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1988ARNOLDO MONDADORI 1988 FONDO DI MAGAZZINO: ANCORA IMBALLATO.
1968Prima ediz.; R. B3.
1968In 8°, br. edit., pp. 492,(4), coll. "Biblioteca di storia. 22"; prima ed., copia molto buona. (a001/d) (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata-piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
1967Vol. in -8 (16 x 21 cm.), brossura editoriale con alettegialla con titoli in nero e rosso sul piatto ant., pp. 190, (2). Copertina leggermente ondulata, nel complesso in buono stato di conservazione.
2003ref. 927842003 Editions BGA Permezel - 2003 - Fort in-4 cartonnage illustré de l'éditeur - 740 pages - Illustrations en N&B dans le texte
2002ref. 100157899Bradford Books 2002 1270 pages 14 86x21 41x1 85cm. 2002. Broché. 1270 pages.
ref. 54971Aurillac, Imprimerie Moderne / U.S.H.A. 1988, in-8 cartonnage gris de l'éditeur, 240 p. (bel état) Réimpression à l'identique d'un rare volume de 1947, racontant les souvenirs d'un ancien déporté de l'effroyable camp de Neuengamme.
1971Milano, Longanesi, 1971, due vol. 16mo br. pp. 260 + 212 + note
1935In 8°, br. edit. (con alcune macchie sparse, non fastidiose), pp. 456,(4), piccola mancanza all'occhietto, molti fogli ancora chiusi, coll. " Intercettazioni. 2"; lieve brunitura del bordo delle pp. e delle ultime pp., ma nel complesso buon es..
1935ref. 3602243Berlin, Reichswart, 1935. 55 S. OKart (Stempel auf Titel, Bibliotheksschild).
1946In 16°, br. edit. con sovrac. ill., pp.186,(6), buon es., un poco brunito (lib) OK
ref. 12669Paris, Pygmalion, 1978 16 x 24, 2 volumes, 506 + 511 pp., illustrations en N/B, bon état
ref. 89259Genève, Editions Georg, 1996. 16 x 24, 237 pp., quelques illustrations en N/B, quelques cartes en couleurs, broché, très bon état.
Berlin, Severin und Siedler, 1982. Nachwort Avner W. Less. Mitarbeit Claus Sibyll. In 8vo (cm. 22); brossura originale con titoli al piatto e al dorso; pp. 276, (76). Mit 66 faksimilierten Dokumenten. Testo in tedesco. PAx
1941In-8°, brossura editoriale illustrata spillata, pp. 31(1). Marginali tracce d'uso, ma buon esemplare.
1934In 8°, br. edit. ill. (lievi tracce d'usura e piccolo strappetto), pp. 363,(5) e num. tavv. d'ill. f.t.; testo in lingua francese, fogli ancora chiusi, leggera brunitura uniforme ma copia molto buona nel suo complesso. (m108) (spedizione standard SEMPRE tracciata con raccomandata - piego di libri, eventuale FATTURA da richiedere all'ordine)
1961Cm. 21 x 13; pp. 154 con 12 tavole fuori testo; brossura editoriale; cucito. Fioriture alla copertina, manca la sovraccoperta; nel complesso discreto
2004br. Venuta meno, a partire dal 1925, l'unità d'intenti che coinvolse, fino alla Grande Guerra, intellettuali di diversa estrazione ideologica nel progetto di costruire una disciplina storica a impianto nazionale, l'organizzazione se non totalitaria, almeno autoritaria, degli studi attuata dal fascismo portava a un scontro radicale all'esterno e all'interno del fronte dei sostenitori del regime, che sarebbe degenerato in vera e propria lotta armata nell'ultimo periodo del ventennio, quando anche il mondo della cultura dovette subire la ferita non rimarginabile della persecuzione razziale. Il volume ricostruisce la "memoria imperfetta" di questi eventi servedosi di materiale d'archivio inedito e dando la parola a intellettuali e agli artefici della vita politica.
2004br. Pubblicato per la prima volta nel 1928, a ridosso dei Patti Lateranensi dell'11 febbraio 1929, questo pamphlet aveva l'obiettivo di mettere in guardia il fascismo proprio contro questo avvenimento. Secondo Evola, infatti, l'accordo fra Chiesa e Stato italiano avrebbe tarpato le ali alle potenzialità imperiali del regime fascista. Con la Conciliazione vedeva spegnersi ogni aspettativa della possibile affermazione nell'Italia fascista di forme di spiritualità diverse dall'egemonia cristiano-cattolica. È questo il senso di quest'opera, in cui emerge una critica serrata di tutti quei valori, miti e condizioni che, secondo Evola, stavano mitigando la volontà del fascismo di rinnovare la nazione e lo Stato, il suo voler essere "imperiale".
