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1970réf. 83813Couverture souple. 11 fascicules brochés. 300 pages.
1970réf. 106167Couverture souple. 11 fascicules brochés. 300 pages.
1966réf. G107891Moskou, Progres 1966 152pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107891
1966réf. G107889Moskou, Progres 1966 111pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107889
1966réf. G107890Moskou, Progres 1966 183pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107890
1969réf. G107888Moskou, Progres 1969 147pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107888
1966152pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107891
1966111pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107889
1966183pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107890
1969147pp., 21cm., linnen uitgeversband met goudopdruk, goede staat, G107888
1960réf. 111016La Cité Catholique 1960 In-8 broché 20,9 cm sur 13,4. XXX + 411 pages. Couverture légèrement passée. Bon état d’occasion.
1974IL KOMINTERN STORIA DELL'INTERNAZIONALE COMUNISTA EDIZIONI PROGRESS 1974 AUTORI: A. SOBOLEV, K. SCIRNIA, F. FIRSOV, N. KOROLOV, A. REZNIKOV, G. ZASTAVENKO L. CIURBANOV E. SOKOLOV, TRADUZIONE DAL RUSSO DI SERGIO RICCIO, 580 PP. SOVRACCOPERTA CON QUALCHE LIEVE MANCANZA, SEGNI DEL TEMPO, INTERNI IN OTTIME ED ECCELLENTI CONDIZIONI.
1945In 16°, brossura editoriale, pp.113, (3); buon esemplare. (ZC05)
1953LICINIO CAPPELLI 1953 390 PP. SEGNI DEL TEMPO, FIORITURE E DUE MACCHIOLINE ALLA QUARTA DI COPERTINA, PER IL RESTO BUONE CONDIZIONI CONSIDERATI GLI OLTRE 60 ANNI DEL VOLUME.
Mosca - Leningrado, 1953, in-4 piccolo, legatura editoriale in mezza tela con ritratto di Lenin adolescente sulla copertina anteriore, pp. 38, [2]. Con ritratto di Lenin bambino in antiporta e numerose altre illustrazioni n.t. Testo in caratteri cirillici. Ottime condizioni.
1999LA CITTà DEL SOLE 1999 268 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PARI AL NUOVO.
Madrid, Biblioteca Nueva, [c. 1920], in-16, br. editoriale, pp. 240, [6]. Lievi mancanze esterne.
réf. G21434, Brussel, Persagentschap Novosti 1975, 176pp. + 12pp. buitentekstills., G21434
1950réf. 1200771950 Editions du Seuil - 1950 - Deux volumes in-8, brochés, couvertures illustrées en couleurs - 438 pages + 637 pages
2005prefazione di Lelio La Porta La Città del Sole 2005 311 PP. FONDO DI MAGAZZINO: PERFETTO, PARI AL NUOVO. Filosofo autonomo evoca il titolo del saggio di Tibor Szabó: «filosofia originale e autonoma» ricorda l’autore a più riprese in corso d’opera, affidando all’ipotesi di un tertium datur l'incoatività di un percorso teorico che miria una «ricostruzione scientifica e disinteressata» di quanto, in un continuo-discontinuo, l’impresa filosofica e vissuta di György Lukács ha lasciato in eredità al secolo ‘globale’. Un tertium datur che, entro e oltre l’indiscussa vis polemica attraverso la quale gli scritti e il personaggio di Lukács hanno impresso sul trascorso selciato filosofico, estetico e politico la loro contraddittoria pregnanza, permetta di rileggere e di riconsiderare in «totalità» la figura del pensatore ungherese, restituendo al dibattito intellettuale i lineamenti storico-teorici dell’evoluzione della riflessione lukácciana. Una «vita complessa, multiforme, non rettilinea, non omogenea ma autonoma», sottolinea l’autore, fornendo tra numerosi aneddoti biografici, un’articolata ricostruzione dell’itinerario scientifico del pensatore Lukács. In ciò metaforicamente ‘fedele’ al principio lukácciano secondo cui giusto compito è «ristabilire nella vita stessa l’uomo ‘totale’, l’uomo completo… oltre ogni deformazione e frantumazione», lo studio di Szabó lascia scorgere in toto, attraverso un ricorso serrato alle fonti e in un puntuale confronto con l’ermeneutica critica lukácciana, l’equilibro instabile sul quale giacciono i nuclei teorici essenziali del pensiero di Lukács. Senza indulgenza verso gli spettri più inquietanti della personalità e della prassi di pensiero lukácciana, misurando inoltre l’immagine ufficiale e stereotipata del filosofo con i tentativi altrettanto strumentali di depoliticizzarne gli intenti, l’autore non rinuncia a verificare di volta in volta l’irriducibilità del contributo lukácciano a un primo o a un secondo momento della sua speculazione. Né il «mito ideologico del giovane Lukács», né una sopravvalutazione della riflessione matura del filosofo sono atti a rendere la complessità del profilo dottrinale dell’opera lukácciana la quale, benché non si presti neppure ad un’operazione di riduzione sintetica unitaria, registra al suo interno una peculiare costante. Peculiare, in quanto costante e ‘peculiare costante’ in quanto in sé ambivalente: è in simile orizzonte che il saggio di