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br. ed. 315pp. Prima di morire Mosè pronuncia il suo discorso più importante, che contiene una riflessione politica rivoluzionaria, incentrata sul rapporto tra religione, potere e forza. L'ultimo discorso è l'eredità che lascia al popolo d'Israele per affrontare il futuro in assenza della sua voce profetica; un messaggio etico che indica la via per gestire quelle responsabilità politiche di cui un leader e un popolo dovranno farsi carico. Sulla scia di grandi pensatori come Freud e Buber, Micah Goodman affronta il personaggio Mosè da una prospettiva inedita, basata su una sorprendente conoscenza delle fonti e un'ispirata vicinanza emotiva, costruendo così un testo originale e profondo nel quale l'esegesi biblica diventa un messaggio politico, un monito quanto mai attuale.
1987réf. 189898Fayard Paris, Fayard, 1987. In-8 broché, couverture à rabats de 294 pages. Très bon état
8vo, ril ed. in sovracoperta 232pp-
16mo, br. ed. 206pp. Le "Melodìe ebraiche", scritte da Heinrich Heine (1797-1856) quando era ormai prostrato dalla malattia, concludono il "Romanzero", la sua ultima raccolta poetica, e rappresentano per certi versi il suo testamento spirituale nonché l'omaggio alla religione dei padri. In quest'opera il poeta cerca di far rivivere il mondo, che tanto lo affascinava, degli ebrei spagnoli nell'epoca aurea della cultura ebraica entro la sfera intellettuale araba. Le "Melodie ebraiche" rappresentano pertanto una sorta di approdo spirituale dopo i tentativi di sganciarsi, attraverso la conversione, dal mondo ebraico, sentito come ostacolo alla piena integrazione nella società e nella cultura tedesca. Cantando i poeti ebrei di Spagna Heine riesce a ridare voce a una tradizione millenaria. Sarà dunque proprio il linguaggio della poesia il luogo privilegiato in cui l'ebraismo di Heine troverà una "patria" e un rifugio. Il saggio introduttivo di Liliana Giacoponi si sofferma in particolare su un'identità scissa tra ebraismo e germanesimo, mostrando come il rapporto complesso con l'ebraismo, a partire dall'opera giovanile "Almansor" del 1820 e dal "Rabbi di Bacharach" (già iniziato negli anni fra il 1824 e il 1826 ma pubblicato solo nel 1840), caratterizzi comunque l'opera di Heine. La traduzione di Giorgio Calabresi qui utilizzata è accompagnata da un apparato di note che permette di ricostruire, in maniera meticolosa, il contesto in cui si muove l'autore.
1945réf. 61530Fayard, 1945, in-12, 311 pp, un tableau, broché, bon état
8vo, br. ed. 433pp. La cronaca di un intenso amore. L'incontro tra mondi diversi sullo sfondo dell'«epoca ebraico-occidentale» di cui Kafka è l'estremo rappresentante. L'ultima grande testimonianza della koinè praghese, ceca-tedesca-ebraica. Le lettere di Franz Kafka a Milena Jesenská vengono presentate qui per la prima volta integralmente e in una nuova traduzione. L'edizione restituisce la complessità del testo originale facendo emergere l'assoluto valore letterario e riscoprendo le fonti segrete che ispirano l'autore: da Dostoevskij a Dante, da Kierkegaard a Nietzsche, dal Tao al Vangelo di Giovanni, alla Cabbalà. Si dipana così un percorso attraverso differenti gradi della scrittura in cui il vissuto si intreccia all'elaborazione visionaria di Kafka e si proietta su molteplici piani di senso in un dialogo con le grandi voci antiche e moderne del pensiero e della letteratura. Un itinerario ai limiti della parola e del dicibile, senza approdi definitivi perché, scrive Kafka a Milena, «siamo in ogni caso in viaggio, più che partire non si può».
