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MONALDINI Venanzio (attivo 1765 - 1829 circa)
Nuova Pianta di Roma Moderna estratta dalla grande del Nolli corretta ed accresciuta de' nomi delle contrate indicati al lor
Pianta della città di Roma basata sulla mappa di Giovanni Battista Nolli (1692-1756). Incisione di Pietro Ruga. Con una legenda (I - XIV), scala e titolo "Nuova pianta di Roma moderna estratta dalla grande del Nolli: nell'angolo in basso a destra, corretta ed accresciuta de 'nomi delle contrade indicate al loro rispettivo sito".Include 4 piani inserti del Pantheon, della basilica di San Paolo, del mausoleo di Santa Costanza e della chiesa di San Lorenzo.Si tratta della prima edizione della pianta che il Ruga disegnò ed incise per l'editore Venanzio Monaldini, il cui successo e diffusione è testimoniato dal fatto che venne ristampata in successive sei edizioni fino al 1843. Sul lato destro sono raffigurate le piante del Mausoleo di Santa Costanza, Basilica di San Paolo e Panthon; in alto a destra San Lorenzo fuori le mura. IN basso a destra, sopra al titolo, è inciso l'elenco dei 14 Rioni. Nella pianta, assai dettagliata, da notare l'emiciclo di Piazza del Popolo realizzato solo per metà.Incisione in rame, in 20 sezioni posate su lino e più volte ripiegate, racchiuse in astuccio in cartonato coevo. Ottime condizioni. Town plan of Rome based on map by Giovanni Battista Nolli, ( fl. 1692-1756). Engraved by Pietro Ruga. With a key (I - XIV), scale and text "Nuova pianta di Roma moderna estratta dalla grande del Nolli : corretta ed accresciuta de' nomi delle contrade indicati al loro rispettivo sito", in lower right corner.Includes 4 inset plans of the Pantheon, St. Paul's basilica, the mausoleum of St. Costanza and the church of San Lorenzo.Dissected in 20 sections and laid on linen, as issued. Fine condition.A fine and rare 1843 case format map of Rome, Italy by Venanzio Monaldini. This extraordinary map of Rome heavily references, with various updates and revisions, the seminal 1734 map of Rome by Giovanni Battista Nolli. Nolli’s map was the first modern map of Rome and basis of almost all subsequent maps of Rome until approximately 1870, when Rome became the capitol of Italy and more modern plans were issued. Depicts the city in extraordinary detail labeling all streets, ferry crossings, bridges, parks, and historic buildings. Surrounded by plans of important buildings including the Mausoleum of Saint Constance, the Basilica of St. Paul, a layout of the Pantheon, and the floor of the Church of Saint Lorenzo. This map was designed with the traveler in mind and thus bisected and backed with linen for easy folding. Comes with original slipcase. Most likely engraved by Pietro Ruga, a prominent Rome based engraver best known for his architectural plans and views. Published from Venanzio Monaldini’s bookshop on 79 Piaza di Spagna, Rome, Italy. Marigliani, Le Piante di Roma nelle collezioni private, p. 307, n. 233. Scaccia Scarafoni p. 258.
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MERIAN "il vecchio" Matthaus (Basilea 1593 - Bad Schwalbach 1650)
Roma
Pianta della città incisa ed edita dal Merian, e pubblicata per la prima volta nell'Itinerario Italiae di Martin Zeiller. La carta è la copia in formato ridotto della grande pianta realizzata da Antonio Tempesta nel 1593. "Contenuta oltre che nell'opera di Martin Zeiler del 1640 anche nell'opera del Werdenhaen, De Rebus publicis Hanseaticis, tav. 173 - Francoforte 1641. è certamente la più nota e diffusa riduzione della pianta del Tempesta. Non presenta alcun aggiornamento rispetto al suo prototipo e pertanto raffigura la città nell'anno 1593, sebben sia stata incisa oltre mezzo secolo dopo. Una curiosa correzione rispetto al Tempesta riguarda la Piramide, da questi erroneamente raffigurata all'interno delle mura, è invece qui disegnata più correttamente a cavallo delle stesse" (cfr. Marigliani p. 175). Matthäus Merian il vecchio (1593-1650) incisore svizzero nativo di Basilea, lavorò a Francoforte dove ebbe modo di lavorare nella bottega fondata da Theodor de Bry. Merian si segnalò, tanto da sposare Maria Magdalena de Bry, figlia di Johann Theodore de Bry, e dal 1625 circa da prendere in mano l'azienda, dandole un notevole incremento ed occupandosi in particolare dello sviluppo dei libri di topografia e di viaggi. Nella tipografia Merian lavorarono anche i figli Kaspar e soprattutto il quotato Matthaeus il giovane, i quali dopo la morte del padre proseguirono con immutato successo la gestione dell'attività che continuò fino al 1727. Nel 1638 Merian stampò la Neuwe Archontologia cosmica, das ist, Beschreibung aller Kaÿserthumben, Königreichen und Republicken der gantzen Welt opera sulla descrizione del Mondo già uscita dieci anni prima con una veste modesta che Merian rivoluzionò arricchendola con 98 tavole alcune delle quali a doppio foglio. L'Archontologia conobbe altre quattro edizioni fino al 1695 con testo o in latino o in tedesco, non omogenee per numero e tipologia di incisioni inserite. Nel 1640 venne pubblicato Itinerarium Italiæ Nov-antiquæ scritto da Martin Zeiller, ristampato nel 1688 col titolo Topographiæ Italiæ. Incisione in rame stampata su due fogli uniti verticalmente, piccolo strappo perfettamente restaurato, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Meraviglioso esemplare di una delle più belle e decorative rappresentazioni della città. Plan of Rome, engraved and published by Merian. It was first issued in the Itinerario Italie of Martin Zeiller. The map is a reduction of the big map realized by Antonio Tempesta in 1593. "Contained not only in the 1640 work of Martin Zeiler but also in the work of Werdenhaen, De Rebus publicis Hanseaticis, pl. 173 - Frankfurt 1641. It is certainly the best known and most widespread reduction of the map of Antonio Tempesta. It does not present any update with respect to the its prototype and therefore depicts the city in the year 1593, although it was engraved over half a century later. A curious correction with respect to Tempesta concerns the Pyramid, which he erroneously depicted inside the walls, is instead drawn here more correctly astride themselves "(see Marigliani p. 175).Engraving printed on two sheets, joined up vertically, perfectly repaired tear, geberally in very good condition. Matthäus Merian the Elder (1593-1650) Swiss engraver native of Basel, worked in Frankfurt where he was able to work in the workshop founded by Theodor de Bry. Merian distinguished himself, so much so that he married Maria Magdalena de Bry, daughter of Johann Theodore de Bry, and from about 1625 he took over the company, giving it a considerable increase and dealing in particular with the development of topography and travel books. The Kaspar sons and above all the renowned Matthaeus the younger also worked in the Merian typography, who after the death of their father continued with unchanged success the management of the business which continued until 1727. In 1638 Merian printed the Neuwe Archontologia cosmica, das ist, Beschreibung aller Kaÿserthumben, Königreichen und Republicken der gantzen Welt works on the description of the World already published ten years earlier with a modest look that Merian revolutionized by enriching it with 98 tables, some of which are double sheets. The Archontologia went through four other editions up to 1695 with text either in Latin or in German, not homogeneous in terms of the number and type of engravings inserted. In 1640 Itinerarium Italiæ Nov-antiquæ written by Martin Zeiller was published, reprinted in 1688 with the title Topographiæ Italiæ. Magnificent example of one of the most beautiful and highly decorative representations of the city. A. P. Frutaz, "Le piante di Roma", CXXXV, tav. 275; Hulsen 88, Scaccia Scarafoni 186; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", tav. 76.
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SICKLER Friedrich Charles Louis
Veduta di Roma ad Monte Mario
Schematica veduta a contorno di Roma da Monte Mario, pubblicata nel 1816, e ristampata più volte assieme al testo esplicativo, che, priva di finalità artistiche, era indirizzata, come avverte l'autore, "à l'usage des voyageurs". Si tratta del "Pantogramma des Environs de Rome destiné à faire suite au Plan Topographique due même pays" di F. Ch. L. Sickler, Membre de l'Academie des Antiquités à Rome". Nelle otto fitte righe presenti nella parte superiore dell'incisione, oblunga e in tre rami, sono riportati i nomi degli antichi popoli del Lazio, delle località e paesi dei dintorni, antichi e moderni, i monumenti più importanti, le chiese, molti palazzi e le strade principali del centro cittadino.Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, più volte ripiegata, leggere ossidazioni per il resto in ottimo stato di conservazione. Schematic view of Rome from Monte Mario, published in 1816, that was realized "à l'usage des voyageurs". Taken from the "Pantogramma des Environs de Rome destiné à faire suite au Plan Topographique due même pays" by F. Ch. L. Sickler, Membre de l'Academie des Antiquités à Rome ".In the eight dense lines in the upper part of the engraving are listed the names of the ancient peoples of Lazio, the localities and villages of the surroundings, ancient and modern, the most important monuments, churches, many palaces and streets of the city center.Etching, printed on contemporary laid paper and folded, some foxing otherwise very good. Frutaz p. 12; Roma Veduta pp. 88-89; Arrigoni Bertarelli n. 208.
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Society for the Diffusion of Useful Knowledge
The World on Mercator's Projection
Carta del Mondo in proiezione mercatoriana, in due fogli, tratta dal Family Atlas. Questa mappa dettagliata presenta una notevole quantità di informazioni. Gli Stati Uniti sono mostrati escludendo il sud-ovest e il Texas. Il Texas è stato un paese indipendente dal 1836 al 1845, ma è mostrato qui come parte del Messico. Il confine settentrionale degli Stati Uniti e del Canada mostra il conteso confine per l'Oregon, scendendo fino a circa il 45° parallelo, che riflette le rivendicazioni britanniche in quella regione. La questione fu finalmente risolta nel 1846 con il trattato dell'Oregon che fissava quel confine al 49° parallelo. La regione artica mostra l'estensione delle conoscenze contemporanee, non notando nulla oltre al "Packed Ice" a nord dello stretto di Bering. L'Africa è mostrata con gran parte del suo interno non mappato - quella regione non è stata mappata a fondo fino all'ultima parte del XIX secolo. La Society for the Diffusion of Useful Knowledge, o SDUK, fu fondata nel 1826 per fornire informazioni scientifiche e di altro tipo alla classe media e ai lavoratori britannici. This delicately detailed map on two separate sheets presents a considerable amount of information. The United States is shown excluding the Southwest and Texas. Texas was an independent country from 1836-1845, but it is shown here as part of Mexico. The northern border of the United States and Canada shows the disputed border for Oregon Territory coming down to about the 45th parallel, which reflects British claims in that region. This was finally solved in 1846 with the Oregon Treaty fixing that border at the 49th parallel. The Arctic region shows the extent of contemporary knowledge, noting nothing besides Packed Ice north of the Bering Strait. Africa is shown with much of its interior left unmapped - that region was not mapped thoroughly until the latter part of the 19th century. An attractive an informative map surrounded with a keyboard style border. The Society for the Diffusion of Useful Knowledge, or SDUK, was established in 1826 to provide scientific and other information to the British middle and working classes. The Family Atlas was published by Society for the Diffusion of Useful Knowledge. The SDUK published several editions of its atlas. Dates I have seen quoted are 1829-32, 1840, 1844, and 1846. In 1848 the SDUK ceased to be active, but works which it had commissioned continued to be published.
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Thevet Andrè (Angoulême 1516 ca. - Parigi 1592)
Carte dei quattro continenti
Suite completa delle carte raffiguranti i 4 continenti. Xilografie, 1575, finemente colorate a mano in epoca, impresse su carta vergata coeva, complete della linea marginale, in eccellente stato di conservazione. Le carte sono tratte dalla prima edizione de La Cosmographie universelle d'Andre Thevet, cosmographe du roy : illustree de diverses figures des choses plus remarquables veues par l'auteur, & incogneues de noz anciens & modernes, curata da Pierre l’Huilier, che precede di uno o due anni la ristampa di Guillaume Chaudiere. Nato a Angoulême intorno al 1516, Thevet divenne frate francescano e intorno al 1550 compì la sua prima spedizione, quando accompagnò il cardinale Jean de Lorraine in Italia e nel bacino del Mediterraneo. Poco dopo, Thevet pubblicò la Cosmographie de Levant, un compendio circa fatti, persone, luoghi, flora e fauna della zona visitata. L’esperienza di Thevet come un viaggiatore attirò l'attenzione di Nicolas Durand, Cavaliere di Villegagnon, che si apprestava a fondare una colonia in quello che è oggi il Brasile. Durant chiese a Thevet di accompagnarlo nella spedizione come suo confessore. Durante il viaggio, Thevet si ammalò e fu costretto a tornare in Francia dopo aver trascorso sole dieci settimane in Brasile. Tuttavia, combinando le sue osservazioni con le informazioni acquisite da altri viaggiatori, Thevet realizzò il suo Singularitez de la France Antarctique, pubblicato a Parigi nel 1557, che gli valse il riconoscimento reale e la nomina a cosmografo della corte dei Valois. Si dedicò poi alla sua opera più ambiziosa, La Cosmographie universelle, una sorta di descrizione di ogni parte del mondo conosciuto. Il suo collaboratore François de Belleforest, probabilmente a seguito di un litigio, lo abbandonò pubblicando una propria cosmografia nel 1572. Al di là delle accuse di furto del materiale mosse da Thevet, senza dubbio la pubblicazione di Belleforest, tolse successo all’opera di Thevet che, con oltre 2.000 pagine, apparve a 3 anni di distanza, nel 1575. Thevet continuò a scrivere di viaggi reali e immaginari fino alla morte, nel 1592, lasciando due opere manoscritte: la Gran Insulaire, un almanacco di isole di tutto il mondo, e le Histoire de deux voyages, un resoconto, probabilmente amplificato, dei suoi viaggi nel Nuovo Mondo. EuropeEsemplare nell’unico stato conosciuto. La carta deriva dalla rappresentazione murale del mondo di Gerard Mercator del 1569. La mappa è riccamente ornata con mostri marini e numerosi vascelli, e riporta anche le mitiche isole di Frislandia, Ibira e Enoem. La Groenlandia e l’Islanda sono in forma molto allungata, mentre la Scandinavia non si discosta, nella forma, dalla carta di Olaus Magnus.AsieEsemplare nel primo stato di due, avanti la firma dell’editore Chaudiere e la data 1581. La carta dell’Asia è basata sul modello di Mercator del 1569. La Nuova Guinea stranamente non compare nella mappa, mentre il Giappone assume una curiosa forma a tartaruga. La più importante novità cartografica della mappa è rappresentata dalla corretta rappresentazione delle stretto di Anania, oggi Bering.Table d’AfriqueEsemplare nel primo stato di due, avanti la firma dell’editore Chaudiere e la data 1581. Betz sottolinea come questa mappa dell’Africa costituisca un importante tassello nella storia della cartografia del continente, trattandosi della prima mappa di formato in-folio a descrivere l’area basandosi sul modello mercatoriano del 1569, fondendolo con le informazioni desunte dalle carte di Gastaldi e Ortelius. Il risultato è una mappa che fornisce un enorme numero di informazioni cartografiche, talvolta difficili da leggere.Quarte Partie du Monde Esemplare nel primo stato di tre, con il marchio tipografico sotto la descrizione nel cartiglio in basso a sinistra, edito nella prima edizione de La Comosgraphie Universelle del 1575. Burden ebidenzia che il secondo stato della carta non presenta questo marchio tipografico, mentre i... Set of the 4 continents. Woodcuts, 1575, finely hand colored at the time, printed on contemporary laid paper, complete the marginal line, in excellent condition. The maps are from the first edition of The Cosmographie universelle d'Andre Thevet, Cosmographe du roy: ILLUSTREE de diverses figures des choses plus remarquables veues par l'auteur, & incogneues de noz anciens & modernes, curated by Pierre the Huilier, which of one or two years before the reissue of Guillaume Chaudiere. Born around 1516 in Angoulême, Thevet became a Franciscan friar about 1550 and made his first expedition, when he accompanied the Cardinal Jean de Lorraine in Italy and in the Mediterranean basin. Soon after, he published the Cosmographie de Levant, a compendium of facts about people, places, flora and fauna of the area visited. The experience of Thevet as a traveler came to the attention of Nicolas Durand, Knight Villegagnon, who was preparing to establish a colony in what is today Brazil. Durant asked Thevet to accompany the expedition as his confessor. During the trip, Thevet became ill and was forced to return to France after having spent only ten weeks in Brazil. However, by combining his observations with information obtained from other travelers, Thevet realized his Singularitez Antarctique de la France, published in Paris in 1557, which earned him recognition and real cosmographer the appointment of the Valois court. He then devoted himself to his most ambitious work, The Cosmographie universelle, a kind of description of each of the known world. His collaborator François de Belleforest, probably as a result of a quarrel, left him by publishing its own cosmography in 1572. Thevet’s work, of over 2,000 pages, appeared 3 years later, in 1575. Thevet continued to write real and imaginary travel until his death in 1592, leaving two manuscripts: Great Insulaire, an almanac of islands around the world, and the Histoire de deux voyages, a quick, probably amplified, of his travels in the New World. EuropeExample in the only known state. The map comes from the wall map of the world by Gerard Mercator of 1569. The map is richly ornamented with numerous sea monsters and ships, and also reports the mythical islands of Frislandia, Ibira and Enoem. Greenland and Iceland are very elongated, while Scandinavia does not differ in form from the map of Olaus Magnus.AsieExample in the first state of two, before the address of Chaudiere and the date 1581. The map of Asia is based on the model by Mercator wall map of the world. 1569. The New Guinea strangely does not appear in the map, while Japan takes a curious form a turtle. The most important novelty of the cartographic map is represented by the correct representation of the Strait of Ananias, Bering today.Table d'AfriqueExample in the first state of two, before the address of Chaudiere and the date 1581. Betz points out this map of Africa is an important step in the history of cartography of the continent, this is the first map of folio format to describe the area based on the Mercator’s model of 1569, by fusing the information obtained from the maps by Gastaldi and Ortelius. The result is a map that provides a huge number of cartographic information, sometimes difficult to read.Fourth Partie du MondeExample in the first state of three, with the typographical mark under the description in the title, published in the first edition of The Comosgraphie Universelle of 1575. Burden notes that the second state of the map does not present this mark, while the third state is with the address of Chaudiere and the date 1581. From the cartographic point of view, the map is derived from the map of the world of Gerard Mercator of 1569, while the nomenclature and morphology of the northern part seem to be the assembly of several cartographic sources. New Guinea, and a large mass southern called "Cercle Antartique" are richly decorated with scenes of native life. Excellent examples of these rare maps, among... Betz, The Mapping of Africa, pp. 133/34, 17 I/II; Norwich 12; Burden, The Mapping of North America, pp.59/60, 46 I/III; Sweet, Mapping the continent of Asia, 6, I/II.
