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1932réf. 1304235Leipzig, B. Tauchnitz, 1932. Gr.-8vo. 21, (1) S. m. 8 Abbildungen. (Beiträge zur englischen Philologie XXI). OKart. (leicht angestaubt).
1980réf. 1184028etwa 1980). Zus. 125 Bl. m. zahlr. Abb. Neuer Lwdbd.
1910réf. 1203443Heidelberg, 1910. 8, 100 S., 1 Bl. RBrosch. (Umschl. etwas fleckig).
1953réf. 1123381München, Heimeran, (1953). 4to. 48 S. m. einigen Textzeichn., 68 Taf. OHlwd.
1952réf. 1159511Münsterschwarzbach, Vier-Türme-Verlag, (1952). Gr.-8vo. 161, (1) S., 58 Abb. auf Taf. Illustr. OLwd.
1926réf. 1182087Berlin, Furche, 1926. Gr.-8vo. 15, 323, (1) S. m. 156 Abb. auf Taf. u. 1 mont. Farbtaf. OLwd m. OUmschl. im OSchuber.
1851réf. 1014495Weimar, Verlag d. Landes-Industrie-Comptoirs, 1851. 28, 732 S. Ppbd d. Zeit (berieben, Fuß bestoßen, Kopf lädiert, Rücken läd., innen etwas gebräunt, einige Bl. braunfleckig).
1920réf. 1041160Leipzig, Hiersemann, 1920. Gr.-8vo. 12, 164 S., 3 Bl., 9 Taf. (Hiersemanns Handbücher 10). OHlwd (stärker beschabt).
1903réf. 1125739Stuttgart, F. Enke, 1903. Gr.-8vo. 16, 284 S. m. 105 Abb. im Text. OLwd (etwas braunfl., wenig einger.).
1914réf. 1215818Leipzig, 1914. Gr.-8vo. 125, (1) S., 1 Bl. Br. (Titel angestaubt u. etwas fleckig).
1962réf. 1182974Heidelberg, H. Moos, 1962. Gr.-8vo. 60 S. m. 39 Abb. (3 farb. mont.) (Forum Imaginum 6). OPp. (2 Bl. etwas eingerissen).
1926réf. 1227209Oldenburg, G. Stalling, (1926). 4to. 216 S. m. 35 Textabb., 77 Taf., 2 Farbtaf. (Sacramentum artis). OHlwd m. OUmschl. (Umschl. lädiert).
1959réf. 1166052Stuttgart, Verlag Freies Geistesleben, (1959). 4to. 156 S., 40 teils farbige Abb. OLwd (Einbd minimal gebräunt).
1922réf. 1061440München, Delphin Verlag, (1922). 4to. 206 S. m. 195 Abb. im Text u. auf zahlr. Taf. OLwd (angestaubt, Innengelenk locker).
1984réf. 1182846(Brüssel, Vereniging voor Tentoonstellingen van het Paleis voor Schone Kunsten, 1984). 4to. 217 S. m. zahlr. teils ganzseitigen u. farbigen Abb. OKart.
1984Volume rilegato con titoli in oro al piatto anteriore e al dorso, coperta in ottimo stato, così come la sovraccoperta, paginec on naturale minima imbrunitura ai margini, libro perfettamente fruibile, a cura di A. Pirlik, presenti illustrazioni in nero e a colori nel testo, numero pagine 113 USATO
2014Volume scritto in inglese, in italiano, in francese, in tedesco. Copertina con titoli al dorso e al piatto superiore, leggermente stanca agli angoli. Pagine ben salde alla cerniera, su carta patinata, con ampio margine. Numerose le illustrazioni nel testo, con didascalia, in bianco e nero. Diversi gli autori che hanno contribuito alla stesura dei testi. Numero pagine 172. USATO
2004ISBN 8851001995 EL2
2013ill., br. Per una serie di circostanze imprevedibili le immagini di Achille, Meleagro e Cristo, usate e riusate per secoli, s'intrecciarono, sovrapponendosi. Che cosa spiega la loro ibridazione, la loro persistenza, la loro migrazione attraverso il tempo e lo spazio? Quanto contarono, nella fortuna di queste figure, le formule compositive originarie e quanto il contesto che di volta in volta le fece proprie? Questo libro cerca di rispondere a queste domande. Chi legge entra in un cantiere dove hanno lavorato, separati da secoli o millenni, scultori e pittori, storici e storici dell'arte. Luca Giuliani analizza la genesi e il precoce riuso nell'antichità romana dell'iconografia di Achille in lutto presso il cadavere di Patroclo; Maria Luisa Catoni, la possibile genesi e il riuso in età post-antica di una formula della disperazione di fronte alla morte; Salvatore Settis, la fortuna rinascimentale di uno schema iconografico antico usato per rappresentare il corpo esanime di Cristo; Carlo Ginzburg, la genesi della nozione di Pathosformel (formula di pathos) coniata da Aby Warburg.
