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2014ril. Studioso di economia, giornalista e pubblicista, cultore di esoterismo e astrologia, fondatore di avanguardie e feroce avversario di democrazie e totalitarismi: questo e molto altro fu Fernando Pessoa, tra le voci più significative e profonde del Novecento portoghese ed europeo. Per decenni considerato dalla critica italiana come emarginato ed esclusivamente "postumo", questa biografia - presentata in una nuova edizione, corredata di ampie note integrative e apparati - dimostra finalmente come il poeta fosse ben inserito nella società del suo tempo, sino a diventarne uno degli interpreti più importanti. I successi e le delusioni, i misteri e gli amori: a emergere è una personalità attuale e inattuale, che seppe materializzarsi in tanti senza mai cessare di essere una e unica, moltiplicandosi per diventare "plurale come l'universo".
1921In-16 gr., brossura, pp. 207. Prima edizione. "Questi racconti furono pubblicati nei numeri dal settembre al novembre 1920 della rivista I.I.I." Ben conservato.
2021br.
1921In-4 gr., bella legatura edit. in velluto (abrasioni al dorso), ricca decoraz. oro ai piatti e filetti al dorso, risg. decorati, taglio super. dorato, pp. (10),XCIII,(11), tutte a fogli doppi chiusi; il volume è ornato ai margini di ogni pagina da delicati fregi in oro e a colori di Nestore Leoni, con le bellissime illustrazioni e allegorie a colori di Vittorio Grassi. Riproduzione in fac-simile dell'ediz. originale del 1907 (illustrata e miniata su pergamena da Leoni e Grassi, “testo raffermato da Michele Barbi per la Societa’ Dantesca Italiana”). Cfr. Mambelli,782. Pregevole ediz. di lusso, in tiratura di 1321 esempl. numerati e firmati dagli artisti, su carta avoriata con speciale sigla in filigrana, appositamente fabbricata dalle Cartiere Miliani, ben conservata.
1949In-16 (cm. 19.40), brossura illustrata, con alette, pp. 55, (9). Prima edizione. Firma d’appartenenza. Minime tracce d’uso. Pagine leggermente ingiallite per la qualità della carta, peraltro, in buono stato (text in good condition).
2014ril. Salvatore Natoli (Patti, Messina, 1942), a cui è dedicata la presente raccolta di studi, si è laureato in Filosofia all'Università Cattolica di Milano. Ha poi insegnato Logica all'Università di Venezia Ca' Foscari, Filosofia della politica all'Università Statale di Milano, Filosofia teoretica all'Università di Bari e Filosofia teoretica e Sistemi di pensiero e storia della mentalità all'Università di Milano Bicocca. Interprete autorevole di pensatori classici, tra i quali Aristotele, Cartesio, Nietzsche, Gentile, Heidegger, Foucault, a partire da una densa interpretazione delle esperienze del dolore e della felicità ha sviluppato - anche attraverso un intenso confronto con le tradizioni greca, ebraica e cristiana - un'originale chiave di lettura della condizione dell'uomo contemporaneo all'interno delle società complesse: un'"etica del finito" che lo ha reso da molti anni una delle voci più significative del dibattito filosofico italiano.
2019brossura Ungaretti, negli ultimi anni della sua vita, s'era impegnato a fondo per lasciarci una sua autobiografia ampiamente addomesticata. Lo aveva fatto mediante scritti, interviste, apparizioni televisive, e soprattutto grazie alle lunghe chiacchierate con Leone Piccioni, da cui - nel 1970 - era nata la biografia che ha rappresentato l'indiscusso punto di riferimento per un cinquantennio. Questa nuova biografia ribalta fatti che si credevano accertati e presenta molti episodi finora sconosciuti, consegnandoci per la prima volta un profilo 'integrale' di Ungaretti. Emerge, a fianco allo straordinario poeta, un uomo con grandi virtù, ma anche con tante fragilità, compresa l'ossessione di cancellare una parte del proprio passato. Un uomo in cui convivevano lampi di genio con debolezze umane; un artista che non si è scandalizzato di fronte alla propria miseria, traendo alimento dalla sua complessa personalità anche per creare poesia.
1908In-8 gr., tela coeva, tit. oro al dorso, pp. (4),351, con numer. xilografie a piena pag. nel t. Ben conservato.
1891In-4 p. (mm. 290x197), tela edit. rossa, ricca decoraz. oro e nero al piatto, fregi e tit. oro al dorso (ben restaur. per manc.), risg. damascati, pp. (6),395, con numerose ill. di vari e importanti artisti, inc. su legno nel t., per lo più a p. pag. “Seconda edizione illustrata con nuove incisioni aggiunte”. Pagine uniformem. ingiallite per la qualità della carta, altrimenti esemplare ben conservato.