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SILVESTRE Israel (Nancy, 1621 - Parigi, 1691).
(Panorama di Roma)
Acquaforte, 1645/50 circa, firmata in lastra in basso a destra..Inusuale veduta panoramica della città, con vista su vari monumenti, descritti in basso in un legenda di 9 punti, riportata in basso in italiano e francese e che comprende: 1. Vestigij del Tempio della Pace . 2. Chiesa di S.ta Francesca Romana . 3. Vigna Fanesia . 4. Vestigij del Palazzo Maggiore. 5. Vestigij della Casa di Cicerone. 6. St. Maria liberatrice . 7. St. Pietro Montorio. 8. Frontespitio dell'Acqua Paula. 9. Colonne restate del Tempio di Giove Statore. La Basilica, in primo piano, è disegnata con grande dettaglio, come pure il panorama della città, dove sono riconoscibili numerose opere architettoniche. Come per il panorama generale di Roma, anche questa veduta generale venne probabilmente incisa "da un disegno eseguito ad vivum da L. de Lincher, un disegnatore francese poco noto che fu attivo in quegli anni a Roma e fornì i sui disegni a diversi incisori fra i quali anche il conterraneo Francois Collignon" (cfr. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 164),Il Silvestre, incisore e disegnatore, nasce a Nancy nel 1621. Tra il 1638 e il 1641 viaggiò in Italia; si hanno notizie della sua presenza nella Penisola ancora nel 1643 e nel 1653. Il suo stile fu, all’inizio, piuttosto sciolto, ma dal 1643 in poi divenne più raffinato e delicato, acquisendo accuratezza e precisione senza essere asciutto, risultando a volte simile a quello di Jacques Callot o di Stefano della Bella, con i quali ebbe rapporti di amicizia. Accanto alle testimonianze per la Roma antica mostrò ben presto un grandissimo interesse per la città "moderna", divenendo uno dei precursori del vedutismo - non solo nel campo incisorio - anticipando artisti come Lievin Cruyl e Gaspar van Wittel. Bellissima prova, con ampli margini, pieghe verticali dovute alla conservazione - più volte ripiegata e conservata il album - in ottimo stato di conservazione. Rara. Etching, circa 1645/50, signed on the lower right-hand plate. Unusual panoramic view of the city, with a view of various monuments, described in a 9-point legend at the bottom in Italian and French, including: 1. Vestigij del Tempio della Pace . 2. Chiesa di S.ta Francesca Romana . 3. Vigna Fanesia . 4. Vestigij del Palazzo Maggiore. 5. Vestigij della Casa di Cicerone. 6. St. Maria liberatrice . 7. St. Pietro Montorio. 8. Frontespitio dell'Acqua Paula. 9. Colonne restate del Tempio di Giove Statore. The Basilica, in the foreground, is drawn in great detail, as is the panorama of the city, where numerous architectural works are recognisable. As with the general view of Rome, this panorama was probably engraved "from a drawing made ad vivum by L. de Lincher, a little-known French draughtsman who was active in Rome in those years and supplied his drawings to various engravers, including his fellow countryman Francois Collignon" (cf. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 164). Silvestre, engraver and draughtsman, was born in Nancy in 1621. Between 1638 and 1641 he travelled in Italy; there are records of his presence in the Peninsula again in 1643 and 1653. His style was rather loose at first, but from 1643 onwards it became more refined and delicate, acquiring accuracy and precision without being dry, sometimes resembling that of Jacques Callot or Stefano della Bella, with whom he was friends. Alongside the evidence for ancient Rome, he soon showed great interest in the "modern" city, becoming one of the forerunners of vedutism - not only in the field of engraving - anticipating artists such as Lievin Cruyl and Gaspar van Wittel. Beautiful proof, with wide margins, vertical folds due to storage - folded several times and stored in the album - in excellent condition. Rare.
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DE ROSSI Giuseppe (Roma 1560 - 1639)
(Emisfero Orientale)
Foglio contenente sei fusi del Globo Terrestre, edito da Giuseppe de Rossi a Roma nel 1615.Il foglio costituisce la metà, raffigurante l'emisfero orientale, del celebre ed importante Globo Terrestre della tipografia De Rossi, replica italiana del più famoso globo di Jodocus Hondius, stampato ad Amsterdam nel 1601. La carta si estende dalle isole dell'Atlantico alle Indie Orientali, comprendendo le isole di Giappone (parzialmente tagliato) e Corea (qui appunto rappresentata come isola).Il solo set completo di gore di globo del de Rossi è oggi conservato alla Libray of Congress di Washington (https://www.loc.gov/item/2008627640/), mentre il solo foglio che contiene le gore qui mancanti, che coprono l'emisfero occidentale, è conservato al Marietim Museum di Rotterdam (WAE840).Sono invece noti alcuni esemplari del globo montati, tra cui quello della collezione Schmidt di Vienna, e quello del Maritime Museum di Greenwich.La peculiarità assoluta del nostro esemplare sta nel fatto che riporta in calce un imprint sconosciuto alla letteratura, Dominicus de Rubeis formis Romae ad Templum S. Marie de Pace. Domenico de Rossi, figlio o nipote di Giuseppe, è attivo a Roma nella seconda metà del XVII secolo. Fiorini (1899) descrive di Domenico de Rossi la sola ristampa del globo di Mattheus Greuter (1638) datata al 1695. Il globo terrestre di Giuseppe de Rossi – uno dei primi stampati in Italia – è una replica molto accurata dell’esemplare realizzato ad Amsterdam nel 1601 da Jodocus Hondius. Giuseppe de Rossi utilizzò le mappe di Hondius, apprezzate per la loro qualità, ma il globo è interamente realizzato in Italia e dedicato a un nobiluomo romano, come possiamo vedere dal cartiglio sul globo stesso: Ill.mo viro optimarumque artium amatori et Fautori D Paulo Mellino Romano Iosephus de Rubeis Mediolanensis devoti animi monumentum dat dicatque.Il cartiglio con dedica rivela anche la firma dell’artista e chiarifica le sue origini: Giuseppe infatti era conosciuto nella Roma dell’inizio del Seicento quale membro della nota famiglia de Rossi, già famosa a Milano per le sue stampe e mappe.Il globo presenta un secondo ampio cartiglio – nell’Oceano Pacifico – con le spiegazioni di Hondius e la data in cui è stato stampato in Italia: I[odocus] Hondius Lectori S[alutem]. In locorum longitudine hactenus mirifice peccatum esse omnibus hydrographiae peritis satis superque constat [...] Longitudinem incepimus non ab insulis fortunatis, ut Ptolemeus, sed ab ijs quae Açores vocantur, quod acus nautica ibi recte in Septentrionem vergat. Vale. Anno 1615.Un terzo cartiglio a sud dello Stretto di Magellano ci fa comprendere le conoscenze geografiche degli inizi del XVII secolo: TERRA AUSTRALIS NONDUM COGNITA (terra non ancora conosciuta).Foglio di estrema rarità.Bibliografia: Fiorini, Sfere Celesti e Terrestri di Autore Italiano, Roma 1899, pp. 271-272, 293, 369; E. L. Stevenson, Terrestrial and Celestial Globes, New Haven 1921, vol II, p. 13; P. van der Krogt, Globi Neerlandici, Utrecht 1993; The World In Your Hands. An Exhibition of Globes and Planetaria, exhibition’s catalogue of Christies Great Room in London and Museum Boerhaave in Leiden, 1995, p.42, n° 4.11; Sfere del cielo sfere della terra, exhibition’s catalogue edited by M. Milansei & R. Schmidt, Correr Museum, Venice 2007, pp. 50 and 59; Dekker, E. Globes at Greenwich (Oxford, 1999), pp. 357-9 & 482-4. Engraved plate showing 6 globe gores published by Giuseppe de Rossi in 1615, covering the Eastern Hemisphere, extended from Atlantic Ocena to the Far East. Including the Japan and Korea, here depicted as an insula (Corea ins.).This is the half set of the globe gores by Giuseppe de Rossi, known complete only for the example of the Library of Congress, while the sheet with the Western Hemisphere is preserved in the Maritiem Museum of Rotterdam. (WAE840).The peculiarity of our example is the imprint Dominicus de Rubeis formis Romae ad Templum S. Marie de Pace, not know in the literature. Domenico was the son or nephew of Giuseppe, active in Rome in the second half of 17th century.Fiorini (1899) listed by Domenico de Rossi only the late issue of the globe gores by Mattheus Greuter (1638).The terrestrial globe by Giuseppe de Rossi – one of the first printed in Italy – is a very accurate replica of the one made in Amsterdam in 1601 by Jodocus Hondius, who realized just few very detailed globes. Giuseppe de Rossi uses Hondius maps, appreciated for their quality, but the globe is entirely created in Italy and dedicated to a Roman nobleman, as we can see in the cartouche on the globe itself: Ill.mo viro optimarumque / artium amatori et Fau- / tori D Paulo Mellino Roma- / no Iosephus de Rubeis Mediolanensis devoti / animi monu- / mentum dat / dicatque. The cartouche with dedication includes also the artist’s signature and explains his origin: Giuseppe was renowned in Rome in early 17th century as a member of the well-known de Rossi family, already famous in Milan for its prints and maps.The globe bears a second large cartouche – in the Pacific Ocean – with the Hondius’ explanation and the date in which it has been printed in Italy: I[odocus] Hondius Lectori S[alutem]. / In locorum longitudine hactenus mirifice peccatum esse omnibus hydrographiae peritis satis / superque constat [...] Longitudinem / incepimus non ab insulis fortunatis, ut Ptolemeus, sed ab / ijs quae Açores vocantur, quod acus nautica ibi recte in Se- / ptentrionem vergat. Vale. / Anno 1615.A third cartouche under the Strait of Magellan let us understand the geographical knowledges of the early 17th century: TERRA AUSTRALIS NONDUM COGNITA.Very similar examples are housed at Correr Museum in Venice and in the Rudolf Schmidt’s Collection.Literature Fiorini, Sfere Celesti e Terrestri di Autore Italiano, Roma 1899, pp. 271-272, 293, 369; E. L. Stevenson, Terrestrial and Celestial Globes, New Haven 1921, vol II, p. 13; P. van der Krogt, Globi Neerlandici, Utrecht 1993; The World In Your Hands. An Exhibition of Globes and Planetaria, exhibition’s catalogue of Christies Great Room in London and Museum Boerhaave in Leiden, 1995, p.42, n° 4.11; Sfere del cielo sfere della terra, exhibition’s catalogue edited by M. Milansei & R. Schmidt, Correr Museum, Venice 2007, pp. 50 and 59; Dekker, E. Globes at Greenwich (Oxford, 1999), pp. 357-9 & 482-4.
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LAURO Giacomo (1561-1645/50)
Roma Antiqua Triumphatrix
Pianta archeologica di Roma incisa da Giacomo Lauro e pubblicata dalla tipografia de Rossi.In alto al centro il titolo e l’imprint editoriale ROMA ANTIQUA TRIUMPHATRIX AB ANTIQUIS MONUMENTIS ET RERUM GESTARUM MEMORIIS ERUTA HICA IACOBO LAURO ROMANO AUCTORE ET SCULPTORE GRAPHICE EXPRESSA. Io. Iacobus de Rubeis formis Romae ad Templu[m] Pacis cu[m] Priv. S. Pont. In basso al centro Romae Cum Privilegio Summi Pontificis. A destra e sinistra della carta una lunga legenda numerica di 279 rimandi a luoghi e monumenti notabili e due piccole mappe. La carta è circondata da un testo inciso e da venti vignette che simboleggiano momenti significativi nella storia antica della città. Carta priva di orientazione. Acquaforte e bulino, mm 482x736.La carta è circondata da un testo inciso e da venti vignette che simboleggiano momenti significativi nella storia antica della città, mentre due piccole mappe raffigurano i sette colli sui quali sorge Roma. Incerta è la datazione della stessa, che il Frutaz colloca tra il 1612 e prima del 1650. Cartograficamente ispirata a quella realizzata da Etienne Duperac nel 1574, la pianta venne pubblicata da Giacomo de Rossi tra il 1649 e il 1677, anno in cui viene elencata nel celebre Indice della stamperia De Rossi.Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, colori coevi, lieve restauro con parziale perdita di testo in basso al centro, nel complesso in eccellente stato di conservazione.BibliografiaArrigoni-Bertarelli (1930): p. 10, n. 77; Christie’s (1998): n. 1034; Frutaz (1962): p. 72, n. XXVII, Tavv. 59-61; Hülsen (1915): XXIII, p. 86, n. 107; Iusco. Indice delle stampe de' Rossi, p. 379 (p.16 c.2); Scaccia Scarafoni (1939): pp. 32-33, n. 32. The bird's-eye view of ancient Rome by Giacomo Lauro was derived from Etienne du Pérac's large view of Rome.Printed from two separate plates on two sheets subsequently joined at vertical edges. List of buildings and sites numbered 1-279, keyed to view. At outer margin is a band of 16 engraved scenes from Roman history interspersed with 20 numbered explanatory texts. Heads of the 7 kings of Rome appear at upper left, heads of the 12 Caesars at upper right. Title and imprint at top center. Oriented with east at top.In marginal text, Lauro refers to his Antiquae urbis splendor (published 1612), so the view must have been engraved between that date and his death in 1650. This span is narrowed by the probability that the present view is that signed by Lauro in 1635. It must have been published by Giovanni Giacomo de Rossi between the beginning of his publishing activity in 1649 and the 1677 index of his publications whichincludes this view.Etching with engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, contemporary colour, light repair with the loss of part of the text on lower part, otherwise in excellent condition.LiteratureArrigoni-Bertarelli (1930): p. 10, n. 77; Christie’s (1998): n. 1034; Frutaz (1962): p. 72, n. XXVII, Tavv. 59-61; Hülsen (1915): XXIII, p. 86, n. 107; Iusco. Indice delle stampe de' Rossi, p. 379 (p.16 c.2); Scaccia Scarafoni (1939): pp. 32-33, n. 32.
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CAFFI Ippolito (Belluno 1809 – Lissa 1866)
Panorama di Roma veduta dalla Torre del Campidoglio
Litografia, 1839, firmata e datata in basso a destra e sinistra. Bellissima prova, impressa su quattro fogli di carta coeva uniti, leggere ossidazioni, per il resto in ottimo stato di conservazione. Questo panorama è idealmente preso dalla torre del Campidoglio ruotando da sinistra verso destra di 360 gradi, con una raffigurazione che inizia dal Pincio e si chiude a Piazza del Popolo. L’opera è stampata dalla litografia Kier di Venezia e nel margine inferiore reca una leggenda di 69 numeri. L’impianto della veduta è ancora quello di un pittore di tradizione settecentesca, in sintonia con la definizione che lo stesso Caffi, allora trentenne, dava di se stesso: “pittore prospettico”. Emilio Re nella biografia sull’artista della mostra romana del 1959 definisce, già allora, “rara” la veduta. Bibliografia: Vedute Romane, pp. 13, 50, n. 74; Roma Veduta, p. 221, 67; Le piante di Roma nelle collezioni private, p. 344, 276. Lithograph, 1839, signed and dated on lower right and left. Beautiful work, printed on four sheets of contemporary paper - joined together - light oxidations otherwise in excellent condition. This panorama is ideally seen from the tower of the Campidoglio, rotating towards the right side of 360 degrees, starting from the Pincio and ending in Piazza del Popolo. The work has been printed by the Kier lithography in Venice; on lower margin it bears 69 numbers. The setting of the view recalls that of an XVIII century painter, according to the definition that Caffi himself, at the age of thirty, gave of his art: “perspective painter”. In his biography of the artist, written on the occasion of the 1959 exhibition, Emilio Re defined this subject “rare”. Bibliografia: Vedute Romane, pp. 13, 50, n. 74; Roma Veduta, p. 221, 67; Le piante di Roma nelle collezioni private, p. 344, 276. Dimensioni 1450x145. Vedute Romane, pp. 13, 50, n. 74; M. Gori Sassoli (a cura di), "Roma Veduta", p. 221, s. 67; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", tav. 276.
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CASSINI Giovanni Maria (1745 - 1824)
Emisfero Terrestre Meridionale delineato secondo le ultime Osservazioni - Emisfero Terrestre Settentrionale Delineato second
Coppia di carte del mondo, con proiezione polare, tratta dal Nuovo Atlante Geografico Universale delineato sulle ultime osservazioni, edito a Roma dal 1792 fino al 1801, opera che la Calcografia Camerale commissionò al Cassini al fine di sostituire l’ormai obsoleto Mercurio Geografico della tipografia De Rossi. Elegante mappa che mostra i risultati delle esplorazioni fornite dai viaggio di James Cook, comprese le Isole Sandwich (Hawaii). Giovanni Maria Cassini, chierico regolare somasco fu geografo e cartografo, ma anche intagliatore di architetture e prospettive - uno dei migliori discepoli di Giovanni Battista Piranesi. Cassini fu uno degli ultimi sfereografi italiani del Settecento ed i suoi globi ebbero una notevole diffusione, come pure questo Nuovo Atlante Geografico. Incisioni in rame, finemente colorate nei contorni, in ottimo stato di conservazione. Uncommon maps, published in the Nuovo Atlante Geografico Universale, with a decorative title cartouche, by Giovanni Maria Cassini. The Nuovo Atlante Geografico Universale, was commissioned to Cassini by the Calcografia Camerale, in order to replace the obsolete De Rossi's Mercurio Geografico. Elegant map of Northern and Southern Hemisphere, showing results of Cooks explorations, including Sandwich Islands. Highly embellished with two sets of birds carrying reaths and 2 sets of female centaurs and fishlike creatures supporting tables on either side of map. Cassini was geographer and cartographer but he was also good at engraving architectural items and perspectives – he was one of the best disciples Giovanni Battista Piranesi had. Moreover, Cassini was one of the last artists to engrave spheres in the XVIII century and his globes were quite famous and widespread, and realized the most important Italian Atlas of the XVIII century; his maps always bear a cartouche, extremely rich in colours and details. Copperplates with fine later hand colour, in very good condition.
