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8vo, br. ed. pp.307.
8vo, br. ed. pp.97.
8vo, ril. un sovracoperta. 483pp. Il campo per famiglie di Auschwitz è l'unico in cui vivono i bambini. Come uccelli rari in gabbia, i piccoli passano le loro giornate nel blocco 31, il paravento di normalità che i nazisti hanno preparato per gli ispettori della Croce Rossa. In questa baracca, che è poco più di una stalla, Fredy Hirsch, un trentenne ebreo tedesco, ha organizzato una scuola clandestina, dotata addirittura di una vera biblioteca. Gli otto volumi che la compongono - fra cui "La breve storia del mondo" di H.G. Wells, un trattato di Freud, "Il buon soldato Svejk" e "Il conte di Montecristo" - sono affidati alle cure della quattordicenne cecoslovacca Edita. Squadernati, strappati e malridotti, i libri sono arrivati al campo per vie clandestine e pericolose, e difenderli non è certo semplice. Edita è disposta anche a rischiare la vita per salvare il suo tesoro, l'unico che le permette di fuggire dal dolore e dal plumbeo grigiore del campo di sterminio. Sarà proprio la sua fiducia nel potere dei libri a consentirle di sopravvivere all'orrore. Una storia vera di coraggio e speranza.
8vo large Paperback. 279pp. Hellenistic Egypt was the setting for perhaps the first Jewish Golden Age, a time "golden" in Jewish memory as an era of vibrant cultural interaction between the Jews and their gentile hosts. This is the story of the adventures and misadventures of the people of Israel in the land of Egypt the years shrouded in the mists of biblical history under the Pharaohs; the strange intermezzo of the Jewish mercenary detachment on the island of Elephantine on the upper Nile; the apogee of Jewish culture under Ptolemies; and finally, the Jewish community's rapid decline and catastrophic disappearance under Roman rule. Joseph Mélèze Modrzejewski uses scientific analysis to illuminate the reality underlying our image of the past. The biblical accounts and Jewish and pagan literary texts are juxtaposed with discoveries of a century of archaeological and papyrological research that has unearthed the edicts of emperors as well as the humble correspondence of common people. In a tantalizing epilogue, Modrzejewski probes a turning point in Western civilization: the brief but crucial episode when budding Christianity and the Alexandrian Jews parted company.
8vo, br. ed. 103pp. Accusa del sangue è l'espressione ebraica che da quasi mille anni a questa parte gli ebrei sono stati costretti a imparare. Essa designa ellitticamente l'accusa rivolta contro gli ebrei, di usare il sangue dei cristiani come ingrediente dei cibi e delle bevande prescritti per le feste pasquali". Così il grande studioso del mito Furio Jesi esordisce in questo suo libro. L'accusa del sangue non è fondata su fatti, è un'invenzione. Per controbatterla occorre smontare la convinzione dell'accusatore, scavando nelle figure immaginarie dell'antisemitismo, sia di quello popolare sia di quello colto. Ovvero è necessario comprendere non solo i miti, ma la macchina mitologica che produce superstizioni, credenze, luoghi comuni. Jesi si addentra nella cultura profonda, nelle ossessioni dell'antisemitismo moderno, individuandone le permanenze antiche. Perché l'accusa del sangue non è una credenza che si è persa nella notte dei tempi, ma riguarda anche periodi a noi vicini. Ricomparsa a Damasco nel 1840 (l'episodio da cui prende le mosse questo saggio) e ripetutasi più volte nel corso del Novecento, essa parla delle molte paure che popolano la nostra quotidiana attualità
8vo, ri. tela ed. in sovracoperta collana "Storia e società", numero pagine 380
8vo, hardcover in dj. This book proposes that the idea of the Jews in European cultures has little to do with actual Jews, but rather is derived from the conception of Jews as Christianity's paradigmatic Other, eternally reenacting their morally ambiguous New Testament role as the Christ-bearing and -killing chosen people of God. Through new readings of canonical Russian literary texts by Gogol, Turgenev, Chekhov, Babel, and others, the author argues that these European writers?Christian, secular, and Jewish?based their representation of Jews on the Christian exegetical tradition of anti-Judaism. Indeed, Livak disputes the classification of some Jewish writers as belonging to "Jewish literature," arguing that such an approach obscures these writers' debt to European literary traditions and their ambivalence about their Jewishness. This work seeks to move the study of Russian literature, and Russian-Jewish literature in particular, down a new path. It will stir up controversy around Christian-Jewish cultural interaction; the representation of otherness in European arts and folklore; modern Jewish experience; and Russian literature and culture. About the Author: Leonid Livak is Associate Professor at the University of Toronto, where he teaches at the Department of Slavic Languages and Literatures and in the Centre for Jewish Studies. He is the author of How It Was Done in Paris: Russian Émigré Literature and French Modernism (2003).
