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‎Croce, Benedetto (direttore)‎

‎LA CRITICA. Rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da B. Croce. Anno IX, fascicolo 5‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Indici e contenuti de «La Critica» sono visionabili sul sito web «Le Riviste di Benedetto Croce on line», gestito dall’Università di Roma in collaborazione con Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e Istituto Italiano per gli Studi Storici.‎

‎Croce, Benedetto (direttore)‎

‎LA CRITICA. Rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da B. Croce. Anno IX, fascicolo 6‎

‎Edizione originale. Minime gore alla copertina, ma ottimo esemplare. Indici e contenuti de «La Critica» sono visionabili sul sito web «Le Riviste di Benedetto Croce on line», gestito dall’Università di Roma in collaborazione con Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e Istituto Italiano per gli Studi Storici.‎

‎Croce, Benedetto (direttore)‎

‎LA CRITICA. Rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da B. Croce. Anno X, fascicolo 1‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Indici e contenuti de «La Critica» sono visionabili sul sito web «Le Riviste di Benedetto Croce on line», gestito dall’Università di Roma in collaborazione con Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e Istituto Italiano per gli Studi Storici.‎

‎Croce, Benedetto (direttore)‎

‎LA CRITICA. Rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da B. Croce. Anno X, fascicolo 2‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Indici e contenuti de «La Critica» sono visionabili sul sito web «Le Riviste di Benedetto Croce on line», gestito dall’Università di Roma in collaborazione con Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e Istituto Italiano per gli Studi Storici.‎

‎Croce, Benedetto (direttore)‎

‎LA CRITICA. Rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da B. Croce. Anno X, fascicolo 3‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Indici e contenuti de «La Critica» sono visionabili sul sito web «Le Riviste di Benedetto Croce on line», gestito dall’Università di Roma in collaborazione con Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e Istituto Italiano per gli Studi Storici.‎

‎Croce, Benedetto (direttore)‎

‎LA CRITICA. Rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da B. Croce. Anno X, fascicolo 4‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Indici e contenuti de «La Critica» sono visionabili sul sito web «Le Riviste di Benedetto Croce on line», gestito dall’Università di Roma in collaborazione con Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e Istituto Italiano per gli Studi Storici.‎

‎Croce, Benedetto (direttore)‎

‎LA CRITICA. Rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da B. Croce. Anno X, fascicolo 5‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Indici e contenuti de «La Critica» sono visionabili sul sito web «Le Riviste di Benedetto Croce on line», gestito dall’Università di Roma in collaborazione con Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e Istituto Italiano per gli Studi Storici.‎

‎Croce, Benedetto (direttore)‎

‎LA CRITICA. Rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da B. Croce. Anno X, fascicolo 6‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Indici e contenuti de «La Critica» sono visionabili sul sito web «Le Riviste di Benedetto Croce on line», gestito dall’Università di Roma in collaborazione con Fondazione Biblioteca Benedetto Croce e Istituto Italiano per gli Studi Storici.‎

‎[Paladini, Terra, Barbaro et alii]‎

‎La Ruota dentata. Movimento immaginista. Anno I - N. 1 [TUTTO IL PUBBLICATO]‎

‎Edizione originale. Parziale perdita di qualche lettera appena sotto l’intestazione, in prima pagina, causa rimozione dell’etichetta d’invio; per il resto, uno straordinario esemplare intatto e senza alcuna sofisticazione; rarissimo in queste condizioni. Rarissimo numero primo e unico pubblicato: sole tre copie nel censimento ICCU (Centrale Firenze, BSMC Roma e APICE Milano), cui OCLC aggiunte l’esemplare del MART Rovereto. -- Espressione dell’immaginismo di qualità e intensità inversamente proporzionali all’effimera durata (praticamente il solo anno 1927), l’«immaginismo» italiano — che nulla ha a che vedere con l’imagism poundiano o con l’omonimo -ismo russo — «assumeva in realtà una poetica dell’immaginazione che sembrava ricorrere fino alla messa in scena del subconscio. […] L’immaginismo italiano era di fatto molto più vicino al surrealismo. […] Ed è certamente dal cinema che l’immaginismo italiano traeva la sua linfa più segreta» (Lista, p. 7-s). Animatori principali del movimento furono l’artista Vinicio Paladini e lo scrittore Dino Terra. Paladini veniva da quel crogiolo di avanguardisti e irregolari del principio degli anni ’20 che solo verso la metà del decennio e oltre chiariranno la direzione presa dalla propria parabola artistica; dopo un breve periodo di fiancheggiamento futurista, grazie alle intercessioni di Prampolini (si veda la vicenda legata al manifesto sull’Arte meccanica), Paladini si posizionava a distanza di sicurezza con l’intervento del 1927 «Arte d’avanguardia e futurismo», pubblicato prima sulla «Bilancia» poi in plaquette. Ed è proprio il gruppo gravitante attorno alla rivista romana (mensile ma aperiodico diretto da Umberto Barbaro) che riempirà le fila dell’immaginismo — per scioglierle subito e riformarle altrove. -- Il nome della rivista che fa da altoparlante del movimento, così come il marchio che la illustra (due ingranaggi che s’arrotano), reca precisa memoria dell’origine comunista di Paladini. L’apertura del fascicolo che lancia il movimento immaginista è affidata per intero all’artista russo-romano, che compone una pagina dominata da un incredibile ‘fotomontage’ in bianco e nero, dove sono tutte le suggestioni e i temi cari (un vero e proprio manifesto ‘visivo’ che sarebbe da analizzare con la lente d’ingrandimento); la composizione è incorniciata da un testo composto a slogan, non-sense, testi in all-caps, simboli matematici e maniculae, d’impronta chiaramente dadaista. In seconda pagina comincia il lungo manifesto «Una nuova estetica per un’arte nuova», firmato da Umberto Barbaro, che condivideva con Paladini la fede politica di estrema sinistra: un testo illuminante per capire la posizione del gruppo rispetto alla questione generale del modernismo e dell’avanguardia ma, nello specifico, rispetto al futurismo, da cui in Italia non si può prescindere. In terza pagina una recensione ‘onirica’ dei due libri di Dino Terra, già pubblicati sotto le insegne della «Ruota editrice»: Riflessi (che si fregerà di uno strillo di Marinetti in fascetta) e L’amico dell’angelo, un dramma. Le altre presenze servono a fornire un’indicazione di provenienza e appartenenza (come le poesie di Majakovskij ed Elena Ferrari) oppure sono del tutto episodiche, personaggi minimi raggranellati sul fondo del vivace ambiente romano che sboccerà appieno solo negli anni ’30. Lista, Dal futurismo all’immaginismo, passim; The Oxford Critical and Cultural History of Modernist Magazines, III, p. 580; Salaris, Riviste futuriste, p. 1106-ss; Casetti, Movimento immaginista, p. 65‎

‎Dormal, Carlo Maria‎

‎Canta giovinezza. Arciquaderno goliardico pro E.O.A. [in copertina aggiunto: ... del G.U.F. di Padova a beneficio dell’Ente opere assistenziali. Numero unico]‎

‎Edizione originale. Eccellente esemplare (appena un lieve accenno di scuritura ai bordi della copertina). Molto raro in queste condizioni. Raro numero unico interamente curato dal leader dei futuristi padovani Dormal, uno dei più dotati artisti grafici del secondo futurismo. Dal raffinatissimo layout alle numerose tavole interne (diverse realizzate in fotomontaggio), tra Munari e Depero (ma anche il piacentino Bot, nelle pagine con le caricature ‘sintetiche’), tutto concorre a fare di questo libro un piccolo capolavoro del genere. L’apertura è dedicata ai fasti patavini del 1848, naturalmente riletti in chiave ‘fascisti ante-litteram’, per proseguire con i profili di Alfredo Oriani, Ippolito Nievo, una sezione poetica con ‘Libia’ di M. Nicheforos, ‘Sant’Elia’ parolibera di Nino Burrasca, ‘Vorrei’ di Farfa, ‘Il’ e ‘Un terremoto’ di Gerbino, una splendida parolibera grafica a colori firmata «s.e.S.f.O.t.S. Marinetti p.c.c. Josè Schivo», il ‘racconto rotante’ ‘Un uomo impressionabile’ di Gigi Trevisanato (impaginato in quattro blocchi voltati rispettivamente a 0°, 90°, 180°, 360°), pagine di goliardia studentesca intercalate alle notevoli caricature di Agordo Ancona, Licinio Bonàt, Caldarella, Gian Paolo Garcèa, Renato Mazza, Luigi Zecchin. Salaris, Riviste, pp. 810-13; Bohn, The other Futurism, pp. 87-94‎

‎[Of Limits]‎

‎Of Limits 4‎

‎In ottime condizioni. Ciclostilato di 15 fogli, pinzati, in 4° (cm 33x22) autocopertinato ( copertina in carta colorata), illustrato di disegni e vignette satiriche. Informazioni, appelli di collaborazione da altri gruppi sparsi in tutta la nazione, recensioni di concerti. Stampato probabilmente a Civitanova Marche.‎

‎[Spazio; Luigi Moretti, Agnoldomenico Pica et alii]‎

‎Spazio. Rassegna delle arti e dell’architettura diretta dall’architetto Luigi Moretti‎

