4 231 résultats
1969M. L. Falorni Lo studio psicologico del carattere e delle attitudini. , Giunti 1969, Piatti e dorso segnati dal tempo, con macchie e piccoli segni di usura. Tagli con gore. Interno complessivamente in buono stato. Buono (Good) . 397
1971Joan Robinson Libertà e necessità. Un'introduzione allo studio della società. , Einaudi 1971, Libro in perfette condizioni, quasi come nuovo., solamente lievi segni dati dal tempo sul dorso. Ottimo (Fine) . 152
Penna, acquerello grigio e acquerello color bistro chiaro misure: mm 424 x 255 L’imponente studio architettonico è composto da un solido basamento a forma circolare su cui poggiano delle colonne con capitelli delineati in un riecheggiante stile corinzio. Al centro della composizione vi è la Sacra Famiglia, con la Vergine inginocchiata posta sulla sinistra mentre sorregge il Bambino in fasce. Sopra di esso tre cherubini lo vegliano. A destra San Giuseppe stante osserva il tenero gruppo tenendo le mani appena alzate in un delicato atteggiamento di amorevole contemplazione. Nella parte superiore la porzione centrale della trabeazione e il tetto sono spettacolarmente squarciati da un trionfo di angeli e angioletti; che emergono dall’apparizione celestiale emanata dalla figura del Padre, posto sull’apice della composizione. La luce propagata dal divino intervento si diffonde in tutte le direzioni, concentrandosi con grande effetto scenografico sulla Sacra Famiglia sottostante. Nonostante a tutt’oggi rimanga ancora anonimo, l’autore ci rivela qualcosa di sé grazie ad un linguaggio che riporta con una certa immediatezza alla cultura grafica francese del XVIII secolo, ed in particolare al vasto seguito di Francois Boucher, maestro incontrastato del gusto Rococò. Le fisionomie delle figure, le anatomie infantili affrontate con soffici volumi, le acquerellature dai toni leggeri stese con veloci campiture attentamente distribuite e ancora l’ariosità e teatralità della composizione fanno propendere per la cultura figurativa d’oltralpe. Nonostante ciò vi sono elementi che curiosamente riportano anche al linguaggio barocco, come ad esempio le vesti di San Giuseppe e della Vergine, che nel loro complesso svolgimento rimembrano i panneggi della Roma del ‘600. La stessa accentuata teatralità strizza l’occhio ai grandi progetti barocchi della lunga stagione berniniana. Segno forse di un viaggio di formazione in Italia che l’autore, come del resto molti del suo tempo, può aver affrontato per scoprire i tesori della Penisola e studiare da vicino i Maestri del passato. Ed è forse a quel periodo della vita dell’artista che il disegno risale, magari come esercizio di copia di un progetto o di un altare ad oggi noi ignoto o non ancora identificato; oppure come prova in cui il disegnatore mette in pratica le nozioni apprese a seguito del lungo pellegrinaggio in Italia. Opera in ottimo stato di conservazione, con le parti acquerellate ben apprezzabili in tutti i delicati passaggi tonali. Leggero foxing nella parte superiore a destra. Una piega centrale orizzontale appena visibile. Foglio applicato su supporto cartaceo del XVIII secolo. In basso a sinistra a china color seppia: “Boucher”. Filigrana: “Serpente”. Bibliografia: J. Bean, “15th-18th Century French Drawings in the Metropolitan Museum of Art”, the Metropolitan Museum of Art, 1986.
