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8vo, hardcover in dj, pp.261. So shattering were the aftereffects of Kishinev, the rampagethat broke out in late-Tsarist Russia in April 1903,that one historian remarked that it was ?nothing lessthan a prototype for the Holocaust itself.? In three days of violence,49 Jews were killed and 600 raped or wounded, whilemore than 1,000 Jewish-owned houses and stores were ransackedand destroyed. Recounted in lurid detail by newspapersthroughout the Western world, and covered sensationallyby America?s Hearst press, the pre-Easter attacks seized theimagination of an international public, quickly becoming theprototype for what would become known as a ?pogrom,? andproviding the impetus for efforts as varied as The Protocols ofthe Elders of Zion and the NAACP. Using new evidence culledfrom Russia, Israel, and Europe, distinguished historian StevenJ. Zipperstein?s wide-ranging book brings historical insight andclarity to a much-misunderstood event that would do so muchto transform twentieth-century Jewish life and beyond
8vo, ril. ed. sovracop. un volume in ottime condizioni, come nuovo, copertina rigida con sovracoperta, 370 pagine, traduz di a.shomroniLa complessità ebraica di vivere i sentimenti, la religione e la fede emerge come una vibrante necessità nell ultimo romanzo di Abraham Yehoshua. La scena perduta è un affresco reale e immaginato di simboli religiosi, d amore materno e sensuale. Dopo il successo di Il fuoco amico, lo scrittore e drammaturgo israeliano narra ancora una volta una storia di sentimenti contrastati in cui il rapporto di coppia è vissuto come una sorta di legame innaturale, non vincolato da legami sanguigni e per questo estremamente complesso. Il regista Yak Moses è a Santiago per una retrospettiva sul suo lavoro cinematografico, accompagnato dall attrice Ruth. Yak è ormai anziano, ma l amore e la passione per la donna protagonista di molti suoi film sono ancora molto forti. Il rapporto con l attrice è complesso e frammentato e Yehoshua lo rappresenta sia verbalmente sia attraverso l uso di una sorta di macchina da presa inserita nel racconto. Tutto però sembra andare per il meglio in questa specie di celebrazione del successo di una vita di Yak fino a quando l uomo non si accorge che nella sua stanza d albergo c è un quadro che lo turba: la rappresentazione fiamminga della carità romana. Nell affresco la giovane fanciulla Pero allatta il padre Cimone, chiuso in carcere e condannato a morire. Questo dipinto apparentemente innocuo dà il via ad una serie di tormenti interiori e di decisioni di Moses. Il regista ricorda infatti che la carità romana è un immagine iconografica che sarebbe dovuta apparire in uno dei suoi film più celebri e che Ruth si rifiutò di girare. Da quell episodio si scatenarono una serie di litigi con lo sceneggiatore di tutti i suoi film, Trigano, all epoca anche fidanzato di Ruth e ora proprio organizzatore della rassegna cinematografica dedicata a Yak. Cosa comporterà il ritorno dell uomo nelle loro vite? Sarà l occasione per una riconciliazione o il momento di una rottura definitiva? In questa sorta di epifania descritta da Yehoshua il non detto ci addolora e induce all autocritica il protagonista
8vo, br. ed. pp.155. Il volume tratta di una figura tra le più importanti del inondo ebraico italiano ed europeo, Tranquillo Vita Corcos, rabbino e medico attivo a Roma tra fine Seicento e primi decenni del Settecento. Stranamente trascurato dalla storiografia sull'ebraismo, Corcos si muoveva abilmente tra le relazioni intrecciate con membri illustri della politica e della cultura romana e italiana - papi compresi -, e quelle con le comunità ebraiche europee, che si rivolgevano a lui come a una indiscutibile autorità. Il personaggio, la vita e le opere di Corcos rinviano a una serie di tematiche storiografiche che illumina il contesto storico-culturale, non solo ebraico, dell'Italia e dell'Europa tra XVII e XVIII secolo e chiarisce quale fu la natura, essenzialmente negoziale, dei rapporti tra ebrei e cristiani ma anche la loro trasformazione nel tempo. Quella esercitata indefessamente da Corcos, politico avveduto, intellettuale complesso, attratto dalla Kabbalah e dal sabbatianesimo, fu davvero un'"arte della mediazione" pur all'interno di una strenua difesa dell'identità ebraica. Siamo di fronte a un personaggio razionale e aperto e a uno sforzo di dialogo e di conciliazione che non impediva però il ricorso a più dure proteste e denunce rivolte agli stessi pontefici per difendere gli ebrei da preconcetti e accuse, come quella, temibilissima, di omicidio rituale.
