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2017br. Lo gnosticismo, nelle sue molteplici manifestazioni, ha elaborato uno specifico lessico per descrivere un'esperienza unica: la percezione della vera realtà, l'abisso esistenziale che separa l'uomo dalla propria reale coscienza. L'uomo è "caduto" in questo mondo, dove si trova "prigioniero", "incatenato", e nel quale vaga dominato dalla più profonda sofferenza, anelando la smarrita "patria celeste". Una discendenza illegittima ha creato il mondo, si tratta del demiurgo e dei suoi arconti; e devono essere in qualche modo rivelati e combattuti. Tutta la storia è travagliata nel profondo dall'impostura, una tremenda verità. Non c'è nulla di "reale" in quanto noi percepiamo, è tutta una grande messa in scena per nutrire degli esseri abnormi che hanno fatto della terra un loro laboratorio. Smascherare questa impostura significa giungere alla scaturigine dell'universo: l'uomo ha qualcosa in più dei padroni del cosmo, la possibilità di liberarsi dalle stelle che loro hanno creato. In un futuro non troppo remoto, tutti noi saremo come la scintilla di luce prigioniera del demiurgo, uno stato onnisciente avrà estirpato in noi ogni volontà, pianificando ogni desiderio.
2010br. Quando assistiamo a uno spettacolo teatrale, siamo invitati a supplire con la mente alle lacune della finzione scenica. Da un lato ci abbandoniamo all'illusione, dall'altro vi collaboriamo attivamente, creando con l'immaginazione ciò che è assente dal palcoscenico. Attiviamo in questo modo quella volontaria sospensione dell'incredulità di cui Samuel Coleridge scriveva già nell'Ottocento a proposito della fede poetica. Grazie al nostro atto consapevole, l'illusione compie una sorta di metamorfosi semantica: non è più sinonimo di inganno ma si riempie di verità. Partendo da questa riflessione, il volume indaga dal punto di vista filosofico il rapporto tra realtà e rappresentazione, attraverso ampi riferimenti alla dimensione sociale e morale, con pensatori antichi e moderni: da Platone e Aristotele a Gombrich e Deleuze. Nell'epoca della riproduzione altamente definita, l'autore dimostra che il fine dell'illusione non è la copia, ma la creazione di un mondo nuovo, capace di mantenere la relazione con la realtà da cui ha tratto origine e al contempo di differenziarsene, per addestrarci, attraverso il confronto, alla critica e all'autonomia.
2020ill., br. Siamo davvero padroni delle nostre scelte e delle nostre azioni? Fino a che punto ciò che facciamo è frutto della nostra volontà e non di meccanismi inconsci? Daniel Wegner, psicologo americano, prende parte al secolare dibattito tra determinismo e libero arbitrio. Smascherando i casi in cui crediamo erroneamente di avere il controllo sui nostri comportamenti, e in cui invece l'atto si oppone alla nostra volontà, Wegner esamina la questione da svariate angolazioni, fino ad addentrarsi nei seducenti territori dell'ipnosi, della scrittura automatica, dei disturbi della personalità e degli stati di trance. La sua conclusione è che la nostra volontà cosciente altro non è che un'illusione: l'uomo si convince di essere parte attiva nelle sue scelte, mentre in verità è privo di controllo sulle sue azioni, causate invece da meri processi neurologici. Ciò non toglie, sostiene l'autore, che questo abbaglio ammaliante sia per noi un bene, perché ci permette di sviluppare quel senso di responsabilità individuale indispensabile per vivere in una società civile.
2007br. In un mondo di copie e di cloni dove tutto può essere creato all'istante dalla tecnologia, tempo e spazio sembrano annullati e l'umanità proiettata in un futuro virtuale dove l'uomo non lascerà traccia di sé. Immortalità, omologazione e clonazione: questi sono, secondo Baudrillard, i valori fondanti del terzo millennio, il cui passaggio ha rappresentato un'occasione mancata, gettandoci verso un regresso storico, spirituale e culturale. Reso vivace dalle intuizioni, dalle visioni profetiche e dal sarcasmo che contraddistinguono lo stile di Baudrillard, L'illusione dell'immortalità esprime le contraddizioni che guidano la cultura contemporanea e regolano le nostre vite.
