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2005br. La descrizione della più schiacciante vittoria di Napoleone, la battaglia di Austerlitz, fatta da un generale francese che gli combatteva contro, al servizio dello zar, senza nessun tecnicismo da stratega che punta a dimostrare la sua ipotesi, né la vanagloria del vecchio soldato in ritiro che desideri rimarcare il suo ruolo. Il metodo di analizzare la battaglia è, per così dire, psicologico, nel senso che le mosse dei diversi giocatori sono fatte discendere per lo più dai loro caratteri, dalle loro figure e dal ruolo sociale che le circostanze li chiamano a interpretare. In primo piano sono sempre le persone e le loro azioni, e il modo di raffigurare quei personaggi, già noti per altri ritratti letterari, è inatteso e originale.
2014br. Diari di Alfonso Zenatti, nato a Cazzano di Brentonico nel 1893 e morto a Milano nel 1941, riferiti al periodo 1917-1920 e alla sua partecipazione al Corpo italiano di spedizione in Estremo Oriente.
2010br. Il 1993 è appena iniziato in Sierra Leone e a Mogbwemo, il piccolo villaggio in cui vive il dodicenne Ishmael, la guerra tra i ribelli e l'esercito regolare, che insanguina la zona del paese più ricca di miniere di diamante, sembra appartenere a una nazione lontana e sconosciuta. Di tanto in tanto nel villaggio giungono dei profughi che narrano di parenti uccisi e case bruciate. Ma per Ishmael, suo fratello Junior e gli amici Talloi e Mohamed, quei profughi esagerano sicuramente. L'immaginazione dei ragazzi è catturata da una cosa sola: la musica rap. Affascinati dalla "parlata veloce" di un gruppo americano visto in televisione, i ragazzi hanno fondato una band e se ne vanno in giro a esibirsi nei villaggi vicini. Un giorno, però, in cui sono in uno di questi villaggi, li raggiunge la terribile notizia: i ribelli hanno attaccato e distrutto Mogbwemo. Ishmael non vedrà più casa sua e i suoi genitori. Perderà Junior. Fuggirà nella foresta, dormirà di notte sugli alberi, sarà catturato dall'esercito governativo, imbottito di droga, educato all'orrore, all'omicidio, alla devastazione. Il suo migliore amico non sarà piú il tredicenne Talloi ma l'AK-47 e la sua musica non più l'hip-hop ma quella del suo fucile automatico. Una testimonianza indimenticabile dal cuore dell'Africa, dove milioni di bambini muoiono di malattie curabili in Occidente e centinaia di migliaia sono mutilati o cadono in guerra.
2012ill., br. Dante Brucci, Luigi Agricoli, Mario Cornazzani, Fernando Gennari, Valerio Signorini sono i protagonisti di questo volume che racconta le piccole storie di ragazzi di Rufina, San Godenzo, Pontassieve, Borgo San Lorenzo, Firenze, catapultati, loro malgrado, in storie più grandi di loro. Spinti fino a lambire i bordi dell'inferno nel periodo della seconda guerra mondiale, con l'invasione tedesca e le deportazioni, la resistenza e la nascita della Repubblica, sono riusciti a tornare a casa e hanno testimoniato la crudeltà e la follia della violenza e della sopraffazione, costruendo una "memoria" che sia di insegnamento ai giovani perché simili esperienze non abbiano mai più a ripetersi.
2018ill., br. Tutti sanno tutto di Caporetto, ma pochi conoscono a fondo la battaglia di Vittorio Veneto. (...). Con questo lavoro abbiamo inteso delineare la situazione politico-militare dell'impero asburgico al momento della firma dell'armistizio (...). Come spesso accade, i politici dichiarano le guerre e decidono quando concluderle, mentre nel mezzo ci sono i militari che le combattono anche a costo della propria vita. (...).