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ZATTA Antonio (Venezia 1722 - 1804)
Emisfero Terrestre Settentrionale tagliato su l'Equatore - Emisfero Terrestre Meridionale tagliato su l'Equatore
Coppia di carte geografiche tratte dall'Atlante Novissimo di Antonio Zatta, edito tra il 1779 ed il 1785. Mappamondo a proiezione polare, in due carte a fogli distinti, rappresentazione dell'emisfero terrestre settentrionale e meridionale. Nella lunga didascalia esplicativa al margine inferiore, nel redigere la carta e nel far riferimento alle "terre Antartiche, "in cui fin ora la Geografia non ha il minimo fondamento" si è fatto riferimento alle "più probabili congeture adottando il sistema proposto dal Sig.r Robeto de Vaugundy". É interessante come nella carta siano rappresentate le principali montuosità, con tratteggio da destra a sinistra. Tavole tratte dall’Atlante novissimo, illustrato ed accresciuto sulle osservazioni e scoperte fatte dai più celebri e più recenti geografi. Stampato in quattro volumi da Antonio Zatta tra il 1779 ed il 1785. Atlante fra i più belli e completi mai pubblicati in Italia nel XVIII secolo, l'opera più famosa dello Zatta. L’Atlante Novissimo, come si specifica anche nel titolo, è “accresciuto sulle osservazioni scoperte fatte dai più celebri e più recenti geografi”. Tra le novità più significative vi è la comparsa delle nuove isole scoperte nell'Oceano Pacifico da James Cook e la prima carta italiana della Nuova Zelanda. Le illustrazioni furono ideate e disegnate dai suoi collaboratori Giovanni Marco Pitteri, Anton Friedrich Busching, Pietro Antonio Novelli ed incise da Giuliano Zuliani. Il primo tomo dell’atlante è introdotto da un breve saggio di geografia generale dove l’autore definisce in modo sintetico e preciso gli elementi che compongono i reticoli eclittico ed equatoriale usati nelle tavole. Interessante la sezione dove si sofferma a descrivere il fenomeno della precessione degli equinozi e quello della variazione ciclica dell'obliquità dell'eclittica. Acquaforte, stampata su carta vergata coeva, coloritura coeva dei contorni, in buone condizioni. A polar projection World map taken from the Atlante Novissimo, printed in Venice between 1776 and 1785. The map was issued in Zatta's Atlante Novissimo a monumental 4 volume work and one of the last great decorative atlases. The northern plate, is based on De Vaugondy's map; this is a polar projection covering from the pole to the equator. In North America, the mythical Northwest Passage is shown connecting through the Strait of Anian to Hudson Bay. Lanhotan's Longue River is also shown connecting the Mississippi River with the Pacific.The southeren plate, depicts the Antarctic Hemisphere (south) to the equator and Capt. James Cook's route on his first voyage. New Zealand and the Australian East coast are featured in their entirety for the first time. Plates from the Atlante novissimo, illustrato ed accresciuto sulle osservazioni e scoperte fatte dai più celebri e più recenti geografi. Printed in four volumes by Antonio Zatta between 1779 and 1785. Atlas among the most beautiful and complete ever published in Italy in the eighteenth century, the most famous work of Zatta. The Atlante Novissimo, as also specified in the title, is “increased on the observations made by the most famous and most recent geographers”. Among the most significant innovations there is the appearance of the new islands discovered in the Pacific Ocean by James Cook and the first Italian map of New Zealand. The illustrations were designed and drawn by his collaborators Giovanni Marco Pitteri, Anton Friedrich Busching, Pietro Antonio Novelli and engraved by Giuliano Zuliani. The first volume of the atlas is introduced by a brief essay of general geography where the author defines in a concise and precise way the elements that make up the ecliptic and equatorial grids used in the tables. Interesting is the section where he pauses to describe the phenomenon of precession of the equinoxes and the cyclical variation of the obliquity of the ecliptic. Etching, printed on contemporary laid paper, contemporary outline coloring, in good condition.
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BLASI Alfredo
Roma (Veduta dal Gianicolo)
Veduta panoramica della città dal Gianicolo. Pubblicazione fatta a cura del Consiglio Centrale per l'Italia dalla Pontificia Opera della Propagazione della Fede.In basso una legenda di 46 richiami sui luoghi notabili della città.Xilografia a colori, di Alfredo Blasi, la cui firma è in basso a destra.Rara. Veduta panoramica della città dal Gianicolo. Pubblicazione fatta a cura del Consiglio Centrale per l'Italia dalla Pontificia Opera della Propagazione della Fede.In basso una legenda di 46 richiami sui luoghi notabili della città.Xilografia a colori, di Alfredo Blasi, la cui firma è in basso a destra.Rara.
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JANSSONIUS Johannes (1588-1664)
Insularum Britannicarum acurata delineatio ex Geographicis Conatibus Abrahami Ortelii
Mappa realizzata da Jansson delle antiche Isole Britanniche, così come si presentavano durante il terzo e il quarto secolo, che include un cartiglio decorativo con il titolo, navi a vela e un mostro marino.Sono presenti nomi di storici siti d'epoca romana, tra cui il muro di Adriano e il muro di Pio. Incisione di Peter Van Den Keere, preparata da Ortelius. Ortelius divide l'intera isola in Britannia Maior (le attuali Inghilterra, Galles e Cornovaglia) e Britannia Minor (Scozia). Joannes Janssonius, figlio dell'editore di Arnhem Jan Janssen, sposò Elisabeth Hondius, figlia di Jodocus Hondius, ad Amsterdam nel 1612. Dopo il suo matrimonio, si stabilì in questa città come libraio ed editore di materiale cartografico. Nel 1618 si stabilì ad Amsterdam accanto alla libreria di Willem Jansz. Blaeu, entrando in una seria competizione. Le sue attività non riguardavano solo la pubblicazione di atlanti e libri, ma anche di mappe singole e un vasto commercio di libri con filiali a Francoforte, Danzica, Stoccolma, Copenaghen, Berlino, Koningsbergen, Ginevra e Lione. Nel 1631 iniziò a pubblicare atlanti insieme a Henricus Hondius. Nei primi anni 1640 Henricus Hondius lasciò l'attività di pubblicazione di atlanti completamente a Janssonius. La concorrenza con Joan Blaeu, figlio e successore di Willem, nella produzione di atlanti spinse Janssonius ad ampliare il suo Atlas Novus finalmente in un'opera di sei volumi, in cui furono inseriti un atlante marino e un atlante del Vecchio Mondo. Dopo la morte di Joannes Janssonius, il negozio e la casa editrice furono continuati dagli eredi sotto la direzione di Johannes van Waesbergen (c. 1616-1681), genero di Joannes Janssonius. Le matrici degli atlanti di Janssonius furono in seguito vendute a Schenk e Valck. Scarce first state of Jansson's map of the Ancient British Isles as seen during the third and fourth centuries.. Includes decorative cartouche, sea monstersa and 7 sailing vessels. Roman place names as well as Hadrian's Wall and the Wall of Pius appear on the map, identifying the era represented. Engraved by Peter Van Den Keere. Prepared by A.Ortelius. Ortelius divides the entire island into Britannia Maior (present day England, Wales and Cornwall) and Britannia Minor (present day Scotland). Joannes Janssonius (Arnhem, 1588-1664), son of the Arnhem publisher Jan Janssen, married Elisabeth Hondius, daughter of Jodocus Hondius, in Amsterdam in 1612. After his marriage, he settled down in this town as a bookseller and publisher of cartographic material. In 1618 he established himself in Amsterdam next door to Blaeu’s book shop. He entered into serious competition with Willem Jansz. Blaeu.. His activities not only concerned the publication of atlases and books, but also of single maps and an extensive book trade with branches in Frankfurt, Danzig, Stockholm, Copenhagen, Berlin, Koningsbergen, Geneva, and Lyon. In 1631 he began publishing atlases together with Henricus Hondius. In the early 1640s Henricus Hondius left the atlas publishing business completely to Janssonius. Competition with Joan Blaeu, Willem’s son and successor, in atlas production prompted Janssonius to enlarge his Atlas Novus finally into a work of six volumes, into which a sea atlas and an atlas of the Old World were inserted. After the death of Joannes Janssonius, the shop and publishing firm were continued by the heirs under the direction of Johannes van Waesbergen (c. 1616-1681), son-in-law of Joannes Janssonius. The copperplates from Janssonius’s atlases were afterwards sold to Schenk and Valck.
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HOMANN Eredi Johannes Baptiste (1730 - 1813)
Neue Welt Karte
Carta geografica de l mondo inserita nell'atlante degli eredi della tipografia Homann. Dal punto di vista cartografico la mappa presenta diverse innovazioni ed aggiornamenti, soprattutto nel Pacifico dove sono mostrate le scoperte di Cook del 1770. I Grandi Laghi si presentano come un unico enorme specchio d'acqua e la California ha una forma strana, con la Baja che sembra quasi un'isola. L'Australia comprende diversi toponimi sulla costa orientale, frutto delle scoperte di Cook nel 1770. Tuttavia, l'isola di Van Diemens è ancora mostrata collegata alla terraferma. Sono disegnate le rotte di diverse esplorazioni della fine del XVIII secolo. Johann Baptist Homann è stato un geografo e cartografo tedesco; nel 1702 fondò la sua casa editrice. Homann acquisì fama come uno dei principali cartografi tedeschi, e nel 1715 fu nominato geografo imperiale dall'imperatore Carlo VI. Nello stesso anno fu anche nominato membro dell'Accademia Prussiana delle Scienze a Berlino. Nel 1716 Homann pubblicò il suo capolavoro Grosser Atlas ueber die ganze Welt. Numerose mappe furono redatte in collaborazione con l'incisore Christoph Weigel. Homann morì a Norimberga nel 1724. Gli successe suo figlio Johann Christoph (1703-1730). L'azienda continuò dopo la sua morte come azienda degli eredi Homann, gestita da Johann Michael Franz e Johann Georg Ebersberger. Dopo successivi cambiamenti nella gestione, l'azienda si sciolse nel 1852. Incisione in rame, finemente colorata a mano, in ottimo stato di conservazione. This interesting world map presents some curious cartography, given the date of the map. The Great Lakes are shown as one huge body of water and California is strangely shaped with the Baja nearly appearing as an island. Australia includes several place names on the eastern coast, which resulted from Cook's discoveries in 1770. However, Van Diemens Land is still shown connected to the mainland. The tracks of several late 18th century expeditions are shown. Color key and German text panel below the hemispheres. Johann Baptist Homann was a German geographer and cartographer; in 1702 he founded his own publishing house. Homann acquired renown as a leading German cartographer, and in 1715 was appointed Imperial Geographer by Emperor Charles VI. In the same year he was also named a member of the Prussian Academy of Sciences in Berlin. In 1716 Homann published his masterpiece Grosser Atlas ueber die ganze Welt; numerous maps were drawn up in cooperation with the engraver Christoph Weigel the Elder. Homann died in Nuremberg in 1724 and was succeeded by his son Johann Christoph (1703-1730). The company carried on upon his death as Homann heirs company, managed by Johann Michael Franz and Johann Georg Ebersberger. After subsequent changes in management the company folded in 1852. Etching with fine later hand colour, very good condition.
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ZURNER Adam Friedrich (1679 - 1742)
Planisphaerium Terrestre Cum Utroque Coelesti, Sive Diversa Orbis Terraquei…
Bell'esemplare della rara mappa del doppio emisfero del mondo di Adam Freidrich Zurner, impreziosita da 26 scene decorative e proiezioni scientifiche dei cieli celesti e teorie e insegnamenti astronomici contemporanei.Il lavoro di Zürner è relativamente sconosciuto, di solito appare negli atlanti di altri editori, come l'Atlas Contractus di Schenk o della famiglia Ottens.Una mappa attraente e interessante ricca di dettagli che comprende la maggior parte della costa dell'Australia, la costa occidentale della Nuova Zelanda e le rotte e le scoperte degli esploratori Magellano, Dampier ("Nova Britannia" nel 1700), Tasman, Gaetani e Chaumont. Intorno alla mappa c'è un bordo elaborato che mostra venti e climi e lungo il bordo inferiore un panorama che illustra tempeste, terremoti, maree, vortici e un commento testuale su tutti i fenomeni naturali illustrati. Acquaforte, finemente colorata a mano in epoca, in ottimo stato di conservazione. Fine example of Adam Freidrich Zurner's scarce double hemisphere map of the World, embellished with 26 decorative scenes and scientific projections of the Celestial skies and contemporary astronomical theories and teachings.Zürner's work is relatively unknown, appearing usually in other publishers' atlases, such as Schenk's Atlas Contractus.An attractive and interesting map full of detail including most of the coast of Australia, the western coast of New Zealand, and the routes and discoveries of explorers Magellan, Dampier ("Nova Britannia" in 1700), Tasman, Gaetani and Chaumont. Surrounding the map is an elaborate border showing winds and climates, and along the bottom edge a panorama illustrating tempests, earthquakes, tides, vortices, and a textual commentary on all the natural phenomena illustrated.California is shown as an island, but very tentatively so, with the coloring suggesting that it may be a peninsula, suggesting early knowledge of Fra. Eusebio Kino's observations from California. Copperplate, fine original colouring, good condition. Shirley, The Mapping of the World, n. 639.
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Anonimo
Roma
Pianta della città pubblicata in GOTTFRIED, J. L. (ABELIN, J. P.). Inventarium Sveciae. Das ist: Gründliche, und warhaffte Beschreibung dess Königreichs Schweden und dessen incorpoirten Provintzen, darinnen von Natur und Eigenschafft dess Lands, Fruchtbarkeit, Metallen, Wassern, stehenden, fliessenden und Meeren, Innwohnerne und Völkern.... Frankfurt am Main (Wolffgang Hofmann) 1632.Si tratta di una copia della pianta di J. De Bry del 1597, senza alcun aggiornamento. In basso a destra troviamo il monogramma I.K. Fecit. Acquaforte, grandi margini, minimi restauri alla piega centrale, per il resto in buono stato di conservazione. Map of Rome published in GOTTFRIED, J. L. (ABELIN, J. P.). Inventarium Sveciae. Das ist: Gründliche, und warhaffte Beschreibung dess Königreichs Schweden und dessen incorpoirten Provintzen, darinnen von Natur und Eigenschafft dess Lands, Fruchtbarkeit, Metallen, Wassern, stehenden, fliessenden und Meeren, Innwohnerne Frankfurt am Völkern ... 1632. It is a close copy of Johannes De Bry's map of 1597, without any updating. At the bottom right we find the monogram I.K. Fecit. Etching, large margins, minimal restorations to the central fold, otherwise in good condition. Marigliani (2007), p. 179, n. 82.
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DUPERAC Etienne (1525-1604)
(Roma Antica)
Pianta archeologica a proiezione verticale con elevazione dei soli monumenti antichi. Disegnata ed incisa da Etienne Duperac per l’editore Antonio Lafreri. Si tratta di un’elegante rappresentazione della pianta archeologica, che mostra in alzato prospettico i monumenti principali. La morfologia segue quella della pianta del Bufalini (1551), ma per l’orografia, molto ben delineata, anche quella del Paciotto (1557) edita sempre da Lafreri. La pianta è inserita in alcuni esemplari dello Speculum Romanae Magnificentiae dell’editore francese. La lastra è descritta nel catalogo del Lafreri (n. 113), come “Roma con tutti gli edificii che hoggi si vegono in piede et che se ne può veder vestigie”. Quindi è inclusa nell’inventario di Stefano Duchetti del 1581 (n. 31) come “Roma con li monti dif.o Imperaiale” ed infine compare nel catalogo di Pietro de Nobili (inv. 1585, n. 32, come “La Roma antiqua de Stefano imperiale”, che la ristampa invariata aggiungendo il proprio excudit. Figura anche nell’atto della divisione della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, dove la lastra, denominata “Roma in pianta imperiale”, passa al figlio Pietro Paolo. Il primo stato della lastra era stato congetturato da Destombes sulla base dell’evidente integrazione nella data MDLXXIII, dove l’ultimo numerale è addossato alla parola seguente, suggerendo che sia stato aggiunto successivamente. Durante lo studio per questa pubblicazione abbiamo riscontrato l’esistenza di una prova della pianta con la data 1572 nella collezione della Bibliothèque Nationale de France. Oltre alla differenza nella data, la prima stesura dell’opera si distingue per la dedica allo STVDIOSO LECTORI preceduta dal termine TIPOGRAPHUS – ovvero Antonio Lafreri – che, nella ristampa del 1573, verrà sostituito dalla firma STEPHANUS DU PERAC ARCHITET. Nel lato sinistro, al centro, si legge: STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI. En tibi lector nuc prodit specimen, seu perfecta urbis antquae imago ex piscis illis monumentis scriptorum veterum, et cunctis quae ad hunc usq[ue] diem superesse videntur reliquijs, et parietibus quam acuratissime delineata: quecumque oculis nostri subiecta esse possunt exigua tabella comprehendens; opus ut immensum sanè, sic nec minus antiquitatis omnigenae studiosis apprime necessarium, his recentibus formis aencis, typis exaratum impensa Antonij lafrerij Anno MDLXXIII Hoc fruere libens et Vale. Nell’angolo inferiore destro, in un cartiglio, è incisa una legenda numerica di 89 rimandi a luoghi notabili, distribuita su tre colonne. Segue l’iscrizione: DE VESTIGITS URBIS ANTIQUAE EPIGRAMA: Quam brevis haec presens oculis sit carta requiris Urbem dum modico continet in spatio Desine mirari: vestigia maxima claudit Quae modo ROMA potens subijcit his oculis. Antiquae monstrans Urbis signacula promptè Dum numeris certis cuncta notata signat Discuta mira solers: novanu sint prima vetustis: Anue vetusta novis nunc manifesta patent. Nella tavola sono fornite ulteriori indicazioni toponomastiche. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCIDENS, il nord è a sinistra.Acquaforte e bulino in ottime condizioni di conservazione. Esemplare nel secondo stato di tre, con la dedica che inizia con "STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI" (cfr. Bifolco-Ronca p. 2354).Altra Bibliografia:Alberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani (2011): p. 133; Rubach (2016): n. 259; Scaccia Scarafoni (1939: n. 17. Alberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani ... Pianta archeologica a proiezione verticale con elevazione dei soli monumenti antichi. Disegnata ed incisa da Etienne Duperac per l’editore Antonio Lafreri. Si tratta di un’elegante rappresentazione della pianta archeologica, che mostra in alzato prospettico i monumenti principali. La morfologia segue quella della pianta del Bufalini (1551), ma per l’orografia, molto ben delineata, anche quella del Paciotto (1557) edita sempre da Lafreri. La pianta è inserita in alcuni esemplari dello Speculum Romanae Magnificentiae dell’editore francese. La lastra è descritta nel catalogo del Lafreri (n. 113), come “Roma con tutti gli edificii che hoggi si vegono in piede et che se ne può veder vestigie”. Quindi è inclusa nell’inventario di Stefano Duchetti del 1581 (n. 31) come “Roma con li monti dif.o Imperaiale” ed infine compare nel catalogo di Pietro de Nobili (inv. 1585, n. 32, come “La Roma antiqua de Stefano imperiale”, che la ristampa invariata aggiungendo il proprio excudit. Figura anche nell’atto della divisione della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, dove la lastra, denominata “Roma in pianta imperiale”, passa al figlio Pietro Paolo. Il primo stato della lastra era stato congetturato da Destombes sulla base dell’evidente integrazione nella data MDLXXIII, dove l’ultimo numerale è addossato alla parola seguente, suggerendo che sia stato aggiunto successivamente. Durante lo studio per questa pubblicazione abbiamo riscontrato l’esistenza di una prova della pianta con la data 1572 nella collezione della Bibliothèque Nationale de France. Oltre alla differenza nella data, la prima stesura dell’opera si distingue per la dedica allo STVDIOSO LECTORI preceduta dal termine TIPOGRAPHUS – ovvero Antonio Lafreri – che, nella ristampa del 1573, verrà sostituito dalla firma STEPHANUS DU PERAC ARCHITET. Nel lato sinistro, al centro, si legge: STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI. En tibi lector nuc prodit specimen, seu perfecta urbis antquae imago ex piscis illis monumentis scriptorum veterum, et cunctis quae ad hunc usq[ue] diem superesse videntur reliquijs, et parietibus quam acuratissime delineata: quecumque oculis nostri subiecta esse possunt exigua tabella comprehendens; opus ut immensum sanè, sic nec minus antiquitatis omnigenae studiosis apprime necessarium, his recentibus formis aencis, typis exaratum impensa Antonij lafrerij Anno MDLXXIII Hoc fruere libens et Vale. Nell’angolo inferiore destro, in un cartiglio, è incisa una legenda numerica di 89 rimandi a luoghi notabili, distribuita su tre colonne. Segue l’iscrizione: DE VESTIGITS URBIS ANTIQUAE EPIGRAMA: Quam brevis haec presens oculis sit carta requiris Urbem dum modico continet in spatio Desine mirari: vestigia maxima claudit Quae modo ROMA potens subijcit his oculis. Antiquae monstrans Urbis signacula promptè Dum numeris certis cuncta notata signat Discuta mira solers: novanu sint prima vetustis: Anue vetusta novis nunc manifesta patent. Nella tavola sono fornite ulteriori indicazioni toponomastiche. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCIDENS, il nord è a sinistra.Acquaforte e bulino in ottime condizioni di conservazione. Esemplare nel secondo stato di tre, con la dedica che inizia con "STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI" (cfr. Bifolco-Ronca p. 2354).LiteratureAlberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani (2011): p. 133; Rubach (2016): n. 259; Scaccia Scarafoni (1939: n. 17. Alberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani (2011): p... Bifolco Ronca (2018): tav. 1212, II/III
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DE FER Nicolas (1646-1720 circa)
Mappe-Monde, ou Carte Generale De La Terre, Divisee En Deux Hemispheres…
Bell'esemplare della mappa murale del mondo di De Fer, pubblicata per la prima volta nel 1700. Il testo rileva che la mappa è una riduzione della mappa murale in quattro fogli del mondo dello stesso autore, pubblicata per la prima volta nel 1695. De Fer afferma che questa mappa è la prima a tenere conto delle osservazioni astronomiche della Royal Academy of Sciences. Sembrerebbe, infatti, che l'autore abbia consultato diverse fonti per meglio realizzare California, Giappone e Australia.L'Australia è mostrata come incompleta e ancora attaccata alla nuova Guinea. La Nuova Zelanda viene realizzata solo a grandi linee. Il fiume Mississippi ha la sua confluenza con il Golfo del Messico considerevolmente più ad ovest rispetto al suo vero corso. Sono inseriti molti altri nomi di luoghi e il commento scientifico è notevolmente dettagliato.Incisa da Johannes Van Loon, la mappa include vignette che mostrano tuoni, fulmini, tempeste e maree, vulcani, ecc. Le osservazioni celesti sono mostrate nella parte superiore. Acquaforte, bella coloritura coeva, in buono stato di conservazione. Rara. Nice example of De Fer's wall map of the world, first published in 1700. The text notes that the map is a reduction of De Fer's 4 sheet wall map of the world, first issued in 1695. De Fer states that this map is the first map to be prepared based upon the astronomical observations of the Royal Academy of Sciences. In fact, it would appear that different sources entirely have been consulted for California, Japan and Australia.Australia is shown as substantially incomplete and still attached to new Guinea. New Zealand appears in partial outline. The conjectural land bridge from Asia to America is still in evidence. The Mississippi River has its confluence with the Gulf of Mexico considerably west of its true course, based upon La Salle's eroneous reports. There are many more place names on this 2 sheet edition of the wall map. The scientific comentary is quite remarkable and detailed.Engraved by Van Loon, the map includes vignettes show thunder, lightening, tempests and tides, volcanoes, etc. Celestial observations are shown at the top. Etching with fine original colour, good condition. Rare. Shirley, The Mapping of the World, n. 600.
