2010brossura
2020brossura Nato a Brooklyn il primo dicembre del 1935, non troppo lontano da Coney Island e dalle montagne russe del luna park, Allan Stewart Königsberg a 17 anni cambia all'anagrafe il nome in Heywood Allen, che presto diventa Woody Allen. A tutto il 2019 ha scritto e girato, e spesso interpretato, quarantotto film per il grande schermo, da "Che fai, rubi?" a "Un giorno di pioggia a New York", e uno per la televisione. Un nuovo film, "Rifkin's Festival", è in postproduzione. Pare che ogni lunedì suoni il clarinetto con la sua New Orleans Jazz Band al Café Carlyle di Manhattan. Molto amato, soprattutto in Europa, e molto odiato, soprattutto negli Usa, è stato ed è un grande comico, e al pari di ogni grande comico è stato ed è un grande tragico. Come direbbe lui, non senza ironia, Allan Stewart Königsberg alias Woody Allen è un autore e un uomo con a huge worldview, con un'ampia visione del mondo. Scritte non sul suo cinema, ma nei suoi film e con i suoi personaggi, queste pagine cercano di raccontarla.
2017br. Il 15 aprile 1967 moriva Totò; dopo di lui nessun altro ci ha fatto ridere tanto. Maschera, marionetta, attore, Totò sta dentro una genealogia millenaria, popolaresca e dissacrante, che dal dio Pan scende fino a Bertoldo e a Pinocchio. Niente merita riguardo, ai suoi occhia né l'autorità né il significato. È esplosione di desiderio, rivincita delbasso sull'alto, trionfo della fame, del corpo, dell'amore su qualsiasi pretesa di coerenza e di ordine. Gerarchie, onori, verità, senso comune: Totò li riduce ad assurdità, travolgendoli in un fiume di parole impazzite e di battute fulminanti.
2020brossura Nessuno può mettere in dubbio che la data del 23 agosto 1978, quando il piccolo Kobe venne ad allargare la famiglia di Joe "Jellybean" Bryant e di Pamela Fox, abbia segnato l'apparizione nel firmamento del basket NBA di uno dei più fulgidi e vincenti talenti di sempre. E tutti ora sanno che la tragedia che ha privato il mondo dello sport mondiale di uno dei suoi più importanti protagonisti non potrà offuscare la luce che per anni il Mamba ha regalato agli occhi di milioni di appassionati. Una storia unica, che ci tocca particolarmente da vicino, perché la sua prima parte di vita Kobe l'ha trascorsa in Italia, dove giocava papà Joe. Un percorso di formazione umano e sportivo fa tappa a Rieti, Reggio Calabria, Pistoia e Reggio Emilia prima del ritorno negli USA, dove Kobe inizia, fin dalla Lower Merion High School, a mietere record. Poi la scelta rischiosa di saltare il college, il draft del 1996, il gran rifiuto degli Charlotte Hornets e l'approdo ai Los Angeles Lakers. Da lì in avanti, una carriera che ha superato i confini del mito, fino allo storico ritiro. Poi la fondazione della Mamba Academy e il ruolo di testimonial della NBA che sembrava proiettare Kobe in un nuovo futuro. Per celebrare questa incredibile storia arriva ora l'edizione aggiornata, e purtroppo definitiva, di "Il morso del Mamba", su uno dei più grandi atleti del nostro tempo. Prefazione di Flavio Tranquillo.
