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1983réf. 18849New York : Columbia Univ. Press, 1983. XIII, 290 S. 8°, Okart.
20122012 n° 9 : visualisation et mathematisation. Revue de semiotique visuelle. Brossura
réf. 75-6662Amsterdam: Paul Andriesse Gallery Semiotica 1990. 4to. Soft Cover ca.20 pp. B&W and Color Plates Very Good with Creasing Abrasions Age Toning. Amsterdam: Paul Andriesse Gallery, Semiotica, 1990 paperback
2001336 pp., primechaniya; ukazatel' imen; ukazatel' terminov; tables, schemes; text clean and tight. Avtor iskhodit iz ubezhdeniya, chto net takoi problemy v istorii i teorii literatury, kotoruyu nevozmozhno reshit' s pomoshch'yu matematicheskikh metodov. Stroitsya yazykovaya model' literaturnogo yavleniya: ona podvergaetsya matematicheskoi obrabotke; dlya oblegcheniya i uskoreniya raboty ispol'zuyutsya komp'yuternye programmy; posle chego rezul'tat analiza perenositsya na literaturnoe yavlenie, kotoroe iznachal'no yavlyaetsya predmetom izucheniya. Clean Copy. In Russian
1979Baj, Enrico (Eco, Umberto: a cura di) Apocalisse. Milano, Gabriele Mazzotta editore (Foro Buonaparte 52) - Arti Grafiche Leva A. and G. (stampa) 1979 italian, in ottavo pp. 128 I ed.: marzo 1979. VIII/ 128/ brossura in cartoncino patinato con grafica in nero, bianco e colori e con illustrazione a colori al primo piatto (disegno di Enrico Baj). Stato buono (lieve usura della copertina - copertina e pagine brunite).
réf. DADAX0412368706New unknown
réf. 32823Texte établi, annoté et présenté par Nathalie Léger, Seuil IMEC, Traces écrites, 2003, 480 pp., broché, dos insolé, bon état général.
réf. 39641Texte établi, annoté et présenté par Claude Coste, Seuil IMEC, Traces écrites, 2002, 245 pp., broché, couverture légèrement insolée, bon état.
réf. 53444Seuil, 1978, édition originale sur papier ordinaire, 45 pp., broché, couverture un peu défraîchie, rousseurs, état correct.
2017ill., br. La semiotica del fumetto è un campo ancora scarsamente esplorato. Il libro pone le basi di questa disciplina partendo dalle nozioni classiche della semiotica, come enunciazione e narratività, per comprendere il senso specifico del raccontare a fumetti, anche per analogia e contrapposizione con cinema e romanzo. Esplora poi le specificità grafiche del fumetto, nella sua peculiare interazione tra immagine e scrittura. E conclude con la costruzione del ritmo e la gestione dell'attenzione del lettore, e le tecniche di conduzione delle tensioni narrative, comuni a tutti i tipi di narrazione e tuttavia operativamente diverse caso per caso. Il volume - rivolto a lettori consapevoli e agli specialisti - affronta nella maniera più semplice problemi particolarmente complessi, affiancando una teoria del testo a fumetti alle teorie, già esistenti, del cinema, del romanzo, del testo poetico.
19588°, pp. 56, testo su due colonne, brossura editoriale, titolo al piatto, Estratto dal dizionario epigrafico di antichità romane. Nel testo è espresso il significato delle parole e le più note epigrafi dove si trovano. Esemplare molto buono
177231 0x230 mm, pp. XXIV, 379, (1), incisione allegorica al frontespizio, carta dell'Italia tenuta da due putti con sullo sfondo la cirra di Modena. iniziali e finalini decorati, legatura coeva in cartoncino rustico, senza il dorso. L'esemplare è molto buono, fresco e con barbe. Interessante opera in cui si affermano le origini celtiche della lingua italica
2019br. La banalità è il nostro nuovo demone. È da quest'ultima che vogliamo rifuggire, come dalla noia, ma è questa stessa fuga a renderci sempre più banali (e noiosi, e annoiati). Per i luoghi comuni proviamo esplicite repulsioni e recondite attrazioni, la nostra idea di successo è che tutti notino come siamo bravi a svincolarci, almeno momentaneamente, da essi. In queste pagine Bartezzaghi si arrischia a seguire due convinzioni. La prima è che abbiamo sbagliato spauracchio e che convenga invece cercare di "avere un buon rapporto" (come oggi si dice) con la banalità, nostra e altrui. Come accade con le persone, per "avere un buon rapporto" con qualcuno occorre guardarlo in faccia, conoscerlo, rivolgersi a lui con schiettezza. Dobbiamo farci amica la banalità. La seconda convinzione è che i social network oggi sono un ambiente particolarmente adatto a farcela guardare in faccia e a conoscerla.