Szabó rintraccia la componente originale delle considerazioni e della personalità di Lukács. È in questione qui una singolare tensione etica che, accompagnando per intero a mo’ di ragione interna l’opera del filosofo, costituisce senza soluzione di continuità e non senza apparente incongruenza la ‘ragione’ stessa dei tournants e delle scelte più eticamente discutibili dell’operato di György Lukács. ‘Tattica e etica‘, «fermezza e flessibilità», per l’appunto; diade contraddittoria che, se al cospetto della «coerenza, verità intransigenza e responsabilità» dell’esempio gramsciano fa di Lukács il «grande sopravvissuto», costituisce allo stesso tempo l’asse portante dell’ ontologia, dell’estetica e dell’antropologia luckácciana. Più simile alla soluzione etica aristotelica (Aristotele, ricorda l’autore, «fuggì da Atene dopo essere stato accusato») che alla scelta morale socratico-gramsciana, la condotta lukácciana, afferma Szabó, ricorda in immagine e contro il modello di Giordano Bruno, la politica di ritrattazione operata da un altro grande del Rinascimento, Galileo Galilei: «per sopravvivere nelle situazioni di crisi, Lukács riconobbe la necessità del cambiamento di atteggiamento[...] si sente assolto dalla colpa in quanto “esistono delle situazioni – tragiche situazioni – nelle quali è impossibile agire senza attirare su di sé una colpa[…] e se Iddio avesse posto il peccato tra me e l’azione che mi è stata imposta, chi sono io che possa sottrarmi ad essa?”». I presupposti e gli esiti di simile ‘ragione’ etica si riscontrano – in un tentativo mai raggiunto di edificare un'etica sociale «scientifica» fondata ontologicamente – nell'elaborazione conclusiva di una antropologia filosofica la quale, come interrogazione sull'essenza e sul ruolo sociale dell’uomo a contatto con la necessità storica, convoglia in sé le tesi più proficue dell’intera produzione del filosofo. Non è un caso, infatti, che la soluzione luckácciana rintracci il proprio nucleo tematico esattamente a ridosso di quel concetto di Totalità, categoria-cardine del suo progetto filosofico e ideologico. Unità nella Totalità che – tertium datur – ‘si dà’ , si impone a titolo di superamento d’ogni dualismo giacente al di sotto della coppia antinomica per eccellenza dell’universale-singolare e dell’oggettivo-soggettivo. E’ in tale sede, difatti, che Tibor Szabó rintraccia, ricostruendo l’«originale» operazione di commistione sintetica attraverso la quale Lukács procede alla formulazione della propria teoria (ricorrendo anche a tesi in precedenza severamente criticate) gli apporti più significativi della sua riflessione. Non senza rilevarne opportunamente l’andamento ideologico, l’ingenuità valutativa e il grado di astrattezza, è al tenore delle considerazioni lukácciane sulle nozioni di democrazia, di manipolazione e di critica al totalitarismo, che l’autore riconosce il valore d’insegnamento e un accento contemporaneo. Ne raccoglie l’eco, il Testamento Politico di György Lukács, in appendice al saggio: da «ideologo», non da politico («non mi considero un politico», precisa Lukács) il filosofo - pronunciandosi in merito alla situazione ungherese allora attuale - appronta, con uno sguardo retrospettivo sul trascorso storico stalinista, una esquisse per una teoria e per una auspicata realizzazione di una triplice dinamica di democratizzazione della vita quotidiana, di corretta politica per un lavoro qualitativamente ben fatto e di progressiva opera di culturalizzazione. E’ qui che Lukács lascia scorgere, contro ogni «estetizzazione del passato» e oltre i toni astratti dell’Ontologia, una diversificata e avvertita concettualizzazione del fenomeno lavoro, di una «qualità del lavoro» e di una «cultura di qualità» che, uniche, dovrebbero - desideratum -rivestire il campo della necessità per la libertà umana e assurgere a conditio sine qua non di un’autentica consapevolezza democratica.
1950réf. 6185Moscou, Editions en Langues Etrangères, sans date (circa années 1950) ; in-8, pleine percaline havane, titre doré au dos ; 381 pp. , 36 pp. , (2) pp. , 24 planches de portraits en noir et blanc à pleine page hors-texte, 15 illustrations in-texte.
réf. 310Editions Anthropos 1975
1980réf. F57944s.l., bij de auteur 1980-1982 327 + 917pp.met enkele ills., enkele onderlijningen in 1ste deel, zoniet in goede staat, deel I is gesigneerd met opdracht door auteur
1980327 + 917pp.met enkele ills., enkele onderlijningen in 1ste deel, zoniet in goede staat, deel I is gesigneerd met opdracht door auteur
1988réf. 1132861988 N° 35 - Mars 1988 - Revue illustrée - In-4, broché couverture illustrée sous une autre couverture transparente - 66 pages - Très nombreuses illustrations et reproductions photographiques en couleurs et en N&B