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1547In -8°, cc. (8), 179, (1). Pergamena, tit. ms. al dorso, marca editoriale al frontespizio. Prima edizione della Politica di Aristotele tradotta (e pubblicata) da Brucioli, umanista e noto “eretico”, nato a Firenze alla fine del XV secolo e morto a Venezia, dove nel 1541 aprì una stamperia coi suoi fratelli. L’anno dopo la pubblicazione di questa traduzione aristotelica il Brucioli fu processato dalla Serenissima per eresia, condannato e bandito dalla città per due anni. Le sue opere che trattavano di fede furono date alle fiamme (è celebre la sua traduzione della “Bibbia”, fra le prime in volgare, messa all’indice nel 1559). Nel 1555, tornato a Venezia dopo aver scontato l’esilio, fu processato nuovamente e condannato ancora per eresia. Opera rara e ben conservata, bella marca al frontespizio. The first and only edition of Aristotle’s Politics translated and published by Antonio Brucioli, a well known “heretic” and humanist, born in Florence at the end of XV century and dead in Venice, where he established a tipography with his brothers. In 1547 he was convicted of heresy by Venice authorities and banished from the city for two years. His religious works were burned (his notorious translation of the Bible, between the first ones in Italian, was put on the banned books list in 1559). In 1555, still in Venice, he was convicted again of heresy. A rare and well preserved book, with a nice publisher’s mark on title page.
1533Dedica in latino a : Joanni suo Oporino Simon Grinaeus salutem, a carta a2, curatore dell'opera. In 4to, mm. 325x195; 1 bianca + 4 carte non numerate + 369 carte numerate solo al recto + 1 finale con marca tipografica + 1 bianca finale. Capolettera ornamentali in xilografia disegnati da Hans Holbein il giovane. Bella legatura coeva in mezza pergamena su assi di legno, con impressioni a secco e fermagli, nervature al dorso e traccia di titolo manoscritto. Ottimo lo stato di conservazione, con buoni margini, piccoli forellini di tarlo su alcune carte. Testo in elegante carattere greco. Doppio ex libris, uno in carta al contropiatto, l'altro sotto la data di stampa sul frontespizio, a tampone. Raro esemplare, ben conservato nella sua legatura originale. Codice inv.1031240
1541.REGIS GRATIA AC PRIVILEGIO AD SEPTENNIUM. Basileae, (in fine): J. Oporinus 1541.[Prima edizione-Greco] (cm.30) curioso cartonato originale con frammenti di pergamena manoscritta, doppi nervi esterni. -- cc. 6 nn., pp. 291 + 1 pag. bianca. Fregi e capilettera in xilografia. La prefazione di Heronymus Gemusaeus, è in latino, tutto il testo è in greco a piena pagina e molto elegante. Prima edizione rarissima del sec. XVI della celebre opera scientifica, botanica e medica, preceduta solo dall' edizione Aldina del 1498. Il nostro esemplare non porta al frontis il nome del Camerario e la sua prefazione, ma è una variante rara con la prefazione del Gemuseo. Manca a CHOIX, DURLING e WALLER mentre ADAMS e WELLCOME hanno solo l' edizione col Camerario. Qualche lievissima ombreggiatura a poche carte in fine altrimenti esemplare molto bello nitido e marginoso. Nella sua interessante legatura originale che sia all' interno che all' esterno dei piatti conserva frammenti cartacei e membranacei manoscritti del XIV e XV secolo. L' opera, verosimilmente doveva essere ricoperta in pergamena che attualmente manca. PRITZEL 9190; BM. STC. GERMAN 856; GRAESSE VII 124; FEDERICI " SCRITTORI GRECI " p. 163 illustra le due varianti.[f30] Libro
1536In-8°; I) cc. (172) grande marca tipografica incisa su legno all’ultima pagina non numerata; il frontespizio è in greco e latino, tutto il testo in greco. II) pp. 132, (4) con un legno all’ultima p. non num., pp. 105, (7 di cui 2 cc. bianche) un legno all’ultima p. non num.; capilettera figurati incisi su legno. la prima parte è in greco la seconda in latino. Mezza pelle verde con tassello e titolo in oro al dorso.
