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2022br. Micio Tempio e sant'Agata, la torre Alessi e il mare occultato, la "Milano del Sud" e la "Seattle italiana", la città-carcere di De Roberto e la città-salotto di Brancati, il monastero dei Benedettini e le penombre di villa Bellini, i poeti estinti e le operaie del sesso, le risate di Franco Battiato e le sgroppate del "Papu" Gomez, la "primavera" di Bianco e il porto franco dei valdesi, e tant'altro e altri ancora, giocano a rimpiattino e di tanto in tanto si mandano un fischio in questa rievocazione che a un tentativo di analisi critica, a un brusco "à nous deux" con una città multanime, inevitabilmente e inestricabilmente mescola il canto di sirene della memoria.
2012brossura Storie piemontesi, ovvero leggende, favole, parabole proverbiali, satire, memorie più o meno veritiere. Quarantasei storie tra il possibile e l'improbabile, vicende paradossali, racconti divertenti, satirici, grotteschi, veri, assolutamente non veri, di costume, scostumati, irriverenti, tradizionali, storici, quasi storici, inventati di sana pianta e di pianta assai malvagia, miti rivisitati, ricordi travisati... Eroi balbettanti, masche benevole, marziani ubriachi, bocciatori infelici: una varia umanità popola il Piemonte antico e moderno, sospeso tra un passato da rispettare e un futuro da inventare. Storie per tutte le stagioni, per lettori di ogni età, anche (e soprattutto) per i non piemontesi.
2009br. Usare le posate per mangiare, evitare di sputare nel piatto, soddisfare in privato i bisogni fisici ci sembrano comportamenti del tutto naturali. Ma sono davvero tali o sono invece il risultato dell'evoluzione culturale? Elias mostra, sulla base di fonti spesso curiose come i galatei, che anche le forme di convivenza più ovvie e quotidiane hanno alle spalle un processo di genesi storica. Le "buone maniere" cominciano ad affermarsi alla fine del Medioevo, con l'avvento della società di corte, una sorta di laboratorio dove si perfezionano tecniche di autodisciplina degli impulsi spontanei - per lo più smodati e violenti - cui i liberi cavalieri medievali potevano dare incontrollata soddisfazione. Si costruiscono così quei codici di comportamento, destinati col tempo a diffondersi in tutta la società, che saranno di fondamentale importanza nello sviluppo dell'età moderna. Ma il "processo di civilizzazione" non è affatto concluso: forse i posteri troveranno rozze e sorprendenti le nostre abitudini più raffinate.
2010br. "Ma nel tempo successivo, accaduti grandi terremoti e inondazioni, nello spazio di un giorno e di una notte tremenda, tutti i vostri guerrieri sprofondarono insieme dentro terra, e similmente scomparve l'isola Atlantide assorbita dal mare; perciò ancora quel mare è impraticabile ed inesplorabile, essendo d'impedimento i grandi bassifondi di fango, che formò l'isola nell'inabissarsi." Il mito di Altantide riletto in maniera inedita per scoprire cosa ancora ci colpisce di questo racconto. Al di là della distinzione tra vero e falso del racconto quel che importa è la sua capacità di dire qualcosa di fondamentale sulla nostra cultura. L'oceano misterioso, insidioso e per questo un abisso di fascino per l'uomo. Luogo ostile, ma proprio per questo simbolo del mistero dell'essere altro. I due autori studiano le narrazioni classiche del mito, ma sanno riattualizzarle per rendercele familiari e ancora indicative di un prossimo futuro di riconciliazione con la natura e l'acqua, fonte di vita.
2020ill., br. Le Alpi Apuane sono montagne uniche. Tra le loro pietre conservano storie non scritte, parole che da generazioni testimoniano una cultura ben radicata che non è soltanto espressione del lavoro, della fatica, della lotta con un ambiente difficile, ma anche rivelazione di un mondo fecondo di immaginazione e di ricordi. L'Omo Morto, il Pisanino, gli streghi della Tambura, il Linchetto, il Buffardello, i folletti del monte Sumbra, i tesori nascosti sul monte Gabberi, il bosco del Fatonero, santi, briganti, pastori e cavatori; sono questi alcuni degli elementi che caratterizzano le storie e le leggende delle Alpi Apuane. Storie non scritte, ma trasmesse da padre in figlio, che riprendono la loro voce in queste pagine. Nascono da rocce che sono l'essenza del tempo e raccontano l'identità più autentica della nostra gente e del nostro territorio.