‎Collezione completa. Qualche segno d’uso perimetrale e ingiallimento alle copertine; nel complesso più che buoni esemplari. «Spazio» è il capolavoro cartaceo dell’architetto Luigi Moretti (1907-1973), originale interprete del movimento moderno e affermato progettista, dal suo ruolo direttivo in seno all’Opera nazionale Balilla fino al Watergate di Washington nei primi anni ’60. Accuratamente preparata assieme ad Agnoldomenico Pica a partire dall’estate del 1949, sia sotto il profilo organizzativo che dal punto di vista grafico, «Spazio» esordisce nel luglio 1950 configurandosi come progetto grandioso, capace di coniugare qualità tipografica e di contributori, investimenti (redazioni a Milano, Roma, e in seguito Firenze e Parigi), proiezione internazionale (abstract in inglese, francese e castigliano): «La rivista propone, azzardando un’originalità solo in parte mitigata dal ricorso o dall’assonanza con altre testate coeve — e bisogna fare almeno i nomi di “Architecture d’aujourd’hui” o “Art d’aujourd’hui”, l’ameri-cana “Arts and Architecture” o l’italiana “Stile”, — un progetto editoriale complesso, fondato su un’ampia disamina culturale» per un’«impresa editoriale unica nel suo genere» (Tedeschi). -- La struttura interna dei quaderni rispetta un andamento costante, che muove da ricerche o rievocazioni storiche (da Caravaggio all’arte contemporanea passando dal futurismo) per procedere con focus su architettura costruttiva, d’interni e d’arredamento, chiudendo con una robusta e scelta sezione di taglio cronachistico. Numerosi e di assoluto rilievo sono gli scritti del direttore (magnifici i suoi approfondimenti sui valori funzionali dei dettagli decorativi), superato in quantità dal caporedattore Pica — il quale «risulta autore, tra articoli, notizie e piccoli trafiletti, di circa 120 scritti in sette numeri, firmati anche con pseudonimi quali Nautifile, Giovanni Tancredi, Sisto Villa, Angelo dell’Aquila, Callimaco, Ugo Diamare, nonché con sigle “a.p.”, “A.P.” e “A”.» (ivi) — e affiancato da ricorrenti collaboratori: Umberto Bernasconi, Angelo Canevari, Gino Severini, Sisto Villa, Ugo Diamare. Tra gli artisti e architetti valorizzati spiccano i nomi di Carlo Mollino, Giuseppe Capogrossi, Alberto Burri, Renzo Zanella, Antonio Gaudi, Adalberto Libera, Ugo Carrà, Vico Magistretti, Carlo De Carli, Ettore Sottsass (descritto da Alfonso Gatto!), Atanasio Soldati, Gianni Monnet, Vittoriano Viganò, Franco Albini, Carlo Pagani, Luciano Baldessari. Menzione a sé merita il numero 4 (gennaio-febbraio 1951) con il focus sull’arte astratta nel mondo (scritti di G.C. Argan, M. Seuphor, L. DEgrand, L. Döry, M. Gendel) e quindi in Italia (Severini, Bernasconi, Canevari, Dorazio, Guerrini e Perilli), sotto il titolo complessivo di «Punto sull’arte non obiettiva». -- L’impaginazione è magistrale, governata con sapiente acribia, gusto e originalità dal direttore stesso: «Il tutto va sciorinandosi con eleganza, anche attraverso una scelta tipografica di grande respiro sin dal formato […] ribadita anche da un sofisticato mélange di testi e di immagini. Immagini dovute non di rado a puntuali campagne fotografiche pubblicate talvolta a tutta pagina, ovvero montate come un testo nel testo costruito per estrapolazioni o tagli assimilabili a sequenze cinematografiche» (Tedeschi). Un lavoro capace di sintetizzare esperienze opposte come la monumentalità di «Civiltà», la lussuosa rivista dell’E 42, e l’inventiva ultramoderna di «Campo grafico», la rivista dei grafici d’avanguardia anni ’30, anche tramite virtuosismi tipografici quali inserti, tavole ripiegate, utilizzo di carte diverse, sapiente alternanza di bianco/nero, mono e bi-cromie, quadricromie, che la rendono da sfogliare un piacere per gli occhi. Le copertine sono altrettanto scelte, disegnate da Angelo Canevari (nn. 1-3) tramite sovrimpressione di grafica su sfondo fotografico ‘astrattizzato’; con motivi d’arte concreta da Alberto Magnelli (n. 4), lo stesso Moretti (n. 5) e Severini (n. 6); con una raffinata invenzione di pura ‘grafica tipografica’ da Charles Conrad (n. 7). -- La periodicità è inizialmente dichiarata mensile, poi abbandonata: vengono pubblicati tre numeri nel 1950, due nel ’51, uno nel ’52 e uno nel ’53; un rallentamento nelle uscite che denuncia tutte le difficoltà incontrate dall’ambizioso progetto, portato avanti per il gusto di terminare un programma pareggiando i costi di produzione. -- A partire dal numero 4 «Spazio» dialoga sempre più frequentemente con l’arte contemporanea e — via Severini — con Parigi nello specifico: prima Gualtieri di San Lazzaro, finalmente Michel Tapié, l’incontro con il quale costituisce l’inizio di un sodalizio che porterà Moretti ad aprire la galleria Spazio nel giugno-luglio 1954 con la mostra «Caratteri della pittura d’oggi», esponendo tra gli altri Alechinsky, Burri, Capogrossi, Dova, Falkenstein, Francis, Francken, Jorn, Ossorio, Pollock, Serpan, Tobey, Wols. L’attività della galleria si pone quale coda terminale della rivista: «La sede era in via Cadore 23, la stessa della redazione di “Spazio”. […] Tapié inizia a coordinare un’azione comune nel circuito delle gallerie Rive Droite di Parigi, Spazio di Roma e Martha Jackson di New York. La galleria chiuderà alla fine del 1955, dopo aver organizzato la mostra monografica di Serpan, nel settembre 1955, e la mostra collettiva Individualità d’oggi, nell’aprile maggio-giugno 1955, mostra già allestita a cura di Tapié alla galerie Rive Droite (Individualités aujourd’hui, marzo-aprile 1955)» (Tedeschi). Tedeschi, Algoritmie spaziali: gli artisti, la rivista Spazio e Luigi Moretti (Luigi Moretti, Milano 2010: 137-177); Rostagni, Luigi Moretti (Milano 2008), pp. 74-83 7 volumi‎

‎[Manzoni] Azimuth (direttori Piero Manzoni ed Enrico Castellani)‎

‎Azimuth. A cura di Enrico Castellani – Piero Manzoni [insieme a:] Azimuth 2 dedicato a «La nuova concezione artistica». A cura di Enrico Castellani – Piero Manzoni‎

‎Collezione completa. Insieme in complessive ottime condizioni di conservazione, esemplari puliti e sostanzialmente intatti sia all’interno che alle copertine. Condition report: -- «Azimuth»: mimini segni d’usura perimetrali, con un leggerissimo accenno di piega verticale al piatto anteriore, visibile solo verso e che non intacca la grafica; uno dei bifoli centrali leggermente allentato; nel complesso in ottime condizioni. -- «Azimuth 2» con lieve brunitura marginale e ingiallitura verso della copertina; interni leggermente bruniti, come normale; complessivamente in ottime condizioni. In una lettera all’amico Valentino Dori (alias Giorgio Carmenati Francia), databile ai primi del 1959, Piero Manzoni annuncia la separazione dal Movimento nucleare: «Oggi ahimè il movimento si è scisso in due: io ora sono con Castellani e Bonalumi e perseguiamo quella linea che tu mi hai visto iniziare: usciremo prestissimo con una rivista nostra, di parte, che si chiamerà Pragma, e abbiamo al solito un programma quanto mai vivace» (Battino & Palazzoli, n. 79). La rivista a cui si fa riferimento finirà per chiamarsi in altro modo, ma è qui l’origine del progetto Azimut/Azimuth (senza “h” la galleria, con “h” la rivista). Nel febbraio del 1959 il trio suddetto espone alla Galleria del Prisma di Milano, una mostra poi portata alla Galleria Appia antica di Roma, in aprile, con presentazione di Leo Paolazzi (sarà Antonio Porta), e a settembre a Losanna, Galerie Kasper. Nello stesso aprile Manzoni apre una personale all’Aja (Relief schilderijen) e scrive ancora a Dori: «Sto preparando in questi giorni una nuova rivista d’arte, molto battagliera […] sembra che venga molto bene. […] Il nostro gruppo aumenta e la rivista servirà proprio a definirlo» (ivi, n. 103). In luglio è la volta dell’esordio del gruppo Zero al Rotterdam Kunstkring, istituzione fondata nel 1893 e da sempre attenta all’arte contemporanea (ospitò un’importante mostra futurista nel maggio del 1913 e già una personale di Manzoni nel settembre 1958): espone il gruppo Zero di Rotterdam più Manzoni. La stessa mostra approda alla fine di ottobre alla galleria Appia antica di Roma: il design dei cataloghi e del materiale promozionale relativo a questi due eventi mostra chiaramente l’origine grafica della copertina di Azimuth. -- «In the autumn of this year, Manzoni’s idea of opening and running a gallery materialises when he and Castellani rent and fit out a basement connected with a furniture shop in via Dei Bossi on the corner with via Clerici in Milan, which is later to become Galleria Azimut. […] In the same period, around October, while the first issue of the review “Azimuth” is going to press, Bonalumi, who has worked on it for a long time now, withdraws because of differences of opinion and disagreements about theoretical and ideological considerations. The first issue is edited by Castellani and Manzoni with the assistance of Marco Santini as editorial secretary and the graphic designer Cecco Re, who designed the cover and also suggested the title. The address of the review is via Cernaia 4 in Milan, Manzoni’s home address. “Azimuth” is printed in the workshop of Antonio Maschera, who previously printed “Direzioni N. 3” and — under the same imprint of the “E.P.I. editoriale periodici italiani” — the first issues of “Il Gesto”, the review of the Nuclear Group» (Battino & Palazzoli). -- Il primo numero di «Azimuth», chiamato semplice «Azimuth», contiene interventi militanti (Dorfles e Laszlo, ad aprire e chiudere il fascicolo), prose e poesie (Pagliarani, Agnetti, Paolazzi/Porta, Tullier, Balestrini, Picabia, Beckett), articoli di critica (Ballo, Alfieri, Y. Tono, Galvano); sei tavole a piena pagina (un «Meta-matic» di Tinguely, in foglio sciolto; un monocromo blu di Klein; un Dorfles; una scultura di Gio Pomodoro fotografata su fondo nero; una tavola di accertamento alfabetica di Manzoni; un Estienne in blu) e svariate opere riprodotte a tracciare i vasti confini della contemporaneità artistica eletta dalla rivista (Johns, Fontana, Rauschenberg, Megert, Angeli, Schwitters, Castellani, Rotella, A. Pomodoro, Bonalumi, Holweck, Mack, Fisicher, Kemeny, Piene, Wagemaker, Romyn, Manzoni, Schoonoven, Dahamen, Sanders, Bohemen, Schumaker, Tajiri, Pieters, Rossello, Dorazio, Dangelo, Marotta, Lora, Pena). Nelle pagine pubblicitarie finali, la costellazione di gallerie e riviste d’arte entro cui opera «Azimut/h» («Appia antica» di Villa, «Notizie» di Pistoi/Crispolti, «Direzioni» di Fabrizio Mondadori, «Le Arti» di Marussi/Vella e «Panderma» di Laszlo). -- Verso la fine dell’anno, Manzoni sta già lavorando ad «Azimuth 2», come apprendiamo da una lettera inviata a Heinz Mack del gruppo Zero di Dusseldorf: «Cher Mack, Piene t’a parlé de l’exposition qu’on va faire a Milan et du numéro de Azimuth, qu’on ira publier a l’occasion. […] Demain on ouvrira la Galerie Azimut: elle est à ta disposition, si tu veux l’y faire une exposition ou des manifestations» (Battino & Palazzoli n. 144). La mostra d’apertura della galleria Azimut è quella delle «12 linee» di Piero Manzoni, introdotte in catalogo da un testo di Vincenzo Agnetti, uno dei più stretti collaboratori di Manzoni e Castellani sul versante critico e letterario. «Galleria Azimut soon becomes a hotbed of encounter and debate in the artistic panorama of Milan thanks mainly to the contacts Piero Manzoni keeps up […]. A tireless organizer and promoter, he makes great efforts to discover, compare and publicise artists who are practically unknown in Italy and abroad at this time, himself included» (ivi, p. 59). Nel gennaio 1960 è la volta della fondamentale collettiva «La nuova concezione artistica», a cui è interamente consacrato il secondo e ultimo fascicolo della rivista. «Azimuth 2» è costruito attorno a un programma ben definito, proposto in italiano, inglese, francese e tedesco, ed esplicitato nel lungo testo critico di Castellani, «Continuità e nuovo», seguito dai più brevi «Una nuova concezione di pittura» di Uno Kultermann, «Libera dimensione» di Manzoni e «L’oscurità e la luce» di Piene, impaginati di nuovo da Cecco Re attorno a scelte riproduzioni delle opere esposte — in una raffinata progressione che dimostra visivamente il fil rouge della collettiva. Pinzato al mezzo del fascicolo il catalogo della mostra, impresso su cartoncino color mattone, che vede la partecipazione di Breier, Castellani, Holweck, Klein, Mack, Manzoni e Mavignier. Tutti espongono opere del ’59, eccetto i due monocromi di Klein e l’achrome di Manzoni, del ’57. Un catalogo d’esposizione esemplare per chiarezza contenutistica e grafica, nel pieno conseguimento del delicato equilibrio tra funzionalità ed estetica che sempre caratterizza questo tipo di prodotti editorial-artistici. Battino & Palazzoli, Piero Manzoni catalogue raisonné, pp. 56-57, n. 142, e p. 64 n. 165; Maffei e Peterlini, Riviste d’arte d’avanguardia, pp. 68-70; Vergine, Azimuth: mostra documentaria (Milano 1975) 2 volumi‎

