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1971br. È possibile pensare che i rapporti interattivi tra individui siano determinati essenzialmente dai tipi di comunicazione che essi adoperano fra loro? Due tesi sono centrali in questo libro: 1) il comportamento patologico (nevrosi, psicosi, e in genere le psicopatologie) non esiste nell'individuo isolato ma è soltanto un tipo di interazione patologica tra individui; 2) è possibile, studiando la comunicazione, individuare delle 'patologie' della comunicazione e dimostrare che sono esse a produrre le interazioni patologiche. Considerando un esempio di interazioni patologiche, quelle descritte nel dramma di Albee Chi ha paura di Virginia Woolf?, con un'analisi puntuale del testo gli autori svelano le patologie della comunicazione (i giochi, le tattiche, le simmetrie, i vari meccanismi di comunicazione) che predominano in questo spezzone di 'ménage cronico' più vero di un documento autentico. Quest'analisi non si limita a un'interpretazione dei meccanismi interattivi, ma scopre procedimenti pragmatici (comportamentali) che consentono di intervenire nelle interazioni e di codificarle. 'Paradossalmente', è proprio con l'induzione di 'doppi legami', con l'invio di messaggi paradossali, con la 'prescrizione del sintomo' e altri procedimenti di questo tipo che il terapeuta riuscirà a sbloccare situazioni nevrotiche o psicotiche apparentemente inespugnabili.
1968br. "Un viaggiatore incontrò una tigre e fuggì con la tigre alle calcagna. Arrivato sull'orlo di un precipizio l'uomo vi saltò, afferrandosi a una liana e rimanendo sospeso nel vuoto, mentre la tigre annusava l'aria sopra di lui. Tutto tremante l'uomo guardò in giù e vide un'altra tigre che lo guardava. Due sorci, uno bianco e uno nero, si misero a rodere la liana alla quale era sospeso. L'uomo vide allora vicino alla sua testa una appetitosa fragola selvatica. Tenendo la liana con una mano, colse con l'altra la fragola e la mangiò. Come era delizioso il suo gusto!". Nel loro sforzo per superare il mondo dell'intelletto i buddhisti zen hanno sempre messo l'accento sull'importanza dell'istantaneità. La conoscenza razionale è razionale solo perché vi si giunge per mezzo della ragione. Le altre conoscenze, accessibili con mezzi diversi dalla ragione, non sono però irrazionali; sono extra-razionali. Saper distinguere fra le idee suscettibili di analisi razionale e quelle che non lo sono è il dono degli dèi. Per colui che agisce, è altrettanto importante saper riconoscere la giustezza di un giudizio intuitivo che la solidità di una prova scientifica.
1969br. Il nucleo centrale di tutti gli insegnamenti di Krishnamurti è che il problema umano centrale di ciascun singolo lettore può esser risolto in uno e un sol modo: quello valido per lui stesso. Quasi in ogni capitolo, quale che sia l'argomento, questo è il messaggio fondamentale. Attraverso la conoscenza di sé, non attraverso la fede nei simboli di qualcun altro, un uomo raggiunge la realtà eterna. La fede nell'assoluta adeguatezza e nel valore superiore di qualsivoglia sistema simbolico non conduce alla liberazione, ma alla storia, al rinnovarsi delle stesse antiche catastrofi. "Inevitabilmente la fede separa. Se avete una fede, o se cercate la sicurezza in una particolare fede, voi vi separate da coloro che cercano la sicurezza in un'altra forma di fede. Ogni fede organizzata è basata sulla separazione, per quanto essa possa predicare la fratellanza. Gli uomini di buona volontà non devono avere delle formule; perché le formule conducono inevitabilmente alla cecità". Cos'è allora che Krishnamurti ci offre? Non auto-disciplina, né preghiera, né yoga. È, sostiene, una trascendente spontaneità di vita, una 'realtà creativa' come egli la chiama, che si rivela immanente solo quando la mente che la percepisce si trova in uno stato di 'passività desta', di 'consapevolezza acritica'.
