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2020br. Il filosofo francese Gilles Deleuze è noto come pensatore della creazione, dell'affermazione gioiosa e dei concatenamenti rizomatici. In questo breve libro, Andrew Culp controbatte polemicamente che questo canone della gioia, una volta radicale, ha perso la sua capacità di resistenza al presente. Concetti una volta creati per sconfiggere il capitalismo sono stati riciclati nei mantra del business, che gioiosamente affermano: "Il potere è verticale; il potenziale è orizzontale!". Culp riscopre la negatività dimenticata di Deleuze. Egli scompagina l'interpretazione prevalente attraverso una rete sotterranea di riferimenti alla cospirazione, alla crudeltà, al terrore del fuori e alla vergogna di essere umani. Infine, ravviva l'opposizione a quanto vi è di intollerabile in questo mondo. Un Deleuze rivoluzionario per il mondo digitale di oggi, di felicità compulsiva, di controllo decentralizzato e di sovraesposizione.
2020br. Il filosofo francese Gilles Deleuze è noto come pensatore della creazione, dell'affermazione gioiosa e dei concatenamenti rizomatici. In questo breve libro, Andrew Culp controbatte polemicamente che questo canone della gioia, una volta radicale, ha perso la sua capacità di resistenza al presente. Concetti una volta creati per sconfiggere il capitalismo sono stati riciclati nei mantra del business, che gioiosamente affermano: "Il potere è verticale; il potenziale è orizzontale!". Culp riscopre la negatività dimenticata di Deleuze. Egli scompagina l'interpretazione prevalente attraverso una rete sotterranea di riferimenti alla cospirazione, alla crudeltà, al terrore del fuori e alla vergogna di essere umani. Infine, ravviva l'opposizione a quanto vi è di intollerabile in questo mondo. Un Deleuze rivoluzionario per il mondo digitale di oggi, di felicità compulsiva, di controllo decentralizzato e di sovraesposizione.
réf. DADAX0268029768New unknown
1993réf. 34811Düsseldorf, Grupello, 1993. 134 S., 1 Bl. Mit Abbildung von Sybille Berke. 8° (21 x 14,5 cm). Original-Karton mit Schutzumschlag.
1854réf. 1222343Leipzig, Tauchnitz, 1854. 2 Bl., 460 S. (Collection of British authors 304). Lwdbd d. Zeit (bestoßen u. stärker fleckig, priv. Stempel, anfangs braunfleckig).
2019br. Dopo decenni di attestati di morte o di condanne senza appello, l'utopia sembra dare timidi segnali di ripresa. Dopo la decretata fine dei grandi progetti e delle grandi narrazioni, pare ci si accorga lentamente che non si può vivere senza progettare e anticipare qualcosa del futuro. Tuttavia ben raramente si sottolinea la centralità dell'utopico. E quasi mai si ricorda il filosofo, Ernst Bloch, che proprio un secolo fa ha ripreso e rilanciato il tema "utopia" in tutta la sua pregnanza umana e cosmica assumendolo nel titolo della sua prima grande opera: "Spirito dell'utopia" (1918). Eppure senza questo "spirito" vasto e profondo anche il rilancio dell'apertura progettuale può avere solo un respiro corto e labile. Per questo è indispensabile richiamare l'attenzione su questo autore, che riporta l'utopico alle sue radici, alle sue motivazioni e ai suoi snodi di fondo. Il libro si concentra appunto sul nucleo filosofico del suo poliedrico pensiero, ampiamente orchestrato nel monumentale laoro "Il principio speranza" (Mimesis 2019). I capitoli alternano presentazioni di carattere introduttivo e studi di approfondimento delle tematiche individuate come centrali (utopia-speranza, ontologia-logica), a cui affiancano esempi del confronto di Bloch con altri pensatori: un autore contemporaneo (Heidegger) e autori del passato (Gioacchino da Fiore e Agostino). Il filo conduttore è il compito di ripensare l'utopico nel suo senso radicale di spirito e di principio che informa tanto il vivere dell'uomo quanto l'essere del mondo.
