2022ill., ril. Questo volume fotografico racconta i riti ancestrali del carnevale tipico della Sardegna, chiamato in sardo Su Carrasegare, attraverso la descrizione delle maschere tradizionali più conosciute - Mamuthones e Issohadores, Boes e Merdules, Thurpos, Urthos, Maimones e Battileddos - le cui fogge e pantomime ricordano il sacrificio di Dioniso, il dio della natura che muore d'inverno e rinasce in primavera. Anche altri carnevali famosi, come Sa Sartiglia e Su Carrasegare osincu, tra metafore e simbolismo riconducono a misteriose celebrazioni dedicate al dio della vegetazione. Di ogni carnevale vengono descritte le origini, i personaggi, la messinscena e il significato allegorico. "Visi cupi di carbone e maschere ferine, campanacci con batacchi d'osso per le danze degli invasati di Dioniso. E tamburi, cavalli, fantocci di pezza, semidei che muoiono all'alba, rinascono al tramonto. "Carrasegare" è più di un carnevale: è rito ancestrale per la celebrazione del dio della natura, un'orgia visionaria, un sogno a colori per un mondo folle d'abbondanza".
2020br. Il testo ci trasporta, racconto dopo racconto, nella realtà di una Napoli del passato, attraverso le vite degli "scugnizzi", i ragazzi di strada, spesso abbandonati, i cosiddetti "figli della Madonna", e i racconti di vita degli uomini che hanno reso la cultura popolare partenopea ancora oggi famosa in tutto il mondo. La raccolta contiene esperienze di vita tra realtà e leggenda e inneggia ai tesori di Napoli, storici e umani, ai colori, agli odori e ai sapori che inebriano i vicoli stretti e pieni di vitalità di una città in cui l'arte di arrangiarsi è un vero e proprio stile di vita. I ricordi dell'autore e le sue esperienze, intervallati da cenni storici e curiosità, arricchiscono ulteriormente il testo e ne fanno una valida raccolta di avvenimenti e di folklore d'altri tempi, ma mai veramente lontani.
2021ril. Perché i baresi consumano molto i frutti di mare? "u crute de mare?"; Perché talune massaie baresi nella teglia di patate riso e cozze "la tièdde de patane ris'è ccozze" aggiungono la zucchina, mentre altre no?; Perché la società barese ha prodotto tanti scrittori e poeti vernacolari?; Lo sapevate che il primo fermo biologico marino avvenne a Bari vecchia oltre duemila anni fa? A queste e a tante altre domande l'autore propone una risposta, ipotizzando, in modo ironico e con una carica notevole di satira, che molte delle tradizioni, usi e costumi dei baresi siano nate ai tempi del paganesimo, quando anche a Bari vecchia si adoravano gli dei dell'Olimpo.
2021br. Un libro che racconta un mondo fatto di semplicità, di rapporti umani e sociali, ma soprattutto di valori: la famiglia, l'amore per il paese natio, il dialetto. I ricordi, poi, sono il filo conduttore di questa produzione letteraria che l'autore, attraverso i propri genitori, ripercorre uno spazio e un tempo che non ci appartengono più e che in quest'opera diventa strumento di ricerca metodologica da divulgare e replicare. Un complesso di emozioni e di reminiscenze filtrato attraverso aneddoti, racconti, usi, tradizioni, costumi, detti popolari e proverbi.
2022br. Cani e gatti, cavalli e asini, arrotini e caporali, ricchi e poveri, servi e padroni, santi e malefemmene: in questo compendio di antichi proverbi raccolti da Enzo Avitabile c'è tutta la filosofia del popolo partenopeo, un popolo che, reduce da secoli di dominazioni e malgoverni, conosce intimamente l'ironia talvolta crudele dell'esistenza umana. Un popolo fiero e sagace, sfrontato e sincero, armato di lingua tagliente e fantasia multiforme, capace di tradurre i concetti più astratti in ardite metafore o consigli spiccioli per la vita quotidiana. Un ricchissimo e variopinto repertorio di proverbi in dialetto napoletano, a volte buffi e dissacranti, a volte crudi e licenziosi, a volte venati da un'amara malinconia - ma anche modi di dire, filastrocche, canzoncine, poesiole e brevi novelle della tradizione partenopea; tutti i motti sono catalogati in ordine alfabetico, con rispettiva traduzione in italiano e spiegazione dell'autore.
