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1929réf. 356171929 Le Caire - Société Royale de Géographie d'Egypte - 1929 - 1952 - Complet en 7 volumes in-folio - 463 planches dont 38 en couleurs - Les trois premiers en reliure moderne, les 4 autres en cartonnage éditeur - Monumental ouvrage très rare complet car paru sur plus de 20 ans -
1684Acquaforte e bulino, priva di data ma fine dle XVII secolo, firmata in basso a destra con l'imprint editoriale "Si vende à S. Giuliaen al Nome di Dio in Venetia", indirizzo che identifica la tipografia di Girolamo Albrizzi.L'opera, con il Leone Marciano che stringe tra gli artigli la mezzaluna turca, è una rarissima carta d'occasione, nata per celebrare un avvenimento. Si riferisce alla riconquista veneziana della regione, il Golfo di Prevesa, da parte dell'armata guidata da Francesco Morosini.Il 29 settembre 1684 Morosini, nella sua prima campagna della Morea, attirò verso la riva la guarnigione di Prevesa, corsa per impedire uno sbarco di truppe dalle galee e galeazze presentatesi davanti alla piazza; e intanto fece effettivamente sbarcare il grosso delle forze in prossimità della cittadella, che dopo pochi giorni fu costretta ad arrendersi.Con la pace di Carlowitz (15 aprile 1701) Prevesa ritornò alla Turchia.Opera rarissima, della quale non abbiamo trovato tracce nella bibliografia. Rifilita alla parte inferiore, con parziale perdita di inciso, per il resto in ottimo stato di conservazione. Etching and engraving, without date but end of the seventeenth century, signed lower right with the editorial imprint "Si vende à S. Giuliaen al Nome di Dio in Venetia", an address that identifies the typography of Girolamo Albrizzi.The work, with the lion of Venice clutching the Turkish, is a very rare broadsheet created to celebrate an event. It refers to the Venetian reconquest of the region, the Gulf of Prevesa, by the army led by Francesco Morosini.On September 29, 1684 Morosini, in his first campaign of the Morea, drew the Prevesa garrison towards the shore, a race to prevent troops landing from the galleys and galleys presented in front of the square; and in the meantime he actually had the bulk of the forces near the citadel, which after a few days was forced to surrender.With the Peace of Carlowitz (April 15, 1701) Prevesa returned to Turkey.Very rare work, of which we have not found traces in the bibliography. Trimmed to the lower part, with partial loss of incision, otherwise excellent condition.
1567Acquaforte e bulino, dimensioni mm 250x180, impressa su carta vergata coeva con filigrana "ancora nel cerchio" (Woodward 203-213, Briquet 749), con margini originali aggiunti, in ottimo stato di conservazione.All’interno dell’isola, suddiviso su più righe e inciso con caratteri grandi, si legge: ISOLA DI SAN LORENZO. In alto a sinistra, in un riquadro, troviamo una breve descrizione della tavola: In questa isola vi sono Elefanti e boschi d[e] legni setin che hora si adimandano sandari i quali sono Rosi DM 567 Op[er]a gac.o gastaldop. Ferando Berteli exc. Carta priva di graduazione ai margini, scala grafica e orientazione. La carta del Madagascar pubblicata da Ferrando Bertelli è senza dubbio la migliore rappresentazione dell’isola del XVI secolo. L’isola fu battezzata SAN LORENZO dal navigatore portoghese Diogo Dias, che per primo l’avvistò il 10 agosto 1500, giorno dedicato a S. Lorenzo martire. Sebbene Bertelli indichi Giacomo Gastaldi quale autore dell’opera, la letteratura non la ritiene originale del cartografo piemontese in quanto pubblicata postuma. I dati per la compilazione della carta sono ricavati dalla carta murale dell’Africa di Gastaldi (1564); pertanto, l’opera ricalca fedelmente la morfologia e le informazioni gastaldine. Non sono note ristampe della lastra, molto diffusa nelle raccolte fattizie cinquecentesche.BibliografiaAlmagià (1927): n. 122; Bifolco (2018): n. 116; Christie’s (2004): n. 514; Christie’s Pa (2006): n. 168;Dzikowski (1940): n. 75; Ganado (1982): n. 59; Kraus (1972): n. 118; Parke-Bernet (1969): n. 66; Meurer (2002): n. 112; Ruge (1904-16): I, n. 67.82; Shirley (2004): I, n. 146; Wieder (1915): p. 29, n. 64; Biasutti (1920): pp. 12-13; Grande (1902): p. 44; Karrow (1993): n. 30/106; Tooley (1939): n. 505. Etching with engraving, printed on contemporary laid paper with "Crossbow in circe" watermark (Woodward 203-213), with original added margins, very good conditions.The map of Madagascar published by Ferrando Bertelli is undoubtedly the best representation of the 16th century island. The island was christened SAN LORENZO by the Portuguese navigator Diogo Dias, who first sighted it on 10 August 1500, the day dedicated to S. Lorenzo martyr.Although Bertelli indicates Giacomo Gastaldi as the author of the work, the literature does not consider it to be original of the Piedmontese cartographer as published posthumously. The data for the compilation of the map are taken from Gastaldi's African wall map (1564); therefore, the work traces its morphology and gastaldine information faithfully.Literature:Almagià (1927): n. 122; Bifolco (2018): n. 116; Christie’s (2004): n. 514; Christie’s Pa (2006): n. 168;Dzikowski (1940): n. 75; Ganado (1982): n. 59; Kraus (1972): n. 118; Parke-Bernet (1969): n. 66; Meurer (2002): n. 112; Ruge (1904-16): I, n. 67.82; Shirley (2004): I, n. 146; Wieder (1915): p. 29, n. 64; Biasutti (1920): pp. 12-13; Grande (1902): p. 44; Karrow (1993): n. 30/106; Tooley (1939): n. 505. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), p. 463, tav. 107.
1854réf. 38446In-8 (209 x 134 mm), demi-maroquin rouge à grain long, dos orné de filets à froid, auteur et titre dorés (rel. moderne signée Laurenchet), (4), 194 p., 4 p. de catalogue éditeur, 2 grandes cartes dépliantes. Paris, Librairie Phalanstérienne, 1854.
1602In alto al centro, sotto il margine superiore, e inciso il titolo: LA CITTA DE NAPOLI GENTILE. Lungo il margine inferiore troviamo una legenda numerica di 77 rimandi a luoghi e monumenti notabili distribuita su tredici colonne. Segue l’imprint Claudij Duchetti formis Romae 1585. Al centro della carta, nel mare, una schematica rosa dei venti; il nord-nord-est e a destra. Sempre nel mare, evidenziata da un compasso, la scala grafica Canne 100 pari a mm 29. .Esemplare del secondo stato di due recante l’indirizzo di Giovanni Orlandi, e la data Roma 1602. “La pianta di Napoli di Claudio Duchetti rappresenta una derivazione approssimativa del modello che lo zio Antonio Lafreri fece incidere da Etienne Duperac nel 1566. L’incisione viene attribuita da Destombes ad Ambrogio Brambilla. Si tratta, tuttavia, di una esecuzione poco fedele all’originale, più approssimativa e con un allungamento di circa 5 millimetri rispetto alla scala metrica adottata (circa1: 9.000). La correzione della ripetizione del rimando 41 nella legenda e l’inserimento del nuovo arsenale inducono a pensare che la mappa del Duchetti sia piuttosto una copia della tavola di Mario Cartaro (1579). Del resto, i due si conoscevano bene, e si scontrarono in occasione della divisione ereditaria della tipografia Lafreri, per la quale Cartaro fu nominato perito. Rispetto alla pianta del Cartaro, sono aggiunti due nuovi rimandi nella legenda, per l’arsenale e la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta. La lastra fu ereditata da Giacomo Gherardi ed è inserita nel catalogo redatto per conto della vedova Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 348 descritta come Napoli in uno foglio reale). Infine, venne acquisita nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampo inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint. Nel 1614 Hendrick van Schoel acquistò la calcografia di Orlandi. Alla morte dell’editore fiammingo le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Possibile quindi l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2256). La pianta di Napoli, incisa a Roma nel 1566 da Étienne Dupérac presso la bottega di Antonio Lafreri, è il primo vero monumento topografico della città di Napoli e si inserisce a pieno titolo, sia per le qualità tecniche, sia per quelle artistiche, nel più ampio scenario dell’iconografia urbana europea del Cinquecento. Per due secoli, è stata considerata la migliore rappresentazione di Napoli: realizzata con grande rigore geometrico, è la prima ad essere basata su un preciso rilievo topografico – non noto, probabilmente effettuato con il patrocinio della Corona Spagnola o del viceré Pedro de Toledo. Questa veduta a volo d’uccello restituisce in maniera puntuale il volto della città cinquecentesca sotto il regno di Filippo II, costituendo in tal modo un prezioso documento dello sviluppo urbano seguito alle iniziative promosse da don Pedro de Toledo, autore dell’ultimo progetto pubblico di ristrutturazione urbanistica a Napoli. L’immagine è realizzata con grande precisione e dovizia di particolari, attraverso la rappresentazione tridimensionale delle architetture cittadine, tanto da diventare un prototipo per gli incisori ed editori per tutto il Seicento. Una grande attenzione è data alla rappresentazione del circuito murario che costituisce la maggiore realizzazione/opera urbanistica a Napoli fino all’Ottocento. Molto ricco l’apparato decorativo, con un cartiglio a cornice barocca e numerose imbarcazioni in mare e nel porto. Tra le peculiarità della carta vanno rimarcate la scala elevata (1:5110 ca) e la sua continuità in ogni parte del disegno, ad eccezione delle prospettive paesaggistiche verso i Campi Flegrei. La pianta, quindi, proviene da un poderoso rilevamento topografico, forse appoggiato anche ad una ... In the upper center, below the top margin, is engraved the title: LA CITTA DE NAPOLI GENTILE. Along the lower margin we find a numerical legend of 77 references to notable places and monuments spread over thirteen columns. This