16mo, ril. ed. sovracop. (piccola tacca sulla parte superiore della sovracoperta, altrimenti ottima), pp.404. RACCONTI DI GERUSALEMME (KELEV HUTSOT - PAT SHELEMA' - MEOIEV LEHOEV - TEHILLA' - AD OLAM - 'IDO VE 'INAM - SHEVUAT EMUNIN - KELIPPAT TAPPUAH ZAHAV - MIDDIRA' LEDIRA')
8vo, hardcover in dj, small owner signature, ow. as new in as new wrapper. 161 pages. 23 cm. First edition. Covers the period of the Chmielnicki Massacre and the Thirty Years War, and the movement of impoverished refugees into Western Europe. Moses Avigdor Shulvass (1909–1988) , "scholar and educator. Born in Plonsk, Poland, Shulvass studied in Berlin. He lived in Erez Israel from 1938 to 1948 and then immigrated to the United States, where he eventually became professor of Jewish history at Spertus College of Jewish Studies in Chicago. His publications in many languages include historical studies on Italian Jewry. Of special interest are his books Roma ve-Yerushalayim (‘Rome and Jerusalem, ’ 1945) ; Hayyei ha-Yehudim be-Italyah bi-Tekufat ha-Renaissance (‘Jewish Life in Renaissance Italy, ’ 1955) ; and his biographical sketch of Samuel David Luzzatto with documentary supporting material, Pirkei Hayyim (1951) . He also published two volumes of essays on various aspects of Jewish history, Bi-Zevat ha-Dorot (‘In the Grip of Generations, ’ 1960) and Between the Rhine and Bosphorus (1964) as well as Die Juden in Wuerzburg waehrend des Mittelalters (1934) . He also wrote From East to West (1971) , Jewish Culture in Eastern Europe (1975) , and The History of the Jewish People (1982) . " (EJ 2008) Subjects: Jews - Germany - History - 1096-1800. Jews - Poland - History. Jews - Migrations. Joden. Migratie (demografie) Migration. Geschichte 1600-1800
I° edizione Einaudi. 8vo, br. ed. , sovracop.Traduzione di Marina Sartorio. Pagine 96
8vo, br. ed. 166pp. Un libro controcorrente, in cui Sandro Gerbi non è andato alla ricerca delle proprie radici ebraiche, bensì si è concentrato sul processo inverso: ovvero sulla graduale secolarizzazione della sua famiglia nel corso del Novecento, attraverso l'abbandono della fede avita e della comunità ebraica fino alla ricorrente pratica dei matrimoni misti. Senza nostalgie, ma anche senza alcun rifiuto della propria ascendenza. Il racconto inizia con il 1938, anno in cui il padre dell'autore, lo storico ed economista Antonello Gerbi, dovette lasciare l'Italia per il Perù a causa della legislazione razziale. Analoga la sorte dei suoi due fratelli (entrambi già affermati, l'uno come giornalista sportivo e l'altro come medico), che trovarono riparo negli Stati Uniti. Con una scrittura vivace e ricca di aneddoti, l'autore ripercorre poi le vicende 'ebraiche' che lo hanno lambito nel corso del tempo: la nascita in Perù nel '43 per via dell'esilio del padre, il rientro in Italia nel '48, la sopravvivenza di uno specifico 'lessico famigliare', un viaggio in Israele nel dicembre '67, alcuni incontri decisivi (con l'esperto finanziario Renato Cantoni, il filosofo Lukács, i giornalisti Stille e Montanelli, l'agente letterario Linder). Fino al commovente primo ritorno a Lima nel 2010, 62 anni dopo esserne partito. Il volume è infine impreziosito da un album fotografico, che attinge a numerosi archivi privati.