1977br. In questa guida al celebre classico della saggezza cinese, l'autrice spiega con chiarezza i principi fondamentali dell'I King (I Ching), illustrandone i legami con l'astrologia, la numerologia, la simbologia e le verità occulte del Cristianesimo, al fine di fornire al lettore una guida per le incertezze della vita sia pratica sia spirituale.
1975br. Lobsang Rampa offre in quest'opera inedita un vero e proprio corso di esoterismo lamaista. Ci insegna a viaggiare nel piano astrale e a discernere l'aura di ciascuno di noi; insegna il metodo che permette allo spirito di lasciare il proprio supporto carnale rimanendo attaccato mediante la 'corda d'argento'. Tutte queste rivelazioni sono spiegate semplicemente e sempre da un punto di vista molto pratico.
1979br. Il grande maestro zen giapponese D?gen dichiarò che "non ci fu un J?sh? prima di J?sh? e non ci fu un J?sh? dopo J?sh?". Quale fu il suo messaggio? Il suo messaggio era che non c'è alcun messaggio, che il mondo, con tutto ciò che contiene, non è né buono né cattivo, né santo né dannato; che non è nulla al di là di se stesso. J?sh? rifiutava i concetti astratti come 'Via', 'Verità', o 'il Buddha'; quando gli viene chiesto: "Chi è J?sh??", lui risponde: "un rustico"; ed è proprio ciò che è: un contadino cinese. J?sh? afferma ripetutamente di non avere nulla da insegnare; interrogato sulla persona 'purificata' risponde: "Da me non c'è posto per questo stupido". E quando gli viene chiesto quale sia il 'Buddha più alto di tutti', indica con la mano il campo e dice: "L'uomo che guida i suoi buoi, è lui". Quali che siano gli influssi culturali che hanno modellato le sue idee, il suo insegnamento non può e non deve essere visto come un sistema filosofico o magari anti-filosofico. Ognuno dei 458 episodi riportati in questo libro è un'espressione diretta della sua via. Se qualcuno può sembrare bizzarro, è perché la sua via è così estremamente semplice e così assolutamente chiara che troviamo difficile capirla. Dobbiamo sempre ricordare che J?sh? dice quel che dice senza un 'motivo' particolare. Non c'è un bisogno particolare di 'capire'.
1984br. Questo libro se non intende certo offrire la 'soluzione' ai problemi della vita, offre però uno strumento analitico, un mezzo per sensibilizzare ai bisogni propri e altrui e per spezzare le forme imposte di comportamento. Non richiede alcuna conoscenza specialistica, il suo valore di base sta nell'aiuto pratico che dà al lettore nella sua ricerca soggettiva diretta alla conoscenza di se stesso. Ciascun punto è illustrato con esempi o casi clinici; vi sono inoltre esercizi, test e tavole con cui cimentarsi.
1984br.
1986br. Paradossalmente, la Terapia Provocativa può essere definita un venire incontro ai bisogni inconfessati del paziente, assecondandone il masochismo o meglio spingendolo fino alle sue estreme conseguenze. Il terapeuta ridefinisce, accentuando ed esasperando in modo selettivo, ciò che il cliente esprime con le parole, le reazioni o il comportamento, e lo incalza, ributtandogli addosso i suoi stessi timori. Tutto ciò avviene ovviamente nel modo più diretto, immediato, spesso addirittura cinico e brutale. Il terapeuta, con il suo comportamento, mette in evidenza che il cliente ha molti modi diversi di concettualizzare (e quindi sentire e agire) i suoi problemi; e questo dà ben presto al cliente molti modi nuovi di vedere il problema stesso. L'obiettivo non è tanto di far avere un insight al cliente, quanto piuttosto di farlo desistere dall'inutile ricerca dell'irraggiungibile, concentrandosi invece sulle possibilità reali. Il terapeuta cerca di provocare il cliente ad affermare il proprio valore di fronte a se stesso e agli altri, e a imporsi col proprio comportamento sul lavoro e nei rapporti sociali; infine, provocando il cliente, cerca di controcondizionare le sue idee autodistruttive. Con la riduzione all'assurdo dei suoi schemi non adattivi, autodistruttivi, il cliente viene provocato a situare le sue affermazioni in una prospettiva sociale e psicologica più adeguata.