2009br. Jürgen Habermas, uno dei più autorevoli filosofi e sociologi del nostro tempo, dopo un lungo percorso teorico rigorosamente laico, guidato dal postulato dell'ateismo metodico, si è segnalato soprattutto nell'ultimo decennio per significative aperture alla religione, culminate nella discussione pubblica del 2004 con l'allora cardinale Joseph Ratzinger. Importante è il riconoscimento del perdurante rilievo sociale delle religioni e del contributo che i cittadini credenti possono dare al dibattito politico nella nuova temperie della società postsecolare, non più egemonizzabile da posizioni razionalistiche. Ma ancor più rilevante è l'ammissione dei limiti della razionalità laica e della possibile verità delle credenze religiose. In questo libro si offre un breve quadro complessivo del pensiero di Habermas e si ricostruisce puntualmente il suo confronto con la questione della religione, rimarcandone sia i pregi sia le irrisolte difficoltà.
2013brossura Il desiderio di pensare ancora una volta la figura di John Cage (1912-1992) non è motivata solo da fattori meramente cronologici (centenario della nascita a Los Angeles, ventennale della scomparsa a New York), ma dalla consapevolezza che l'attuale presente, più che mai, si sta configurando come un'esposizione delle profezie racchiuse nel suo lavoro. Partendo dalle idee centrali che hanno contrassegnato il suo percorso (sperimentazione e casualità, organizzazione del suono e aleatorietà, astrazione e neorealismo, gestualità e autonomia del suono) si può scorgere come le apparenti contraddizioni di queste polarità marchino tuttavia la coerenza di un'epoca che, ancora una volta, ripensa il fondamentale rapporto tra arte e vita. John Cage è, infatti, figura che sintetizza e mette in questione alcune istanze primarie del rapporto che l'arte istituisce con la vita, sia sul versante della natura che su quello della società, coinvolgendola lungo tutto il crinale dell'ascesa e del declino della tarda modernità occidentale, ripensata attraverso il linguaggio della musica e della danza. Il suono, come una delle due modalità di presenza del silenzio, e l'azione, come uno dei due possibili modi dell'inazione, diventano fattori di una declinazione non solo artistica di "pensare" e "dare a pensare" oltre i linguaggi della ratio, che fanno di Cage uno dei protagonisti più emblematici del secolo scorso e, per questo, del tempo avvenire.
2017br. «Fine di "un" mondo - scrive Ernesto de Martino, in un appunto di quel che sarebbe stato il suo ultimo, incompiuto, libro - è nell'ordine della storia culturale umana: è la fine "del" mondo, in quanto esperienza attuale del finire di qualsiasi mondo possibile, che costituisce il rischio radicale». Questa considerazione di de Martino sembra riprendere, rilanciare e radicalizzare, in chiave antropologica, una tesi che attraversa il Novecento filosofico europeo e che consiste nel valutare la propria epoca come foriera non solo della fine di "un" mondo, ma del rischio della scomparsa di ogni mondo possibile. Molte sono le questioni affrontate nel presente volume. Tuttavia la domanda forse più radicale e inquietante tra esse è la seguente: l'Occidente, come mondo che declina e tramonta, è forse il destino di tutti gli altri "mondi", è forse l'occaso di ogni altro possibile mondo? E c'è ancora del mondo al di là del suo cadere?