2010br. Nel dicembre del 1943 Sofia Schafranov, medico di origine russa, in servizio presso un sanatorio in provincia di Sondrio, viene arrestata. Dopo alcuni giorni di prigionia nel carcere di San Vittore - insieme alla madre e ad altri 1200 ebrei, stipati in carri-bagaglio ermeticamente chiusi - dalla stazione centrale di Milano iniziano il triste viaggio di "deportati" verso i campi di Auschwitz. Sofia riuscirà a sopravvivere ai due anni di prigionia nei lager e in queste pagine l'autore (cognato di Sofia) le cede la parola perché sia lei a narrare, quasi con rassegnata indifferenza, l'orrore vissuto: i viaggi massacranti, il freddo, la fame, le selezioni, i maltrattamenti, le percosse, le umiliazioni, il tifo, gli aguzzini, le stragi, il servizio medico presso il Revier o lazzaretto di Birkenau, dove cinquecento "cadaveri viventi" combattevano tra la vita e la morte, senza una reale possibilità di fare qualcosa per loro. Un orribile calvario durato fino al 15 maggio 1945, quando grazie all'arrivo degli americani, si può riassaporare la libertà. La prima pubblicazione (Sorzogno 1945), molto vicina come data ai tragici fatti raccontati, rende il volume un documento-testimonianza. Per la Giornata della Memoria, 27 gennaio 2011.
2014br. Qual era la situazione, reale e immaginaria, dell'Italia nel 1945? Quale paese usciva da vent'anni di fascismo, da una guerra devastante, da una terribile occupazione nazista e da una resistenza che è stata anche guerra civile? In questo volume Guido Crainz descrive i momenti principali del passaggio cruciale dal regime fascista alla nascente democrazia italiana. Letteratura e giornalismo d'epoca, memorie e documenti d'archivio testimoniano il segno profondo lasciato dalla guerra in un paese oscillante tra speranze e paure, tra desiderio di trasformazione e bisogno di normalità. Ci trasmettono la necessità di un esame di coscienza collettivo volto a capire le ragioni del dramma alle spalle, che però si interromperà troppo presto. Ci ripropongono, infine, le condizioni concrete in cui avviene la costruzione della "democrazia dei partiti", con le sue contraddizioni e i suoi limiti. In questo quadro, anche le violenze successive al 25 aprile trovano una precisa collocazione storica, perché situano concretamente i drammi vissuti da milioni di donne e di uomini negli anni precedenti. E soprattutto mostrano quanto ancora fosse lunga l'ombra della guerra, in grado di alterare i più elementari codici di comportamento e ridisegnare un'antropologia della violenza e dell'illegalità che ci lascia sconcertati e ci rimanda a un'Italia molto lontana da noi.
2014br. "Italiani, brava gente"? Non la pensa così lo storico Angelo Del Boca che ripercorre la storia nazionale dall'unità a oggi e compone una sorta di "libro nero" degli italiani, denunciando gli episodi più gravi, in gran parte poco noti o volutamente e testardamente taciuti e rimossi. Si va dalle ingiustificate stragi compiute durante la cosiddetta "guerra al brigantaggio" alla costruzione in Eritrea di un odioso universo carcerario. Dai massacri compiuti in Cina nella campagna contro i boxer alle deportazioni e agli eccidi in Libia a partire dal 1911. Dai centomila prigionieri italiani lasciati morire di fame in Austria, durante la Grande Guerra, al genocidio del popolo cirenaico fino alle bonifiche etniche sperimentate nei Balcani.
2020br. Nel 1939, a seguito di un accordo tra Italia e Germania, agli altoatesini di lingua tedesca fu intimato di scegliere, entro il 31 dicembre dello stesso anno, se volessero rimanere cittadini italiani oppure assumere la cittadinanza del Terzo Reich e trasferirsi in Germania. Dopo una subdola e menzognera campagna propagandistica operata dai nazisti, la gran parte dei tedescofoni optò per la Germania, mentre chi decise di rimanere in Alto Adige venne considerato un traditore dai "sudtirolesi", emarginato all'interno della comunità di lingua tedesca e perseguitato dai filonazisti.