2014ril. Mangiare non è mai stato solo "nutrirsi", cucinare non è mai stato solo "preparare il nutrimento". Questo libro, il primo del suo genere dedicato alla terra di Romagna, ci racconta i valori simbolici riservati agli alimenti e ai cibi, il loro uso (spesso rituale) nei momenti e nelle occasioni particolari dell'anno e della vita, le tradizioni e le superstizioni che accompagnavano la loro preparazione, la loro conservazione e il loro consumo. Ne emerge un universo affascinante, che ci riconduce a una società in cui, nonostante la povertà materiale, mangiare rappresentava un importante fatto sociale, culturale, rituale, legato intimamente ai percorsi ciclici del tempo delle stagioni e del tempo dell'uomo.
2020ill. "Erbe da mangiare" è un libro originale: un po' ricettario, un po' erbario, un po' repertorio di citazioni letterarie, un po' raccolta di antiche leggende. Soprattutto, è una guida con cui "andar per erbe" nei prati e nei boschi, e ricavarne la materia prima per ottimi piatti: asparagi selvatici, borragine, cicorie, cardi, papaveri. Piante commestibili che i nostri nonni conoscevano benissimo e che anche nell'epoca degli ipermercati possono tornare a diventare protagoniste di tante prelibatezze. Come quelle che ci insegna a cucinare Ada De Santis nelle ricette qui comprese (oltre cento per più di trenta erbe) accompagnate dalle dotte e divertenti introduzioni di Luigi Ballerini. Il tutto "condito" dalle preziose illustrazioni al tratto di Giuliano Della Casa che aiutano a identificare le diverse specie.
2013ill., br. Racconto storico e guida di viaggio, questo libro è un affascinante percorso alla scoperta dei quattro arcangeli nelle diverse culture del mondo. Un agile saggio che racconta la storia di Michele, Raffaele, Gabriele e Uriele ripercorrendone le vicende attraverso le leggende e i luoghi che li hanno visti protagonisti da oriente a occidente. A ciascun arcangelo è dedicato un intero capitolo che ne affronta la storia e ne esamina le caratteristiche peculiari, anche attraverso un ricco apparato iconografico in bianco e nero che riporta le rappresentazioni artistiche degli arcangeli e dei luoghi a loro associati. Completano il testo brani e preghiere della tradizione religiosa, scritti dell'antropofoso Rudolf Steiner e molto altro: tale abbondanza di rimandi dà luogo a una bibliografia variegata (in appendice) che amplia il bacino d'utenza del libro.
2019br. Le nuove scienze (la fisica quantistica, l'epigenetica e la noetica) con la riscoperta delle antiche filosofie e spiritualità sapienziali, in collegamento tra loro, possono dare un grande contributo ad una nuova visione del mondo, più completa e più vera, prospettando soluzioni positive per le complesse problematiche del presente. Il mondo contemporaneo è afflitto da problemi di vario tipo, collegati tra loro. Questa visione olistica, suffragata dalle nuove scienze, in analogia con l'antica filosofia sapienziale, dimostra che i Giganti, Filosofi e Profeti del passato avevano indicato la giusta concezione, che ora è in completo accordo con la nuova visione scientifica.
2018ill., br. "Per quanto riguarda il rischio della perdita dei frutti del lavoro, oltre al tema magico dell'invidia del vicino, del confinante, del passante che fa parte integrante dell'ideologia del malocchio, esiste la possibilità che gli eventi atmosferici negativi vanifichino in pochi minuti il lavoro di un'intera famiglia e la lascino senza più risorse e speranze nel futuro. Nel mondo contadino l'evento più temuto è sicuramente il temporale, per gli effetti estremamente dannosi che può provocare una grandinata, sia pur di breve durata, sui seminati, sulle messi, sulle vigne e sugli alberi da frutto. Appare pertanto naturale, all'interno della cultura popolare tradizionale, la presenza di un gran numero di pratiche rituali preventive e apotropaiche tese a scongiurare il pericolo della grandine dai campi. Tali pratiche non sono realisticamente orientate, non appaiono cioè conformi alle conoscenze scientifiche che la cultura egemone ha sviluppato riguardo al fenomeno temporalesco ed in particolare alla formazione dei nembi grandiniferi. Non appaiono neppure coerenti con un quadro di riferimento univoco ed omogeneo, magico o religioso..." (dalla Introduzione di Giancarlo Baronti). Con note esplicative e comparative e con illustrazioni.
