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1965In 8°, br. edit., pp. 170,(2); copia molto buona. (z013/d)
1824In 8°, cart. coevo, pp. 376, con una tav. ripieg. f.t., con sporadiche fioriture; buon es.
In 8°, mz. pelle coeva, pp. (4nn)-213-(3nn). Segni d'uso alla leg. qualche mancanza al dorso
1986Oriolo, Paolo - Coda, Angelo Algebra 1 per le scuole medie superiori. (Milano) - Milano, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori - G.E.A. (stampa) 1986 italian, in quarto pp. 592 ed. I - 1986 (I ed.: 1983). VIII grande/592/brossura patinata con disegno in nero su fondo bianco al primo piatto (disegno di Mauritius Cornelius Escher. Editta Gelsomini/copertina). Con disegni in nero nelle pagine e in copertina © M.C. Escher Heirs c/o Cordon Art - Baarn - Holland. Con disegni geometrici in nero e verde e tabelle in nero nel testo. Paola Montemezzani/disegni. Franco Malaguti/struttura grafica. Centro Grafico Linate/composizione e impaginazione elettroniche. Stato mediocre (usura della copertina - copertina scollata dal blocco delle pagine - volume brunito nel complesso - segni bruniti da rimozione di nastro adesivo ai piatti interni della copertina e alle prime ed ultime pagine - appunti e segni a matita ed anche, talvolta, a penna blu e rossa).
1987Oriolo, Paolo - Coda, Angelo Algebra 2 per le scuole medie superiori. (Milano) - San Casciano Val di Pesa (Firenze), Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori - Officine Grafiche Stianti (stampa) 1987 italian, in ottavo pp. 614+(2)=616 ed. V - 1987 (I ed.: 1983). VIII grande/614+(2)=616/brossura patinata con disegno in nero su fondo bianco al primo piatto (disegno di Mauritius Cornelius Escher. Saverio Falcone, Editta Gelsomini/copertina). Con disegni in nero nelle pagine e in copertina © M.C. Escher Heirs c/o Cordon Art - Baarn - Holland. Con disegni geometrici in nero e verde e tabelle in nero nel testo. Paola Montemezzani/disegni. Franco Malaguti/struttura grafica. Centro Grafico Linate/composizione e impaginazione elettroniche. Stato mediocre (usura della copertina - olume brunito nel complesso - segni bruniti da rimozione di nastro adesivo ai piatti interni della copertina e alle prime ed ultime pagine - appunti e segni a matita ed anche, talvolta, a penna blu).
1949C. Castagnoli - S. Sciuti Esercizi di Analisi Matematica. , Eredi Virgilio Veschi 1949, Legatura: editoriale. Copertina in cartoncino, stanca, con timbro nella parte superiore di prima. Taglio irregolare e brunito. Scritta nella parte superiore del frontespizio, margine superiore delle pagine ombrato Formato 25 x 18,50 Testo universitario non rilegato, ciclostilato. Mediocre (Poor) .
1968ANGELO PIUMAZZO LA PRATICA DELLA PARTITA DOPPIA . , BUFFETTI 1968, Copertina: cartonata, sporca lievemente. Legatura: a colla. Dorso: scolorito. Taglio: ingiallito. Pagine testo: ingiallite lievemente Buono (Good) .
1912Dott.Alberto Conti Elementi di Aritmetica Razionale. , Nicola Zanichelli 1912, Copertina cartonata mancante al piatto,tagli sporchi,pagine ingiallite e usurate. Mediocre (Poor) .
1875(1.I.7). - Il ricavato della vendita di questo libro sarà destinato ai progetti di ricerca e formazione promossi dalla "Fondazione Salvatore Calabrese"
1849In 8° (18x11,5 cm); due tomi: 198 pp. e (2 b.), 207, (2) pp. e 6 c. di tav. più volte ripiegate. Legatura coeva in piena tela verde. Una tavola con antica pecetta di rinforzo al dorso a chiudere uno strappo senza perdita di carte e per il resto, nel complesso, esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Nuova edizione, riveduta e corretta di questa importante opera di algebra e matematica, compilata dal celebre matematico fiorentino, Vincenzo Brunacci Vincenzo Brunacci (Firenze, 3 marzo 1768 - Pavia, 16 giugno 1818). Allievo di Pietro Paoli, studiò medicina, astronomia e matematica nell'Universityà di Pisa, dove divenne anche Professore Fisica.