8vo, br. ed. pp.344. Al centro di questo libro sono gli ebrei di Ancona. Le pagine che seguono si interrogano sulle forme di giustificazione e di realizzazione della presenza di questa minoranza in una città portuale di antico regime, nella più ampia cornice dello Stato dei papi. L'arco cronologico di riferimento va dalla metà del Seicento alla prima metà del Settecento. Tuttavia, gli aspetti peculiari dell'organizzazione economica ebraica nella città, laddove pertinente, sono indagati con uno sguardo di più lunga lena, che abbraccia l'età moderna. All'analisi dei rapporti istituzionali e alle forme di collaborazione interna ed esterna al nucleo ebraico viene affiancata la focalizzazione di alcuni casi specifici, di alcune storie individuali o familiari, al fine di comprendere più intimamente la sovrapposizione dei fattori culturali, religiosi e più latamente sociali che sottostavano alle scelte degli uomini e delle donne del passato, anche in campo economico. Lo studio si situa all'interno di un dibattito storiografico molto vivace, quasi febbrile, sul ruolo economico delle minoranze nella formazione dei moderni spazi di mercato. Scala locale di analisi e scala macro sono alternate e intersecate per dare maggiore risalto alle peculiarità prese in considerazione e per contribuire a spiegare il funzionamento articolato delle relazioni economiche fra periferie e centro dei commerci. Se i riferimenti alle vicende del più ampio Mediterraneo costituiscono un cardine, è nel quadrante geografico del medio Adriatico che le storie che qui vengono seguite trovano la loro esplicazione più completa. Prefazione di Ercole Sori.
8vo, br. ed. 560pp. L'opera di Israel Zangwill ha svolto un ruolo fondamentale per la conoscenza del mondo ebraico. Prima di lui, l'ebreo era solitamente rappresentato nella letteratura come un individuo gretto e furbo, dedito a loschi traffici di denaro e di merci, sulla falsariga dello Shylock del Mercante di Venezia. Nei libri di Zangwill, nato e cresciuto nel ghetto di Londra, i suoi correligionari appaiono invece per quello che sono, «uomini come tutti gli altri, a volte miseri e a volte sublimi, che solo a differenza degli altri uomini formano una nazionalità senza nazione, sottoposti alle condizioni più tragiche che la Storia registri, esposti non solo allo sprezzo e ai dileggi, ma alle persecuzioni e ai massacri». I protagonisti de I sognatori del ghetto dedicano sé stessi alla ricerca di una formula spirituale che li consoli della morte e appaghi la loro curiosità del Mistero, sono dei sognatori che perseguono un sogno che non si è avverato e che i più pensano che non si avvererà mai. Pur nella loro autonomia e nonostante l'azione si svolga in epoche e in luoghi diversi - da Amsterdam a Roma, da Venezia a Londra e Berlino -, le storie che compongono questa raccolta costituiscono una narrazione unitaria e armonica. Gian Dàuli, che le ha tradotte, annota: «Un unico filo corre per i quindici racconti, li tiene uniti attraverso lo spazio e il tempo, mostra quanto poco possono gli eventi e i secoli mutare l'anima dell'uomo, e come i vivi non siano che la continuità dei morti, da formare quasi un'unica anima immortale».
8vo, br, ed. 219pp. Sophie, ebrea bella, colta ed elegante, nasce ad Aleppo negli anni '20. Studia in Francia e dopo essere sfuggita alle leggi razziali si trasferisce in Italia con l'amato Maurice e la primogenita Aline. Nella Milano del dopoguerra si fa notare per lo stile anticonvenzionale: è una giovane donna sofisticata e benestante che con le figlie parla solo in francese e preferisce andare alla Scala invece che in sinagoga. Elegante e indomabile, Sophie guida (anche il motoscafo), gestisce e amministra la famiglia come fosse lei "il maschio" (il marito è spesso lontano per lavoro e di lei si fida). La sua vita scorre raccontata dalla figlia Esther: sullo sfondo la guerra, l'esilio, i profughi, il boom economico, il bel mondo, gli ebrei e la loro cultura. Fino a che Sophie, che è diventata nonna e ha perso Maurice, comincia a sentirsi isolata. Soffre. La sua camminata eretta e svelta si fa tentennante. Il dolore alla schiena è pungente. Il passo piano piano più debole. Sophie, che ha sempre curato molto il suo aspetto, è sconvolta dal decadimento. E quando la malattia la mangia piano piano, lei decide di offrire tutta se stessa prima di abbandonare il gioco. Con fermezza e dignità. Le stesse con cui ha governato la sua vita e quella delle quattro figlie, che devono trovare un accordo e assecondare la decisione ultima di una madre che si farà rispettare fino in fondo dalla vita e dal tempo.