2018ill., br.
2020br. Considerata capoluogo del Canavese, la città del carnevale più particolare del mondo viene qui raccontata attraverso suggestioni intime e approfondimenti storici, in un romanzo corale che ha lo scopo di non tralasciare nulla di lei, nemmeno i suoi angoli più antichi. Una guida emozionale su una realtà che ha fatto delle sue ribellioni passate un motivo di orgoglio, dal profumo di arancia.
2013br. L'autore offre un'ampia selezione delle ingiurie napoletane prevalentemente rivolte agli uomini, dopo essersi dedicato, per così dire, alle donne nel precedente saggio "Le zandraglie". Secondo il suo stile ormai collaudato, Galassi propone una selezione di contumelie nelle quali la ferocia dell'offesa non è mai disgiunta da un'ironia assidua e costante, iperbolica e spaccona, inverosimile e barocca, colorita e irriverente più che demolitrice, quasi a voler sorridere con l'ingiuriato per gli strabilianti prodotti di una fantasia e di una creatività le cui invenzioni, in materia, attingono sempre a quel grande teatro disordinato e a tratti surreale che è il tessuto antropologico della civitas neapolitana. Contumelie, quindi, che sono anche lazzi, sberleffi, motti buffoneschi e sguaiati, frizzi mordaci e folgoranti, sillabe scoppiettanti come petardi, innesti semantici al limite dell'assurdo: tutto ciò, e altro ancora, è l'offesa a Napoli, che anche quando appare impietosa e crudele, contiene sempre l'implicito messaggio "Ce l'ho con te ma, nel comunicartelo, mi voglio, ti voglio, divertire".
2014br. Una nuova incursione nel sempre sorprendente mondo del dialetto napoletano da parte di Luciano Galassi, che questa volta sceglie come oggetto di osservazione la sfera delle minacce e delle percosse: Adderezza' 'e cosce, Ammacca' 'o musso, Chiava' 'na seggia 'ncapa sono solo alcune delle espressioni che l'autore illustra e analizza, andando oltre il mero significato per indagarne origini, variazioni e usi. Un nuovo lavoro per continuare a conoscere la cultura napoletana attraverso la sua lingua - perché di lingua vera e propria si tratta -, che in una continua evoluzione tra passato e presente si fa specchio di un popolo sempre vivo e in continuo mutamento.
2015brossura Perché un saggio sul Malleus Maleficarum? Perché questo testo in latino, scritto alla fine del XV sec., è il simbolo, o meglio lo strumento, tramite cui fu attuato il genocidio passato alla storia come caccia alle streghe. Ma l'analisi verte su un punto mai acclarato a livello di analisi critica: si volle distruggere la donna, la femminilità, il concetto di uguaglianza tra i sessi. Si è sempre sostenuto che il fenomeno abbia riguardato in egual misura donne e uomini accusati di eresia, e addirittura che i secondi furono colpiti ben più delle prime: ebbene, è un'affermazione falsa, errata e completamente priva di qualsivoglia connotazione storica. L'analisi del Malleus Maleficarum dal punto di vista della femminilità al rogo vi convincerà che tutto, ma proprio tutto, fu ideato e realizzato per sterminare le donne, e soprattutto le donne che conoscevano i segreti della natura. La storia ha bisogno di poter mostrare, a tutte e a tutti, il proprio lato migliore: la verità.
