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8vo; br., ed. sovracop. in astuccio pp. 280, cm 16x23. (Le strenne). Negli studi e nell'insegnamento della Storia romana, non viene solitamente attribuita una particolare attenzione alla parte religiosa, limitandosi soprattutto a ricercare ed esporre gli eventi quali guerre e conquiste, mutamenti di governo, lotte e discordie intestine, usi e costumi in genere. Tuttavia, feste e ricorrenze accompagnavano costantemente la vita quotidiana nell'Antica Roma, e ne scandivano i ritmi di vita in una maniera molto rilevante, esprimendosi in riti religiosi e in manifestazioni sociali. Il calendario romano era costellato di tali ricorrenze festive, religiose e civili, e la vita della città si svolgeva in funzione di tali eventi. L'anno era diviso in mesi, che prima della riforma di Numa Pompilio erano solo dieci, e iniziavano da marzo. Ulteriori ritocchi vennero apportati da Giulio Cesare, che lo rese molto simile a quello odierno. Ciascun mese era a sua volta composto di tre serie di giorni: le Calende, le None e le Idi. I giorni, infine, si distinguevano in festi (festivi) e profesti (feriali), e inoltre in fasti, nefasti e intercisi, e avevano anche altre suddivisioni minori. A differenza di altre opere dedicate allo stesso argomento, questo libro vuol costituire uno studio complessivo sulla vita di Roma antica, non considerando le diverse feste e ricorrenza in maniera isolata, ma esaminando come esse costituiscano tante manifestazioni di un unico concetto e si colleghino alla storia civile della città. L'opera ci permette di osservare il fluire della vita stessa nell'antica Roma ed è un testo documentario di rara precisione filologica e storica, contenendo i risultati di accurate ricerche sul calendario romano, sulla religione e sulla divinità, nonché sugli usi e costumi dell'antica Roma.
8vo, br. ed. sovracop. parzialmente intonso. esaurito. fuori catalogo
8vo, hardcover in dj, signature on blank first page. otherwise very good. 269 pages, with index.
8vo, br. ed. copertina con alette, formato 15,5x21 , pagine 149, con 32 illustrazioni e IX tavole in nero fuori testo Ricostruendo la storia - Kerkouane e altre cittá - Le fortezze sul Capo Bon - Ricognizione a Pantelleria - Un santuario a Malta - Il dio di Selinunte - Le stele di Mozia - Grotta Regina - La fortezza di Monte Sirai - Il tempio di Antas - Sardegna punica - Le lamine di Pyrgi - Sulla Costa del Sole - La via dell' argento - Un tesoro in Portogallo - Tra Cartagine e Roma.; etc.
8vo, tela ed. sovracop. pp.332. Si potrebbe dire di Medea ciò che dice Omero della nave Argo su cui essa ha viaggiato: è stata «raccontata da tutti». Tutti però l'hanno raccontata in modo differente. Nessuna delle più di quattrocento riletture letterarie, operistiche, cinematografiche, pittoriche ne ha restituito l'immagine completa e definitiva. Il suo nome è associato per sempre a un gesto inconcepibile - il figlicidio - ma Medea non ha una sola dimensione: è umana, ma è depositaria di saperi e poteri che trascendono quelli umani; è una donna, ma è più virile di tanti uomini; è passionale, ma non perde mai la sua lucidità; è una barbara, ma tiene testa a quanti passano per civilizzati, è portatrice di una cultura arcaica ma è emancipata più di qualunque donna greca, è una carnefice ma anche una vittima. Il suo segno è l'ambiguità. Medea incarna il diverso; compendia tutto ciò che è sospetto, inquietante, repulsivo, inaccettabile, e proprio per questo ci interpella sulla nostra capacità di includere nel nostro quotidiano ciò che non ci appare immediatamente omologabile. È una profuga che viene respinta da una nazione dopo l'altra e che uccide i figli forse anche volendo scongiurare loro una vita di vagabondaggio e di umiliazioni. Il destino di quest'antica migrante tocca nell'Europa di oggi dei nervi scoperti. Quando rivendica i suoi diritti di donna e di madre o quello di rimanere fedele alla sua cultura d'origine proviamo simpatia per lei; ma quando si spoglia della sua umanità per consegnarsi a un'alterità assoluta e insondabile non siamo più disposti a immedesimarci in lei. Trasferire, in tutto o in parte, sulle spalle degli 'altri' - ossia le nostre -le colpe di Medea equivale ad ammettere che Medea non è poi cosi 'altra'. Serve a esorcizzare il pensiero disturbante che Medea è, o potrebbe essere, una parte oscura di noi stessi. Del resto, le cronache di tutti i giorni ci dicono che le madri assassine non esistono solo nel mito, ma sono attorno a noi.