is followed by the imprint Claudij Duchetti formis Romae 1585. In the center of the map, in the sea, a schematic wind rose; the North-Northeast, to the right. Example in the second state of two, bearing the address of Giovanni Orlandi, and the date Rome 1602. Claudio Duchetti's plan of Naples represents an approximate derivation of the model that his uncle Antonio Lafreri had engraved by Etienne Duperac in 1566. The engraving is attributed by Destombes to Ambrogio Brambilla. It is, however, an execution not very faithful to the original, more approximate and with an elongation of about 5 millimeters with respect to the adopted metrical scale (about1: 9,000). The correction of the repetition of the 41 references in the legend and the inclusion of the new arsenal lead one to think that Duchetti’s map is rather a copy of Mario Cartaro's plate (1579). After all, the two knew each other well, and they clashed on the occasion of the hereditary division of the Lafreri printing house, for which Cartaro was appointed surveyor. Compared to Cartaro's plan, two new references are added in the legend, for the arsenal and the church of Santa Maria di Piedigrotta. (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2256). The plan of Naples, engraved in Rome in 1566 by Étienne Dupérac at the workshop of Antonio Lafreri, is the first true topographical monument of the city of Naples and is fully inserted, both for its technical and artistic qualities, in the broader scenario of sixteenth-century European urban iconography. For two centuries, it was considered the best representation of Naples: made with great geometric rigor, it is the first to be based on a precise topographical survey-unknown, probably carried out under the patronage of the Spanish Crown or viceroy Pedro de Toledo. This bird's-eye view accurately restores the face of the sixteenth-century city under the reign of Philip II, thus constituting a valuable document of the urban development that followed the initiatives promoted by Don Pedro de Toledo, author of the last public urban restructuring project in Naples. The image is made with great precision and detail, through the three-dimensional representation of the city's architecture, so much so that it became a prototype for engravers and editors throughout the seventeenth century. Great attention is given to the representation of the wall circuit, which constitutes the major urbanistic achievement/work in Naples until the 19th century. The decorative apparatus is very rich, with a baroque framed cartouche and numerous boats at sea and in the harbor. Among the peculiarities of the map should be noted the high scale (1:5110 ca) and its continuity in every part of the drawing, with the exception of the landscape perspectives towards the Phlegraean Fields. The plan, therefore, comes from a mighty topographical survey, perhaps also leaning on geometric triangulation, a technique already known at the time. As mentioned, however, Duchetti was also inspired by the plan of Mario Cartaro (1579), which is not limited, however, to copying the Lafreri’s model, as the work is updated with some urbanistic changes. In fact, the warehouses of the new arsenal, work on which had begun in 1577, are represented; moreover, the new buildings dedicated to the Spanish troops that rose at the foot of San Martino are here more complete than in the original model. Cartaro’s map it0s the first to show in the title the adjective "gentile," with which the fifteenth-century chronicler Loise De Rosa qualified Naples. The qualification gentile is the most current in the Aragonese era among those reserved for the city: great, noble and beautiful. Magnificent work, printed on contemporary laid paper with...
1564Bella e rara carta dell'isola di Corfu edita da Ferrando Bertelli a Venezia nel 1564. In una targa in alto a destra si legge: Vogliono alcuni che l'Isola di Corfú fosse prima da Sisifo latrone figliolo di Eolo habitata, et domandata da lui Corcira; la quale doppo la sua morte essendo stata rovinata, di novo la restauro Corinto figliolo di Oreste, donde prese il nome di Corinto, et appresso fú detta Malena, hoggi da tutti é detta Corfú: la quale, come sivede nel disegno diligentemente fatto, si come hoggi si trova in essere, con tutte le sue Ville, Fiumi, Porti, Monti, Secchi, et altre cose, é di figura oblonga, et é lontana dalla Italia per miglia sessanta, et da Epiro miglio uno per un Capo, et per l'altro miglia venti, la sua longhezza é di miglia quara[n]ta in circa, et circo[n]da quasi trecento miglia. Fera[n]do Berteli exc: 1564.Orientazione nei quattro angoli e nei quattro lati al centro con il nome dei venti e dei mezziventi TRAMONTANA, GRECO, LEVANTE, SIROCCO, OSTRO, LIBECCIO, PONENTE, MAESTRO, il nord-est a sinistra. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. La prima derivazione veneziana del prototipo del Monogrammista PS (stampato a Roma nel 1537) si deve alla collaboratione tra Paolo Forlani e Ferrando Bertelli. La mappa è orientata questa volta con il sud-est in alto ed è priva delle raffigurazioni relative agli accampamenti dei turchi, lasciando quindi il centro della mappa vuoto e con pochissima toponomastica. Presenta il paesaggio con i centri abitati tridimensionali ma senza dettagli realistici (ad eccezione della città di Corfù), una orografia “a mucchi di talpa” e una idrografia piuttosto elementari. Al centro della tavola, sulla costa occidentale dell’isola, la città di Corfù è evidenziata in modo simbolico con una veduta prospettica della cittadella fortificata e del porto, ricca di dettagli architettonici, ma rappresentata in modo sproporzionato, in scala maggiore rispetto al resto del territorio.La carta ebbe un notevole successo, come testimonia il grande numero di esemplari presenti nelle raccolte cinquecentesche, e fu anche fonte per la piccola carta che Abraham Ortelius inserì nel suo Theatrum Orbis Terrarum.Esemplare marginoso, in perfetto stato conservativo.Bibliografia: Bifolco-Ronca: Tav. 727; Tolias (2011): n. 0083; Tooley (1939): n. 165; Zacharakis (1992): n. 223; Zacharakis (2009): n. 354; Woodward (1990): n. 27; Woodward (1992): n. 33. Vogliono alcuni che l’Isola di Corfu fosse prima da Sisifo latrone figliolo di Eolo habitata, et domandata da lui Corcira; la quale doppo la sua morte essendo stata rovinata, di novo la restauro Corinto figliolo di Oreste, donde prese il nome di Corinto, et appresso fu detta Malena, hoggi da tutti e detta Corfu: la quale, come sivede nel disegno diligentemente fatto, si come hoggi si trova in essere, con tutte le sue Ville, Fiumi, Porti, Monti, Secchi, et altre cose, e di figura oblonga, et e lontana dalla Italia per miglia sessanta, et da Epiro miglio uno per un Capo, et per l’altro miglia venti, la sua longhezza e di miglia quara[n]ta in circa, et circo[n]da quasi trecento miglia. Fera[n]do Berteli exc: 1564.Etching with engraving, signed in the cartouche Fera[n]do Berteli exc: 1564. A fine impression on contemporary laid paper, with original margins, very good conditions.The first Venetian derivation of the prototype of the Monogrammist PS (1537, Bifolco-Ronca Tav. 726) is due to the collaboration between Paolo Forlani and Ferrando Bertelli. The map this time is oriented with the southeast at the top and is devoid of the depictions with the camps of the Turks, thus leaving the center of the empty card and with very little toponymy. Presents the landscape with three-dimensional inhabited centers but without details realistic (except for the city of Corfu). The orography is typical of Forlani, represented in "heap of mole", while hydrography it is rather elementary. At the center of the map, on the east coast of the island, the city of Corfu is highlighted off the scale, with a perspective view of the fortified citadel and the port. The map was very successful, as evidenced by the large number of copies present in the sixteenth century collections, and was also the source for the small map that Abraham Ortelius inserted into the “Theatrum Orbis Terrarum” (1570). Even if it’s not signed, the map was ascribed to Forlani by D. Woodward for obvious stylistic reasons.Literature: Bifolco-Ronca: Tav. 727; Tolias (2011): n. 0083; Tooley (1939): n. 165; Zacharakis (1992): n. 223; Zacharakis (2009): n. 354; Woodward (1990): n. 27; Woodward (1992): n. 33.
Incisione in rame (337 x 482) mm, a pieni margini. Foglio (42 x 54) cm. Stato unico. Prima edizione. Esemplare in ottime condizioni, salvo poche segni di ossidazione. In alto al centro della veduta "VENETIA". Molti nomi di località ed isole nell'inciso. In basso elenco, disposto in sette colonne, delle località segnalate nella carta con numeri progressivi da I a XXXV e da 1 a 153. Al centro, dopo la quarta colonna, dentro un cartiglio vignetta rappresentante il corteo ducale durante la festa del Corpus Domini, con sotto breve descrizione dell'evento e sopra ad ogni personaggio della carica ricoperta. Proveniente da "Civitates orbis terrarum", stampato per la prima volta nel 1572, poi ristampato numerose volte in latino, tedesco e francese fino al 1623. L'edizione del 1572 è l'unica che non ha le tavole numerate. Cassini N° 18; Moretto N° 26. Schultz N° 42; Romanelli Biadene N° 13.
1772réf. 15588Auteur, Lottin Paris 1772-75 5 vol. 5 vol. in-8 de 2 ff.n.ch. XXIV 216 pp. 79 pp. 56 pp. 58 pp. et 94 pp., 2 ff.n.ch. 64 pp. 2 ff.n.ch. 51 pp. 1 f.n.ch. 40 pp. 2 ff.n.ch. 94 pp. et 2 ff.n.ch. 94 pp., 3 ff.n.ch. 56 pp. 1 f.n.ch. 36 pp. 1 f.n.ch. 40 pp. 1 f.n.ch. 48 pp. et 1 f.n.ch. 138 pp., 3 ff.n.ch. 181 pp. 1 f.n.ch. et 1 f.n.ch. 234 pp. 1 f.n.ch., 3 ff.n.ch. 150 pp. 1 f.n.ch. 1 f.n.ch. 120 pp. 1 f.n.ch. 88 pp. et 92 pp. (table), plein veau fauve marbré de l'époque, dos lisse orné, pièces de titre et de tomaison, tranches rouges (accroc à la coiffe supérieure du tome V).
