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8vo, ril ed. sovracop. 376pp. A cent'anni dalla scissione di Livorno del gennaio 1921, questo libro rilegge protagonisti e momenti principali della storia del comunismo italiano in un'ottica internazionale, fino alla sua conclusione dopo la caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989. I comunisti italiani si rappresentarono sempre come una forza nazionale e internazionale, seppure declinando i due termini in modi assai diversi tra loro nel corso del tempo. Silvio Pons ricostruisce le loro visioni, i legami e le strategie come un particolare caso di studio del comunismo globale. Tramite l'intera parabola del Pci, è possibile vedere i nessi e le interazioni molteplici tra la storia italiana e questioni cruciali del Novecento quali l'impatto della rivoluzione bolscevica nel 1917, le esperienze dell'antifascismo e dello stalinismo, la guerra fredda e la divisione dell'Europa, la decolonizzazione e la nascita del mondo postcoloniale, il «Sessantotto globale», il ruolo della Comunità Europea, la fine del comunismo in Europa. Silvio Pons rilegge visioni, legami, protagonisti e momenti principali nella storia del comunismo italiano come un particolare caso di studio del comunismo globale. La cultura politica espressa da gruppi dirigenti a forte vocazione intellettuale e da personalità come Gramsci, Togliatti, Berlinguer viene analizzata nelle visioni dell'ordine europeo e mondiale, nella costruzione di senso dei nessi tra identità nazionali e appartenenze internazionali, nell'approccio ai temi della pace e della guerra. L'internazionalismo fu una genealogia rivoluzionaria, un fondamento simbolico, un complesso di pratiche e una cultura condivisa. I comunisti italiani si ritagliarono un posto specifico nel progetto globale nato nel 1917, dando vita al principale partito comunista in Occidente e proponendosi come coscienza critica di una «comunità immaginata» su scala mondiale. Più di ogni altra cultura politica italiana, si legarono a influenze e connessioni transnazionali, con il risultato controverso di contribuire alla frattura della comunità nazionale nella guerra fredda e di esercitare un'opera di mediazione oltre i confini e le rappresentazioni dell'ordine bipolare. Il loro internazionalismo si trasformò nel corso del tempo, sebbene senza mai recidere del tutto il legame esistenziale con la matrice originaria, fino a confluire nella visione dell'Europa come soggetto della politica mondiale. Un'eredità che ha senso rivisitare oggi, in un tempo che registra il declino degli internazionalismi del secolo scorso mentre il mondo transnazionale stenta a emergere.
Bruxelles, 1849, in-16, br. Manca la copertina anteriore.
2019ill., ril. Di Concetto Marchesi (1878-1957) può dirsi che ebbe due vite: quella vera, di uomo di genio, con la sua grandezza, e le sue debolezze e zone d'ombra, il suo fiuto politico, il suo pessimistico individualismo; e quella, artificiosa, del mito postumo. L'esperienza che segnò tutta la sua vicenda fu la resa, e poi adesione, al fascismo della maggioranza degli italiani. Marchesi convisse col fascismo nella difficile posizione dell'oppositore 'dormiente', unico esponente dell'alta cultura italiana legato al disciolto ma mai annientato Partito comunista. Intanto maturava in lui l'opzione, verso cui si orientava, negli stessi anni, anche Antonio Gramsci, per il «cesarismo progressivo», incarnato, ai suoi occhi, dal potere staliniano. La costante riscrittura di capitoli chiave della sua Storia della letteratura latina (Gaio Gracco, Sallustio, Cesare, Tacito) fu lo specchio di tale cammino. Rettore a Padova dopo l'8 settembre 1943, giocò una partita spericolata e controversa, ma alla lunga insostenibile. Costretto alla fuga, dall'esilio in Svizzera, crocevia dei servizi segreti delle potenze in guerra, divenne il perno della rete che riforniva di armi i partigiani. Nel riflusso del dopoguerra, presto vide che il fascismo non era affatto morto. Ma nel «terribile 1956», pur sferzando apostati e fuggiaschi, intuì la crisi profonda del movimento comunista.
1975Very Good English Paperback. Pbo. Cr. 8vo. (20 x 14 cm). In Turkish. 3 volumes set: (238 p.; 214 p.; 194 p.). A study on history of the Albanian Labor Party. Arnavutluk Emek Partisi tarihi. 3 volumes set.
1953Lunga dedica di Antonio Greppi all'occhiello Ottimo stato.