1986br. Il solo trattato sistematico sull'uso dell'analisi transazionale nei gruppi. Si tratta di un testo insostituibile, sia per la facilità espositiva e la scioltezza con cui Berne anzitutto spiega ciò che intende per terapia di gruppo, sia per la cura con la quale specifica e definisce ogni passo del processo terapeutico, soffermandosi su particolari in apparenza ininfluenti ma in realtà fondamentali quali la scelta, il numero dei partecipanti al gruppo o la disposizione dei posti a sedere. Vitali per qualsiasi approccio terapeutico sono poi le considerazioni sugli obiettivi terapeutici, sulla figura del terapeuta e dei suoi eventuali assistenti o aiutanti, sulla supervisione, sull'atteggiamento del terapeuta e naturalmente sul gruppo, sulle dinamiche interne al gruppo stesso e sul suo rapporto col terapeuta. Tutto questo materiale viene costantemente discusso alla luce di altre esperienze e teorie relative alla terapia con i gruppi, come quelle di Moreno, Bion, Foulkes, Perls e altri. Esauriente e articolato, costruito come un manuale pratico ma attento anche al punto di vista teorico, questo libro sarà utilissimo all'analista transazionale o al terapeuta di gruppo di qualsivoglia formazione, ma anche a tutti coloro che hanno a che fare con i gruppi in altri campi o settori, come nell'industria, nella scuola, nel lavoro sociale, eccetera.
1988br. Assistiamo oggi nel mondo della psicoterapia a tutto un fervore di studi e riesumazioni attorno alla figura di Milton H. Erickson. Tutti coloro che lo hanno conosciuto sentono di aver da lui ricevuto un qualche lascito spirituale o di essere stati insigniti di un messaggio unico. Alla sua morte, però, Erickson non ha scelto né nominato alcun 'erede'; infatti ciò che ha lasciato dietro di sé non è un corpus teorico definito, quanto piuttosto uno stile terapeutico creativo e in apparenza miracoloso. L'eredità di Erickson è dunque aperta a tutti, e tutti coloro che furono suoi amici, colleghi e discepoli ne sono stati in qualche modo arricchiti. Tra questi 'eredi' alcuni si sono dedicati con devozione e affetto a raccogliere gli inediti che Erickson ha lasciato dietro di sé. E questi inediti non sono solo articoli o progetti di saggi e libri, sono anche e soprattutto registrazioni di sue lezioni, seminari, induzioni di trance e conversazioni di soggetto terapeutico. Le conversazioni qui raccolte sono quelle che Erickson ebbe con Haley, Weakland e Bateson in occasione del Progetto Bateson sulla comunicazione. Sono dialoghi e scambi esemplari per chiarezza e immediatezza, dai quali la figura carismatica e taumaturgica di Erickson emerge a tutto tondo, insieme alla sua umanità, il suo senso dell'umorismo e la sua stupefacente capacità intuitiva.
1988br. Solo uno studioso del calibro di Arroyo poteva darci un quadro così perfetto dei rapporti tra astrologia e psicologia e dell'uso dell'astrologia come metodo pratico per comprendere la sintonizzazione dell'uomo con le forze universali. Insegnando a comprendere le energie su cui si fonda il meccanismo astrologico, Arroyo fornisce una guida pratica all'interpretazione dei fattori astrologici con una profondità mai prima incontrata in un testo di astrologia. La Prima Parte spiega come e perché l'astrologia può diventare il più utile strumento psicologico per comprendere se stessi e gli altri. Con la sua analisi delle dimensioni scientifiche, filosofiche e intuitive dell'astrologia, è diretta al profano privo di conoscenze astrologiche, agli studenti di astrologia e agli astrologi professionisti. La Seconda Parte, dedicata specificamente all'interpretazione e utilizzazione pratica dei fattori astrologici basati sulle quattro energie fondamentali (aria, fuoco, acqua e terra), presenta un'applicazione dinamica della conoscenza astrologica che chiarisce e illumina le tecniche e i significati tradizionali, ponendoli nella giusta prospettiva per comprendere le energie inerenti a tutti i processi della vita.
