réf. 1013466438.Ghardcover. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. hardcover
réf. 1013751531.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
1750réf. 14273Paris, Imprimerie Royale, 1750. XI, 337 S., 2 Bl., 84 S., 2 Bl., 398 S. Mit Frontispiz, 2 Titelvignetten, Kopfvignette und Initiale, alles gestochen von J. Ph. Le Bas nach F. Boucher sowie gestochenem Porträt von Jean Joseph Balechou nach Jacques André Aved. 4° (26,5 x 21 cm). Marmoriertes Leder der Zeit mit Rückenschild und reicher Rückenvergoldung.
réf. 8123J. Verbeeck éditeur, Bruxelles, 1971. In-4, broché sous couverture illustrée, 68 pp. Béjart, par Marcel Cröes - Offrande chorégraphique - Ni fleurs, ni couronnes - Actus tragicus - Les Vainqueurs - Sonate - Bakhti - Erotica - Nomos Alpha - Serait-ce la mort? - L'Oiseau de feu - Le Sacre du Printemps ...
1966réf. 6638BBWien Hamburg, Zsolnay, (1966). 8°. 287 S. mit Abbildungen, Titelportrait. OLn. Illustr. OUmschl. (Doris Bernatzik/Byer)., Loos, Du silberne Dame Du
2019br. Questo libro si occupa del liberalismo della Scuola Austriaca (Carl Menger, Eugen von Böhm-Bawerk, Friedrich von Wieser, Ludwig von Mises e Friedrich A. von Hayek) chiedendosi se si possa configurare anche come una soluzione del problema teologico-politico. Per questo, muove criticamente da una ricostruzione della versione hayekiana delle origini e del carattere del vero individualismo, per esaminare la tesi secondo la quale la religione sia soltanto uno di quei fenomeni sociali che sono sorti come conseguenza inintenzionale di azioni umane intenzionali. Pur non pensando a un mondo privo della religione perché convinti che la loro filosofia sociale potesse comprenderla come una tra le tanti varianti senza che la validità ne fosse limitata, gli Austriaci si trovano comunque a dover rispondere alla domanda se una ragione limitata e fallibile e il sistema di mercato possano sostituire il bisogno di religione. Ciò che induce anche a chiedersi come la loro filosofia politica si ponga nei confronti di un mondo, come quello occidentale odierno, che sembra assistere a una progressiva scomparsa della religione. Con in appendice un articolo di Carl Menger, "La conquista delle università", 1907.
1996illustrazioni
1987In-8 p., brossura editoriale, pp. 101. Prima edizione. Ben conservato, con dedica autografa dell’A.
2003In-16 gr., brossura editoriale, pp. 92. Allo stato di nuovo.
2018ill., br. "La gran vita mondana che sfila a Parigi sino alla vigilia della Prima guerra mondiale diventa un suo harem privato e obbediente, un mondo speciale ammesso alla manifestazione e mediazione del suo genio, con un esclusivismo nella concessione di patenti che quasi fa impallidire le offerte a D'Annunzio e quelle al giovane Gordon Craig." (Carlo Ludovico Ragghianti)
2013ill., ril. Un affresco in cui Marietta Cudakova rida "vita" al percorso artistico e personale dello scrittore sullo sfondo del complesso background storico e sociale che caratterizzò la turbolenta epoca sovietica. Il suo saggio si basa sullo studio dell'intero archivio dello scrittore (da lei raccolto e ordinato insieme alla vedova), oltre che su esclusive interviste ai contemporanei dell'autore. Ulteriore valore è conferito all'opera dalle numerose citazioni tratte dagli epistolari inediti di Bulgakov e dagli illuminanti riferimenti alle diverse bozze e stesure delle sue opere narrative e teatrali. Dalla nascita in una numerosa famiglia ucraina alla rigorosa educazione ortodossa; dagli studi di medicina alla rivoluzione del '17 fino al bagno di sangue della guerra civile; dal successo come drammaturgo alla cancellazione delle sue pièces dai teatri a Mosca e in ogni angolo della Russia; dalle perquisizioni e gli interrogatori ai rapporti sfuggenti con Stalin (che gli negò fino alla morte la possibilità di espatriare, concedendogli con una celebre telefonata la grazia di poter lavorare al Teatro d'Arte di Mosca, ma non come drammaturgo); dai tre matrimoni alle costanti difficoltà economiche, fino alla tragica morte nel 1940.
réf. 8165Galerie Gana Beaubourg, Paris, 2001. In-4, dépliant, 6 pp. Préface, par Henri Cueco - Pliages : Planches - Biographie.
