1919réf. G60005Amsterdam, Scheltens & Giltay s.d. [+/-1919] 176pp., 2e druk, 20cm., [bevat gehele correspendentie bestaande uit 73 brieven en 2 ontwerpen voor een Duits-Russisch verdrag], G60005
1883Stampa antica ed originale con testo al retro
1883Stampa antica ed originale con testo al retro
1954réf. 125819London, Jonathan Cape, 1954, in-8°, 288 pp, 18 portraits et photos sur 12 pl. hors texte, cart. toilé de l'éditeur, jaquette illustrée lég. défraîchie, bon état. Texte en anglais
1987Mostra realizzata in collaborazione con Ministero della Cultura dell'URSS, Associazione Italia-URSS - Saggi - Tavole - Catalogo delle opere - Regesto - Biografie - Glossario 1 27,5x20,5 cm., in brossura con risvolti, pp. (7), 193, centinaia di illustrazioni in bianconero e a colori, prima edizione, in italiano, buone condizioni.
1988réf. T112505Amsterdam, Rodopi 1988 xvii + 179pp. + frontispiece, 23cm., text in English, Doctoral Dissertation (Universiteit van Amsterdam, the Netherlands), softcover, stamp at verso of title page, text is clean and bright, T112505
1988xvii + 179pp. + frontispiece, 23cm., text in English, Doctoral Dissertation (Universiteit van Amsterdam, the Netherlands), softcover, stamp at verso of title page, text is clean and bright, T112505
réf. 24639PARIS, La Science Historique, 1957 - Edition originale - In-8° - Broché - Couverture crème illustrée d'une vignette en noir, titre en noir au dos et 1er plat - 6 illustrations hors texte ( reproduction de cartes, portraits et documents du temps) - (6), VII, 223 pages - Collection " Dossiers de la Petite Histoire".- Edition numérotée, Un des 327 exemplaires, celui-ci N° 105, un des 250 de luxe sur Bouffant Alfa-MousseBel Envoi autographe signé de Ziegler " A antoine Guntz, ami des temps préhistoriques, compagnon des bons et mauvais jours. Hommages de l'auteur" Septembre 1957.
réf. c6797Paris, Institut des Sciences historiques, 1956 ; in-8°, broché, couverture crème illustrée d'une vignette en noir au 1er plat, titre en noir; (4), III, 121pp., ( 1)f. et 4 planches hors texte.
PARIS, La Science Historique, 1957 - Edition originale - In-8° - Broché - Couverture crème illustrée d'une vignette en noir, titre en noir au dos et 1er plat - 6 illustrations hors texte ( reproduction de cartes, portraits et documents du temps) - (6), VII, 223 pages - Collection " Dossiers de la Petite Histoire".- Edition numérotée, Un des 327 exemplaires, celui-ci N° 105, un des 250 de luxe sur Bouffant Alfa-Mousse Bel Envoi autographe signé de Ziegler " A antoine Guntz, ami des temps préhistoriques, compagnon des bons et mauvais jours. Hommages de l'auteur" Septembre 1957.
1963Cm. 16x24, pp. 769, brossura editoriale. Nuovo, completamente intonso.
1977Broché. 640 pages.
1954In-8 (cm. 20.40), 3 volumi, mezza pelle con nervi, titoli e decoro in oro al dorso, pp. XXVII, (1), 1181, (3); VIII, (4), 1225, (3); X, (2), 1290, (2). Introduzione di Emilio Cecchi. Traduzioni di G. Faccioli, G. Zamboni, A. Maver Lo Gatto e Zino Zini. Piccola mancanza alla cuffia superiore del Primo volume. Minima abrasione ai nervi del Secondo e Terzo volume. Peraltro, volumi in ottimo stato (nice copy).