1978In-8 p., brossura edit., pp. 408,(4). Prima edizione. Ben conservato.
2017brossura Appena due secoli fa, nell'ambiente culturale e sociale delle villeggiature italiane settecentesche si sviluppava un vivere sereno e rilassato, scandito però da un vortice di attività «ricreative» in cui il cibo, la moda e il gioco, come anche la musica, il teatro, la caccia, la lettura, la conversazione, svolgevano un ruolo fondamentale. Gli eredi della tradizione aristocratica e cavalleresca italiana, con l'aiuto degli esponenti di un nascente e sofisticato ceto intellettuale, avevano inventato un sogno e lo realizzavano. Tutto era volto alla ricerca della raffinatezza, non vi era spazio per la mediocrità: si esprimeva, in queste dimore e nei tempi della villeggiatura, il libero gioco della bellezza nelle sue molteplici espressioni, un'irrefrenabile joie de vivre, in un'atmosfera generale in cui spesso gli opposti convivevano con naturalezza. L'universo femminile era centrale e vi godeva un potere e una libertà fino a quel momento sconosciuti. In ville ideate e realizzate con cura, fra ospiti scelti con attenzione a volte maniacale, si praticava una qualità di vita altamente sofisticata.
2007ill., br. Nel mondo contadino di fine Ottocento la caccia aveva assunto un ruolo di primaria importanza come elemento di sopravvivenza, in particolare fra le popolazioni rurali dell'Appennino. Naturalmente si trattava di una caccia di frodo data l'estrema povertà delle famiglie coloniche e veniva condotta con mezzi del tutto particolari, secondo tecniche venatorie ormai proibite e quasi tutte scomparse. Molti autori della prima metà del '900 le avevano già condannate, equiparandole a forme del peggiore bracconaggio, incompatibili con una gestione corretta del patrimonio faunistico. Ciò che si propone questo libro è interrogarsi sul perché i coloni si trovavano nella necessità di catturare gli animali selvatici con tali sistemi 'distruttivi', scoprirne i motivi esistenziali, inquadrare il contesto storico e sociale propri delle campagne dell'epoca.
1942In-16 (cm. 19.30), brossura editoriale illustrata (tracce d’uso), pp. 219, (3), timbri di biblioteca estinta alle prime carte, con 15 illustrazioni in bianco e nero di Gustavino, nel testo. Prima edizione. In buono stato (good copy).
2011brossura "La vita di Schleiermacher" rappresenta uno dei più ambiziosi progetti di scrittura filosofica della vita che la tradizione dello storicismo tedesco abbia mai tentato. L'opera si segnala per la sua ampiezza di intenti e di vedute, ma anche per la sua realizzazione tormentata e inconclusa, che impegnò l'intera esistenza del suo autore. Dopo aver pubblicato nel 1870 il primo volume dell'opera, infatti, Dilthey ne interruppe la stesura, ritenendo necessario chiarire i nodi teoretici qui emersi: i temi chiave della matura riflessione diltheyana, che solo il secolo successivo porterà definitivamente in luce, trovano qui la loro prima formulazione. Questa prima traduzione italiana riprende l'edizione originale del 1870 e mette a disposizione del lettore parti tratte dalle edizioni successive, corredando il primo volume di un apparato di note utili a chiarire i complessi riferimenti storico-culturali di questo ampio affresco della cultura tedesca tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento.
2014brossura Di lei credevamo di sapere tutto: dalla nascita a Kiev nel 1903 alla morte ad Auschwitz nel 1942, dall'avventura del manoscritto di "David Golder", inviato anonimo nel 1929 all'editore Grasset, al manoscritto salvato di "Suite francese", apparso nel 2004 e tradotto ormai in trenta lingue. Sbagliavamo: Philipponnat e Lienhardt ce lo dimostrano in questa biografia. Per tre anni, costantemente affiancati dalla figlia di Irène, Denise Epstein, gli autori hanno consultato le carte inedite della scrittrice: la corrispondenza con gli editori come gli appunti presi a margine dei manoscritti, i diari come i taccuini di lavoro. Un'opera che non solo fa risorgere dall'oblio con una vividezza sorprendente le diverse fasi dell'esistenza di Irène (l'infanzia nella Russia prima imperiale e poi rivoluzionaria, la fuga prima in Finlandia e poi in Svezia, la giovinezza dorata in Francia, i rapporti con la società letteraria degli anni Trenta, gli sconvolgimenti della guerra, gli ultimi mesi di vita nel paesino dell'Isère dove si è rifugiata con la famiglia), ma coglie e restituisce tutte le sfaccettature di una personalità complessa, affrontandone senza remore di alcun tipo anche gli aspetti più discussi e contraddittori.