2021br. Dal 1973 al 2009, un periodo segnato dall'ascesa della razionalità del mercato e del neoliberalismo, la popolazione carceraria americana è passata da meno di 200.000 a più di 2 milioni di persone entro il 2002 e, nel 2008, a oltre l'1% della popolazione adulta: il tasso più alto al mondo, cinque volte quello dell'Inghilterra e dodici volte quello del Giappone. Dati inconfutabili, che spingono inevitabilmente a chiedersi se vi sia una connessione tra questa espansione della sfera penale e l'affermazione del neoliberalismo e della sua incontrastata fede nel libero mercato. Per appurare la realtà di questa connessione, questo libro avanza un'affascinante ricostruzione del rapporto esistente tra l'idea di "ordine naturale" del mercato e la svolta punitiva della cosiddetta "penalità neoliberale". Una ricostruzione che passa innanzi tutto per una genealogia del concetto di "ordine naturale". Harcourt mostra come questo concetto non si debba affatto a Hayek e ai teorici del neoliberalismo, ma risalga alla riflessione dei fisiocratici francesi del Settecento. È al fisiocratico Quesnay che si deve l'edificazione del mito di un ordine spontaneo del mercato in cui lo Stato non deve intervenire, pena il disordine e l'asfissia delle regolamentazioni. È a Quesnay che si deve anche una ridefinizione del dispotismo giuridico settecentesco in cui, tolta allo Stato ogni possibilità di intervento nell'economia, all'arte del governo non resta altro che la sfera della sanzione penale. Vecchi miti che riappaiono poi identici nelle «tecnologie governative liberali avanzate» degli anni Settanta con il trionfo del liberismo della Scuola di Chicago e l'idea, comune tanto alla destra quanto alla sinistra degli schieramenti politici, che governare non sia altro ormai che «governare attraverso il crimine» (Jonathan Simon). Harcourt non si limita, tuttavia, alla genealogia del mito del libero mercato, ma mostra come e perché questo concetto sia, appunto, un mito. I fisiocratici volevano sottrarre i mercati parigini della metà del Settecento all'intervento del governo. Al contrario, il Board of Trade di Chicago o la Borsa di New York appaiono oggi come il paradigma stesso del libero mercato nel mondo occidentale. Nulla di più irreale. Gli orari di apertura e chiusura, l'identità dei trader e degli acquirenti, i mezzi di consegna, i controlli sulle variazioni dei prezzi, persino il prezzo stesso del denaro, la merce più importante di tutte, tutti gli aspetti del trading sui mercati sono regolamentati e, proprio come quelli parigini del Settecento, attentamente sorvegliati. L'ordine spontaneo del mercato è, in realtà, per Harcourt, un ordine artificiale, una "riregolamentazione" in cui la proclamata astensione statale nella sfera economica, combinata con un effettivo intervento statale nella sfera criminale, è destinata, sin dalle origini, a produrre devastanti conseguenze sociali.
2021brossura L'illusione è alla base della nostra esistenza. L'essere umano ha molti limiti nel comprendere la totalità dell'universo. Per non considerare l'illusione come un ostacolo, ma bensì come un punto di partenza verso la ricerca, la domanda e la curiosità, l'autore fa della filosofia, della psicologia, della sociologia e della scienza suoi alleati per dissolvere la nebbia che circonda il concetto stereotipato che si ha questa presunta nemica dell'uomo. Attraverso due visioni, apparentemente opposte (quella orientale e quella occidentale), l'autore concentra le sue attenzioni sulle sfumature della vita, delle parole e dei pensieri, perché solo tramite esse è possibile comprendere e accettare il fatto che viviamo in una continua e costante illusione.
2021brossura L'illusione è alla base della nostra esistenza. L'essere umano ha molti limiti nel comprendere la totalità dell'universo. Per non considerare l'illusione come un ostacolo, ma bensì come un punto di partenza verso la ricerca, la domanda e la curiosità, l'autore fa della filosofia, della psicologia, della sociologia e della scienza suoi alleati per dissolvere la nebbia che circonda il concetto stereotipato che si ha questa presunta nemica dell'uomo. Attraverso due visioni, apparentemente opposte (quella orientale e quella occidentale), l'autore concentra le sue attenzioni sulle sfumature della vita, delle parole e dei pensieri, perché solo tramite esse è possibile comprendere e accettare il fatto che viviamo in una continua e costante illusione.
