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réf. 10135in 12 broché couverture illustrée, faux-titre, titre, 362 pages, Librairie Gallimard sans date, bon exemplaire
2019ril. "A dispetto del lunghissimo, ormai quasi secolare, impegno interpretativo, la norma che incrimina il falso ideologico in atto pubblico consegna ancora spunti ineludibili di riflessione. Uno dei più interessanti - ci sembra - è costituito, nel quadro della problematica rilevanza dei giudizi di valore, dall'opinione, cui giunge oggi la giurisprudenza, secondo cui alla falsa attestazione di fatti dovrebbe equipararsi almeno la "falsa" valutazione per l'inosservanza di parametri predeterminati. Questo indirizzo, che rappresenta l'oggetto specifico della presente indagine, matura in un contesto nel quale il tema degli enunciati valutativi viene affrontato secondo prospettive del tutto peculiari. Sì che, sotto questo profilo, le questioni dí fondo, ad avviso di chi scrive, non troverebbero risposte adeguate facendo leva su approcci tradizionali o su impostazioni - potremmo dir così - 'riduzionistiche'." (dall'Introduzione)
réf. 228913Paris, Les presses du mail , 1963 in-12 carré, 201 pp., avec 8 planches, broché. Couverture légèrement tachée.
1992réf. 624833Berlin, Duncker & Humblot, 1992. 220 S. OKart.
2008réf. 631159Frankfurt, Lang, 2008. 292 S. OKart.
Le document consigne les sentences des différents procès du 20 août 1947 au 31 Juillet 1948: procès des médecins, des juges, des industriels tels que Flick et Krupp et des Einsatzgruppe. Les chefs d'accusation sont "conspiration, crime contre l'humanité, crime de guerre, appartenance à la SS, spoliation, aryanisation, esclavagisme, meurtres de masse, crimes contre la paix".
2020br. Ha ancora senso cercare la verità nel processo? Ha ancora senso in un processo penale quale il nostro, basato sul principio del contraddittorio e connotato da regole di esclusione probatoria che appaiono talvolta impeditive di un autentico accertamento dei fatti di causa? Ma soprattutto, ammesso che continui a svolgere un ruolo nel contesto forense, di quale verità stiamo parlando? E di quale concezione della verità avremmo bisogno? Riconsiderata per rispondere a queste domande, la dottrina tommasiana dell'adaequatio si mostra in grado di apportare un significativo contributo all'epistemologia giudiziaria, in quanto, in combinazione con la riflessione dell'Aquinate sulla certitudo probabilis delle testimonianze, permette di coniugare la consapevolezza che nell'amministrazione della giustizia, come in ogni materia variabile e contingente, non possiamo raggiungere certezze assolute, con la convinzione di poter nondimeno conoscere ciò che con più probabilità si è effettivamente verificato. La dialettica disputativa praticata dal maestro domenicano nella ricerca dell'adaequatio fornisce poi un supporto logico e metodologico che appare particolarmente idoneo alla selezione e al controllo delle ipotesi decisorie formulate nel corso del giudizio, consentendo di individuare quella, tra le alternative disponibili, che più probabilmente "corrisponde" alla realtà dei fatti di causa, e addirittura, come deve essere nel caso del processo penale, di appurare se l'affermazione di colpevolezza vi corrisponda "al di là di ogni ragionevole dubbio".
2020br. Il volume raccoglie una serie di studi in vario modo connessi con il tema della giustizia della decisione giudiziaria. In particolare evidenza sono i problemi della verità dei fatti, della prova e della sua valutazione, e del giudizio conclusivo formulato dal giudice. Vengono trattati numerosi aspetti relativi al diritto comparato, alla teoria del diritto e al diritto processuale, seguendo un ordine che va dall'origine del problema della decisione sino ad alcune conclusioni sulla giustizia della stessa, soprattutto dal punto di vista della ricostruzione dei fatti.
1997réf. 631175Heidelberg, Müller, 1997. XXI, 230 S. OKart.
2004réf. 631189Heidelberg, Müller, 2004. XVII, 214 S. OKart.
1988réf. 631174Heidelberg, R. v. Decker, 1988. XXIV, 320 S. OLwd.
1998réf. 631177Heidelberg, Müller, 1998. XIV, 207 S. OKart.
