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2018br. Flushing Meadows, settembre 1981. Björn Borg, l'imperturbabile svedese diventato il più ricco e famoso tennista della storia, perde contro il suo giovane rivale John McEnroe nella finale degli US Open. Dopo l'ultimo colpo che finisce oltre la linea di fondo, Borg si avvicina alla rete, stringe la mano di McEnroe in silenzio e abbandona per sempre il gioco che aveva dominato per l'ultimo decennio. Nessuno se ne rese conto, all'epoca, ma quel giorno segnò una svolta epocale nella storia del tennis. Ripercorrendo le fasi salienti del torneo, Stephen Tignor ricostruisce la vita e la carriera degli uomini che hanno reso memorabili quei giorni: lo svedese soprannominato "Ice Borg", che sotto una facciata gelida nascondeva in realtà un temperamento focoso, e John McEnroe, il genio tormentato destinato a scalzare il suo stesso idolo dal piedistallo. Ma anche Jimmy Connors, il mancino ribelle figlio di operai che affrontava ogni partita come fosse una guerra e che divenne l'antieroe più amato dal pubblico; Ilie Nastase, l'irriverente rumeno dal comportamento spesso eccentrico e trasgressivo; o Vitas Gerulaitis, l'affascinante newyorkese, assiduo frequentatore dello Studio 54, che era amico di tutti loro; fino a Ivan Lendl, il robot cecoslovacco che dominò il tennis del decennio successivo. Rivali sul campo ma spesso anche nella vita, questi uomini sono stati gli indimenticabili protagonisti del decennio che ha traghettato il tennis nell'età moderna.
2010ill., br. Noi tutti ricordiamo la star del tennis Monica Seles che infiamma il campo e strabilia i tifosi con una rotazione di diritto unica nel suo genere. Nata per essere campionessa, Monica scopre il tennis quando è solo una bambina in vacanza con la famiglia e ne diventa ben presto maniaca visto che vince il primo torneo a nove anni, ancor prima che riesca a capire come si fa a tenere il punteggio. Nel 1990, a sedici anni, diventa la più giovane vincitrice dei French Open e per i due anni successivi è la tennista numero uno al mondo, che colleziona nove titoli del Grande Slam e affascina i media alle conferenze del dopopartita con la sua caratteristica risatina. Monica Seles domina il circuito mondiale - viaggiando in aereo da un'incantevole località turistica all'altra, andando alle feste delle rock star e sfoggiando abiti firmati fino a che tutto precipita quando un tifoso di Steffi Graf impazzito le affonda un coltello nella schiena durante un match ad Amburgo. Le sue ferite guariscono, ma il trauma emotivo è profondo.
2022ril. Cinquant'anni dopo la prima Età dell'Oro del tennis italiano, quella dei «ragazzi di Formia» vincitori della Coppa Davis, se ne è ufficialmente aperta una seconda, quella di Berrettini e Sinner, che sta prendendo forma sotto i nostri occhi. Oggi come allora, si va ai tornei convinti che un italiano possa vincere. Adriano Panatta «scannerizza», racconta, confronta i due giovani talenti - con tanto di pagelle - e si chiede: «Chi ha mai giocato in Italia un tennis alla Berrettini? Nessuno, che io ricordi. E lo stesso vale per Sinner. Sono figli di un altro tennis. Berrettini mette in campo il glamour di un tennis che levita fra le più seducenti contraddizioni. C'è il brivido di velocità ipersoniche, che riducono tutto all'essenziale, e colpi che somigliano a fuochi d'artificio. Game che durano meno di quanto occorra a pronunciare il nome di chi sia alla battuta. E palline che viaggiano come in un toboga. Impazzite. Letali. Sinner è prensile, trasformista, agile nei pensieri e pronto a cambiare direzione quand'è il caso. Uno che sul campo non smette mai di stupire. Ha un rovescio che ammalia per le direzioni che prende, un dritto pesante quando riesce a salirci sopra con tutto il peso, e un ritmo negli scambi che fa venire il mal di testa agli avversari. Matteo e Jannik con i colpi a loro disposizione fanno male a chiunque... Dite che è cambiato il nostro tennis? Eccome se è cambiato.»