2008DESCRIZIONE: Stato Maggiore dell'Esercito Ufficio Storico Roma 2008, br. ed. con sovracc. ill. col. con alette, pp. 302 ill., in 8°. La guerra civile in Russia è stato uno degli eventi più tragici del XX secolo. Su un territorio vasto come quello dellex Impero Russo dal 1918 al 1921 si sono scontrati uomini, idee e diversi modi di concepire il potere. Vi è la sintesi di una società dalle forti contraddizioni sociali messe in evidenza dalle puntuali analisi fatte dagli Ufficiali italiani inviati, a vario titolo, in missione in Russia. Della loro storia e delle loro imprese durante la guerra civile in Russia parla questo libro che torna a puntare lattenzione sullattività delle truppe italiane in terra straniera. CONDIZIONI: Perfette ancora INCELLOPHANATO. PESO / WEIGHT: 900 gr. without package
1969LIEVI SEGNI DEL TEMPO ALLA SOVRACCOPERTA (MACCHIETTE E PICCOLE ROTTURE); PAGINE PERFETTE. Descrizione bibliografica Titolo: La frontiera di Mosca; Il cucchiaio di legno Autore: Jirí Weil Prefazione di: Ruzena Grebenícková (Ruzena Grebenckova) Editore: Bari: Laterza, 1970 Lunghezza: XV, 590 pagine; 23 cm Traduzione di: Gianlorenzo Pacini Collana: Volume 685 di Biblioteca di cultura moderna Soggetti: Unione sovietica, Letteratura ceca, Cecoslovacchia, Narrativa sovietica, Vita quotidiana, Unione Sovietica, Anni trenta, Comunismo, Partito comunista ceco, Romanzi storici, Vertov, Russia, Regimi totalitari, Kafka, Stalinismo, Angelo Maria Ripellino, De hartslag van Moskou, roman, Moscú, frontera, Moskva-hranice, Moskva-hranice, Czech Literature, Fiction, Dilogia, URSS, Europa, Romanzo storico, Novecento, Moscow, Libri rari, Vintage “”La frontiera di Mosca” venne pubblicato per la prima e l’ultima volta nell'anno 1937. Con questo libro Jiri Weil – (Praskolesy, 1900 – Praga, 1959) – inaugurò la sua carriera di romanziere. Fu un inizio infelice, che doveva segnare anche per l’avvenire il destino di uomo e di scrittore di Weil. La critica letteraria dell’epoca riservò, è vero, un’accoglienza favorevole al libro, ma fu ben lungi dall'apprezzarlo come un contributo artistico alla prosa ceca del periodo compreso tra le due guerre; la critica vide nel libro di Weil un romanzo-reportage, un notevole apporto di materiale informativo, una serie di interessanti notizie sulla vita che si svolgeva in un ambiente sconosciuto. “La frontiera di Mosca” sarebbe stato dimenticato come qualsiasi altro libro di attualità se non fosse stato per la reazione che esso allora suscitò da parte comunista, reazione che si concretò nella forma di una recensione scandalizzata…Anche quando il libro era ormai da un pezzo sparito dalla circolazione e divenuto inaccessibile al pubblico, continuava a essere generalmente noto come una raccolta di goffe calunnie sul conto del primo paese socialista del mondo. Fino alla morte sullo scrittore gravò il peso di una condanna dalla quale egli non riuscì mai a farsi assolvere. Weil era tornato a Praga nella seconda metà degli anni trenta, dopo un soggiorno di alcuni anni a Mosca e una permanenza forzata nell'Asia Centrale; il romanzo scaturì appunto dal bisogno dello scrittore di fare i conti con questa sua esperienza. A Mosca Weil aveva lavorato presso la casa editrice in lingue straniere ed era stato espulso dal partito all'epoca della prima ondata di epurazioni. Nel romanzo lo scrittore riprodusse la propria empirica esperienza personale e la storia delle persone con cui aveva fatto conoscenza, senza inventare nulla e senza creare personaggi che fossero frutto di una finzione romanzesca. Questa circostanza doveva avere delle conseguenze tragiche e gettare sull'autore il peso di un’altra colpa: dopo la pubblicazione non fu difficile identificare le persone di cui si parlava nel libro, e che erano rimaste a Mosca. Il seguito di “La frontiera di Mosca” , e cioè “Il cucchiaio di legno”, non venne mai pubblicato. Gli eventi storici che si produssero alla vigilia della seconda guerra mondiale indussero lo scrittore a ritirare il manoscritto dalla casa editrice. La seconda parte dell’opera rimase pertanto non pubblicata e il manoscritto venne considerato perduto. Gli anni immediatamente successivi, in cui la Cecoslovacchia venne occupata dai nazisti, segnarono il primo periodo di forzato silenzio di Weil. Lo scrittore poté evitare la sorte comune riservata agli ebrei giacché riuscì a sottrarsi alla deportazione fingendo il suicidio per annegamento e durante gli anni di guerra riuscì a sopravvivere rifugiandosi nella clandestinità e nascondendosi nelle case dei suoi amici di Praga. In quest’epoca venne scritta una parte dei racconti edita dopo la liberazione. Il primo romanzo da lui