2020ill., br. Studiare i fantasmi è un pretesto perché storie quotidiane di una Firenze scomparsa non vadano perdute. E poi, chi l'ha detto che degli spettri si debba sempre aver paura? Da noi ce ne sono anche di buoni, pronti ad aiutare, che si manifestano con carezze o soffi leggeri, ancorché gelati. Certo, vivere a Firenze è un privilegio. È una città in cui ogni sasso ha la sua storia e anche i più remoti angoli sono pieni di leggende che possono ancora oggi insegnarci qualcosa. Le ombre protagoniste di questo libro non sono soltanto politici, poeti e nobili, ma persone di tutti i giorni, casualmente al centro di narrazioni popolari. Nella memoria fiorentina c'è spazio per tutti.
2017ill., ril. Le buone maniere sono molto più che sapersi comportare a tavola e non dire parolacce: permettono di ristabilire quei rapporti di comprensione e gentilezza che rendono più semplice e piacevole la vita quotidiana. In questo libro troverete tanti piccoli consigli per esprimere al meglio lo stile che vi contraddistingue, per affrontare ogni situazione con nonchalance, per conoscere le regole delle grandi occasioni e le piccole gentilezze che vorreste gli altri riservassero a voi. Il bon ton è il nostro migliore alleato per vivere più sereni.
2018brossura Il romanesco non è solo un dialetto, ma anche un insieme di modi di dire. Inventa le frasi più fantasiose, trova i detti popolari e creane di nuovi con le parole antiche e quelle più moderne. Daje! Stacca, mischia e attacca le parole magnetiche in romanesco sul tuo frigo o su qualsiasi superficie metallica. Divertiti a scrivere come Belli, Trilussa e... Mario Brega!
2021br. La volpe è protagonista indiscussa del folclore giapponese. A volte è una creatura maligna che assume le sembianze di un'incantevole fanciulla per stregare gli uomini e distruggerli; altre volte è invece Inari, importante divinità shintoista, spesso generosa e disposta a esaudire le preghiere delle persone. Di fianco alla volpe, però, convive tutta una serie di animali il cui destino si intreccia con quello degli esseri umani: lepri, tassi, gatti, cani e scimmie, a volte dotati di poteri soprannaturali e capaci di influenzare, nel bene o nel male, le sorti di principi e di principesse, di samurai e di contadini. Frederick Hadland Davis trasporta i lettori in un mondo suggestivo e poetico, in cui gli elementi mitologici e fiabeschi si mescolano con la spiritualità shintoista e buddhista. Tra gatti vampiro, magiche teiere che si trasformano in tassi, cani fedeli e coraggiosi, lucciole vendicative e bianche lepri che appaiono sulla superficie della luna, questo nuovo volume della serie Miti e leggende del Giappone è un viaggio affascinante sulle tracce della fauna misteriosa che popola l'immaginario collettivo del Paese del Sol Levante.
2022br. Helga El Morbin ci offre un canzoniere arricchito di proverbi che riesce a toccare il cuore perché racconta fili luminosi di vita nel loro più variegato e divertente divenire. Dai versi tracima nostalgia per la giovinezza e il mondo ad essa connesso, anche se più povero dell'attuale, ma forte è anche il richiamo alla riconoscenza nei confronti dei genitori e degli anziani, così come copiosa trasuda l'ammirazione, la simpatia e l'amicizia verso personaggi sconosciuti ma indimenticabili. I proverbi sono confezionati rispettando i particolari crismi della tradizione orale veronese: l'utilizzo della rima e dell'assonanza, dell'enumerazione ricorrente di tre elementi, della metafora o dell'ossimoro, del possibile contrasto tra loro o della doppia interpretazione e trovano pertanto piena collocazione a fianco dei vecchi proerbi nostrani, ancorché appena inventati.
2016br. Questo libro apre scenari inquietanti e talvolta spaventosi su castelli apparentemente tranquilli e fiabeschi, i cui saloni, le segrete e le torri sono ancora oggi testimoni silenziosi di omicidi efferati e di vendette sanguinose. Settantacinque storie, ormai tramandate nei secoli, che conservano ancora nel tempo tutta la loro spaventosa tragicità: prigionieri murati vivi, quadri maledetti, diavoli purificatori, spettri in processione, serpenti, carrozze di fuoco, reincarnazioni, fantasmi senza testa, mani mozzate... Un viaggio insolito e misterioso per chi avrà il coraggio di affrontare queste pagine...