‎Baldini, Alberto (Daniele Crespi, design) [Quaderni di segnalazione]‎

‎Quaderni di segnalazione 9: L’Esercito dell’anno XII‎

‎Edizione originale. Esemplare eccezionalmente ben conservato. Rarissimo: manca completamente ai repertori istituzionali tipo ICCU e OCLC. Nona uscita del periodico/collana di Bernasconi, una delle più interessanti espressioni del fascismo cosiddetto ‘di sinistra’, stampata dal luglio 1933 («Colpo alla borghesia» di M. Gallian) al 1935 per una decina scarsa di fascicoli. Il progetto, unitario ma articolato in fascicoli monografici su vari temi di attualità tra politica e cultura, trova particolare coesione nel formato quadrotto e nella grafica modernissima, a tratti futur-costruttivista, di Daniele Crespi. -- Il presente quaderno ospita il lungo saggio del Generale Baldini (esperto di teoria e tattica militare che ebbe modo di mettersi in luce già durante la prima guerra mondiale) originariamente pubblicato nel numero di ottobre 1933 della rivista specialistica «Esercito e nazione», seguito da una coda integrativa apparsa nel maggio ’34 sul «Giornale d’Italia». Nelle pagine paratestuali, stampate su leggera carta colorata, articoli degli abituali redattori dei «Quaderni»: Bernasconi (Creare forze antiborghesi), Ernesto Marchiandi (segnato come co-direttore, firma «Elementi per la rivoluzione continua»), Edgardo Sulis (Da guerriero a soldato), Manlio Pompei, V. Branzoli-Zappi, P.M. Bardi (L’architettura delle caserme), Guglielmo Scalise, Amedeo Tosti, Nino Guglielmi, Ugo Manunta (L’utopia del salario giusto), Eugenio Morosini.‎

‎Viani, Lorenzo [Xilografia]‎

‎Xilografia. Pubblicazione mensile di xilografie originali. Anno II ... NUM. 17 [titolo in copertina; in seconda di copertina:] Lorenzo Viani‎

‎Prima edizione. Copertina brunita e con sfrangiature perimetrali e piccole perdite che non interessano la parte a stampa; punto metallico originale arrugginito; per il resto ottimo esemplare. Il celebre fascicolo di «Xilografia» dedicato a Lorenzo Viani, ristampa dagli originali i seguenti legni, secondo Rodolfo Fini (Lorenzo Viani xilografo) tutti del «primo periodo 1910-1915»: «Filosofo greco»; « Boscaiole»; La Cortaccia»; «Vedova»; «Ritratto di un filosofo»; «Contadina»; «Vagabondo»; «Il cieco»; «L’elemosina»; «Nonna e nepote». -- Xilografia fu una straordinaria esperienza durata tre anni, dal 1924 al 1926: pubblicava con cadenza bi- o trime - strale quaderni composti interamente ed esclusivamente di xilografie. Non stupisce questo fascicolo interamente consacrato al maestro di Viareggio: Viani fu il primo a portare la tecnica dell’incisione su legno a valori d’arte assoluti, liberandola dal ruolo subordinato di illustrazione manieristica. La sua tecnica straordinaria ha reso in qualche modo alla xilografia la sua stessa natura, quel primitivismo e quella cupa durezza che si erano perse durante le ricerche estetizzanti condotte da Adolfo De Carolis e dalla sua cerchia. Sostituendo al raffinato legno di filo le sue «assi da taglier» e ai bulini le più elementari sgorbie, Viani fu in grado di elaborare una poetica veramente moderna che sostituiva il superato simbolismo tardottocentesco.‎

‎[Paladini, Vinicio, Armando Ghelardini, Umberto Barbaro, Diotima, Talarico et alii]‎

‎La Freccia d’argento: informatore letterario delle Edizioni d’Italia‎

‎Edizione originale. Esemplare viaggiato annullo postale e francobollo conservato; lievissime tracce della piegatura in quattro, per il in eccellenti condizioni di conservazione. Rarissimo numero unico pubblicato dalle Edizioni d’Italia, ultima e definitiva forma assunta dal gruppo romano che ha attraversato gli anni ’20 sotto varie forme — dalla «Bilancia» a «2000»/«Atlas» passando per «La Ruota dentata» — per confluire in questa impresa editoriale ad altissimo gradiente di qualità e innovazione. Un solo esemplare è registrato nel censimento ICCU, quello della Biblioteca Estense di Modena; manca completamente a OCLC. Non abbiamo notizia di copie apparse in asta o in cataloghi di vendita (mancava al catalogo monografico dell’Arengario S.B. dedicato a Paladini), e indice sicuro dell’estrema rarità ne sia il fatto che manca del tutto ai repertori specialistici dedicati all’argomento: nemmeno un accenno, una riga, una sparuta menzione nelle note a piè pagina. -- Fondata nel 1931 dal ventiquattrenne Armando Ghelardini, l’editrice si distinse subito per un programma ben definito e modernissimo, che si affidava sul versante grafico alla spiazzante inventiva di Vinicio Paladini: collana ammiraglia era «Gli scrittori moderni», dove uscirono i racconti di Barbaro (L’essenza del can Barbone), lo «Spettacolo con farsa finale» di Ghelardini, il «Tatuaggio» di Talarico, l’«Orologio innamorato» di Diotima (il nome d’arte scelto da Meletta Bontempelli, moglie di Massimo). Ma «l’intero catalogo delle Edizioni d’Italia è degno di nota» — come segnalava recentemente Giampiero Mughini (Una casa romana, p. 211): la collana «Documenti», sorta di docu-fiction ante litteram dove uscirono Alvaro, Bontempelli, Pudovchin, Bardi (studiata in un recente convegno su «Literature as Document: Generic Boundaries in 1930s Western Literature», Leiden 2019); la rivista «Occidente», pubblicata in dodici quaderni zeppi di letteratura e segnalazioni culturali che non passavano sugli altri periodici italiani dell’epoca, e tanti altri progetti minori rimasti allo stadio iniziale (una collana artistica; una collana dedicata al cinema). -- «La Freccia d’argento», il cui nome fa riferimento proprio all’organizzazione editoriale sintetizzata nelle frecce disegnate da Paladini, offre anzitutto uno spaccato imprescindibile sulla progettualità in corso nell’officina editoriale di Ghelardini: nomi come A. Gide, R. Neumann, E. Settanni, S. Norman, W. Bonsels, R. Bonanni, un libro sulla «Volgarità nell’architettura» di Vinicio Paladini, e molto altro che non vide mai la luce, mentre le Edizioni d’Italia chiudevano i battenti nel 1935, un po’ per i fastidi che recavano al regime, molto per ragioni squisitamente economiche. Ma il foglio è prima di tutto un capolavoro artistico di Paladini, che non a caso apre — come già era accaduto nella «Ruota dentata» — con una prima pagina tutta affidata al maestro italo-russo, dominata da un grande ‘fotomontage’ («L’arte neoclassica, sotto il severo sguardo della critica, lotta contro le scuole di avanguardia») e corredata da un manifesto eccezionale, come già rimarcato assolutamente ignoti agli studiosi: «Teoria e pratica del fotomontage», composto nello stile futurista e visionario dell’ex-immaginista. Nel resto del fascicolo fotoritratti di tutti gli autori, alcuni assai scherzosi; anticipazioni dai romanzi; «La crisi del libro non esiste» di Lucio Ridenti; un altro fotomonage di Paladini a p. 3 (Molly e Betty ridono pensando al 1900); ampia rassegna stampa e presentazioni dei titoli imminenti.‎

‎[Mondo] (direttore Mario Pannunzio)‎

‎Il Mondo. Settimanale diretto da Mario Pannunzio‎

‎Collezione completa. Tutto il pubblicato, dal numero 1 del 10 febbraio 1949, al numero 10 del 10 marzo 1966; le annate sono rilegate in mezza tela con titoli ai dorsi. Ottime condizioni. Formato giornale (cm. 36 x 65) pagine varianti da 12 a 20. Settimanale. Giornale politico, economico, letterario e culturale forse il più prestigioso del dopoguerra. Diretto da Mario Pannunzio alla cui scuola si sono formate generazioni di brillanti giornalisti. Notevoli le firme: Croce, Montale, Raimondi, Rodotà, Pavolini, Salvadori, Cederna, Arbasino, Falconi, Musatti, Moravia, Monelli, Rea, Silone, Flaiano con le sue rubriche di cinema, Tobino, Jemolo, Landolfi, Comisso, Brancati. La grafica, le fotografie, il taglio da rotocalco, deve tanto all’ Omnibus di Longanesi al quale lo stesso Pannunzio, con Maccari ed altri del "Mondo" collaborarono attivamente. I bellissimi e pungenti disegni di Mino Maccari e Amerigo Bartoli hanno accompagnato tutta la vita del giornale, con gustosi riferimenti a scene politiche e borghesi.‎