2015brossura I testi raccolti nel libro tracciano un consuntivo critico delle teorie mediali novecentesche. Il saggio di Daniele Goldoni discute i rischi deterministici delle teorie mediali, mostrando come il medium sia sempre un "ambiente mediale" e come sia sempre necessario comprenderne le concrete e spesso conflittuali relazioni con gli altri media. Il saggio di Paolo Vignola, invece, ricostruisce la complessa posizione teorico-politica di Bernard Stiegler, e mostra come i media si caratterizzino anche come psico-tecnologie, ambivalenti nella loro essenza. Il testo di Igor Pelgreffi è un lungo commento filosofico alle posizioni critiche di Erkki Huhtamo sulla storia degli schermi. Sull'immaginario tecno-fanta-scientifico si sofferma, invece, il saggio di Linda De Feo, mostrando come esso sia profondamente e paradossalmente permeato di spiritualismo neo-gnostico. Il contributo di Jean Claude Lêveque fa interagire il pensiero di alcuni esponenti filosofici dello speculative realism con i problemi di ordine cognitivo, ontologico e antropologico posti dai new media. Infine, il saggio di Vincenzo Cuomo - che è anche il curatore della raccolta - riflette sulle potenzialità e sui limiti di una mediologia generale, in grado di pensare l'attuale intreccio tra società, economia, politica, strutturazione psichica e sperimentazione estetica.
2013brossura Corpi è il tema/titolo del seminario "Le parole del Novecento" che la rivista Kainos ha organizzato nel marzo 2012, nel tentativo di esplorare le teorie, le pratiche e le arti dei corpi nella cultura filosofica del '900, al di là di steccati o clichè convenzionali che tale materia può produrre. I saggi che qui presentiamo ripensano la questione dei corpi sia all'interno delle strade novecentesche già battute del corpo vissuto (Leib) o del corpo segnato sia all'interno delle aperture problematiche dell'ibridazione e dell'impersonale che definiscono sempre più una nuova dimensione della corporeità.
1883réf. 1179798London, Nelson, 1883. 141 pp. with 49 illustrations. Orig. cloth (rebound with new endpapers, incidental dirt-stains).
réf. 104.680Paris, Editions Georges Crès, 1919. 15 x 21, 4 volumes, 335 + 257 + 253 + 409 pp., broché, non coupé, non rogné, bon état (tranches roussies, pas trop d'autres rousseurs).
2021br. Luglio 1789: cade la Bastiglia. Da Parigi si irradiano le idee rivoluzionarie e fanno tremare le corti europee. Un mese prima: nel Regno di Napoli, a San Leucio, nella civile colonia industriale creata per lavorare le sete pregiate, debutta l'opera di Paisiello "Nina o sia la pazza per amore". Questo intenso romanzo di Anita Curci ne prende in prestito il titolo per evocare la temperie sociale, politica e culturale dell'epoca. Fatti veri e di fantasia si intrecciano per seguire la marchesina di un casato decaduto, Antonina Scarca (Nina), povera, costretta a fingersi uomo per sopravvivere e tentare di riportare a miglior sorte il feudo di famiglia. La ragazza diventa spadaccina, tira col moschetto e con una personalità indomita, coraggiosa, e al tempo stesso fragile, si immerge nei destini di un tempo che procede a passi spediti verso le sciagure del sanguinoso e sfortunato '99 napoletano. Il padre voleva infatti un maschio ed ha educato la figlia come se lo fosse: ciò contribuisce a plasmare in lei un carattere pregno di componenti decisamente maschili per i tempi e ad orientarla verso scelte audaci, in un momento storico ben diverso da quelli delle prime lotte di emancipazione femminile.
1995Sensibili alle Foglie, 1995. In-8, brossura, pp. 107. Autografo dell'autore alla prima pagina bianca. In ottimo stato.
2018ill., br. Dalle partite con i "ragazzi di vita" della borgata romana, fino all'epica sfida tra il suo cast e quello di Bertolucci durante le riprese in contemporanea di "Salò" e di "Novecento". Questo libro è un percorso letterario che attraversa il rapporto "sentimentale" tra Pier Paolo Pasolini e il gioco del calcio. Prima ancora che uno sport, il calcio è per Pasolini un linguaggio umano, che si esplica ogni qualvolta un piede tocca un pallone. E se il calcio è un linguaggio, gli atleti possono usare stili espressivi differenti: così il gioco corale delle squadre mitteleuropee è prosa realista, mentre il dribbling dei sudamericani è poesia lirica. Pasolini vive con piacere la contraddizione di intellettuale impegnato che ama uno sport da molti considerato "oppio dei popoli". Il suo sguardo osserva il calcio dai campetti di borgata fino alla Serie A, talvolta ingenuamente nell'ammirare la fisicità di una sfida sulla terra battuta tra i palazzi di periferia, talvolta quasi scientificamente nel considerare la partita nel tempio-stadio come ultimo rito sacro dell'età contemporanea. Il calcio nella sua essenza primordiale. Prefazione di Antonio Padellaro e con un'intervista a Dacia Maraini.