2009ill., br. Il volume raccoglie le rappresentazioni elementari che si usavano nelle veglie, nelle aie, nei raduni, nei mercati, nelle fiere, come monologhi, sproloqui, parodie, lamenti, serenate, testamenti, lettere, prediche, contrasti. L'edizione del Teatro popolare minimo, salutata dal favore al suo primo apparire nel 1990, si presenta ora arricchita in modo da rappresentare il compendio di una materia finora dispersa. È il risultato dell'individuazione di un campo confuso di metamorfosi dove il testo orale, nelle mani sapienti dell'attore, passa dal racconto alla rappresentazione, quasi che la novella e altri racconti tendano a travalicare nel teatro. Questa edizione, corredata di stampe popolari che mostrano alcune realizzazioni pratiche dello spettacolo, raccoglie una scelta capace di dare un'idea esauriente della materia nelle sue varie manifestazioni.
2019br. La biografia della regina Ginevra, moglie di Re Artù, vive fra mito e storia. Nonostante la sua origine si perda nella notte dei tempi e sia di probabile origine celtica, come suggerisce l'etimologia del suo nome (Ginevra in antico gaelico significava "la maga bianca", o "il fantasma bianco"), la sua figura è strettamente legata a quella di Artù, che, come raccontano le fonti più antiche del ciclo arturiano, per lei sfidò il perfido Mordred, venendo ferito a morte proprio in questo combattimento. Ma il legame fra Ginevra e Artù nell'immaginario europeo è stato messo in ombra dall'altra leggenda legata alla sua figura: ella infatti incarna la bellezza e la grazia aristocratiche, ma anche la ribellione alla ragion di stato, che l'ha costretta a un matrimonio, quello con Artù, senza amore, ma che non può impedirle di innamorasi e concedersi a Lancillotto, il più valoroso e splendido cavaliere della Tavola rotonda. La leggenda di questa relazione adulterina verrà ripresa dal più celebre scrittore francese medioevale, Chrétien de Troyes, e divulgato nel suo romanzo cortese Lancelot, citato da Dante, nel V canto della Commedia, come il "libro galeotto", che permise all'amore - anche'esso adulterino - fra Paolo e Francesca di rivelarsi.
2010ill., br. Occhiali a perno, a ponte, con stanghette, monocoli, lenti d'ingrandimento, binocoli, telescopi, polemoscopi, ma anche occhiali "degli avari" o "dei gelosi", di cui nel testo troviamo molte curiose illustrazioni, sono qui i protagonisti di un racconto affascinante, ricco di colpi di scena e fantasmi, di erotismo, di ironia e malinconia. Attraverso la storia degli occhiali, dall'incerta origine, e la loro rappresentazione artistica e letteraria, che coniugano scienza e illusioni, l'autore tratta le vicende di una "protesi" nata per migliorare la vista ma che finisce spesso per accecare. Una riflessione sull'esperienza visiva che, con un ribaltamento di prospettiva ci aiuta a vedere "i giochi che si celano dietro gli occhiali" e ci rivela qualcosa del nostro complessivo rapporto con il mondo.
2022brossura La leggenda è come la cipolla, togli gli strati e proprio al centro trovi la Storia. A volte cade una lacrima, ma è segno di sapore genuino. Storia e Leggenda sono dunque suggestive guide turistiche e culturali, che conducono in luoghi lontani , nel tempo e nello spazio, aiutandoci ad osservare il mondo con occhi più attenti. Se anche tu ami viaggiare in questo modo, vieni con me in Sicilia.
2018ril. In "Miti e leggende dell'Etna", l'autore narra, filtrandoli con una sensibilità moderna, alcuni dei più noti miti che avvolgono, in un alone di mistero e di fascino, il più grande vulcano d'Europa: la fucina di Efesto, l'amore sensibile tra Rosemarine e Masc Alì, il leggendario Artù e la sua reggia, il cavallo bianco del vescovo di Catania, appassionanti figure femminili come Galatea, Angelina, Agata ed Elisabetta.