8vo, br. ed. pp.195. Nel 260 d.C. l'imperatore Valeriano viene catturato dal 're dei re' Shapur I: finirà i suoi giorni in Persia in una vergognosa prigionia. Per i Romani è una catastrofe senza precedenti, ancor più terribile di quella avvenuta a Carre nel 53 a.C. Roma si trova così a dover affrontare la fase peggiore della crisi che affligge l'impero nel terzo secolo. I Persiani premono sui confini orientali, i territori dell'Europa occidentale sono sconvolti dalle incursioni delle popolazioni barbariche, mentre in tutto l'impero infuria la persecuzione dei cristiani voluta dall'imperatore, che vede in questa religione una minaccia per la tenuta dello Stato. La cattura di Valeriano provoca movimenti separatisti all'interno dell'impero stesso che portano l'usurpatore Postumo a creare un impero delle Gallie. Ancora più della disfatta di Carre, la fine ingloriosa di Valeriano peserà come una macchia indelebile nell'immaginario romano.
In 8, cm. 16 x 24, pp. 386 + (62) con alcune tavole in bianco e nero nel testo. Brossura editoriale illustrata. dedica a penna, altrimenti ottimo
8vo, bross. ed. pp. CIV-888. piega in copertina altrimenti ottimo
8vo, ril. ed. sovrac, pp.323. In un affascinante gioco di specchi, testi e commenti, affreschi storici e brani d'autore si riflettono a vicenda: Lucrezio, Catullo, Cesare, Virgilio, Petronio, Giovenale. Lucrezio, rivoluzionario nel suo dialogo con la scienza e ribelle nella sua adesione all'epicureismo. Catullo, tutto occupato da una meditazione sull'uomo e l'etica. Cesare, al contempo rivoluzionario e legalista. Virgilio, incline alla comprensione dei limiti dei protagonisti del suo universo mitologico. Petronio, "immerso nella turpitudine" e al tempo stesso totalmente estraneo all'oscenità. Giovenale, "sconfitto della storia" perché impotente e deluso di fronte al potere che domina la sua epoca.
8vo, br. ed. 1st paperback ed. XX,320p. ills.(B&W photographs and line drawings). Paperback. 'This volume aims ambitiously 'to identify the defining characteristics, functions and discourses of pollution in Rome' (XVIII) during antiquity and from the Renaissance to the twentieth century. It forms the proceedings of a conference held in 2007 at the British School at Rome, which brought together scholars with a wide range of specialisms all linked by an interest in the concept of pollution and its discourse through the lens of a singel city: Rome. Theories from Mary Douglas's 'Purity and Danger' (1966) are prominent in the majority of the papers in this volume, with a particular focus on her much-quoted statement that 'dirt is matter out of place' (.). Another theme linking this diverse collection of papers is the idea of pollution and purity as political weapons, especially wielded by religious authorities (3). Furthermore, the majority of the papers consider how pollution as metaphor interacts in multiple, and often conflicting, ways with pollution as a lived reality.' (.) This volume is as entertaining and thought-provoking as the conference itself and provides a novel way of thinking about the city of Rome, both past and present.' (ZENA KAMASH in The Journal of Romanan Studies, 2014, pp.252-53).
8vo, Hardback. Condition: New. Language: English . Who were the ancient Phoenicians, and did they actually exist? The Phoenicians traveled the Mediterranean long before the Greeks and Romans, trading, establishing settlements, and refining the art of navigation. But who these legendary sailors really were has long remained a mystery. In Search of the Phoenicians makes the startling claim that the Phoenicians never actually existed. Taking readers from the ancient world to today, this monumental book argues that the notion of these sailors as a coherent people with a shared identity, history, and culture is a product of modern nationalist ideologies--and a notion very much at odds with the ancient sources. Josephine Quinn shows how the belief in this historical mirage has blinded us to the compelling identities and communities these people really constructed for themselves in the ancient Mediterranean, based not on ethnicity or nationhood but on cities, family, colonial ties, and religious practices. She traces how the idea of being Phoenician first emerged in support of the imperial ambitions of Carthage and then Rome, and only crystallized as a component of modern national identities in contexts as far-flung as Ireland and Lebanon. In Search of the Phoenicians delves into the ancient literary, epigraphic, numismatic, and artistic evidence for the construction of identities by and for the Phoenicians, ranging from the Levant to the Atlantic, and from the Bronze Age to late antiquity and beyond. A momentous scholarly achievement, this book also explores the prose, poetry, plays, painting, and polemic that have enshrined these fabled seafarers in nationalist histories from sixteenth-century England to twenty-first century Tunisia.