1570La carta dell’isola di Gotland, nel Mar Baltico, appartiene per tipologia e formato al gruppo di carte dedicate alle isole pubblicate a Roma dal Lafreri.Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva con filigrana "Agnello pasquale" (Woodward 47-49), con margini originali aggiunti, bella coloritura antica, in ottimo stato di conservazione.Al centro dell’isola, con caratteri grandi, è inciso il titolo: GOTLANDIA. In alto a sinistra troviamo un cartiglio, senza nessuna iscrizione. Carta priva di scala grafica.Orientazione nei quattro lati al centro con la lettera iniziale dei quattro venti T[ramontana], O[Ostro], L[evante], P[onente], il nord è in alto. Graduazione ai margini di 15' in 15' solo nella latitudine,da 55° 39’ a 56° 12’. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 256x190.Carta anonima dell’isola di Gotland, priva di data ed indicazioni editoriali, che spesso è confusa dalla letteratura con quella firmata da Ferrando Bertelli (Bifolco-Ronca, n. 249). Si tratta di una fedele replica della carta veneziana, e nelle raccolte cinquecentesche si trova quasi sempre stampata in coppia con l’anonima carta della Selandia. Per affinità stilistiche con tutta una serie di carte anonime delle isole, viene attribuita alla tipografia di Antonio Lafreri e datata intorno al 1570. Il foglio con le mappe delle due isole, appare anche nel catalogo del Lafreri, descritto come “Gotlandia et Zelandia Isole”. La lastra venne ereditata da Claudio Duchetti e quindi da Giacomo Gherardi. Possiamo identificare questa matrice con quella inserita nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi (17-19 ottobre 1598, n. 167) dove è descritta come “isola gholandia”. Venne poi acquistata da Giovanni Orlandi (atto del 25 giugno 1602) e quindi da H. van Schoel. Sono dunque possibili, sebbene non note, tirature successive della carta.Altra bibliografia:Alberti (2010): n. 31; Christie’s (2012): n. 21; Edwards (1933): n. 27; Ganado (1994): VI, n. 21; Hatfield House (1992): n. 28; National Maritime Museum (1971): n. 29; Nordenskiöld (1981): n. 24; Ruge (1904-16): IV, n. 85.27 & 89.29; Valerio (2018): f. 60; Wieder (1915): p.8, n. 38; Alberti (2009): p. 199, n. 115; Pagani (2012): p. 84; Rubach (2016): n. 213; Tooley (1939): n. 267. Etching with engraving, printed on contemporary laid paper with "Lamb, Paschal with straight standard" watermark (Woodward 47-49), with original margins added, fine old colour, very good condition.Anonymous map of the island of Gotland, with no date and editorial indications, which is often confused by literature with that signed by Ferrando Bertelli (Bifolco-Ronca, No. 249). It is a faithful replica of the Venetian work, and in the sixteenth century collections it is almost always printed in pairs with the anonymous map of Selandia.For stylistic affinities with a whole series of anonymous maps of the islands, it is attributed to the typography of Antonio Lafreri and dated around 1570.The sheet with the maps of the two islands, also appears in the catalog of Antoni Lafreri, described as "Gotlandia et Zelandia Isole". The plate was inherited by Claudio Duchetti and then by Giacomo Gherardi. We can identify this work with that inserted in the catalog of the widow of Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi (17-19 October 1598, n ° 167) where it is described as "isola gholandia".It was then purchased by Giovanni Orlandi (act of 25 June 1602) and then by H. van Schoel. Therefore, subsequent issue of the plate, although not known, are possible.Literature:Alberti (2010): n. 31; Christie’s (2012): n. 21; Edwards (1933): n. 27; Ganado (1994): VI, n. 21; Hatfield House (1992): n. 28; National Maritime Museum (1971): n. 29; Nordenskiöld (1981): n. 24; Ruge (1904-16): IV, n. 85.27 & 89.29; Valerio (2018): f. 60; Wieder (1915): p.8, n. 38; Alberti (2009): p. 199, n. 115; Pagani (2012): p. 84; Rubach (2016): n. 213; Tooley (1939): n. 267. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), p. 737, tav. 250.
1595réf. 0044291595 [Anvers], Ortelius, 1595. Deux cartes (51 X 39 cm) et (50 X 33 cm) sous cadres en pichepin.
réf. ORD-20145Brunsvigae, Typis Johannis Henrici Dunckeri, Sumpt. Thomae Henrici Hauensteinii. Bibliop. Hannov. & Hildesiensis. Anno M DC LXXI (1671). Petit in-f° (200 x 315 mm) dos et coins parchemin ivoire, plats cartonnés. Notre exemplaire s'ouvre sur 2 pages manuscrites notamment un Index Mapparum Geographicum qui répertorie la totalité des gravures du livre, la page de titre est précédée d'un grand nombre de feuilles vierges. Suvent une adresse a Generosis ac amplae adolescentibus Axelio a Lilienström & Axelio Bohlio, puis 26 pages de texte et 45 gravures hors texte dont 4 au format réduit (Rose des vents, Typus intervallorum variarum gentium, éclipses, Typus orbis terrarum) et 41 cartes en noir et blanc, la plupart sur double page, et ornées d'un cartouche. Soit 29 pour l'Europe, 8 pour l'Asie, 3 pour l'Afrique et 1 pour l'Amérique. Reliure irrécupérable, petit travail de vers en marge inférieure sans dommage pour les gravures.
1569In alto al centro, in un cartiglio elongato sotto il bordo inferiore, e inciso il titolo: DUCATUS CARNIOLAE UNA CUM MARCHA WINDORUM. In basso a sinistra, in un cartiglio ornamentale, si legge: LECTORI Quia Illyricum in diversas regiones partitur in Carinthiam scilicet Carniolam, Marcham Windorum, Liburniam Croatiam, et Dalmatiam quorum cum veriores fines ignorentur. Omnes sub Sclavoniae nomine accipiuntur; in hac tabula o[mn]i cura diligenter adhibita Carniolae et verioris Sclavoniae terminos tibi describendos curavi quae omnes provinciae licet angustis finibus contineantur nobiles tamen, et maximis naturae deiq[ue] optimi benefittjs cumulatae videntur. Vale. Bologninus Zalterius Venetijs MD[CX]IIII. Nella parte destra, in un analogo cartiglio, lo stesso testo ripetuto in italiano: AL LETTORE Perche L’Illirico e partito in diverse provintie, come sarebbe la Carinthia, la Carniola, la Marcha de Windi, la Liburnia, la Crovatia, et la Dalmatia,le quali non sene sapendo i veri confini hoggi tutte passano sotto’l nome di Schiavonia: io ti ho ne la p[rese]nti tavola fatto descrivere con ogni diligenza et verita li siti de la Carniola, et de la vera Schiavonia. Provincie veramte picciole ma nobili et ornate d’infiniti donj di Dio et della benigna natura. Orientazione, con il nord in alto, fornita da una rosa a sedici venti. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. La carta della Carniola dello Zaltieri deriva dalla tavola Ducatus Carniolae et Histria una cum Marcha Windorum inserita nel Typi Chorographici Austriae di Wolfang Lazius, raccolta di dodici carte a contorno ovale incise da Michele Zimmerman e pubblicate a Vienna nel 1561. La carta dello Zaltieri non mantiene il contorno ovale del modello, ed è più trascurata nel disegno. Rispetto all’originale del Lazius sono omessi alcune notizie e dati geo-cartografici. L’opera presenta, invece, numerose aggiunte nella parte dell’Istria, dove la nomenclatura, a differenza del resto della carta, e in italiano e sembra basata sulle opere di Giacomo Gastaldi o più probabilmente, come sostiene Lago, sulla carta della penisola istriana che il Camocio pubblica nello stesso anno. La carta ebbe una ristampa curata da Nicolo Valegio; accanto all’imprint dell’editore, aggiunto nel cartiglio in basso a sinistra in luogo di quello dello Zaltieri, troviamo la data maldestramente corretta. Lago la interpreta 1594 o 1598; a nostro avviso, sulla base dell’attività dell’editore, la data potrebbe leggersi 1614. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Magnifica prova del secondo stato, con l’indirizzo di Valegio e la data corretta in 1614. Opera molto rara. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, pp. 1182-1183, tav. 499; Almagia (1927): n. 46; Almagia (1948): pp. 44-45; Castellani (1876): n. 31; Dzikowski (1940): n. 40; Gallo (1954): C, n. 56; Kraus (1972): n. 39; Meurer (2002): n. 34; Ruge (1904-16): IV, n. 76; Shirley (2004): I, n. 67 e p. 393, n. 27; Valerio (2018): f. 47; Tavernari (2014): n. 35; Wieder (1915): p. 8, n. 48; Almagia (1929): tav. XXXIV; Cartografia Rara (1986): n. 26; Cucagna (1964): pp. 134-136; Lago-Rossit (1981): tav. XLVII; Lago-Rossit (1988): tav. XLII; Lago (1989): n. 135; Lago (2002): p. 556, fig. 542; Marinelli (1881): n. 489; Tooley (1939): n. 126. At the top of the map the title: DUCATUS CARNIOLAE UNA CUM MARCHA WINDORUM. In the lower left cartouche: LECTORI Quia Illyricum in diversas regiones partitur in Carinthiam scilicet Carniolam, Marcham Windorum, Liburniam Croatiam, et Dalmatiam quorum cum veriores fines ignorentur. Omnes sub Sclavoniae nomine accipiuntur; in hac tabula o[mn]i cura diligenter adhibita Carniolae et verioris Sclavoniae terminos tibi describendos curavi quae omnes provinciae licet angustis finibus contineantur nobiles tamen, et maximis naturae deiq[ue] optimi benefittjs cumulatae videntur. Vale. Bologninus Zalterius Venetijs MD[CX]IIII. In the lower right cartouche: AL LETTORE Perche L’Illirico e partito in diverse provintie, come sarebbe la Carinthia, la Carniola, la Marcha de Windi, la Liburnia, la Crovatia, et la Dalmatia,le quali non sene sapendo i veri confini hoggi tutte passano sotto’l nome di Schiavonia: io ti ho ne la p[rese]nti tavola fatto descrivere con ogni diligenza et verita li siti de la Carniola, et de la vera Schiavonia. Provincie veramte picciole ma nobili et ornate d’infiniti donj di Dio et della benigna natura. The map of Carniola by Zaltieri is derived from the Ducatus Carniolae et Histria una cum Marcha Windorum included in the Typi Chorographici Austriae by Wolfang Lazius, a collection of twelve oval contour maps engraved by Michael Zimmerman and published in Vienna in 1561. Zaltieri's map does not maintain the oval outline of the model, and is more neglected in the drawing. Compared to the original of Lazius are omitted some news and geo-cartographic data. The work presents, however, numerous additions in the part of Istria, where the nomenclature, unlike the rest of the map, and in Italian and seems to be based on the works of Giacomo Gastaldi or more likely, as Lago argues, on the map of the Istrian peninsula that Camocio published in the same year. The map was reprinted by Nicolo Valegio; next to the publisher's imprint, added in the cartouche at lower left in place of that of Zaltieri, we find the date clumsily corrected. Lago interprets it as 1594 or 1598; in our opinion, based on the activity of the publisher, the date could read 1614. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Magnificent proof of the second state, with Valegio's address and the date corrected to 1614. Very rare work. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, pp. 1182-1183, tav. 499; Almagia (1927): n. 46; Almagia (1948): pp. 44-45; Castellani (1876): n. 31; Dzikowski (1940): n. 40; Gallo (1954): C, n. 56; Kraus (1972): n. 39; Meurer (2002): n. 34; Ruge (1904-16): IV, n. 76; Shirley (2004): I, n. 67 e p. 393, n. 27; Valerio (2018): f. 47; Tavernari (2014): n. 35; Wieder (1915): p. 8, n. 48; Almagia (1929): tav. XXXIV; Cartografia Rara (1986): n. 26; Cucagna (1964): pp. 134-136; Lago-Rossit (1981): tav. XLVII; Lago-Rossit (1988): tav. XLII; Lago (1989): n. 135; Lago (2002): p. 556, fig. 542; Marinelli (1881): n. 489; Tooley (1939): n. 126.