2021br. I giocatori e le giocatrici di tennis sono abituati alla verifica della loro prestazione attraverso numeri, dati, statistiche e percentuali. Questo non è però spesso il caso della componente mentale. Gli strumenti di analisi della prestazione e di intervento mentali tuttora in uso sono fondamentalmente legati alla percezione e alla valutazione personale dell'operatore mentale e dell'atleta, risultando così spesso opinabili, vaghi, non verificabili e soprattutto poco utili al miglioramento della prestazione. L'introduzione nel tennis della match analysis come strumento di studio della prestazione tennistica ha ulteriormente ampliato questo divario. Questo lavoro spiega dal punto di vista metodologico le motivazioni per adire a nuovi sistemi di analisi e verifica della prestazione mentale. Dal punto di vista pratico introduce e illustra come usare lo strumento della match analysis per studiare la prestazione e impostare piani di allenamento mentale specifici e personalizzati nel tennis (metodo TMMAT©).
2021ril. Il torneo di tennis più importante dell'anno, al quale partecipano gli otto migliori giocatori della speciale classifica sulla base dei risultati conseguiti nell'anno precedente, si svolgerà a Torino per le prossime 5 edizioni. Con un salto nel passato, si fantastica che nel 1931 un primo torneo di tal genere ebbe luogo proprio a Torino, con i migliori tennisti dell'epoca. Un altro torneo altrettanto fantastico, ma vero, si svolse a Torino nel 1961 con i migliori giocatori del '60, paragonabile ad un ATP Finals. Di queste si descrive la storia dalla nascita fino alla preparazione del primo evento torinese. Una carrellata di tennis lunga quasi un secolo.
2013br. "Io ho vinto un sacco di partite che avrei dovuto perdere. Tu hai perso un sacco di partite che avresti dovuto vincere. Penso di poterti essere utile". Grazie a queste parole, Brad Gilbert divenne il coach di Andre Agassi e in un anno e mezzo lo riportò al numero uno del ranking mondiale. Con i suoi suggerimenti tu non diventerai il più forte giocatore del mondo, ma è molto probabile che farai un salto di qualità mentale che ti servirà dentro e fuori dal campo.
2019ill., br. Vi state chiedendo cosa ha fatto diventare Roger Federer il gentleman del tennis, lui che prima sbatteva a terra furioso la racchetta se solo sbagliava un colpo? O se tra lui e Rafael Nadal la rivalità continua anche fuori dal campo? Oppure come ha conosciuto sua moglie Mirka o da dove proviene l'amore per l'Africa? Allora questo è il libro che fa per voi. Il giornalista svizzero Simon Graf conosce molto bene Federer: lo ha seguito in giro per il mondo e ne ha narrato vittorie e sconfitte per il «Tages-Anzeiger» e la «SonntagsZeitung». In queste pagine racconta con passione il volto meno noto del grande asso del tennis: il suo ottimismo contagioso, l'altruismo, le debolezze e il desiderio di migliorarsi sempre. Leggendo questo libro vi verrà voglia di rivedere tutte le partite di Federer e farete il tifo solo per lui.
2020br. Novembre 1999. Buio sugli spalti del Madison Square Garden di New York. Un'emozionata Steffi Graf, ormai non più giocatrice, entra in campo. Illuminata dall'occhio di bue va a ricevere ciò che le spetta: le istituzioni del tennis sfilano davanti a lei e le donano quadri, fotografie, targhe, come farebbero i magi con una dea. La ragazzina che amava lo scambio e il gioco più di ogni altra cosa, però, si infiamma solo quando scopre il regalo del Roland Garros, il suo Slam preferito: l'anta dell'armadietto dello spogliatoio femminile che ha sempre usato, il numero 19. Oggi al Roland Garros l'armadietto numero 19 non c'è più, tra il 18 e il 20 si trova il 18 bis. Il 19 è di Steffi Graf, così come lo sono i sei Roland Garros vinti, i sette Wimbledon e il Golden Slam del 1988. Ripercorrendo la carriera di Steffi Graf dagli esordi al ritiro nel 1999, questo libro racconta in modo intimo la formazione di una delle più grandi tenniste di tutti i tempi. Racconta le sue convinzioni e le sue spigolosità ma anche gli slanci e i sogni. Racconta le partite giocate in singolare più esaltanti e quelle più buie, i duelli epici con Martina Navrátilová, Chris Evert, Gabriela Sabatini, Arantxa Sánchez Vicario, Martina Hingis e naturalmente con Monica Seles, la sua avversaria più temibile e insieme la più sfortunata. Ma soprattutto Elena Marinelli racconta il legame della tennista con il suo sport, un rapporto privilegiato, che ha tutti i lineamenti, le gioie e le sofferenze, di un amore infinito.