16mo, br. pp.417, ed. Attribuita a un Antonino Liberale di cui non si ha alcuna notizia e allestita con ogni probabilità tra il II e il III secolo, questa silloge di racconti di metamorfosi ci è stata tramandata da un codice di Heidelberg, il Palatinus Graecus 398. Il ricchissimo commento di Sonia Macrì e Tommaso Braccini ricostruisce con sapienza tutta la complessa rete mitografica, folklorica e antropologica che le fa da sfondo. «Tifone inseguì gli dèi, incalzandoli. Essi però gli sfuggirono, avendo la precauzione di mutare il proprio sembiante in quello di animali. E così, Apollo divenne uno sparviere, Ermes un ibis, Ares un pesce lepidoto, Artemide un gatto, Dioniso a sua volta si rese simile a un capro, Eracle a un cerbiatto, Efesto a un bue, Leto a un toporagno e ciascuno degli altri dèi cambiò aspetto nel modo in cui riuscì. Quando, poi, Zeus colpì Tifone con un fulmine, quello, consumato dal fuoco, si nascose nel mare e lì spense le fiamme. Zeus, però, non lo lasciò andare, ma gettò su Tifone il gigantesco monte Etna e sulla sua cima pose Efesto, come guardiano. Quest'ultimo, dopo aver fissato le incudini sul collo di Tifone, lavora la massa di metallo rovente». Nel mito greco era plausibile che uomini e donne potessero trasformarsi in animali, piante e rocce. Era l'ultima propaggine del regno della metamorfosi. E l'ultimo cantore di quelle storie fu Ovidio. Prima di lui e accanto a lui era fiorita su quei temi una intera letteratura, che il tempo ha sommerso. Ma almeno un prezioso relitto si è salvato: queste Metamorfosi di Antonino Liberale, che per alcune vicende sono una fonte unica e indispensabile e vanno poste accanto agli scritti di Apollodoro e di Igino come testimonianza di ciò che fu l'antica mitografia.
8vo, br. ed. pp. xii-311
22x14cms. (Aspects of Greek and Roman Life series) full, crimson cloth in dj 271pp illustrated with several b/w figs throughout text. incl index.
8vo, cloth in d.j. 336 pp. with 30 figs. & 92 illus. prev owner's signature.ow. excellent copy. A volume in the series, ASPECTS OF GREEK AND ROMAN LIFE, under the general editorship of H. H. Scullard.
First Softcover Printing. 16mo - over 5¾" - 6¾" tall. An excellent brief discussion of strategy, tactics and resources of the Greek and Macedonian armies. Excellent chapter on "Cavalry, Elephants and Siegecraft." Indexed. 107 pp. Printed on good paper.
3 volumi in 16mo, pp. 837, 729, 1056, vol. 1: libri I-III, vol 2: libri IV-VIII; vol. 3: libri xi-xiii, Un'enciclopedica storia universale delle vicende di tutto il mondo greco e romano successive alla guerra di Troia fino all'età di Cesare: ecco l'ambizioso progetto concepito nel I secolo a.C. dallo storico siceliota Diodoro di Agirio. Dopo aver illustrato nei primi tre libri mitologia, storia ed etnografia delle principali genti anelleniche, nei cinque libri raccolti in questo volume Diodoro si occupa inizialmente delle medesime tematiche ma con riferimento al mondo greco. Il IV libro presenta una ricca panoramica dei cicli mitici ellenici, il V tratta il popolamento, l'etnografia e la topografia delle isole greche e il VI delinea una schematica sintesi della teogonia ellenica. La narrazione propriamente storica inizia con il VII libro, che si occupa del cosiddetto Medioevo ellenico - durante il quale andò prendendo forma la civiltà delle poleis - e delle origini di Roma, in un'esplorazione dell'affascinante zona di confine che separa il mito dalla storia.
Traduzione di Irene Babboni. Con otto illustrazioni a colori fuori testo di Giuliano Della Casa . 8vo. pp. 212. . Ottimo (Fine). . Prima edizione italiana
8vo pp. xvi, 405,
8vo, hardcover dj 249pp. From an acclaimed author comes a fascinating story of the life, marriage, and death of an all but forgotten Roman woman. Born to an illustrious Roman family in 125 CE, Regilla was married at the age of fifteen to Herodes, a wealthy Greek who championed his country s values at a time when Rome ruled. Twenty years later - and eight months pregnant with her sixth child - Regilla died under mysterious circumstances, after a blow to the abdomen delivered by Herodes freedman. Regilla s brother charged Herodes with murder, but a Roman court (at the urging of Marcus Aurelius) acquitted him. Sarah Pomeroy s investigation suggests that despite Herodes erection of numerous monuments to his deceased wife, he was in fact guilty of the crime. A pioneer in the study of ancient women, Pomeroy gathers a broad, unique array of evidence, from political and family history to Greco-Roman writings and archaeology, to re-create the life and death of Regilla. Teasing out the tensions of class, gender, and ethnicity that gird this story of marriage and murder, Pomeroy exposes the intimate life and tragedy of an elite Roman couple. Part archaeological investigation, part historical re-creation, and part detective story,
8vo br. ed. 171pp.
16mo, br. ed.
8vo, br. ed. 315pp.
terza edizione. Traduzione di M.Leva Pistoi. 8 ,pg.xviii-446. br. ed. con soracoperta policroma. Illustrazioni nel testo. come nuovo.