8vo, hardcover in dj, 262pp. In Quarantine! Howard Markel traces the course of the typhus and cholera epidemics that swept through New York City in 1892. The story is told from the point of view of those involved?the public health doctors who diagnosed and treated the victims, the newspaper reporters who covered the stories, the government officials who established and enforced policy, and, most importantly, the immigrants themselves. Drawing on rarely cited stories from the Yiddish American press, immigrant diaries and letters, and official accounts, Markel follows the immigrants on their journey from a squalid and precarious existence in Russia's Pale of Settlement, to their passage in steerage, to New York's Lower East Side, to the city's quarantine islands. At a time of renewed anti-immigrant sentiment and newly emerging infectious diseases, Quarantine! provides a historical context for considering some of the significant problems that face American society today.
8vo, hardcover in dj. 387pp. From the award-winning historian of the Holocaust, Europe Against the Jews, 1880-1945 is the first book to move beyond Germany?s singular crime to the collaboration of Europe as a whole. The Holocaust was perpetrated by the Germans, but it would not have been possible without the assistance of thousands of helpers in other countries: state officials, police, and civilians who eagerly supported the genocide. If we are to fully understand how and why the Holocaust happened, Götz Aly argues in this groundbreaking study, we must examine its prehistory throughout Europe. We must look at countries as far-flung as Romania and France, Russia and Greece, where, decades before the Nazis came to power, a deadly combination of envy, competition, nationalism, and social upheaval fueled a surge of anti-Semitism, creating the preconditions for the deportations and murder to come. In the late nineteenth century, new opportunities for education and social advancement were opening up, and Jewish minorities took particular advantage of them, leading to widespread resentment. At the same time, newly created nation-states, especially in the east, were striving for ethnic homogeneity and national renewal, goals which they saw as inextricably linked. Drawing upon a wide range of previously unpublished sources, Aly traces the sequence of events that made persecution of Jews an increasingly acceptable European practice. Ultimately, the German architects of genocide found support for the Final Solution in nearly all the countries they occupied or were allied with. Without diminishing the guilt of German perpetrators, Aly documents the involvement of all of Europe in the destruction of the Jews, once again deepening our understanding of this most tormented history.
8vo, br. ed. 1st edition. 344 pages
8vo, br. ed. 158pp. Io mi fermerò e avrò riposo, tu invece dovrai vagare". Con queste parole, secondo alcune leggende medievali, Cristo aveva condannato l'Ebreo Errante per averlo insultato lungo il Calvario. Da allora il mesto vagabondo ha viaggiato nel patrimonio letterario universale, assumendo di volta in volta il ruolo di pio pellegrino, di savio veggente o di crudele alchimista, fino al Novecento, quando diviene la personificazione dell'Uomo che resiste alle prove della vita, l'Altro o Everyman. Questo volume vuole ricreare il contesto letterario in cui si è sviluppato il mito dell'Ebreo Errante, per mettere in risalto le peculiari caratteristiche della sua costante e inquietante presenza nelle letterature anglofone. Dall'incontro con i pellegrini sulla via di Canterbury nei versi di Chaucer, l'eterno viandante ha vagato col suo sguardo mesmerico fra i testi di Coleridge, Shelley, Lewis, Maturin, Joyce, Wiesel e molti altri fino ad approdare, nel 2007, sulle pagine di Stephen Gallagher.