8vo, orginal cloth, no dj. 358 pages. in english. Minimal bestoßen, gering gebräunt. Exlibris. Guter Gesamtzustand - good condition. Weitere Bände dieses Jahrbuchs im Angebot! Versand in aller Regel innerhalb von ein bis zwei Werktagen. Rechnung mit ausgewiesener Mehrwertsteuer beiliegend. Sprache: Englisch Gewicht in Gramm: 870 Gr.-8°(=22,5-25cm), Original-Leinen, Kein Umschlag - dusk-jacket.
8vo, 628 pp. plates, hardcover, very good in a good dust jacket.
8vo, Fine cloth copy in a good if somewhat edge-nicked and dust-dulled dw. particularly and surprisingly well-preserved overall; tight, bright, clean and strong.; xxxii, 448p. : illus., plates, frontis., ports ; 24cm. contains: yiddish semantics and historiography, alex Bein, the jewish parasite, hans liebeschutz max weber's historical interpretation of judaism, hamburger jews in public service under german monarchy, Rosenbaum Ferdinand Lassalle, and many other essays.
8vo, cloth in dj, pp.265. Two thousand years ago, 967 Jewish men, women, and children?the last holdouts of the revolt against Rome following the fall of Jerusalem and the destruction of the Second Temple?reportedly took their own lives rather than surrender to the Roman army. This dramatic event, which took place on top of Masada, a barren and windswept mountain overlooking the Dead Sea, spawned a powerful story of Jewish resistance that came to symbolize the embattled modern State of Israel. The first extensive archaeological excavations of Masada began in the 1960s, and today the site draws visitors from around the world. And yet, because the mass suicide was recorded by only one ancient author?the Jewish historian Josephus?some scholars question if the event ever took place. Jodi Magness, an archaeologist who has excavated at Masada, explains what happened there, how we know it, and how recent developments might change understandings of the story. Incorporating the latest findings, she integrates literary and historical sources to show what life was like for Jews under Roman rule during an era that witnessed the reign of Herod and Jesus?s ministry and death. Featuring numerous illustrations, this is an engaging exploration of an ancient story that continues to grip the imagination today.
8vo, ril. ed. sovracop. pp.xx-308. Per gran parte del XX secolo, l'Europa è stata perseguitata da una minaccia scaturita dalla propria immaginazione: il bolscevismo giudaico. Questo mito - che riteneva il comunismo un complotto ebraico volto a distruggere le nazioni d'Europa - era una fantasia paranoica, eppure i timori di una cospirazione giudaico-bolscevica si affermarono dopo la Rivoluzione russa e si diffusero in tutta Europa. E durante la Seconda guerra mondiale tali paure contribuirono a seminare la morte, l'odio e l'orrore. Il racconto di Paul Hanebrink inizia con i movimenti controrivoluzionari che turbavano l'Europa alla fine della Prima guerra mondiale. Fascisti, nazisti, cristiani conservatori e molti altri europei, terrorizzati dal comunismo, immaginavano i bolscevichi ebrei come nemici sul punto di varcare i confini per sovvertire l'ordine dall'interno con le loro idee devastanti. Negli anni che seguirono, il bolscevismo giudaico fu un'arma politica potente e facile da usare. Dopo l'Olocausto, quello spettro, lungi dal morire, semplicemente si modificò, diventando uno dei componenti della guerra fredda. Dopo un'ennesima trasformazione, persiste ancora oggi su entrambe le sponde dell'Atlantico nella politica tossica del nazionalismo di destra rivitalizzato.