2015ill., br. I quattro amici di via Cicco Simonetta non hanno più di tredici anni quando i nazisti occupano l'Italia e in tutto il Paese si comincia a organizzare la Resistenza. A Milano, nel caseggiato dove abitano, i ragazzi scoprono un gruppo di partigiani e, quasi per gioco, cominciano a spiarli. Presto però vengono coinvolti in piccole azioni e finiscono perfino sulle tracce di una spia del regime. Età di lettura: da 9 anni.
2020Nel 1939, a seguito di un accordo tra Italia e Germania, agli altoatesini di lingua tedesca fu intimato di scegliere, entro il 31 dicembre dello stesso anno, se volessero rimanere cittadini italiani oppure assumere la cittadinanza del Terzo Reich e trasferirsi in Germania. Dopo una subdola e menzognera campagna propagandistica operata dai nazisti, la gran parte dei tedescofoni optò per la Germania, mentre chi decise di rimanere in Alto Adige venne considerato un traditore dai "sudtirolesi", emarginato all'interno della comunità di lingua tedesca e perseguitato dai filonazisti. Autori: Eriprando Della Torre di Valsassina.
2018ill., br. Giuseppe Ferri partecipa alla campagna di Russia dall'aprile al dicembre del 1942. Ha ventinove anni e porta con sé un'agendina in pelle dove annota le sue esperienze con una matita, perché l'inchiostro della penna si congelerebbe a causa del freddo. I suoi appunti sono scarni e non mancano gli errori ortografici, tuttavia ci restituiscono tutte le sue emozioni, dalla paura alla nostalgia per le persone care, e naturalmente la speranza per un futuro migliore. Le parole di Giuseppe ci aiutano a comprendere molti terribili aspetti della guerra, dalla ferocia dei bombardamenti e delle razzie al dolore per i compagni caduti, e ci ricordano che la storia, anche negli avvenimenti più grandi ed epocali, è fatta prima di tutto di persone. Premessa di Marta Baiardi. Introduzione di Matteo Grasso.
2022br. Il 24 febbraio 2022 ha segnato l'inizio di una fase storica nuova. Dal momento dell'invasione russa, l'Ucraina ha smesso di rappresentare, agli occhi dell'opinione pubblica occidentale, un paese remoto e poco conosciuto. Per effetto di uno di quegli shock collettivi che cambiano le prospettive e modificano il senso comune, il Donbas e il territorio circostante sono diventati come il cortile di casa, e la nostra geografia mentale ha subito un mutamento di lungo termine. Con stupore ci siamo resi conto che la distanza fra Palermo e Trieste è simile a quella che separa Trieste da Kiev (o meglio Kyiv, come è corretto scrivere in lingua ucraina). Le immagini degli aerei di Mosca, delle bombe, della gente disperata ammassata nei rifugi, sono entrate nelle nostre vite prendendo possesso di tutti i media, e scacciando in un lampo l'ossessione sanitaria da Covid-19. Ciò è avvenuto perché milioni di persone si sono rese conto, come se un velo fosse caduto improvvisamente dai loro occhi, che la pace non era più garantita a nessuno, nemmeno agli occidentali, e dunque neanche agli italiani. In un futuro più o meno immaginabile, la medesima minaccia militare del Cremlino.
1978ref. 3116467Graz: Verlag für Sammler 1978. VIII, 187 Seiten. 8° (17,5-22,5 cm). Illustrierter Orig.-Pappband. [Hardcover / fest gebunden].
1995ref. 3133853München: Bertelsmann 1995. 605 Seiten. 8° (17,5-22,5 cm). Orig.-Pappband mit illustriertem Orig.-Schutzumschlag. [Hardcover / fest gebunden].
