3465 risultati
1657In folio (31,5×22 cm); (54), 563, (250) pp. Bellissima legatura coeva in piena pergamena rigida con dorso a 5 nervi e titolo manoscritto da mano coeva ad un tassello. Esemplare che presenta alcuni quaderni con leggera ed uniforme brunitura dovuta alla qualità della carta. Un leggerissimo alone in una trentina di carte al centro del volume, ininfluente e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Testatine e finalini xilografici. Bellissima incisone realizzata da Giuseppe Testana al frontespizio con le armi di Pietro Ottoboni, il futuro Papa Alessandro VIII, nato Pietro Vito Ottoboni (in latino: Alexander PP. VIII; Venezia, 22 aprile 1610 - Roma, 1º febbraio 1691), che fu il 241º papa della Chiesa cattolica dal 1689 alla sua morte. Ottoboni fu nominato nel 1643 da Urbano VIII, uditore della Sacra Rota. "Nel quotidiano esercizio di questo ufficio, tenuto per circa dieci anni, l'Ottoboni rivelò un'autentica vocazione giuridica (le sue consulte, meritatamente famose, vennero raccolte e pubblicate: Decisiones Sacrae Rotae Romanae coram R.P.D. Petro Otthobono…, Romae 1657), maturando una larga e approfondita esperienza canonistica che restò poi sempre, sostanzialmente, a fondamento di tutta la sua attività di Curia e della stessa sua concezione della Chiesa, intesa, prima che come realtà spirituale, come organismo giuridico saldamente impiantato in un corpo di dottrine e di diritti da custodire e difendere inflessibilmente nella sua integrità. L'attività svolta alla Rota e i frequenti contatti con le Congregazioni romane e i vari ambienti di Curia gli valsero il 19 febbr. 1652 la nomina a cardinale e, due anni dopo, il 7 dic. 1654, a vescovo di Brescia. A Brescia l'Ottoboni restò dieci anni, reggendo la diocesi con impegno.". L'opera raccoglie le decisioni della Sacra Rota durante la reggenza di Ottoboni con descrizione delle cause pratiche presentate al tribunale e delle conseguenti decisioni inerenti per la maggior parte al diritto civile dello stato pontificio come casi di fedecommessi, iurispatronatus, indulti, gabellae, officii notariatus, restitutuonis dotae, statuto rum, sequestri, territorii ecc. ecc. . Il volume contiene due utilissimi indici uno per città alla quale si riferisce la decisione e l'altro per materia trattata. Fra le città: Ancona, Acerra, Ascoli, Avellino, Avignone, Bagnoregio, Benevento, Bologna. Pamplona, Camerino, Cervia, Compostela, Crotone, Fano, Fermo, Lodi, Macerata, Malta (9 cause), Monfalcone, Napoli, Pisa, Posnan, Roma, Ravenna, Savona, Sorana, Spoleto, Squillaci, Taranto, Terracina, Vercelli, Viterbo, Urbino ecc. ecc. Opera non comune, in bella legatura coeva ed in buone-ottime condizioni di conservazione.
1848In 8° (18,5x11); Due tomi in un solo volume. LI, 356, pp. 375, (1), pp. Bella Legatura in mezza pelle verde coeva con titoli e fregi in oro al dorso. Piatti marmorizzati e tagli spruzzati. Lievi bruniture. Anselmo d'Aosta, noto anche come Anselmo di Canterbury (Aosta, 1033 o 1034 - Canterbury, 21 aprile 1109), è stato un teologo, filosofo, monaco e arcivescovo, considerato tra i massimi esponenti del pensiero medievale di area cristiana. Anselmo è noto soprattutto per i suoi argomenti a dimostrazione dell'esistenza di Dio; specialmente il cosiddetto argomento ontologico ebbe una significativa influenza su gran parte della filosofia successiva. Nato da una nobile famiglia di Aosta, se ne allontanò poco più che ventenne per seguire la vocazione religiosa; divenne monaco nell'abbazia normanna di Notre-Dame du Bec e, grazie alle sue qualità di uomo di fede e fine intellettuale ne divenne presto priore, e quindi abate. Si rivelò un abile amministratore e, avendo intrattenuto alcune relazioni con il regno d'Inghilterra, all'età di 60 anni ricevette l'importante carica di arcivescovo di Canterbury. Negli anni successivi, dapprima sotto il regno di Guglielmo II, quindi di Enrico I, ricoprì un ruolo rilevante nella lotta per le investiture che vedeva contrapposti i sovrani d'Inghilterra e il papato. Grazie al suo lavoro politico e diplomatico, svolto in accordo con il programma riformista gregoriano e finalizzato a garantire alla Chiesa l'autonomia dal potere politico, la questione si risolse infine con un compromesso piuttosto vantaggioso per i religiosi. La riflessione filosofica e teologica di Anselmo, caratterizzata dal primario ruolo riconosciuto alla ragione nell'approfondimento e nella comprensione dei dati di fede, si articolò su diversi problemi: dimostrazioni a priori e a posteriori dell'esistenza di Dio, indagini sui suoi attributi, analisi di questioni di dialettica e di logica sulla verità e sulla conoscibilità di Dio, studio di problemi dottrinali come quello circa la Trinità o quelli legati al libero arbitrio, al peccato originale, alla grazia e in generale al male. Anselmo venne canonizzato nel 1163 e dichiarato dottore della Chiesa nel 1720 da papa Clemente XI. Esemplare in buone - ottime condizioni di conservazione.