2011ill., ril. Nascere e crescere all'ombra tenace dell'olmo Facchetti è stata per Gianfelice una grande fortuna, ma anche una sfida stimolante e non sempre facile. Ripercorrendo la vita del padre Giacinto, leggenda calcistica e straordinario esempio di integrità, Gianfelice ci mostra che correndo ostinatamente dietro i propri sogni si può costruire una vita esemplare. Scorrono così, in un'emozionante moviola, le immagini del capitano dell'Italia che ha battuto la Germania 4 a 3, i grandi derby con la maglia dell'Inter, le sfide con il russo Cislenko, il magico mondo delle figurine e il calcio eroico di una volta. A Gianfelice tocca anche il compito di difendere il padre dall'attacco del sottobosco calcistico, e lo fa con sanguigna passione di figlio. E mentre i tristi giocolieri del fango svaniscono nel nulla, a stagliarsi esemplare all'orizzonte resta solo il gigante Facchetti, con il suo tronco tenace e il suo sorriso gentile protetto da una chioma sempre perfettamente pettinata. Perché si arrivi a segnare, la palla bisogna passarsela: questo libro è un lungo assist tra un padre e un figlio e tra il figlio e i lettori. Il pallone che ci arriva è fatto di dignità, coscienza e lealtà, resistenza e pudore. Tocca a noi, adesso, saperlo giocare; per poi, un giorno, ripassarlo.
2022br. Anche nella pianura più densa di infrastrutture, sulla collina votata alla monocoltura del vigneto, nell'area pedemontana su cui allunga i tentacoli la periferia urbana, è possibile scovare angoli degni di attenzione, degni di essere scoperti, o ri-scoperti. Frammenti, particelle, ognuno dei quali con una propria dignità. Piccole cose, sospiri in mezzo al frastuono, ma necessari a ribadire diversità e a creare riconoscibilità. Un albero, una chiesetta, un pilone votivo, uno scorcio particolare, una testimonianza storica, un passaggio a livello dimenticato nella pianura del riso. A ognuno di essi va un elogio: dovuto e meritato in quanto ancora esistenti e fondamentali per dare un senso non meramente virtuale alla nostra quotidianità. Elogi dunque, ecco la ragione del titolo di questa guida. Una rassegna di Elogi di Piemonte: superbi scenari, ma soprattutto piccole cose. Facili da trovare, ma occorre farsi esploratori. A pedali!
2016brossura
2021ill., br. Nel corso delle sue otto stagioni, Game of Thrones è riuscita a conquistare legioni di fan con le sue trame elaborate e i personaggi sfaccettati. Fra questi, Tyrion Lannister si è sempre dimostrato uno dei più complessi e interessanti, spiccando per le sue doti diplomatiche e la capacità di destreggiarsi all'interno di intricati giochi di potere. Incredibilmente intelligente e capace di cavarsela anche nelle circostanze più difficili, perfino quando tutti lo danno per spacciato riesce sempre a essere quello che ride per ultimo, grazie alla sua scaltrezza. Tyrion è stato maltrattato e deriso per tutta la vita, e ciò l'ha portato a sviluppare un cinismo di cui si serve come un'armatura. Ma, nonostante la sua visione cupa del mondo e la tendenza a rivolgersi in maniera fredda e brutale a chiunque si metta sulla sua strada, Tyrion è tendenzialmente un uomo buono, uno dei pochi. Apprezza la gentilezza, la bontà e l'onore, qualità di cui dà spesso prova; riconosce, però, che queste doti non sono sempre compatibili con la sopravvivenza, e che talvolta vanno accantonate in nome di strategie e obiettivi di più ampio respiro. Ilan Ferry, specialista di cinema e serie TV, ha analizzato i tratti caratteristici di questo affascinante personaggio per poterne trarre ispirazione su come vivere meglio ogni giorno i propri rapporti al lavoro, con gli amici o con la famiglia.
2022br. In questo libro rivivono vittorie celebri, ma anche quelle "dimenticate", tanto importanti per la propria biografia. Un viaggio calcistico appassionato che va dal Meazza autore di una tripletta nel 1930 contro il Genova 1893 al clamoroso 4-0 nel derby del 1966-67, dalla prospettiva in un'altra stracittadina, sempre anni Trenta, con gli occhi del portiere Smerzy alle sfide contro le provinciali mai dome - per giungere ai trionfi internazionali (Real Madrid, Benfica, Independiente, Roma, Salisburgo, Lazio, Bayern Monaco, Tout Puissant Mazembe).