1524In-8 p. (mm. 200x145), p. pergamena antica (risg. rifatti), 38 cc.nn., con decorazioni xilografiche al frontespizio e grande marca tipografica in fine di ”Valentinus Curio”. Il testo, in greco e latino, è ornato da bei capilettera figurati inc. su legno. "Rara edizione separata" di quest’opera, pubblicata in greco originale e accompagnata da un’anonima traduzione in latino fatta, come si legge al frontespizio, per assistere gli studenti che imparano il greco. La “’Storia Vera’, scritta in due libri, composta da Luciano di Samosata (ca. 125-185 d.C.) nell’ultimo periodo della sua attività letteraria, è classificato nel gruppo delle opere miranti a parodiare le invenzioni e le fantasie dei poeti. Dopo aver avvertito nel proemio il lettore che non dirà una parola di vero, Luciano dà libero corso alla sua fantasia vivacissima, e narra, con una facilità, un brio e un’eleganza degni di un grande scrittore, una lunga serie di avventure curiose e fantastiche, che crea prendendo lo spunto dai grandi poeti, storici, filosofi antichi, come Omero, Ctesia, Erodoto, Pitagora, Empedocle, Platone, ecc.; isole misteriose, cuccagne, fiumi di vino, balene gigantesche, lotte di esseri immaginari con sirene, ippogrifi, centauri, ogni sorta di luoghi e personaggi strani popolano il racconto e si alternano con la descrizione di ascensioni attraverso lo spazio, di visite alla luna, al sole, di escursioni sottomarine e nel regno dei morti; l’instancabile ricchezza di invenzioni ha fatto di quest’opera un modello del suo genere; essa è stata rifatta in italiano dal Gozzi e ha ispirato i racconti meravigliosi degli scrittori di ogni tempo, dal Rabelais allo Swift e al Voltaire: i "Viaggi di Gulliver" e le "Avventure del barone di Munchhausen" trovano qui il loro tipo primo”. Cfr. Diz. Opere Bompiani,VII, pp. 239-40. “Luciano di Samosata, raffinato scrittore greco del sec. II, porta un nome personale che è tipicamente latino, ma era nato in Oriente, nella lontana regione della Siria Commagene, in un ambiente di lingua e di costumi orientali.. I dati della sua vivace e irrequieta biografia si desumono tutti dai suoi scritti, che sono conferenze e libelli in forma di prolusioni, di dialoghi, di racconti.. Così Diz. Autori Bompiani, II,p. 558. Esemplare ben conservato.
1800In folio (mm. 455 x 305), cartonato marmorizzato ottocentesco, 4 cc.nn. (la prima bianca), 176 pp.num., 2 cc.nn., stampato a 2 colonne, il testo greco e la versione latina accanto. Vi sono raccolte 149 favole, senza commenti. Cfr. Brooks,796: "D’une simple beauté incomparable (Geering)”. (Nello stesso anno il Bodoni stampò la stessa opera in-4 gr., a singole colonne: il testo greco colla versione latina a fronte) - Brunet,I,87: “Edition de luxe”. Solo qualche lieviss. traccia d’uso, altrim. fresco esempl. con barbe, ben conservato.
1492[Incunabolo-Grammatica] (cm.32,5) ottima mz. pelle sec. XIX, doppio tassello al dorso, titolo e fregi in oro, lievi spellature.-- cc. 308 (con numerazione romana e araba), caratteri romani e greci, 59 linee di commento, vari errori di numerazione, la penultima carta è numerata 313, l' ultima è al recto e al verso porta il solo nome " Priscianus "; la prima è bianca. Celebre grammatica assolutamente completa sia della prima carta bianca originale che dell' ultima col solo nome dell' autore. il testo contiene vari passi e molte parole in greco. L' edizione riunisce la versione di B. Brognolus, il commento di J. de Aingre e vari componimenti degli autori citati nel titolo. Tutte le grammatiche del '400 sono notoriamente rare, la nostra è veramente rarissima, non vista da Hain, Goff registra solo due copie in America, Sander " Princes " non cita alcuna vendita. Manca a Polain, Harvard, Oates, Harper, e a molti grandi cataloghi di Maggs, Olschki, Rosenthal e Quaritch. ottimo restauro integrativo all' angolo in alto di oltre 200 fogli dall' inizio ascomparire con perdita a volte di alcune lettere e parole, per precedente rosicchiatura, insignificante forellino di tarlo a varie carte interne in basso al margine bianco interno; altrimenti esemplare bellissimo, fresco, nitido e a grandi margini assolutamente privo di scritte, sottolineature e note. * Hain-Copinger 13362; * Proctor 5293; * I.G.I. 8054; * Klebs 806-10; * Goff P 969; * BMC V 493. [F80] Libro