pubblicato dopo l’anno 1945 fu una parabola allegorica del sistema totalitario, “Makanna padre dei miracoli”. Il romanzo venne allora letto e interpretato univocamente come un’ allegoria del fascismo tedesco, e non attirò una particolare attenzione. Soltanto il romanzo seguente, “La vita con la stella” (tradotto in Italia da Longanesi) del 1948, avrebbe avuto una certa eco, ma anche questa volta non favorevole per l’autore. La storia di un personaggio quanto mai comune, un impiegatuccio ebreo che proprio come Weil si salva dalla deportazione fingendo il suicidio, in un momento in cui da ogni racconto di guerra si pretendeva anzitutto l’esaltazione della Resistenza, venne considerata come una confessione di vigliaccheria addirittura provocatoria; in una letteratura che si era appunto allora posta il compito di stabilire ciò che si deve e ciò che non si deve fare, una simile opera non poteva trovar posto. Effettivamente questo romanzo – al quale molto più tardi si sarebbe rifatta tutta la letteratura ceca che avesse per tema l’occupazione nazista e la persecuzione degli ebrei – contrastava in modo troppo stridente con le norme letterarie allora stabilite, con il cosiddetto realismo, e ciò semplicemente per il fatto che il metodo narrativo ivi impiegato sostituiva a una visione storica che si pretendeva obiettiva – e che in realtà si fondava su una realtà puramente illusoria, elaborata dall’ ideologia – i semplici stati di coscienza del protagonista…[il quale] non era in grado di adempiere alle funzioni a lui affidate, al compito sociale che gli era stato assegnato e quindi di presentarsi nella parte di un personaggio attivo sul fondo storico. Tanto più che questo “grande mondo”, e cioè la scena della storia, viene presentata nel romanzo come una grandezza estranea e ostile, incomprensibile e perfino irrazionale. “La vita con la stella” si dimostrò quindi inaccettabile per una società totalmente ideologizzata, e venne escluso dalla letteratura ceca degli anni ’50. Nell'anno 1950 lo scrittore venne colpito anche da un’altra esclusione: dall’ Associazione degli scrittori cecoslovacchi, in cui però venne riammesso nel 1955. Negli ultimi quattro anni prima della morte egli pubblicò – non senza difficoltà, e in genere piuttosto tollerato che non apprezzato dalla critica – una raccolta di stupendi racconti intitolata “Il prigioniero di Chillon”, il romanzo storico “Il suonatore d’arpa”, al cui centro troviamo di nuovo il tema dell’utopia falsa e illusoria, e la prosa poetica sulla persecuzione e le sofferenze degli ebrei di Boemia e Moravia intitolata “Elegia per 77 279 vittime”. La sfiducia della critica ceca per l’opera narrativa di Weil, i dubbi sui suoi meriti artistici – che si sono rivelati ben più gravi delle condanne di carattere politico o ideologico, in definitiva passeggere – erano originate da un equivoco. Come difetti, insufficienze e debolezza artistica veniva considerato ciò che costituiva un elemento essenziale della poetica di Weil, [il quale] si sforzava di creare una nuova concezione formale e stilistica della prosa, [rifiutando] ogni psicologismo e inclinando verso una relazione controllata e documentata sui fatti. Il rispetto dei semplici fatti era del resto polemicamente rivolto contro la cosiddetta “elaborazione artistica dei materiali”, i quali invece secondo Weil dovevano parlare di per se stessi. Così come nel metodo cinematografico di Eisenstejn e di Dziga Vertov degli anni venti, anche nel metodo stilistico di Weil della “relazione obiettiva”, il rispetto dei nudi fatti significa in definitiva la loro più alta resa estetica. Il rifiuto della menzogna e della simulazione è evidente anche nel linguaggio. Il vocabolario intenzionalmente povero e la semplice costruzione della frase costituiscono una reazione contro il decorativismo e l’ornamentazione, e proteggono dal manierismo e dall'affettazione. Le fonti della concezione del romanzo propria di Weil sono già presenti nell'avanguardia poetica degli anni venti, nelle teorie del movimento russo LEF e dei formalisti russi. Weil è ancorato all'estetica di questo periodo, alla sua obiettività, alla sobrietà del suo ethos e al suo stile. L’opera di Weil si rifà agli stessi principi da cui prendevano le mosse la prosa di Sklovskij e di Tretjakov, e per i quali si era dichiarata anche la teoria dell’arte di Brik, Tynianov e Ejchenbaum. Lo scrittore ceco aveva raccolto l’eredità di questi artisti quando il movimento russo era stato ormai da un pezzo messo a tacere, e ora saggiava per proprio conto la validità di una teoria della prosa che in Russia era stata attuata e realizzata solo frammentariamente. [In questo