1946Con un ritratto all'antiporta
Selections of Afro-Asian People's Anti-Imperialist caricatures - ed. 1967 Testo in lingue inglese, francese, arabo, cinese. Pagine 150 ca. con molte illustrazioni. Condizioni molto buone.
8vo. Paperback.The Philosophy of Living Experience is the single best introduction to the thought of Alexander Bogdanov (1873-1928), a Russian polymath who was co-founder, with Lenin, of the Bolshevik Party. His landmark achievements are Empiriomonism (1904-6), a philosophy of radical empiricism that he developed to replace what he considered to be the crude materialism of contemporary Marxists, and Tektology: Universal Organisational Science (1912-17), a precursor of cybernetics and systems theory. The Philosophy of Living Experience (1913) was written at a transitional point between them.
1984réf. F105551Paris, FAC-editions 1984 167pp., 21cm., brochure originale, bon état, F105551
1984167pp., 21cm., brochure originale, bon état, F105551
1997réf. 20307Somogy Editions d’Art 1997 Grand in-4, cartonnage illustré, sous jaquette illustrée, illustrations pleines pages en couleurs, 252 pp. Bon état d’occasion.
1955Un volume 17,5 cm) di 509 pagine. A fogli ancora chiusi. Brossura editoriale. Perfette condizioni. Memorie polemiche di questo giornalista, giovane volontario nella Rsi, poi comunista, quindi anticomunista (e poi accusato di essere nei servizi segreti). L'Italia del dopoguerra e le sue convulsioni politiche su sfondo di guerra fredda.
1968réf. 136037Paris, éditions de Minuit, coll. « Arguments », n° 34 1968 In-8 21,5 x 13,5 cm. Broché, couverture beige à rabats, auteur & titre en noir et rouge sur le dos et le premier plat de couverture, 281 pp., notes, table des matières.
2019br. A cavallo fra le due guerre mondiali la Francia diventa terra d'immigrazione. Centinaia di migliaia fra italiani, polacchi, spagnoli, rumeni, cechi, slovacchi, bulgari, ungheresi e jugoslavi scelgono il Paese transalpino come rifugio. L'eco della Rivoluzione e della Comune di Parigi, insieme alla tradizione integrazionista della Francia, contribuiscono a favorire l'afflusso, ma ovviamente sono le opportunità di lavoro nelle fabbriche a determinare l'esodo imponente. Il Partito comunista francese decide già sul finire degli anni Venti di organizzare questa massa di diseredati. Crea a questo scopo prima la MOE e poi la MOI, due organizzazioni autonome ma interne al partito che devono organizzare per nazionalità i nuovi venuti. L'obiettivo è sindacalizzare gli immigrati, offrire loro sostegno culturale e materiale ma, soprattutto, creare una base di massa per il PCF, che in quel periodo attraversa una profonda crisi. Il lavoro minuzioso paga: molti degli immigrati ingrossano le fila del Partito e si organizzano sotto la sua egida. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, questi organismi collaudati forniscono le prime leve alla lotta partigiana. Sono loro i primi a prendere le armi, soprattutto nelle città, dove l'occupazione nazifascista è feroce e la Resistenza fatica a esprimere tutto il suo potenziale. Già nel 1941 arrivano le prime azioni: deragliamenti, espropri e omicidi mirati sono all'ordine del giorno. Una storia dimenticata, ricostruita fra testimonianze dirette e documenti d'archivio, del primo movimento clandestino di resistenza armata composto esclusivamente da immigrati comunisti che per primi, senza attendismi e imboscamenti, si sono gettati in una lotta senza quartiere contro il nazifascismo.
2018br. Il volume ricostruisce la vita politica e intellettuale di Palmiro Togliatti (1893-1964), per quarant'anni guida del PCI e dirigente autorevole del movimento comunista internazionale. Il suo complesso e travagliato cammino, dalla militanza nel gruppo ordinovista all'ultimo appello di Jalta, riflette esemplarmente speranze e tragedie del Novecento. La narrazione si sofferma in particolare sul periodo successivo al suo ritorno in Italia nel 1944, quando diventa uno dei principali fondatori del nuovo Stato repubblicano. Un filo rosso del libro è l'esplorazione dell'"officina" di Togliatti, per scoprirne la strumentazione concettuale, le categorie interpretative e le conseguenti visioni e proposte politiche. Sulla base delle più recenti acquisizioni storiografiche e della documentazione presente negli archivi della Fondazione Gramsci, il testo intende contribuire a una piena storicizzazione della figura di Togliatti, evidenziando alcuni dei suoi lasciti principali: l'analisi del fascismo e dell'organizzazione della società di massa; l'apporto alla costruzione di una cittadinanza democratica in Italia; la fortuna di Gramsci come classico del pensiero politico.