Pietra nera misure: mm 400 x 255 Pittore. Probabilmente entra giovanissimo nella bottega di Giambattista Piazzetta diventandone senza ombra di dubbio il migliore e il più longevo dei suoi allievi. Ne assimila così profondamente lo stile e la pennellata che ancora oggi diverse sono le opere che dividono la critica circa la loro attribuzione ad una o all’altra mano. Francesco è citato per la prima volta in un documento del 1744 della Fraglia dei Pittori veneziani, tuttavia è molto probabile che già da tempo fosse celebre in città. La sua prima opera documentata è un Immacolata Concezione per la chiesa parrocchiale di Cortona, oggi conservata presso l’oratorio della Villa Tommasi a Metelliano. Nel 1749, grazie all’interessamento del Conte Giacomo Carrara di Bergamo, gli fu commissionata la Pala dei Quattro Santi che adorano la Croce e i due laterali con Santa Lucia e Santa Apollonia per la chiesa di San Martino ad Alzano Lombardo. I dipinti ebbero un grande successo e valsero al pittore la protezione del Conte Carrara ma attirarono l’attenzione anche dei Conti Albani che divennero anch’essi suoi committenti invitando il pittore nel 1757 ad eseguire gli affreschi per casa Albani a Bergamo. Tali affreschi sono considerati dalla critica come il momento centrale dell’attività dell’artista. Pur accettando nel 1755, su segnalazione tra l’altro di Tiepolo e di Pittoni, la nomina a professore del Collegio dell’Accademia di Venezia, l’attività nella bergamasca si fa sempre più intensa. Nel 1762 Capella si trasferisce definitivamente a Bergamo dove apre anche una scuola di pittura particolarmente fiorente. Si tratta di uno studio preparatorio per l'importante pala nella Basilica di San Martino ad Alzano Lombardo, così come attestato anche dalla scritta a matita sul verso, e a giudicare dalle pieghe, fu probabilmente ripiegato e spedito a mo' di lettera. Questo insolito invio di disegni doveva essere una prerogativa dell’autore poiché si conosce un altro suo disegno, proveniente dalla collezione del Conte Carrara ed oggi presso l’Accademia Carrara (Inv. n, 14), che presenta le medesime caratteristiche. Nella metà inferiore del disegno si vede il gruppo di quattro Santi: Santo Stefano a sinistra, San Vincenzo Ferreri, San Francesco Saverio e San Nicola di Bari a destra ritratti in movimentate posture e intenti a rivolge le proprie preghiere verso la parte superiore della composizione dove vediamo due angioletti che sollevano in volo la Croce. Rispetto alla redazione finale su tela vi sono alcune differenze. Santo Stefano anziché avere il braccio sinistro alzato a indicare la Croce ha entrambe le braccia alzate con le mani congiunte in segno di preghiera. Il Santo in piedi risulta leggermente più spostato verso destra, ma la modifica più consistente riguarda gli ultimi due Santi che vengono ricollocati spostando più verso il centro la figura di San Nicola e allontanando sensibilmente verso destra l’ultima figura, a cui viene inoltre cambiato atteggiamento nascondendo le mani che nel dipinto sono invece ben visibili. Il disegno è un tipico esempio dello stile grafico di Capella, caratterizzato dai modi soffici e dal tocco leggero, oltre che dall’uso del gessetto nero. Anche il cielo è realizzato con il caratteristico tratteggio obliquo tipico dell’autore che sfrutta la fragile consistenza del gessetto per creare leggere e movimentate campiture chiaroscurali. Opera in ottimo stato di conservazione eccetto le pieghe descritte. Nonostante la tecnica impiegata, il disegno mantiene tutta la leggerezza e la sensibilità di tocco del maestro veneto. Bibliografia: R. Pallucchini, “Francesco Daggiù detto il Cappella”, in Riv. di Venezia, XI (1932); L. Vaccher, “Opere del periodo bergamasco del C.”, in Arte veneta, XXII (1968); F. Rossi, “I Grandi disegni italiani dell'Accademia Carrara in Bergamo”, Silvana editoriale, 1985.