1732In -4°, pp. (20), 82, (2). Marocchino, fregi dorati ai piatti e al dorso. Il conte Enrico Trivelli (1709-1737) fu un turbolento intellettuale e poeta napoletano, con ascendenze abruzzesi. La famiglia era di Vasto, ma trasferitasi temporaneamente a Napoli, dove nacque Enrico, che però compì gli studi nella cittadina abruzzese, dove la famiglia era tornata pochi anni dopo la sua nascita. Tornò a Napoli e poi andò a Roma dove, indebitato e in ristrettezze, si impiegò come copista presso la bottega di Martorello e Martino Dominici. Autore di poesia umoristica, satira, pasquinate, dialoghi irriverenti fra cardinali, sonetti contro la Chiesa cattolica e opere politiche. Si attirò il dispetto delle autorità politiche ed ecclesiastiche, compreso Clemente XII, e fu decapitato davanti a Castel Sant’Angelo, “per composizioni di scritture malediche e sediziose contro il Pontefice della Santa Sede”. Questo trattato è l’unico vero e proprio volume pubblicato dal Trivelli, che nello stesso anno aveva pubblicato anche un opuscolo celebrativo proprio di Clemente XII (la “Canzone del conte Errico Trivelli per l’esaltazione di N.S. Papa Clemente XII”, Firenze, 1732, della quale però non si conoscono copie complete): il trattato in sé è un fitto concentrato di erudizione retorica e letteraria, nel quale spicca l’affollamento di riferimenti, di citazioni e di autori rammentati, sia nell’ambito della composizione in volgare (da Dante, Petrarca, Ariosto, a Castiglione, Sannazzaro, Marino “e i suoi poco giudiziosi seguaci”), della critica (Valla, Muratori), degli autori classici (l’elenco dei citati è impressionante considerata la relativa esiguità del testo; numerose le citazioni composte in caratteri greci). Al di là dell’intento esibitorio condotto nel testo dal giovane Trivelli nei confronti del lettore, sono numerosi gli spunti e i dettagli originali, nell’arco del trattato: un esempio su tutti può essere la segnalazione di un’“improprietà” in un componimento del Sannazzaro (“non condonabile” la definisce T.), la seconda egloga, in cui il poeta pecca di superficialità nel tempo della narrazione, visto che la notte subentra al “mezzo giorno”, secondo Trivelli, “in brevissimo spazio di tempo, in cui appena Montano, ed Uranio avevan potuto far un colloquio di pochi versi”: la parte più originale del libro è proprio quella in cui l’autore, ambizioso e “scapestrato” si dedica a criticare speciosamente alcuni passi di autori, senza risparmiare dalla sua lente Ariosto, Tasso, Ovidio e via dicendo. L’urgenza di ottenere riconoscimento è peraltro confermata dalla collezione di testi che fanno da prefazione alla “Lettera” vera e propria, firmati Matteo Egizio (con lettera e replica dell’autore, a sua volta inclusa nel volume), Tommaso Bugassi, Matteo Piccoli Lettor Celestino. Nobile e letterato di area napoletana, il Francesco Caraffa (sc. Carafa) destinatario della “lettera” aveva pubblicato nel ’30 una poderosa raccolta di “Rime varie… Composte nella sua solitaria dimora nel monte Caprario della baronia di Formicola” (Firenze, 1730). Una nota manoscritta al recto del foglio di guardia anteriore recita “Ad usum Friderici Valignani ex dono Authoris…” Valignani (Chieti, 1700 – Torrevecchia Teatina, 1754) era considerato un letterato piuttosto illustre, che ebbe contatti con molti personaggi importanti dell’epoca (uno su tutti il Muratori, citato moltissime volte nella “Lettera” del Trivelli), e nel 1720 aveva fondato la “Colonia Tegea” dell’Arcadia Romana (accademia nella quale era stato accolto anche Trivelli, a Roma, col nome di Idasio Nivalgo. D’interesse la pagina degli imprimatur, che chiude il volume, e comprende la nota di approvazione del Vico. La nota manoscritta che precede il volume prosegue – da altra mano – “Qui Roma ob satyram in Clementem XII Pont: Max severi percussus fuit frustra ante mortem elegenti carmine eniam petente quam tamen assecutus fuerit a clementis principe si ipsa carmina ad aures opportuno tempore pervenissent.” Count Enrico Trivelli (1709-1737) was a turbulent thinker and poet, from Naples but with ancestry from Abruzzo, in Central Italy. In Rome, where he was living in poverty, emploied himself as a copyst in Dominici Brothers’ typography. Humour and satyric writer, he clashed against Vatican, included pope Clemente XII, and he was beheaded in front of Castel Sant’Angelo because of his “seditious” compositions against the Pope. This work is the only real volume ever published by Trivelli: it’s a dense concentrate of rethorics and erudition, with a large number of captions and mentions of authors from Italian, Latin, Greek and classic tradition. Beyond its meaning to exhibit knowledge, the book contains some original thoughts and interesting details. A manuscript note before the title page: “Ad usum Friderici Valignani ex dono Authoris…” Valignani was a well considered literary man with relations with many contemporary important personalities (as the Muratori, for instance). On “imprimatur” page there’s also the authorization to print by Giovan Battista Vico.