2018ill., ril. Quando nasce il tennis? Quanti artisti l'hanno raffigurato? L'ironica voce narrante di Gianni Clerici traccia una storia divertita e inedita del tennis nell'arte. Molti sono infatti i grandi pittori che hanno raffigurato il tennis da Desubleo a Tiepolo, da Chardin a Goya, da Boccioni a Campigli a Carrà a Hopper, per non parlare di scultori come Calder, Thayaht, Tongiani. I racconti dedicati alle opere di questi grandi artisti si intrecciano con la storia personale di Gianni Clerici che, dopo una vita spesa a commentare il tennis, ci accompagna per la prima volta a scoprire anche la sua ricca e ampia collezione familiare di quadri e sculture. Un libro in cui la storia del tennis si interseca alla storia dell'arte passando attraverso episodi di vita, di personaggi famosi e non. Grazie alla delicatissima sensibilità di Gianni Clerici, ai suoi tocchi da narratore stilizzato e appassionato collezionista, il volume diventa una festa di considerazioni e di opinioni, perché quando a parlare è Gianni Clerici la voce si fa sempre ricca di registri e di colori, di emozioni e di divagazioni. Nel libro la ricerca e la scelta delle immagini che parlano del tennis crea un lungo racconto dall'antichità a oggi. Le oltre 100 opere e l'apporto delle schede storico-artistiche di Milena Naldi aiutano a seguire in ordine cronologico la narrazione, offrendo di ogni artista la sua storia. Un libro per appassionati del tennis e per curiosi dell'arte.
2021br. Non è solo una battuta. "Il tennis l'ha inventato il diavolo" è un concetto maledettamente oggettivo, circostanziato e condiviso da chiunque abbia impugnato una racchetta e colpito una pallina. Il tennis è stressante, logorante e abbrutente, l'unico sport che «obbliga a giocare contro cinque avversari: il giudice di sedia, il pubblico, i raccattapalle, il campo e me stesso», diceva Goran Ivanisevic. «E l'avversario, quello vero?» gli chiedevano. «Anche, ma lui è il meno», rispondeva il croato. In questo libro, divise in nove gironi infernali, le storie più incredibili e segrete del tennis, raccontate da Panatta e vissute da protagonista o da spettatore diretto, per sorprendere e incuriosire anche quelli che credono di sapere quasi tutto di questo sport diabolico.
2020br. Come afferma Andre Agassi «il tennis usa il linguaggio della vita. Vantaggio, servizio, errore, break, love (zero), gli elementi basilari del tennis sono quelli dell'esistenza quotidiana, perché ogni match è una partita in miniatura». Sfogliando queste pagine troverete quindi storie di sportivi che non possono essere scissi dalla loro componente umana, alcuni di loro predestinati a dominare, altri invece che ci sono riusciti solo grazie a una dedizione costante, allenamenti infiniti e forte abnegazione. Le vicende di tutte le stelle del tennis, da Federer a Nadal, da Djokovic a McEnroe, le eterne sfide di Panatta e Pietrangeli, di Edberg e Wilander ci forniscono un racconto entusiasmante che parte dagli anni Sessanta fino ad arrivare a oggi. Questo viaggio si snoda tra venti differenti leggende, sia maschili sia femminili, per rendere omaggio all'eredità indelebile di questi campioni capaci di influenzare la mentalità e la moda di intere generazioni. Non un mero resoconto delle prove dello Slam dalla nascita dell'Era Open ma la testimonianza di gesti tecnici, rivalità e grande sacrificio per restituire il fascino di uno spettacolo che si chiude sempre con una stretta di mano.