1568Carta geografica dell’isola di Rodi. In alto all’interno dell’isola il titolo RODI. Mappa priva di scala grafica, orientazione e graduazione ai margini.Questa mappa dell’isola di Rodi ha radici ancora sconosciute, si tratta di una mappa abbastanza chiara della città all’epoca dell’assedio del sultano Solimano, quando i cavalieri di San Giovanni intervennero per liberarla. Ben tracciata è la fortificazione del porto che circonda la città; la scena riportata sul lato destro della mappa, con grande probabilità vuole raffigurare i cavalieri di San Giovanni che trasportano il corpo di Sant’Eufemia ed altri valori dell’Ordine a bordo di una nave. La stampa, tuttavia, non è coeva alle scene rappresentate e può essere attribuita, senza grandi dubbi, alla mano di Ferrando Bertelli. L’unico esemplare conosciuto di questa carta è quello descritto da Peter Meurer nello ‘Strabo Atlas’, atlante appartenuto alla famiglia Bertelli, ora conservato alla Bayerische StaatsBibliothek di Monaco di Baviera.Acquaforte e bulino, in buono stato di conservazione. Map of Rhodes, lettered RODI within the map at top. Without graphic scale.The only one example known is described by Peter Meurer in "The Strabo Illustratus Altlas": "The publishing background of this hitherto unrecorded map awaits further research. The view of the town of Rodhes is rather good, see details like the chain closing the strongly fortified harbour. The outlines of the island are only sketchy. Some group of figures seem to allude to the evnts of 1 January 1523, when the Knights of St. John honourably surrendered Rhodes to Sultan Solyman after a long siege. The scenary on the right coast probably shows the knights bringing teh body of Saint Euphemia and other valuables of the Order on board of a ship."This engraving is however not contemporary to the scenes, and can be attribued to Ferrando Bertelli.The Strabo atlas, came from the House of Bertelli in Venice, is kept by Bayerische StaatsBibliothek - Bavarian State Library.Copperplate, in good condition. Meurer (2002): n. 133.
In-8 (209 x 134 mm), demi-maroquin rouge à grain long, dos orné de filets à froid, auteur et titre dorés (rel. moderne signée Laurenchet), (4), 194 p., 4 p. de catalogue éditeur, 2 grandes cartes dépliantes. Rare édition originale distribuée hors commerce "aux amis" et sympathisants fouriéristes, comme précisé par l'auteur dans son avertissement. Véritable programme matériel pour la colonisation phalanstérienne du Texas, l'ouvrage est illustré de deux grandes cartes repliées hors texte avec contours coloriés imprimées par Lemercier: une des États-Unis gravée par les Frères Avril, l'autre du Texas par F. Delamare, d'après J.-H. Colton. "Considérant développe son projet. Il relate son voyage et fait des descriptions du Texas qu’il présente comme la Terre promise et le lieu idéal pour l’expérimentation sociale (…). Il propose la fondation d’une agence de colonisation, suivie de la création d’un grand champ d’asile ouvert à toutes sortes d’expériences sociales, dont celles fouriéristes (…). Dès sa parution, "Au Texas" rencontra un succès immédiat qui dépassa toutes les prévisions (…). C’est poussé par ce succès et par l’impatience manifestée par les aspirants colons que François Cantagrel partit pour le Nouveau Monde le 3 oct. 1854 avec comme mission de rechercher l’emplacement de la future colonie" ("Les premiers socialismes", Expo. virtuelle, 2008, U. de Poitiers, en ligne). Né à Salins (Jura), polytechnicien, Victor Considérant (1808-1893) renonça à la carrière militaire pour se consacrer à la diffusion des idéaux fouriéristes, jusqu'à reprendre la tête du mouvement à la mort de Fourier en 1837. La "Colonie de Réunion" fondée près de Dallas (Texas) tourna rapidement au fiasco. Après plusieurs années à San Antonio, Considérant rentra à Paris en 1869 à la faveur d'une amnistie, adhéra un temps à la Première Internationale, puis se retira de la vie politique. Il est l'un des pionniers du socialisme en France. (Del Bo, p. 70. Dommanget, 'V. Considérant', n°46. Owes, n°697. Jenkins, 'Basic Texas Books', 33. Sabin, 1592). Page de titre montée sur onglet. Rousseurs et piqûres éparses. Les cartes sont parfaitement conservées. Bon exemplaire, bien relié.
1570Pianta prospettica della città. Incisa da Giacomo Franco per l'editore Claudio Duchetti.Esemplare nel secondo stato, con l'indirizzo dell'editore Giovanni Orlandi.Si tratta di una derivazione della pianta di Giovanni Andrea Vavassore, una grande veduta silografica in più fogli edita a Venezia nella prima metà del XVI secolo e conosciuta oggi solo attraverso l'esemplare conservato nel Germanisches Museum di Norimberga. (Bagrow, 1939, n. 16).Descrizione tratta da Bifolco-Ronca, "Cartografia e topografia italiana del XVI secolo. Catalogo ragionato delle opere a stampa" (pubblicazione prevista per febbraio 2018).Titolo & iscrizioni In alto lungo il bordo COSTANTINOPOLI. Nel bordo inferiore fuori dal rilievo cartografico su sei colonne 58 rimandi, segnati con un numero di luoghi e cose riportati nella carta, a seguito Per Claudio ducheto 1570. Nell’angolo in basso a destra il monogramma dell’incisore Giacomo Franco, composto dalle lettere IAF. Orientazione con una rosa di sedici venti, il nord-ovest in alto. Carta priva di scala grafica. Acquaforte e bulino mm 300x443.Stati & edizioni: 1°: come descritto, Claudio ducheto 1570.2°: aggiunto l’indirizzo Ioannes Orlandi formis romae 1602.Bibliografia: a) Alberti (2010): n. 105; Borroni Salvadori (1980): n. 242; Destombes (1970): nn. 136-136a; Ganado (1994): VI, n. 49 & p. 215, n. 81; Phillips (1914): n. 87; Shirley (2004): II, n. 15.b) Tooley (1939): nn. 156-157.Censimento: 1°: Birmingham, Public Library; Firenze, Biblioteca Nazionale; Londra, British Library; Londra, Royal Geographical Society; Malta, National Library; Milano, Raccolta Bertarelli; Parigi, Bibliothèque Nationale (2); Roma, Biblioteca Nazionale; Washington, Library of Congress.2°: Copenaghen, Universitetsbibliotekets; Fano, Federiciana; Malta, National Library; Parigi, Bibliothèque Nationale.Bellissimo esemplare con coloritura coeva. Birds-eye view of Istanbul, engraved by Giacomo Franco and published by Claudio Duchetti. Is based on the large woodcut by Giovanni Andrea Vavassore, published in Venice in the first half of the XVI century, now known at the Germanisches Museum of Nurenberg. (Bagrow, 1939, n. 16).Example of the second state (of two) with the addrss of Giovanni Orlandi and the date 1602.Copperplate, fine original colour, very good condition. Rare.Literature: Alberti (2010): n. 105; Borroni Salvadori (1980): n. 242; Destombes (1970): nn. 136-136a; Ganado (1994): VI, n. 49 & p. 215, n. 81; Phillips (1914): n. 87; Shirley (2004): II, n. 15; Tooley (1939): nn. 156-157.Known examples: 1st state: Birmingham, Public Library; Firenze, Biblioteca Nazionale; Londra, British Library; Londra, Royal Geographical Society; Malta, National Library; Milano, Raccolta Bertarelli; Parigi, Bibliothèque Nationale (2); Roma, Biblioteca Nazionale; Washington, Library of Congress.2nd state: Copenaghen, Universitetsbibliotekets; Fano, Federiciana; Malta, National Library; Parigi, Bibliothèque Nationale.