2023br. Quali sono i tratti distintivi dell'illuminismo? La superstizione è la forma del credere alla quale si contrappone l'intelletto? In apparenza la coscienza criticamente illuminata lotta contro quella che vive nell'errore e nell'oscurità, a vantaggio di un'autorità esteriore e di un'oggettività costituita. Ma quella coscienza illuminata come si pone a sua volta di fronte a se stessa? E quale credere è chiamato in discussione, il vago trasporto di un'anima contemplativa o quello che si arroga anch'esso una ragion d'essere? Questa parte centrale della Fenomenologia dello spirito, qui tradotta e commentata da Adriano Tassi, rappresenta un capitolo fondamentale della filosofia moderna, articolato nei tre momenti della lotta dell'intelletto contro la superstizione, della verità dell'illuminismo e della libertà assoluta che questo aveva issato a bandiera del suo tempo.
2022br. L'ateismo filosofico porta necessariamente con sé una concezione democratica e trasparente del potere? Il pensiero eterodosso dei philosophes, che si autoproclama nemico assoluto dell'impostura religiosa, in ambito politico declina sempre tale lotta anti-oscurantista in chiave egualitaria? Il volume, indagando il rapporto tra philosophes e populace, riflette sulla distanza rintracciabile nelle opere degli enciclopedisti tra la dimensione teoretica - in cui spiccano dichiarazioni dai toni progressisti - e quella pratica - in cui non mancano tracce del conservatorismo aristocratico seicentesco riletto alla luce delle preoccupazioni della borghesia nascente -. Muovendosi tra i concetti di impostura e dissimulazione, lo studio rilegge in ottica anti-riduzionistica le ambiguità e le contraddizioni che definiscono nella sfera pubblica la relazione tra la filosofia dei Lumi e la religione, intesa come utile strumento di governo.
2017ill., ril. In questo ampio saggio riccamente illustrato, S. Frederick Starr racconta la storia affascinante e in gran parte sconosciuta dell'illuminismo medievale nella Grande Asia centrale. La vita movimentata in popolose città organizzate e le sorprendenti creazioni di molte importanti personalità nei più svariati campi del sapere vengono collocate dall'autore all'interno di un vivace affresco storico del periodo. Poiché molti scienziati e intellettuali scrissero per lo più in arabo, a lungo sono stati definiti «arabi». In realtà, appartenevano a popolazioni persiane e turche che vivevano nella vasta regione che oggi si estende dal Kazakistan all'Afghanistan e dall'area più orientale dell'Iran fino allo Xinjiang, in Cina. Fu infatti nell'Asia centrale che tra il 750 e il 1150 si diede un nome all'algebra, si calcolò il diametro della Terra con una precisione senza precedenti, si scrissero alcune delle più belle poesie del mondo e libri che sarebbero serviti a definire la medicina europea. Con i soli strumenti della logica, basandosi sui dati dell'osservazione diretta, il persiano Biruni dedusse persino che dovevano esistere altre terre oltre a quelle conosciute, scoprendo in un certo senso l'America cinque secoli prima di Colombo. Raramente nella storia vi fu una simile concentrazione spaziale e temporale di saperi. Non c'è da stupirsi che ciò abbia influenzato la cultura europea dai tempi di Tommaso d'Aquino fino alla Rivoluzione scientifica, e abbia avuto un medesimo, profondo impatto in India e in gran parte dell'Asia. Questa storia culturale e intellettuale dell'Asia centrale inquadra nascita, sviluppo e declino di un periodo cruciale nella storia dell'umanità.
2021br. "L'illuminazione non è quello che pensi mostra come è possibile sostituire la prospettiva dell'ego - l'abitudine ad identificarsi con corpo, emozioni e pensieri - con una nuova prospettiva: quella del Testimone, quella dell'anima... pura coscienza. Attraverso una logica chiara e precisa, pratiche per la vita di ogni giorno e meditazioni guidate, questo libro spiega come è possibile liberarsi dalla sofferenza, godere di pace profonda e accedere alla conoscenza intuitiva. ""Illuminazione"" è l'obiettivo di molte tradizioni spirituali. Sempre più persone si definiscono ""spirituali ma non religiose"". Cosa significa? C'è qualcosa oltre il rifiuto di aderire a una religione organizzata? La scienza può confermare l'esistenza di specifici stati di coscienza associati all'illuminazione spirituale? "
2016brossura Sulla scia del libro "Il potere dell'apprendimento" questo secondo paroliere, offre a chi si immerge nella lettura... validi punti per incrementare la crescita interiore e lavorare al miglioramento del proprio IO. Un'autostima costruita giornalmente a piccoli passi, con cura e precisione, per offrire il meglio di sè a se stessi proponendolo agli altri. Per sentirsi protagonisti del proprio successo... in mezzo alla gente e come dice l'autore: "Sono pochi i diversi che si fanno notare... non perché sono pazzi, ma perché sono speciali."