‎[Giovane Italia] (direttore Umberto Notari)‎

‎La Giovane Italia. Rivista di combattimento sociale-politico-letterario guidata da Notari. Numero 10‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Mensile, poi settimanale (dal 7 nov. 1909), diretto da Umberto Notari dal numero 1 del gennaio 1909 a tutto il 1911. Molto sensibile a tutti i movimenti liminali e rivoluzionari, a partire dal contesto dell’interventismo e del sindacalismo rivoluzionario. In questo fascicolo: «Italia, Austria e Russi» di Salvatore Barzilai; «Un traditore: Romolo Murri» di Italo Vicentini; «Il panico negli eserciti» di S. Collotta; «Nel mondo degli hotels» di Ettore Romano; «Dossi» di G.P. Lucini. Cammarota, Futurismo, Giornali parafut., 3‎

‎[Compagni]‎

‎Compagni. Giornale politico mensile‎

‎Edizione originale. Ingialliture e fioriture alle copertine, ma esemplari in buone condizioni. Collezione completa dei due fascicoli, nn. 1 e 2-3 dall’aprile al maggio-giugno 1970. Giornale politico mensile, ne uscirono tre numeri in due fascicoli nel 1970. Direttore responsabile Nanni Balestrini, redattore Bruno Crimi, menabò e grafica G. Trevisani. È il giornale di Balestrini dopo la chiusura di «Quindici», dalla cui esperienza si porta dietro anche il bravo layout designer Trevisani. Dopo la sezione di notizie, articoli di: Balestrini, E. Grossman, T. Negri, A. Malatesta, B. Bezza, G. Gambineri, R. Gregori, G. Moech, G.G. Feltrinelli, C. Costa, M. Rak, L. Nono, G. Neri, P. Gambazzi, E. Collotti-Pischel, B. Crimi, L. Berti, O. Scalzone, A. Magnaghi, S. Serafini, L. Ferrari Bravo, S. Vassalli, G. Daghini, S. Bologna, S. Vilar, M. Cabral, V. Vassilikos. Nelle ultime pagine vignette di A. Chiàppori (Up il sovversivo) e di Bus, e disegni di C. Costa.‎

‎[Rivoluzione comunista]‎

‎La rivoluzione comunista. Raccolta supplemento murale a Rivoluzione comunista - organo del partito internazionalista‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Dal N. 1 del 15-4-77 al N. 45 del 31-12-79. Bollettino sindacale nel formato di un foglio murale che subentra a «Lotte operaie». Direttore responsabile Cesare Lanza.‎

‎[Chiacchiera]‎

‎La Chiacchiera. Amici cari! Borsa del pari!‎

‎Collezione completa del settimo anno. Più che buon esemplare (alcune pagine uniformemente brunite; legatura con qualche segno del tempo, ma solida). Tutto il pubblicato del settimo anno in 153 fascicoli, dal 4 Gennaio al 27 Dicembre 1866. Famoso giornale comico, satirico, critico e letterario fondato il 27 gennaio 1860, con Carlo Nannini quale Gerente Responsabile. Illustrato da numerose caricature. Interruppe le pubblicazioni l’11 febbraio 1868.‎

‎[Dinamo futurista] Fortunato Depero (su Umberto Boccioni)‎

‎Dinamo futurista. Anno I° - N. 3-4-5 [Numero speciale ... per le Onoranze a Umberto Boccioni] Mensile diretto da Depero sotto l’alto patronato di S.E. Marinetti‎

‎Edizione originale. Esemplare completo del rarissimo pergamino originale semitrasparente a proteggere la copertina. Brunito alla copertina e alle pagine interne, per il resto in condizioni più che buone quando non ottime. Numero 3-4-5 (giugno) del mensile diretto e curato graficamente da Depero, di cui è l’ultima uscita. Di formato e grafica diversa dai precedenti, tirato in un maggior numero di copie in occasione delle Onoranze nazionali a Umberto Boccioni organizzate dal Comune di Milano nelle giornate del 14-16 giugno 1933. Di elevatissima qualità grafica, contiene interventi originali di Marinetti (Il grido di Marinetti), Buzzi (la parolibera: Canzone di Boccioni e il testo Gloria a UB), Russolo, Notari, oltre a ripescaggi segnalati dalla stampa e scelte citazioni boccioniane. Due diagrammi disegnati da Depero, «La storia dell’arte suddivisa da Boccioni o nei seguenti periodi» e «Dall’impressionismo al futurismo», e una scelta iconografia di opere del maestro. Cammarota, Futurismo, Giornali fut., 118; Diz. Fut., pp. 385b-387b; Millefiorini, La pubblicistica futurista nei primi anni Trenta, ad indicem; Salaris, Riviste, pp. 198ss‎

‎[Baretti, Giuseppe]‎

‎La Frusta letteraria di Aristarco Scannabue‎

‎Celebre periodico pubblicato da Giuseppe Baretti dall’ottobre 1763 al 15 luglio 1765 per 33 fascicoli, con cadenza oscillante tra il quindicinale e il mensile. Nelle prime 396 pagine si trovano i fascicoli I-XXV pubblicati a Venezia con falso luogo Roveredo fino al gennaio 1765. Con propria numerazione seguono otto fascicoli con falso luogo di stampa, Trento, ma impressi ad Ancona per un totale di pagine 128. La «Frusta», nata con il proposito di essere il «flagello dei cattivi libri che si vanno da molti anni quotidianamente stampando in tutte le parti della nostra Italia» (tomo I p. I), è considerata oggi il primo esempio di moderna polemica giornalistica, critica letteraria militante e aggressiva revisione moralizzatrice, degno contraltare di periodici assai moderati come ad esempio l’«Osservatore» di Gasparo Gozzi, sorti nel secolo dei lumi sull’esempio della stampa inglese. Il giornale fu fermato dalla censura veneziana (da qui i falsi luoghi di stampa) in seguito al duro articolo anti-bembiano apparso nel fascicolo XXV (recensione all’edizione Lancellotti 1753 delle ‘Rime’): «… in quel Numero [XXV] io commisi l’atroce Delitto di provare, che un Gentiluomo di quella Città [Venezia], morto da più di due Secoli, fu uno dei più magri Poeti d’Italia.» (tomo III, p. 1). «[L]a proibizione di continuare la stampa del suo foglio [arrivò] col pretesto del giudizio severo da lui dato sull’opera poetica del Bembo patrizio veneziano, ma in realtà per por fine, come è detto in una comunicazione degli Inquisitori di Stato, alle “querele frequenti che giungevano d’ogni parte, ed anche dalla corte di Napoli, per li modi irriverenti e maledici dei suoi scritti”. In quel tempo stesso usciva contro di lui un libello, Bue pedagogo, del padre Appiano Buonafede dell’Ordine dei celestini […]: soprattutto per rispondere a quell’attacco Baretti proseguì con la falsa data di Trento il giornale, pubblicandovi otto discorsi contro il Buonafede in altrettanti fascicoli, oltre a un nono fascicolo con un articolo di altro argomento. Vi attese, lasciata Venezia e rifugiatosi sotto falso nome per qualche mese nei pressi di Ancona, bene accolto da quel vescovo, il cardinale F. Acciaiuoli […]. Ma ormai [Baretti] si era persuaso che non era più possibile per lui continuare in patria il suo “mestiere d’autore” e nel 1766 […] tornò a Londra.» (Fubini in DBI s.v.) Collezione completa mancante del solo fascicolo XXII‎

‎[Pickwick; Antonio Bruno, Giovanni Centorbi, Giacomo D’Artemi, Mauro Ittar, Telesio Interlandi]‎

‎PICKWICK. Quindicinale. Anno I – N. 1 [insieme a:] Anno I – N. 2‎

‎Collezione dei primi due numeri pubblicati. Ottimi esemplari: il primo numero intonso al taglio alto; il secondo numero con invio manoscritto a Giuseppe Prezzolini, Firenze. La brevissima esperienza di “Pickwick” — soli cinque fascicoli pubblicati dal 10 marzo al 10 maggio 1915 — rappresentò il polo del modernismo siciliano alternativo al futurismo di Jannelli, Nicastro e della “Balza”, pubblicata invece a Messina in soli tre fascicoli nel medesimo frangente, da aprile a maggio. -- Il quindicinale — animato dai «pickwickiani» Antonio Bruno (motore dell’iniziativa), Giovanni Centorbi, Giacomo D’Artemi e Mauro Ittar — si presenta come un semplice foglio delle dimensioni della mitica “Lacerba” fiorentina. Sebbene tutti i redattori sostanziano con loro contributi i fascicoli della rivista, l’autentico mattatore è Bruno, che compare anche dietro lo pseudonimo di Pierrot. I suoi «Balocchi» in formato aforis-diaristico (lo stesso stile dei «Quaderni» pubblicati postumi da Vito Sorbello per Sellerio) sono forse tra gli apici della sua produzione. Degne di nota anche le traduzioni: «Brivido d’inverno» da Mallarmé e «Giornali intimi» da Baudelaire. Tra le collaborazioni, Giuseppe Villaroel con due liriche, versi di Francesco Meriano e caricature di Telesio Interlandi. -- «I tre redattori di “Pickwick” [...] tengono sì in gran cale quelli che reputano i loro antenati letterari, da Giacomo Leopardi ai catanesi Giovanni Verga e Federico De Roberto, ma sanno che è il tempo di andare oltre e di sperimentare altro. Ritte ritte le loro antenne sono puntate spasmodicamente su quel che succede a Parigi o in “continente”. I nomi di Stéphane Mallarmé e di Arthur Rimbaud compaiono già nella prima pagina del primo numero di “Pickwick”. Al che uno dei loro abbonati, uomo colto e personaggio ben noto a Catania. si avvicina a uno dei redattori e chiede chi dei tre si celi sotto lo pseudonimo esotico di Mallarmé» (Giampiero Mughini, La collezione, p. 28).‎

‎[Rioba, Antonio]‎

‎Antonio Rioba. Giornale Buffo, Politico e Pittoresco. [al piatto Sior Antonio Rioba]‎

‎Dal n 1 del 13 Luglio 1848 al n 152 del 28 Dicembre 1848 poi soppresso dalle autorità austriache, si stamparono altri 3 numeri nel marzo 1849. Fortemente antiaustriaco, la testata prende il nome dalla statua di Antonio Rioba (posta nel Campo dei Mori) che rappresenta la famiglia Mastelli, commercianti con la nomea di essere disonesti e per questo trasformati in pietra da Santa Maddalena. La statua del Rioba é una delle statue parlanti, che sulla falsa riga di quelle romane, erano usate per lasciare biglietti con poemetti sarcastici contro i potenti di turno. Dal n 19 alla testata dopo Buffo, fra parentesi viene aggiunto “a suo tempo” forse a sottolineare la serietà con cui i redattori, Francesco Berla e Augusto Giustinian, affrontarono il problema dell’occupazione austriaca. Dal n. 69 l’illustrazione al titolo muta con l’immagine della statua di Rioba. Tutto il pubblicato eccezion fatta per i tre fascicoli stampati nel 1849. La rara raccolta presenta un frontespizio figurato e porta la data del 1849. Probabilmente l’editore mise in vendita i fascicoli invenduti raccogliendoli in una unica edizione.‎