1680Acquaforte e bulino, circa 1665, firmata in lastra nel cartiglio con la dedica al centro. Edita a Bologna dalla tipografia Longhi. Giuseppe Longhi fu un attivo editore e tipografo, noto anche per una ricca produzione libraria. Sono molto famose anche le sue grandi vedute di città italiane, disegnate seguendo il modello iconografico dei panorami olandesi dell’inizio del XVII secolo ed integrate da una decorazione figurata tipica della cartografia olandese dei vari Blaeu, Janssonius e Visscher. Bellissima prova, stampata da 4 rami, alcune pieghe di carta e restauro in basso a destra, con parziale perdita del testo della leggenda, per il resto in ottimo stato di conservazione. Rarissima. Etching and engraving, circa 1665, signed in plate in the cartouche with dedication in the center. Published in Bologna by the typography Longhi. Giuseppe Longhi was an active printer and publisher, also known for a rich production of books. His large views of Italian cities are also very famous. They were drawn following the iconographic model of Dutch panoramas from the beginning of the 17th century and integrated with a figurative decoration typical of the Dutch cartography of Blaeu, Janssonius and Visscher. Beautiful proof, printed from 4 branches, some paper creases and restoration at lower right, with partial loss of the text of the legend, otherwise in excellent condition. Very Rare. Ganado (1994) vol. III, n. 124.
1565Un magnifico esemplare del primo stato di quattro, avanti l'indirizzo del Camocio, con pieni margini, condizioni perfette. Molto rara.In basso al centro, in un cartiglio sormontato dallo stemma imperiale, si legge: TOCQUAY, over DOGGEY, fortezza inespugabile ne Confini d’ Ongheria, & Transilvania, Circha 30, leghe dilà da Buda, fra doi fiumi presa da Massimiliano Imp. L’anno 1565. per Lazaro fanswendi, suo Capitano & General nella detta jmpresa fatta sop’il giaccio con 33. Pecci d’Artiglierie, metterà basso li rampari & in due assalti presa & guadagnata nel termine de 4 giorni, trovorno nella detta fortezza denari & munitio[ni ] da guerra. Domenico Zenoi f.Orientazione con l’est in alto (ORIENS). Sulla tavola sono presenti alcune iscrizioni che identificano i diversi schieramenti e descrivono la battaglia. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 405x290.Pianta prospettica che mostra la fortezza di Tokay, durante la conquista imperiale del 1565. L’occupazione di Tokaj è stato il primo evento a essere raffigurato in un largo numero di incisioni pubblicate a Vienna, Parigi e Venezia, subito dopo il suo accadimento. Tra queste incisioni, l’opera di Zenoi è di particolare interesse perché rappresenta la prima veduta di una fortezza ungherese incisa su rame.Nel 1565 l’imperatore Massimiliano, approfittando del fatto che i Turchi erano occupati nel Mediterraneo, s’impadronì sia di Tokaj che Szerencs, appartenenti alla Transilvania del principe Giovanni Sigismondo Zápolya, stato vassallo dei Turchi, creato dal sultano Solimano il Magnifico intorno al 1550. Il successo dell’operazione fu agevolato da Lazarus Freiherr von Schwendi, uno dei migliori comandanti e strateghi militari del tempo, che fu impegnato nelle guerre ungheresi dal 1565 al 1568. La riconquista di Tokaj, comequella di Szatmár, era di particolare importanza, poiché dal 1560 in avanti, l’Alta Ungheria ebbe due funzioni: serviva da bastione difensivo non solo contro gli Ottomani ma anche contro lo stato vassallo dei Turchi, ovvero il Principato di Transilvania. La fortificazione di Tokaj, su base pentagonale bastionata agli angoli, era stata progettata da Francesco da Pozzo nel 1556. Attraverso la cooperazione tra il Consiglio di Guerra di Corte e i possidenti ungheresi, entro il sesto decennio del XVI secolo fu istituito un nuovo sistema di difesa dei confini in Ungheria e in Croazia. Elemento portante del sistema era la linea di fortezze di frontiera che si estendeva dal mar Adriatico fino alla Transilvania, realizzata individuando una serie di zone di difesa che, anche per caratteristiche del territorio, oltre che per affinità etniche e politiche, potessero formare una rete difensiva omogenea. I vecchi castelli furono rinforzati con moderne fortezze progettate perlopiù da architetti militari italiani. Questa catena di 100-120 fortezze, di diverse dimensioni, fu divisa in sei Generalati di confine (Grenzgeneralat). Ciascun generalato si trovava sotto il comando di un capitano generale di frontiera: il generalato di Croazia e Adriatico; Slavonia e dei Vendi; di Canisia, il confine di Györ che proteggeva direttamente Vienna; il confine delle città minerarie, e infine quello dell’Alta Ungheria. Oltre ai sei confini, un ruolo di grande importanza spettava alla fortezza di Komáron.BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 552 I/IV; Destombes (1970): n. 174; De Vries (1981): n. 30; Hatfield House (1992): n. 93; Meurer (2002): n. 179; Ruge (1904-16): IV, n. 87.84; Tavernari (2014): n. 109; Szalai (2001): p. 131, tav. 220, nn. 1565/1a-c; Szalai-Matković (2012), p. 4; Szalai-Szantai (2006): n. 1565/1 a-c, tav. 211; Tooley (1939): n. 550. TOCQUAY, over DOGGEY, fortezza inespugabile ne Confini d’ Ongheria, & Transilvania, Circha 30, leghe dila da Buda, fra doi fiumi presa da Massimiliano Imp. L’anno 1565. per Lazaro fanswendi, suo Capitano & General nella detta jmpresa fatta sop’il giaccio con 33. Pecci d’Artiglierie, mettera basso li rampari & in due assalti presa & guadagnata nel termine de 4 giorni, trovorno nella detta fortezza denari & munitio[ni ] da guerra. Domenico Zenoi f. FIRST STATE OF FOUR, before the Camocio’s address.Etching and engraving, a fine impression, printed on contemporary laid paper, with margins, very good condition. Very rare.Perspective map showing the fortress of Tokay, during the imperial conquest of 1565. The occupation of Tokaj was the firstevent to be depicted in a large number of engravings published in Vienna, Paris and Venice, immediately after its occurrence. Between these etchings, the work of Zenoi is of particular interest because it represents the first view of a Hungarian fortress engraved on copper. In 1565 Emperor Maximilian, taking advantage of the fact that the Turks were occupied in the Mediterranean, took possession of both Tokajthat Szerencs, belonging to the Transylvania of Prince John Sigismund Zápolya, vassal state of the Turks, created by the sultanSuleiman the Magnificent around 1550. The success of the operation was facilitated by Lazarus Freiherr von Schwendi, one of the bestcommanders and military strategists of the time, who were engaged in the Hungarian wars from 1565 to 1568. The reconquest of Tokaj, asthat of Szatmár, was of particular importance, since from 1560 onwards, Upper Hungary had two functions: it served as a bastion defensive not only against the Ottomans but also against the vassal state of the Turks, or the Principality of Transylvania. The fortificationof Tokaj, on a pentagonal base bastioned at the corners, was designed by Francesco da Pozzo in 1556. Through cooperation between the Court War Council and the Hungarian landowners, a new system was established within the sixth decade of the sixteenth century defense of borders in Hungary and Croatia. Carrier of the system was the line of frontier fortresses that extended from the sea Adriatic up to Transylvania, created by identifying a series of defense zones which, also due to the characteristics of the territory, as well as for ethnic and political affinities, they could form a homogeneous defensive network. The old castles were reinforced with modern fortresses designed mostly by Italian military architects. This chain of 100-120 fortresses, of different sizes, was divided into six Generalates of border (Grenzgeneralat). Each generalate was under the command of a general border captain: the generalate of Croatia and the Adriatic; Slavonia and the Sell; of Canisia, the Györ border that directly protected Vienna; the border of the mining towns, finally that of Upper Hungary. Beyond the six borders, a role of great importance lay with the fortress of Komáron.BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 552 I/IV; Destombes (1970): n. 174; De Vries (1981): n. 30; Hatfield House (1992): n. 93; Meurer (2002): n. 179; Ruge (1904-16): IV, n. 87.84; Tavernari (2014): n. 109; Szalai (2001): p. 131, tav. 220, nn. 1565/1a-c; Szalai-Matković (2012), p. 4; Szalai-Szantai (2006): n. 1565/1 a-c, tav. 211; Tooley (1939): n. 550. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 552 I/IV
