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(Leninismo) Stalin. Il leninismo. S.l., (1950 ca.) In-16°, pp. 96.
1965Alfred G. Meyer Il leninismo. Milano, Edizioni di comunità 1965 italian, 323 ST1147 Opera con copertina rigida, sovraccoperta.
1974IL KOMINTERN STORIA DELL'INTERNAZIONALE COMUNISTA EDIZIONI PROGRESS 1974 AUTORI: A. SOBOLEV, K. SCIRNIA, F. FIRSOV, N. KOROLOV, A. REZNIKOV, G. ZASTAVENKO L. CIURBANOV E. SOKOLOV, TRADUZIONE DAL RUSSO DI SERGIO RICCIO, 580 PP. SOVRACCOPERTA CON QUALCHE LIEVE MANCANZA, SEGNI DEL TEMPO, INTERNI IN OTTIME ED ECCELLENTI CONDIZIONI.
1988Guida 1988 437 PP. FONDO DI MAGAZZINO: ANCHE SE è INTONSO, MAI SFOGLIATO, IL VOLUME PRESENTA UNA PIEGA DI LETTURA AL DORSO, OLTRECHé LIEVI BRUNITURE AI TAGLI L’attuale situazione storica, che va sotto il nome di postmodernità, sembra essere caratterizzata dall’indifferenza dei generi di discorso e delle forme di vita. La crisi dei cosiddetti meta-racconti, delle grandi narrazioni legittimanti, ha lasciato il posto ad un ’tutto va bene’ che abolisce la possibilità del giudizio e l’esercizio della decisione. E la coscienza, soprattutto quella filosofica, sembra godere della propria irresponsabilità. Filo conduttore dei presente lavoro è, al contrario, che proprio la decadenza dei meta-racconti impone al pensiero l’assunzione di una responsabilità tanto più radicale quanto più priva di rassicurazione. Prendendo le mosse dall’esperienza di Auschwitz, segno della nostra attualità storica, evento in cui sprofonda il pensiero vigile e che costituisce tuttora il nostro più proprio ’impensato’, questo libro tenta di restituire alla filosofia quella ’dignità del pensare’ che, sola, ne giustifica la già incerta esistenza. Bruno Moroncini (Napoli 1946) è ricercatore presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Napoli. Tra suoi lavori: ’Tragedia e politica nell’Ursprung des deutschen Trauerspiels di Walter Benjamin’ (Napoli 1980); ’Il sorriso di Antigone. Frammenti per una storia del tragico moderno’ (Milano-Brescia 1982); ’Walter Benjamin e la moralità del moderno’ (Napoli 1984). INDICE I. La specie umana. Robert Antelme o dell’indivisibile II. Lyotard I. La decadenza del racconto III. Lyotard II. L’emergenza della frase IV. L’elogio della cenere. Controfirmato, Jacques Derrida V. La prosopopea della legge. Platone, un détour attraverso la scena primaria VI. Teoria del discorso. Jacques Lacan e la sovversione del desiderio VII. Kant I. Risposta alla domanda ’’Che cos’è l’Università?’’ VIII. Kant II. La logica del passo o della filosofia chiliastica IX. Kant III. La dea velata o la verità che parla X. La legge del dialogo. Maurice Blanchot e il disastro del pensiero Parole e frasi comuni Auschwitz Blanchot cenere costituisce critica Critica del giudizio d'altronde dell'altro DERRIDA destinazione dialogo dice differenza disastro discorso della scienza discorso universitario dissidio empirica enunciati prescrittivi epistemico esso facoltà filosofica fondo frase Freud generale genere umano gioco linguistico giudizio godimento governo Hegel Heidegger infatti infine insieme Jacques Derrida Kant Lacan legge morale legittimazione linguaggio linguistica logica luogo Lyotard Maurice Blanchot Menone mente meta-racconto metafora mimesi mistagogo morte narrazione nome proprio Parmenide parola passo pensare pensiero performativo Platone posizione possibile potrebbe dire pratica principio del piacere problema proprio psicoanalisi questione racconto ragione rapporto rappresentazione razionale regole relazione resta ripetizione rispetto saperi scena scientifico scritto scrittura scrive segno storico sembra senso significante silenzio Socrate sofista soggetto del sapere soggetto dell'enunciazione soggetto della scienza soggetto di desiderio soggetto filosofico soltanto specie umana storia strutturale tale Teeteto tematizzazione termini testo tradizione trasmissione vale a dire vedere verità Walter Benjamin
1980In-16°, pp. 104, copertina editoriale. Dall'indice: Lenin: nota biografica; La grande forza vitale del leninismo; Lenin e la sua opera; Lenin nella cultura e nell'arte.