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EULER Leonhard (Basilea 1707 - San Pietroburgo 1783)
Tabula Geographica Hemisphaerii Australis...
Carta a proiezione polare dell'emisfero australe, pubblicata per la prima volta nel 1753 da Leonhard Euler.Mostra la Tasmania e la Nuova Guinea ancora uniti all'Australia; il Sud Africa e il Sud America. Include un cartiglio decorativo con titolo e stemmi.La carta è pubblicata nel raro Atlas geographicus omnes orbis terrarum regiones in XLI tabulis exhibens : jussu Academiae regiae scient. et eleg. litt. Boruss. ad emendatiora, quae adhuc prodiere exempla descriptus atque ad usum potissimum scholarum et institutionem juventutis editus = Atlas geographique representant en XLI cartes toutes les regions de la terre : gravé par ordre de l'Académie royale des sciences et belles lettres de Prusse d'apres les meilleurs exemplaires qui ayent paru jusqu'icy a l'usage principalement des ecoles. Berolini : Ex officina Michaelis MDCCLIII (1753). Incisione in rame, bella coloritura coeva, in ottimo stato di conservazione. Hand colored copperplate engraving map of Southern Hemisphere on 2 sheets, extracted from a geographical atlas first published in 1753 by Leonhard Euler. Relief shown pictorially. Shows Tasmania and New Guinea still joined to Australia, South Africa, South America. Published in the rare Atlas geographicus omnes orbis terrarum regiones in XLI tabulis exhibens : jussu Academiae regiae scient. et eleg. litt. Boruss. ad emendatiora, quae adhuc prodiere exempla descriptus atque ad usum potissimum scholarum et institutionem juventutis editus = Atlas geographique representant en XLI cartes toutes les regions de la terre : gravé par ordre de l'Académie royale des sciences et belles lettres de Prusse d'apres les meilleurs exemplaires qui ayent paru jusqu'icy a l'usage principalement des ecoles. Berolini : Ex officina Michaelis MDCCLIII.Copperplate with fine origibal colour, very good condition.
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EULER Leonhard (Basilea 1707 - San Pietroburgo 1783)
Tabula Geographica Hemisphaerii Borealis…
Carta a proiezione polare dell'emisfero boreale, estratta dall'atlante geografico pubblicato per la prima volta nel 1753 da Leonhard Euler.Mostra un vasto sistema fluviale nella zona dei Grandi Laghi che forma un Passaggio a Nord-Ovest.La carta è pubblicata nel raro Atlas geographicus omnes orbis terrarum regiones in XLI tabulis exhibens : jussu Academiae regiae scient. et eleg. litt. Boruss. ad emendatiora, quae adhuc prodiere exempla descriptus atque ad usum potissimum scholarum et institutionem juventutis editus = Atlas geographique representant en XLI cartes toutes les regions de la terre : gravé par ordre de l'Académie royale des sciences et belles lettres de Prusse d'apres les meilleurs exemplaires qui ayent paru jusqu'icy a l'usage principalement des ecoles. Berolini : Ex officina Michaelis MDCCLIII (1753). Incisione in rame, bella coloritura coeva, in ottimo stato di conservazione. Hand colored copperplate engraving map of Northern Hemisphere, extracted from a geographical atlas first published in 1753 by Leonhard Euler. Relief shown pictorially. Shows extensive river system connecting it with the Great Lakes and thus forming a Northwest Passage.Published in the rare Atlas geographicus omnes orbis terrarum regiones in XLI tabulis exhibens : jussu Academiae regiae scient. et eleg. litt. Boruss. ad emendatiora, quae adhuc prodiere exempla descriptus atque ad usum potissimum scholarum et institutionem juventutis editus = Atlas geographique representant en XLI cartes toutes les regions de la terre : gravé par ordre de l'Académie royale des sciences et belles lettres de Prusse d'apres les meilleurs exemplaires qui ayent paru jusqu'icy a l'usage principalement des ecoles. Berolini : Ex officina Michaelis MDCCLIII.Copperplate with fine origibal colour, very good condition.
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PAZZINI CARLI Vincenzo (Siena ? - 1769)
Mappa-Mondo tagliato sul piano di un meridiano Emisfero Orientle - Mappa Mondo tagliato sul piano di un meridiano Emisfero O
Carta tratta dalla rara raccolta di carte geografiche denominata Atlante Geografico, prima stesura delle opera dell’abate Bartolomeo Borghi, pubblicata in Siena dal Pazzini Carli. Molte delle carte, datate tra il 1788 ed il 1800, sono incise da Agostino Costa e poi successivamente inserite nell’opera Atlante generale dell'ab. Bartolommeo Borghi, pubblicato a Firenze nel 1819.Bartolomeo Borghi, che Vermiglioli (Biografia degli scrittori perugini, 1829) definisce "uno dei migliori geografi dell'Europa", nacque nel 1750 a Monte del Lago, piccola frazione del comune di Magione, in provincia di Perugia, sulle rive del Trasimeno. Ordinato sacerdote nel 1774, trascorse i primi anni del suo mandato nel paese natale, poi a Magione e quindi a Sorbello (Cortona).Appassionato studioso di geografia, applicò dapprima le sue conoscenze all'analisi delle terre a lui più familiari: nel 1770 scrisse Descrizione geografica, fisica e naturale del Lago Trasimeno (che sarà tuttavia data alle stampe per la prima volta solo nel 1821), e nel 1791 pubblicò negli atti dell'Accademia etrusca di Cortona una Dissertazione sopra l'antica geografia dell'Etruria, Umbria e Piceno, arricchendo entrambe le opere di una carta delle regioni descritte. Intanto la sua fama di cartografo, oltre che di geografo, cresceva, tanto da fargli ottenere le nomine a membro delle Accademie Cortonese e Reale di Firenze, e procurargli l'incarico, da parte di Pietro Leopoldo, di delineare la carta del catasto pubblico di Cortona e del contado di Castiglione.Nello stesso tempo gli orizzonti geografici della sua attività si allargavano sensibilmente, e se nell'Atlante Novissimo, illustrato ed accresciuto sulle osservazioni, e scoperte fatte dai più celebri e più recenti cartografi di Antonio Zatta (Venezia 1779-1785) il suo contributo fu ancora legato all'area toscana, nell'Atlante geografico che si pubblicò a Siena da Pazzini Carli tra il 1798 ed il 1800 il Borghi tracciò la maggior parte delle carte e spaziò dalle province del Sud-Est dell'Inghilterra, al Regno di Danimarca, alla Romania. Una sorta di prova generale, quest'ultima, della sua opera più importante, quell'Atlante generale dell'ab. Bartolommeo Borghi, pubblicato a Firenze nel 1819. L'Atlante, corredato da brevi descrizioni storiche, politiche, civili e naturali che introducono le carte relative ai territori afferenti a ciascun Impero o Regno illustrato, rispecchia il nuovo assetto geo-politico attuato dal Congresso di Vienna. Incisione in rame, in buone condizioni. Due fogli da 330x250mm. Map taken form the very rare Atlante Geografico, the first draft of the abbot Bartolomeo Borghi, published in Siena by Pazzini Carli. Many of the mapss, dated between 1788 and 1800, are engraved by Agostino Costa and then later incorporated in the Atlante Generale di Bartolomeo Borghi, published in Florence in 1819.Bartolomeo Borghi, who Vermiglioli (Biography of writers Perugini, 1829) calls "one of the best geographers of Europe", was born in 1750 in Monte del Lago, a small fraction of the town of Mansfield, in the province of Perugia, on the shores of Lake Trasimeno. Ordained in 1774, spent the first years of his term in his hometown, then to Mansfield and then Sorbello (Cortona).A passionate student of geography, first applied his knowledge to the analysis of land more familiar to him: Cortona and Tuscany. Meanwhile, his fame as a cartographer, as well as a geographer, was growing, so that he get the nomination as a member of the Royal Academies of Florence and Cortona, and give him the job, by Pietro Leopoldo, to outline the map's of the public land Cortona and the county of Castiglione.At the same time the geographical horizons of its activities widened considerably, and if in the Atlas Novissimo, illustrated and amplified the observations and discoveries made by the most recent and most famous cartographer Antonio Zatta (Venice 1779-1785) his contribution was still related area of Tuscany, in the Atlas geographic monthly published in Siena by Pazzini Carli between 1798 and 1800 the villages drew most of the maps and spaced from the provinces of South-East of England, the Kingdom of Denmark, Romania.A sort of dress rehearsal, the latter, his most important work, the Atlante General of AB. Bartolomeo Borghi, published in Florence in 1819. The Atlas, accompanied by brief descriptions of historical, political, civil and natural to introduce the papers relating to the territories belonging to each United Empire or illustrated, reflects the new geo-political structure implemented by the Congress of Vienna.Two sheets of 330x250mm.
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GUESDON Alfred (Nantes 1808 - ?)
Rome Vue prise au dessus de la Place Colonne
Alfred Guesdon nasce a Nantes il 13 giugno del 1808, terminati gli studi classici parte nel 1829 alla volta di Parigi per entrare come allievo architetto nello studio di Antoine Martin Garnaud. Dal 1830 si dedicò a sperimentazioni e ricerche nel campo della litografia, prediligendo soggetti storici, vedute e panorami, tratti dai numerosi viaggi che egli fece in Europa. La peculiarità di queste vedute sta nel fatto che si tratta dei primi rilievi di città dall’alto, effettuati a bordo di una mongolfiera. Nel 1849 pubblica le tavole, in litografia, nel celebre L’Italie à vol d’oiseau., o storia e descrizione sommaria delle principali città di questo paese, di H. Etiennez, accompagnate da 40 grandi vedute generali, disegnate dal vero da Alfred Guesdon e litografate con due tinte da A. Rouargue, Jules Arnout, A. Cuvillier, A. Guesdon. Litografia tinta, finemente colorata a mano, in perfetto stato di conservazione. Alfred Guesdon was born in Nantes, June the 13th 1808. Once he finished his classical studies, in 1829, he went to Paris, to study architecture as a pupil of Antoine Martin Garnaud. Starting from 1830, he devoted himself to experimentations and researches on the art of lithography, especially on historical subjects, views and landscapes he took from his many trips around Europe. The distinctiveness of these views is the fact that they are the first representations of the cities from above, realized on board of an air balloon. In 1849 he published the lithographic plates in the famous L’Italie à vol d’oiseau., o storia e descrizione sommaria delle principali città di questo paese, di H. Etiennez, accompagnate da 40 grandi vedute generali, disegnate dal vero da Alfred Guesdon e litografate con due tinte da A. Rouargue, Jules Arnout, A. Cuvillier, A. Guesdon. Tinted litograph with later hand colour, very good condition. Bibliografia: D. Straffolino, Alfred Guesdon, L'Italie a vol d'oiseau (1849). La veduta a volo d'uccello dalle ali di Icaro alla mongolfiera; Cremonini, L’Italia nelle vedute e crate geografiche, pp. 241/242.
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ALBRIZZI Giambattista (Venezia 1698 - 1777)
Mappamondo o sia Descrizione Generale del Globo Terrestre ed Acquatico
Mappa del mondo tratta dall’Atlante Novissimo, edito da Giambattista Albrizzi, nel 1740 circa; una delle più interessanti e decorative carte del mondo che compaiono in un Atlante della metà del Settecento italiano. Elegante esempio della scuola italiana di cartografia commerciale; la decorazione intorno alla carta è stata realizzata da Giovanni Battista Piazzetta (1682-1754 ca.), la cui influenza è visibile nella successiva opera di Antonio Zatta e di altri editori veneziani del ‘700. Il contenuto cartografico della carta, che è tratto dal Mappe Monde di De l'Isle (1700), è circondato da allegorie femminili in ogni angolo che rappresentano i quattro continenti, delle quali il Piazzetta è il disegnatore e Giuliano Giampiccoli l’incisore. La mappa comprende una sfera armillare, le rotte dell'esploratore, la sconosciuta costa nord-occidentale dell'America, le proiezioni incomplete dell'Australia (ancora attaccata alla Nuova Guinea) e della Nuova Zelanda, la congiunzione della massa della Terra Asiatica che si estende verso l'Alaska e molti altri miti cartografici e proiezioni errate. Acquaforte, finemente colorata a mano, in ottime condizioni. Map of the World taken from Atlante Novissimo, published by Giambattista Albrizzi, circa 1740. Globe with allegorical representations of the four continents in the corners, surmounted by an armillary sphere. Striking example of Albrizzi's double hemipshere map of the World, one of the most interesting and decorative world maps to appear in a mid-18th Italian Century Atlas. An elegant example of the Italian school of commercial cartography, the art work around the map having been done by important Italian artist Giovanni Battista Piazzetta (ca. 1682-1754), whose influence can be seen in the subsequent work of Zatta and others. The cartographic content of the map, which is drawn from De l'Isle's Mappe Monde (1700), is secondary to the very beautiful, serene female figures in each corner representing the four continents. G. Batta Piaceta is shown as Inventor (left), and Guliano Giampicoli, as engraver (right). The map includes a finley executed armillary sphere, explorer's routes, unknown NW Coast of America, incomplete projections of Australia (still attached to New Guinea) and New Zealand, conjectural Asian Land mass extending toward Alaska and many other cartographic myths and misprojections. Copperplate with fine later hand colour, very good condition.
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BUNTING Heinrich (1545 - 1606)
Tafel der Lender darin der Apostel Paulus geprediget hat
Carta storio-geografica che mostra le regioni toccate da San Paolo Apostolo durante la sua predicazione itinerante che interessò tutta l'area del Mediterraneo orientale: dalla Terra Santa all'Africa settentrionale , all'Asia Minore, alla Grecia, all'Italia meridionale e la Sicilia. Sulla mappa sono riportati i toponimi e i profili delle principali città, mentre nel mare - inciso con linee ondulate strette - sono raffigurati mostri marini.La mappa è inserita nell’ Itinerarium Sacrae Scriptura, per la prima volta edito nel 1581, e successivamente ristampato in ben dieci diverse edizioni. L’opera è corredata da diverse curiosità cartografiche decisamente insolite per l’epoca. Xilografia, testo tedesco al verso, piccole mancanze restaurate al margine inferiore bianco, per il resto in buone condizioni. Taken from the "Itinerarium Sacrae Scripturae", the map showing the Eastern Mediterranean with Southern Italy and Sicily, Greece, Cyprus, Asia Minor, the Holy Land and North Africa, with city profiles and sea monsters. Woodcut, very good condition.