1995réf. 1256551995 Editions Albin Michel - Collection "Spiritualités Vivantes" dirigées par Jean Mouttapa et Marc de Smeh - 1995 - In-12 broché, couverture illustrée - 263 pages
2015br. Il giudizio sulla figura dell'idolo e sulla pratica dell'idolatria è unanime e costante: si tratta, sempre e per tutti, di qualcosa di negativo, di pericoloso, di una realtà con la quale è bene non avere nulla a che fare. La parola d'ordine è dunque sempre la stessa: gli idoli devono essere distrutti. Eppure gli uomini, della nostra come di ogni altra epoca, siano essi credenti o non credenti, ricchi o poveri, colti o ignoranti, non smettono un istante di fabbricarli e adorarli. Come spiegare l'universalità di tale legge? Perché "il bisogno di comunione nell'adorazione è il più grande tormento di ogni uomo singolo, come dell'intera umanità, fin dal principio dei secoli" (F. Dostoevskij)? Perché "vi sono nel mondo più idoli che realtà" (F. Nietzsche)? Il volume cerca di rispondere a queste domande elaborando una teoria che pone la figura dell'idolo e la pratica dell'idolatria non in relazione con una determinata scelta del soggetto, ma più essenzialmente con il suo stesso modo d'essere. Nell'ultima parte dello studio si propone un'originale interpretazione della società dei consumi la cui natura più profonda viene individuata nell'essere ultimamente "una comoda idolatria per le masse a basso costo". Una stimolante opera filosofica alimentata dal costante e fecondo dialogo con la psicoanalisi, l'esegesi biblica e la letteratura.
2019brossura L'idolatria del lavoro è un insieme di saggi brevi di natura divulgativa che affrontano il tema del lavoro attraverso lo strumento psicoanalitico. Costruito sulla tesi del lavoro come introiezione individuale del seno materno, sostenuta da un solido impianto teorico e filosofico, dalla dialettica servo-padrone di matrice hegeliana al liberalismo, il testo attraversa dimensioni disciplinari eterogenee, dall'attualità politica all'indagine storica, sociologica e antropologica, con particolare riferimento alla situazione italiana. Un punto di vista apparentemente inconsueto eppure capace di articolare una riflessione non ovvia attorno a uno dei temi più urgenti della contemporaneità e alle sue molteplici ripercussioni nella vita sociale.
2021br. Delocalizzazioni e sfruttamento legalizzato; sottosviluppo del Terzo Mondo e politiche di rapina; immigrazione di massa ed evanescenza delle monete; affossamento della famiglia naturale e annichilamento del tessuto sociale; liquefazione dei rapporti e sovversione della morale, dei costumi e delle gerarchie; declassamento del cittadino a consumatore anonimo e compulsivo; sradicamento delle specificità e delle tensioni verso il sacro; imposizione della governance tecnofinanziaria e oligarchica sulla pelle dei popoli; affermazione del relativismo etico e dell'individualismo edonista; depauperamento delle sovranità e controllo digitale delle masse; degrado ambientale e superamento delle strutture statali: il "migliore dei mondi possibili" è sotto i nostri occhi. La narrazione globalista - coadiuvata dal pensiero unico e dalla psicosi "politicamente corretta" - non ammette alcuna manifestazione specifica: ogni identità è trascesa nel Medesimo, in ordine con il livellamento stabilito dal mercato. Questo breve saggio - libero e controcorrente - affronta i temi della politica, dell'etica e dell'estetica, con un filo conduttore: la resistenza dell'identità al disordine mondiale in atto.
2016br. I temi della conoscenza di sé e della formazione dell'identità personale sono stati arricchiti dall'apporto di una gran messe di risultati che emergono da diversi ambiti delle scienze della mente e del cervello. Il libro vuole contribuire al dibattito sulla loro interpretazione, esplorando la natura e la genesi dell'autocoscienza psicologica e dell'identità narrativa in una prospettiva di psicologia teorica (o di filosofia della mente orientata empiricamente). L'ipotesi che si avanza è che l'autocoscienza psicologica sia il punto di arrivo di processi appartenenti a diversi livelli di complessità e caratterizzati a ogni stadio da una componente interpersonale con un ruolo talvolta costitutivo, talvolta protettivo rispetto all'insorgere di eventuali disfunzioni.