2013br. 20 luglio 1937, centrale di Wimbledon, finale interzone di Coppa Davis. Davanti a quattordicimila spettatori, il barone von Cramm affronta Donald Budge in una partita che segnerà la storia di questo sport. La Seconda guerra mondiale è ormai alle porte, l'arroganza nazista miete le prime vittime e molti percepiscono che quello che sta per giocarsi non è solo un incontro di tennis: è Stati Uniti contro Germania, libertà contro regime, il bene contro il male. Budge, giovane e arrembante, "guance rosa confetto", gioca per il suo paese e per la gloria sportiva, von Cramm - il "sofisticato aristocratico", l'elegantissimo atleta-eroe, il modello per la gioventù tedesca - intimidito dalla Gestapo e da una telefonata di Hitler pochi minuti prima dell'inizio del match gioca per sé stesso, per la sua vita. "Era Hitler, voleva augurarmi buona fortuna" dirà a Budge e al cerimoniere. A guardarli c'è Bill Tilden, il più famoso e chiacchierato tennista del tempo, l'americano amico dei divi, l'"intellettuale" che più o meno segretamente allena la squadra tedesca. Von Cramm appare teso, il volto è meno luminoso del solito. Eppure il suo inizio è fulminante. Dopo poco più di un'ora conduce per due set a zero. La rimonta di Budge però non si fa attendere, fino all'estenuante quinto set. Raccontare lo sport è raccontare gli uomini, ed eventi come questa partita perdurano, dando l'impressione che la storia è sempre lì in attesa di manifestarsi in tutto il suo terribile splendore.
2019ill., br. Lo chiamavano terraiolo, in senso dispregiativo. Lo guardavano storcendo la bocca accompagnando con imbarazzo quel suo contorcersi tutto, di continuo, per caricare il peso del corpo sulla gamba sinistra e azionare il superbicipite che scatenasse il micidiale dritto a uncino. Chi avrebbe mai detto che quel 16enne pirata di Maiorca tutto muscoli e corsa sarebbe diventato l'extraterrestre Rafa Nadal? Oggi, il mancino di Spagna non è solo il più forte di sempre della terra rossa e il detentore del record di un singolo Slam, con 12 incredibili urrà al Roland Garros. È il simbolo dell'agonista perfetto, del grande lavoratore che ha rimontato gli altri Big Four, da Federer a Djokovic a Murray, passando attraverso tanti infortuni e stop forzati, e arrivando a trionfare anche sul cemento degli US Open 2019. Fino a raggiungere quota diciannove Slam, a un solo passo dal record di Federer...
2018ill., br. Paolo Bertolucci è stato uno dei giocatori più forti della storia del nostro tennis. Ha fatto parte della squadra che ha scritto una pagina indimenticabile dello sport italiano, conquistando nel 1976 la nostra unica Coppa Davis e raggiungendo poi altre tre volte la finale. In coppia con Adriano Panatta ha costituito uno dei doppi più forti di tutti i tempi, ed è l'unico italiano che ha inciso cinque volte il nome sulla mitica insalatiera, quattro come giocatore e una come capitano non giocatore. Detto anche "braccio d'oro" per la facilità con la quale portava i colpi e le sue grandi qualità tecniche, ha sempre dovuto lottare con un avversario in più: l'amore per la buona tavola. Da qui il soprannome di Pasta Kid, affibbiatogli con rispettosa ironia da un guru del tennis mondiale come Bud Collins, la mitica penna del "Boston Globe". In questo libro, firmato insieme al giornalista Lucio Biancatelli, racconta tutta la sua storia: dagli inizi al circolo tennis Roma di Forte dei Marmi all'esperienza tecnica e umana vissuta nel centro federale di Formia con Mario Belardinelli, fino alla Coppa Davis e ai retroscena della finale in Cile, la lunga amicizia sul campo e fuori con Adriano Panatta e la conoscenza da spogliatoio di mostri sacri come Borg, McEnroe, Nastase. Un racconto pieno di vita e di colore, che apre una finestra su uno sport professionistico ma ancora artigianale, in cui l'aspetto umano era fondamentale e le racchette erano di legno. E in cui Pasta Kid poteva essere il soprannome di un campione.