1559Nel cartiglio in basso a destra si legge: EXACTISSIMA FLANDRIAE DESCRIPTIO. Flandria, Caroli V. Aug. Imp. max. natione Illustrissima, Belgicae Provinciae est Comitatus longè nobilissimus, Haec a Septentrione Oceano alluitur vastissimo, ab Occidente Galliam habet, ab Orie[n]te Braba[n] tiae Ducatui coheret, a Meridie Hannoniae et Artesiae Comitatus co[n]tingit ac possidet Fla[n]driae item Comes in eoru[m] est Galliae Principu[m] numero, quos olim Patres appellare solebant. Regio autem haec omniu[m] reru[m] est maxime abunda[n]s quapropter opule[n]tissima, omnibusq[ue] bonis prae cu[n]ctis (si loci exiguitatem spectemus) afflue[n]tissima, nulli etia[m] vel Urbiu[m] frequentia, aedificioru[m]q[ue] exa[c]tissimo artificio, vel pagorum multitudine, tum ingeniosoru[m], ac in o[m]ni arte praesta[n]tissimoru[m] hominu[m] copia cedit. Huius igitur ta[m] inclytae Regionis designatione[m] ia[m] rece[n]ter su[m]ma diligentia expressa[m], Cosmographiae ca[n]didatis, operae pretium duximus impertire. Venetijs. MDLVIIII. Nel piccolo cartiglio ornato al centro si trova la dedica: AD CORDATUM LECTOREM. N. STOPIUS. Flandria parva loco, sed nomine maxima et est re, In qua Mavortis vis animosa viget; Omnimo dae hic artes florent priscaeq[ue] novaeq[ue], Singula sunt alijs, haec bona cuncta tenet. A sinistra troviamo un compasso con tre scale grafiche: Iusta miliaria flandrica itineris unius horae (13 miglia, pari a mm 165), Miliaria maiuscula (9 miglia, pari a mm 122), Miliaria magna (9 miglia, pari a mm 130). Duplice orientazione, con una rosa dei venti e con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCCIDENS, il nord è in alto. Gradazione ai margini di 1' in 1', da 49° 47’ a 51° 50’ di latitudine e da 22° 54’ a 26° 52’ di longitudine. La prima derivazione italiana della carta della Fiandria di Gerard Mercator - Vlanderen. Exactissima Flandriae Descriptio del 1540 circa il cui unico esemplare conosciuto è conservato al Museo Plantin-Moretus di Anversa - si deve alla tipografia di Francesco e Michele Tramezzino, e viene stampata a Roma nel 1555. Rispetto all’originale, l’opera del Tramezzino presenta molti toponimi fiamminghi latinizzati, ed è stata inoltre aggiunta la graduazione ai margini. Nel 1559 vengono pubblicate due repliche della carta destinate al mercato di Venezia; una firma di Domenico Zenoi e questa carta anonima, la cui seconda stesura della lastra vede aggiunto l’imprint editoriale del Camocio. Non è possibile stabilire la sequenza cronologica e quindi quale delle due carte sia stata il modello dell’altra. Le due opere sono molto simili: identica è anche la dedica al poeta fiammingo Nicolaus Stopius, che ha indotto gran parte della letteratura a ritenere che le due lastre fossero stampate dalla stessa matrice. In realtà, le due opere differiscono per tanti piccoli particolari che si evidenziano solo attraverso un attento esame comparativo (cfr. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 808-811). Acquaforte e bulino, 1559, priva di indicazioni editoriali. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, minimi restauri nel cartiglio in basso a destra, per il resto in ottimo stato di conservazione. Esemplare nel primo stato di due, dove nel cartiglio è presente solo la data, Venetijs. MDLVIIII. Nel secondo stato viene aggiunto l’imprint apud Ioannem Franciscum Camocium. Molto rara. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 808-811, tav. 286, I/II; Borroni Salvadori (1980): n. 81; Gallo (1954): p. 14, n. 17 e p. 36 n. 13; Ruge (1904-16): III, n. 29.13 e IV, n. 86.65 & n. 89.23; Tavernari (2014): n. 17; cfr. Bagrow (1928): p. 6; Destombes (1972): p. 10, nn. D-E; Van der Heijden (1998): p. 36; Karrow (1993): n. 56/6.5; Tooley (1939): n. 200 & n. 202. The cartouche in the lower right corner reads: EXACTISSIMA FLANDRIAE DESCRIPTIO. Flandria, Caroli V. Aug. Imp. max. natione Illustrissima, Belgicae Provinciae est Comitatus longè nobilissimus, Haec a Septentrione Oceano alluitur vastissimo, ab Occidente Galliam habet, ab Orie[n]te Braba[n] tiae Ducatui coheret, a Meridie Hannoniae et Artesiae Comitatus co[n]tingit ac possidet Fla[n]driae item Comes in eoru[m] est Galliae Principu[m] numero, quos olim Patres appellare solebant. Regio autem haec omniu[m] reru[m] est maxime abunda[n]s quapropter opule[n]tissima, omnibusq[ue] bonis prae cu[n]ctis (si loci exiguitatem spectemus) afflue[n]tissima, nulli etia[m] vel Urbiu[m] frequentia, aedificioru[m]q[ue] exa[c]tissimo artificio, vel pagorum multitudine, tum ingeniosoru[m], ac in o[m]ni arte praesta[n]tissimoru[m] hominu[m] copia cedit. Huius igitur ta[m] inclytae Regionis designatione[m] ia[m] rece[n]ter su[m]ma diligentia expressa[m], Cosmographiae ca[n]didatis, operae pretium duximus impertire. Venetijs. MDLVIIII. In the small ornate cartouche in the center is the dedication: AD CORDATUM LECTOREM. N. STOPIUS. Flandria parva loco, sed nomine maxima et est re, In qua Mavortis vis animosa viget; Omnimo dae hic artes florent priscaeq[ue] novaeq[ue], Singula sunt alijs, haec bona cuncta tenet. On the left we find a compass with three graphic scales: Iusta miliaria flandrica itineris unius horae (13 miles, equal to mm 165), Miliaria maiuscula (9 miles, equal to mm 122), Miliaria magna (9 miles, equal to mm 130). Dual orientation, with a wind rose and the names of the cardinal points: SEPTENTRUM, MERIDIES, ORIENS, OCCIDENS, north is at the top. Gradation at the margins of 1' in 1', from 49° 47' to 51° 50' of latitude and from 22° 54' to 26° 52' of longitude. The first Italian derivation of the map of Flandria by Gerard Mercator - Vlanderen. Exactissima Flandriae Descriptio of about 1540, the only known example of which is preserved in the Plantin-Moretus Museum in Antwerp - is due to the printing house of Francesco and Michele Tramezzino, and was printed in Rome in 1555. Compared to the original, Tramezzino's work features many Latinized Flemish place names, and graduation has also been added to the margins. In 1559 two replicas of the Tramezzino map were published for the Venice market; one signed by Domenico Zenoi and this anonymous work, whose second issue of the plate has the editorial imprint of Camocio added. It is not possible to establish the chronological sequence and therefore which of the two maps was the model of the other. The two works are very similar: identical is also the dedication to the Flemish poet Nicolaus Stopius, which has led much of the literature to believe that the two plates were printed from the same plate. The two works differ in many small details that only become apparent through careful comparative examination (cf. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 808-811). Etching and engraving, 1559, without editorial indications. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, copperplate trimmed and with margins added, minimal restorations in the cartouche at lower right, otherwise in excellent condition. Exemple in the first state of two, where in the cartouche there is only the date, Venetijs. MDLVIIII. In the second state the imprint apud Ioannem Franciscum Camocium is added. Very rare. Literature Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 808-811, tav. 286, I/II; Borroni Salvadori (1980): n. 81; Gallo (1954): p. 14, n. 17 e p. 36 n. 13; Ruge (1904-16): III, n. 29.13 e IV, n. 86.65 & n. 89.23; Tavernari (2014): n. 17; cfr. Bagrow (1928): p. 6; Destombes (1972): p. 10, nn. D-E; Van der Heijden (1998): p. 36; Karrow (1993): n. 56/6.5; Tooley (1939): n. 200 & n. 202.
1860réf. PHO-2406Paris, Librairie de L. Hachette et Cie, 1860-65. 2 volumes de texte in-8 (235 x 148 mm) de : I/ lxiv pp., 486 pp., (1) f. d’errata ; II/ (2) ff., 480 pp., iv pp. de table ; et 1 Atlas in-folio (57x40cm). Texte : relié demi veau, dos lisse avec titre et tomaison, dos frotté, coiffes arasés, charnières faibles au tome 2, cachets aux titres. Atlas : sous portefeuille demi toile, titre et tomaison au plat, 2 chemises de livraison comportant 13 planches (16) et 2 planches en double (Fragment de carte et Ruine de l’église Saint Michel), portefeuille frotté, chemises de livraison ébarbées, rousseurs, petites mouillures marginales, une planche plus petite en marge.