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DOETECUM Johannes van (Attivo tra il 1554 - 1606)
Totius Orbis Cogniti Universalis Descriptio
Magnifica mappa del mondo a doppio emisfero finemente incisa, incisa da Jan Van Doetecum per Paulus Merula nel 1605. La raffinata incisione di Van Doetcum si basa su una mappa di suo padre Baptista van Doetecum per Petrus Plancius nel 1590, con diversi importanti aggiornamenti, tra cui l'aggiunta della recentemente esplorata Nova Zemlya (esplorata da Barentsz durante i suoi 3 viaggi nelle regioni artiche alla ricerca del “Passaggio a Nord-Est”) e l'aggiunta di due emisferi celesti, basati sulla mappa del mondo di Plancius del 1594. La mappa aggiunge, agli angoli, l’ingrandimento di 4 isole, Giappone, Isola, Ceylon e Sant'Elena. Include le quattro grandi isole dell'Artico, così come appaiono sullemappa di Mercatore del 1595. Il “Passaggio a Nord-Ovest” è aperto e chiaramente definito, permettendo un passaggio attraverso lo Stretto di Anian nel Pacifico verso l'Atlantico. California e Quivira sono nominati, insieme alle annotazioni sulla scoperta dell'America da parte di Colombo nel 1492 e alle note sulle regioni settentrionali conosciute e sconosciute dell'America. L'enorme continente meridionale è chiamato Magellanica, Terra Australis, e anche Terra del Fuoco, prima del viaggio di Le Maire e Schouten che avrebbe iniziato a riscrivere la credenza allora prevalente che lo stretto scoperto da Ferdinando Magellano fosse l'unico passaggio d'acqua tra l'Atlantico e l'Oceano Pacifico nell'emisfero meridionale. Viene mostrata una massiccia Guinea Nova, senza alcun segno delle moderne scoperte in Australia e Nuova Zelanda, con i resti delle informazioni di Marco Polo ancora presenti nella regione. C'è una prima apparizione delle Filippine (I. Filipinae). La costa cinese, pur essendo ricca di informazioni, precede la comparsa della Corea e fornisce una presentazione molto curiosa del Giappone. La mappa è riccamente impreziosita da decorazioni di velieri, che riflettono la mano del maestro incisore caratteristica della famiglia Van Doetcum, allora forse i migliori incisori impegnati attivamente nella realizzazione di mappe commerciali. Acquaforte e bulino, in ottimo stato di conservazione. Magnifico esemplare. Striking dark impression of this finely engraved double hemisphere map of the World, engraved by Jan Van Doetecum for Paulus Merula in 1605. Van Doetcum's fine engraving his based upon a map engraved by his father Baptista van Doetecum for Petrus Plancius in 1590, with several important updates, including the addition of the recently explored Nova Zemlya (explored by Barentsz during his 3 voyages to the arctic regions in search of the Northeast Passage) and the addition of two celestial hemispheres, based upon Plancius' world map of 1594. The map also adds fine large format images of 4 islands, Japan, Island, Ceylon and St. Helena, presenting fine enlargements of these islands as they appearon the map. The map includes the four large islands in the Arctic, as they appeared on Mercator's maps, including his very rare 1595 map of the Polar Regions. The Northwest Passage is open and clearly defined, allowing a passage via the Straits of Anian in the Pacific to the Atlantic. California and Quivira are named, along with annotations on the discovery of America by Columbus in 1492 and notes on the known and unknown northern regions of America. The massive southern continent is called Magellanica, Terra Australis, and also Terra del Fuego, pre-dating the voyage of Le Maire and Schouten which would begin to re-write the then prevailing belief that the strait discovered by Ferdinand Magellan was the only water passage from between the Atlantic and Pacific Ocean in the Southern Hemisphere. A massive Nova Guinea is shown, with no signs of the modern discoveries in Australia and New Zealand, with remnants of the information from Marco Polo still present in the region (Beach). There is an early appearance of the Philippines (I. Filipinae). The Chinese coastline, while filled with information, pre-dates the appearance of Korea and provides a very curious presentation of Japan. The map is richly embellished with strapwork decorations and sailing ships, reflecting the master-engraver's hand characteristic of the Van Doetcum family, which were then perhaps the finest engravers actively engaged in commercial map making. Etching with engraving, very good condition. R. W. Shirley, "The Mapping of the world", 254; New Hollstein, Doetecum IV, 995
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OLIVIERI Bernardino (Roma, 1770 - ?)
Circoli per formare La Sfera Armillare
Foglio contenente delle sezioni di globo - in dodici segmenti - e altri elementi atti a costruire una sfera armillare. Il globo terrestre centrale è in 12 segmenti e avrebbe un diametro di circa 5,5 cm se costruito. La sfera armillare complessiva avrebbe un diametro di 28 cm. I vari anelli della sfera armillare comprendono l'equatore, il Tropico del Cancro, il Tropico del Capricorno, le zone e i cerchi polari e antartici. Tavola edita dalla Calcografia Camerale, Roma 1795 e tratta dal Nuovo Atlante Geografico Universale delineato sulle ultime osservazioni, edito a Roma dal 1792 fino al 1801, opera che la Calcografia Camerale commissionò al Cassini al fine di sostituire l’ormai obsoleto Mercurio Geografico della tipografia De Rossi. Bernardino Olivieri fu cartografo incisore presso la Calcografia Camerale di Roma sitauta nel Collegio di Propaganda Fide Incisione in rame, finemente colorata a mano, in ottime condizioni. Rara. This matching set of sheets contain the pieces to construct an armillary sphere. The central terrestrial globe is in 12 segments and would have a diameter of approximately 5.5 cm if constructed. The overall armillary sphere would have a diameter of 28 cm. The various rings of the armillary sphere include the equator, the Tropic of Cancer, the Tropic of Capricorn, the zones, and the Polar and Antarctic circles. Uncommon maps, published in the Nuovo Atlante Geografico Universale, that was commissioned to Cassini by the Calcografia Camerale, in order to replace the obsolete De Rossi's Mercurio Geografico. Bernardino Olivieri was a cartographer and engraver at the Calcografia Camerale di Roma located in the Collegio di Propaganda Fide. Copper engraving, finely hand colored, in very good condition. Rare.
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JANSSONIUS Johannes (1588-1664)
Nova & accurata Tusciae Antiquae Descriptio
Carta storico/geografica tratta dall'atlante di Georgius HORNIUS "Accuratissima orbis antiqui delineatio sive Geographia vetus sacra & profana", per la prima volta edito nel 1653. Le carte derivano da quelle di Ortelius, pubblicata nel "Parergon". Johannes Janssonius, figlio dell'editore di Arnhem Jan Janssen, sposò Elisabeth Hondius, figlia di Jodocus Hondius, ad Amsterdam nel 1612. Dopo il suo matrimonio, si stabilì in questa città come libraio ed editore di materiale cartografico. Nel 1618 si stabilì ad Amsterdam accanto alla libreria di Willem Jansz. Blaeu, entrando in una seria competizione. Le sue attività non riguardavano solo la pubblicazione di atlanti e libri, ma anche di mappe singole e un vasto commercio di libri con filiali a Francoforte, Danzica, Stoccolma, Copenaghen, Berlino, Koningsbergen, Ginevra e Lione. Nel 1631 iniziò a pubblicare atlanti insieme a Henricus Hondius. Nei primi anni 1640 Henricus Hondius lasciò l'attività di pubblicazione di atlanti completamente a Janssonius. La concorrenza con Joan Blaeu, figlio e successore di Willem, nella produzione di atlanti spinse Janssonius ad ampliare il suo Atlas Novus finalmente in un'opera di sei volumi, in cui furono inseriti un atlante marino e un atlante del Vecchio Mondo. Dopo la morte di Joannes Janssonius, il negozio e la casa editrice furono continuati dagli eredi sotto la direzione di Johannes van Waesbergen (c. 1616-1681), genero di Joannes Janssonius. Le matrici degli atlanti di Janssonius furono in seguito vendute a Schenk e Valck. Incisione in rame, finemente colorata a mano, in buone condizioni. Map taken from the HORNIUS, Georgius"Accuratissima orbis antiqui delineatio sive Geographia vetus sacra & profana" first published in Amsterdam in 1653. After Ortelius' map published in the "Parergon". Johannes Janssonius (Arnhem, 1588-1664), son of the Arnhem publisher Jan Janssen, married Elisabeth Hondius, daughter of Jodocus Hondius, in Amsterdam in 1612. After his marriage, he settled down in this town as a bookseller and publisher of cartographic material. In 1618 he established himself in Amsterdam next door to Blaeu’s book shop. He entered into serious competition with Willem Jansz. Blaeu.. His activities not only concerned the publication of atlases and books, but also of single maps and an extensive book trade with branches in Frankfurt, Danzig, Stockholm, Copenhagen, Berlin, Koningsbergen, Geneva, and Lyon. In 1631 he began publishing atlases together with Henricus Hondius. In the early 1640s Henricus Hondius left the atlas publishing business completely to Janssonius. Competition with Joan Blaeu, Willem’s son and successor, in atlas production prompted Janssonius to enlarge his Atlas Novus finally into a work of six volumes, into which a sea atlas and an atlas of the Old World were inserted. After the death of Joannes Janssonius, the shop and publishing firm were continued by the heirs under the direction of Johannes van Waesbergen (c. 1616-1681), son-in-law of Joannes Janssonius. The copperplates from Janssonius’s atlases were afterwards sold to Schenk and Valck. Copperplate with fine later hand colour, in good conditions.
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JANSSONIUS Johannes (1588-1664)
Tabula Itineris decies mille Graecorum sub Cyro contra fratem suum Artaxerxem Regem Persarum, …
Bella carta storico-geografica che riporta il percorso dei Diecimila secondo l’Anabasi di Senofonte, ovvero la marcia da Sardi a Cunassa, e il ritorno da Cunassa in Grecia, dei mercenari greci assoldati da Ciro il giovane per usurpare il trono di Persia al fratello Artaserse.Senofonte era uno dei Diecimila.La battaglia tra i due esericti fu combattuta a Cunassa, nel 401 a.C.Anche se l'armata dei mercenari fu vittoriosa nella battaglia sostenuta a Cunassa contro l'esercito dell'imperatore, Ciro non sopravvisse allo scontro, e la sua morte privò la spedizione di ogni senso: i Greci, penetrati troppo a fondo nel territorio nemico, dovettero così ritirarsi verso un porto sicuro, in un ripiegamento che si preannunciava lunghissimo e pieno di insidie.Esemplare tratto da Accuratissima Orbis antiqui delineatio ... L'atlante del Mondo Antico di J. Janssonius, che ebbe diverse edizioni dal 1652 al 1741. Joannes Janssonius, figlio dell'editore di Arnhem Jan Janssen, sposò Elisabeth Hondius, figlia di Jodocus Hondius, ad Amsterdam nel 1612. Dopo il suo matrimonio, si stabilì in questa città come libraio ed editore di materiale cartografico. Nel 1618 si stabilì ad Amsterdam accanto alla libreria di Willem Jansz. Blaeu, entrando in una seria competizione. Le sue attività non riguardavano solo la pubblicazione di atlanti e libri, ma anche di mappe singole e un vasto commercio di libri con filiali a Francoforte, Danzica, Stoccolma, Copenaghen, Berlino, Koningsbergen, Ginevra e Lione. Nel 1631 iniziò a pubblicare atlanti insieme a Henricus Hondius. Nei primi anni 1640 Henricus Hondius lasciò l'attività di pubblicazione di atlanti completamente a Janssonius. La concorrenza con Joan Blaeu, figlio e successore di Willem, nella produzione di atlanti spinse Janssonius ad ampliare il suo Atlas Novus finalmente in un'opera di sei volumi, in cui furono inseriti un atlante marino e un atlante del Vecchio Mondo. Dopo la morte di Joannes Janssonius, il negozio e la casa editrice furono continuati dagli eredi sotto la direzione di Johannes van Waesbergen (c. 1616-1681), genero di Joannes Janssonius. Le matrici degli atlanti di Janssonius furono in seguito vendute a Schenk e Valck. Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, finemente acquarellata, in ottimo stato di conservazione. A map of Persia, indicating major settlements, regions, and mountain ranges, as well as the march of the Ten Thousand . The Ten Thousand were a group of mercenary units, mainly Greek, drawn up by Cyrus the Younger to attempt to wrest the throne of the Persian Empire from his brother, Artaxerxes II. Their march to the Battle of Cunaxa and back to Greece (401 BC-399 BC) was recorded by Xenophon (one of its leaders) in his work, The Anabasis. This map was compliled by the French cartographer Pierre du Val, and published in Jansson's Atlas of the Antique World , Accuratissima Orbis antiqui delineatio... which went through several editions 1652-1741. Joannes Janssonius (Arnhem, 1588-1664), son of the Arnhem publisher Jan Janssen, married Elisabeth Hondius, daughter of Jodocus Hondius, in Amsterdam in 1612. After his marriage, he settled down in this town as a bookseller and publisher of cartographic material. In 1618 he established himself in Amsterdam next door to Blaeu’s book shop. He entered into serious competition with Willem Jansz. Blaeu.. His activities not only concerned the publication of atlases and books, but also of single maps and an extensive book trade with branches in Frankfurt, Danzig, Stockholm, Copenhagen, Berlin, Koningsbergen, Geneva, and Lyon. In 1631 he began publishing atlases together with Henricus Hondius. In the early 1640s Henricus Hondius left the atlas publishing business completely to Janssonius. Competition with Joan Blaeu, Willem’s son and successor, in atlas production prompted Janssonius to enlarge his Atlas Novus finally into a work of six volumes, into which a sea atlas and an atlas of the Old World were inserted. After the death of Joannes Janssonius, the shop and publishing firm were continued by the heirs under the direction of Johannes van Waesbergen (c. 1616-1681), son-in-law of Joannes Janssonius. The copperplates from Janssonius’s atlases were afterwards sold to Schenk and Valck. Koeman, C. Atlantes Neerlandici, Ja 2.
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CORONELLI Vincenzo (Venezia 1650 - 1718)
Roma / intagliata e dedicata da Pietro Ridolfi nell'Accademia Cosmogra[fi]ca degli Argonauti all'eccllentissimo sig[nor]e An
- RARA PRIMA EDIZIONE -Incisa da Pietro Ridolfi per l'abate Coronelli, questa rara pianta della città viene per la prima volta pubblicata nel rarissimo Citta, Fortezze e, Isole, e Porti principali dell'Europa in Pianta et in Elevatione, Descritte, e Publicate Ad uso dell'Accademia Cosmografica degli Argonauti dal Padre Maestro Coronelli Lettore, e Cosmografo della Serenissima Republica di Venezia, edito a Venezia da Domenico Padovani nel 1689. Coronelli visse un periodo di straordinaria fecondità editoriale a partire dal 1689, quando ebbe la cattedra di geografia presso l'Università alle Procuratie, con la pubblicazione, nel 1690, del primo volume dell'Atlante Veneto. In effetti sotto il nome di Atlante Veneto va tutta la raccolta di tredici opere composte nell'arco del decennio successivo, dall'Isolario allo Specchio del mare. In realtà solo alcune di tali opere possono definirsi atlante, mentre altre, sono opere di compilazione o semplici raccolte di vedute e fortificazioni come questa rara raccolta. Contrariamente a quanto dichiarato da Marigliani, questa è la prima edizione della pianta della città, e non quella che reca la data 1698 (oltre una ricca cornice ornamentale), pubblicata in onore del Duca di Parma Francesco Farnese.Si basa, come indicato da Scaccia Scarafoni, sulla piccola pianta del Falda. Tuttavia si tratta di una derivazione arbitraria, con una raffigurazione in alzato solo di pochi edifici principali. Il grande cartiglio con il titolo, sproporzionato, contiene gli stemmi dei XIV rioni.Meraviglioso esemplare, con grandi margini, di questa rara pianta. - THE RARE FIRST STATE - Plan map, with some large buildings in bird's-eye view. Text on tablet at lower right, with coats of arms of Rome and its rioni. Oriented with east at top. Relief conveyed pictorially. Reduced copy of Falda's small plan of Rome, published 1667. See Huelsen. This example of the map is taken from the very rare Coronelli's Citta, Fortezze e, Isole, e Porti principali dell'Europa in Pianta et in Elevatione, Descritte, e Publicate Ad uso dell'Accademia Cosmografica degli Argonauti dal Padre Maestro Coronelli Lettore, e Cosmografo della Serenissima Republica di Venezia, printed in Venice by Domenico Padovani in 1689. Coronelli lived a period of extraordinary editorial fecundity starting from 1689, when he had the chair of geography at the University at the Procuratie, with the publication, in 1690, of the first volume of the Atlante Veneto. Under the name of Atlante Veneto goes the entire collection of thirteen works composed over the next decade, from the Isolario to the Specchio del mare. Copperplate, with full margins, very good condition. Very rare. Huelsen, C. Saggio di bibliografia ragionata delle piante icnografiche e prospettiche di Roma, 122; C. Marigliani, Le Piante di Roma delle collezioni private, p. 243, n. 150; Scaccia Scarafoni n. 202.
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MOLINI Giuseppe (Attivo a Firenze inizio '800)
Hemisphere Maritime /Hemisphere Terrestre
Carta geografica del mondo con proiezione gnomonica, pubblicata a Firenze nel 1806/7. Incisione in rame, coloritura coeva, in perfette condizioni. Rara.Mappa tratta dall'Atlas historique, chronologique, geographique et genealogique.Questa rara mappa del mondo mostra due emisferi e i percorsi di viaggio della Famiglia Polo (1230-1295), degli esploratori Magellano e Pigafetta (1519-1522), James Cook (1776-1780) e George Vancouver (1790-1795).Sono rappresentati il "Mare dell'Ovest" e un passaggio nord-ovest molto chiaramente delineato.La mappa fu pubblicata da Giuseppe Molini, attivo a Firenze all'inizio del XIX secolo. Map taken from Atlas historique, chronologique, geographique et genealogique.This very rare world map shows two hemispheres and displays the travel routes of the Polo Family (1230-1295), the explorers Magellan and Pigafetta (1519-1522), James Cook (1776-1780) and George Vancouver (1790-1795) in colored lines. The mythical "Sea of the West" is shows in detail in the northwest of the continent. It also shows a very clearly delineated Northwest Passage.The map was published by Giuseppe Molini, who was active in Florence in early 19th centery. He teamed with Landi to publish several maps and atlases, most of them copied from works of other French cartographers including Brue and Le Sage.
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ORTELIUS Abraham (1528 - 1598)
Thraciae Veteris Typus..