8vo, br. ed. 252pp. Quella del 1939 è un’estate felice per Esther Gutman. I primi amori, la scuola, il pattinaggio… La sua si direbbe un’ordinaria adolescenza a Lódz, la seconda città della Polonia, dove vive con i genitori e la sorella. Ma nel settembre dello stesso anno tutto cambia: con l’invasione nazista le condizioni per gli ebrei diventano sempre più dure. Così il padre, resosi conto che rimanere in città è diventato troppo rischioso, decide di raggiungere il fratello nel suo paese d’origine, Chmielnik. Qui, Esther conosce Ezjel Lederman, un giovane studente sionista dal carattere deciso e integerrimo. Tra loro nasce un’amicizia fatta di passeggiate nel ghetto e di lunghe chiacchierate alla ricerca di una normalità perduta, finché nell’ottobre del 1942 la situazione precipita. Il padre di Esther viene deportato in un campo di lavoro e anche Ezjel deve lasciarla: sta partendo insieme al fratello e ai genitori per rifugiarsi a casa degli Zal, una famiglia di cattolici polacchi. Un’informazione che le salverà la vita. Poco dopo, infatti, Esther decide di cercare aiuto proprio da loro, mentre la madre e la sorella vengono catturate dai nazisti. Non le rivedrà più. A oltre sessant’anni di distanza e dopo un matrimonio felice, Esther sente la necessità di rivivere in questo intenso memoir, arricchito dalle riflessioni del marito Ezjel, i ventidue mesi trascorsi nascosta nella fattoria degli Zal, fino alla liberazione da parte dell’Armata Rossa. E racconta poi di come insieme ai Lederman abbia trovato rifugio proprio in Germania per riuscire, infine, ad approdare avventurosamente negli Stati Uniti. Una storia di fuga e salvezza, narrata con lo sguardo limpido e pieno di speranza di una donna forte, capace di vedere la solidarietà e il coraggio anche in un tempo che non smette di atterrire per la sua tragicità.
8vo, cm.12x22, pp.192, num.ill.a col.nt. Coll.Itinerari Ebraici. Venezia, Marsilio
8vo, cartinato editoriale in sovracoperta.
8vo, br. ed. xii + 250 pp. 18 color plates, 25 BW figures. ".examines both the legend and the reality of Rembrandt's relationship to Jews and Judaism.Nadler is able to build a deep and complex account of the remarkable relationship between Dutch and Jewish cultures in the period.".There is a popular and romantic myth about Rembrandt and the Jewish people. One of history's greatest artists, we are often told, had a special affinity for Judaism. With so many of Rembrandt's works devoted to stories of the Hebrew Bible, and with his apparent penchant for Jewish themes and the sympathetic portrayal of Jewish faces, it is no wonder that the myth has endured for centuries.
8vo, pp.301. Un giorno nel 1965 Johanna, una studentessa universitaria tedesca in cerca di un'occupazione a Roma, legge sul "Messaggero" un'inserzione: "Poeta tedesco ricerca segretaria tedesca". Poco dopo essere stata assunta, il sedicente poeta le detta una lunga lettera in difesa degli ebrei che sostiene di aver scritto e spedito a Hitler nel 1933, e le chiede di inviarla a centinaia di indirizzi tedeschi, fra cui quelli di alcuni giornali. Johanna è convinta di avere di fronte un millantatore, ma dovrà ricredersi quando, tornata in Germania, si metterà a indagare sul suo datore di lavoro, ripercorrendo così passo passo la vita di Armin T. Wegner, scrittore e strenuo difensore dei diritti umani, riconosciuto dagli armeni come "giusto" per essere stato uno dei primi a denunciare il dramma del loro popolo: il genocidio del 1915-16. Quello stesso riconoscimento Armin lo aveva ricevuto nel 1967 anche in Israele, con un albero nel giardino dei giusti di Yad Vashem, proprio per la lettera al Führer e la denuncia delle leggi antisemite. Gabriele Nissim ne ha ricostruito la straordinaria vita, anche sulla base delle tante lettere custodite negli archivi di famiglia. Dopo aver servito nell'esercito tedesco, alleato dei Giovani Turchi, come ufficiale medico durante la Prima guerra mondiale - e aver assistito come testimone diretto al genocidio degli armeni (sono sue le uniche fotografie esistenti dello sterminio) -, a metà degli anni Venti Wegner diventa comunista.