Acquatinta misure: 216 x 278 Antonio (Vaprio 1799 - Milano 1875), Giuseppe (Vaprio 1795 - Milano 1871) e Luigi (Vaprio 1801 - Milano 1860) furono disegnatori, incisori e calcografi molto attivi e conosciuti nella Milano del XIX secolo soprattutto per opere quali vedute e rilievi architettonici. Questa stampa riprende la tavola numero VIII facente parte della serie Descrizione dello studio di scultura del Prof. Pompeo Marchesi 1838, composta da dodici tavole disegnate dall'Architetto Antonio Rinaldi. Pompeo Marchesi (Saltrio 1783 - Milano 1858) fu un noto scultore allievo di Antonio Canova. Il suo studio in via S. Primo a Milano ospitava oltre a sculture monumentali anche modelli di gesso delle opere più celebri sia antiche che moderne. In questa incisione, attraverso giochi chiaroscurali, e grazie alla luce che entra da due archi finestrati sulla sinistra, assistiamo ad una elaborata scena animata. Uomini donne e militari commentano dipinti e sculture. Sulla destra possiamo riconoscere il ritratto di Goethe seduto che indossa una tunica, alle sue spalle un'allegoria della Fede forse di Canova, su mensole alle colonne le figure di Santi per il Duomo di Milano, su una lunga mensola in alto a destra i tanti busti realizzati da Marchesi e in fondo sopra l'arco di ingresso una copia del Mercurio di Giambologna oggi al Bargello. Oltre l'immagine in basso titolo inciso. Impressione eccellente, dai neri intensi. Ottimo stato di conservazione Bibliografia: P. Arrigoni, Milano nelle vecchie stampe, 1969, pag.65 n.183
Foto di dimensioni 18x24,buono stato
2005No marks or inscriptions. No creasing to covers or to spine. A lovely clean crisp very tight copy with bright boards and no bumping to corners. No dust jacket, possibly as published. 247pp. This book presents 200 images of contemporary glass chosen from 25 years of New Glass Review which is the annual publication of the Corning Museum of Glass in New York. Each issue documents the work of 100 artists, which are selected by a jury from an average of about 900 artist submissions. The book is organised into five sections devoted to vessels, sculptures, flat/painted glass, installations/architectural glass, and design and is a superb reference work on the most important contemporary glass and associated artists over the period.
In 4 (30x21,5) Brossura illustrata; pp. 32 con numerose illustrazioni a colori e in b/n e mappe; Buono
China e matita misure: mm 112 x 141 Pittore, disegnatore, bibliofilo, letterato, collezionista, poeta, critico e storico dell’arte. A soli quindici anni è accolto nell'Accademia dell’Arcadia per i suoi componimenti poetici. Successivamente segue a Brera i corsi di Traballesi, Knoller e Appiani. Nel 1795 è a Roma dove stringe amicizia con Felice Giani , Angelika Kauffmann e soprattutto con Antonio Canova, di cui diventa amico fraterno. Nel 1801, a soli ventiquattro anni, è nominato Segretario dell’Accademia di Brera. Grazie anche al sostegno della Repubblica Cisalpina egli imprime una svolta radicale alla suddetta istituzione, redigendo i nuovi statuti, ampliando la collezione della Pinacoteca (si ricorda fra tutti l’acquisto dello “Sposalizio della Vergine” di Raffaello) e raccogliendo svariato materiale didattico; dalle stampe ai gessi ai libri. Viaggia intanto a Roma, Napoli e Parigi, dove fa la conoscenza di David. Nel 1802 vince il concorso bandito dalla repubblica Cisalpina con il dipinto “La Riconoscenza della Repubblica italiana a Napoleone”. Nel 1807 da le dimissioni dall'Accademia a causa dei contrasti col governo e la nuova politica- da lui giudicata troppo severa- di Napoleone. Nello stesso anno, su incarico del Viceré Eugenio di Beauharnais realizza una copia del Cenacolo vinciano. Per questa occasione pubblica nel 1810 il saggio “Del Cenacolo di Leonardo da Vinci”, che riscuote un immediato successo ed è ancora oggi considerato un testo fondamentale per lo studio del pittore toscano. Bossi muore prematuramente nel 1815 lasciando incompiuta la commissione per gli affreschi di Villa Melzi a Bellagio. Giuseppe Bossi fu un infaticabile ed eccelso disegnatore. Egli utilizzava il disegno come momento di studio ed elaborazione delle proprie idee figurative. Dotato di un segno veloce, sicuro ed energico; era inoltre in grado di realizzare, grazie all'uso di sapienti campiture acquerellate, opere di grande atmosfera. Nel foglio si vedono tre figure a penna. A sinistra l'abbraccio tra una figura seduta, probabilmente un uomo, caratterizzato da morbidi ciuffi di capelli e da un abito panneggiato, che sostiene una bimba dal lungo abito in piedi davanti a lui. Sulla destra viene raffigurato un bambino, il suo corpo e il suo volto sono costruiti mediante la linea di contorno, apparentemente sovradimensionato rispetto alle altre due figure. Fitte linee parallele danno profondità e creano le zone in ombra. Esemplare grafico elegante, studio preparatorio. Ottimo stato di conservazione. Bibliografia: AA.VV. “Giuseppe Bossi Pittore”, Busto Arsizio, 1965; L.T.Brunetto “Giuseppe Bossi. L’Uomo e L’opera”, Busto Arsizio, Pianezza Editore, 1983. F. Leone & F. Mazzocca (a cura di)“L’officina neoclassica”, Silvana editoriale, Faenza, 2009; G. Fusconi (a cura di) L’Artista e il suo atelier. I disegni dell’acquisizione Osio all’Istituto Nazionale per la Grafica”, Palombi editori, Roma, 2006.