Carta della Tracia antica, che si estende da Bisanzio (Istanbul) e dallo stretto del Bosforo alla Macedonia, pubblicata da Abraham Ortleius.La regione comprende l'attuale Grecia nordorientale, la Bulgaria meridionale e la Turchia nord-occidentale.La mappa si basa sulla mappa di Gastaldi dell'Europa sudorientale e sulle informazioni di numerose fonti antiche, in particolare Erodoto, Plinio, Strabo, Appiano, Virgilio, Plutarco e Sidone. Opera tratta dal Parergon, il primo atlante storico mai pubblicato. Fu inizialmente concepito da Ortelius come appendice del suo Theatrum Orbis Terrarum ma visto il notevole successo di queste carte storiche divenne in seguito un lavoro indipendente e rimase la fonte principale di tutti i lavori simili per tutto il XVII secolo. Come sottolinea Koeman “il Parergon deve essere considerato come lavoro personale di Ortelius. Per quest'opera, infatti, diversamente dal Theatrum, non copiò le mappe di altri cartografi, ma ne disegnò lui stesso di nuove ed originali…prese luoghi, regioni e territori delle civiltà classiche illustrandone e spiegandone la storia, una materia molto vicina al suo cuore. Le mappe e le lastre del Parergon devono essere valutate come le più importanti incisioni che rappresentano il diffuso interesse per la geografia classica nel XVI secolo”. Il Theatrum Orbis Terrarum e che è considerato il primo vero “atlante” moderno. L’opera fu pubblicata in 7 lingue e 36 edizioni, per il quale – nel 1570 - Ortelius ottenne il privilegio, ovvero una sorta di diritto d'autore che impediva ad altri cartografi di pubblicare i propri lavori. Il Theatrum rappresentava il lavoro più avanzato del lavoro della descrizione cartografica. L’Ortelius vi raccolse il sapere geografico e cartografico del suo tempo, proponendo in 147 spettacolari tavole incise l’immagine più fedele del mondo allora conosciuto e, in alcune straordinarie “carte storiche”, regioni e itinerari tratti dalla letteratura, dalla mitologia, dalla tradizione. Incisione in rame, fine coloritura, in ottimo stato di conservazione. Fine map of ancient Thrace, extending from Byzantium (Istanbul) and the Bosphorus Straits to Macedonia, published by Abraham Ortleius. This finely engraved map shows Thrace, present-day north eastern Greece, southern Bulgaria, and northwest Turkey, and identifies main settlements with their original latinised names. The map is based on Gastaldi's 1560 map of South East Europe, and on information from numerous ancient sources, specifically Herodotus, Plinius, Strabo, Appianus, Virgilius, Plutarchus, and Sidonius. Portions of the Black Sea, Sea of Marmara, and Thrakikon Pelagos, all stipple engraved and fully colored, make this a very handsome map. Map taken from the Parergon, the first historical atlas ever published. It was initially conceived by Ortelius as an appendix to his Theatrum Orbis Terrarum, but given the considerable success of these historical maps it later became an independent work and remained the main source of all similar works throughout the seventeenth century. Koeman wrote: "This atlas of ancient geography must be regarded as a personal work of Ortelius. For this work he did not, as in the Theatrum, copy other people's maps but drew the originals himself... He took many places and regions from the lands of classical civilization to illustrate and clarify their history, a subject very close to his heart... The maps and plates of the Parergon have to be evaluated as the most outstanding engravings depicting the wide-spread interest in classical geography in the 16th century." The Theatrum Orbis Terrarum, which is considered the first true modern "Atlas". The work was published in 7 languages and 36 editions, for which - in 1570 - Ortelius obtained the privilege, a kind of copyright that prevented other cartographers from publishing his works. The Theatrum represented the most advanced work of cartographic description. Ortelius collected in it the geographical and cartographic knowledge of his time, proposing in 147 spectacular engraved plates the most faithful image of the world then known and, in some extraordinary "historical maps", regions and routes taken from literature, mythology, tradition. Copper engraving, contemporary coloring, in good condition. Van den Broecke #214.
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JANSSONIUS Johannes (1588-1664)
Erythraei Sive Rubri Maris Periplus
Carta storico/geografica tratta dall'atlante di Georgius HORNIUS "Accuratissima orbis antiqui delineatio sive Geographia vetus sacra & profana", per la prima volta edito nel 1653. Le carte derivano da quelle di Ortelius, pubblicata nel "Parergon". Un'insolita e attraente mappa del 1658 dell'Oceano Indiano, o Mare Eritreo, come era nell'antichità. Composta da Jan Jansson ispirandosi alla carta molto simile del 1597 pubblicata da A. Ortelius nel suo Parergon. Copre dall'Egitto e la valle del Nilo verso est passando per l'Arabia e l'India, fino al sud-est asiatico e Java. Cartograficamente, India, Arabia e Africa corrispondono approssimativamente alle convenzioni del periodo. Il sud-est asiatico è meno riconoscibile, ma la penisola malese, Sumatra e Giava sono chiaramente indicate. La maggior parte dei nomi dei luoghi utilizzati sono derivati da Tolomeo, che ha basato la sua descrizione della regione sulle registrazioni delle conquiste di Alessandro Magno. Due mappe più piccole nei quadranti superiore sinistro e destro sono di eccezionale interesse. La carta in alto a sinistra mostra l'Africa nord-occidentale ed è intitolata "Annonis Periplus". Questo è un riferimento alle leggendarie spedizioni del re cartaginese Hanno, che si dice sia stato il primo ad accedere all'Oceano Indiano navigando intorno alla punta meridionale dell'Africa. Per inciso, durante il viaggio, si dice anche che sia stato il primo a domare un leone. La carta in alto a destra mostra le regioni polari settentrionali come erano percepite all'epoca. Una massa che copre la calotta polare è identificata come "Hyperborea". A sinistra di questa, più o meno dove si trova oggi il Nord America, appare l'isola di Atlantide; mentre la Scizia, l'Europa (Thule) e l'Asia sono sulla destra. La Groenlandia e forse l'Islanda appaiono in basso. Questa mappa ha lo scopo di indicare la possibilità di un passaggio a nord-est verso l'Asia, che all'epoca era attivamente ricercato dai navigatori olandesi, inglesi e russi. Johannes Janssonius, figlio dell'editore di Arnhem Jan Janssen, sposò Elisabeth Hondius, figlia di Jodocus Hondius, ad Amsterdam nel 1612. Dopo il suo matrimonio, si stabilì in questa città come libraio ed editore di materiale cartografico. Nel 1618 si stabilì ad Amsterdam accanto alla libreria di Willem Jansz. Blaeu, entrando in una seria competizione. Le sue attività non riguardavano solo la pubblicazione di atlanti e libri, ma anche di mappe singole e un vasto commercio di libri con filiali a Francoforte, Danzica, Stoccolma, Copenaghen, Berlino, Koningsbergen, Ginevra e Lione. Nel 1631 iniziò a pubblicare atlanti insieme a Henricus Hondius. Nei primi anni 1640 Henricus Hondius lasciò l'attività di pubblicazione di atlanti completamente a Janssonius. La concorrenza con Joan Blaeu, figlio e successore di Willem, nella produzione di atlanti spinse Janssonius ad ampliare il suo Atlas Novus finalmente in un'opera di sei volumi, in cui furono inseriti un atlante marino e un atlante del Vecchio Mondo. Dopo la morte di Joannes Janssonius, il negozio e la casa editrice furono continuati dagli eredi sotto la direzione di Johannes van Waesbergen (c. 1616-1681), genero di Joannes Janssonius. Le matrici degli atlanti di Janssonius furono in seguito vendute a Schenk e Valck. Incisione in rame, finemente colorata a mano, in buone condizioni. Map taken from the HORNIUS, Georgius"Accuratissima orbis antiqui delineatio sive Geographia vetus sacra & profana" first published in Amsterdam in 1653. After Ortelius' map published in the "Parergon". An unusual and attractive 1658 map of the Indian Ocean, or Erythraean Sea, as it was in antiquity. Composed by Jan Jansson after a similar 1597 map published by A. Ortelius in his Parergon. Covers from Egypt and the Nile valley eastward past Arabia and India, to Southeast Asia and Java. Cartographically, India, Arabia, and Africa roughly correspond to the conventions of the period. Southeast Asia is less recognizable, but the Malay Peninsula, Sumatra, and Java are clearly noted. Most of the place names used throughout are derived from Ptolemy, who himself based his description of the region heavily on records from Alexander the Great's conquests. Two smaller maps in the upper left and right quadrants are of exceptional interest. The upper left chart shows northwestern Africa and is titled 'Annonis Periplus.' This is a reference to the legendary expeditions of the Carthaginian King Hanno, said to have been the first to access the Indian Ocean by sailing around the southern tip of Africa. Incidentally, en route, he is also said to have been the first to tame a lion. The upper right chart shows the northern polar regions as they were perceived at the time. A landmass covering the polar ice cap is indentified as 'Hyperborea.' To the left of this, roughly where North America rests today, the island of Atlantis appears; while Scythia, Europe (Thule) and Asia are on the right. Greenland and possibly Iceland appear at the bottom. This map is intended to point out the possibility of a Northeast Passage to Asia, which was at the time being actively sought after by Dutch, English, and Russian navigators. Johannes Janssonius (Arnhem, 1588-1664), son of the Arnhem publisher Jan Janssen, married Elisabeth Hondius, daughter of Jodocus Hondius, in Amsterdam in 1612. After his marriage, he settled down in this town as a bookseller and publisher of cartographic material. In 1618 he established himself in Amsterdam next door to Blaeu’s book shop. He entered into serious competition with Willem Jansz. Blaeu.. His activities not only concerned the publication of atlases and books, but also of single maps and an extensive book trade with branches in Frankfurt, Danzig, Stockholm, Copenhagen, Berlin, Koningsbergen, Geneva, and Lyon. In 1631 he began publishing atlases together with Henricus Hondius. In the early 1640s Henricus Hondius left the atlas publishing business completely to Janssonius. Competition with Joan Blaeu, Willem’s son and successor, in atlas production prompted Janssonius to enlarge his Atlas Novus finally into a work of six volumes, into which a sea atlas and an atlas of the Old World were inserted. After the death of Joannes Janssonius, the shop and publishing firm were continued by the heirs under the direction of Johannes van Waesbergen (c. 1616-1681), son-in-law of Joannes Janssonius. The copperplates from Janssonius’s atlases were afterwards sold to Schenk and Valck. Copperplate with fine later hand colour, in good conditions.
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Società CALCOGRAFICA (1799 - 1805)
Mappemonde ou Description du Globe Terrestre
La carta in esame appartiene a un progetto di atlante – in ambito antiquario noto come “Zattone” – mai portato a compimento, della così denominata Societè Calcographique, un’operazione commerciale messa su da due editori leader del mercato veneto del XVIII secolo, Antonio Zatta (1722-1804) e Giuseppe Antonio Remondini (1747-1811). La denominazione dell’impresa editoriale è nota attraverso una carta del mondo che, nella parte bassa del cartiglio, reca l’iscrizione a` Venise Chez la Societè Chalcographique 1799. (Sicilia 2014: 287). Il progetto sembra non sia stato portato a compimento poiché nessun atlante, con un proprio titolo, indice e frontespizio, contenente queste mappe, è noto in bibliografia. Probabilmente le carte venivano vendute singolarmente o a fascicoli come era comune per imprese editoriali di un certo costo. Le carte a tutt’oggi note sono realizzate mediante l’utilizzo di rami più antichi, appositamente modificati. Le matrici originali hanno molteplici origini: alcune appartengono a un altro sconosciuto Atlante d'Italia dedicato alli Augusti Viaggiatori il Conte, e la Contessa, Del Nort stampato con imprint Venezia MDCCLXXXII presso Vincenzo Formaleoni. Nessun esemplare completo di questa raccolta ci è noto, alcune di queste carte fanno parte di una raccolta fattizia conservata alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia [284. c. 86], altre sono comparse di tanto in tanto nel mercato antiquario. Il frontespizio dell’atlante di Vincenzo Formaleoni (1752-1797) – che qui pubblichiamo e che ci ha consentito di formulare questa ipotesi – è recentemente apparso in una vendita all’asta Cambi di Genova. Altre mappe dello “Zattone” derivano da lastre di Paolo e Francesco Santini, riusate da Remondini per l’Atlas Universel nell’edizione degli anni 1782/84; altre da matrici impiegate da Antonio Zatta per il Nuovo Atlante pubblicato nel 1796. Le carte dei Santini sono abilmente arricchite, tramite la sovrapposizione di cartigli realizzati, nel classico stile di Zatta, su piccole lastre di rame le cui impronte calcografiche sono chiaramente visibili sulle mappe. I cartigli, realizzati dagli stretti collaboratori di Zatta Pasquali, Zuliani e Pitteri, spesso contengono brevi descrizioni storiche, e le mappe furono realizzate probabilmente per illustrare i notevoli cambiamenti geo-politici cui fu soggetta la penisola italiana durante il periodo napoleonico. Le 60 mappe di questa raccolta a tutt’oggi note, datate tra il 1795 e il 1805, sono principalmente dedicate a illustrare la penisola, ma anche altre regioni europee, i continenti e la già menzionata carta del mondo che riporta l’imprint editoriale della Societè Calcographique. Alcune di queste carte, raffiguranti la Repubblica Cisalpina, sono state descritte come parte di un Atlas très Nouveau del solo Remondini, edito a partire dal 1800: “In sostanza siamo di fronte a una semplice operazione commerciale che pensiamo sia stata operata dal Remondini, sebbene egli non si firmi come editore, poiché proprio nel 1799 egli stava acquisendo i rami dello Zatta” (Terre di Langobardia 2005:14). È molto più probabile che i due editori abbiano collaborato in questa avventura editoriale almeno fino alla morte di Antonio Zatta nel 1804, e che il progetto di un atlante completo non sia stato portato a termine anche per la morte, di pochi anni successiva, di Giuseppe Antonio Remondini. Acquaforte, finemente colorata a mano in epoca, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia Il Piemonte nella Cartografia del Cinquecento e Seicento 1991, 75; Terre di Langobardia 2005:14; Le Grandi Alpi nella cartografia 2005: 147, 148; Sicilia 2014: 287. Zeno Davoli, Roberto Sanfelici, Terre di Langobardia - La "Lombardia" e il Ducato Estense nella cartografia a st... A large double-hemisphere map with ornate cartouches in each cusp. Published after Cook's first circumnaviation it has been updated with his discoveries: New Zealand is shown properly as two main islands and the east coast of Australia has been corrected, although still with Tasmania connected to the mainland. In the North Pacific the spurious North West Passage is shown. This very rare map belongs to a never finished project for the atlas of the so called Società Calcografia, a simple commercial trade realized by the two main Venetian publishers of the XVIII century, Antonio Zatta and Giuseppe Antonio Remondini. The term Società Calcografica has been deduced from the map of the world, which is part of the collection and bears in the lower cartouche the French writing “à Venise Chez la Societè Chalcographique 1799”. As already stated, the project was never finished for no atlas containing these maps has ever been listed in any bibliography. Very likely, then, the maps have been sold individually, or maybe as part of smaller, custom collections. The maps of the collection derive from Paolo and Francesco Santini’s plates, used by Remondini in his 1782/4 Atlas Universelle, and from the plates of Antonio Zatta’s Nuovo Atlante published in 1796. Santini’s maps have been beautifully enriched, using the system of small, masked plates which can be perceived through the platemarks on the paper, with great cartouches according to the classical style of Zatta and have been probably engraved by the members of his staff, Pasquali, Zuliani and Pitteri. The cartouches bear very often historical descriptions and maybe the maps have been realized to depict the great geographic changes of the peninsula during the Napoleonic period. The modern bibliography Terre di Langobardia describes some of the maps depicting the Repubblica Cisalpina, presenting them as part of Remondini’s “Atlas très Nouveau”, which was printed starting from 1800. In our opinion, the two publishers worked together to the realization of the project until Antonio Zatta died (1804), and the complete atlas was never finished because Giuseppe Antonio Remondini also died in 1811. I personally know 61 maps which were part of the project. Copper engraving, fine hand color, in excellent condition.
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CLOUET Jean Baptiste Louis L'Abbe (Attivo intorno al 1760)
Mappamonde ou Globe Terrestre
Primo stato di questa non comune carta del mondo del XVIII secolo, successivamente ristampata nel 1775 e 1787. La carta mostra le numerose esplorazioni del secolo ed è altamente decorativa. La carta è largamente più conosciuta per la sua comune ristampa del 1787, curata dall'editore Louis Joseph Mondhare, che raffigura la scoperta delle Hawaii (Isole Sandwich o Why, come indicato sulla mappa), le esplorazioni nella costa nord-occidentale dell'America e quelle dei viaggi di Cook (1773,1775, 1776, 1777, 1777, 1778), Jean Baptiste Louis Clouet era membro dell'Accademie Royale des Sciences di Rouen e fu autore della Geographie Moderne (1767). Acquaforte, in ottimo stato di conservazione. Magnifico esemplare in piena coloritura coeva. First state of this uncommon World map with the major 18th century explorers. Rare separately published double hemisphere map of the world, issued by Clouet in Paris. The map is largerly known for his second and common issue by Louis Joseph Mondhare (1787) showing the discovery of Hawaii (Ile Sandwich ou Why, as named on the map) and explorations in the Northwest Coast of America are quite prominent, and the major 18th century explorers like Cook (1773,1775, 1776, 1777, 1778). Jean Baptiste Louis Clouet (born 1730) was a member of the Academie Royale des Sciences de Rouen and the author of Geographie Moderne (1767). Etching with full contemporary colour, very good conditions.
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CRUYL Lievin (Ghendt 1640 - 1720)
Pianta di Roma come si trova al presente colle alzate delle fabbriche piu nobili cosi antiche come moderne
La pianta del Cruyl, pubblicata per la prima volta nel 1665 dalla tipografia De Rossi, è una delle rare immagini della città che presenta contemporaneamente sia un impianto iconografico che prospettico.Le vedute presenti in questa pianta sono le stesse che furono poi oggetto di specifiche vedute intagliate dall’artista fiammingo, quasi come una sorta di catalogo personale.L’esemplare in questione è edito da Giovanni Battista De Rossi nel 1665. Sono note una ristampa con l'aggiunta di alcune vedute dei luoghi notabili ad opera di Matteo Gregorio de Rossi (1696) e un’ulteriore tiratura a cura di Carlo Losi, datata 1773.Incisa da Giulio Testone, su due matrici di rame, tracce di pieghe di carta, alcune abrasioni, nel complesso in ottimo stato di conservazione.In alto al centro il titolo: PIANTA DI ROMA COME SI TROVA AL PRESENTE COLLE ALZATE DELLE FABRICHE PIU NOBILI COSI ANTICHE COME MODERNE. Nel bordo superiore del riquadro: a sinistra L. Cruyl delin., al centro Superiorum licen. a destra Giulio Testone Romano Sculp.Opera molto rara e ricercata. Magnifico esemplare della tiratura di Carlo Losi, in perfetto stato di conservazione.BibliografiaArrigoni-Bertarelli (1939): n. 142; Christie’s (1998): p. 50, n. 1043; Ehrle (1908): p. 23; Frutaz (1962): pp. 216-217, n. CLIV, Tav. 343; Hülsen (1915): XXIV, pp. 87-89, nn. 110-111; Jatta (1992): p. 166, n. 31s; Jatta (2012); Marigliani (2007): pp. 216-217, n. 124 e p. 249, n. 155; Roma Veduta (2000): p. 175, n. 31; Scaccia Scarafoni (1939): pp. 125-126, n. 241. Etching with engraving, 1665. A fine impression, with plate tone, of the third state of three, printed on 2 sheets of contemporary laid paper, full margins, very good condition.This map was published for the first time in 1665 by De Rossi; it is one of the rare images of the city depicting, at the same time, an iconographic and perspective system. The views are the same that the Flemish artist engraved afterwards as a sort of personal catalogue. The first state has been printed by Giovanni Battista De Rossi in 1665. The plate was then published by Matteo Gregorio de Rossi in 1696 and finally reissued by Carlo Losi, in 1773. It has been engraved by Giulio Testone on two copper plates.A very rare and important map of Rome. A great example. Literature Arrigoni-Bertarelli (1939): n. 142; Christie’s (1998): p. 50, n. 1043; Ehrle (1908): p. 23; Frutaz (1962): pp. 216-217, n. CLIV, Tav. 343; Hülsen (1915): XXIV, pp. 87-89, nn. 110-111; Jatta (1992): p. 166, n. 31s; Jatta (2012); Marigliani (2007): pp. 216-217, n. 124 e p. 249, n. 155; Roma Veduta (2000): p. 175, n. 31; Scaccia Scarafoni (1939): pp. 125-126, n. 241.