8vo, br. ed. 243pp. Circa un milione e mezzo di bambini furono assassinati nella Shoah; pochissimi si salvarono sopravvivendo nascosti, in fuga, alla non vita dei ghetti est-europei e dei lager. Per lungo tempo nessuno si interessò alla loro vicenda, e i sopravvissuti si chiusero nel silenzio. La storia e la memoria dell'infanzia ebraica perseguitata dal nazifascismo ricevettero scarsa attenzione, partendo dallo stereotipo in base al quale i bambini sono troppo piccoli per avere ricordi. Ma che cosa accadde ai bambini durante la Shoah? Quali tipi di esperienze attraversarono, e come essi stessi le percepirono e le vissero? Come cercarono, pur piccoli, di testimoniare quanto stava loro accadendo, consapevoli della necessità di lasciare traccia? Quanti decisero invece di tacere per decenni per cercare di lenire il dolore, e quale sguardo proiettano oggi i testimoni, a distanza di tempo, sulle vicende persecutorie della loro infanzia? E soprattutto che cosa accadde dopo, quando per la maggior parte di loro, nati già durante la persecuzione, la fine della guerra non significò ritornare alla vita ma dover iniziare a vivere un'infanzia che era stata loro preclusa? Con la ricostruzione della storia e della prospettiva dei bambini nella Shoah, l'autrice restituisce dignità di ascolto ai bambini di allora, e al contempo mostra come non solo la percezione di quanto accadeva ma anche le modalità stesse in cui lo sterminio dei bambini fu concepito furono uniche e troppo a lungo trascurate nella storiografia della Shoah.
8vo, tela ed. in sovracoperta, pp.710. L'ebraismo ha mantenuto invariata la sua fortissima identità nonostante le innumerevoli forme e credenze che hanno costellato il suo corso millenario. Il libro di Martin Goodman offre la prima storia complessiva della sua nascita, della sua evoluzione e delle sue diverse correnti e tradizioni. Dalle origini della religione ebraica nel mondo politeistico del secondo e primo millennio al culto del tempio d'epoca cristiana, Storia dell'ebraismo racconta le vicende di rabbini, mistici e messia medievali e agli albori dell'età moderna, descrive le varietà religiose contemporanee dall'Europa alle Americhe, dall'Africa all'India e alla Cina, così come le istituzioni e le idee sulle quali si fonda ogni forma di ebraismo. Intrecciando i diversi fili del dibattito filosofico e dottrinario che attraversa tutta la sua storia, questo libro, autorevole e coinvolgente insieme, restituisce la cronaca di una tradizione fondamentale per l'eredità spirituale umana.
8vo, rilegat. ed. sovracoperta, cofanetto. 510pp. «La letteratura dei palazzi, o Hekalot, come si chiamano in ebraico, è antica, misteriosa, difficile. Mette soggezione anche al lettore esperto, abituato a vedersela con i testi astrusi della qabbalah, la sapienza segreta del giudaismo, che si è forgiata tra il XIII e il XVI secolo. Per quanto siano complesse le allegorie dei mistici medievali e della prima età moderna, questi palazzi a perpendicolo su dirupi di luce rimangono una meta proibitiva, quasi irraggiungibile. La letteratura degli Hekalot precede la qabbalah. La precede nel tempo, giacché comincia a costituirsi nei primi secoli dell'età volgare, e la precede nell'ordine mentale e nell'immaginario collettivo. Chi giunge alle dimore divine, e riesce a penetrarvi, entra in un'aristocrazia sapienziale, invidiata e ambita. Il percorso è pericoloso. Alle porte degli edifici superni vigilano guardiani scorbutici e maneschi. Bisogna saperli prendere con le buone, ingraziarseli, oppure aggirarli ricorrendo a qualche aiuto altolocato. Ma non è solo l'itinerario difficile a respingere molti, o forse quasi tutti. Il problema, con cui si scontrava l'adepto in età antica, e che ancora oggi scoraggia più di un lettore, è capire il perché di tanta fatica. Cosa si trova in cielo? Beninteso, non nel cielo volgare dei nostri viaggi intercontinentali. Quello che qui importa è il cielo incontaminato della sapienza primordiale. Il cielo abitato da Dio e dalla sua corte celeste. Il cielo affollato di angeli, protetto da mura altissime di tizzoni accesi, a un tempo percorso da melodie dolcissime e scosso da paurosi boati. Cosa c'è da vedere, cosa c'è da sapere? Questo è l'argomento del nostro libro. Le pagine che seguono sono una risposta alla domanda che, da sempre, s'è fatta a chi torna. Cos'hai visto? Ne valeva la pena? Cosa c'è "là"»? (dall'Introduzione)