2017ill., br. Elio Bertolina con "La mia ént, la nòsa ént (La mia gente, la nostra gente)" scrive per raccontare anni di interviste a persone comuni, aneddoti, curiosità, sintesi di una vita vissuta tra la sua gente, tra la nostra gente. Storie semplici, ma storie della nostra gente, dei nostri avi. Per tutti, ma soprattutto per i giovani dell'alta Valtellina, perché dal passato traggano quegli insegnamenti e quell'esperienza necessari per costruire un futuro, restando auspicabilmente a vivere e a far vivere questo splendido territorio. Comprendere il presente per costruire il futuro. Su queste tematiche, da anni, lavora Elio Bertolina che, tracciando semplici e arguti spaccati del territorio della sua valle, con lucidità ci dona questo scorcio della vita di una volta nel nostro territorio.
2017ill. "Nessun culto si estingue senza lasciare tracce sulla nuova religione", ha affermato Margaret Murray. In questo libro si cercano tracce lasciate su due monumenti della nostra città per rispondere ad alcune domande: cosa si nasconde dietro i tredici mascheroni della Fontana del Calamo? Perché proprio tredici? Com'è potuto accadere che l'omerica sirena donna-uccello si sia trasformata nella medievale donna-pesce? E perché con due code? Infine, il gran dio Pan, metà uomo e metà caprone: è morto, o la sua potenza vive ancora nei simboli che lo raffigurano? Dietro queste immagini ormai familiari, Ancona dissimula le sue ricchezze segrete; misteriosi culti pagani, antichissimi idoli finalmente si ridestano da un sonno millenario.
2022ill., br. Nella cornice del paesaggio siciliano la narrazione si fa indagine dubbiosa e tenace, rimestando delitti impuniti ed enigmi senza soluzione, nella forma di brevi e curiose investigazioni su luoghi, fatti e personaggi. Lettere diaboliche e città sommerse, negromanti e spose defunte, casolari di campagna e grotte sul mare, processioni notturne e giardini segreti, nobildonne isteriche e guardiani di pietra, torri che parlano e alberghi abbandonati, tesori funesti e anime del purgatorio, bambini imbalsamati e porte dell'inferno, creature mostruose e orrori familiari. Racconti che tracciano una cartografia di misteri che non hanno soluzione anche quando sembrano trovarla, muovendo dalla dimensione del sospetto e dell'attesa all'ironia candida della ragione.
2022br. La fiamma di una candela: una luce sottile, fragile, che sembra scomparire a ogni soffio di vento, ma che invece resiste e schiarisce il buio attorno a sé, come una speranza. C'è qualcosa di magico che lega questa immagine a quelle, così diverse, di un camino su cui cuociono castagne, di un falò nel bosco attorno al quale riposano viaggiatori stanchi e di Notre-Dame che brucia di fronte al mondo intero. È un elemento che avvicina e distanzia, che forgia e distrugge; più antico dell'umanità e dell'umanità alleato e nemico. Francesco Boer ci accompagna lungo le strade della natura e del mito per riscoprire il fascino inquietante e magnetico del fuoco. Come evocazioni davanti a un braciere, Boer proietta sulla pagina parole e immagini a raccontare un'unica storia collettiva: ecco il titano Prometeo, che per aver osato donare il fuoco agli esseri umani fu punito dagli dèi a un supplizio eterno; ecco la mantide delle leggende dei san africani, che rubò le fiamme allo struzzo e cominciò così a mangiare pasti cotti; ecco gli angeli caduti del Libro di Enoch, portatori sulla terra dell'arte dei metalli, che iniziarono gli uomini alla guerra; ecco la fine di Sodoma e Gomorra, devastate da una pioggia di «zolfo e fuoco»; ecco l'incendio di Roma del 64, che imperversò nella città per sei lunghi giorni. Un procedere rabdomantico e carico di meraviglia attraverso la storia e l'alchimia, il simbolo e la scienza per narrare il ruolo fondamentale del fuoco nella nostra cultura e nel nostro immaginario. "Il piccolo libro del fuoco" ci fa leggere in modo nuovo uno dei fenomeni fondanti della civiltà umana. Un'opera che in questa epoca ipertecnologica ci sfida a specchiarci nell'ambivalenza di questo affascinante elemento, forza primordiale di purificazione e assieme di distruzione. A contemplarlo e ad ascoltare la sua lezione: è in ciò che non riusciamo a controllare che abita la nostra paura.