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AVELINE "il vecchio" Pierre (Pargi 1656 circa - 1722)
Profil de la Ville de Rome
Panorama di Roma preso dal Gianicolo, firmata "Aveline fecit et excudit", edita a Parigi presso Charpentier."La veduta panoramica di Roma è presa dal Gianicolo e raffigura sulla sinistra il complesso del Vaticano e Castel Sant'Angelo. AL centro il fitto tessuto urbano cittadino dal quale emergono torri e cupole non sempre riconoscibili. L'intera veduta è infatti condotta con grafia molto essenziale e immediata di non grande impatto visivo" (cfr. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 193). La veduta viene attribuita dalla Jatta - soprattutto per motivi temporali legati all'editore Charpentier crediamo - ad Antoine Aveline "il giovane". La famiglia Aveline, appartenente alla borghesia parigina, lavorò per oltre due secoli nel campo artistico ed incisorio; visto il ripetersi dei nomi di battesimo e il fatto che apponevano la generica firma Aveline, si è spesso fatta confusione fra i sui vari componenti. Tuttavia l'imprint Aveline fecit et excudit lascia credere che l'edizione Charpentier sia il secondo stato (di tre) della lastra, che in seguito fu ristampata anche da Chereau. Quindi riteniamo più probabile - anche per lo stile grafico - attribuirla a Pierre Aveline e la data di stampa posta a circa il 1720 circa. Particolare curioso, la veduta non include il Colosseo. Nel margine inferiore, legenda di 47 numeri. Acquaforte, con ampli margini, consueta piega centrale, sporadiche e piccole ossidazioni nei margini bianchi nel complesso in ottimo stato di conservazione. Panorama of Rome taken from the Janiculum Hill, signed "Aveline fecit et excudit", published in Paris at Charpentier. The panoramic view of Rome is taken from the Janiculum Hill and depicts on the left the Vatican complex and Castel Sant'Angelo. At the center the dense urban fabric from which towers and domes emerge not always recognizable. The entire view is in fact conducted with very essential and immediate handwriting of not great visual impact (see Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 193). The view is attributed by Jatta to Antoine Aveline "the young". The Aveline family worked for over two centuries in the field of art and engraving; given the repetition of first names and the fact that they affixed the generic signature Aveline, there has often been confusion among the various members. However, the imprint Aveline fecit et excudit leads us to believe that the Charpentier edition is the second state (of three) of the plate, which was later reprinted also by Chereau. Therefore we think it more probable - also for the graphic style - to attribute it to Pierre Aveline and the date of printing placed at about 1720. Curious detail: the view does not include the Colosseum. In the lower margin, legend of 47 numbers. Etching, with wide margins, usual central fold, sporadic and small oxidations in the white margins, on the whole in very good condition. Arrigoni Bertarelli (1939): p. 20, n. 154; B. Jatta in "Roma Veduta", p. 193, n. 45; Marigiiani (2007), p. 262, n. 175.
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SCHERER Henrick (Dilingen 1628 - Monaco 1704)
Repraesentatio Geographica itineris maritimi Navis Victoriae in qua ex personis CCXXXVII finita navigatione ... se voto exs
Splendida carta storico-geografica del mondo costruita con proiezione conica polare che mostra l'intero Mondo ad eccezione del Polo Sud; la California è rappresentata come un'isola. E' anche raffigurata una piccola parte, distorta, dell'Australia, indicata come Nova Hollandia.Sulla mappa è riportato il tracciato della circumnavigazione di Magellano. Sulla sinistra è illustrata la nave Vittoria, la sola nave che rimase dell'equipaggio che saklpò da Siviglia nel 1519 alla ricerca di un passaggio a ovest verso le Isole delle Spezie e le Indie.La vignetta a destra, rappresenta i pochi sopravvissuti - 18, dei 237 membri - in pellegrinaggio alla chiesa di Santa Marea di Siviglia, come ex voto per la grazia ricevuta. Il cartiglio in alto a destra, riporta anche la data del ritorno: 7 settembre 1522. Decorativa carta geografica pubblicata nell'opera di Heinrich Scherer Atlas Novus exhibens orbem terraguem per naturae opera, historiae navae acveterus monumenta, artistique geographicae leges et praecepta edita in 8 parti, stampate tra il 1702 e il 1710 a Monaco di Baviera. Heinrich Scherer, professore di matematica a Monaco di Baviera, era un gesuita devoto la cui opera sottolineava la gerarchia cattolica e la diffusione delle missioni gesuite in tutto il mondo. Il suo Atlas Novus contiene mappe di tutte le altre parti che mostravano la diffusione del cattolicesimo e delle missioni gesuite. Incisione su rame, in ottimo stato di conservazione. Map of the world, shown on a north polar projection and showing the entire world except the South Pole, California is shown as an island and the track of Magellan's voyage around the world is noted. There is a distorted portion of Australia noted as Nova Hollandia. On the left is an illustration of Victoria, the only remaining ship from Magellan's Armada de Molucca that sailed from Seville in 1519 in search of a westward route to the Spice Islands. On the right, the few expedition survivors (18 out of the original 237) are shown making their way to the Santa Marea de la Victoria church in Seville, where they went to give thanks for their safe return. The title cartouche includes the date of their return, September 7, 1522.By Heinrich Scherer for his Atlas Novus exhibens orbem terraguem per naturae opera, historiae navae acveterus monumenta, artistique geographicae leges et praecepta...published in eight volumes from 1702-1710 in Munich. Scherer, a devout Jesuit, produced this geographical compendium to depict the Catholic hierarchy and the spread of Jesuit missions throughout the world.Copper engraving, in very good condition. Tooley, R.V. (Amer) p.132, #88, pl.60; Shirley, World, 626
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LEMERCIER Joseph-Rose (1803-1887)
Vue Gènèrale de Rome prise du Mont Janicule
Bella e rara veduta panoramica di Roma presa dal monte Gianicolo.La litografia, come il disegno, è opera di C. Fichot. La veduta di Fichot compare nel Catalogue de fonds et d’assortiment dell'editore francese François Delarue, datato 1858 .Il nostro esemplare reca l'indirizzo dell'editore Lemercier.Litografia originale, finemente acquarellata, qualche piccolo strappo e qualche alone nei margini bianchi, senza interessare l'immagine, nel complesso in buono stato di conservazione. Nice large perspective view of Rome from Gianicolo, drawned and lithographed by C. Fichot.These Fichot litho is listed in the Catalogue de fonds et d’assortiment of the French editor François Delarue, dated 1858 .Our copy bears the Lemercier address.Orignal litho, finely hand-colored, some tears and soiling in the white margins, not affecting the image, otherwise in good condition.
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Bachelier Charles Claude
Rome Vue Prise du Monte-Pincio/Roma Vista tomada del Monte-Pincio
Stampa litografica originale eseguita alla matita, impressa in nero e ocra, dalla bella acquerellatura coeva e con rialzi di vernice à la gomme. Sotto la parte figurata didascalie degli edifici principali della raffigurazione, indicazione dello stampatore e del litografo, nonché titolo in francese e in spagnolo. Al di sopra dell'immagine, titolo della serie di cui il foglio fa parte. Ampia veduta prospettica di Roma, colta dal Pincio, con un'accurata descrizione di Piazza del Popolo in primo piano e con la cupola di San Pietro sull sfondo. La tavola è edita a Parigi da Turgis nel 1860 circa.Charles Claude Bachelier abile artista francese paesaggista e litografo, attivo a Parigi dove espose ai Salons del 1834, 1836 e 1852. Esemplare in ottimo stato conservativo, con bellissima coloritura d'epoca. Original lithograph executed in pencil, engraved in black and ocher, in original colors.Under the image, some captions of the of the main buildings represented; the name of the printer and the lithographer, and title in French and Spanish. On top of the image, the title of the series. Large perspective view of Rome, captured from the Pincio, with an accurate description of the Piazza del Popolo in the foreground, and the St. Peter dome in the background. The plate was published in Paris by Turgis in about 1860.Charles Claude Bachelier, a French landscape artist and litograpgher, active in Paris where he exhibited at the Salons of 1834, 1836 and 1852.Example in very good condition.
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ORTELIUS - GALLE (Haarlem, 1537; Anversa, 12 o 29 Marzo 1612)
Tiipus Orbis Terrarum
Magnifico esemplare di questa rara carta del mondo di Philippe Galle, realizzata per la prima edizione dello Spieghel del Werelt, il primo atlante tascabile pubblicato nel 1577. Questa carta del mondo è una fedele ed accurata riduzione della prima mappa del mondo di Ortelius del 1570, che era la tavola di apertura del suo celebre atlante Theatrum Orbis Terrarum (Shirley, 122; Koeman, Ort 1; Karrow: 1/6, van der Krogt AN: 0001:31A). La lastra incisa da Philippe Galle, reca la data del 1574, sebbene la prima edizione dell'Epitome (secondo il titolo che diventerà comune nei secoli successivi), sia stata pubblicata nel 1577.Questa mappa verrà utilizzata per le sole edizioni dell'Epitome edite dal 1577 al 1585, e sarà poi sostituita da una lastra più piccola, a partire dal 1588. A differenza delle altre carte dell'Epitome, il mappamondo ha un formato più largo. La citazione latina nel margine inferiore, già presente nel modello di Ortelius, è da Cicerone (Tusculanae Disputatianes IV. 1 7. 37) "Quid ei potest videri magnum in rebus humanis, cui aeternitas omnis, totiusque mundi nota sit magnitudo" ovvero "Che cosa, tra le vicende umane, può sembrare grande a colui al quale è nota la grandezza del mondo e l'eternità dell'universo?".La carta del mondo di Ortelius, incisa e firmata da Franciscus Hogenberg, è di fondamentale importanza per la storia della cartografia in quanto costituisce la PRIMA MAPPA DEL MONDO a essere realizzata per un atlante di formato uniforme e non composito, quali gli atlanti del Lafreri. Le fonti cartografiche della carta sono il mappamondo di Mercator del 1569, quello di Gastaldi del 1561 e il portolano dell'Atlantico di Diego Gutierrez. La forma ovale rimanda, invece, ad Appiano e Bordone.Esemplare tratto dalla seconda edizione in lingua francese de Le Miroir du Monde.Le Miroir du Monde è l’edizione in lingua francese in prosa dello Spieghel der Werelt, il primo atlante tascabile pubblicato nel 1577, in lingua olandese, da Philip Galle, con testo in rima curato da Peeter Heyns, e stampato dalla tipografia Plantin. Lo Spieghel der Werelt era una versione ridotta del Theatrum Orbis Terrarum di Ortelius.Le lastre, quasi tutte derivate dal Theatrum, furono disegnate e incise da Philip Galle. Due anni dopo, nel 1579, fu data alle stampe l’edizione in lingua francese in prosa, perché Heyns non aveva avuto il tempo necessario per la resa in versi, col titolo Le Miroir du Monde. Il successo di questa edizione francese, è provato proprio dalla seconda edizione pubblicata a soli 4 anni di distanza, nel 1583.Complessivamente Galle pubblicò 5 edizioni in lingua francese, di cui solo le prime due con il titolo Le Miroir du Monde; a partire dal 1588, e così per le edizioni del 1590 e del 1598, il titolo dell’opera fu modificato in Epitome du thétre du Monde d’Abraham Ortelius, e il nome di Peeter Heyns non figurò più sul frontespizio. Rispetto alla prima edizione del 1579, che conteneva 72 mappe, la seconda edizione fu aumentata di 11 nuove mappe, per un totale di 83 tavole.Dal 1577 al 1598, Galle & Heyns pubblicarono ben 11 edizione, di cui l’ultima – edita nell’anno della morte di Ortelius – conteneva ben 123 mappe. Fine example of Philippe Galle's rare map of the World, engraved for the first edition of his Spieghel del Werelt, the first miniature edition of Ortelius' Theatrum Orbis Terrarum.This map is a neatly-engraved smaller copy of Ortelius' first world map plate, published in 1570, that is the first map of the Theatrum Orbis Terrrarum (Shirley, 122; Koeman, Ort 1; Karrow: 1/6, van der Krogt AN: 0001:31A). The Galle's plate is dated 1574 although the first printing of Galle's atlas did not taken place until 1577. The motto below the map is a quotation from Cicero (Tusculanae Disputatianes IV. 1 7. 37) Quid ei potest videri magnum in rebus humanis, cui aeternitas omnis, totiusque mundi nota sit magnitudo (For what human affairs can seem important to a man who keeps all eternity before his eyes and knows the vastness of the universe?). The worl map published by Galle is larger that the other maps in the atlas. The cartographic sources for the Ortelius world map are: Gerard Mercator's 1569, Gastaldi's 1561 world map and Diego Gutierrez' portolan map of the Atlantic. The oval shape goes back to Apianus and/or Bordonius. The world map by Ortelius, signed by Franciscus Hogenberg, is first one occurring in the first regular atlas the "Theatrum Orbis Terrarum", so the map is of fundamental importance in the history of cartography.This map appeared only in the earliest editions of Ortelius' Epitome, published between 1577-1585 - and from 1588 was replaced by the much smaller Typus Orbis Terrarum.Shirley quotes the rarity fo this map as "S" (Scarce). Map published taken from the second French edition of ‘Le Miroir du Monde’, published by Galle & Heyns in 1583, printed by Plantin. Le Miror du Monde is the French transaltion of the Duch poems Spieghel der Werelt, the first modern pocket-atlas, published by Philip Galle with text by Peeter Heyns in 1577, based on Abraham Ortelius’ Theatrum Orbis Terrarum. The maps were drawn and engraved by Galle. Two years later, in 1579, Galle & Heyns published the first French edition: Heyns translated the Dutch poems into French prose because he did not find time to put them into rhyme. This French edition became very popular and in 1583 an amplified reprint appeared.Galle & Heyns published 5 French edition, two with the title Miroir, and three (1588, 1590, 1598) with the title Epitome du thétre du Monde d’Abraham Ortelius, that appeared from 1588 onwards (Peeter Heyns’ name no longer figures on the title pages of the Antwerp editions).Second French edition of this rare miniature atlas, "enlarged with eleven maps... six are double sized" (Koeman p. 275).Compared to the first edition of 1579, which contained 72 maps, the second edition was increased by 11 new maps, for a total of 83 plates.Between 1577 & 1598 Galle issued 11 editions, all printed by Christopher Plantin. Shirley, 132; Koeman, Ort 47
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Anonimo
Pianta di Roma nel 1813 circa.
Interessante e rara pianta topografica di Roma su cui sono riportati gli interventi progettati dall'Ammiistrazione Francese, che riguardano l'ampliamento del porto di Ripetta, la realizzazione di muraglioni sul Tevere, la sistemazione di piazza del Popolo e la salita al Pincio.La pianta dipende dall'opera di Philippe Camille De Tournon, che la realizzò sotto l'amministrazione francese nel 1814 circa, ma venne pubblicata 15 anni dopo.A sinistra "Spiegazione di alcuni segni che si veggono nella pianta" e l'Indice dei monumenti più notevoli; a destra, l'elenco dei XIV RioniAcquaforte e bulino, impressa su 20 tavole di circa 15,7 x 14,4 cm, montate su tela, in ottimo stato di conservazione. Custodia originale in cartoncino rosso.Non censita nei principali repertori. Interesting and rare topographical map of Rome on which are shown the interventions planned by the French Administration, concerning the enlargement of the port of Ripetta, the construction of embankments on the Tiber, the arrangement of Piazza del Popolo and the ascent to the Pincio. The plan is based on the work of Philippe Camille De Tournon, who created it under the French administration in about 1814, but it was published 15 years later. On the left "Explanation of some signs that can be seen in the plan" and the Index of the most remarkable monuments; on the right, the list of the XIV Rioni Etching and engraving, printed on 20 plates of about 15.7 x 14.4 cm, mounted on canvas, in excellent condition. Original case in red cardboard. Marigliani, 231.