‎[Fillia (Luigi Colombo), direttore; Vetrina futurista]‎

‎Vetrina futurista di letteratura - teatro - arte‎

‎Collezione completa. Esemplari in ottime condizioni (normale brunitura interna e minimi segni del tempo marginali alle copertine, nel complesso comunque assai ben conservate per un tipo di pubblicazione economica difficile da trovare oggi intatta). Pubblicazione periodica organizzata in una «prima serie» (vol. 1) seguita da una «seconda serie» (vol. 2), diretta da Fillia. Molto rara completa. Raccoglie importanti testi teorici e letterari, alcuni in edizione originale, dai maggiori futuristi: Balestrieri, Balla, Benedetta, Bragaglia, Buzzi, Caligaris, Carli, Casavola, Ciuffo, Curtoni, Deamicis, Depero, Dermée, Dottori, Farfa, Fillia, Jannelli, Mortari, Orazi, Prampolini, Reverdy, Russolo, Seuphor, Vasari, Walden, Whisky. «“Vetrina Futurista” raccoglie in diversi volumi le creazioni e le azioni più importanti di tutti i movimenti futuristi. A questo primo volume seguirà immediatamente un secondo dove saranno raccolte le migliori opere degli scrittori futuristi italiani e streanieri. In un terzo volume verranno riprodotti i lavori più importanti dei pittori futuristi» (presentazione a p. [5]). Il terzo volume non vedrà mai la luce. Cammarota, Futurismo, Riviste fut., 90 (con imprecisioni) 2 volumi‎

‎[Poligono]‎

‎Poligono. Rivista internazione d’arte: Bonomi. China. Futuristi [titolo in copertina; al frontespizio: Rivista mensile d’arte diretta da Raffaello Giolli - Anno V - n. 8]‎

‎Edizione originale Ottimo esemplare (normali minimi difetti ai bordi della copertina). Il raro numero V,8 (spesso indicato erroneamente come n. 3, dall’errore in copertina) del mensile di critica d’arte diretto da Giolli dedica ampio spazio ai futuristi, con i contributi «Aeropittura» e «Scenografia». Interessante e originale è l’ampia sezione iconografica, valorizzata dal formato del mensile: 4 tavole recto/verso con 19 immagini in bianco e nero per l’aeropittura; 2 tavole a colori recanti al recto le belle scene di Prampolini per «Prigionieri e Vulcani» di Marinetti (1927) per la scenografia. Nel resto del fascicolo: lettera aperta di Giolli all’On. Farinacci; «Ritratti chinesi» di G. Nicodemi; «L’arte di Carlo Bonomi» di E. Emanuelli. Raro. Salaris, Riviste, p. 554ss. (con imprecisioni)‎

‎L’arlecchino‎

‎L’Arlecchino. Giornale Comico - Politico di tutti i colori. Quotidiano‎

‎Ottimo esemplare. Rivista satirica quotidiana che si pubblicò dal 18 Marzo 1848 al 16 giugno del 1849 (con una breve interruzione dal 14 maggio al 27 maggio del primo anno) per un totale di 322 fascicoli, in 4°, ognuno di 4 pagine con una illustrazione litografica a piena pagina e con grande vignetta litografica in testata. Responsabile fu dapprima Ferdinando Martello poi Luigi Bellisario. Il Giornale é da considerarsi la culla del giornalismo umoristico italiano. 3 voll.‎

‎[Lombardo]‎

‎Il Lombardo. Giornale Quotidiano Politico-Letterario-Artistico.‎

‎Dal 25 Marzo al 6 Aprile 1848 si pubblicarono solo 9 numeri; i primi quattro come numero di saggio. G. Romani ne fu il Gerente responsabile. Fortemente anti austriaco, in ogni numero compare la scritta: W.La Libertà W Pio Nono. Non mancano feroci attacchi a Radetzky, plausi per Carlo Alberto e articoli a difesa del popolo lombardo. Agli ultimi tre numeri al sottotitolo venne aggiunto: La Repubblica é il Governo della Prosperità e della Libertà. Alla collezione manca il solo numero nove, l’ultimo pubblicato.‎

‎[Risorgimento] Pio IX‎

‎Pio IX Giornale Politico Letterario Artistico‎

‎Mende al primo fascicolo (al margine sinistro) ma nel complesso ottimo esemplare. Il giornale vide la luce il 25/27 marzo 1848 col numero doppio 1 e 2; cessò le pubblicazioni col n 48 del 16 giugno. Dal numero 28 al sottotitolo si aggiunse: Organo ufficiale del Circolo Patriottico. Moltissimi i collaboratori tra cui: Cesare Cantù, Vincenzo Gioberti, Tullio Dandolo, F. Ugoni, Carlo Cattaneo, Prati con Vincenzo de Castro come responsabile. Non comune giornale che raccolse attorno a se i più convinti sostenitori dell’Italia indipendente. Fogli impressi su carta azzurra.‎

‎[EDAL: Egyptian & Egyptological Documents Archives Libraries; Patrizia Piacentini (direttore)]‎

‎EDAL: Egyptian & Egyptological Documents Archives Libraries - N. 7‎

‎Edizione originale. Nuovo. Sommario / Summary: Christina Hanus, Anne Stumpf und Klaus Finneiser: “Die Archivbestände des Berliner Ägyptischen Museums”. ​Rolf Krauss: “Nachbearbeitung von Funden aus den dog-Grabungen in Ägypten”. Amr Omar, Walaa Ahmed: “Bibliography of Prof. Dr. Abdel Moneim bey Abu Bakr (1907-1976)”. Alessio Delli Castelli: “Pre- and Early Dynastic Documents in the Victor Loret Collection of the Università degli Studi di Milano: Le roi Nar-mer, an unpublished article”. Flavio Merletti, Arianna D’Ottone Rambach: “L’altro Champollion: gli autografi conservati nel Fondo Champollion della Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza”.‎

‎(Boccioni e Carrà, copertine) Aa. vv. (Marinetti, Settimelli, Corra, et alii)‎

‎Teatro futurista sintetico ... Supplemento al N. 114 de “Gli Avvenimenti” [- ... unito al N. 15 de “Gli Avvenimenti”]‎

‎Collezione completa in edizione originale. CON DEDICA Trascurabili minimi difetti al piatto posteriore del primo fascicolo; secondo fascicolo con firma e data autografe, sempre al posteriore: «Benedetta Marinetti -– 24». Eccezionale insieme. I due volumetti uscirono come allegati alla rivista settimanale di Umberto Notari «Gli Avvenimenti», rispettivamente con il numero 114 (28 nov. - 5 dic. 1915) e con il numero II,15 (2-9 aprile 1916): stampati su carta povera, contengono i primi exploit teatrali dei futuristi, preceduti dal «Manifesto del teatro futurista sintetico» stampato al primo fascicolo. Gli stessi contenuti si ritrovano nei due volumetti dedicati al «Teatro futurista sintetico» della collana «Biblioteca teatrale» dell’Istituto Editoriale Italiano. Claudia Salaris parla di «ristampe in edizione economica», mentre in realtà non sembra poter essere chiarito chi precede cosa, nella confusione tipica delle edizioni Notari: di certo è più probabile una quasi contemporaneità, tra fascicoli/allegati e volumetti, se non addirittura una precedenza della presente edizione allegata al settimanale. -- Il vero pregio dei due fascicoli, tuttavia, risiede nelle meravigliose copertine d’artista, affidate ai due pesi massimi della pittura futurista: Carlo Carrà e Umberto Boccioni, che concedono i clichés di due opere assolutamente coeve; molto felice, quindi, la scelta di stampare a due colori, nei toni dell’azzurro-violetto per Carrà e azzurro-grigio per Boccioni. -- Al primo volume le sintesi teatrali di Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, Remo Chiti, Arnaldo Corradini, Balilla Pratella, Paolo Buzzi, Francesco Cangiullo, Boccioni, Corrado Govoni, Luciano Folgore, Decio Cinti, sono precedute dal «Manifesto del teatro futurista sintetico». Più ampio il “parterre” di autori nel secondo volume, dove sono pubblicati Marinetti, Settimelli, Bruno Corra, Remo Chiti, Balilla Pratella, Paolo Buzzi, Francesco Cangiullo, Boccioni, Luciano Folgore, Mario Carli, Giacomo Balla, Guglielmo Jannelli, Mario De Leone, Ulric Quinterio, Armando Cavalli, Oscar Mara, Depero, Auro D'Alba, Trilluci, Cantarelli, Rebecchi, Diobelli, Nannetti. Salaris, Riviste futuriste, pp. 662-7 2 voll.‎

‎[Commerce; Valéry, Larbaud, Fargue, Paulhan, Perse, Caetani, Elliot, Ungaretti et al.]‎

‎Commerce. Cahiers trimestriels publiés par les soins de Paul Valéry, Léon-Paul Fargue, Valery Larbaud‎