2017br. Il volume mostra, anche attraverso la pubblicazione di documenti rari e inediti, la formazione dell'opera di Lucini e conferma la sua rivalutazione da parte di critici come Anceschi, Viazzi e Sanguineti. Viene inoltre illustrata, in una prospettiva del tutto originale, la poetica luciniana dell'"antigrazioso", esaminata anche, nei suoi aspetti di continuità come in quelli di opposizione, in rapporto alla poetica di Carducci. Viene analizzato, infine il carattere espressionistico del linguaggio di Lucini.
2011br. Questo libro di Fausto Curi analizza le modificazioni della produzione poetica occidentale, nell'Ottocento e nel Novecento, da un punto di vista inconsueto, quale è quello costituito dal mutare del soggetto. L'argomento su cui fa perno il libro è, quindi, il seguente: intanto le strutture formali dei testi di poesia sono venute mutando in quanto, spesso profondamente, è venuto mutando il soggetto. È dunque soprattutto in rapporto al soggetto che le forme vanno studiate. L'orizzonte entro cui spazia il libro è ampio e vario: si va da Baudelaire a Rimbaud, da Pascoli a Montale, da Marinetti a Palazzeschi, da Eliot e da Pound a Sanguineti e ai Novissimi. L'opera ha carattere multidisciplinare, in quanto ora congiunge ora alterna la storiografia letteraria, che rimane dominante, la teoria della letteratura, la filosofia, la psicoanalisi, la storia della pittura.
2014br. La Nuova Avanguardia ha profondamente mutato la condizione della letteratura italiana del Novecento e dei primi anni del Duemila. La fondazione del Gruppo 63, che ha raccolto intorno a un filosofo e a un maestro come Luciano Anceschi i giovani migliori fra coloro che esercitavano la critica, l'estetica, la poesia, la narrativa, il teatro, ha provocato feconde discussioni e fertili proposte. È quindi accaduto che i libri dello stesso Anceschi, le poesie di Sanguineti, di Balestrini e degli altri Novissimi, le opere narrative di Manganelli e di Arbasino, i saggi di estetica e di critica di Eco, di Dorfles, di Barilli, di Angelo Guglielmi abbiano costituito un patrimonio che nel giro di pochi anni ha non solo svecchiato e sprovincializzato la cultura italiana ma è anche diventato un modello per non pochi autori europei e americani. Dopo aver illustrato il fondamentale magistero di Anceschi, questo libro di Fausto Curi, che illumina fatti e personaggi da diversi punti di vista, compie un'esauriente analisi delle poesie dei Novissimi, esamina alcune delle opere più significative dei loro colleghi narratori e mostra con un'indagine chiara e particolareggiata quale senso abbiano avuto la Nuova Avanguardia e il Gruppo 63.
2016brossura A più di cinquant'anni di distanza sembra opportuno ritornare sulla costituzione del Gruppo 63. Questo libro, pur senza eccessive ambizioni, fornisce, da più punti di vista, informazioni e giudizi che, tanto più in assenza fino a questo momento di un rigoroso quadro storiografico, possono aiutare efficacemente il lettore a elaborare una propria idea su quella che è stata chiamata la Nuova avanguardia italiana. Da Arbasino a Balestrini, da Barilli a Guglielmi a Curi, in queste pagine sono presenti con le loro opinioni e le loro stesse parole alcuni protagonisti del Gruppo 63.