1988br. Pochi dei nostri processi psicologici sono coscienti; per la maggior parte sono involontari, e l'operato di tali processi è più che mai evidente nei disturbi da ansia e nelle fobie che ci appaiono tanto irragionevoli. I sintomi dell'ansia, dicono gli autori, sono una manifestazione di meccanismi di sopravvivenza guidati dai processi cognitivi. L'elaborazione dell'informazione sensoriale, che aveva per l'individuo una funzione adattiva e autoprotettiva in circostanze di pericolo, può frustrare i suoi stessi scopi classificando come pericolosi eventi in realtà innocui. In sostanza, si può dire che la genesi di gran parte delle ansie vada rinvenuta nel funzionamento di un sistema, inteso in origine per proteggere l'individuo, che è alla fine diretto in modo da operare contro l'individuo stesso. Nella prima parte del volume Beck offre un quadro ampio e dettagliato di questi disturbi, presentando un modello esplicativo in termini della persistenza di strategie arcaiche messe in atto per fronteggiare minacce fisiche e psicosociali. Nella seconda parte Emery presenta un programma per la cura dei disturbi da ansia e delle fobie basato sul modello teorico sviluppato nella prima parte. In tutto il testo gli autori fanno ricorso ad abbondante materiale clinico per illustrare il processo terapeutico.
1989br. Il signor Z chiede e riceve da Kohut un'analisi. A cinque anni e mezzo dalla conclusione della terapia, torna da lui chiedendo una seconda analisi: non riesce a venir fuori da una profonda sofferenza, da un costante isolamento sociale; soffre per un'intensa inclinazione alla masturbazione, accompagnata da fantasie masochistiche. Kohut l'accetta per la seconda volta, perché proprio in quel periodo ha rivoluzionato le sue concezioni teoriche e sta verificando nuove idee e nuovi metodi. Così nasce, per questa coincidenza di tempi, una spettacolare quanto unica dimostrazione dal vivo della differenza tra un trattamento basato sulla psicoanalisi classica ortodossa e un trattamento basato sulla psicologia del Sé: sul medesimo paziente e dal medesimo analista. Il cambiamento di visione teorica influenzerà in maniera decisiva la percezione da parte di Kohut del nucleo centrale della psicopatologia del signor Z e gli consentirà, "con grande beneficio del paziente, di fornirgli l'accesso a certi settori della sua personalità che non erano stati raggiunti nella prima analisi". Come si vede, si tratta di un'opera coraggiosa e assolutamente originale, che offre l'occasione di seguire passo passo, come nei classici casi clinici di Freud, il minuzioso lavoro psicoanalitico di Kohut, e al tempo stesso di riflettere sul valore euristico e terapeutico della sua nuova concezione.
1989br.
1990ril. Dopo i primi e più celebri testi sulla tecnica della psicoanalisi, quello di Glover e quello di Fenichel, in pochissimi hanno osato affrontare uno studio sistematico di tale argomento. Questo libro di Etchegoyen è un'impresa che ha l'intento di abbracciare tutti i problemi della tecnica. "Il mio proposito - scrive l'autore - è offrire al lettore un quadro completo della materia nella sua problematica attuale, con le linee teoriche che la percorrono dal passato al presente e uno sguardo al possibile futuro". Un libro concepito e scritto da una sola persona ha vantaggi evidenti, in esso però si nasconde un pericolo: l'autore ha una sua concezione teorica che potrebbe privilegiare rispetto alle altre, o per lo meno, che capisce meglio di tutte, e ciò lo espone al rischio dell'unilateralità. Questa è la sfida. Etchegoyen ne è consapevole e ritiene di poterla accettare: "Quanto più leggo e rileggo, quanto più penso e osservo il paziente sul divano, tanto meno mi sento incline a posizioni estreme e univoche, e più mi mantengo lontano sia dall'eclettismo compiacente sia dalle posizioni scolastiche". D'altronde Etchegoyen non rinuncia a far conoscere al lettore le proprie convinzioni, ma lo fa esplicitamente, mantenendo sempre nettamente distinti il piano dell'esposizione da quello delle valutazioni personali.