‎Collezione completa. Straordinaria collezione in ottime condizioni di conservazione; la maggior parte dei fascicoli (25 su 29 usciti in totale) nella tiratura di testa (I: uno dei 1400 su Alpha; — II-IV: uno dei 150 su Lafuma; — V-XXIV: n. 73/100 su Hollande van Gelder; — XXV-XXVIII: n. 72/100 su Hollande van Gelder; — XXIX: n. 22/100 su Hollande van Gelder), nelle loro brossure originali, in barbe, spesso a fogli chiusi. Conservati inoltre: una ventina di schede bibliografiche editoriali originali, diverse tra loro, contenenti le informazioni di abbonamento e gli indici degli ultimi quattro fascicoli usciti; una lettera circolare per abbonamento; un bifolio di réclame di altre riviste letterarie; il fascicolo di «Index des années 1924-1928». Marguerite Chapin arriva a Parigi all’inizio del Novecento, per studiare canto. Lì conosce e sposa Roffredo Caetani, Principe di Bassiano, rampollo di una delle più antiche famiglie dell’aristocrazia romana e talentuoso musicista. Nella loro villa a Versailles (Villa Romaine) prende a riunirsi un circolo di intellettuali e poeti tra i quali spiccano Jean Paulhan, Saint-John Perse e Paul Valéry. Quest’ultimo una domenica propone: «Porquoi ne continuerons-nous pas nos réunions en publiant, en revue, nos dialogues? Comme titre, je suggère “Commerce”, commerce des idées» (cit. in J.L. Brown in «Books Abroad» 47:2, 1973: 307). Valéry viene affiancato da Léon-Paul Fargue e Valery Larbaud; Paulhan, che lavorava nella redazione della «N.R.F.», fornirà un ampio bacino di opere a cui attingere, mentre Saint-John Perse sarà il principale consulente per la poesia. -- La rivista si pubblicò in uno splendido formato quaderno, su carte di pregio in barbe, con impaginazione aurea ed elegantissima, in tiratura numerata in tre serie varianti secondo il più raffinato gusto francese. I primi quattro volumi, che coprono il periodo 1924-1925, impostano subito il tono della rivista, che pubblicò principalmente opere originali, accanto a brillanti ripescaggi e raffinate traduzioni d’autore che introdussero per la prima volta in francese testi precedentemente non disponibili. Nel primo volume la scena è dominata dall’anteprima assoluta di alcuni «Fragments» della mitica traduzione Larbaud / Morel dell’«Ulysses», la prima mai realizzata in qualsiasi lingua. Nel secondo volume si trovano le poesie di Rainer Maria Rilke — scelto come referente della rivista per l’area germanofona fino alla prematura morte alla fine del 1926 — e «Une vague de rêve» di Louis Aragon, primo dei surrealisti a comparire sulle pagine di una rivista che, seppure di diversa area, non mancò mai di offrire adeguato spazio alla qualità delle varie correnti dell’intellettualità contemporanea europea. -- Il terzo volume è destinato all’esordio di T.S. Eliot sulle pagine della rivista, alla quale il maggiore poeta anglofono del Novecento riserverà l’edizione originale di alcune delle sue migliori creazioni del periodo 1929-1930: qui la prima parte del celebre «The Hollow Men» (Gallup Cl58, apparirà in libro in forma completa l’anno successivo); nei volumi 15 (primavera 1928) e 21 (autunno 1929) è la volta delle edizioni originali di «Ash Wednesday» parte I (Perch’io non spero…, Gallup C253) e parte III (Som de l’Escalina, Gallup C294), pubblicate in libro nel marzo 1930; infine nel volume 29 e ultimo (inverno 1929) appare per la prima volta a stampa «Difficulties of a Stateman» (Gallup C327), raccolto in libro solo nel 1936. Oltre a Eliot, sulle pagine di «Commerce» si trovano le poesie originali di Archibald MacLeish (vol. 5, autunno 1925, «Train-Stop», «Night» e «Pastoral»; vol. 12, estate 1927, «Return» e «Gobi»), «Felling a Tree» di Thomas Hardy nel volume 14, inverno 1927 (poi pubblicata come «Throwing a Tree» nel postumo «Winter Words», 1928: lo scrittore sarebbe morto nel gennaio ’28), Roy Campbell nel numero 18, inverno 1928 («The Gum Tree» e «The Palm»), e in traduzione francese un’anteprima del tutto inedita di «To the Lighthouse» di Virginia Woolf («Time Passes», volume 10, inverno 1926, tradotto da Charles Mauron: è la prima volta di Woolf in francese) e uno dei più bei racconti di William Faulkner, «A Rose for Emily», appena uscito nella raccolta «These Thirteen», settembre 1931, e tradotto nell’ultimo numero di «Commerce» da Maurice-Edgar Coindreau.  -- Stupisce nel quarto volume l’apertura dedicata alla poesia visuale di Paul Claudel «Vieillard sur le Mont Omi», impaginata su un foglio 345 x 500 mm più volte ripiegato, «dont la mise en page est tout à fait originale dans l’histoire des formes du texte visuel des années 20 et du XXe siècle en général. Entre poème et recueil, entre affiche et codex, mais aussi entre avant-garde et influence extrême-orientale, le “Vieillard sur le Mont Omi” est un object aux contours changeants qui, certainement de ce fait, a été ignoré par les spécialistes du texte spatialisé français» (S. Lesiewicz in Bulletin de la Société Paul Claudel no. 219, 2016: 11). Ma il quarto volume è consacrato soprattutto a una corposa anteprima di quello che sarà il secondo libro di versi di Giuseppe Ungaretti, «Sentimento del tempo»: «Appunti per una poesia», sezione poetica poi continuata nel volume 12 (estate 1927). E ancora Ungaretti tradurrà per «Commerce» i «Pensieri» di Leopardi (vol. 14) mentre Crémieux aveva tradotto tre liriche leopardiane proprio nel volume quarto (L’infinito; Sabato del villaggio; A se stesso), a suggerire una stretta parentela tra il più grande poeta italiano dell’Ottocento e uno dei maggiori poeti novecenteschi. -- I 29 volumi di «Commerce» ospitano numerose altre primizie, quali la prima edizione francese delle conferenze “greche” di Nietzsche, in tedesco (Das griechische Musikdrama, vol. 10; Sokrates und die Tragödie, vol. 12) con traduzione a specchio di Jean Paulhan; poesie di Osip Mandelstam e Boris Pasternak (e sono le prime traduzioni in altra lingua tout court); l’esordio di Jean Giono «Colline»; l’«Œdipe» di André Gide; «Erstes Leid» di Franz Kafka; i «Poèmes de Morven le Gaëlique» di Max Jacob, unica edizione in vita; i «Fragments d’un journal d’enfer» di Antonin Artaud; «Le Jeune européen» di Pierre Drieu La Rochelle; i numerosi capolavori di Paul Valéry (tra cui le sue traduzioni dei «Marginalia» di Edgar Poe), Saint-John Perse, Jean Paulhan e Valery Larbaud. Levie, La rivista “Commerce” (Roma 1985); Ead. et al. (curr.), La rivista “Commerce” e Marguerite Caetani, I-V(Roma 2012-2016); Fiorani e Tortora (curr.), Il Novecento di Marguerite Caetani (Roma 2017) 29 voll.‎

‎[Energie nove] Piero Gobetti‎

‎Energie nove. Prima e seconda serie‎

‎Ampia Collezione. Collezione dei numeri 2, 3, 4, 5, 6, 9, 10 della prima serie (su 9 fascicoli pubblicati) e dei numeri 3, 6, 9, 11 della seconda serie (su 12 fascicoli pubblicati), in più che buone condizioni. La prima serie (formato 320 x 220 mm) uscì regolarmente ogni 15 giorni fra 1 novembre 1918 e il 31 marzo 1919, dieci numeri in totale, di cui uno doppio (7 - 8, febbraio 1919) per un totale dunque di 9 fascicoli, tutti di 16 pagine. La seconda serie composta di 12 numeri uscì fra 5 maggio 2019 e il 12 febbraio 1920, con numero di pagine variabile fra un minimo di 8 (il numero 7) e un massimo di 32, con una media di 24.. La rivista veniva stampata presso la tipografia Mittone, la cui redazione era, sempre a Torino, in Via XX settembre 60, sede storica delle iniziative editoriali del Gobetti. Gerente veniva indicato il padre dell’allora diciassettenne Piero, mentre la redazione comprendeva (nei primi due numeri) anche Ada Prospero, Levi e Manfredini. Questa è la rivista d’esordio, con una leggera copertura grigio-azzurra dopo i primi numeri; seguirono «La rivoluzione liberale» e infine «Il Baretti». Assai raro, questo foglio di formazione intellettuale e politica del pensatore liberaldemocratico torinese, ebbe la collaborazione di firme prestigiose quali Croce, Einaudi, Lombardo Radice, Pareto, Prezzolini; il gruppo di giovani della redazione oscillava alquanto fra l’una e l’altra idea del tempo, con entusiasmo e qualche ingenuità; ma già allora emergeva il talento di una costruzione teorica profonda e destinata a segnare il suo tempo, scatenando la rabbia violenta del Mussolini e la repressione che non si limitò alla chiusura delle riviste ma prese la vita di questo rivoluzionario liberale. Rende bene l’importanza che l’intera comunità piemontese attribuiva al giovanissimo pensatore il caustico attacco che Palmiro Togliatti sferrò contro Gobetti dalle colonne di «Ordine Nuovo» (anno I, numero 2, 15 maggio 1919) scrivendo fra l’altro: «avesse un po’ di spirito (S minuscola) o un poco della diabolica agilità che ci faceva ammirare lo stroncatore Papini, ma è pesante, greve tedioso peggio di un professore e saltella intorno alle sue frasi con la sveltezza di un Atta Troll».‎

‎[Don Pirlone]‎

‎Il Don Pirlone. Giornale di caricature politiche‎

‎Collezione completa. Tutto il pubblicato, dal n. 1 del 4 settembre 1848 al n. 233 (erroneamente segnato 234) del 2 luglio 1849. Pubblicato durante la rivoluzione romana, il Don Pirlone, quotidiano di taglio satirico, ebbe un enorme successo. In copertina, il motto “Intendami chi può, ch’i m’intend’io” è una dichiarazione d’intenti contro l’ipocrisia, così come la caricatura del benpensante disegnata da Gigli a Siena nel 1711. Le 234 belle tavole litografiche (anche a piena pagina) sono anonime, per evitare di esporre i disegnatori ad inchieste e persecuzioni. Nonostante l’opposizione dell’allora ministro dell’Interno del Governo pontificio, il Don Pirlone non cessò le pubblicazioni, e anzi, con la proclamazione della Repubblica Romana nel febbraio del 1849, seguì da vicino lo sviluppo delle turbolente vicende politiche del periodo, sempre con una vena satirica e irriverente. Il 2 luglio 1849 si stampò l’ultimo numero, e il giorno successivo le truppe francesi entrarono a Roma.‎

‎Don Pirloncino‎

‎Don Pirloncino. Castigat Ridendo Mores‎

‎Edizione originale. Annata 1878 quasi completa (manca il numero 7), per il resto presenti numeri dall’1 al 152. Fascicoli rilegati fioriti e con segni d’usura, alcuni sciolti. Fondato nel 1870, il Don Pirloncino fu un giornale repubblicano satirico ricco di incisioni anche a doppia pagina e a colori. Direttore responsabile fu E. Monnosi.‎

‎[Campo]‎

‎Il Campo. Direttore responsabile Mario Vaccarino‎

‎Fascicoli e fogli sciolti. Collezione mancante dei nn 51 e 52. Rivista settimanale di formato in folio fondata a Torino, Edizioni Streglio, il cui primo numero uscì il 20 novembre 1904. “ Aperto agli ultimi spasimi del decadentismo europeo, non era tuttavia refrattario a un più rigoroso formalismo. [...] Ospitava novelle, versi bozzetti originali e inediti, notizie bibliografiche, una rassegna degli avvenimenti culturali, alcuni di attualità. Vi scrissero tra gli altri: Vittoria Aganoor Pompilj, Silvio Benco, Emilio Bodrero, Massimo Bontempelli, Giovanni Cena, Enrico Corradini, Alfredo Galletti, Cosimo Giorgieri-Contri, Arturo Graf, Dino Mantovani, Ada Negri, Angiolo Silvio Novaro, Giovanni Papini, Vittorio Pica, Luigi Pirandello, Giuseppe Prezzolini, Ceccardo Roccatagliata-Ceccardi, Enrico Thovez, Domenico Tumiati e Manara Valgimigli.” A. Audoli. Wuz, n.8, 2002. Cessò le pubblicazioni il 31 dicembre 1905.‎