2009br. I numeri predicono, istruiscono e determinano inclinazioni e tendenze della personalità umana, donandoci una conoscenza preziosa. Da questi presupposti parte l'autrice per condurci alla scoperta dei nostri numeri personali; attraverso esempi di personaggi illustri del passato, e grazie a racconti di vita scopriamo come i numeri giochino un ruolo importante e come il destino di ognuno di noi, spesso inconsapevolmente, sia da loro determinato.
2020br. Chi siamo? Che cosa forma la nostra identità? Come è possibile la coesistenza, in noi, di una dimensione fluida, in divenire, con una dimensione salda, profonda? C'è differenza tra identità e personalità? E che cosa rende un individuo persona e fa sì che tale resti nel tempo, al di là dei cambiamenti? Gli autori propongono un itinerario di ricerca tra psicoanalisi e filosofia, e si inoltrano nell'esplorazione della questione dell'identità, muovendo dall'idea ricoeuriana di identità narrativa, per giungere a proporre quella di identità traduttiva e a dare rilievo, sulla scia del pensiero psicoanalitico contemporaneo di derivazione bioniana, al concetto di trasformazione, secondo un modello corrispondentista trasformazionale. La psicoanalisi e la filosofia ermeneutica sono così chiamate a collaborare a un processo di costruzione dell'identità di cui pure riconoscono il carattere inafferrabile: l'identità resiste, persiste, ma come un processo che non ha mai fine e che si svolge tanto a livello dell'inconscio, nella atemporalità e nella molteplicità identitaria, quanto della coscienza, ove il tempo torna ad esistere e il sé, pur con le sue incertezze, a riemergere.
2018brossura In questo libro si presenta una proposta metafisica che tenti di rispondere alla domanda sull'essenza dell'uomo da una prospettiva ancora inesplorata. Grazie al prezioso contributo che le ricerche dell'antropologo campano Ernesto De Martino hanno apportato all'indagine sull'anthropos, è possibile cogliere alcuni elementi essenziali, seppur polisemici, caratterizzanti la persona. Pertanto, in questo testo, dopo un accurato studio delle ricerche condotte da De Martino, si propone una teoria sull'essenza dell'uomo, caratterizzata da un concetto di trascendenza che è inscindibilmente connesso all'orizzonte etico. Tale prospettiva risponderà esaustivamente alla classica domanda "che cos'è uomo?", evitando di cadere sia in un relativismo culturale sia in un realismo riduzionista.
2019brossura Il pensiero moderno appare, oggi, come il luogo delle teorie più varie. Lo sforzo che si intravvede sullo sfondo sembrerebbe volto a rimettere in piedi il senso comune, con la sua brava distinzione di pensiero ed essere; anche se il senso comune, inteso in questo modo, è contraddittorio e improponibile fin dai tempi di Hegel. Stupirà l'affermazione che idealista era anche san Tommaso. Molti se ne scandalizzeranno, ma la metafisica del grande santo testimonia che, per lui, laddove l'esperienza non ci sorregge più, l'identità di essere e pensiero rimane assodata. A patto, ovviamente, che il pensiero, rimasto solo ad indagare l'essere, non si contraddica. E se si contraddice, cosa succede?
2011br. Tra il 1951 e il 1956 Ernst Bloch tenne, all'Università di Lipsia, corsi di Storia della filosofia. Le lezioni, che risentono del clima politico del periodo, disegnano "tracce" del suo pensiero di quegli anni per noi molto importanti. In questo volume sono raccolte quelle relative al postkantismo dove Bloch, con lo stile discorsivo ma incisivo proprio delle lezioni accademiche, affronta le problematiche del nascere dell'idealismo evidenziandone quegli aspetti densi di significato utopico che sono, per noi, la preziosa eredità di un pensiero che voleva il suo fulcro nella speranza e nell'utopia concreta. Un'indagine storica che ha contribuito alla nuova edizione del 1954 di "Subjekt-Objekt. Erläuterungen zu Hegel" e all'elaborazione della sezione de "Il principio speranza" dedicata alla filosofia della natura di Schelling. Queste lezioni offrono, inoltre, un quadro più ampio dell'idealismo di Fichte - che Bloch non aveva avuto modo di approfondire - mettendolo in relazione con la tradizione democratica dell'emancipazione e della dignità dell'uomo.