2020br. Dalle gradinate della curva ovest dello stadio di Ferrara sventola un drappo che raffigura il volto di Federico Aldrovandi. A Parigi, lo stadio del quartiere di Saint-Ouen è intitolato al medico antifascista Jean-Claude Bauer, vittima dei nazisti. A Scampia i pantaloncini li portano le ragazze. Ad Amburgo, all'interno del Millerntor-Stadion c'è un enorme striscione arcobaleno. A Varese c'è Hamdi, arrivato dall'Egitto su un barcone passando per Lampedusa, che sogna di diventare come Salah. Questi sono solo alcuni dei luoghi in cui il calcio diventa portavoce di urgenti istanze sociali e se la società intera è in continua evoluzione e aperta verso nuove realtà, il calcio deve farsene interprete e manifesto. Qui il calcio si mostra fuori dal suo sistema sportivo di riferimento: è parlato, esaltato, tifato soprattutto nei momenti in cui non è giocato. Le testimonianze e le esperienze di un calcio inclusivo e lontano da violenze e business sfidano i luoghi comuni, fanno crollare tutta la letteratura di insulti e di stereotipi, scardinano l'univoca visione maschilista - bomberista - che attanaglia non solo il mondo dello sport, ma la società nella sua interezza. Prefazione di Paolo Sollier.
2022br. Questo testo introspettivo ci conduce alla scoperta e ci invita alla ricerca dei motivi che spingono gli insegnanti tecnici di arti marziali, ma forse tutti gli insegnanti, a intraprendere questa via. Attraverso riflessioni estratte dalla costante pratica del judo, sin dall'età di sei anni, l'Autrice, da allieva ad agonista a insegnante tecnico, valuta l'importante ruolo che la disciplina ha comportato nella propria formazione personale e caratteriale. Ruolo praticato proprio attraverso il costante contatto quotidiano con il proprio Maestro, un secondo padre, a cui il testo è dedicato. Chiamata dalla Federazione a insegnare etica durante i corsi di formazione degli insegnanti tecnici di judo, l'Autrice ha voluto rispondere con questo testo alle esigenze di conoscenza in questo campo: la narrazione è ricca di aneddoti di vita non solo sportivi, da cui emerge l'esigenza di fornire spunti di riflessione a tutti coloro che vogliono intraprendere la via di un insegnamento che va al di là dei tecnicismi della disciplina sportiva, offrendo invece l'opportunità innanzi tutto di conoscere se stessi per, solo poi, mettersi proficuamente al servizio degli altri.
2021ill., br. Dart Fener è spesso presentato come la massima espressione del male. Il suo caratteristico respiro pesante, la struttura massiccia e l'intimidatorio costume corazzato, così come la tendenza a imporre la disciplina nei ranghi imperiali con esecuzioni sommarie, si combinano per renderlo il più cattivo dei cattivi cinematografici. La sua forte presenza scenica lo rende uno dei villain più convincenti che abbiano mai minacciato una principessa e i suoi soccorritori. Stratega, misterioso, manipolatore, potente, rigido... Dart Fener è anche il personaggio più carismatico di Star Wars: fa esplodere lo schermo, domina con il suo casco e la sua sagoma ogni film. Insomma, si impone con la sua personalità, la sua voce e il suo carisma. Fine stratega e con un piano per tutto, Dart Fener è coerente negli obiettivi e chiaro nella loro comunicazione. Non c'è ambiguità nella sua politica di comando: se un membro del personale fallisce, verrà soffocato a morte, e il suo subordinato sarà promosso. Tuttavia, la cosa sorprendente di Fener è come il mostro si riveli umano, dopo tutto. Stoico, senza cuore e saggio, Dart Fener usa la sua profonda comprensione della Forza per il dominio. Il più grande potere di Dart Fener risiede nella sua incrollabile convinzione di meritare di essere il leader. È questo che ispira così tanti a seguirlo, ed è una parte importante di ciò che rende Fener così irresistibile.