2012ill., ril. Il libro ha un ruolo di memoria storica riguardo al mondo scomparso della piccola pesca. Le vicende, legate alla vita di un piccolo gruppo di pescatori di Ortona, nel difficile periodo del dopoguerra, sono comuni a molte altre località ove l'esigenza primaria di procurarsi il cibo era raggiunta con molteplici tecniche , alcune anche vietate dalla legge. Interessante è la descrizione degli attrezzi da pesca relativi alle varie specie ittiche, le tecniche di costruzione e le modalità di utilizzo.
2021br. Le fogne delle città antiche? Erano infestate da piovre mostruose. Gli imperatori romani? Erano costantemente impegnati a tramare contro i propri stessi sudditi, eliminando geniali inventori che avrebbero potuto rendere più semplice ed economica la vita di tutti, e persino complottando con i barbari per distruggere Roma. La guerra di Troia era stata scatenata da Zeus per risolvere un problema di sovrappopolazione mondiale. E poi c'erano seducenti ladre di organi e demoni etruschi che facevano piovere misteriose scie dal cielo. Dopo l'avvento del cristianesimo, poi, si cominciò a parlare di messaggi satanici nascosti in preghiere apparentemente innocue, e persino di un libro di memorie di Lazzaro, dai contenuti sconvolgenti, che sarebbe stato occultato dagli Apostoli. Tutto questo ci ricorda qualcosa? Tante «notizie impossibili» di oggi non sono nate con i social networks ma sono vecchie, anzi vecchissime. Sì, neanche Greci e Romani erano immuni dal fascino delle leggende metropolitane.
2019ill. Una raccolta di leggende, un viaggio nella storia tra le colline del Montefeltro, una terra carica di passato e di mistero. Lo stile è romanzato per riportare il lettore nelle atmosfere di una narrazione orale, come facevano i cantastorie, suscitando la meraviglia. Le numerose illustrazioni accompagnano la lettura in un percorso ricco di visioni. I protagonisti sono maghi, streghe, il diavolo e i folletti, i fantasmi e il soprannaturale, ma sono anche gli uomini e le donne che allora come oggi sentono che esiste un'altra dimensione oltre il reale. Gli archetipi non smettono mai di pulsare e riflettono la loro luce nelle pieghe della storia, creando miti e leggende.
1991br. Come Zeus, sotto forma di toro bianco, rapì la principessa Europa; come Teseo abbandonò Arianna; come Dioniso violò Aura; come Apollo fu servo di Admeto, per amore; come il simulacro di Elena si ritrovò, insieme a quello di Achille, nell'isola di Leukè; come Erigone si impiccò; come Coronis, incinta di Apollo, lo tradì con un mortale; come le Danaidi tagliarono la testa ai loro sposi; come Achille uccise Pentesilea e si congiunse con lei; come Oreste lottò con la follia; come Demetra vagò alla ricerca della figlia Core; come Core guardò Ade e si vide riflessa negli occhi di lui; come Giasone morì, colpito da una trave della nave Argo; come Fedra smaniò invano per Ippolito; come gli Olimpi scesero a Tebe per partecipare alle nozze di Cadmo e Armonia...
1986ill.
2018br. Questo libro è un'analisi di alcuni grandi miti folklorici (il carnevale, la cuccagna, il sabba) nei loro rapporti con le pratiche culinarie, e al tempo stesso una ricerca sulla dimensione alimentare e corporale delle cosmogonie popolari nella loro interazione con la letteratura aristocratica. Piero Camporesi, con la sua capacità di scavare negli anni della cultura alla ricerca «non dell'Italia delle parole, ma quella dei fatti e dei documenti», ci porta attraverso, lo spettro della fame e le delizie della cucina, tra giganti e uomini-gallina, ciarlatani e mendicanti. Vengono così esplorate le varie forme della scrittura, dal teatro di piazza alla poesia di corte. Passando dal Medioevo al Rinascimento, comprendiamo come la vitalità della cultura bassa abbia agito sulle arti più nobili.