1704In 8° (16,8x9 cm); (32), 488 pp. e 1 c. di tav. più volte ripiegata. Bella legatura coeva in piena pelle con dorso a 5 nervi e titoli e ricchi fregi in oro ai tasselli. Zigrinatura in oro ai tagli dei piatti. Due piccoli forellini con mancanza di pelle al piatto anteriore e tre ai tagli dei piatti, non significativi. Antica nota di possesso privata al frontespizio. Esemplare leggermente ed uniformemente brunito, come tipico a causa della qualità della carta utilizzata e nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di conservazione. Quarta edizione, nonostante la dicitura “Terza edizione”, rivista ed aumentata, di uno dei testi matematici più famosi della seconda metà del seicento e di tutto il settecento, scritto dal celebre matematico, oratore, poligrafo e teologo francese, Bernard Lamy (15 June 1640, in Le Mans, France–29 January 1715, in Rouen, France). In simultanea, nello stesso anno, vennero emesse quattro emissioni identiche per testo e numero di pagine ma stampate da stampatori diversi e cioè Nicolas Pepie, Pierre Debats e Mariette ma questa stampata da Denys Du Puis è la più rara fra le tre. Lamy, dopo aver insegnato alcuni anni a Le Mans, fu nominato professore di filosofia all'Universit à di Angers. Qui il suo insegnamento venne attaccato per essere troppo influenzato dalla filosofia cartesiana, tanto che Rebous, il rettore, ottenne nel 1675 dalle autorità statali, con delibera reale, un decreto che gli proibiva di continuare le sue lezioni per posizioni troppo vicine alle dottrine cartesiane. In conseguenza di questa sospensione venne, quindi, inviato dai suoi superiori a Grenoble, dove, grazie alla protezione del cardinale Le Camus, riprese di nuovo i suoi corsi di filosofia. Nel 1686 tornò a Parigi, fermandosi al seminario di Saint Magloire, fino a quando, nel 1689 fu inviato a Rouen, dove trascorse il resto dei suoi giorni. Fra i suoi lavori più noto ci sono il Traité de Mécanique (1679), che mostra il parallelogramma della forza, il Traité de la grandeur en general (1680) e gli Les éléments de géometrie (1685) che vennero poi raccolti in questa edizione definitiva. La sua opera venne molto apprezzata nel corso del settecento. Edizione rara, nessun esemplare censito in ICCU stampato da Du Puis. Rif. Bibl.: DSB 13, 585.
1737In 8° (19x11,4 cm); (12), 104 pp. e 9 c. di tav. più volte ripiegate. Legatura coeva in piena pergamena molle con titolo manoscritto al dorso. Qualche macchiolina di foxing dovuta alla qualità della carta, ininfluenti e nel complesso in buone-ottime condizioni di conservazione. Incisione xilografica al frontespizio e alcune iniziali xilografiche nel testo. Prima assai rara edizione dell'ultima opera del celebre matematico e filosofo cremonese, Luigi Guido Grandi, pseudonimo di Francesco Lodovico Grandi (Cremona, 1º ottobre 1671 – Pisa, 4 luglio 1742) che fu tra i massimi matematici del suo tempo e uno dei primi in Itala ad introdurre le nuove concezioni filosofiche e matematiche di Leibniz e Newton. Formatosi nel Collegio dei Gesuiti di Cremona, sotto la guida di Giovanni Girolamo Sacchieri, a soli 16 anni entrò nel monastero camaldolese ravennate di Classe. Perfezionò poi i suoi studi a Roma e Firenze. Qui nel 1700 divenne professore di Filosofia nel monastero camaldolese della città. Nel 1703 pubblicò la sua prima opera matematica “La quadratura del cerchio e dell'iperbole” nella quale scoprì lo stesso paradosso matematico poi esplicato da Leibniz e che prende il nome proprio da lui la “Serie di Grandi” che definisce come la somma parziale di una serie a segni alterni di numeri può non convergere. Membro della Royal Society. La sua fama crebbe notevolmente durante gli anni, tanto che già nel 1714 divenne matematico di corte presso il Granduca di Toscana e poi professore di matematica nell'Università di Pisa. Le sue conoscenze matematiche lo portarono a ricoprire anche la carica di Sovrintendente delle Acque del Granducato. A Lui si devono importanti lavori di drenaggio per la bonifica della Val di Chiana. Esperto conoscitore dell'opera di Galileo, collaborò con Tommaso Buonaventuri per la celebre riedizione delle opere galileiane uscita nel 1718. Grandi fu anche il primo a studiare la curva algebrica da lui chiamata “rodonea” per la forma che ricorda il rosone delle chiese romaniche e gotiche. A lui si deve la prima diffusione in Italia delle analisi degli infiniti e nella sua opera “De infinitis infinitorum” applicò per primo in Italia i metodi di Leibniz e Newton. Quella che qui presentiamo è la prima rara edizione dell'ultimo e più maturo lavoro di Grandi. Pubblicato per la prima volta in latino nel 1737, l'opera ebbe tale successo da essere poi riedita in italiano e latino, più volte nel corso del XVIII° secolo. Pur essendo la sua ultima opera stampata con l'autore ancora in vita, essa risulta essere molto rara da reperirsi sul mercato librario. A good copy, rare. Rif. Bibl.: ICCU IT\ICCU\RLZE\001727, IT\ICCU\UM1E\014219.