2005réf. 631182Heidelberg, Müler, 2005. XVIII, 315 S. OKart.
réf. 0428663354.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
réf. 1970l'archipel 2001 in 8 broché 356 pages notes sources et bibliographie
réf. 10486écrite d’après les manuscrits les plus authentiques de la bibliothèque du Roi, et dans laquelle on trouve des détails exacts sur la naissance, les premières années, les exploits, la prise, le procès et la fin terrible de cette héroïne, sur les sièges d’Orléans et de Paris et sur le couronnement de Charles VII. In 12 plein cuir fauve raciné, pièce de titre chagrin vert, roulette, fers, filets, palmette, dorés, roulette dorée sur coupes, faux-titre, frontispice gravé, titre, 235 pages, tranches marbrées, 4 gravures sur acier hors-texte y compris le frontispice, marque page tissu ce couleur verte, A Paris chez Blin Le Prieur 1833. Coins inférieurs légèrement émoussés.
réf. 116040aafParis, Rotonde de la Villette, 1998, in-4to, 156 p., richement ill. n./b., cartonnage original.
réf. 116039aafParis, Rotonde de la Villette, 1996, in-4to, 247 p., richement ill. n./b., cartonnage original.
1978réf. 1166841978 Editions Ramsay - 1978 - In-8, broché, couverture illustrée - 259 p. - Envoi (dédicace) de l'auteur en page de titre
2019ill., br. "Il caso è insolito in quanto tutti gli imputati sono accusati di reati commessi in nome della legge. Questi uomini, insieme ai loro defunti o latitanti colleghi, rappresentano ciò che veniva gabellato per giustizia durante il Terzo Reich. Gli imputati operavano da giudici durante il periodo del Terzo Reich. Pertanto voi, signori giudici, sedete in questo tribunale per giudicare altri giudici che siedono al banco degli imputati. Ed è giusto che sia così poiché solo un giudice sa quanto un tribunale sia più dell'aula in cui egli siede. Sia in prassi che in spirito è la Casa della Legge. Gli imputati sapevano tutto questo, conoscevano le aule di tribunale, sedevano nelle loro toghe nere, distorcevano, prevaricavano, distruggendo la giustizia e la legge della Germania. Questo è di per se stesso indubbiamente un grave crimine, ma la pubblica accusa non chiama gli imputati a rispondere di violazione delle garanzie costituzionali, né di intralcio alla dovuta prassi legale. La pubblica accusa li chiama a rispondere di omicidi, brutalità, torture, atrocità. Essi condividono con tutti i capi del Terzo Reich, la responsabilità dei più feroci, dei più calcolati, dei più disastrosi crimini nella storia dell'umanità. Ed essi sono forse più colpevoli di molti altri poiché erano uomini maturi molto prima che Hitler arrivasse al potere. Le loro menti non erano distorte in gioventù dalla dottrina nazista. Essi abbracciarono l'ideologia del Terzo Reich quando erano già adulti e consapevoli, quando più di ogni altra cosa, dovevano venerare la giustizia. E qui essi riceveranno quella giustizia che negarono ad altri. Saranno giudicati secondo le prove presentate in questo tribunale, l'accusa non chiede nulla di più". (Dichiarazione di apertura del colonnello Tad Lawson)
2004Flammarion 2004. In-8 broché de 254 pages. Très bon état
1991réf. 1240611991 Editions Terrain Vague - Hors série de la collection "Le Désordre" - 1991 - In-8, broché, couverture illustrée à rabats - 80 pages + cahier photographiques en N&B + Documents
1986TRADUZIONE DI ANNA MARTINI LICHTNER GARZANTI 1986 158 PP. SEGNI DEL TEMPO, LIEVI FIORITURE AI TAGLI, VOLUME PROBABILMENTE MAI SFOGLIATO
1985In-16 (cm. 18.70), tela editoriale, sovracoperta editoriale illustrata, sovracoperta editoriale trasparente, custodia illustrata, pp. XIX, (1), 954, (4), con due illustrazioni seppiate fuori testo. Seconda edizione. Coordinatore Umberto Colombo. Collaboratori Attilio Agnoletto, Enrico Cattaneo, Giuseppe Farinelli, etc. Mancanze alla sovracoperta trasparente ed evidenti tracce d’uso alla custodia. Volume in buono stato.
1944In 16 (cm 14 x 20,5). Bella dedica autografa manoscritta firmata dell'Autore alla prima carta bianca. Brossura editoriale con qualche taglietto e mancanza ai piatti. Rara prima edizione di questa operetta che Berlinguer ristampera' poi a Roma, presso Mondadori, con il titolo leggermente diverso di "In assise. Ricordi di vita giudiziaria sarda". Mario Berlinguer, padre di Enrico, avvocato penalista, si interroga qui sulla giustizia in Sardegna da un lato chiedendosi per quale motivo in Italia viga ancora la reputazione di una Sardegna "criminale", dall'altro affermando che "il processo sardo ha lineamenti inconfondibili che mettono alla tortura la perspicacia dei giudici piu' esperti".