‎[Milano - Risorgimento] [Il 22 Marzo].‎

‎Il 22 Marzo. Primo giorno dell’Indipendenza Lombarda‎

‎128 numeri, oltre ai 38 numeri di Supplemento e i 9 numeri contenenti gli atti ufficiali del Governo provvisorio e gli avvisi: tutto il pubblicato, legato in mezza pelle bordeux con custodia. legata in piena pelle rossa moderna con custodia. Diretto da Carlo Tenca, il giornale si pubblicò dal 25 marzo 1848 al 3 agosto dello stesso anno con il rientro degli austriaci a Milano. Tra i collaboratori: C. Correnti, C. Tenca, T. Massarani, T. Grossi. Nei pochi mesi compresi tra le Cinque giornate e il ritorno degli austriaci i giornali furono il principale strumento della vita politica e il “22 Marzo” assunse il carattere di Giornale del Governo Provvisorio. Nelle sue prime settimane di vita, quando ancora gli entusiasmi della vittoria velarono le ragioni di contrasto politico, il foglio ebbe un carattere unitario, in conformità al decreto istitutivo. Ad assicurare questo tono di obiettività contribuì Carlo Tenca, il direttore redazionale del giornale. Una modificazione radicale negli orientamenti del “22 Marzo” si verificò agli inizi di maggio, in relazione alla scelta del Governo provvisorio a favore dell’annessione immediata al Piemonte e alla conseguente decisione di decretare, il 12 maggio, il plebiscito per la fusione: da allora il foglio si impegnò in un’assidua campagna a favore dell’annessione con il Regno Sabaudo che provocò l’uscita di scena di Carlo Tenca dalla redazione sostituito da G. Torelli, decisamente a favore dell’annessione. Ottimo esemplare legato in mezza pelle rossa, cofanetto.‎

‎[Panorama]‎

‎Panorama. Giornale critico-letteraio illustrato‎

‎Collezione completa. Asportazione di un rettangolo al margine superiore dx del n 5, ma ottimo esemplare con grandi margini. Dal n 1/2 del 24 Aprile al n 30 del 31 Ottobre 1858 per complessive 224 pagine con numerazione progressiva, legato in pieno cartonato coevo a colori. Tutto il pubblicato compreso i supplementi, ognuno di 4 pagine, stampati su carta colorata, (uscivano allegati al giornale); con un “Supplemento straordinario” al numero 8 “per compensare gli abbonati della mancata stampa del n 6 sequestrata dalle autorità”. Riccamente illustrato da bellissime scanzonate litografie, molte a piena pagina, il Giornale, anticonformista e critico nei confronti del potere, e come molti periodici in quel periodo, ebbe vita breve. Rarissima collezione completa.‎

‎[Grignani, Franco (copertina); Andrea Busetto (direttore); Albano (illustrazioni)]‎

‎Stirpe italica. I più grandi siamo noi. Anno II. N. 10‎

‎Edizione originale. Eccellente esemplare; molto raro in queste condizioni. Straordinaria copertina futurista per questo fascicolo del raro mensile fascista e patriottico diretto da Andrea Busetto. All’interno una bella illustrazione a un quarto di pagina di Albano, e alcuni pregevoli finalini illustrati dallo stesso artista.‎

‎[Cronaca Turchina] (direttore Augusto Tironi)‎

‎Cronaca Turchina‎

‎Diretta da A. Tironi con Angelo Zambelli redattore -responsabile, la Cronaca Turchina, settimanale, appare nel 1868 e si ha notizia di pubblicazione fino ad una data imprecisata del 1870. La Cronaca Turchina si presenta come giornale di libero pensiero e fortemente critico nei confronti dell’Amministrazione Veneziana e del Governo centrale, con feroci attacchi alla Magistratura più volte impegnata a condannare gli articoli pubblicati. Offriamo tutto il pubblicato dell’anno II, 1869, con il supplemento al n 44, con le seguenti lacune: nn 1 3 10 27 40 41 42 43. Molto rara.‎

‎[Mazzini] [’Indicatore livornese] (direttore Francesco Domenico Guerrazzi)‎

‎L’Indicatore livornese. Giornale di scienze, lettere, ed arti‎

‎Collezione pressoché completa (manca il fascicolo 28 del 7 settembre 1829). cui si unisce «Necrologia» , supplmento al numero 14, l’unico supplemento stampato. Sul numero 35 la data del lunedì 2 ottobre 1829 è stata corretta ad inchiostro, da mano coeva, in lunedì 2 novembre 1829. In ottime condizioni di conservazione(fisiologiche leggere abrasioni ai piatti e leggere fioriture alle carte). Il giornale vide la luce per 48 numeri, cessando le pubblicazioni il lunedì 8 febbraio 1830. Dal numero 41 il formato si riduce leggermente. -- Fondato e diretto da Francesco Guerrazzi, su queste pagine scrisse i primi articoli il giovane Mazzini. Il primo numero apparve il 12 gennaio 1829 presso la Tipografia Vignozzi, e proseguì le pubblicazioni per 48 numeri fino al 8 Febbraio del 1830, fino cioè all’arresto di Guerrazzi e Bini che rimasero in prigione fino al 1833. Nato poco dopo la cessazione del quasi omonimo «Indicatore genovese» il periodico fu fondato e diretto da due giovani esponenti del movimento mazziniano in Toscana, il direttore Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873) e il suo amico Carlo Bini (1806-1842). Repubblicani entrambi i due promotori seppero raccogliere intorno alla testata numerosi intellettuali, compreso lo stesso Mazzini che, ventiquattrenne, pubblicò sette articoli firmati con la sola sigla “M”; proprio a causa di un suo scritto giudicato sovversivo e pericoloso, il giornale fu fatto cessare. Non stupisce, considerati i legami stretti con la Giovine Italia, il loro arresto con reclusione nel carcere di Portoferraio. Il Bini morì d’infarto; il Guerrazzi (amico di Byron, cui è dedicata la prima stampa, le «Stanze») fu un romanziere di enorme successo, pervicacemente repubblicano, attivo durante i moti del ’48 (condannato a 15 anni, ottenne dopo 6 mesi la conversione nell’esilio in Corsica), parlamentare dopo l’Unità nelle file della sinistra. Oltre al Mazzini fra i collaboratori ritroviamo Andrea Maffei, Filippo Bettini, Elia Benza. Carlo Poerio, Colletta, La Cecilia, Missirini e Benza. Il settimanale fu soppresso d’autorità, risultati vani i richiami all’ordine del governo granducale. Del Bini (scrittore oggetto di recente rivalutazione); il giornale era suddiviso in due parti principali, nella prima si trovano articoli relativi al commercio e delle cose che al commercio appartengono; nella seconda della morale (notevoli gli articoli sulla pena di morte), della istruzione, di lettere, arti liberali (si commentano e recensiscono le opere di Byron, Foscolo, Pellico, Schiller, Bellini. Di notevole interesse tre articoli dedicati al «Tristan Shandy». Si traducono Sterne e Byron). -- Nelle intenzioni del fondatore e direttore Francesco Guerrazzi, il giornale avrebbe dovuto avere cadenza settimanale. Il primo numero contiene soltanto un «Prospetto» di due pagine, a firma del direttore che illustrano le intenzioni programmatiche del giornale: «Ogni genere letterario può, quando un popolo abbia in animo di scuotere il giogo della servitù, divenire arma terribile contro il nemico: dalla solenne tragedia alla umile farsa rappresentata dai burattini, dal poema alla favola, tutto diviene capace di fiere invettive o di sottili ironie, che il popolo, in certi momenti, afferra con incredibile facilità. Ma il giornale è, in tali casi, strumento più di ogni altro efficace: esso corre più rapido delle tragedie, delle commedie, dei poemi da un capo all’altro del paese, esso può penetrare dovunque, esso diviene l’amico delle famiglie, dove è letto, discusso, illustrato, esso è alla portata intellettuale ed economica della massima parte delle persone». Guerrazzi aveva già fondato a Livorno il Gabinetto scientifico letterario perché la sua città natia non fosse più vituperosamente chiamata la Beozia d’Italia; fondò dunque un giornale con l’intento di riscattare il prestigio civile e culturale della sua città, di fronte a Firenze che poteva vantare l«Antologia» o a Pisa che aveva il «Nuovo Giornale de’ Letterati». Ma c’era inoltre nel Guerrazzi un riposto intendimento politico: quello di rivolgersi agli elementi più giovani e irrequieti della borghesia, o piccola borghesia, di sentimenti liberali e democratici: e in questo senso il giornale assunse un’importanza storica notevole, nel risvegliare quelle scelte forze crescenti, e però sempre minoritarie, dalle quali sarebbero poi sortiti i primo cospiratori, i primi propugnatori della nuova politica unitaria, i primi combattenti delle sommosse, come riconosceva lo stesso Mazzini. Il programma del nuovo giornale era tutto nel suo motto: «Alere flammam!»‎

‎[Monza]‎

‎Di che possa intrattenersi il forestiere [forestiero] in Monza [in copertina: «Di che possa intrattenersi il forastiere in Monza»; al dorso: «Guida di Monza»]‎

‎Prima edizione. Ottimo esemplare (piccole mancanze marginali e abrasioni alla legatura, altrimenti privo di particolari difetti da segnalare). Etichetta al contropiatto anteriore della legatura, «L» manoscritta in rosso al piatto anteriore della legatura e in blu al contropiatto anteriore della legatura. Correzione manoscritta al piatto posteriore della brossura: la scritta a stampa recita: «In carta fina con 10 rami lir. 3.50 austr.», «10» e «3» son corretti a penna rispettivamente in «2» e «1». Salutato dal «Giornale di letteratura, scienze ed arti» (tomo LXXII, numero di ottobre, novembre e dicembre dello stesso 1833) come «quasi un comodo manuale di ciò che in Monza contiensi di più considerabile», ci informa il prospetto pubblicitario del libro «L'inferno aperto al cristiano» (Corbetta, 1836, pagina 87) che di questo libro furono stampate copie contenenti 2 rami al costo di 1 lira e copie contenenti 10 rami dal costo di 5 lire, oltre ad una tiratura di lusso con rami miniati con rilegatura alla bodoniana, dal costo di 9 lire. Attestato in 8 sedi del sistema bibliotecario nazionale (di cui 5 in Lombardia una sola fuori dal nord Italia), il libro è invece divenuto assai raro con il tempo.‎