2014ill. Riccardo, un ragazzino ebreo, è costretto a partire da solo e attraversare l'Italia occupata dai nazisti per raggiungere la sorella Lisetta a Roma. Durante il suo viaggio incontrerà mille difficoltà, vedrà di fronte a sé i malvagi, gli indifferenti, ma anche i buoni. Alla fine saranno i partigiani ad aiutarlo a mantenere la promessa fatta a Lisetta: "Se un giorno avrai bisogno di me, io ci sarò". Età di lettura: da 9 anni.
2021br. Un delicato racconto autobiografico per ragazzi capace di toccare anche il pubblico adulto. Il giorno del bombardamento di Pearl Harbour Lois era lì, o meglio, avrebbe dovuto trovarsi lì, insieme al padre militare, ma la nonna era venuta a far loro visita e avevano pianificato una giornata in spiaggia... Dopo la guerra l'autrice è cresciuta tra gli Stati Uniti e il Giappone, che ha conosciuto attraverso occhi da bimba, e che ci riporta con intimità. Età di lettura: da 10 anni.
2017br. La seconda guerra mondiale infuria per l'Europa e in Polonia la vita, già difficile per tutti, è per gli ebrei pressoché insopportabile. E Alex è, appunto, ebreo. Sua madre è scomparsa nel nulla e suo padre è stato prelevato dalle SS e fatto partire per una destinazione ignota. Rimasto solo Alex si è rifugiato in un edificio abbandonato, al numero 78 di Via degli Uccelli, e dalla sua isola segreta esce solo di notte, per procurarsi il cibo. Finché, un giorno, Alex ode delle voci: degli sconosciuti si sono introdotti nel palazzo. Il coraggio, l'eroismo perfino, non sono insoliti in tempo di guerra, ma Alex ha appena undici anni, e la sua è la storia di come la nuda forza di volontà riesca talvolta ad avere la meglio sulla crudeltà e l'ingiustizia. Età di lettura: da 12 anni.
2022ill., br. La secchia rapita è un trofeo di guerra, è il simbolo della feroce battaglia del 1325 combattuta tra bolognesi e modenesi a Zappolino. Ma questa storia contiene un messaggio che il sottotitolo dice chiaro e tondo, e che Ada, Antonino e Cesco hanno capito subito: la guerra è una vera insensatezza. Età di lettura: da 8 anni.
1936ref. 3117952Bielefeld & Leipzig: Velhagen & Klasing 1936. VI, (1), 143 Seiten. Kl. 8° (15-17,5 cm). Orig.-Pappband. [Hardcover / fest gebunden].
2013br. Il libro ripercorre alcuni momenti e casi storici in cui l'arte ha dovuto "fare la guerra" ed è divenuta terreno di conquista: la Rivoluzione francese, l'era napoleonica, il Risorgimento italiano, i saccheggi coloniali, la politica artistica di Hitler, la Guerra civile spagnola, i vizi e le virtù del grande collezionismo, la Prima e la Seconda guerra mondiale, la politica delle restituzioni dopo la fine di un conflitto. Può forse servire a comprendere perché l'arte possa essere amata, concupita e spregiudicatamente conquistata, ma anche odiata, perseguitata e distrutta. Non è soltanto il più desiderabile ornamento della nostra vita, ma anche un attributo del potere; ed è quindi inevitabilmente destinata a diventare preda, bottino, simbolo di legittimità da trasmettere e da ereditare. Ma anche destinata, quando si identifica con il nemico, a fare la sua stessa fine.