2023ill., br. L'universo demoniaco creato dalle diverse civiltà ha sviluppato, nel corso dei millenni, un variegato sistema culturale dalle innumerevoli sfaccettature, favorendo la nascita di un ricco patrimonio etnologico. L'immaginario collettivo, la tradizione popolare, la letteratura e l'arte molto spesso presentano infatti la figura del diavolo in maniera diversa da quella descritta nei testi sacri e vista secondo i canoni dottrinali. In genere il folklore tende a mitigare la cattiveria del diavolo, che spesso finisce per essere ingannato dall'astuzia dell'uomo, soprattutto in occasione della costruzione di edifici arditi o nella ricerca di un tesoro. In altri casi, invece, l'opera dei demoni assume connotati terribili e pericolosi, per esempio nei luoghi infestati, siano essi palazzi o ambienti naturali come grotte, foreste, orridi e montagne. Il libro presenta un "itinerario diabolico", elencando una serie di luoghi ritenuti pericolosi e segnati da una fama sinistra per la presenza di entità maligne, molto spesso accompagnate dalle immancabili streghe. Nel corso dello studio si propongono all'attenzione del lettore, oltre alle leggende dall'aura tenebrosa, oggetti straordinari, animali dai poteri inquietanti e personaggi tormentati.
2020br. Fra l'amara presa d'atto del fallimento degli ideali risorgimentali e la pertinace speranza in un futuro migliore, Antonio Julia si fa convinto divulgatore della cultura popolare della Calabria e, in particolare, di quella di Acri, la cittadina nella quale era nato nel 1868, assai vivace culturalmente tanto da meritare l'appellativo di Atene della Calabria, ma che, per la penuria di strade e di moderni mezzi di trasporto, sarebbe rimasta ancorata a uno stato di torpore sociale e di forzato isolamento almeno fino ai primi due decenni del Novecento. La portata e la validità della sua ricerca, la sua competenza di studioso di tutto rispetto, unite a un atteggiamento di umana comprensione e di spontaneo senso di giustizia, si possono cogliere agevolmente in questo interessante e dettagliato lavoro di Maria Luisa Minerva, che, oltre a un esaustivo e preciso quadro della situazione degli studi di demopsicologia tra Ottocento e Novecento in Italia e al prezioso apporto dato in tale ambito disciplinare da intellettuali come Antonio Julia, contiene un ricchissimo corredo di notizie, testi e documenti, testimonianza orgogliosa e vitale di un passato dal quale, nel bene e nel male, scaturisce tutta la dignità e una più precisa forma identitaria del popolo meridionale.
2020brossura
2020br. Meravigliosi racconti delle figure mitiche native americane più carismatiche. In questa edizione, tradotta e annotata da Myriam Blasini, troviamo i racconti di Christine Quintasket o Hum-ishu-ma, meglio conosciuta come Mourning Dove. È una delle prime autrici Native Americane mai pubblicate, e la sua mission, animata da fervente passione, è stata quella di salvare le antiche leggende del suo popolo dalla contaminazione culturale occidentale. Al tempo stesso, il suo desiderio è stato, fin da bambina, quello di diventare scrittrice. In queste sue storie, estremamente originali e di cui è stato rispettato lo spirito originale e il linguaggio, non ci sono buoni e cattivi in senso tradizionale. Tutti i sentimenti - positivi e negativi - del Popolo degli Animali trovano spazio e si alternano nei diversi personaggi, mentre le uniche colpe a essere costantemente additate con spregio, e punite, sono l'ingordigia, l'avidità e il desiderio di consumare più di quello che serve per sopravvivere. Questo libro è una preziosa testimonianza culturale, ma anche una lettura appassionante e divertente. Qui troviamo l'eroe-antieroe Coyote e il Popolo degli Animali nelle loro gesta, mentre si preparano all'arrivo di chi cammina su due gambe, il Nuovo Popolo.