1939In-8 (cm. 22), tela editoriale (macchie), pp. 234, con illustrazioni in bianco e nero nel testo e tavole a colori fuori testo. In buono stato di conservazione (good copy).
2020br. Il filosofo francese Gilles Deleuze è noto come pensatore della creazione, dell'affermazione gioiosa e dei concatenamenti rizomatici. In questo breve libro, Andrew Culp controbatte polemicamente che questo canone della gioia, una volta radicale, ha perso la sua capacità di resistenza al presente. Concetti una volta creati per sconfiggere il capitalismo sono stati riciclati nei mantra del business, che gioiosamente affermano: "Il potere è verticale; il potenziale è orizzontale!". Culp riscopre la negatività dimenticata di Deleuze. Egli scompagina l'interpretazione prevalente attraverso una rete sotterranea di riferimenti alla cospirazione, alla crudeltà, al terrore del fuori e alla vergogna di essere umani. Infine, ravviva l'opposizione a quanto vi è di intollerabile in questo mondo. Un Deleuze rivoluzionario per il mondo digitale di oggi, di felicità compulsiva, di controllo decentralizzato e di sovraesposizione.
2020br. Il filosofo francese Gilles Deleuze è noto come pensatore della creazione, dell'affermazione gioiosa e dei concatenamenti rizomatici. In questo breve libro, Andrew Culp controbatte polemicamente che questo canone della gioia, una volta radicale, ha perso la sua capacità di resistenza al presente. Concetti una volta creati per sconfiggere il capitalismo sono stati riciclati nei mantra del business, che gioiosamente affermano: "Il potere è verticale; il potenziale è orizzontale!". Culp riscopre la negatività dimenticata di Deleuze. Egli scompagina l'interpretazione prevalente attraverso una rete sotterranea di riferimenti alla cospirazione, alla crudeltà, al terrore del fuori e alla vergogna di essere umani. Infine, ravviva l'opposizione a quanto vi è di intollerabile in questo mondo. Un Deleuze rivoluzionario per il mondo digitale di oggi, di felicità compulsiva, di controllo decentralizzato e di sovraesposizione.
1993réf. 34811Düsseldorf, Grupello, 1993. 134 S., 1 Bl. Mit Abbildung von Sybille Berke. 8° (21 x 14,5 cm). Original-Karton mit Schutzumschlag.
1854réf. 1222343Leipzig, Tauchnitz, 1854. 2 Bl., 460 S. (Collection of British authors 304). Lwdbd d. Zeit (bestoßen u. stärker fleckig, priv. Stempel, anfangs braunfleckig).
2019br. Dopo decenni di attestati di morte o di condanne senza appello, l'utopia sembra dare timidi segnali di ripresa. Dopo la decretata fine dei grandi progetti e delle grandi narrazioni, pare ci si accorga lentamente che non si può vivere senza progettare e anticipare qualcosa del futuro. Tuttavia ben raramente si sottolinea la centralità dell'utopico. E quasi mai si ricorda il filosofo, Ernst Bloch, che proprio un secolo fa ha ripreso e rilanciato il tema "utopia" in tutta la sua pregnanza umana e cosmica assumendolo nel titolo della sua prima grande opera: "Spirito dell'utopia" (1918). Eppure senza questo "spirito" vasto e profondo anche il rilancio dell'apertura progettuale può avere solo un respiro corto e labile. Per questo è indispensabile richiamare l'attenzione su questo autore, che riporta l'utopico alle sue radici, alle sue motivazioni e ai suoi snodi di fondo. Il libro si concentra appunto sul nucleo filosofico del suo poliedrico pensiero, ampiamente orchestrato nel monumentale laoro "Il principio speranza" (Mimesis 2019). I capitoli alternano presentazioni di carattere introduttivo e studi di approfondimento delle tematiche individuate come centrali (utopia-speranza, ontologia-logica), a cui affiancano esempi del confronto di Bloch con altri pensatori: un autore contemporaneo (Heidegger) e autori del passato (Gioacchino da Fiore e Agostino). Il filo conduttore è il compito di ripensare l'utopico nel suo senso radicale di spirito e di principio che informa tanto il vivere dell'uomo quanto l'essere del mondo.