1982Opera ben conservata con segni del tempo. Presente il cedolino per abbonarsi alla rivista e la lettera che sollecita l'abbonamento al costo di 8'000 lire per 6 numeri.
1982Opera ben conserva con segni del tempo. Presente il cedolino per abbonarsi alla rivista e la lettera che sollecita l'abbonamento al costo di 8'000 lire per 6 numeri.
1945Roma, L'Unità, 1945, 16mo brossura originale, pp. 99 (tracce di etichetta al dorso).
Roma, Edizioni dell'Unità, 1944, in-8, br. editoriale, pp. 78, [2]. "Piccola Biblioteca Marxista", n. 1.
(Leninismo) Stalin. I principi del leninismo. Roma, 1944. In-8°, pp. 80.
1945Mendrisio : Tipografia Marazzi, 1945. 'Partito Operaio e Contadino Ticinese : Pubblicazione N. 2'. 8vo (cm. 20,5), cucito editorialmente con tre punti metallici in piano, brossura a stampa; p. 102 (2). Lievi tracce d'uso alla brossura (qualche sgualcitura, in particolare alle punte; tenui macchioline in prima di copertina; uno strappetto ai capi del dorso); sgualcita la punta inferiore delle pagine; tuttavia, nel complesso, buona copia. Conferenze fatte all'Università Sverdlov al principio d'aprile 1924.
1945In 16, pp. 102 + (1) + (1b). Br. ed. Pubblicazione n. 2 curata dal Partito Operaio e Contadino Ticinese.
1966LENIN I giorni della rivoluzione. Opere complete XXVI. settembre 1917 - febbraio 1918. Roma, Editori Riuniti 1966 italian, 550 Opera con copertina morbida in brossura e sovraccoperta. B.2.
1966EDITORI RIUNITI 1966 TRADUZIONE DI GIUSEPPE GARRITANO. PICCOLISSIMI STRAPPI AL MARGINE SUPERIORE DELLA SOVRACOPERTA, PER IL RESTO PERFETTO, CON ANCORA PAGINE IN FOLIO E NON TAGLIATE.
1999LA CITTà DEL SOLE 1999 268 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PARI AL NUOVO.
1950réf. 1200771950 Editions du Seuil - 1950 - Deux volumes in-8, brochés, couvertures illustrées en couleurs - 438 pages + 637 pages
1980327 + 917pp.met enkele ills., enkele onderlijningen in 1ste deel, zoniet in goede staat, deel I is gesigneerd met opdracht door auteur
1966152pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107891
1966réf. G107891Moskou, Progres 1966 152pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107891
1980réf. F57944s.l., bij de auteur 1980-1982 327 + 917pp.met enkele ills., enkele onderlijningen in 1ste deel, zoniet in goede staat, deel I is gesigneerd met opdracht door auteur
2005prefazione di Lelio La Porta La Città del Sole 2005 311 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO, PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che miria una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l’impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo ‘globale’. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l’autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un’articolata ricostruzione dell’itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente ‘fedele’ al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l’uomo ‘totale’, l’uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l’ermeneutica critica lukácciana, l’equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l’immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l’autore non rinuncia a verificare di volta in volta l’irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell’opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un’operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e ‘peculiare costante’ in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo’ di ragione interna l’opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ‘ragione’ stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell’operato di György Lukács. ‘Tattica e etica‘, «fermezza e flessibilità», per l’appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell’esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l’asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell’antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l’autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ‘ragione’ etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell’uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – ‘si dà’ , si impone a titolo di superamento d’ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. E’ in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l’«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l’andamento ideologico, l’ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l’autore riconosce il valore d’insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l’eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. E’ qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un’autentica consapevolezza democratica.
in-8°, 270 pages, broche, couverture illustree a rabats. Bel exemplaire. [NV-25]
1975Milano, Edizioni del Maquis, 1975, 16mo brossura editoriale, pp. 212.
1976Milano, Edizioni Del Maquis, 1976, 16mo brossura editoriale, pp. 212 con una tavola nel testo (sottolineature a matita) .
1976Milano, Edizioni del Maquis, 1976, 16mo brossura editoriale, pp. 212 (I classici del marxismo, 17).