senso,] sarebbe un errore giudicare “La frontiera di Mosca” come un reportage in forma di romanzo. Nonostante l’evidente linearità strutturale dell’opera – tre destini umani che vengono narrati uno dopo l’altro e testimonianze fattografiche che si allineano in fila indiana – tuttavia, in “La frontiera di Mosca”, si stacca, dallo sfondo, una peculiare combinazione che costituisce come un secondo piano di visione illuminante, in cui le cose non si offrono direttamente ma sono diverse da come appaiono. Tutti coloro che si mettono alla testa degli insoddisfatti per svolgere disinteressatamente la loro missione e pronunciano con aria ispirata alte parole d’ordine, si rivelano immancabilmente in Weil volgari imbroglioni. Le più alte parole d’ordine sulla grande realtà sociale e sui più nobili fini, vengono quasi sempre smascherate nei romanzi di Weil come oleografie estremamente primitive e volgari. Coloro che si lasciano trascinare dalle “verità” conclamate dai capi e coloro che usurpano il ruolo di salvatori presentano sempre una struttura intima affine: sono stati tutti privati di qualcosa e tentano così di compensare l’insufficienza interiore, e soffrono tutti – chi più chi meno – di un complesso di inferiorità. “Quell'umile orizzonte vitale” all'interno del quale si svolgeranno in rapida successione le visioni del mondo socialista, visioni delle vie di Mosca, di uffici, di fabbriche, di appartamenti con ingresso riservato e di case dove si dorme su duri pancacci, di mense di fabbrica e negozi e circoli riservati agli stranieri, questa completa emancipazione dalle vaste prospettive di portata storica , non costituiscono soltanto il programma di Weil, la sua difesa contro la menzogna e le mezze verità edulcorate, ma anche la sua forza. Le informazioni che il romanzo ci presenta su un’epoca empiricamente osservata si distinguono pertanto nettamente da tutte le altre testimonianze dell’epoca, sia artistiche, che politiche o di reportage. La visione di Weil è libera da ogni partito preso pro o contro, è priva di una tendenza o di un inquadramento ideologico, dell’entusiasmo dei difensori e dei fanatici sostenitori della realtà sovietica come della delusione dei loro avversari, priva anche del rifiuto spietato e del risentimento degli scomunicati. Il documento da lui lasciato resta un fatto unico e privo di termini di paragone nella letteratura, giacché è tutto indirizzato alla sfera della normalità quotidiana, dei comuni e banali fatti di ogni giorno, le preoccupazioni per procurarsi il necessario, la difesa della nuda vita. Dietro la facciata delle cifre, dei piani, dei programmi giganteschi e dei successi dell’edificazione socialista si continua a vivere la lotta assurda e banale per le razioni di zucchero e d’olio, per un posto in tram; dietro la facciata delle discussioni politiche, dei progressi nella presa di coscienza delle masse, della scolarizzazione, dell’aumento della qualificazione e dell’istruzione specializzata, della fierezza di appartenere al nuovo ordine, fa capolino la banale aspirazione ad avere ciò che gli altri hanno. La verità del romanzo si rivela molto più atroce di quanto apparentemente ci voglia dire la mancanza di pathos della testimonianza offerta dall'autore. Sulla materia di una lotta semplice e quasi primitiva per le comuni esigenze di ogni giorno Weil anticipa le conclusioni tratte dallo studio di una realtà sociale tecnocratica. Giacché tutto ciò che in questo romanzo l’uomo effettivamente vive, in realtà non gli appartiene, ma giunge fino a lui dall'organizzazione sociale o dall'assurdo ordine quotidiano; gli viene prescritto, imposto e comandato da invisibili centri di potere pubblico. I sentimenti più personali sono limitati e determinati già in precedenza dal prepotere di un ordine impersonale. Neppure all'interno del proprio appartamento, anche se si tratta di un appartamento indipendente, con ingresso riservato, l’uomo trova scampo alla pressione dei pubblici poteri. Questi poteri riescono a penetrare anche nella sfera del tempo libero e degli svaghi e, perfino – senza che l’uomo se ne renda conto – nella concezione che egli ha di se stesso o della felicità, nelle sue aspirazioni e nei suoi sogni. Dall'alto vengono dettati l’ambito e le forme in cui si devono affermare gli umani destini, i desideri e gli scopi, le gioie e le soddisfazioni, e i rapporti che intercorrono tra due persone, insomma in una parola tutto è stato già sistematizzato in precedenza e d’ufficio. E la generale indifferenza ai dolori e alle sofferenze determina un’evidente indifferenza alla propria vita, una generale perdita di ciò che è più necessario per la vita: l’intimità.”