2018ill., br. Con il presente contributo l'autrice vuol far capire, al di là di ogni retorica patriottica o mitizzazione dellAustria felix, la complessità dell'intreccio, i retroscena meno noti che prepararono l'arrivo dell'Italia a Trieste ed in tutto l'ex litorale asburgico. Quella svolta epocale deve essere collegata inevitabilmente all'evolversi degli eventi bellici al fronte occidentale, italiano balcanico, mediterraneo a partire dall'estate 1918. Alla disintegrazione degli imperi centrali contribuirono, in modo determinante, le sofferenze insopportabili determinate dalla guerra, rivendicazioni sociali e nazionali, incentivate dai 14 punti di Wilson. Soldati dell'esercito austroungarico di ogni nazionalità combatterono al fronte del Piave e nella Battaglia del Solstizio. La questione di Trieste non si può comprendere isolatamente. Ci aiutano in tal senso pubblicazioni recenti, edite soprattutto in Croazia ed a Vienna, e documenti rimasti nell'ombra per molti decenni, come la memoria del vicecomandante della torpediniera 3 Gebauer, oltre alla testimonianza dell'esponente più importante del partito liberalnazionale italiano a Trieste, Marco Samaja. Alla fine dell'ottobre 1918 il destino dell'ex Litorale non era ancora deciso. L'obiettivo di questa pubblicazione è quello di illustrare le variabili che hanno determinato quell'esito finale. Nei giorni del "finis Austriae", in un complesso intreccio di fattori politici e militari, ecco perché la pericolosa missione affidata alla torpediniera 3, sequestrata dal comitato slavo di Zagabria alla flotta austroungarica, aprì la rotta al cacciatorpediniere Audace.
2017ill., br. I rapporti storici tra il confine orientale d'Italia e la Russia, risalenti al XVIII secolo, diventano esclusivi e peculiari rispetto al resto d'Italia negli anni della Grande guerra perché i militari dell'esercito austroungarico italiani, sloveni e croati, inviati al fronte orientale, furono testimoni diretti o presero parte attiva alla rivoluzione d'ottobre. Speranze di pace e di un mondo di uomini liberi ed uguali contribuirono ad alimentare un ricordo mitico negli anni tragici e dolorosi della seconda guerra mondiale e nel lungo e tormentato dopoguerra giuliano.
2014ill., br. La fotografia del bambino di Varsavia è vittima della sua grande efficacia. Nell'era multimediale planetaria, un piccolo clic ci fa passare da una vittima all'altra: clic! Mohammed al-Durah cancella il bambino di Varsavia; clic! È il turno del piccolo Eliàn Gonzàlez... La confusione sentimentale e politica è totale. L'immagine del ghetto di Varsavia non è più un documento: ha smesso di essere uno strumento pedagogico; sfocata, travestita, abusata, stravolta, sequestrata, ha perduto la sua capacità di messa in guardia; non informa più, è erosa dagli usi distorti. L'immagine si è modificata, consumata: portatrice all'inizio di una verità fondamentale, è diventata supporto di menzogne al servizio dei peggiori deliri. All'interno di un processo accelerato di globalizzazione degli affetti, delle emozioni, delle sensibilità, si fa sempre più riferimento 'all'opinione pubblica mondiale'. E ormai l'unico dovere di questa opinione pubblica è di commuoversi, di commuoversi spesso, di commuoversi e basta. L'analisi e la comprensione dei processi storici vengono messe da parte a favore della sola dimensione emotiva delle immagini. In sostanza, in una certa misura sono delle storie senza storia - né quella degli individui né quella dei popoli - quelle che oggi offrono agli occhi e alla comprensione queste immagini. L'immagine ha cessato di essere archivio. Non sollecita più il nostro desiderio di conoscere. Dopo essere stata verità, l'immagine si è trasformata in menzogna.
2022br. Norma Cossetto venne gettata ancora viva nella foiba di Villa Surani nella notte tra il 4 e il 5 ottobre del 1943. Aveva ventitré anni ed era iscritta al quarto anno di lettere e filosofia, all'Università di Padova. I suoi assassini, partigiani di Tito, che dopo il crollo del regime fascista tentano di prendere il potere in Istria non hanno pietà della sua giovinezza e innocenza e, prima di ucciderla, la violentano brutalmente. L'assassinio di Norma Cossetto e di tutti quegli uomini e quelle donne che furono infoibati o morirono a causa delle torture subite, annegati in mare per mano dei "titini" mostra verso quale orizzonte ci si dirige "quando si ritiene che la verità della vita è lotta, e che non tutti gli esseri umani sono provvisti della medesima dignità".