotazione; e al momento del biglietto la scelta tra platea e gradinata. Anni in cui si andava in edicola e si era sommersi da riviste dedicate al cinema horror come Nosferatu, di fumetti ricchi di citazioni cinematografiche come Dylan Dog, Splatter, Mostri, Bloob, Gore Scanners. Per non parlare della nascita delle videoteche, ormai quasi del tutto scomparse. Il genere horror italiano fece scuola, in quegli anni. Autori come Dario Argento, Mario Bava, Lucio Fulci, Antonio Margheriti, Aristide Massaccesi sono studiati nelle scuole di cinema americane. Registi di fama mondiale come Quentin Tarantino e Tim Burton elencano sempre registi italiani alla base della loro formazione.
2009br. È dall'inizio del nuovo millennio che il cinema d'autore israeliano ha cominciato a trovare un posto fisso, oltre la figura pionieristica di Amos Gitai, nell'ambito dei maggiori festival internazionali, divenendo artefice di un importante dibattito politico-culturale sui principali problemi del paese, a partire dalla drammatica questione palestinese. Film come "Yossi e Jagger" o "Camminando sull'acqua" di Eytan Fox, "Or/Mon Tresor" di Keren Yedaya, "To Take a Wife" di Ronit e Shlomi Elkabetz, "Meduse" di Etgar Keret e Shira Geffen, "Beaufort" di Joseph Cedar, "La banda" di Eran Kolirin, "Qualcuno con cui correre" di Oded Davidoff e soprattutto "Valzer con Bashir" di Ari Folman, tanto per citare i titoli più noti, hanno ottenuto prestigiosi riconoscimenti internazionali e/o una discreta distribuzione in Italia e nei paesi europei. Il presente volume vuole analizzare a tutto campo il fenomeno di una cinematografia che, pur avendo a disposizione modeste risorse economiche, è stata in grado, in meno di un decennio, di dar vita a un significativo cinema d'autore dalle precise caratteristiche critico-innovative. Il tutto ritraendo le tematiche che attraversano, spesso in modo drammatico, l'odierna società d'Israele: il problema del conflitto con il mondo arabo/palestinese, i temi della violenza e della guerra, la sfera della sessualità e la condizione della donna, i rapporti tra religione e laicità dello Stato o la relazione tra società israeliana e Shoah.
1996brossura "L'immagine-movimento" e "L'immagine-tempo", i due volumi che il filosofo francese Gilles Deleuze ha dedicato al cinema, hanno radicalmente cambiato, all'inizio degli anni Ottanta, il modo di pensare l'arte cinematografica, la sua teoria e la sua storia. L'incontro originale fra filosofia e cinema ha dato vita ad un'opera concettualmente ricca e complessa, la cui influenza si è andata via via facendo sempre più grande fino ad imporsi come un punto di riferimento, fra i più significativi, nel dibattito teorico e critico contemporaneo. Il libro di Roberto De Gaetano prova a individuare e tracciare le direttrici fondamentali dell'opera di Deleuze, presentandone le istanze problematiche più rilevanti: movimento di accompagnamento, da un lato, e problematizzazione critica, dall'altro.
2012ill., br. La nascita e la diffusione delle nuove immagini - fotografia, cinema, televisione-e video - hanno realizzato un'importante rivoluzione epistemologica: hanno orientato l'uomo contemporaneo ad assumere un atteggiamento fiducioso non solo nei riguardi dell'immagine ma anche nei riguardi del reale. Il sapere moderno che fece deflagrare le certezze dell'uomo in centinaia di verità relative è stato rimosso; il perfetto doppio del reale offerto dai nuovi media ha silenziosamente cancellato il dubbio verso la fedele restituzione della realtà in immagine, e, di riflesso, verso le manifestazioni del mondo esterno; è subentrato così un atteggiamento disponibile ad accogliere la supposta verità delle apparenze, offerta sia attraverso le immagini sia attraverso i fenomeni del reale. Questo atteggiamento fa sì che le potenzialità delle nuove immagini conducano lo spettatore a vivere un inganno estatico, che si realizza non solo nell'ambito della comunicazione, ma anche nell'ambito artistico. Per contrastare questa credulità, questa degradazione mentale, così definita da Joseph Conrad, diffusasi nella società contemporanea, necessiterà recuperare i principi e le tematiche del pensiero moderno nato nel Seicento. Un recupero, questo, che servirà non solo ad opporsi alle illusioni e agli inganni, ma anche per comprendere meglio la natura delle nuove immagini, le quali si dimostrano figlie delle modernità.