2019ill., br. Una volta, nel salotto con vetrata sui campi di gioco, il paròn si rivolse al medico: "Ti pensa, dotòr, che a Torino son sta una volta nel bagno in casa del presidente Pianelli. Me son sentà e lì davanti ghe xéra un grande quadro de quel pitòr, te sa, che'l fazéva le done con el colo lungo...". E Monti, pronto: "Modigliani!". Aria stupita di Rocco: "Come? Te gh'ha cagà anca ti de Pianelli?". Gli appunti di un giornalista sportivo vissuto nel mondo del calcio, a contatto con personaggi anche assai diversi uno dall'altro, ma tutti capaci di sorridere del loro mestiere e di destreggiarsi con allegrìa fra i problemi del loro lavoro, mostrandosi nei loro pregi e difetti senza la protezione assillante di guardie del corpo e di regole ferree a tutela della privacy. Un calcio più umano di quanto non sia poi diventato, sommerso da fiumi di denaro: dagli scherzi di Altafini sotto la gestione di Rocco e Liedholm agli sfoghi di Carniglia, di Giagnoni, di Pugliese, dalle doppie personalità dei due Herrera alla malinconica ironìa di Scopigno o alla napoletanità innata di Pesaola, con l'intervento di uomini di "governo" come Boniperti, Fraizzoli e Franchi.
2020br. Come si crea l'energia di un campione e come trascina il suo pubblico? Francesco Acerbi, titolare della nazionale italiana di calcio, si lascia intervistare ed è orgoglioso di narrare la sua storia, nella lente di un lavoro introspettivo, capace di interrogare emozioni e sentimenti. A questa incredibile testimonianza si affianca la storia di Riccardo Tondi, un altro campione capace di sfidare nuovamente la vita, dopo un grave incidente che ne ha cambiato per sempre la traiettoria. Aneddoti e storie che questi due campioni hanno voluto regalare allo sguardo umano e clinico di uno psicoanalista, che li ha seguiti e che ha permesso loro di affrontare una realtà che a volte sfugge. Restiamo accattivati e sorpresi nel comprendere come si possano superare le barriere che si incontrano quando si vincono pregiudizi e paure. La vita continua e si possono superare i limiti con il sostegno di un lavoro personale. Si può tornare a vincere, perché la vittoria è il traguardo interiore di chi ha saputo fare i conti con le proprie debolezze e ne ha fatto un punto di forza.
2011ill., br. Marco Franzelli racconta a tutti gli appassionati di corsa la storia di Emil Zátopek, la locomotiva umana che per vent'anni non fece altro che correre, macinare chilometri, vincere titoli e infrangere record. Età di lettura: da 12 anni.
2006br. Alessandro Del Piero si sta confermando sempre più una delle ultime bandiere del calcio italiano: a 32 anni, la sua camera si identifica ormai in maniera assoluta con la maglia bianconera della Juventus, indossata per la prima volta quando era poco più che adolescente, e in parallelo con la maglia azzurra della Nazionale oggi campione del mondo. Simbolo di correttezza sportiva e di fedeltà ai propri colori, qui ne viene tratteggiato il ritratto attraverso le testimonianze e i racconti esclusivi di chi lo conosce bene: allenatori della Juventus e commissari tecnici della Nazionale, da Fabio Capello a Marcello Lippi; vecchi compagni di squadra come Ferrara e Di Livio; l'amico don Luigi Ciotti. È una lunga biografia che lo stesso Del Piero, attraverso un'intervista, ripercorre in prima persona nei suoi passaggi fondamentali, anche quelli più privati. Ma è anche una storia fatta di polemiche, di finali perse, di gravi infortuni, di Europei e Mondiali mai coronati dal successo. Il tutto riscattato dalla spedizione in Germania con la Nazionale di Lippi proprio mentre in Italia esplodeva lo scandalo di "Calciopoli". Di questo appassionante e spesso sconcertante ultimo capitolo, Del Piero è un protagonista autorevole: c'è la sua amarezza, la sua rabbia, ma anche la voglia di combattere e reagire alle avversità, fino alla decisione, una vera e propria dichiarazione di amore, di restare alla Juventus anche in serie B.