1762In 8° (18,5x11 cm); 192 pp. Senza legatura ma non slegato ma esemplare in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Piccola xilografia al frontespizio. Prima rara edizione, un solo esemplare censito in ICCU, di questa raccolta di lettere del Cardinale Borromeo. Carlo Borromeo (Arona, 2 ottobre 1538 - Milano, 3 novembre 1584) celebre arcivescovo cattolico e cardinale italiano fu canonizzato nel 1610 da papa Paolo V. Attuando nella diocesi ambrosiana la riforma tridentina, vivendo costantemente in ascetica povertà, Carlo Borromeo dedicò la sua azione pastorale alla cura delle anime e alla riforma dei costumi, promuovendo oltre al culto "interiore" anche il culto "esteriore" - riti liturgici, preghiere collettive, processioni - ravvivando in tal modo la fede, l'identità e la coesione sociale soprattutto dei ceti più popolari. È considerato patrono dei seminaristi, dei direttori spirituali e dei capi spirituali, protettore dei frutteti di mele; si invoca contro le ulcere, i disordini intestinali, le malattie dello stomaco; è patrono della Lombardia, del Canton Ticino, di Monterey in California, di Salò, di Portomaggiore (Ferrara), di Rocca di Papa (Roma) e compatrono di Francavilla Fontana in Puglia. Rarissima prima edizione in buone-ottime condizioni di conservazione.
194322x16,2 cm; 44, (4) pp. Brossura editoriale con titolo impresso in nero al piatto anteriore entro cornice. Prima edizione in soli 300 esemplari di questo curioso scritto di Pietro Romano, pseudonimo del giornalista e scrittore Pietro Fornari, nato a Roma. Dall'indice: Origine delle mance; I Saturnali; La sportula; M. papali; M. cardinalizie; M. ai prelati; Una supplica a Pio IX, ecc. Buono stato di conservazione.
1832In 8° (23,5x15,5 cm); XV, (1), 302, (2) pp. Brossura editoriale con titolo impresso in nero entro cornice xilografica al frontespizio anteriore. Esemplare ad ampi margini ed ancora in barbe, in ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione di questa monografia che raccoglie le memorie diplomatiche del noto diplomatico e Monsignore originario di Benevento, Bartolomeo Pacca (Benevento, 23 dicembre 1756 - Roma, 19 aprile 1844). Cardinale italiano, prosegretario di Stato dal 1808 al 1814, nacque a Benevento il 23 dicembre 1756, figlio di Orazio Pacca, marchese di Matrice e Crispina Malaspina. Papa Pio VII lo elevò al rango di cardinale nel concistoro del 23 febbraio 1801. Fu prosegretario di Stato fra il 1808 e il 1814. Fu detenuto da Napoleone nella fortezza di Fenestrelle dal 1809 al 1813. Nel conclave del 1829 il re di Francia esercitò contro il card. Pacca il diritto di veto. Nel 1832, il Card. Pacca inviò una lettera ai tre pellegrini della libertà (cioè Lacordaire, Lamennais e Montalembert) per dire che sebbene i loro nomi e quello della loro pubblicazione, L'Avenir, non erano stati menzionati esplicitamente nell'enciclica Mirari vos, l'intenzione del papa Gregorio XVI era di condannare le tesi che difendeva il periodico. Morì il 19 aprile 1844 all'età di 87 anni. Contiene: Cenni o brevi notizie sulle vite dei nunzi al Tratto del Reno dal 1583 fino al secolo XVIII, Lettera di Pio VI all'università di Colonia, Lettera di Clemente XI al senato di Colonia che aveva ricusato di permettere il culto dei calvinisti nella detta città, Estratto di lettere di Friedel ove si tenta di screditare la Santa Sede ecc. Ottimo esemplare.