2017ril. Tra il 1939 e il 1945, circa 200000 tedeschi furono vittime delle uccisioni per «eutanasia». I numerosi responsabili parlavano eufemisticamente di «sollievo», «interruzione della vita», «morte misericordiosa», «aiuto a morire» o, appunto, di «eutanasia». Costoro agivano in parziale segretezza, ma nel bel mezzo della società. Molti tedeschi erano favorevoli a una morte violenta per i «mangiatori inutili», tanto più durante la guerra: pochi condannarono con fermezza le uccisioni, i più tacevano per vergogna, non volevano conoscere troppi particolari. E andò avanti cosi anche dopo il 1945. Solo in casi eccezionali le famiglie si ricordavano delle zie, dei figli piccoli, dei fratelli o dei nonni assassinati. Soltanto oggi, dopo circa settant'anni, l'incantesimo svanisce. Lentamente riaffiorano quei dimenticati che furono costretti a morire perché percepiti come pazzi, molesti o imbarazzanti, perché anormali, pericolosi per la comunità, inabili al lavoro o costantemente bisognosi di cure, perché gravavano di un marchio d'infamia le loro famiglie. Ancora oggi, nelle manifestazioni, nei libri e sui monumenti il più delle volte i nomi di queste vittime non vengono citati. Eppure sono soprattutto i nomi dei morti, oggi, a dover essere ricordati. I disabili, i deboli di niente e gli storpi che furono abbandonati e costretti a morire non erano affatto non-persone anonime. Questo libro racconta la storia del loro assassinio deliberato, in quella che è nota come la famigerata Aktion T4.
2016ill., br. Inviato da Roma alla guida del giornale del PNF di Massa Carrara per portare in provincia la "rivoluzione antropologica" del regime, Stanis Ruinas, proveniente dall'"Impero" dei futuristi Settimelli e Carli, impostò un giornale "di battaglia", che in nome dello "stile fascista" condusse campagne verso le banche, i commercianti, la stampa. Assai violenta fu quella contro gli industriali elettrici, mentre verso gli industriali del marmo locali fu condotta una campagna di moral suasion, secondo le direttive di governo e partito. Ruinas pose l'impronta dell'intransigentismo fascista sui temi di rilevanza nazionale: la missione della stampa, corporativismo e sindacalismo, la questione femminile, la politica estera, i rapporti con la Chiesa, le politiche del regime di fronte alla crisi economica...
2019brossura Come poté un governo democratico permettere ad Adolf Hitler di conquistare la Germania? Affermare che Hitler fu regolarmente eletto è troppo semplice. Il Führer non avrebbe mai potuto ottenere il potere se i politici di punta non avessero risposto a un'ondata di insurrezioni populiste cercando di cooptarlo; una strategia che invece li schiacciò in un angolo, dal quale l'unica via d'uscita fu quella di accogliere i nazisti in Parlamento. Benjamin Carter Hett mette a nudo la catastrofica sicurezza dei politici conservatori, convinti che i nazisti li avrebbero senza dubbio sostenuti, non capendo invece che i loro sforzi li stavano in realtà consegnando nelle mani di Hitler, a cui affidarono di fatto gli strumenti per trasformare la Germania in una feroce dittatura.
2005brossura "Non tengo conto di alcun genere di regole imposte agli autori di libri. Non ho tempo. Scrivo a precipizio dal campo di battaglia, in mezzo agli attacchi nemici." Con queste parole il capitano Corneliu Zelea Codreanu, capo carismatico del Movimento Legionario Rumeno, prende a narrare la propria vita e le proprie battaglie, descrivendo il periodo che va dal 1919 al 1933, e descrivendo l'origine e la storia della Guardia di Ferro.
2017ril. Nel corso degli ultimi anni la storiografia si è occupata approfonditamente dei crimini di guerra italiani all'estero durante il secondo conflitto mondiale e delle ragioni storiche e politiche che resero possibile una sostanziale impunità per i responsabili. Meno indagati sono stati i destini, le carriere e le funzioni svolte dai «presunti» (in quanto mai processati e perciò giuridicamente non ascrivibili nella categoria dei «colpevoli») criminali di guerra nella Repubblica democratica e antifascista. Le biografie pubbliche dei militari italiani qui rappresentate sono connesse da una comune provenienza: tutti operarono, con funzioni di alto profilo, in seno all'esercito o agli apparati di forza del fascismo nel quadro della disposizione della politica imperiale del regime, prima e durante la Seconda guerra mondiale. La gran parte di loro venne accusata, al termine del conflitto, da Jugoslavia, Grecia, Albania, Francia e dagli angloamericani, di crimini di guerra. Nessuno venne mai processato in Italia o epurato, nessuno fu mai estradato all'estero o giudicato da tribunali internazionali, tutti furono reinseriti negli apparati dello Stato postfascista con ruoli di primo piano. Le loro biografie dunque rappresentano esempi significativi del complessivo processo di continuità dello Stato caratterizzato dalla reimmissione nei gangli istituzionali di un personale politico e militare non solo organico al Ventennio ma il cui nome, nella maggior parte dei casi, figurava nelle liste dei criminali di guerra delle Nazioni Unite.