2009ill., br. Di lei credevamo di sapere tutto: dalla nascita a Kiev nel 1903 alla morte ad Auschwitz nel 1942, dall'avventura del manoscritto di "David Golder", inviato anonimo nel 1929 all'editore Grasset, al manoscritto salvato di "Suite francese", apparso nel 2004 e tradotto ormai in trenta lingue. Sbagliavamo: Philipponnat e Lienhardt ce lo dimostrano in questa biografia. Per tre anni, costantemente affiancati dalla figlia di Irène, Denise Epstein, gli autori hanno consultato le carte inedite della scrittrice: la corrispondenza con gli editori come gli appunti presi a margine dei manoscritti, i diari come i taccuini di lavoro. Un'opera che non solo fa risorgere dall'oblio con una vividezza sorprendente le diverse fasi dell'esistenza di Irene (l'infanzia nella Russia prima imperiale e poi rivoluzionaria, la fuga prima in Finlandia e poi in Svezia, la giovinezza dorata in Francia, i rapporti con la società letteraria degli anni Trenta, gli sconvolgimenti della guerra, gli ultimi mesi di vita nel paesino dell'Isère dove si è rifugiata con la famiglia), ma coglie e restituisce tutte le sfaccettature di una personalità complessa, affrontandone senza remore di alcun tipo anche gli aspetti più discussi e contraddittori.
2022ill., br. In quasi ottant'anni della sua vita Goethe ha vissuto le più diverse esperienze musicali, gestito il teatro di Weimar per 26 anni, incontrando, e a volte frequentando, alcuni tra i principali musicisti, compositori e cantanti di quel periodo. Questo libro, concepito per essere letto come un racconto e anche consultato nei numerosi personaggi ed eventi che descrive, ricostruisce tale percorso di vita musicale attraverso le parole dello stesso Goethe. L'autore ha esaminato il corpus delle opere di Goethe, così come le testimonianze - siano esse lettere, memorie, o altro - di coloro che hanno avuto occasione di condividere con lui le più diverse esperienze musicali. Tutto questo materiale, che va dai primi ricordi di ascolti musicali casalinghi all'età di 4 anni fino a pochi giorni prima della sua morte, è presentato in ordine cronologico con molte note e numerosi testi volti alla migliore comprensione di questo percorso. Il libro è corredato anche da numerose illustrazioni e da un'appendice dedicata alle massime sulla musica. Con la cronologia degli eventi musicali nella vita di Goethe, trovano anche posto una bibliografia ragionata che raccoglie più di 800 titoli, l'indice dei nomi e cose notevoli, le genealogie della famiglia Goethe e della casata ducale di Weimar.
2020br. "Lisztmania" la definì Heine e nessun paese europeo ne fu immune. E ancora oggi - nel mondo - Franz Liszt (Raiding 1811 - Bayreuth 1886) è ricordato più per quella fama di virtuoso del pianoforte che per la sua vasta produzione musicale. In questa biografia romanzata, ove non mancano temerarietà e ironia, e forse qualche abbaglio, si racconta l'intensa vita di Liszt usando i tempi verbali al passato e al presente, come se si passasse dal grandangolo al primo piano. Una vicenda umana e professionale in cui, in ogni dettaglio, si rivela la grande ammirazione per questo genio «dalla natura generosa che preferisce la follia alla mediocrità e sa che le musiche del cuore sono le uniche di cui l'intelligenza non si stanca mai».
2018ill., br. Questa biografia è un'importante testimonianza dell'interesse provato da Charles Darwin nei confronti della vita e delle opere di suo nonno Erasmus; i due non si conobbero mai, ma lo stesso Charles confessò, fra le pagine della sua "Autobiografia", come l'opera di suo nonno fosse riuscita a preparare il "terreno favorevole a quella dottrina che più tardi, in forma diversa, ho sviluppato nell''Origine delle specie'". Diversi contadini della cittadina di Lichfield credevano che il dott. Erasmus Darwin fosse un mago, altri pensavano si trattasse di un ateo, a giudizio di molti fu uno strabiliante poeta, per alcuni invece fu il primo grande teorico delle leggi della vita organica. Egli, infatti, già nel corso del XVIII secolo iniziò a porsi alcuni fondamentali interrogativi sulla natura e sulla storia della vita, cercando di rispondere alla più difficile delle domande: da dove veniamo e qual è la nostra storia? Con uno sguardo al contesto filosofico e scientifico in cui emersero le sue risposte trasformiste e tentando di porre nuovamente in rilevanza anche alcuni aspetti dell'opera e del pensiero del nipote, questo testo intende offrire un ampio quadro del trasformismo settecentesco attraverso lo sguardo di uno dei suoi più noti pensatori.