8vo, br 280pp. Scrittore molto noto negli anni Venti e Trenta, amato dal giovane Primo Levi, Feuchtwanger si trasferì in Francia dopo l'ascesa di Hitler al potere. Ma allo scoppio della guerra, in quanto proveniente da un Paese nemico, fu internato in un campo ricavato in una ex fornace di mattoni vicino ad Aix-en-Provence. Il libro è il resoconto della lunga estate del 1940 quando lo scrittore, insieme ad altri duemila tedeschi e austriaci, vive un'esperienza sempre più angosciante man mano che le truppe della Wehrmacht avanzano nella Francia collaborazionista e si avviano a «liberare» i connazionali internati. Racconto acuto, ironico nella sua drammaticità, scritto in una prosa asciutta e al contempo riflessiva in cui l'autore riesce a vedere se stesso con l'occhio di uno scrittore e non di una vittima. Con la consapevolezza di narrare, in prima persona, una serie di episodi che preludono alla fine di un mondo. [...] (Dalla prefazione di Wlodek Goldkorn)
In-8 (Cm 20 x 12), pp. 340, brossura editoriale illustrata. Collana Shalom, collana diretta da Paolo de Benedetti. Normali segni del tempo
8vo, br. ed. La ricerca della verità sulla dolorosa scelta di Giuseppe Jona (1866-1943), medico ebreo e presidente della Comunità Israelitica di Venezia, morto suicida il 16 settembre 1943, si snoda come un'indagine appassionata per ricostruire il profilo psicologico del professore e comprendere la situazione storica che lo indusse a scegliere la morte come un fermo atto di negazione della barbarie nazista che gli avrebbe imposto di riconoscere e segnalare gli ebrei veneziani avviandoli alla deportazione. Per cogliere l'eredità scientifica e culturale di Giuseppe Jona sono qui proposti anche due suoi saggi: "Venezia medica del Settecento" e "La nostra sala anatomica" che tra i tanti lavori sientifici del Professor Jona, testimoniano del profondo legame con la storia della sanità veneziana.
4to, br. ed. pp. xii-148. Indice analitico a cura di Marina Reinisch.
16mo, br. ed. 145pp. "Il n'y a pas de comique en dehors de ce qui est proprement humain" écrit Henri Bergson. Les histoires juives qui forment ce recueil révèlent l'être juif dans sa complexité et sa singularité. Dans leur désenchantement joyeux, leur autodérision enjouée, leur désillusion sans ressentiment, leur lucidité sans haine, elles sont profondément humaines. Irrésistibles et pétillantes d'intelligence.
8vo, cloth in dj. Translated by Leon J. Weinberger with Dena Ordan This slender anonymous work, spanning 1389 to 1611, presents the priorities and concerns of a Jewish community straddling the late medieval and early modern periods. Ample footnotes and explanations provide the lay reader with sufficient background to understand the references to historical events and figures, to ideologies and to institutions. A comprehensive introduction presents the realities of Prague and Bohemia, as well as offering a helpful discussion of the chronicle and other contemporary Jewish accounts. Conservative Jewish Quarterly In about 1615 an anonymous Jew from Prague composed a short Hebrew chronicle to recount 'the expulsions, miracles, and other occurrences befalling [the Jews] in Prague and the other lands of our long exile.' Abraham David discovered the manuscript [and] added glosses, historical notes, and an introduction. . . . The chronicle, with its brief annual entries, is not a continuous narrative, but does give a feeling of immediacy, like a newspaper. Polin: Studies in Polish Jewry.
8vo, br. ed. 380pp.
8vo, cloth in dj. 226pp. The fullest account to date of German Jews's struggle for economic survival under the Third Reich.