‎[Bologna; 9 Febbraio]‎

‎Il 9 febbraio. Indipendenza Unità Libertà [poi: Notizie del giorno]‎

‎Edizione originale. Tutto il pubblicato de «Il 9 febbraio» e di «Notizie del giorno», legati insieme, in ottime condizioni di conservazione. Diretto da Luigi Ruscone, il quotidiano bolognese apparve il 19 febbraio 1849 e cessò le pubblicazioni col n. 83 del 16 maggio dello stesso anno (il 5 giugno Radetzky entrò in Bologna). Proseguì le pubblicazioni con il titolo «Notizie del Giorno», edito sempre dalla Società Tipografica Bolognese dal n. 1 del 19 maggio 1849 al n. 41 del 30 giugno con cadenza giornaliera (seppur con qualche eccezione). Ogni numero, in folio, consta di 4 pagine. Di stampo fortemente antiaustriaco, riportava gli atti della Repubblica, commenti politici e notizie dalle altre città impegnate nella lotta contro gli austriaci. «Gli austriaci hanno violato il territorio della Repubblica; hanno occupata una delle sue città l’hanno taglieggiata e l’hanno sottoposta a condizioni obbrobriose e dure». Così apre il giornale nel suo primo numero. Unito “Il Bollettino Officiale” apparso a Bologna il 13 Maggio 1849. Il giornale nacque dalle ceneri de «La dieta italiana: giornale politico-letterario» che si pubblicò dal 1848 fino al 19 Febbraio 1849. Molto raro, solo 6 esemplari censiti nell’Opac Sbn, solo 3 completi e disponibili alla consultazione.‎

‎[Folgore futurista]‎

‎La Folgore futurista. Lanciata da A. Rognoni - G. Soggetti. Liriche - parole in libertà - sintesi teatrali [...] Febbraio - 1917‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Secondo e ultimo numero di questa breve esperienza mensile, nata «dall’entusiasmo provocato nei due studenti dallo spettacolo del Teatro Futurista Sintetico tenutosi in città nel 1916 e dalla disponibilità subito assicurata da Marinetti a sostenere, anche finanziariamente, l'iniziativa di un giornale locale, ‘purché esso fosse sintetico, originale, antiromantico e antitradizionalista’. [...] Apportate alcune variazioni tipografiche e d’impaginazione su suggerimento di Marinetti, che nuovamente raccomandava la varietà e l’estrema brevità dei testi, esce il secondo numero, maggiormente diffuso grazie alla rete di scambi che nel frattempo si è intessuta e alla collaborazione di più noti autori. La partenza per il fronte dei due direttori mette fine alle pubblicazioni, [nonostante] il successo di critica futurista (ma anche, pare, da parte del movimento dada zurighese) [...]» (Diz. Fut., p. 463-4). Caratterizzato, un po’ come «La Balza», da un’estrema povertà tipografica a cui fa da contraltare la sovrabbondante ricchezza di contenuti, questo secondo numero ospita parolibere e interventi di Luciano Folgore («Treni militari»), Gino Soggetti («Lei lui l’altro» e «Teatro di prosa»), Paolo Buzzi («Biglietto da visita del principe di Susegana»), Maria Ginanni («Paesaggio interno»), Angelo Rognoni («Una spia», «La voluttà dello spasmo», «Io + fumo + mondo»), Mario Dessy («Riflessi poetici»), Francesco Cangiullo («La piccola cioccolataia», spassosamente dedicato «alla mazza di ARMANDO»), Armando Mazza («Vento» e «La mostra Boccioni alla Galleria d’arte di Milano»), Nelson Morpurgo («Al telefono»), Aldo Pavesi (altra parolibera dal titolo «Vento»), Giorgio Ferrante («In treno»), Gino Cantarelli («Danza Azzurra»), Rodolfo Gazzaniga («In mezzo alla piazza»), Francesco Meriano («Stasera»), Giuseppe Steiner («Il cadavere vivente»). Cammarota, Futurismo, Giornali futuristi, 19; Diz. Fut., p. 463-4; Salaris, Riviste, sub voce‎

‎[Fontana, Lucio, Yves Klein, Hank Peeters et alii]‎

‎Museumjournal voor moderne kunst. Serie 9 no. 5/6‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare (lievemente scurito il dorso, minimo strappo assolutamente non deturpante al piatto anteriore, altrimenti privo di altri particolari difetto da segnalare). Il fascicolo doppio di aprile 1964 della rivista d’arte contemporanea pubblicata dall’associazione dei musei olandesi (Stedelijk, Gemeente, Van Abbe, Groninger, Kröller-Müller), curato da Henk Peeters, dedica la copertina a Lucio Fontana: una vera e propria opera dell’artista viene riprodotta, tramite stampa litografica e intervento manuale, sul cartoncino avorio della copertina. «The artist Henk Peeters [...] made the holes in the cover by hand, according to the design sent by Fontana. Henk Peeters states that a nail was use to puncture small piles of covers simultaneously. The original design, ink on paper with punched holes, 26 x 20 cm, was sold in the auction “The Henk Peeters Collection” at Sotheby’s Amsterdam, June 11, 2001» (Ruhé & Rigo). Importanti i contributi all’interno del fascicolo, che fu concepito come vero e proprio monografico dedicato alle «nuove tendenze» dell’arte contemporanea, dagli olandesi di Nul agli italiani di Azimuth passando per i tedeschi di Zero e i francesi del “nouveau realisme”: «Bibliographie/nieuwe konseptie: zero, nul, tendenzen» di Herman de Vries, illustrato da quattro tavole dove opere di vari artisti (da Mondrian a Vlado Kristi passando per Fontana, Munari, Mari, Manzoni, Castellani, Malevich, Max Bill, e molti altri) sono impaginate in quadrati a file 4x6, con le didascalie stampate su veline semitrasparenti che si sovrappongono; il saggio «0 = nul, de nieuwe tendenzen» di Henk Peeters; il multiplo monocromo blu di Yves Klein appena sottoposto alla copertina bucherellata di Lucio Fontana. Ruhé & Rigo, Lucio Fontana Graphics, p. 205; Crispolti, Fontana: Catalogo generale, vol. 2 p. 778a; Schumacher, Museumjournaal and the reception of the neo-avant-garde in the Netherlands 1961-1973 (PhD thesis Utrecht 2007), pp. 51-53‎

‎[DADA; Tristan Tzara, Marcel Janco, Francis Picabia, Hans Arp]‎

‎Dada 4-5 [in copertina: Anthologie Dada. Paruit sous la direction de Tristan Tzara]‎

‎Edizione originale, emissione in francese. Esemplare integro e pulito in più che buone condizioni di conservazione (piccola lieve gora all’angolo interno alto, appena visibile sulla copertina superiore e su un paio di pagine interne; poche fioriture al taglio alto di alcune carte [1/2, 5/6, 13/14, 19/20, 27/28, 31/32], che sono anche un po’ brunite; minima lacerazione senza perdite al piede interno dell’ultima carta). Ultima uscita zurighese della rivista «Dada», fondata e diretta da Tristan Tzara a partire dal 1917 (nn. 1-2, seguiti dal n. 3 nel 1918). Sarà continuata a Parigi per altre due uscite fino al marzo 1920, per poi chiudere definitivamente. Straordinario numero doppio, ricchissimo di contenuti impaginati assai creativamente — su falsariga futurista — su carte di vario colore e con ampio uso di tipografia sperimentale e parolibera, non a caso chiamato «Anthologie Dada» in copertina. Come il precedente numero della rivista, anche «Dada» 4/5 fu pubblicato in una versione tedesca e in una francese, che differiscono per sole nove pagine. L’emissione francese non presenta alcuni dei testi in tedesco, ma ha in più tre xilografie di Arp non presenti nell’emissione tedesca, per un totale di sette incisioni (sei a mezza pagina e una testatina) stampate su carta colorata. Completano il notevolissimo apparato iconografico di questo numero tre litografie a piena pagina da disegni di Francis Picabia (tra i quali il «Réveil matin» al frontespizio), due litografie astrattiste a piena pagina di Viking Eggeling, una xilografia a mezza pagina di Hans Richter e due xilografie a mezza pagina di Raul Hausmann (per tacere delle tavole patinate applicate che riproducono opere di Augusto Giacometti, A. van Rees, Hans Richter, Vassilij Kandinskij, Arp e Paul Klee). Sul versante dei contenuti, alcune poesie e un «Autre petit manifeste» di Picabia sono seguiti da Tristan Tzara (Note 14 sur la poésie; Proclamation sans prétention DADA 1919; Aa 24 IX; Bilan), Jean Cocteau (3 pièces facile pour petites mains), Pierre Reverdy (Globe; 199 Cs), Philippe Soupault (Servitudes), Louis Aragon (Statue; Le délire du fantassin – dedicata a De Chirico), André Breton (Pour Lafcadio), Raymond Rediguet (A plusieures voix), Pierre Albert-Birot (Catastrophe; Extrait de «Poèmes à la chair»), Georges Ribemont Dessaignes (Le coq fou; Trombone à coulisse), Gabrielle Buffet (Gambit de la reine), J. Perez Jorba (Elle a deux têtes). Dada Zürich 1916-1920 (Berlin 2016), n. 25; Ilk, Janco graphische Werk, n. 37; Arntz, Graphischen Arbeiten von Hans Arp, pp. 40-44‎

‎[Gerrit Rietveld, Jan Engelman]‎

‎De Gemeenschap. 6e Jaarg. Nummer 1‎

‎Edizione originale. In ottime condizioni. Notevolissima grafica di copertina per questo fascicolo del mensile cattolico ‘De Gemeenschap’ (La comunità). Non firmata, ma attribuita al designer neoplasticista Gerrit Rietveld. All’interno, interessante tavola parolibera — o calligramma — di Jan Engelman (tra i fondatori del mensile), che si svolge sulle pp. 30-33.‎

‎Bardi, Pietro Maria - Bontempelli, Massimo (direttori) - Terragni, Giuseppe (progettista)‎

‎Quadrante 35 36: Documentario sulla Casa del Fascio di Como‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare, completo di tutte le tavole fuori testo, gli allegati e le carte sottomisura. Numero monografico sulla «Casa del Fascio di Como», capolavoro del razionalismo italiano progettato verso la fine degli anni ’20 e realizzato tra 1933 e 1936.‎

‎Prampolini, Enrico (con Tristan Tzara e Maria D’Arezzo)‎

‎[Xilografia:] Costruzione Elissoidale (cavallo, uomo) [in: Le Pagine: rivista mensile, Anno II N. 11]‎

‎Edizione originale. Ottimo esemplare. Numero ricco della rivista d’avanguardia napoletana animata dai “liberisti” Titta Rosa e Moscardelli e dai dadaisti D’Arezzo, Tzara, Prampolini e altri. Oltre alla xilografia di Prampolini segnalata in titolo, contiene alcuni versi da «Gioielleria notturna» di Moscardelli, la presentazione «Mouvement Dada: Marcel Janco» di Tristan Tzara e alcune pagine con i «Disancoraggi» in prosa di Maria D’Arezzo.‎

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