1807In 4°; (10 inclusa errata), 86 pp. Legatura coeva in mezza-pelle con titolo e fregi in oro al dorso. Piatti foderati con carta marmorizzata coeva (qualche lieve segno del tempo alla legatura). All'interno esemplare in ottime condizioni di conservazione. Prima non comune edizione di questa importante opera matematica del celebre matematico francese, Ferdinand François Désiré Budan de Boislaurent (28 settembre 1761 - 6 ottobre 1840) che divenne famoso proprio grazie al trattato qui presentato. Iniziato a studiare a Juilly, proseguì poi a Parigi, dove si iscrisse a medicina, ottenendo il dottorato con una tesi su una questione di “Economia medica” dove sosteneva la necessità di informare in modo corretto un paziente sulla sua situazione medica. Raggiunse la celebrità quando nel 1807 pubblicò il suo “Nouvelle Methode” nel quale alla stregua di Fourier ma in modo diverso e prima di questi (il lavoro Budan lo aveva già compiuto e finito nel 1803, spiega “given a monic polynomial p(x), the coefficients of p(x+1) can be obtained by developing a Pascal-like triangle with first row the coefficients of p(x), rather than by expanding successive powers of x+1, as in Pascal's triangle proper, and then summing”. Questa regola è ancora nota come il Teorema di Budan ed è un teorema di delimitazione il numero di radici reali di un polinomio in un intervallo e calcolando la parità di questo numero. Il lavoro di Budan fu ripreso, tra gli altri, da Pierre Louis Marie Bourdon (1779-1854), nel suo celebre libro di algebra, ma con il tempo , venne eclissato dal Teorema di Fourier che garantiva un risultato equivalente. Il Teorema di Budan è però stato fortemente recuperato a partire dalla fine del XIX° secolo quando ci si accorse che alcuni risultati computazionali erano più facilmente deducibili da esso che dalla versione offerta da Fourier. In particolare, furono Collins e Akritas nel 1976 a recuperarlo, per la fornitura, in computer algebra, di un algoritmo efficiente per l'isolamento di radici nei computer. All'uscita dell'opera, la fama di Boudan, iniziò ad aumentare esponenzialmente anche oltre Manica, tanto da venir citato da numerosi importanti matematici e studiosi come ad esempio Peter Barlow o Horner. Barlow lo nominò alla voce “Approssimazione” nel suo Dizionario del 1814, sebbene, erroneamente lo affiancasse al metodo di Joseph-Louis Lagrange, definendolo come accurato ma più di interesse teorico che pratico. Horner descrivendo il lavoro di Budan sull'Approsimazione nel suo celebre articolo sulle Transazioni filosofiche presentato alla Royal Society di Londra nel 1819, articolo che diede origine al termine metodo di Horner, commentò in modo scettico i risultati di Budan ma in articoli seguenti, cambiò completamente opinione, riconoscendone il valore intrinseco. Il lavoro di Budan sembra anticipare anche quello di Paolo Ruffini del 1804. Si legge in D. S. B., II, 573 : :"Budan is known in the theory of equations as one of the independent discoverers of the rule of Budan and Fourier, which gives necessary conditions for a polynomial equation to have n real roots between two given real numbers. He announced his discovery of the rule and described its use (...) and published the paper with explanatory notes, as 'Nouvelle méthode pour la résolution des équations numériques', in 1807. (...) The need for such a rule as his was suggested to Budan by Lagrange's 'Traite de la resolution des equations numeriques' (1767). (. . .) Budan's goal was to solve Lagrange's problem - between which real numbers do real roots lie? - purely by means of elementary arithmetic. Accordingly, the chief concern of Budan's 'Nouvelle méthode' was to give the reader a mechanical process for calculating the coefficients of the transformed equation in (x - p). He did not appeal to the theory of finite differences or to the calculus for these coefficients, preferring to give them 'by means of simple additions and subtractions.' (...) Budan's rule remains the most convenient for computation". Proprio grazie agli sviluppi tecnologici della fine del novecento ed essendo usato in moderni algoritmi veloci per isolare le radici reali di polinomi, l'opera qui presentata è diventata, oggi, un classico della matematica ed è qui presentata in prima edizione, in legatura coeva ed in buone-ottime condizioni di conservazione. Non comune. First edition, good copy. Rif. Bibl.: D.S.B.,II,573.
Bross. edit. ill.ta, pp. 79-(1), ill.ni n.t. Tre piccole macchie d'inchiostro in copert., quattro firme tra copert. e frontesp. Ottimo.
2004Vladimir I. Arnold Metodi matematici della meccanica classica . , Riuniti 2004, Copertina plastificata, tagli e pagine integre . Perfetto (Mint) . 8835956013
1941In-8°, pp. 11, copertina editoriale. Etichetta coeva e timbro alla copertina anteriore. Estratto.
1957In-8°, pp. 24, copertina editoriale. Note a matita blu a pag. 22. Estratto.
1992Lecture Notes in Computer Science 584; Ex-Library. Previous owner's sticker on the front cover. Ink stamp on half-title page. Library catalogue sticker inside front cover. Faintly bumped spine head and rubbed corners. Foot of page block slightly grubby and marked due to age. Sound, clean book with tight binding. ADG. Ex-Library