2016ill., br. "Vincere è una breve felicità" e questa è la storia di un pugno di uomini che la conquistarono e se la videro svanire tra le mani. Quarant'anni dopo, tocca alla letteratura quel che la cronaca evitò: raccontare la finale di Davis del 1976 nella Santiago del regime di Pinochet, il trionfo oscurato della squadra italiana. Non c'erano telecamere Rai al seguito, pochi gli inviati dei giornali, i filmati cileni sono bruciati, restano appena 26 minuti e 42 secondi di pellicola tremolante. "Silencio, por favor" intima il giudice di sedia, poi Adriano Panatta va al servizio indossando una maglietta rosso-sfida e un destino inatteso, senza precedenti né seguiti, si compie: vincono. Dario Cresto-Dina ha ricercato quegli uomini e quell'atmosfera. Ci restituisce un'Italia come sempre divisa e sei personaggi che altrettanto furono e restano. Sei chiodi storti, come quelli che Panatta portava con sé per scaramanzia. Lui, il figlio del custode del circolo che batté tutti i maestri. Paolo Bertolucci, il gregario pigro come un panda. Corrado Barazzutti, cuore di ussaro. Tonino Zugarelli, il talento di riserva. Capitanati da Nicola Pietrangeli, che voleva la coppa per dimenticarla. Più il "padre paziente" Mario Belardinelli che profetizzò: "Tra dieci anni qualcuno si stupirà nel guardare la fotografia di questi quattro strani giocatori stretti a una grossa insalatiera d'argento".
2019brossura Rogerer Federer è uno dei campioni più grandi e vincenti dello sport moderno. Ancora più che dai risultati della sua straordinaria carriera, la sua grandezza deriva in primo luogo dal suo modo di interpretare il tennis, che rasenta la perfezione stilistica e si pone in contrasto con i tratti dello sport attuale, ipertatuato, muscolare e rumoroso. Non è un caso che chi ha scritto su di lui abbia spesso accostato i suoi gesti a quelli di un artista, e i suoi colpi a silenziose opere d'arte di fulminante bellezza. Su questa linea si pone anche questo libro, che - ispirandosi alla descrizione che David Foster Wallace diede dei cosiddetti Momenti Federer - racconta il tennis del campione elvetico a partire dall'analisi di nove suoi colpi apparentemente impossibili. È infatti proprio la rigorosa analisi tecnica che permette di spiegare come Federer riesca a creare le condizioni per rendere possibile ciò che pare impossibile, plasmando il tempo a suo favore. Ed è sempre l'analisi tecnica che porta l'autore ad argomentare, con costante ironia e in ragionamenti in bilico tra il filosofico e il religioso, tra la letteratura e lo sport, perché non sia così azzardato considerare i movimenti di Federer sul campo come manifestazioni del divino.
1951in-8°, pp. 141 con 28 figure n.t. Bross. edit. figurata al piatto ant. Tracce del tempo e d'uso sui piatti, abrasioni al dorso.
1972In-8° pp. 183 con 187 foto n.t. Bross. editt. ill.
1980In-8° gr. pp. 173 con molte ill. n.t. Legatura in cartonato edit. ill.
2011In-8° pp. 502, bross.e dit. ill. Come nuovo.
19538vo., First Edition, with frontispiece and numerous plates; blue cloth, backstrip lettered in black, a very good, bright, clean copy in unclipped dustwrapper. Uncommon in this condition.
19338vo., with frontispiece, plates and illustrations in the text; original series binding of brown buckram, upper board blocked in gilt, backstrip blocked and lettered in gilt, brown top, a near fine copy.
19308vo., with frontispiece and plates, free endpapers lightly browned; original series binding of terracotta buckram, upper board blocked in gilt, gilt back, brown top, a bright, crisp copy.
19238vo., First Edition, with frontispiece and plates, tiny contemporary signature on front free endpaper; red cloth, upper board lettered in blind, gilt back, covers mildly faded else a very good, bright, clean copy. With 8pp publisher's catalogue bound in at end.
1937Mm 190x265 Brossura editoriale di pp. 32, illustrazioni in bianco e nero nel testo. Fascicolo num. 1-2, anno LXII, vol. XXII, 5° serie. Opera in buone condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.