1990br. Scritta con chiarezza e senza tecnicismi, questa guida pratica al colloquio con bambini e adolescenti si rivolge in particolare a studenti e professionisti che operano nei più diversi settori clinici o nel campo del lavoro sociale. I primi capitoli espongono i prerequisiti di un colloquio esemplare e descrivono i metodi per instaurare con il giovane un buon rapporto. Molta attenzione viene dedicata alle condizioni ambientali, agli strumenti utilizzati e alle singole fasi del colloquio. Un capitolo, scritto da Geoffrey Fisher, discute i problemi particolari che si incontrano nel colloquio con i bambini mentalmente ritardati, mostrando come si possano affrontare simili casi. Nei successivi capitoli si analizza il colloquio con bambini vittime di violenza, gli approcci raccomandati con bambini e adolescenti che hanno tentato il suicidio, le strategie da usare con i bambini affetti da mutismo o che rifiutano di parlare e gli approcci utili con bambini autistici o psicotici. Vengono poi discussi altri temi, quali la registrazione su nastro, gli aspetti legali e la questione della confidenzialità: suoi limiti e come tutelarla. Per i bambini e gli adolescenti, il colloquio clinico è una situazione strana e spesso sgradevole; Barker insegna come metterli a loro agio, ottenere le informazioni richieste e, se necessario, dare inizio al processo terapeutico fin dal colloquio stesso.
1992br. Utilizzata già da Socrate, dal Cristo e dal Buddha, la metafora è da sempre un efficiente espediente didattico e un valido meccanismo di cambiamento. Consapevolmente o no, i terapeuti usano le metafore, sotto forma di fiabe, parabole o aneddoti, per aiutare i loro clienti a effettuare i cambiamenti desiderati. Questo libro è uno dei più riusciti tentativi di rendere esplicito l'uso della metafora a beneficio dei professionisti in campo psicoterapeutico. Ognuna delle parti in cui è suddiviso offre al lettore qualche strumento specifico. La prima parte definisce e introduce la metafora; la seconda presenta il modello di base per costruire e dare efficacia al racconto; la terza, quarta e quinta parte spiegano rispettivamente le categorie della Satir, i sistemi rappresentazionali e le submodalità; la sesta prende in esame i modi di utilizzare le metafore. Come consiglia l'autore, il libro va usato come un manuale di esercizi. Andrebbe letto integralmente una prima volta, e se ne dovrebbero rileggere poi separatamente le varie parti. In sostanza, un libro che mette in grado di usare i modelli della comunicazione umana per costruire efficaci strumenti di cambiamento in ogni settore della vita, accrescere la conoscenza e l'efficacia della comunicazione terapeutica, diventare abili e creativi nell'impiego della metafora come strumento didattico e di modificazione del comportamento.
1992br. Una giovane donna viene fatta regredire di età in diverse sedute di ipnoterapia per ricevere le visite di un personaggio misterioso, l'Uomo di febbraio. Iniziate nella fase di regressione corrispondente all'infanzia, le visite proseguono, seduta per seduta, nelle fasi corrispondenti all'adolescenza e all'età adulta e in esse Erickson (nella doppia veste del terapeuta e dell'Uomo di febbraio) segue un piano specifico (che si rivela man mano al lettore) per aiutare la paziente a superare alcuni traumi e problemi che condizionano la sua vita di veglia. Il caso è celebre, perché Erickson vi aveva spesso accennato in altri suoi scritti. Qui, però, per la prima volta abbiamo a disposizione tutta la documentazione: trascrizione letterale delle sedute, con i commenti a caldo di Erickson e di altri presenti; aggiunta dei commenti di Erickson, di Rossi e di altri professionisti a distanza di quasi quarant'anni, quando fu preparata la redazione e la stesura di questo caso per la pubblicazione. Ciò che è straordinario è che con un procedimento in apparenza così intrusivo, in realtà Erickson riesce a lasciare al centro dell'azione terapeutica la paziente stessa, restando fedele al suo principio guida per cui l'ipnosi ha il solo scopo di creare uno stato psicologico speciale in cui i pazienti riescano a riassociare e riorganizzare la loro complessa struttura psicologica.