1838In 8° (22,1x14,3 cm); X, 351, (1) pp. Bellissima e pregiata legatura coeva in mezza pergamena rigida con titolo e la scritta volume unico impressi in oro al dorso su fascette rossa e verde. Altri ricchi ed elaborati fregi impressi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva. Quest’opera doveva essere il primo volume di una collana ma risultò poi come l’unico stampato e rappresenta un’importante fonte per la storia del Vaticano, della Polonia e della Svezia ricostruendo le relazioni diplomatiche che intercorsero fra questi stati nel periodo storico compreso fra ii 1523 anno di insediamento al potere di Giovanni III ed il 1611 anno della morte di Carlo IX di Svezia. I tre regnanti, tutti appartenete alla nobile famiglia dei Vasa, furono anche i primi re di Polonia. Sigismondo III Vasa, in polacco Zygmunt III Waza, in svedese Sigismund III Vasa, in latino Sigismundus Tertius Dei gratia rex Poloniæ, magnus dux Lithuaniæ, Russiæ, Prussiæ, Masoviæ, Samogitiæ, Livoniæque, necnon Suecorum, Gothorum Vandalorumque hæreditarius rex (Castello di Gripsholm, 20 giugno 1566 – Varsavia, 30 aprile 1632), fu re di Svezia dal 1592 al 1599 e di Polonia dal 1587 al 1632. Appartenente alla reale famiglia Vasa di Svezia, era figlio di Giovanni III e della principessa di Polonia Caterina Jagellona, sorella di Sigismondo Augusto. Eletto al trono della Confederazione polacco-lituana, Sigismondo era intenzionato a creare un'unione personale tra la sua confederazioen e la Svezia (Unione polacco-svedese), riuscendoci nel 1592. Dopo essere stato deposto dal trono svedese nel 1599 da suo zio eletto sovrano col nome di Carlo IX di Svezia, egli trascorse il resto della sua vita nel tentativo di reclamarlo mentre lo zio passò buona parte della sua vita nel fortificare i confini e nell’imbastire una fitta rete di rapporti diplomatici per scongiurare il ritorno del nipote. Opera assai rara in questa prima edizione italiana, sei soli esemplari censiti in ICCU, in bellissima legatura coeva ed in perfetta condizioni di conservazione.
1814In 16° (21,2x12, cm); 70, (2) pp. Brossura coeva azzurra. Sopraccoperta moderno in acetato protettivo Prima edizione di questo studio che raccoglie l'interessante corrispondenza intercorsa tra le varie autorità vaticane e francesi, tra il 1807 e il 1809, sulle controversie tra il Pontefice Pio VII, nato Barnaba Niccolò Maria Luigi (in religione Gregorio) Chiaramonti (Cesena, 14 agosto 1742 – Roma, 20 agosto 1823), e Napoleone. In fine la ""Protesta del Sommo Pontefice"", datata 10 giugno 1809, contro il decreto imperiale che toglieva la sovranità temporale al Papa e ""La Lettera Pastorale"", datata 6 Luglio 1809 e diretta al clero e al popolo cattolico, compilata poco prima che il generale Radet abbattesse le porte del Quirinale e procedesse all'arresto di Pio VII. Opera discretamente rara.
1995In 8° (29,8x24,8 cm); 528 pp. Legatura editoriale in tutta tela nera con sovraccoperta editoriale. Testo italiano, con 292 illustrazioni in nero e a colori. Come nuovo.
1987In 4° grande (29x25 cm); 303, (1) pp. Legatura editoriale in tutta tela bianca, con sovraccoperta editoriale illustrata e cofanetto editoriale illustrato. Esemplare in ottime condizioni di conservazione di questo importante studio sul rapporto secolare fra Venezia ed il Vaticano. Prima edizione.