2013ill., br. Presente da quasi un secolo su tutti i giornali del mondo, assente da qualsiasi storia del giornalismo, del costume, della lingua, il cruciverba è l'inavvertito elefante che siede nel salotto della comunicazione del Novecento. Molti lo ritengono più antico di quello che è: eppure non poteva che nascere nella New York degli anni Dieci, contemporaneamente a tutto ciò che ha costituito l'orizzonte del moderno, dalla catena di montaggio al cubismo, dal giornalismo dei reportage alla musica jazz. Vuoto, il cruciverba è una griglia ortogonale di caselle; pieno, è un caleidoscopio alfabetico in cui si frammentano e si ricompongono le parole della lingua e i nomi del mondo, dando la possibilità ai lettori di verificare le proprie conoscenze in una sfida con se stessi, circoscritta a una percorrenza in metropolitana o a una sosta in poltrona durante il weekend. La storia del cruciverba è un romanzo. I suoi personaggi sono tutti straordinariamente eccentrici (e apparentemente tutti "normali"), i suoi dialoghi collegano definizioni indiziarie e soluzioni congetturali, la sua ambientazione è la metropoli, con i suoi giornali, i suoi grattacieli, i suoi mezzi di trasporto.
2017br. Non c'è lingua e non c'è epoca in cui non si sia giocato con le parole: troviamo giochi di parole nei testi più solenni di religioni, letterature, filosofie. Sono una dimensione comune a tutti: dagli analfabeti ai premi Nobel. Ed è proprio dalla classicità e dal folklore che la cultura di massa ha ripescato le più curiose ed enigmatiche combinazioni linguistiche per adattarle alla contemporaneità. Dall'enigmistica alla pubblicità, dalla satira ai tweet, la lingua mette in gioco le parole in modo che ci avvincano ancora prima che convincerci. In queste pagine Stefano Bartezzaghi ci spiega la natura di queste scintille dell'intelligenza e ci invita ad appropriarcene.
Seuil, Tel Quel, 1966, édition originale sur papier ordinaire, 79 pp., broché, passages signalés au stylo, couverture un peu défraîchie, état correct.
2002ill. "Perché il Giappone? perché è il Paese della scrittura: fra tutti i Paesi conosciuti, è in Giappone che ho incontrato la pratica del segno più vicina alle mie convinzioni". Dice Barthes a proposito di quest'opera, al tempo stesso notazione di viaggio (ma agli antipodi delle cronache del letterato) e perlustrazione entro un intero sistema di vita. "Il luogo dei segni non è cercato negli aspetti istituzionali ma nella città, nel negozio, nel teatro, nella cortesia, nei giardini, nella violenza. Ci si occupa di alcuni gesti ricorda ancora l'autore - di alcuni cibi, di alcune poesie; ma soprattutto di volti, di occhi e di pennelli con cui si può scrivere, ma non dipingere, il tutto".
Seuil, Points Sciences Humaines, 1984, 180 p., poche, état très correct.
2019br. L'ascolto dà al suono un corpo sensibile da esplorare, perché vi si possa ritrovare tracce di spazio e di tempo, indizi di esperienze vissute, ritmi, consonanze, e segni da decifrare. L'ascolto mette in comunicazione due soggetti, li assicura di esistere l'uno per l'altro, e poi concede loro di sondare oltre la grana della voce i segreti del cuore. "Ascolto" è un testo (spesso citato, ma raramente letto) che Roland Barthes scrisse nel 1976, quattro anni prima della morte, in collaborazione con Roland Havas. Un piccolo saggio in cui si affronta la pratica dell'ascoltare in tutte le sue accezioni, sullo sfondo del vivere quotidiano, della religione, delle arti e degli studi letterari. Poche pagine importanti e ancora attuali, dove la semiologia incontra l'estetica e la psicanalisi, aprendosi alla ricerca dei rapporti fra senso, potere e desiderio. Introduzione di Stefano Jacoviello.
1999brossura
Einaudi, Torino, Pubblicazione settimanale, 2 gennaio 1975. Nuovo Politecnico 66. In 8vo piccolo lungo, pp. 66, bross. edit. Modeste imperfezioni di copertina, molto buono l'interno. .
réf. DADAX0253205689New unknown
2001a cura di Bruno Latour, introduzione di Paolo Fabbri