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2016ill., br. Questo numero di BMB dà notizia di una serie di scoperte davvero inusuali nel piccolo mondo beneventano: non solo di frammenti si tratta questa volta, ma come sette anni fa per il Beato di Ginevra, di interi manoscritti, peraltro conservati in uno dei luoghi sacri agli studi della più importante espressione grafica dell'Italia meridionale nel medioevo, la Biblioteca Nazionale di Napoli. Diamo quindi conto con puntuali descrizioni di un antifonario palinsesto databile al secolo X (V C 14, Nicola Tangari), di due codici misti in beneventana e carolina recanti sostanzialmente testi di esegesi biblica (VI D 28 e VII A 5, prima metà del secolo XII, Donatella Buovolo), di un esemplare delle Etymologiae isidoriane del secolo XII (VI D 61, Vera Schwarz-Ricci). Di tutti e quattro i codici non si aveva notizia in quanto beneventani, il che potrà apparire sorprendente data la notorietà e l'accessibilità della sede di conservazione, ma forse è proprio questa la ragione della loro ignorata presenza negli scaffali della celebre Biblioteca: per scoprirli occorreva controllarne a tappeto l'intero patrimonio medievale, come alcuni di noi hanno fatto per portarne alla luce gli esemplari datati per anno, luogo o copista. Un ennesimo esempio, insomma, di quella serendipity di cui la ricerca si è sempre programmaticamente nutrita. Un codice biblico in tipizzazione barese della fine del secolo XI si era perso per quasi vent'anni all'interno dell'abbazia di Montecassino: ne dà notizia e lo descrive chi lo ha ritrovato e ne ha la cura, dom Mariano Dell'Omo (Archivio Privato, ms. 2). Non mancano ovviamente le scoperte di nuovi frammenti, riapparsi quasi tutti all'esterno dell'area beneventana: a Lecce (Arianna Vena), Madrid (Elisabetta Caldelli e Valeria De Fraja), Magonza (Vera Schwarz-Ricci), Orléans (Brian Long e Andrew Irving), Roma (Nicola Tangari). Alla luce di queste eccezionali novità, che senza dubbio comporteranno un incremento della produzione nel settore, ribadiamo l'appello rivolto l'anno scorso a quanti volessero collaborare con noi nel registrare e dar conto di quanto si scrive intorno agli oltre duemila manoscritti beneventani finora conosciuti: si tratta di un servizio reso alla comunità scientifica che, in termini di accesso alle fonti della ricerca, torna a vantaggio anche di chi lo compie.
2017ill., br. "La Bibliografia dei manoscritti in scrittura beneventana" (BMB) si propone di dar conto di tutte le citazioni di manoscritti in questa tipologia grafica contenute in pubblicazioni edite dal 1990 in poi.
2022br. Demetrio Zeno, nato a Zante sul principio del Cinquecento e attivo a Venezia nel secondo quarto del secolo come "consulente" presso la tipografia Cunadi e Nicolini da Sabbio, fu un importante esponente della produzione di libri a stampa in greco destinati a un pubblico eterogeneo (per origine e preparazione) e, al contempo, un prolifico calligrafo che lavorò principalmente su committenza al servizio delle corti di Francia, d'Inghilterra e probabilmente di Spagna. L'esercizio dei due mestieri - di consulente e di copista - è il riflesso di una attività feconda e poliedrica svolta in un ambiente culturale molto vivace, quello "internazionale" della Venezia del Cinquecento. Il volume si concentra su alcuni aspetti poco conosciuti della biografia e della produzione di Zeno. Allo scopo di indagare le dinamiche di allestimento dei codici, le tecniche di lavoro dello zantiota e l'ambiente culturale in cui egli operava, è stata interamente riesaminata la sua produzione a stampa e manoscritta, i suoi rapporti con la tipografia da Sabbio, con i committenti, gli intellettuali e i greci émigrés attivi a Venezia nella prima metà del Cinquecento; inoltre, è stato vagliato il possibile coinvolgimento di Zeno nella creazione di alcuni set tipografici adoperati nelle diverse edizioni a cui egli sicuramente collaborò. Completa questa monografia una postfazione con la traduzione della Batrachomyomachia pseudomerica a cura di Caterina Carpinato, studiosa dell'intellettuale zantiota nell'ambito della storia della letteratura in greco volgare e della storia culturale e sociale di Venezia.