1600Acquaforte e bulino, circa 1600, firmata in lastra in basso al centro. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame o con sottili margini, in ottimo stato di conservazione. La lastra è firmata da Raffaello Schiaminossi, celebre incisore di Borgo San Sepolcro il cui monogramma appare in basso al centro. Celebre per la sua tecnica innovativa dell’uso dell’acquaforte con sistema delle coperture. La pianta reca in basso una legenda con 119 richiami. L’opera deriva probabilmente da un’incisione anonima dello stesso periodo raffigurata e descritta nella collezione Novacco. Il Florimi, commerciante di libri e di stampe, fu anche editore. Di origini calabresi. Si stabilì a Siena nel 1581, con un negozio in Banchi. La prima testimonianza della sua attività indipendente si ha nel 1589. Rarissima e ricercata pianta di Perugia. Bibliografia: Fauser 10776. Dimensioni 520x375. Etching and engraving, 1600 circa, signed on lower left plate. Beautiful work, printed on contemporary laid paper, trimmed to platemark or with thin margins, in excellent condition. The plate is signed by Raffaello Schiaminossi, a famous engraver of Borgo San Sepolcro whose monogram can be seen on lower centre. He was famous for his innovatory use of the etching technique, with the covering system. On lower part, the plan bears a legend with 119 items. This works derives from an anonymous engraving, published in the same period, which has been described and listed in the Novacco’s collection. Florimi, a bookseller and a print trader, worked also as a publisher. He moved to Siena in 1581, opening a shop in Banchi. The first evidence of his independent activity is dated 1589. Very rare and refined plan of the city of Perugia.Bibliografia: Fauser 10776. Dimensioni 520x375. Fauser 10776; C. de Seta, L'immagine delle città italiane dal XV al XIX secolo, p. 173 n. 77
1567Carta geografica delle Fiandre di Poalo Forlani, incisore ed editore di questa mappa.La carta rappresenta un ottimo esempio della diffusione di materiale cartografico nell'Europa del XVI secolo. Infatti deriva ed è basata in tutto e per tutto sulla mappa della zona contenuta nella "Descrizione de tutti i Paesi Bassi" di Lodovico Guicciardini edita ad Anversa sempre nello stesso anno, 1567.Magnifico esemplare, con apmi margini, in ottimo stato di conservazione. Rara. This rather strongly generalized 1567 Venice engraving by Paolo Forlani is an illustrative example for the swiftness in the transfer of information in contemporary mammaking.It is copied after a woodcut map of Flanders, published in the first edition of the Descrittione de tutti i Paesi Bassi (Antwerp 1567) by Lodovico Guicciardini.A fine example, with full margins, perfect conditions. Rare. Meurer, The Strabo Illustratus Atlas, 15; Karrow 56, 6.7; Woodward, 67; Tooley, 203; Novacco, 4F 151
1627- LA PRIMA CARTA SISMICA ITALIANA - Vero disegno de i luoghi nella Puglia quali sono rovinati e dannegiati dal Spaventoso terremoto successo quest’anno 1627 à 30 di luglio, con mortalità grande [come si fa coniettura] posta 17 millia persone. La città di S. Severo dove de 2000 case una sola è rimasta. Roma M. Greuter con licenza de sup.1627. Rarissima carta sismica del Gargano e della Capitanata, relativa al terremoto del 1627, incisa e pubblicata da Mattheus Greuter – probabilmente impegnato nella zona per il rilievo del territorio per la sua grande carta dell’Italia (1630) - a stretto giro dell’avvenimento. Per l’analisi della mappa ci avvaliamo del saggio sulle carte sismiche di Simonetta Conti (2010). Scrive la Conti: “Il primo terremoto che ha dato vita a una vera e propria carta sismica è quello che colpì l’area della Capitanata nel 1627. Un manoscritto scoperto e studiato da Mario Baratta (1894) illustra con ampia dovizia di particolari il sisma, i “segni premonitori”, il maremoto con la sua onda anomala e soprattutto pone in luce il terribile risultato che il terremoto ebbe sul territorio e sulla sua popolazione. «Cominciarono ad udirsi, ma leggermente, i terremoti sin dall’anno precedente 1626 in ottobre, novembre e dicembre; in gennaio del 1627, in febbraio, in marzo ed in aprile; non si udirono poi il maggio ed il giugno sino ai 30 di luglio […] Ai 27 di luglio si guastarono le acque dei pozzi e, con meraviglia e stupore di chi le gustava, davano odore sulfureo e grave […] A 30 di luglio dell’anno 1627 […] s’udì muggire la terra non a guisa di un toro, ma di grandissimo tuono, chè non si saprebbe dar altra comparazione, ed appresso si vide ondeggiare la terra a guisa che sogliono l’onde nel maggiore agitamento del mare, in maniera che io ed i miei compagni fummo battuti da quell’impeto di faccia a terra, e, nell’alzarci si sollevò ondeggiando di nuovo la terra, e di nuovo caddimo: ma assai più la terza volta che ondeggiò con maggior rabbia […] Diede poi una scossa sì grande e terribile verso Ostro, che rovinò in un subito tutta la Città […] seguitò poi lentamente il tremare e si vide ingombrata e coperta da una densissima caligine di polvere la Città e così si vide sopra Torremaggiore, San Paolo, Serra Capriola, Apricena e Lesina, con che diedero segno di loro rovina… La mattina seguente i terremoti erano veementi e continui» [Baratta, 1894, pp. 404-408)]. A San Severo «[...] non restò casa o palagio o tempio che non fosse guasto in tutto od in parte da sì crudele rovina […] Fatto con diligenza il numero dei morti, tra uomini, donne e fanciulli si trovò essere stato 800 in circa quello dei cittadini, senza il numero grande dei forastieri, e questo numero sì poco dei morti fu perché, essendo il tempo dell’aja, la maggior parte degli abitanti si trovavano per la campagna […] continuavano e giorno e notte le scosse con spavento indicibile, dubitandosi di nuovi danni; ma nove giorni dopo, la notte del sabato veggente [9 agosto] si fe’ sentire un terremoto tanto terribile e grande che fu poco dissimile dal primo. Questo finì di rovinare la Serra Capriola […] Cadde di Torremaggiore tutta quella parte che conteneva la Terra Vecchia quasi dai fondamenti, e della terra più moderna poche case furono che restarono in piedi […] In questa terra tra uomini, donne e fanciulli, cittadini da 300 in circa ne morirono senza il numero dei forastieri, che non si poté sapere […] Il Casale di San Paolo rovinò tutto dai fondamenti […] e vi morirono più di 350 persone tra grandi e piccole […] Della Serra Capriola dove il terremoto si sentì più acremente che nella suddetta terra, quanto conteneva la Terra vecchia ruinò tutto […] Morirono in questa terra, secondo la più certa relazione, perché è popolarissima, tra uomini e donne e fanciulli, da 2000, senza i forastieri […] Vicino a questi luoghi [Sant’Angel... - THE FIRST ITALIAN EARTHQUAKE MAP - Vero disegno de i luoghi nella Puglia quali sono rovinati e dannegiati dal Spaventoso terremoto successo quest’anno 1627 à 30 di luglio, con mortalità grande [come si fa coniettura] posta 17 millia persone. La città di S. Severo dove de 2000 case una sola è rimasta. Roma M. Greuter con licenza de sup.1627. Very rare earthquake map of Gargano and Capitanata, relating to the 1627 earthquake, engraved and published by Mattheus Greuter-probably engaged in the area to survey the territory for his large map of Italy (1630)-close to the event. We make use of Simonetta Conti's (2010) essay on seismic maps to analyze the map. Conti writes: “Il primo terremoto che ha dato vita a una vera e propria carta sismica è quello che colpì l’area della Capitanata nel 1627. Un manoscritto scoperto e studiato da Mario Baratta (1894) illustra con ampia dovizia di particolari il sisma, i “segni premonitori”, il maremoto con la sua onda anomala e soprattutto pone in luce il terribile risultato che il terremoto ebbe sul territorio e sulla sua popolazione. «Cominciarono ad udirsi, ma leggermente, i terremoti sin dall’anno precedente 1626 in ottobre, novembre e dicembre; in gennaio del 1627, in febbraio, in marzo ed in aprile; non si udirono poi il maggio ed il giugno sino ai 30 di luglio […] Ai 27 di luglio si guastarono le acque dei pozzi e, con meraviglia e stupore di chi le gustava, davano odore sulfureo e grave […] A 30 di luglio dell’anno 1627 […] s’udì muggire la terra non a guisa di un toro, ma di grandissimo tuono, chè non si saprebbe dar altra comparazione, ed appresso si vide ondeggiare la terra a guisa che sogliono l’onde nel maggiore agitamento del mare, in maniera che io ed i miei compagni fummo battuti da quell’impeto di faccia a terra, e, nell’alzarci si sollevò ondeggiando di nuovo la terra, e di nuovo caddimo: ma assai più la terza volta che ondeggiò con maggior rabbia […] Diede poi una scossa sì grande e terribile verso Ostro, che rovinò in un subito tutta la Città […] seguitò poi lentamente il tremare e si vide ingombrata e coperta da una densissima caligine di polvere la Città e così si vide sopra Torremaggiore, San Paolo, Serra Capriola, Apricena e Lesina, con che diedero segno di loro rovina… La mattina seguente i terremoti erano veementi e continui» [Baratta, 1894, pp. 404-408)]. A San Severo «[...] non restò casa o palagio o tempio che non fosse guasto in tutto od in parte da sì crudele rovina […] Fatto con diligenza il numero dei morti, tra uomini, donne e fanciulli si trovò essere stato 800 in circa quello dei cittadini, senza il numero grande dei forastieri, e questo numero sì poco dei morti fu perché, essendo il tempo dell’aja, la maggior parte degli abitanti si trovavano per la campagna […] continuavano e giorno e notte le scosse con spavento indicibile, dubitandosi di nuovi danni; ma nove giorni dopo, la notte del sabato veggente [9 agosto] si fe’ sentire un terremoto tanto terribile e grande che fu poco dissimile dal primo. Questo finì di rovinare la Serra Capriola […] Cadde di Torremaggiore tutta quella parte che conteneva la Terra Vecchia quasi dai fondamenti, e della terra più moderna poche case furono che restarono in piedi […] In questa terra tra uomini, donne e fanciulli, cittadini da 300 in circa ne morirono senza il numero dei forastieri, che non si poté sapere […] Il Casale di San Paolo rovinò tutto dai fondamenti […] e vi morirono più di 350 persone tra grandi e piccole […] Della Serra Capriola dove il terremoto si sentì più acremente che nella suddetta terra, quanto conteneva la Terra vecchia ruinò tutto […] Morirono in questa terra, secondo la più certa relazione, perché è popolarissima, tra uomini e donne e fanciulli, da 2000, senza i forastieri […] Vicino a questi luoghi [Sant’Angelo e Ripalta] fece il terremoto grandissime e profonde aperture, e specialmente sopra la r...