Acquaforte misure: mm 80 x 240 Incisore e disegnatore, si dedicò sporadicamente alla pittura. Il padre Francesco, scultore allievo di Giambologna, morì prematuramente ma riuscì ad avviare tutti i suoi figli a mestieri d’arte. Stefano fu il solo ad eccellere, ebbe i primi insegnamenti presso botteghe di dimenticati orefici i quali ebbero tuttavia il pregio di fargli prender dimestichezza con il bulino. Fu sostanzialmente un autodidatta. Le fonti bibliografiche affermano che egli si esercitava a disegnare figure curiosamente partendo dai piedi e a copiare le incisioni di Jacques Callot avendo come unico confronto l'incisore Remigio Cantagallina. Fu notato poi dal pittore Giovan Battista Vanni che lo prese nella sua bottega e gli diede i primi insegnamenti di pittura e del disegno. La vocazione di Della Bella fu sicuramente l'incisione e già le sue prime opere rivelano i temi a lui più cari: scene di vita contemporanea, feste, battaglie e le decorazioni. Lo studio delle incisioni e dei disegno di maestri antichi, la conoscenza e il confronto con i maestri fiorentini e fiamminghi a lui contemporanei allora presenti alla corte medicea furono furono di grande stimolo. Egli è considerato un grafico puro, grazie ai suoi numerosi viaggi tra Roma e Parigi e grazie alla protezione dei Medici maturò un proprio linguaggio grafico, in vita e per tutto il XVIII secolo fu ricercato e collezionato in Francia e in Italia. Questa è la tavola numero 15 della serie Ornamenti di fregi e fogliami, composta da sedici stampe. La tavola si divide in un fregio nelle parte superiore e due schizzi nel margine inferiore. Nel pannello superiore in un girale vegetale fanno capolino i corpi di due bambini; quello a sinistra sta decorando con ghirlande il corpo di un'aquila, mentre quello di destra la criniera di un leone. Nel zona inferiore, sempre con tratto fine ed elegante, vediamo a sinistra un tritone che brandendo un bastone cavalca un cervo marino e a destra il profilo della testa di un satiro. In basso, inciso nel margine inferiore, "Stef. della Bella inuent. et fecit", "N. Langlois excu", "Cum Priuil Regis" e numero. Impressione eccellente. Ottimo stato di conservazione. Ampi margini oltre la battuta del rame. Stato: III/VI con l'indirizzo N. Langlois (Parigi 1640 - 1703). Bibliografia: De Vesme-Massar 1001, pag. 218.
Matita misure: mm 311 x 235 Pittore italiano del quale si hanno poche notizie, fu attivo soprattutto nel Comasco a metà dell’Ottocento. Nel 1857 affrescò il battistero nella Basilica del SS. Crocifisso in Como; altre sue opere si trovano nel battistero di S. Fedele a Como e nelle chiese parrocchiali di Casasco, Pellio Superiore e Castiglione d’Intelvi. A Nesso nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nell’area presbiterale si trovano dipinti raffiguranti la Consegna delle chiavi a san Pietro, la Disputa di san Paolo nell’Areopago e la Trinità con gli Evangelisti realizzati nel 1864. Nel foglio viene rappresentata una figura stante, colta frontalmente e piegata leggermente in avanti. L'uomo non è indagato nel volto, lasciato allo stato di abbozzo, l'autore si concentra sullo studio dei movimenti della veste. Questa tunica avvolge completamente il soggetto e cade pesante sul suo corpo; il braccio sinistro piegato alla vita regge parte della veste lasciando così visibili le caviglie e i piedi nudi. Attraverso una fitta intersezione di linee si vengono a creare giochi chiaroscurali che rendono tangibile il tessuto. La figura nella sua maestosa ieraticità sembra una scultura di un filosofo o un magistrato romano. Disegno eseguito su carta bianca spessa. Ottimo stato di conservazione.