1913Treves, 1913. In-16, cartonato, tassello con titolo oro al dorso, pp. LXXXVII,169. Manca la brossura originale. Pagine leggermente ingiallite per la qualita' della carta, peraltro in buono stato.
2015br. Dopo la morte di Charlotte Brontë, nel 1855, suo padre esorta Elizabeth Gaskell, già acclamata autrice, a scrivere la biografia della figlia. Elizabeth, che era stata una cara amica di Charlotte, parte così sulle tracce di quanti l'avevano conosciuta, viaggiando a lungo in Inghilterra e in Belgio per raccogliere informazioni e materiale, e traendo dalle sue ricerche un cospicuo bagaglio accuratamente ordinato di lettere, interviste e osservazioni che restituiscono i momenti salienti della sua storia e del suo ambiente. Seppur privilegiando, anche rispetto al genio letterario, gli aspetti più intimi e personali, Elizabeth Gaskell seppe ricreare la vitalità e la profondità della grande scrittrice vittoriana, svelando al lettore i lati meno conosciuti di un carattere tormentato e introverso.
2018br. Abbiamo adorato dèi antropomorfi e fatto per millenni degli animali l'oggetto del nostro culto. Eppure la forza cosmogonica più importante sul nostro pianeta sono le piante: sono loro le nostre ultime divinità. Sono loro ad aver prodotto il mondo così come lo conosciamo e lo abitiamo. Sono loro a mantenerlo in vita. Attraverso la fotosintesi, hanno permesso di cambiare lo statuto della materia che ricopre la crosta terrestre, trasformandola in centro di accumulazione dell'energia solare. E soprattutto hanno trasformato irreversibilmente la nostra atmosfera. Non illudiamoci: lungi dall'essere un elemento qualunque del paesaggio terrestre, le piante cesellano e scolpiscono incessantemente il volto del nostro mondo.
2011br. Dagli utensili preistorici in pietra, osso o legno alle prime produzioni ceramiche, dalle macchine ai computer, le cose hanno percorso una lunga strada assieme a noi. Cambiando con i tempi, i luoghi e le modalità di lavorazione, discendendo da storie e tradizioni diverse, ricoprendosi di molteplici strati di senso, hanno incorporato idee, affetti, simboli di cui spesso non siamo consapevoli. Il significato di "cosa" (contrazione dal latino "causa", quanto ci sta a cuore e per cui ci si batte) è, infatti, più ampio sia di quello di "oggetto", ciò che si manipola con indifferenza o secondo impersonali procedure tecniche, sia di quello di "merce" quale semplice valore d'uso e di scambio o espressione di status symbol. Le cose rappresentano nodi di relazioni con la vita degli altri, anelli di continuità tra le generazioni, ponti che collegano storie individuali e collettive, raccordi tra civiltà umane e natura. Il loro rapporto con noi somiglia, in tono minore, a quello dell'amore tra persone, dove il legame convive con la reciproca autonomia e nessuno è proprietà esclusiva dell'altro.
2009br. È questo non solo l'ultimo libro di Hannah Arendt ma anche il coronamento finale della sua "vita activa". Rimasto incompiuto, si sarebbe dovuto comporre di tre parti: restano le prime due e un abbozzo della terza. La prima, dedicata al Pensare, si domanda dove si trovi l'io che pensa, quali siano il suo spazio e il suo tempo, concludendo che esso si pone tra passato e futuro, tra la memoria del non più e l'attesa del non ancora. Qui, nel presente del pensare, l'angelo della storia ferma talvolta il suo volo e ci fa essere liberi. Ed è proprio alla libertà che è dedicata la seconda parte, quella che studia una nozione sconosciuta ai greci antichi: il Volere. Solo il cristianesimo si pose infatti il problema di come conciliare la fede in un Dio onnipotente con le esigenze del libero arbitrio. E dal cristianesimo tale questione arriva sino all'epoca moderna, allorché la volontà si scontra con la legge di causalità, o quando ci si sforza di farla convivere con le leggi della storia. In appendice gli appunti della terza parte, dedicata al Giudicare.