2011ill., br. Il volume di Alessandro Gusmano, uno dei maggiori esperti italiani del settore, mira a generare curiosità storica, collezionistica e anche scientifica sull'evoluzione di un prodotto non solo quotidianamente indispensabile all'umanità, ma formidabile alleato del progresso e della conservazione della cultura: l'inchiostro. Alla dinamica storica e scientifica che portò all'enorme disponibilità odierna di tipi diversissimi di inchiostri per la scrittura e per la stampa, si affianca la presenza, anch'essa fonte di grande curiosità e interesse, dei contenitori degli inchiostri stessi e dei mezzi scrittori quali pennini, penne e calamai. Essi ebbero una loro importanza come utensili di scrittura e come oggetti, spesso poveri, talora raffinati, sempre improntati allo stile e alla "moda" di ciascuna epoca, e alle necessità dei loro fruitori. Il libro, arricchito di uno straordinario apparato iconografico a colori di oltre 500 fotografie, vuole abbinare un'inedita e originale ricerca tecnico-scientifica con la quotidianità dell'impiego di inchiostri e dei più diversi supporti per la scrittura, con la loro diversa struttura, efficienza e importanza quali oggetti di un collezionismo diffuso in tutto il mondo. Senza dimenticare la comunicazione pubblicitaria e il design industriale connesso a tali prodotti, che ha impegnato grafici e tecnici di fama internazionale con apprezzabili risultati di novità in termini di progettazione.
2022br. L'antico Egitto è forse, tra le antiche civiltà, quella che più ha affascinato il resto del mondo, da Erodoto in poi. Merito delle tracce che ha lasciato, impressionanti nella loro scala monumentale, e dei tanti misteri che la circondano. E merito anche della scrittura geroglifica, protagonista anch'essa di una storia affascinante, rimasta per secoli muta custode dei segreti di un popolo e dei suoi cinquemila anni di storia. In questo libro, scritto con la passione contagiosa di un'innamorata e un raro talento di divulgatrice, Barbara Faenza ci guida alla scoperta di questi segni immortali, espressione di una visione del mondo, della vita e della morte: e lo fa attraverso i geroglifici stessi, facendoli parlare e, perché no, insegnandoci a decifrarne qualcuno. Verremo così a sapere di dei e faraoni, di mummie e animali sacri, ma anche di un fiume nero e del suo deserto, di paura, amore, ordine e caos, in un viaggio alla scoperta della civiltà egizia, guidato dalla sua scrittura magica.
1999ill., br. Il presente volume costituisce un sintetico avviamento allo studio della diplomatica impostato su quelle che sono ormai, per tradizione, le linee fondamentali della diplomatica generale. Ma pur accogliendo l'inquadratura consueta, la trattazione privilegia il processo formativo del documento e ricerca in esso il principio della sua credibilità, individuando in questi elementi i principi essenziali della critica diplomatistica: viene così superata la schematicità consueta dei manuali fondati su una serie di dati meramente descrittivi. L'appendice esemplifica le norme enunciate per una corretta edizione delle fonti documentarie, mentre la nota bibliografica che conclude il volume seleziona la letteratura fondamentale sui singoli argomenti per consentire a ciascuno di approfondirne la tematica.
1988ill. Il trattato di Orsolina Montevecchi, abbracciando panoramicamente tutto l'ambito della Papirologia greca e latina, fornisce una precisa informazione ai fini dell'insegnamento universitario e, per i cultori della materia e gli studiosi di discipline affini, delinea un quadro generale, integrando e aggiornando analoghi strumenti di lavoro. La vastità dell'argomento e il suo continuo ampliarsi (ogni giorno infatti si vanno scoprendo e pubblicando nuovi documenti) hanno necessariamente indotto l'autrice ad entrare in campi diversi, da quello filologico a quello giuridico, dal paleografico al linguistico, dallo storico al letterario, e a sottolineare la provvisorietà di non pochi fra i risultati delle ricerche finora compiute. Il lavoro, aggiornato in base alle più recenti scoperte, dispone la bibliografia dei singoli argomenti in ordine cronologico, proprio per presentare le varie ricerche nel loro graduale sviluppo, favorito appunto dal frequente aumento della documentazione. Nella scelta delle tavole è stato perseguito un duplice scopo, paleografico e documentario: dare un'idea dell'evoluzione della scrittura greca nei papiri, e presentare esemplari di alcuni tipi di documenti, con la relativa trascrizione. Quest'opera, nata in primo luogo dall'esigenza di fare il punto delle attuali conoscenze nel campo di una disciplina in continuo sviluppo, qual è la Papirologia, a cui siamo debitori di molte nuove acquisizioni nel campo delle civiltà e del mondo antico.