2018ill., ril. «La Casa del governo» è diverso da qualsiasi altro libro sulla Rivoluzione russa. Nella tradizione di «Guerra e pace» di Tolstoj, «Vita e destino» di Grossman e «Arcipelago Gulag» di Sol?enicyn, la scrittura di Slezkine racconta la storia vera degli abitanti di un enorme edificio di Mosca, dove vissero gli ufficiali del Partito comunista e le loro famiglie prima di essere epurati dalle purghe di Stalin. Una narrazione delle vite pubbliche e private di coloro che hanno creduto nel bolscevismo, che comincia con la loro conversione al comunismo e finisce con la perdita della fede da parte dei loro figli, mentre sullo sfondo crolla l'Unione sovietica. Completata nel 1932, la Casa del governo, oggi conosciuta come la Casa sull'argine, sorgeva non lontano dal Cremlino, lungo la Moscova. Cinquecentocinque appartamenti ammobiliati erano collegati da spazi comuni che contenevano tutto, dal cinema alla biblioteca, dal campo da tennis al poligono di tiro. Slezkine racconta la storia spaventosa degli abitanti della Casa, di come vivessero tranquillamente negli appartamenti e governassero lo stato sovietico, fino al giorno in cui quasi ottocento persone furono sfrattate e condotte, una a una, in prigione o alla morte. A partire da lettere, diari, interviste e centinaia di fotografie rare, "La Casa del governo" intreccia biografia, critica letteraria, storia dell'architettura insieme a nuove teorie della rivoluzione, a profezie millenaristiche e all'affresco di un regno del terrore. Il risultato è la saga umana di un edificio che, come la stessa Unione sovietica, è divenuto una dimora maledetta, tormentata per sempre dai fantasmi di chi è scomparso.
1975hard cover with DJ, spine of DJ is faded, ex libris, else in good+/good condition.
1964Very Good English In aesthetic modern cloth bdg. Cr. 8vo. (20 x 14 cm). In Turkish. 13, [1] p. One of the published books of Bulgarian Communist Turks. Rare. Kooperatiflesen köylerimiz.
2014Volume 6 in the series "Archeia Genikou Epiteleiou Stratou" originally issued in 1989 by the Army History Directorate. 2454p. illus Book
2014Volume 7 in the series "Archeia Genikou Epiteleiou Stratou" originally issued in 1989 by the Army History Directorate/ Lambrakis. 254p. plates Book
2014Volume 4 in the series "Archeia Genikou Epiteleiou Stratou" originally issued in 1989 by the Army History Directorate/Lambrakis. Book
1955Very Good English Paperback. Pbo. Cr. 8vo. (20 x 14 cm). In Turkish. 113, [3] p. One of the publications of Communist Bulgarian Turks printed in Sofia. Rare. Vintage cover. Demet. Siirler ve hikâyeler.
1958Very Good English Modern cloth bdg. Cr. 8vo. (20 x 14 cm). In Turkish. 119, [1] p. Extremely rare. One of publications of Bulgarian Communist Turks. Çagliyan. Edebî derleme.
1979Signed by the author. 175X245 mm. 331 pages. Hardcover with dust jacket. Dust jacket is slightly yellowing, slightly worn at top edge, with yellowing spine. Gilt lettering on spine. Inner spine slightly exposed. Yellowing pages. Otherwise in good condition.
1908452 p. + Color frontispiece. 8vo. 210 mm. Original pictorial cloth binding is washed out, but the interesting map on the cover, dated 9262 B.C. is still easily read. This is a rather important, but often overlooked utopian novel. There is much dealing with the roles of Christianity and Communism in political and social organization. Most interesting are the arguments and scientific theories which demonstrate the existence of a mother-continent (as well as a lost race) within the Arctic Circle. Bibliographers in the field have long noted its significance - see: Clareson, The Emergence of American Science Fiction, p. 149; Anatomy of Wonder 2-92; Bleiler, Science-Fiction: The Early Years 1063; Clareson, Science Fiction in America 1870s-1930s, 407; Lewis, Utopian Literature, p. 83; Locke, A Spectrum of Fantasy, p. 107; Negley, Utopian Literature: A Bibliography 536; Sargent, British and American Utopian Literature 1516-1985, p. 142; Reginald 06912; Smith, American Fiction 1901-1925, H-368; Etc. First edition. **PRICE JUST REDUCED! OCCULT 7