1853In 8° (24x15 cm); (4), 516 pp. e 8 c. di tav. compresa l’antiporta incisa. Bellissima legatura editoriale in piena tela blu scuro con ricchissimi fregi in oro ed ai piatti. Prima edizione, una seconda uscì nel 1854, di questa celebre descrizione della Roma di metà ottocento. L’opera contiene 8 belle e fini vedute di Roma e del Vaticano ognuna protetta da una velina. L'opera contiene anche una descrizione della festa della vendemmia. Tagli in oro. Prima edizione in buone condizioni di conservazione e completo della sua legatura originale.
1803In 16° (14,8x8,5 cm); (2), 70 pp. Senza Legatura ma non slegato. Tagli marmorizzati. Raro devozionale, nessun esemplare censito in ICCU, ispirato a massime di San Francesco da Sales, e scelte dal padre Barnabita, Carlo Giuseppe Quadrupani. Esemplare in buone-ottime condizioni.
1823IIn 16° (15x8,5 cm); (4), 60, pp. Senza Legatura ma non slegato. In antiporta bella incisione xilografica raffigurante San Paolo eremita. Tagli spruzzati in rosso. Paolo di Tebe, ricordato come Paolo il Primo Eremita (Egitto, 230 circa - Tebaide, 335 circa), è considerato dalla tradizione cristiana il primo eremita; è venerato dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa Bizantina (ortodossa e greco-cattolica) e da quella copta. Esemplare in buone-ottime condizioni.
1817In 16° (15x8,5 cm); 12 pp. e una c. di tav. in antiporta con bella immagine della sacra immagine della Madonna della Purità. Senza Legatura ma non slegato. In antiporta bella incisone xilografica raffigurante Maria Puritatis. L'opera ricostruisce il miracoloso ritrovamento della sacra immagine e i miracoli a lei attribuiti. Testatine e capilettera incisi. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare in buone-ottime condizioni.
1819In 16° (15x8,5 cm); (2), 12, pp. Senza Legatura ma non slegato. Alla seconda pagina bella incisone xilografica raffigurante la Vergine delle Grazie con bambino. Al frontespizio incisione xilografica dei simbolo cristiano con croce INRI. Tagli spruzzati in rosso. Esemplare in buone-ottime condizioni.
1816In 16° (15x8,5 cm); (1), 11, pp. Senza Legatura ma non slegato. Tagli spruzzati in rosso. Al frontespizio bella immagine xilografica del simbolo PAX. Raro devozionalia legato alla storia dell'Archiconfraternita ddel Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo nella Basilica di San Niccolò in Carcere a Roma. Esemplare in buone+ottime condizioni.
1828In 16° (15,4x8,7 cm); (2), XXXII, pp. Senza Legatura ma non slegato. Raro devozionalia, nessun esemplare censito in ICCU, dedicato a San Giuseppe. Esemplare in buone ottime condizioni.
1798In 16°(13,5x9 cm); (2), 36, pp. Senza Legatura ma non slegato. Al frontespizio bella incisione xilografica raffigurante gli apostoli Pietro e Paolo tra lo stemma pontificio di Papa Pio VI (nato Giovanni Angelico o Giannangelo Braschi; Cesena, 25 dicembre 1717 – Valence-sur-Rhône, 29 agosto 1799). Esemplare leggermente corto nel margine inferiore ma nel complesso in buone ottime-condizioni.
1792In 12° (13,7 x 9 cm); VIII pp. Brossura coeva con motivi in rosso e verde. Piccola immagine xilografica della Madonna a pagina I (pagina che fa anche da frontespizio). Bella xilografia a pagina IV a tutta pagina con immagine della Crocefissione che anticipa i “Tre Divoti Sonetti Sulla Passione e Morte di Gesù Cristo). Stemma mariano a pagina 3. Esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione di questo testo di devozione. Raro.
1872In 8° (18x11,5 cm); XIV, 296, (2 b.) pp. Bella legatura in mezza-pelle chiara con titolo e ricchi fregi in oro al dorso. Dedicatoria a Sua Eccellenza la Signora M.sa Bianca Malvezzi Campeggi. Prima ed unica edizione di questa dotta analisi dei riti e delle preghiere che si celebrano in occasione del "Sacrificio dell'Altare" e cioè dell'eucarestia, con analisi e descrizione degli apparati scenico-simbolici ad esso collegati. Non comune.