Carboncino e matita misure: mm 165 x 225 Pittore italiano del quale si hanno poche notizie, fu attivo soprattutto nel Comasco a metà dell’Ottocento. Nel 1857 affrescò il battistero nella Basilica del SS. Crocifisso in Como; altre sue opere si trovano nel battistero di S. Fedele a Como e nelle chiese parrocchiali di Casasco, Pellio Superiore e Castiglione d’Intelvi. A Nesso nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, nell’area presbiterale si trovano dipinti raffiguranti la Consegna delle chiavi a san Pietro, la Disputa di san Paolo nell’Areopago e la Trinità con gli Evangelisti realizzati nel 1864. In questo foglio, che reca la tracce di quadratura per definire le posizione reciproche delle figure, vengono rappresentati tre putti a figura intera. Sono colti stanti in pose ed atteggiamenti differenti; quello di sinistra di profilo ma con il busto e il volto rivolti verso lo spettatore, diversi ripensamenti dell'artista alla ricerca dell'esatta posizione del braccio destro forse pensato per tenere uno strumento. Il putto centrale è colto frontalmente, con la gamba sinistra avanti rispetto l'altra, fissa lo spettatore e sembra, con il gesto della mano sinistra protesa in avanti, lo stia invitando. Il putto a destra è di profilo, molti sono i ripensamenti di braccia e volto, sembra tenere tra le mani un flauto. Disegno eseguito su cartoncino ocra. Ottimo stato di conservazione.
1966cm. 15 x 23,5, xxx-310 pp. con 18 tavv. f.t. Fondazione Giorgio Cini - Civilt? veneziana - Studi 665 gr. xxx-310 p.
Benevento, Luigi De Martini e Figlio, 1892. In 8°, PP 31n. Brossura.
Firenze, R. Bemporad & Figlio, 1924. Quinta edizione rifusa ed ampliata per uso delle scuole medie dal prof. Riccardo Rubrichi. (Seconda Ristampa). In 8°, PP 258n. Brossura originale. Molte figure a cura di Giovanni Decia. 9 Tavole di cui 2 ripiegate.
1966Bross. ed. in-16 - pp. 400 - numerose ill. in nero nel testo e f.t., buonissime condizioni
1959Bross. ed. in-8 - pp. 225 - undicesima ed. - con 190 figure e numerose applicazioni - in ottimo stato.
2008PAPARO 2008 FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO, VOLUME PARI AL NUOVO.
1984ALINEA 1984 163 PP. FONDO DI MAGAZZINO. LIEVI SEGNI DEL TEMPO, VOLUME PARI AL NUOVO.
Inchiostro e matita rossa misure: mm 291 x 214 Pittore italiano. Dopo un primo periodo a Como presso il ritrattista Girolamo Caprera, si trasferisce a Bologna dove frequenta la bottega del pittore Gabriele Ferrantini. Scoperto poi da Girolamo Curti, detto il Dentone, caposcuola dei quadraturisti bolognesi, diviene suo collaboratore. Inizialmente apprezzato come prospettico, il Colonna si perfezionò nella pittura di figura. Proprio come figurista segue il Curti a Ravenna, a Ferrara, a Parma nel 1628, e ancora a Modena nel 1631-32 e nel frattempo nell'atelier del Curti vediamo anche Agostino Mitelli. Tra i due artisti inizia una forte collaborazione che li vede impegnati in moltissimi e importanti cantieri fra cui nel 1665-67 quello di Bologna per la cappella del Rosario nella chiesa di S. Domenico. Il soggetto di questo straordinario foglio è lo studio preparatorio per uno degli angeli che reggono la grande corona di fiori nella Cappella del Rosario, l'artista studia diverse prospettive scorciate della figura. Opera inedita caratterizzata da un tratto fine e deciso. Due disegni ex collezione Villani oggi presso i Musei Civici di Reggio Emilia e relativi al medesimo cantiere sono un puntuale termine di confronto stilistico. Disegno applicato su carta antica del XVIII secolo, a sua volta montato su controfondo azzurro della fine del XVIII secolo. Iscrizione a penna sul montaggio in basso al centro: "Michele Colona Bolognese”. Il disegno è stato vincolato dalla Sovrintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Milano in data 29 ottobre 2019 perché ritenuto di "interesse storico e artistico particolarmente importante" Bibliografia: R.Roli, Pittura bolognese 1650-1800. Dal Cignani ai Gandolfi, Bologna 1977, p. 165; A.D'Amato, I Domenicani a Bologna. 2 1600-1987,II, Bologna 1988, pp.637-669; A Mazza, “Angelo Michele Colonna: frammenti ricomposti di un antico fondo grafico” in Di segno antico. I disegni della collezione Villani donati ai Musei Civici di Reggio Emilia, catalogo della mostra di R. Emilia, Bologna 2000, scheda n 24.