8vo, br. ed. 186pp. Les Khazars : une énigme historique de la taille d'un empire disparu qui aurait duré du VIIe au XIe siècle de notre ère et qui s'étendait entre la mer Caspienne et la mer Noire, de la Volga à la chaîne du Caucase, au croisement des grandes routes commerciales et des zones d'influence des trois spiritualités chrétienne, juive et musulmane. Comment retracer l'histoire de ce peuple cavalier d'origine turco-mongole ? Pourquoi les Khazars se sont-ils convertis massivement au judaïsme ? Pourquoi leur empire s'est-il écroulé ? Pourquoi ont-ils été si longtemps oubliés ? Et pourquoi, d'Arthur Koestler à Marek Halter, font-ils rêver ? Voilà les questions auxquelles tente de répondre cet ouvrage, mettant à contribution spécialistes et passionnés de la Russie.
2 volumi, 8vo, leg. edit. pp.1401, sovracoperta in cofanertto . "Sionista. L'aggettivo suona come un insulto. Il termine oggi e' talmente svalutato che la realta' cui si applica ha finito per sparire sotto i sedimenti della stigmatizzazione e persino, come in certe occasioni internazionali, della demonizzazione. Alla realta' di una fede e di una cultura, il discorso antisemita ha risposto con fantasie tremende (l'omicidio rituale, tra l'altro), soffocando nella paura un oggetto di conoscenza. Alla realta' di un'ideologia e di un movimento nazionale sostanzialmente atipico, il rifiuto risponde con il marchio d'infamia, ma non ci dice che cosa esso sia e, ancora meno, che cosa sia stato. Il sionismo e' a tal punto sepolto sotto strati e strati di riprovazione che oggi e' difficile determinare serenamente che cosa fu, in quali condizioni nacque, l'humus che lo nutri' e la pluralita' dei suoi significati. Posto di fronte ai problemi della modernita' politica, imboccando in particolare la strada della nazione, della laicita', dell'utopia sociale e della cultura come nuova forma della dimensione religiosa in societa' secolarizzate, il sionismo, lungi dal rivolgersi solo agli ebrei, contribuisce a porre le domande capitali del XX secolo. Che ne e' dei rapporti tra la lingua e la nazione, tra popolo e territorio, cosa succede a una fede nazionale nel processo globale di laicizzazione del mondo? Cosa accade alle forme culturali del politico nelle societa' massificate in cui il sionismo inizio' a prendere forma piu' di un secolo fa?" (Dall'Introduzione)
8vo, 449pp. prima edizione
8vo, br. ed. 356pp. Nell'Europa del diciannovesimo e ventesimo secolo gli ebrei vissero in modo contraddittorio - talvolta drammatico - ma anche straordinariamente fecondo il conflitto fra il rispetto della tradizione e le sempre più pressanti esigenze di integrazione poste dall'avvento della società moderna. In questo libro, che chiude idealmente la trilogia composta da "Destini e avventure dell'intellettuale ebreo" e "Passione e tragedia", Riccardo Calimani ricostruisce la tormentata storia della comunità ebraica in due paesi chiave nel panorama culturale del Novecento europeo, la Francia e l'Ungheria, e analizza la personale "inquietudine" e le trame esistenziali dei suoi esponenti più famosi. Con questo libro Calimani completa la mappa dell'intellighenzia ebraica europea, raccontando come ogni suo membro affrontò il problema del rapporto con le proprie origini nel sempre più fosco scenario in cui si stavano creando le premesse della Shoah.