2009br. Jürgen Habermas, uno dei più autorevoli filosofi e sociologi del nostro tempo, dopo un lungo percorso teorico rigorosamente laico, guidato dal postulato dell'ateismo metodico, si è segnalato soprattutto nell'ultimo decennio per significative aperture alla religione, culminate nella discussione pubblica del 2004 con l'allora cardinale Joseph Ratzinger. Importante è il riconoscimento del perdurante rilievo sociale delle religioni e del contributo che i cittadini credenti possono dare al dibattito politico nella nuova temperie della società postsecolare, non più egemonizzabile da posizioni razionalistiche. Ma ancor più rilevante è l'ammissione dei limiti della razionalità laica e della possibile verità delle credenze religiose. In questo libro si offre un breve quadro complessivo del pensiero di Habermas e si ricostruisce puntualmente il suo confronto con la questione della religione, rimarcandone sia i pregi sia le irrisolte difficoltà.
2013brossura Il desiderio di pensare ancora una volta la figura di John Cage (1912-1992) non è motivata solo da fattori meramente cronologici (centenario della nascita a Los Angeles, ventennale della scomparsa a New York), ma dalla consapevolezza che l'attuale presente, più che mai, si sta configurando come un'esposizione delle profezie racchiuse nel suo lavoro. Partendo dalle idee centrali che hanno contrassegnato il suo percorso (sperimentazione e casualità, organizzazione del suono e aleatorietà, astrazione e neorealismo, gestualità e autonomia del suono) si può scorgere come le apparenti contraddizioni di queste polarità marchino tuttavia la coerenza di un'epoca che, ancora una volta, ripensa il fondamentale rapporto tra arte e vita. John Cage è, infatti, figura che sintetizza e mette in questione alcune istanze primarie del rapporto che l'arte istituisce con la vita, sia sul versante della natura che su quello della società, coinvolgendola lungo tutto il crinale dell'ascesa e del declino della tarda modernità occidentale, ripensata attraverso il linguaggio della musica e della danza. Il suono, come una delle due modalità di presenza del silenzio, e l'azione, come uno dei due possibili modi dell'inazione, diventano fattori di una declinazione non solo artistica di "pensare" e "dare a pensare" oltre i linguaggi della ratio, che fanno di Cage uno dei protagonisti più emblematici del secolo scorso e, per questo, del tempo avvenire.
2017br. «Fine di "un" mondo - scrive Ernesto de Martino, in un appunto di quel che sarebbe stato il suo ultimo, incompiuto, libro - è nell'ordine della storia culturale umana: è la fine "del" mondo, in quanto esperienza attuale del finire di qualsiasi mondo possibile, che costituisce il rischio radicale». Questa considerazione di de Martino sembra riprendere, rilanciare e radicalizzare, in chiave antropologica, una tesi che attraversa il Novecento filosofico europeo e che consiste nel valutare la propria epoca come foriera non solo della fine di "un" mondo, ma del rischio della scomparsa di ogni mondo possibile. Molte sono le questioni affrontate nel presente volume. Tuttavia la domanda forse più radicale e inquietante tra esse è la seguente: l'Occidente, come mondo che declina e tramonta, è forse il destino di tutti gli altri "mondi", è forse l'occaso di ogni altro possibile mondo? E c'è ancora del mondo al di là del suo cadere?