2002cm. 17 x 24, 426 pp. Fondo di studi Parini-Chirio - Universit? degli Studi di Torino. Filologia L?opera esamina un importante testo della scuola del ?non-dualismo assoluto? L?analisi degli argomenti relativi alla cronologia e all?ermeneutica di Gaudapada e Sankara consente una messa a punto dell?annosa questione sankariana. La traduzione ? fittamente annotata. Il progetto di edizione elettronica del testo tiene conto di tutte le varianti a stampa conosciute e di alcune manoscritte. La bibliografia comprende una rassegna delle fonti a stampa e di quelle manoscritte, nonch? della letteratura secondaria. The essay examines an important text of the ?absolute non-dualistic? school. The analysis of data pertaining to the chronology and hermeneutics of Gaudapada and Sankara defines the points at issue about the age-old sankarite question. The translation has a wealth of references. The project of an e-text takes into account all known variants of printed materials and some manuscript ones. Bibliography comprising the sources of printed and manuscript materials, as well as secondary writings, is exhaustive. 759 gr. 426 p.
1996cm. 17 x 24, xii-190 pp. Istituto nazionale di studi sul Rinascimento - Quaderni di ?Rinascimento? Un postumo omaggio al pi? grande conoscitore delle fonti della storia dell?arte toscana che ha individuato in questi registri anche un tramite per penetrare nelle fibre pi? intime della societ? e dello stato fiorentino sottraendoli al monopolio degli storici dell?arte per affidarli anche a chi si dedica alla storia fiorentina nel suo complesso soprattutto per il Quattrocento e l?inizio del Cinquecento. A belated homage to the greatest expert on the source of the history of Tuscan art who has located in these registers a means to penetrate even the most intimate fibres of the Florentine society and state subtracting it from the monopoly of art historians to bestow it upon those devoted to Florentine history on the whole and above all to 1400 and the beginning of 1500. 390 gr. xii-190 p.
1975cm. 17 x 24, 116 pp. con ill. n.t. Estratto dal vol. Archaeologica, Scritti in onore di A. Neppi Modona. 229 gr. 116 p.
2006cm. 17 x 24, 458 pp. con 9 figg. n.t. Biblioteca dell'?Archivum Romanicum? - Serie I: Storia, Letteratura, Paleografia Il volume affronta la storia delle tecniche di schedatura finalizzate a sostenere il lavoro dello studioso e dello scienziato, a partire dalla tradizione retorica classica fino ad arrivare all?invenzione moderna del primo schedario ordinato in modo alfabetico e usato come ?macchina di erudizione? Il volume ? arricchito da una scelta dei testi pi? significativi, tradotti in italiano, che hanno accompagnato il dibattito sull?arte della schedatura dall?inizio del XVII fino alla seconda met? del XX secolo. This book deals with the history of the different techniques of filing, conceived as a way of storing and retrieving information, finalized to sustain the work of scholars and scientists, starting from the ancient rhetoric up to the invention of the first modern card-index, set up in alphabetical order and used as an ?erudition-machine? The book is enriched with a selection of the most important texts, translated in Italian, that have accompanied debates on the art of filing from the beginning of the XVII through to the latter part of the XX century. 826 gr. 458 p.
1985cm. 17,5 x 25,5, 3 tomi di lviii-1548 pp. con 6 tavv. f.t. Istituto nazionale di studi sul Rinascimento 3345 gr. lviii-1548 p.