2015ill., br. Oggi sappiamo che le divinità pagane non sono mai morte. Che l'idea di una rinascita quattro-cinquecentesca dell'antico pantheon dopo secoli di eclisse è tanto trionfale quanto priva di fondamento. Se la storiografia artistica ha riannodato i legami tra Medioevo e Rinascimento è merito soprattutto di un giovane studioso che nel 1940, in piena guerra, ha dato alle stampe questo saggio ai tempi assolutamente pionieristico, in cui lo schema oppositivo morte-resurrezione lascia il passo al principio continuista della sopravvivenza. Nel suo «libro di giovinezza», dal ricchissimo corredo illustrativo, Jean Seznec ha profuso infinite ricognizioni di miniature, scritti astrologici, enciclopedie, trattati e monumentali cicli figurativi, documentando come durante il lungo transito medievale gli dei dell'antichità avessero conservato attributi riconoscibili, nonostante l'iconografia barbarizzata e cristianizzata. Fossero sopravvissuti, insomma, alla stregua di «incarnazioni di idee». Con l'arte rinascimentale quelle divinità ripresero il loro lontano aspetto. Sulle pareti e nelle volte dei palazzi, o nelle cupole delle cappelle, i contenuti ancora vivi si ricongiunsero alle forme precedenti: irriducibile alla pura funzione decorativa, un intero «universo di dei planetari, di eroi e di allegorie» reclamò la propria ascendenza. E fino a Seznec serbò il segreto del proprio debito nei confronti del Medioevo. Presentazione di Salvatore Settis.
2016ill., br. Per Saxl, come già per Warburg, l'astrologia (e l'iconografia astrologica) occupa un posto centrale nella storia della tradizione classica, poiché le antiche divinità, travolte come tali dal crollo del paganesimo, sono però sopravvissute nel Medioevo non solo come nomi dei pianeti (o dei giorni della settimana), ma anche come simboli di altrettante "essenze", e del loro influsso sugli uomini e la loro vita. Il cristianesimo non aveva nulla da sostituire all'antico sistema astrologico, con la sua pretesa universalizzante di spiegare e prevedere i destini dell'uomo e il carattere di ognuno: tramandata (ma anche osteggiata) come una sapienza in sé chiusa e coerente, l'astrologia conservò quindi, quasi in un bozzolo, frammenti dell'antica scienza e dell'antica mitologia. Le strade di questa storia, che Saxl ripercorre con dominio delle fonti e delle immagini più disparate, portano da Babilonia al Rinascimento italiano attraverso tappe molteplici, fra cui hanno un posto specialissimo i greci e gli arabi. Passando per luoghi e culture così diversi tra loro, le figure degli dei e delle costellazioni vengono in più d'un modo ripensate, e perfino stravolte, ma restano pur sempre riconoscibili e per così dire "pronte al recupero" fino a comporre per la cultura occidentale un sensibile e ricchissimo deposito di memoria storica.
2008ill., br. Questo studio ricostruisce i messaggi trasmessi dalla Riforma tedesca durante i suoi primi decenni di vita non, come di consueto, in base ai testi dei riformatori, ma attraverso l'apparato iconografico che a quei medesimi testi veniva unito. Il risultato dell'analisi si presenta, talvolta al di là della consapevolezza stessa dell'autore, sorprendente: le immagini si configurano infatti non già come semplice canale parallelo posto a integrare il raggio mediatico del testo scritto, ma come il veicolo di contenuti talvolta diversi, quando non addirittura alternativi, rispetto a esso. Attraverso l'analisi figurativa affiora in tal modo, nelle sue variegate componenti, tutta la complessità del fronte che si scaricò attraverso la breccia aperta dai Maestri del primo Cinquecento.
2006ill., ril. Alla fine dei tempi il Signore giudicherà l'umanità tutta, assegnando i luoghi della felicità eterna e dell'eterna sofferenza ai giusti e ai dannati. La certezza del Giudizio divino e l'attesa di quel giorno hanno dato luogo a espressioni visive che si sono venute configurando e hanno acquistato sempre maggiore precisione e analitico dettaglio nel corso dei secoli. È una vicenda figurativa la cui piena autonomia inizia fra VIII e IX secolo, ed è testimoniata significativamente in Occidente come in Oriente, dalla Spagna (León) alla Russia (Vladimir). Questo libro ne percorre le fasi, dai tempi in cui metafore, immagini parziali o collaterali ne hanno visualizzato l'uno o l'altro tema, fino alle soglie di quella pietra miliare costituita dal grande affresco michelangiolesco della Cappella Sistina. La particolare struttura adottata per il volume si basa su un saggio suddiviso cronologicamente e sulla presenza, alla fine di ogni capitolo, di una serie di approfondimenti su monumenti specifici, curati dai maggiori specialisti della materia. In tal modo viene valorizzata una lunga e diversificata serie di testimonianze - dai codici miniati ai mosaici, alla scultura, all'affresco - offrendo una panoramica unica per ampiezza e documentazione.
2006ill. La Madonna/madre che dalla impassibilità del trono scende ad allattare il Figlio/bambino è la svolta epocale che agli inizi del 1300 segnala e induce un modo nuovo e diverso di rappresentare il rapporto Madre/figlio. "Una donna alzò la voce in mezzo alla folla e disse: Beato il ventre che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!" (Luca 11,27). Questa beatitudine, che sale dall'ammirazione di una donna nei confronti della parola di Gesù, è idealmente la sigla spirituale e simbolica di questo volume. Il latte incarna, col miele, la rappresentazione della fecondità, della libertà e del benessere, come è attestato da quella celebre formula stereotipata applicata alla terra promessa, "terra ove scorre latte e miele" e la "Madonna del Latte" come terminologia vivida e pregnante deve essere riservata alla iconografia della relazione duale ed esclusiva "madre-bambino" nel momento dell'allattamento. L'ampia panoramica ricostruisce e documenta come la Femminilità aulica ed egemone del mondo cristiano abbia saputo progressivamente diventare quotidianità colloquiale ed esemplare, in una maternità popolare e popolana che trova nell'allattamento forte specificità di espressione.