1990In-4 (cm. 30), hardcover, dust jacket, pp. 384, b/w and colour illustrated, ISBN 521000032X. Authors: I.Ya. Kachalova, N.A. Mayasova, L.A. Schennikova Good copy.
2013Mm 255x285 Nuovo - Catalogo della mostra di Milano, Palazzo Reale, 17 dicembre 2013 - 27 aprile 2014. Volume in copertina rigida policroma, 224 pagine profusamente illustrate in nero e a colori nel testo. Biografia, cronologia, bibliografia ed indice dei nomi in chiusura. Volume in condizioni di nuovo - brand new in original shrinkwrap. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Hardcover 2 volumes in-12, 357 + 410 pages, illustrations en noir et blanc, cartonnage editeur pleine percaline grise, jaquettes illustrees. Bel ensemble. [EMB-@]
in-8°, 330 pages, tabl., broche, couv.— Un des 60 exemplaires sur Velin Lafuma à grandes marges numerote.— E.O. Bel exemplaire, (Qq. traces de mouill. au bord des pages) [MI-13]
2003réf. R260221901R.C. EDIZIONI. 2003. In-Folio. Broché. Bon état, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Intérieur frais. 26 pages illustrées de photographies en noir et blanc dans le texte - Nombreuses planches en couleurs - Texte en 2 colonnes - Reliure spirale - 1 perforation en tête - PARTIE BASSE DETACHABLE CONTENANT LE CALENDRIER MANQUANTE - 2 PHOTOS DISPONIBLES. . . . Classification Dewey : 246-L'art dans le christianisme
2010réf. R260221902R.C. EDIZIONI. 2010. In-Folio. Broché. Bon état, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Intérieur frais. Envrion 50 pages dont 24 planches en couleurs - Nombreuses illustrations en noir et blanc dans le texte - Texte en 2 colonnes - Perforation en tête - Reliure spirale - PARTIE BASSE DETACHABLE CONTENANT LE CALENDRIER MANQUANTE - 2 PHOTOS DISPONIBLES. . . . Classification Dewey : 246-L'art dans le christianisme
2001réf. R260221905R.C. EDIZIONI. 2001. In-Folio. Broché. Bon état, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Intérieur frais. 26 pages + 24 planches en couleurs - Quelques illustrations en noir et blanc dans le texte - Texte en 2 colonnes - Reliure spirale - Perforation en tête - PHOTOS DISPONIBLES. . . . Classification Dewey : 246-L'art dans le christianisme
2008réf. R260221906R.C. EDIZIONI. 2008. In-Folio. Broché. Bon état, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Intérieur frais. Envrion 26 pages + 24 planches en couleurs - Quelques illustrations en noir et blanc dans le texte - Texte en 2 colonnes - Perforation en tête - Partie détachable contenant le calendirer en pied - 2 PHOTOS DISPONIBLES. . . . Classification Dewey : 246-L'art dans le christianisme
2009réf. R260221907R.C. EDIZIONI. 2009. In-Folio. Broché. Bon état, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Intérieur frais. 50 PAGES + 24 planches en couleurs - Quelques illustrations en noir et blanc dans le texte - Texte en 2 colonnes - Reliure spirale - Perforation en tête - 2 PHOTOS DISPONIBLES. . . . Classification Dewey : 246-L'art dans le christianisme
2007réf. R260221908R.C. EDIZIONI. 2007. In-Folio. Broché. Bon état, Couv. convenable, Dos satisfaisant, Intérieur frais. Envrion 50 pages dont 24 planches en couleurs - Quelques illustrations en noir et blanc dans le texte - Texte en 2 colonnes - Perforation en tête - Partie détachable contenant le calendirer en pied - reliure spirale - 2 PHOTOS DISPONIBLES. . . . Classification Dewey : 246-L'art dans le christianisme