1590Prima e rarissima pianta di Trapani firmata da Giovanni Orlandi, conosciuta per soli altri tre esemplari istituzionali - Fano, Biblioteca Federiciana; Parigi, Bibliothèque Nationale; Milano, Raccolta Bertarelli. In alto al centro, in un cartiglio, è impresso il titolo: LA CITA DI TRAPANI IN SICILIA. Lungo la parte superiore della tavola, disposta su nove colonne, è incisa una legenda alfanumerica di 72 rimandi (A-Z e 1-47 oltre a 2 simboli) a luoghi e monumenti notabili della città. Segue l’imprint editoriale: Ioannes Orlandij Formis Romae. Opera priva di orientazione e scala grafica. Esemplare del primo stato di due, con l’imprint di Giovanni Orlandi. Acquaforte e bulino, circa 1590, impressa su carta vergata coeva con filigrana “aquila nel cerchio sormontato da corona” (Woodward nn. 54-75, carta italiana della seconda metà del ‘500) rifilata al rame, in perfetto stato di conservazione. Magnifica prova, ricca di toni. “Pianta prospettica della città, priva di data, stampata a Roma e firmata da Giovanni Orlandi. Trapani viene rappresentata con la particolare configurazione a falce del promontorio su cui la città sorse, e da cui derivò il nome, dal greco δρέπανον. Molto particolare e inconsueta la prospettiva da sud-est. Si notano la cinta muraria e, ai quattro angoli, il castello di Terra, il bastione Imperiale, il bastione San Francesco ed il Bastione Impossibile; a nord, la scogliera artificiale; sulla destra, il canale navigabile; il reticolato in basso indica la zona delle saline. Nella pianta è tracciato il fossato (D - Fosso diaqua) che separava la città dal levante, e che fu colmato intorno al 1590. Questo dato fornirebbe un terminus ante quem per la realizzazione dell’opera, pur non escludendo che Orlandi abbia potuto utilizzare un modello più antico. Non è chiaro se quella di Orlandi sia la prima edizione della lastra, che potrebbe essere stata edita da Claudio Duchetti (morto nel 1585) o dai suoi eredi, dai quali l’Orlandi acquistò tutto il fondo calcografico (1602). Tuttavia, non è nota nessuna tiratura dell’opera avanti l’indirizzo di Giovanni Orlandi e la matrice non è presente nel catalogo di vendita degli eredi Duchetti. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Non si esclude, quindi, l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 2326. Giovanni Orlandi (attivo a Roma e Napoli tra il 1590 e il 1640) editore, libraio e incisore, avviò la sua attività a Roma, nell’ultimo decennio del secolo XVI, con una bottega “al Pasquino”. Venne in possesso di molti rami dello stampatore Giacomo Gherardi, che erano appartenuti al Lafreri prima e a Claudio Duchetti poi. Su diverse carte compare, accanto alla firma del Duchetti, anche quella di Giovanni Orlandi. Molti di questi rami furono ritoccati quasi certamente dall’Orlandi medesimo, essendo anch’egli incisore. La sua attività, si svolse dal 1590 al 1640, con un periodo più prolifico a cavallo del secolo, quando a suo nome pubblicò molte stampe, tra cui nel 1598 le Venationum Imagines di Antonio Tempesta. A Roma si servì delle tipografie di Luigi Zanetti e di Guglielmo Facciotti, per le numerose edizioni e riedizioni di artisti quali Cornelis Cort, Nicolas Beatrizet, Adamo e Diana Scultori, Agostino e Lodovico Carracci ed altri. Il 1602 fu l’anno di maggior impegno per l’Orlandi, perché pubblicò diverse stampe e carte geografiche, che acquistò nello stesso anno da Quintilia Lucidi, vedova di Giacomo Gherardi. Molte delle sue stampe vennero inserite nelle più tarde edizioni dello Speculum Romanae Magnificentiae. Nel 1613 si sposò a Napoli. Nel 1614 si trasferisce nella città parte... First and very rare map of Trapani signed by Giovanni Orlandi, known from only three other institutional copies-Fano, Federiciana Library; Paris, Bibliothèque Nationale; Milan, Bertarelli Collection. In the upper center, in a cartouche, is printed the title: LA CITA DI TRAPANI IN SICILIA. Along the top of the plate, arranged in nine columns, is engraved an alphanumeric legend of 72 key-references (A-Z and 1-47 in addition to 2 symbols) to notable places and monuments in the city. The editorial imprint follows: Ioannes Orlandij Formis Romae. Work lacking orientation and graphic scale. Example from the first state of two, with the imprint of Giovanni Orlandi. Etching and engraving, circa 1590, impressed on contemporary laid paper with watermark "eagle in circle surmounted by crown" (Woodward nos. 54-75, Italian paper of the second half of the 1500s) trimmed to copper, in perfect condition. Magnificent proof, rich in tone. “Pianta prospettica della città, priva di data, stampata a Roma e firmata da Giovanni Orlandi. Trapani viene rappresentata con la particolare configurazione a falce del promontorio su cui la città sorse, e da cui derivò il nome, dal greco δρέπανον. Molto particolare e inconsueta la prospettiva da sud-est. Si notano la cinta muraria e, ai quattro angoli, il castello di Terra, il bastione Imperiale, il bastione San Francesco ed il Bastione Impossibile; a nord, la scogliera artificiale; sulla destra, il canale navigabile; il reticolato in basso indica la zona delle saline. Nella pianta è tracciato il fossato (D - Fosso diaqua) che separava la città dal levante, e che fu colmato intorno al 1590. Questo dato fornirebbe un terminus ante quem per la realizzazione dell’opera, pur non escludendo che Orlandi abbia potuto utilizzare un modello più antico. Non è chiaro se quella di Orlandi sia la prima edizione della lastra, che potrebbe essere stata edita da Claudio Duchetti (morto nel 1585) o dai suoi eredi, dai quali l’Orlandi acquistò tutto il fondo calcografico (1602). Tuttavia, non è nota nessuna tiratura dell’opera avanti l’indirizzo di Giovanni Orlandi e la matrice non è presente nel catalogo di vendita degli eredi Duchetti. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Non si esclude, quindi, l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 2326. Giovanni Orlandi (active in Rome and Naples between 1590 and 1640) publisher, bookseller and engraver, started his activity in Rome, in the last decade of the 16th century, with a workshop "al Pasquino." He came into possession of many platess of the printer Giacomo Gherardi, which had belonged first to Lafreri and then to Claudio Duchetti. On several works the signature of Giovanni Orlandi appears alongside Duchetti's. Many of these plates were almost certainly retouched by Orlandi himself, since he was also an engraver. His activity, ran from 1590 to 1640, with a more prolific period at the turn of the century, when he published many prints under his own name, including in 1598 Antonio Tempesta's Venationum Imagines. In Rome he used the printing presses of Luigi Zanetti and Guglielmo Facciotti for numerous editions and reissues of artists such as Cornelis Cort, Nicolas Beatrizet, Adamo and Diana Scultori, Agostino and Lodovico Carracci and others. 1602 was Orlandi's busiest year, as he published several prints and maps, which he purchased in the same year from Quintilia Lucidi, widow of Giacomo Gherardi. Many of his prints were included in the later editions of Speculum Romanae Magnificentiae. In 1613 he married in Naples. In 1614 he moved to the Neapolitan city, selling much of his intaglio collection to the Flemish Hen...
1790réf. 11074Paris, Dezauche, 1790. 4 cartes géographiques horizontales, réhaussées en couleurs, de 157 x 60 cm., entoilées sur un beau tissu saumon, au format plié de 13 x 22 cm., chacune avec l'étiquette de Goujon (marchand de géographie ancienne et moderne) contrecollée, languette de vélin portant le nom des cartes. Emboîtage en bois imitant la forme de 2 livres in-4, demi-veau blond, dos lisses ornés de décors dorés, étiquettes de titre ("Hollande") et tomaison vertes avec décors dorés, plats saumon encadrés de roulettes dorées avec "Bibliothèque V. Perdonet" en lettres dorées au premier plat. Quelques frottements à l'emboîtage, les cartes étant quant à elles en parfaite condition.
1563Incisione in rame, acquaforte e bulino, 1563, firmata e datata in lastra in basso a destra. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “orso nel cerchio con stella" , rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, in ottimo stato di conservazione. Nel cartiglio ornato in basso a destra si legge: NOVA DISCRITTIONE DI TUTTO IL TERRITORIO DE ROMA IN VENETIA M.D.L.XIII. Ferando Bertelli exc. Paulo Forlani Veronese f. Sotto, evidenziata da un compasso, troviamo la scala grafica di Cinque Miglia, pari a mm 38. Più in basso il MARE TOSCHANO. Orientazione nei quattro angoli con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, il nord-est è in alto. Carta priva di margine graduato. La carta del Lazio incisa da Paolo Forlani per l’editore Ferrando Bertelli è una derivazione dal modello di Eufrosino della Volpaia del 1547, rispetto alla quale, però, descrive un più ampio territorio che copre quasi completamente l’odierna regione. Almagià descrive l’opera come “fedele derivazione della carta Territorio di Roma del 1559, con omissione delle rete stradale”. Perini, ignorando la carta del Camocio, ritiene che sia la prima delle contraffazioni veneziane ad opera dei Bertelli. Nel nostro precedente studio sulle carte italiane della penisola del XVI secolo, siamo caduti nell’errore di credere che la lastra avesse una ristampa ad opera di Donato Bertelli (cfr. Bifolco-Ronca (2014), L’Italia e i suoi territori, n. 115). Non sono pertanto note ristampe della lastra. Magnifico esemplare. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI Secolo (2018), pp. 2030-31, tav. 1025; Tooley, Maps in Italian Atlases of Sixsteenth century, 480; Almagià, Monumenta Cartographica Vaticana, Carte Geografiche a Stampa, pag. 93, 23; Perini, L’Italia e le sue regioni nelle antiche carte geografiche, p. 109; Meurer, The Strabo Illustratus Atlas, p. 69, 55; Bella, Collezione Novacco, 72; Woodward, Forlani, 23. Etching and engraving, 1563, signed and dated in the plate lower right. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark "bear in circle with star", trimmed to copperplate and with margins added, in an excellent state of preservation.The map of Lazio by Bertelli & Forlani is a derivation of the card Eufrosino Volpaia of 1547, compared to which, however, describes a broader area that includes almost the region today. The work represents one of the clearest examples of collaboration between cartographers, engravers and publishers in the Venetian workshops of the sixteenth century. The signatures in the cartouche-shaped, rectangular plate with friezes, located at the bottom right, show the cartographer Paolo Forlani the author of the plate and Ferrando Bertelli the publisher. The map is also an example of the fierce competition between the two major European intaglio workshops of the period, those of Rome and Venice. Almagià describes the work as "true derivation of the map Territory of Rome in 1559, with omission of the road network"; Perini describes it as the first of the Venetian counterfeits at the hands of Bertelli. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI Secolo (2018), pp. 2030-31, tav. 1025; Tooley, Maps in Italian Atlases of Sixsteenth century, 480; Almagià, Monumenta Cartographica Vaticana, Carte Geografiche a Stampa, pag. 93, 23; Perini, L’Italia e le sue regioni nelle antiche carte geografiche, p. 109; Meurer, The Strabo Illustratus Atlas, p. 69, 55; Bella, Collezione Novacco, 72; Woodward, Forlani, 23.