184831,2x24 cm per il Don Pirlone originale, Legatura coeva in tutto cartoncino rigido foderato con bella carta marmorizzata blu coeva. Prima edizione. Opera completa di tutti i 234 numeri pubblicati. All’interno i numeri si presentano ad ampi margini, in parte in barbe ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Su ogni numero, al frontespizio, la celebre immagine della Maschera del Don Pirlone con il cappello a falda larga a sovrastare il motto “Intendami chi può, ch’i’ m’intend’io” ispirata da una maschera senese del 1711 che voleva raffigura l’ottuso benpensante. Opera assai rara a trovarsi completa di tutti i numeri. Le tipografie che pubblicarono il giornale, uscito dal 1 settembre del 1848 al 2 luglio del 1849, cambiarono più volte durante i mesi di uscita passando da Natali a Pallade e da Bertinelli a Pierra. Il Don Pirlone è passato alla storia in quanto fu il primo giornale che attaccò senza remore e con uno stile satirico estremamente graffiante il governo pontificio e numerosi suoi alti funzionari. In modo particolare, dopo la fuga del pontefice da Roma, allo scoppio dei moti rivoluzionari, il Don Pirlone contribuì ad attizzare il clima politico romano. L’opera presenta in ogni numero un grande disegno satirico a piena pagina realizzato dal celebre pittore, disegnatore, incisore, litografo, illustratore e caricaturista italiano nato ad Aviano nel 1813, Antonio Musatti. Il giornale nacque nel 1848 ad opera dei liberali dell'Epoca che ne andarono a costituire il gruppo redazionale. Tra essi quello che ne divenne il direttore, Michelangelo Pinto. La fama del giornale fu tale che all’epoca del suo maggior successo arrivò a toccare i 1.200 abbonamenti, numero altissimo per un giornale cittadino dell’epoca anche se nel Don Pirlone non mancano numerosi articoli inerenti a fatti di interesse italiano. Gli articoli in esso contenuti, come anche il nome dell’autore delle vignette rimasero a lungo anonimi. Il giornale, si ritiene oggi, ebbe un ruolo fondamentale d’ispirazione per la maggior parte dei giornali risorgimentali. Già dopo i primi numeri il giornale attirò l’attenzione del ministro degli interni Pellegrino Rossi, che tentò più volte di farlo chiudere tramite l'intervento del Consiglio di censura. La sua uscita si concluse nel 1849 con la fine della breve ma intensa esperienza della “Repubblica Romana” dopo averne anticipato l’avvento ed averne accompagnato la nascita e lo sviluppo. Bibl. Rif.: Molinari, La Stampa periodica romana dell'Ottocento, I, pp. 317-18.
1752In 4°; tre tomi: (20), 492 pp. e 7 c. di tav. (compreso ritratto di Muratori in antiporta) delle quali una più volte ripiegate, (6), 500 pp. e 2 c. di tav. più volte ripiegate, (8), 509, (3) pp. Legature coeve in piena pergamena con titolo e numero del volume impressi in oro al dorso. Qualche macchiolina di foxing nel testo dovuto alla qualità della carta utilizzata e caratteristica di ogni esemplare e nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Dedicatoria al Presidente del Sacro Regio Consiglio e della Real Camera di S. Chiara, Carlo Danza sormontato da stemma araldico. Testatine, finalini ed iniziali ornate. Bello stemma xilografica in ogni frontespizio. Edizione napoletana uscita lo stesso anno dell'edizione milanese di Pasquali ma con più tavole rispetto a questa, di una delle opere più celebri del grande storico ed erudito vignolese, Ludovico Antonio Muratori. L'opera, nata negli intenti di Muratori come completamento agli Annali d'Italia, fu pubblicata per la prima volta in latino nel 1738. Dopo il 1738 il Muratori si diede a tradurla e ad ampliarla, ma morì il 27 gennaio 1750 prima di completare il suo lavoro, sicché Pietro Gherardi s'incaricò di tradurre le ultime due delle 65 dissertazioni e il nipote Gio. Francesco Muratori provvide a curarne l'edizione che vide la luce per la prima volta nel 1751 e che conteneva 75 dissertazioni: Genti barbare che assuggettarono