Da questo libro autobiografico in cui Jona Oberski descrive la sua tragica esperienza di bambino ebreo deportato insieme ai genitori in un campo di concentramento, il regista Roberto Faenza ha tratto nel 1993 il film: Jona che visse nella balena. Volume N. 22 appartenente alla Collana: Schulim Vogelmann. In 16mo (cm. 19,9); brossura originale con titoli al piatto e al dorso; pp. 119
16mo, ril. ed. in sovracoperta. Traduz.di Anna Cattabiani e Angiola Rosso. cm.12x19, pp.747, Coll.La Gaja Scienza,260. pp.747, l
19878vo, br. etat neuf.
8vo, br. ed. small abrasion on cover, ow. very good.
8vo, br. ed. The Jewish community of Aleppo in Syria, the biblical Aram Soba, is one of the world's most ancient, guardian of the famous "Keter Torah" scroll, and boasts of a synagogue dating back to the Second Temple. This collection of three stories interlaces the history of one Aleppo family, the author's own, with the social and political turmoil spanning over a century, reaching from Syria to France to Israel.
I° edizione Einaudi. 8vo, br. ed. , sovracop.Traduzione di Marina Sartorio. Pagine 96
8vo, br ed. bandelle pp.xii-292. Poco prima di morire Gershom Scholem ampliò notevolemente il testo dei suoi ricordi di gioventù "Da Berlino a Gerusalemme". Mentre nella prima versione veniva descritto l'ambiente ebraico tedesco durante la Prima guerra mondiale, in questa edizione il centro della sua analisi si sposta maggiormente verso Gerusalemme, soprattutto con il progetto di una nuova vita culturale e sociale per lo Stato di Israele. È la storia di un itinerario intellettuale ricco di incontri con alcune figure chiave del periodo come Martin Buber, Franz Rosenzweig e Samuel Agnon che, nello stesso tempo, rivela il tentativo di definire una nuova identità ebraica, attraverso la difesa della lingua e le ricerche sulla mistica.
19608vo ril. ed. pp.439, ottimo
br. ed. , 'Absolutely, definitively alone', a young Jewish student in Romania tries to make sense of a world that has decided he doesn't belong. Spending his days walking the streets and his nights drinking and gambling, meeting revolutionaries, zealots, lovers and libertines, he adjusts his eyes to the darkness that falls over Europe, and threatens to destroy him. Mihail Sebastian's 1934 masterpiece, now translated into English for the first time, was written as the rise of fascism forced him out of his career and turned his friends and colleagues against him. For Two Thousand Years is a prescient, heart-wrenching chronicle of resilience and despair, broken layers of memory and the terrible forces of history.
8vo, rilegatura edit. in sovracoperta. 240 pp. Resoconto dell'organizzazione clandestina che permise ad almeno 25.000 profughi di emigrare in Israele dalle coste italiane nel dopoguerra. Prefazione di Guido Lopez. Con 29 foto fuori testo. In fine indice dei nomi.
prime edizioni Collana I grandi narratori d'ogni Paese 18,5x11 cm., legatura in piena tel con scritte e motivi in oro al piatto, titolo in oro al dorso, sovraccoperta, pagg. 940, 1° edizione italiana, ottime condizioni. è il sesto atto di una grande tragedia che si svolge sulla scena del mondo
8vo, ril in sovracoperta. qualche ingiallimento dovuto all'età, altrimenti ottimo.