2018ril. Da quattro anni è stata comunicata la datazione alla termoluminescenza della navicella di Teti, nuragica e con dodici segni alfabetici (tra i quali il pugnaletto "sardo" a elsa gammata) incisi tra IX e VIII secolo a.C. Per illuminarne l'importanza, l'autore, semplice cultore della materia, ha avvertito necessario proporre questo saggio, preoccupandosi di presentarlo ai lettori con l'avallo di una voce dell'archeologia (grazie alla dottoressa Caterina Bittichesu). Sono ricapitolati gli elementi in favore di un uso della scrittura in Sardegna sin dal nuragico e le resistenze alla considerazione dei reperti proposti, quando estendere le indagini scientifiche potrebbe portare a titoli senza punti interrogativi. Si guarda soprattutto ai reperti con scrittura alfabetica, limitandosi a considerarla indecifrata come altre coeve nel Mediterraneo (alle quali sembra ormai comparabile anche per l'estensione del corpus). Seguono considerazioni e domande rivolte, con il conforto dell'antropologo Fiorenzo Caterini, in particolare ai nostri intellettuali. "Scrittura nuragica?" Andiamo a vedere.
2015ill., br. Continuando il discorso intrapreso con il testo "Sardegna, pagine di archeologia negata", questo libro analizza il resoconto di ricerche effettuate nei più disparati campi della conoscenza storico-archeologica della magnifica isola. Alfabeti, scrittura, aspetti di vita e di cultura enogastronomica, bevande alcoliche, strade e vie di comunicazione, rapporti con terre lontane e altro ancora, sempre e solo sulla base di riscontri obiettivi, verificabili da chiunque. Un viaggio incredibile, a tratti spettacolare, in una realtà del tutto sconosciuta, ignorata quasi completamente dall'archeologia ufficiale, che appassionerà Lettrici e Lettori con la medesima intensità con cui ha appassionato anche l'autore, con, alla fine, la sempre più indubitabile convinzione che quella sarda antica sia stata davvero una civiltà straordinaria, migliaia di anni prima dello sviluppo di Roma, e i cui lasciti caratterizzano ancora oggi la nostra quotidianità, le nostre abitudini, il nostro modo di scrivere e di parlare.
1996brossura Gli Hieroglyphica di Orapollo costituiscono l'unica trattazione sistematica sui geroglifici egiziani che ci sia mai stata tramandata. E' attraverso questo testo che si è determinato il mito dell'Egitto e della sua misteriosa scrittura nella cultura e europea. Storicamente ritenuta una composizione antichissima capace di rivelare i più nascosti significati morali e religiosi, l'opera conobbe una immensa popolarità nei secoli. E' questa la prima traduzione italiana di un testo raro ma molto citato.
2021br. "Eppure i muri delle città italiane non sono ritornati «puliti»; eppure i lucidi manifesti della pubblicità commerciale e di quella politica non sono rimasti soli a riempire gli spazi urbani con i loro eleganti segni, con i loro rassicuranti ed elementari messaggi. Qua e là, in modo disordinatamente aggressivo, compaiono ancora comparti di scritte spontanee, fatte di simboli, di slogan, di nomi. La guerriglia continua, assale monumenti ed edifici, compare ora sui muraglioni lungo i corsi d'acqua e le linee ferroviarie, ora sui recinti delle fabbriche; esplode accanto agli stadi o nelle borgate dormitorio; riappare nelle università e nelle scuole, si rifugia nelle peri - ferie, insozza improvvisamente saracinesche e cartelli stradali, deforma manifesti, ricopre statue: esiste, insomma. "Scritte presenti dappertutto, dipinte, graffite, incise, sospese su tabelle lignee o tracciate su riquadrature bianche, ... ora pubblicitarie, ora politiche, ora funerarie, ora celebrative, ora pubbliche, ora privatissime, di appunto o di insulto, o di scherzoso ricordo..." La città romana d'epoca imperiale descritta da Armando Petrucci non somiglia affatto al muto corteo di mura che le rovine di oggi suggeriscono: al contrario, quei muri grondano di scritture presenti ovunque, ma "con qualche preferenza, è vero, per alcuni luoghi deputati, piazze, fori, edifici pubblici, necropoli, ma soltanto per le più solenni." Tutto questo sembra sparire con la fine del mondo classico, quando l'alfabeto cessa di essere un mezzo di espressione alla portata di tutti e nelle città, prive dei grandi spazi del passato, i luoghi privilegiati di trasmissione del discorso pubblico saranno le chiese, luoghi dove la comunicazione attraversa i canali dell'oralità e della visualità. Dopo l'anno Mille, tuttavia, qualcosa accade: quegli stessi muri ricominciano pian piano a parlare, e l'arte della scrittura inizia il viaggio che Petrucci descrive in questo libro. "La scrittura. Ideologia e rappresentazione" è al tempo stesso un profilo storico dell'epigrafia italiana e, in senso più ampio, la storia culturale di ogni manifestazione della visualità dello scrivere e del suo significato ideologico. Passando in rassegna forme, materiali, destinazioni d'uso e attraversando le epoche, da Roberto il Guiscardo a Federico II, dalla Roma di Sisto V e di Michelangelo fino all'esplosione dell'arte tipografica, e ancora dalla rivoluzione industriale ai totalitarismi del XX secolo e fino alla "guerriglia continua" delle scritte sui muri nelle nostre città, Armando Petrucci svela il profondo significato politico della scrittura scolpita, graffita, dipinta, esposta con orgoglio o furtivamente tracciata, ma in nessun caso neutrale.
2022br. «Come spesso nel recente passato, anche quest'anno possiamo annunciare il ritrovamento di nuovi frammenti beneventani. Del primo dà conto Laura Albiero: si tratta del bifolio di un breviario, parzialmente provvisto di notazione musicale, pervenuto alla Médiathèque Jacques Chirac di Troyes dall'abbazia cisterciense di Clairvaux. Il secondo è stato da poco scoperto da Silvia Tripodi nell'indorsatura di una cinquecentina della Biblioteca Comunale Fantoniana di Palestrina. Contiamo di ottenerne da lei una descrizione per il prossimo numero di BMB. Un'ampia messe di citazioni deriva quest'anno dal grande volume La Bibbia a Montecassino, appena apparso, a cura di Roberta Casavecchia, Marilena Maniaci, Giulia Orofino e la collaborazione di molti altri studiosi, nella collana Bibliologia di Brepols. Al mondo beneventano sono dedicati anche gli atti del convegno Laus musicae. Arte, scienza e prassi del canto liturgico e devozionale medievale (Benevento, 23-25 maggio 2019), a cura di Luisa Nardini e Paolo Scarnecchia, che forniranno un cospicuo materiale per BMB 30. Prosegue quindi la grande tradizione di studi dedicati direttamente o indirettamente alla beneventana, quella «pietrificata scrittura» di cui Emanuele Casamassima deplorava nel 1988 la ricchissima bibliografia a fronte della «poverissima storiografia» relativa alla scrittura corsiva del Regnum Italiae tra IX e XII secolo.» (Dalla Premessa)
1876in-4°, pp. 12 non numerate seguite da 16 tavole ill. a colori f.t. anche a doppia pagina. Bross. edit. con tracce del tempo e guasti d'uso con piccoli strappi marginali. Fogli sciolti.
1974In-8° pp. 17 con due dis. n.t. Bross. edit.con invio autografo.
1914In-4° pp. 323, leg. in mezza pegamena con angoli e tass. al dorso. Molto buono lo stato di conservaz., ediz. litografata.
1984in-8°, pp. 118 con 25 tavole illustrate riproducenti pagine del manoscritto. Bross. edit. illustrata.
1994In-8° pp. 126 con 2 ill. n.t. Bross. edit. illustrata.
1966In-8° gr. pp. 179 con 11 tav. f.t. una ripiegata. Bross. edit. con targhetta al dorso e all'interno e vecchio timbro.
1969In-8° pp. XX-86, bross. edit. con timbro al piatto.
1969Vol. due in-8° pp. consecutive 393, bross. edit. con timbro al piatto e targhetta all'interno.
1963In-8° pp. 60 con 9 tav. f. t. Bross. edit. con timbro sul piatto e targhetta all'interno.
1969In-8° pp. 80 con 3 tav. f.t. Bross. edit. con timbro sul piatto e targhetta all'interno.
1961In-8° gr. pp. 40 più 12 ravole f.t. consevati in cartellina edit.