8vo. br. ed bandelle sopraccop.fig. cm.14x22, pp.206, Con una postilla sul Midrash di David Del Vecchio,
8vo, br. ed. 463pp. L'amicizia fra Benjamin e Scholem spicca, nel Novecento, come una tra le più affascinanti e vitali. E quando nel 1980 Scholem pubblica questo carteggio, che copre gli ultimi otto anni della vita di Benjamin, vuole rendere giustizia a un rapporto complesso e non privo di contrasti, ma improntato a una profonda fedeltà. Grande studioso della Qabbalah e della mistica ebraica, Scholem è, nel 1932, già da tempo in Palestina e ormai a un passo dalla cattedra; la vita di Benjamin, cabbalista in incognito e profondo innovatore del pensiero, attraversa invece la sua fase più tormentata: ospite di volta in volta a Ibiza, Parigi, Sanremo e in Danimarca, è costantemente alla ricerca di una base di sussistenza. Tra i due, fortemente segnati dalla formazione nella Berlino di inizio secolo e subito attratti dalle ricerche l'uno dell'altro, si sviluppa un confronto incessante che investe l'attualità politica, i libri letti, le comuni conoscenze (da Buber a Bloch, da Brecht ai francofortesi), e che trova il suo fulcro nei densissimi scambi a proposito di Kafka. Un dialogo a distanza - se si esclude il breve incontro parigino dell'inverno del 1938 - e non di rado drammatico, intessuto com'è anche di malintesi, puntute allusioni, eloquenti silenzi, ma che resta una prova convincente delle parole con cui Benjamin definì il suo rapporto con Scholem: «fra Gerhard e me le cose stanno così: ci siamo persuasi a vicenda».
8vo, br. ed. 264pp. Roma nel periodo delle leggi razziali. Come è possibile che Giulio Limentani, commediografo di successo, si trovi a seguire un proprio lavoro di scena in un teatro, nascosto in incognito in un angolo del loggione? E come riusciranno a vivere il loro amore i due quindicenni Colomba e Ferruccio, lei ebrea e lui figlio di un gerarca fascista? Infine un tragico dilemma: la classe dirigente ebraica di quegli anni è forse colpevole di aver sottovalutato il pericolo? E se è un figlio ad accusare di questa inadeguatezza il proprio padre?... Tre vicende diverse se pur collegate in cui Storia e Destino intrecciano il loro enigmatico gioco.
8vo, br. ed. 288pp. I racconti antichi non sempre seguono strade consuete. Chiedono al lettore dedizione e in cambio regalano sprazzi e ornamenti, nitida intelligenza e ironia, immaginazione e culto dei testi. "Il rinnegato" è un giallo letterario, ambientato in un’epoca vertiginosa e incerta, in un mondo di passaggio: all’inizio del XIX secolo. Segue le vicende di David Ajash, rabbino di origini algerine, ma nato e cresciuto in Italia. La sua famiglia è benestante. Ma a Livorno si distingue per la sua inclinazione a una vita dissoluta e spregiudicata. Tutti sanno che è un libertino, e tutti sanno che è un ebreo ateo che per convenienza e opportunismo arriverà a farsi un convinto sostenitore del cristianesimo. Non crede in niente Ajash, solo nella Kabbalah, l’unica bussola per capire un mondo confuso, pieno di segni e di presagi, che Ariel Toaff racconta come un miniatore meticoloso e maniacale. Ne esce un libro fitto di sfumature, dove la storia è maneggiata con cura ma senza soggezioni, e dove l’intreccio ti conduce di continuo altrove. Uomo senza pace, sempre in viaggio, irrequieto, irrisolto, Asjah verrà trovato morto sotto un ulivo a Nablus in Palestina, perché non poteva che finire così: «certi uomini ad aggiustarli si fa peccato». E da questo mistero, omicidio o forse suicidio, si snoda una vicenda fatta di talismani ed enigmi, di segni e rivelazioni, ma soprattutto di un ironico fatalismo e della chiara consapevolezza che l’universo delle possibilità è sempre infinito e che la ricerca del piacere non dà mai pace. Perché «l’abiezione è una scala che non conosce fine e va sempre più giù, fin dentro le viscere della terra».
8vo, br., pp. 196, cm 16x20. (Piccoli Saggi. 76).