l'Italia; Duchi e principi antichi d'Italia; Antichi marchesi; Conti; Uomini liberi o arimanni; Servi; Arte del tessere e vesti de secoli rozzi; Milizia; Zecca o diritto di batter moneta; Spettacoli e giochi pubblici ne' secoli di mezzo; Mercati e mercatura; Origine della lingua italiana; Origine o etimologia delle voci italiane; Diplomi, carte antiche, o dubbiose o false; Sigilli; Livelli, precarie, decime de' laici ne' secoli di mezzo; Spedali de'pellegrini, fanciulli esposti; Giudizi di Dio o sia sperimenti usati dagli antichi per indagare delitti o innocenza delle persone; Duello; Nomi e soprannomi; Fortuna delle lettere in Italia dopo l'anno MC e erezione delle pubbliche scuole e università; Libertà, esenzioni, privilegj delle città e de' principi ne' vecchi secoli; Istituzione de' cavalieri e insegne che chiamiamo armi; Semi delle superstizioni ne' secoli scuri d'Italia; Quali eresie ne' secoli barbarici abbiano infestata l'Italia; Origine e istituzione de' cardinali e canonici; Maniere colle quali anticamente chiese, canonici, monisteri e altre università religiose acquistarono gran copia di ricchezze; Redenzione de' peccati per cui molti beni colarono ne sacri luoghi e origine delle sacre indulgenze; Censi e rendite spettanti alla S.Chiesa Romana; Immunità, privilegi, aggravi del clero e delle chiese dopo la venuta de' barbari; Potenza de' vescovi, abbati, e altri ecclesiastici e regalie concedute e a tali corpi; Cagioni per le quali ne' vecchi tempi si sminuì la potenza temporale degli ecclesiastici; Pie confraternite de' laici, de' flagellanti e delle s. missioni. Prima edizione ancora in barbe ed in ottime condizioni di conservazione. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\NAPE\001428.
184920,8x13,5 cm; 144 pp. Bella legatura coeva in mezza pelle con titolo impresso in oro entro cornice su tassello chiaro. Piatti foderati con carta marmorizzata azzurra. Piccolo forellino di tarlo al margine interno bianco delle prime tre carte e per il resto in magnifiche condizioni di conservazione dalla carta pulita e fresca. Interessante raccolta di testimonianze che si ricollegano alla disputa della soppressione dell'ordine dei gesuiti. Molte sotto forma di lettere di vari eminenti personaggi. Le testimonianze riguardano principalmente lo Stato pontificio, il Regno delle Due Sicilie, il Ducato di Modena, quello di Parma e il Regno Lombardo-Veneto. Bella copia arricchita dalla bella legatura. Bell'esemplare.
1740In 4°; 331, (1) pp. Legatura coeva in piena pergamena con titolo impresso in oro su fascetta rossa al dorso. “Ex Libris Reverendi Francisci – Xaverii Donnarumma” ottocentesco, applicato al recto del piatto anteriore. Bellissime iniziali finemente incise. Esemplare uniformemente brunito a causa della qualità della carta utilizzata e tipico di tutte le copie. Esistono alcuni esemplari che presentano una c. di tav. fuori testo con il ritratto di “Papa Benedetto XIV” nel nostro esemplare assente. Gli altri esemplari digitalizzati sono sempre privi del ritratto. Prima ed unica edizione di questo trattato del noto ecclesiastico leccese e vescovo di Ravello e Scala prima e di Cava de' Terreni, poi, Michele Tafuri (Lecce 1712 – 1796). L'opera è un dotto trattato che analizza la storia dell'autorità papale sui beni temporali della Chiesa Cattolica, sugli aspetti spirituali. Le ultime 130 pagine sono dedicate alla storia cronologica dei papi cattolici. Opera dotta in buone-ottime condizioni di conservazione di interesse vaticano. Rif. Bibl.: IT\ICCU\BVEE\060351.
1936Silvio Negro Vaticano Minore. Milano, Hoepli 1936 italian, 427 ST1180MBrossura editoriale,Premio Bagutta 1936, volume in discrete condizioni, illustrato, segni da scaffalatura agli angoli della copertina, segni di usura sulla copertina, 427 pagine circacopertina come da foto
1989Br. ed. in-4, cop. a col., pp. (2)-163-(1), tutte le tavv. a col., in n. quelle delle schede in fine di vol. Ottimo.