2012ill., br. La nascita e la diffusione delle nuove immagini - fotografia, cinema, televisione-e video - hanno realizzato un'importante rivoluzione epistemologica: hanno orientato l'uomo contemporaneo ad assumere un atteggiamento fiducioso non solo nei riguardi dell'immagine ma anche nei riguardi del reale. Il sapere moderno che fece deflagrare le certezze dell'uomo in centinaia di verità relative è stato rimosso; il perfetto doppio del reale offerto dai nuovi media ha silenziosamente cancellato il dubbio verso la fedele restituzione della realtà in immagine, e, di riflesso, verso le manifestazioni del mondo esterno; è subentrato così un atteggiamento disponibile ad accogliere la supposta verità delle apparenze, offerta sia attraverso le immagini sia attraverso i fenomeni del reale. Questo atteggiamento fa sì che le potenzialità delle nuove immagini conducano lo spettatore a vivere un inganno estatico, che si realizza non solo nell'ambito della comunicazione, ma anche nell'ambito artistico. Per contrastare questa credulità, questa degradazione mentale, così definita da Joseph Conrad, diffusasi nella società contemporanea, necessiterà recuperare i principi e le tematiche del pensiero moderno nato nel Seicento. Un recupero, questo, che servirà non solo ad opporsi alle illusioni e agli inganni, ma anche per comprendere meglio la natura delle nuove immagini, le quali si dimostrano figlie delle modernità.
2008ill., br. Il mondo del circo è un universo denso di contraddizioni, sempre in bilico fra meraviglia e desolazione, polvere e stelle, angeli e demoni. Una particolarissima "piazza" che accoglie sotto il suo tendone a strisce artisti itineranti di ogni genere: acrobati, fachiri, clown, domatori, freaks. Individui che mettono in gioco la loro incolumità spingendo il corpo oltre i limiti del possibile. È per questo motivo che il mondo del circo ha da sempre esercitato sugli artisti un fascino irresistibile: personaggi come Picasso, Cocteau, Kirchner, Seurat o Léger, che nelle loro opere hanno fatto razzie delle sue figure d'appartenenza - giocolieri, cavallerizze, saltimbanchi, trapezisti, pagliacci. Il circo ha fornito gli strumenti necessari per scalzare i precetti d'accademia novecenteschi e ha operato una rivoluzione del linguaggio, portando in scena un sogno comune a pubblico, poeti e pittori: quello di essere catapultati fuori dalla banale realtà.
2001Mm 140x210 Brossura editoriale con bandelle, pagine XXXVIII-265. Ristampa anastatica dell'edizione Pavoni, Genova, del 1617. Edizione a cura di Vittor Ivo Comparato. Opera in buonissime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE. WORLDWIDE DELIVERY
1617In-folio, (4), pp240, (4), legatura coeva in pelle, . Trattato volto a illustrare le virtù civiche di sentimento del bene comune e di partecipazione alla vita pubblica, dato alle stampe nel 1617. Il Cebà, di nobile famiglia genovese, fu fecondo poeta in volgare, prevalentemente imitatore, con esiti non disprezzabili, del grande modello del Petrarca, con una quantità di liriche dedicate all’amata Aurelia Spinola, morta giovane nel 1596, e a Geronima di Negro, poi fattasi monaca. Dopo gli studi a Genova e a Padova, ove ebbe maestri lo Speroni e Giasone di Nores, nel 1591 entrò nell’Accademia degli Addormentati, dedicandosi da allora esclusivamente alla professione letteraria. Traduttore di Teofrasto, lasciò anche un altro poema sacro, “Lazzaro il mendico”, nonché il dialogo teorico “Il Gonzaga ovvero del poema epico”. Treaty aimed at illustrating the civic virtues and feeling for the common good and participation in public life, first published in 1617. Ansaldo Cebà, of a noble Genoese family, was a fruitful poet in vulgar, mainly imitator, with non-despicable results, of the great model of Petrarch, with a quantity of lyrics dedicated to his beloved Aurelia Spinola, who died young in 1596, and to Geronima di Negro, who became a nun. After his studies in Genoa and Padua, with Speroni and Giasone di Nores as teachers, in 1591 he entered the Academia degli Addormentati, focusing from then on exclusively to the literary profession. Translator of Theofrastus, he also left another sacred poem, “Lazzaro il mendico”, as well as the theoretical dialogue “Il Gonzaga ovvero del poema epico” Vinciana 364, Gamba 1853,Bozza scrittori politici
1825réf. 380960Milano, Silvestri, 1825. S. III-XVI, 340 S., 2 Bl. Anzeigen. Marmoriertes Leder d. Zeit mit rotem Rückenschild (leicht berieben, Ecken etwas bestoßen, Rücken u. Vorderdeckel mit Wurmspuren). [2 Warenabbildungen]
2019ill., br. Mozart si ispirò al suono dello Stradivari per il suo quintetto d'archi, e al suono del clarinetto di Stadler, con poche chiavi e con un'intonazione approssimativa, per il suo quintetto K 581 e per il concerto K 622. Com'è possibile che Mozart, ma anche Weber o Spohr abbiano composto per simili strumenti? Probabilmente ad aver ispirato queste opere non è stato lo strumento ma lo strumentista; il modo di suonare di Stadler o di Baermann o di Hermsted ha colpito così profondamente i compositori che, anche senza il supporto di un buon strumento, con la propria bravura hanno trasformato il brano in un capolavoro. Molto probabilmente il compositore è stato colpito dal suono, dal timbro, dalla straordinaria bravura esecutiva del clarinettista. Attraverso la storia del clarinetto, con punti di vista assolutamente personali, come l'attribuzione dell'invenzione al figlio di Denner, o alla discendenza dal recorder, passando da alcune tra le innumerevoli opere più significative composte per lo strumento, dall'analisi del timbro e degli armonici, l'autore entra nel vivo di questo strumento e del suo bellissimo suono.