1998ill., br.
2014ill., br. Un film culto che si è trasformato in leggenda per un'intera generazione. Dennis Hopper racconta con pochi mezzi una semplice storia popolata da gente che ha difficoltà a collocarsi in un'America colma di contraddizioni e squilibri, nella quale la libertà a cui i giovani protagonisti della Controcultura velleitariamente aspirano viene proposta come un'utopia che molti altri personaggi cercheranno di raggiungere nel corso degli anni. "Easy Rider" fonde i temi cari alla gioventù della fine degli anni '70 l'affrancamento dai vincoli sociali, la droga come liberazione, la musica rock - con il motivo del viaggio, da sempre presente nella cultura americana. Il risultato è un percorso scandito da incontri esemplari che forniscono un singolare e critico ritratto della società americana, ma anche un tragitto che, seppur destinato al fallimento, è continuato nell'immaginario collettivo per più di trent'anni.
2021br. Jack Charlton, detto Jackie, lo chiamavano "giraffa". Era nato ad Ashington, nel Northumberland, dove ogni inverno pretende di essere il più freddo dei precedenti e dove ci sono poche alternative alla miniera di carbone. Lo chiamavano "giraffa" perché era alto, aveva il collo lungo e quando muoveva la bocca pareva ruminare. Era un uomo onesto, gentile, simpatico e genuino, che aveva sempre tempo per le persone. Nel calcio è stato un difensore centrale di alto livello. Ha legato la sua carriera al Leeds United, dal 1952 al 1973. Ha vestito 35 volte la maglia dell'Inghilterra, segnando 6 reti. Nel suo palmarès, oltre al titolo Mondiale del 1966, anche un terzo posto agli Europei del 1968. Fu il sogno, l'esperanto di due popoli, il primo inglese a sedersi sulla panchina della Repubblica d'Irlanda. Quella nazionale entrerà nel cuore di tutti gli irlandesi e non solo.
2013br. Valentina Garavaglia conferma la sua attenzione per la figura e l'opera di Paolo Grassi con questo nuovo libro che investiga il rapporto tra il fondatore del Piccolo Teatro di Milano e Jean Vilar. Grassi, intellettuale dallo sguardo acuto e curioso, attento ad ogni esperienza internazionale significativa sul piano artistico e su quello dell'organizzazione della cultura, trova nel TNP di Vilar il teatro "gemello" nella condivisione di un sistema di valori che si riassumono nell'idea della imprescindibile funzione del teatro nella crescita sociale e civile della collettività. È l'esaltazione del teatro come pubblico servizio, accessibile a tutti, senza alcuna distinzione di censo. La cultura, il teatro, sono un diritto di tutti, senza alcuna esclusione. Questa è la bussola che guida Grassi e Vilar: teatranti con la T maiuscola, ma al tempo stesso uomini che si spendono per l'affermazione di una cultura diffusa in una società più giusta. Queste pagine ripercorrono le tappe di questa avventura utopica e straordinaria insieme, per una riflessione oggi quanto mai utile, per ritrovare un po' di speranza.
2013br. Bruno Mattei è stato per anni l'ultimo artigiano, un sopravvissuto, un regista che è andato oltre la crisi del cinema di genere. Mattei non si cura della scomparsa delle sale di terza visione, supera la fine delle salette a luci rosse, evita la televisione e continua a fare il cinema di genere che ama. Usa il digitale e i nuovi ritrovati della tecnica, produce film d'azione, cannibalici, horror, tonaca movie, women in prison. Merita di essere ricordato, pure se molti dei suoi film non sono capolavori: spesso tirati via, sceneggiati con disinvoltura, montati con lentezza, girati in pochi giorni e con mezzi insufficienti. È insopportabile che un regista come Mattei non venga nominato in nessuna enciclopedia cinematografica e che i più importanti dizionari (Mereghetti, Morandini e Farinotti) non prestino alcuna attenzione ai suoi film, omettendoli sistematicamente.