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BRUN Giovanni (Roma 1745 - 1800)
Urbis Ichnographiam A Leonardo Bufalino
Urbis Ichnographiam A Leonardo Bufalino Ligneis formis Evulgatam Servata Proportione contractam Atq. Aeri incsam Jo. Bapta. Nolli. . Pianta geometrica con elevazione, pubblicata a Roma dalla tipografia di Carlo Losi nel 1785. Si tratta di una rielaborazione, senza alcun aggiornamento, dell'importante rilievo di Leonardo Bufalini (1551), riportato in voga da Giovan Battista Nolli nel 1748. La legenda di 307 rimandi in latino è ripesa proprio dalla riduzione di Nolli, e ne dimostra la diretta derivazione. T "La pianta di Roma di Leonardo Bufalini è la prima rappresentazione coerente della città e la più importante raffigurazione ortogonale fino alla pianta grande di Giambattista Nolli (1748). Bufalini si occupò di tutte le fasi della sua realizzazione, dal rilievo all’incisione, impiegando un lungo tempo: sette anni, secondo Onofrio Panvinio, venti secondo l’editore Antonio Trevisi. La Pianta di Roma fu stampata presso il tipografo Antonio Blado il 26 maggio 1551 a Roma, con privilegio decennale della Repubblica di Venezia e la dedica a Carlo V e a papa Giulio III. Si tratta di un’opera monumentale: una xilografia in dodici fogli e quattro strisce laterali. Nessun esemplare della prima edizione è noto; se ne conoscono solo tre della seconda edizione, pubblicata sempre a Roma, dall’editore Antonio Trevisi da Lecce, due conservati alla Biblioteca Vaticana (di cui uno incompleto) e un terzo alla British Library di Londra. Sebbene la pianta sia basata su rilievi effettuati dall’autore con grande perizia, non mancano elementi di fantasia: molti monumenti antichi sono stati aggiunti, completati e ricostruiti liberamente. Del resto, è lo stesso autore a sottolineare questa ambivalenza, dichiarando di voler presentare “la città che oggi è abitata…aggiungendo la [città] antica, un tempo sovrana del mondo…” Bufalini incluse nella pianta anche un autoritratto in cui è raffigurato con in mano il compasso a due punte, mentre a sinistra sono rappresentati i suoi strumenti di lavoro, fra cui la squadra e la bussola nautica. Per una più completa trattazione degli strumenti di misurazione utilizzati e per l’accuratezza della pianta bufaliniana si rimanda ai numerosi studi pubblicati. La fonte primaria utilizzata da Bufalini è la Roma antica di Bartolomeo Marliano, inserita nella sua Urbis Romae Topographia, che ha lo stesso orientamento e la stessa precisione nei particolari. Fin dalla sua pubblicazione nel 1551, la pianta del Bufalini esercitò una notevole influenza sulle successive piante della città fino al 1748, anno in cui Giambattista Nolli ne pubblicò una copia ridotta insieme alla sua pianta grande, che si impose quale nuovo modello" (cfr. B/R p. 2372). Nel margine inferiore, la sottoscrizione dell'editore C. Losi e, nell'angolo opposto, quella dell'incisore Giovanni Brun. In basso, a sinistra, il Pantheon e il Foro di Nerva; a destra, l'arco di Giano quadrifronte. Acquaforte e bulino, impressi su carta vergata coeva, applicata su tela, più volte ripiegata. Astuccio di custodia originale, in cartonato. In ottimo stato di conservazione. Geometric plan with elevation, published in Rome by Carlo Losi in 1785 and engraved by Giovanni Brun. It is a reworking, without any updating, of the important relief by Leonardo Bufalini (1551), brought back by Giovan Battista Nolli in 1748. The key-legend of 307 references in Latin is taken from Nolli's reduction, and demonstrates its direct derivation. Leonardo Bufalini's map of Rome is the first coherent representation of the city and the most important orthogonal representation up to the large plan by Giambattista Nolli (1748). Bufalini took care of all the phases of its realization, from relief to engraving, using a long time: seven years, according to Onofrio Panvinio, twenty according to the publisher Antonio Trevisi. The Map of Rome was printed at the typographer Antonio Blado on May 26, 1551 in Rome, with the ten-year privilege of the Republic of Venice and dedicates it to Charles V and Pope Julius III. It is a monumental work: a woodcut in twelve sheets and four lateral strips. Although the map is based on reliefs made by the author, there is no lack of elements of fantasy: many ancient monuments have been added, completed and rebuilt freely. The primary source used by Bufalini is Bartolomeo Marliano's ancient Rome, inserted in his Urbis Romae Topographia, which has the same orientation and the same precision in detail. Since its publication in 1551, Bufalini's map exerted a notable influence on the subsequent plans of the city until 1748, the year in which Giambattista Nolli published a reduced copy together with his large plan, which became the new model. Below, left, the Pantheon and the Forum of Nerva; right, the four-sided Arch of Janus. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, applied to cloth, folded several times. Original slipcase, in hardback. In excellent state of preservation. Hulsen, p. 40, d. Per la pianta del Bufalini: Bifolco/Ronca (2018), Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2372-73, tav. 1221.
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SCHEDEL Hartmann (Norimberga 1440 - ivi 1514)
Roma
Veduta panoramica della città tratta dal celebre Liber Cronicarum del 1493."E' la più nota immagine di Roma data alle stampe alla fine del '400. Essendo stata inserita nella fortunatissima opera di Hartman Schedel comunemente nota con il nome di Cronaca di Norimberga può dirsi senz'altro comune. Si tratta di una derivazione dal prototipo comune a tutte le piante medioevali di Roma e noto come panorama di Mantova, a sua volta ripreso da un presunto ma tuttora sconosciuto panorama inciso nella bottega di Francesco Rosselli verso il 1485. La città è vista da nord-est a volo dìuccello per porre in evidenza la zona Vaticana oggetto di vari lavori tra cui le spine di Borgo, il Belvedere (1485/87), il Santo Spirito ed il palazzo del Papa. Sono inoltre riconoscibili le realizzazioni di Santa Maria del Popolo e ponte Sisto. Tra le antichità spiccano il Pantheon, il Colosseo, la colonna Antonina ed in primo piano i Dioscuri nella originaria collocazione presso le terme di Diocleziano. Manca curiosamente l'Isola Tiberina" (cfr. Marigliani p. 117).La monumentale opera di Schedel, il Liber Cronicarum, rappresenta uno “dei più straordinari lavori mai realizzati” dall’editoria del XV secolo. Gli incisori erano Michael Wolgemut, famoso maestro di Albrecht Dürer, e il figliastro Wilhelm Pleydenwurff. Wolgemut fu il tutore di Albrecht Dürer tra il 1486 e il 1490; recenti studi hanno dimostrato come Durer abbia collaborato alla realizzazione di quest’opera, poiché alcuni dei tratti hanno somiglianze stupefacenti con quelli dell’Apocalisse; alcune opere sono infatti attribuite al maestro di Norimberga. La stampa venne supervisionata dal grande stampatore Anton Koberger, le cui opere erano famose in tutta Europa. Xilografia, finemente colorata a mano, consuete tracce di restauro alla piega centrale, nel complesso in ottimo stato di conservazione.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", XCVI; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 8; M. Gori Sassoli (a cura di), "Roma Veduta" p. 139, n. 5; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 125. It is the most famous image of Rome given to the prints at the end of '400. Having been inserted in the very fortunate work of Hartman Schedel commonly known with the name of Chronicle of Nuremberg can be said without doubt common. It is a derivation from the prototype common to all the medieval map of Rome and known as the Mantua panorama, in turn taken from a presumed but still unknown panorama engraved in the workshop of Francesco Rosselli around 1485. The city is seen from the northeast in a bird's eye view to highlight the Vatican area which has been the subject of various works including the Borgo thorns, the Belvedere (1485/87), the Santo Spirito and the Pope's palace. Also recognizable are the realizations of Santa Maria del Popolo and Ponte Sisto. Among the antiquities stand out the Pantheon, the Colosseum, the Antonine column and in the foreground the Dioscuri in the original location near the Baths of Diocletian. The Tiber Island is curiously missing. (see Marigliani p. 117).Schedel's monumental Liber Cronicarum was “one of the most extraordinary works ever produced” The woodblock cutters were Michael Wolgemut, the well-known teacher of Albrecht Dürer, and his stepson Wilhelm Pleydenwurff. Wohlgemut was Albrecht Dürer's tutor between 1486-90 and recent scholarship has shown, Albrecht Dürer may also have collaborated, since some of the cuts bear a remarkably close resemblance to the Apocalypse illustrations. The printing was carried out under the supervision of the great scholar-printer Anton Koberger, whose printing were famous throughout Europe. Woodcut, fine hand colouring, in good condition.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", XCVI; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 8; M. Gori Sassoli (a cura di), "Roma Veduta" p. 139, n. 5; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 125.
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HALMA Franciscus (1653 - 1722)
Romani Imperii Occidentalis et Orientalis Decriptio Geographica Auct.
Carta storica della penisola di derivazione da quella di Nicola Sanson, edita per la prima volta a Leida da Pieter Vander Aa nel 1700.Esemplare tratto dall'opera "Beschryving van oud en nieuw Rome", di François Jacques Deseine edita ad Amsterdam nel 1704 da Franz Halm.Incisione in rame, bella coloritura a mano, in ottimo stato di conservazione. Antique map of the Mediterranean Sea, showing the Roman Empire. After N. Sanson, published by Francois Halma.Published in "Beschryving van oud en nieuw Rome", by François Jacques Deseine.Copperplate with fine later hand colour, very good condition. Zacharakis 2104
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DANKERTS Justus (1635-1701)
Roma
Rara veduta prospettiva della città vista da Monte Mario. L'incisione è tratta dalla veduta incisa da Dominique Barriere nel 1649, rispetto alla quale risulta in controparte. "In alto, sopra il titolo, si vede lo stemma SPQR sormontato da una corona. IN basso a sinistra 12 righe di testo ed a destra una legenda di 42 numeri. Solo San Pietro è riconoscibile (neppure Castel Sant'Angelo lo è) da cui si deduce che la veduta è stata copiata e non realizzata dal vero; a conferma di questo la rappresentazione in controparte. Il prototipo da cui è tratta è la veduta incisa da Dominique Barriere nel 1649 con la quale peraltro coincidono anche i numeri e le voci di legenda. Già il De Jonghe aveva comunque realizzato nel 1665 una derivazione assai fedele del panorama del Barriere ed è probabile che a questa si sia rifatto il Dankerts" (cfr. Marigliani p. 211). Incisione su rame, in buono stato di conservazione.Non censita dai principali repertori. Rare perspective view of the city seen from Monte Mario. The panroama is taken from the view engraved by Dominique Barriere in 1649, to which it is in counterpart. At the top, above the title, we see the coat of arms SPQR surmounted by a crown. At the bottom left 12 lines of text and at the right a 42-number legend. Only St. Peter's is recognisable (not even Castel Sant'Angelo is recognisable) from which we deduce that the view was copied and not made from life; this is confirmed by the representation in counterpart. The prototype from which it is taken is the view engraved by Dominique Barriere in 1649, with which, moreover, the numbers and items in the legend also coincide. De Jonghe had already made a very faithful derivation of Barriere's view in 1665, and it is likely that Dankerts drew on it (cf. Marigliani p. 211). Engraving on copper, in a good state of preservation. Not listed in the main repertories. C. Marigliani, Le Piante di Roma…, p. 211, n. 117.
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LAFRERI Antonio (Orgelet 1512 - Roma 1577)
Rome, Ville tres fameuse…
Rarissima ristampa della lastra anonima - attribuita ad Antonio Lafreri e databile al 1555/60. Esemplare nel terzo stato di quattro descritto e illustrato in Bifolco-Ronca, pagina 2377.In alto a sinistra l’iscrizione Urbis Rome totius olim orbis domitricis, situs: cum adhuc extantibus, sacrosancte vetustatis monumentis PIRRHO LIGORIO NEAP. INVENTOR. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCCIDENS, il nord a sinistra.Anonima pianta prospettica della città, basata sulla pianta di Pirro Ligorio, edita da Michele Tramezzini nel 1552. La pianta è inserita in alcuni esemplari dello Speculum Romanae Magnificentiae di Antonio Lafreri, al quale pertanto viene attribuita. Il grande interesse storico di questa pianta non è dato dall’opera stessa, una semplice copia del lavoro del Ligorio, ma è rappresentato dalle tirature successive di questa lastra. Il secondo stato, databile alla seconda metà del XVII secolo, è completamente emendato ed arricchito da toponomastica in lingua francese. Viene inserita anche una lunga descrizione della città, sempre in lingua francese. E’ noto che, alla morte di Antonio Lafreri (1577), i due terzi delle lastre furono divisi tra i nipoti Stefano e Claudio Duchetti. Il restante terzo venne suddiviso tra più editori. Questa lastra quindi potrebbe avere preso la via di Parigi, dove venne ristampata circa un secolo dopo. In alternativa la carta potrebbe essere stampata Roma ed emendata in lingua francese. Tale edizione viene descritta da Hülsen (1915), che la annovera tra le “Copie e ristampe”, come "Incisa nel sec. XVII ex.ovvero XVIII. Ne vidi una copia presso il sig. Lang nel 1914" (la libreria antiquaria Lang di Roma). Un altro esemplare, che tuttavia potrebbe essere lo stesso citato da Hülsen, è descritto nella biblioteca della British School of Rome, appartenuto alla celebre collezione di Thomas Ashby (1874-1931), direttore dell’accademia dal 1906 al 1925. Sempre Hülsen cataloga lo stato finale dell’opera, con l’indirizzo dell’editore francese Francois Jollain. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): pp. 2376-77, tav. 1123, III/IV; Frutaz (1962): n. XVI e tav. 25; Hülsen (1915): II, p. 42, n. 11 e p. 43, nn. 13-14; Karrow (1993): n. 51/1.1; Marigliani (2007): n. 36; Marigliani (2016): n. XI.5. A very rare map of the city, published in Paris in the mid-seventeenth century using the plate made in Rome by Antonio Lafreri.Example of the third state of four.The map is based on that of Pirro Ligorio, 1552, edited by Michele Tramezini in Rome, and its subsequent and numerous variants.The only example known today of this map is in the library of the British School of Rome, belonged to the famous collection of Thomas Ashby (1874-1931), director of the British School at Rome from 1906 to 1925.For the stile of type this work can be attributed to the French publisher Francois Jollain. The plate appears to be yet more ancient, even '500, to which were added numerous inscriptions in French, starting from the extensive description in the bottom right corner.Copper engraving, perfect condition. An extremely rare work.LiteratureBifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): pp. 2376-77, tav. 1123, III/IV;Frutaz (1962): n. XVI e tav. 25; Hülsen (1915): II, p. 42, n. 11 e p. 43, nn. 13-14; Karrow (1993): n. 51/1.1; Marigliani (2007): n. 36; Marigliani (2016): n. XI.5. Frutaz (1962): n. XVI e tav. 25; Hülsen (1915): II, p. 42, n. 11 e p. 43, nn. 13-14; Karrow (1993): n. 51/1.1; Marigliani (2007): n. 36; Marigliani (2016): n. XI.5. DI ROMA DAL 1551 AL 1748, (1915) 43e.
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ORTELIUS Abraham (1528 - 1598)
Aevi Veteris Typus Geographicus
Splendida carta del Mondo Antico pubblicata nel Parergon, l'atlante di Ortelius dedicato alla geografia antica.La mappa presenta i territori conosciuti fino al 1492, all'interno di una proiezione ovale in cui sono rappresentate le fasce climatiche canonizzate da Tolomeo. Ortelius, inoltre, nella realizzazione del planisfero tiene conto del passo di Strabone (II, 5,6) nel quale sostiene che la terra abitata occupi meno della metà dell'emisfero boreale. Pur con queste premesse, il disegno dell'ecumene è moderno, come mostrano i profili del golfo di Guinea, del Madagascar e della penisola indocinese.Il planisfero è circondato da una ricca cornice decorativa nei cui angoli sono contenute le mappe, di formato circolare, dei quattro continenti. Tratta dal Parergon, il primo atlante storico mai pubblicato. Fu inizialmente concepito da Ortelius come appendice del suo Theatrum Orbis Terrarum ma visto il notevole successo di queste carte storiche divenne in seguito un lavoro indipendente e rimase la fonte principale di tutti i lavori simili per tutto il XVII secolo. Come sottolinea Koeman “il Parergon deve essere considerato come lavoro personale di Ortelius. Per quest'opera, infatti, diversamente dal Theatrum, non copiò le mappe di altri cartografi, ma ne disegnò lui stesso di nuove ed originali…prese luoghi, regioni e territori delle civiltà classiche illustrandone e spiegandone la storia, una materia molto vicina al suo cuore. Le mappe e le lastre del Parergon devono essere valutate come le più importanti incisioni che rappresentano il diffuso interesse per la geografia classica nel XVI secolo”. Il Theatrum Orbis Terrarum e che è considerato il primo vero “atlante” moderno. L’opera fu pubblicata in 7 lingue e 36 edizioni, per il quale – nel 1570 - Ortelius ottenne il privilegio, ovvero una sorta di diritto d'autore che impediva ad altri cartografi di pubblicare i propri lavori. Il Theatrum rappresentava il lavoro più avanzato del lavoro della descrizione cartografica. L’Ortelius vi raccolse il sapere geografico e cartografico del suo tempo, proponendo in 147 spettacolari tavole incise l’immagine più fedele del mondo allora conosciuto e, in alcune straordinarie “carte storiche”, regioni e itinerari tratti dalla letteratura, dalla mitologia, dalla tradizione. Incisione su rame, finemente acquarellata, in ottimo stato di conservazione. Esemplare dall'edizione tedesca pubblicata nel 1602. This interesting map presents the regions of the earth that were known in classic times within a large oval projection showing the relative size of the now-known world. The map extends into Asia as far east as Sumatra and south to Madagascar and the Mountains of the Moon in Africa. The climate zones are shown as Zona frigida, temperata, and torrida, with the Zona frigida noted as being uninhabitable. An ornate border surrounds the map and incorporates four small insets: Europe, Asia, Africa and America representing the "modern" world. Map taken from the Parergon, the first historical atlas ever published. It was initially conceived by Ortelius as an appendix to his Theatrum Orbis Terrarum, but given the considerable success of these historical maps it later became an independent work and remained the main source of all similar works throughout the seventeenth century. Koeman wrote: "This atlas of ancient geography must be regarded as a personal work of Ortelius. For this work he did not, as in the Theatrum, copy other people's maps but drew the originals himself... He took many places and regions from the lands of classical civilization to illustrate and clarify their history, a subject very close to his heart... The maps and plates of the Parergon have to be evaluated as the most outstanding engravings depicting the wide-spread interest in classical geography in the 16th century." The Theatrum Orbis Terrarum, which is considered the first true modern "Atlas". The work was published in 7 languages and 36 editions, for which - in 1570 - Ortelius obtained the privilege, a kind of copyright that prevented other cartographers from publishing his works. The Theatrum represented the most advanced work of cartographic description. Ortelius collected in it the geographical and cartographic knowledge of his time, proposing in 147 spectacular engraved plates the most faithful image of the world then known and, in some extraordinary "historical maps", regions and routes taken from literature, mythology, tradition. From the 1602 German edition of the Parergon. Copperplate, with fine colouring, good conditions. Shirley #176; Van den Broecke #186.
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CORONELLI Vincenzo (Venezia 1650 - 1718)
Almanacco per l'Anno Bisestile…dalla Natività di Christo MDCLXXXVIII
Rarissimo almanacco per l'anno bisestile del 1688 di Vincenzo Maria Coronelli. L'opera è dedicata all'Abate Rezzonico, il cui ritratto è in alto a sinistra. Membro di una nota famiglia comasca, eletto governatore dello Stato Pontificio, nel 1687 assunse anche il titolo di patrizio della Serenissima. Per ogni giorno dell'anno sono ricordati gli eventi più importanti legati alla storia della Republica di Venezia.Il calendario è circondato da una bella cornice ornamentale incisa, nel tipico stile del Coronelli, dove entro delle monete sono raffigurate le piante di 24 città della Grecia, sotto il controllo di Venezia.L'opera, una separata pubblicazione, si vendeva presso la bottega dell'editore Domenico Padoani, situata a Rialto.Coronelli aveva già realizzato un calendario simile nel 1666. L'opera è assai rara e ne abbiamo riscontrato un solo esemplare conservato alla Marciana di Venezia.Incisione in rame, in ottimo stato di conservazione. Extremely rare almanac for the year 1688 by Vincenzo Maria Coronelli. The work is dedicated to Abbot Rezzonico, whose portrait is in the upper left. Member of a famous family of Como, was elected governor of the Papal States, in 1687 he also assumed the title of patrician of Venice. This almanac, for each day of the year, remember the most important events related to the history of the Republic of Venice. The calendar is surrounded by a beautiful ornamental engraved frame, in the typical style of the Coronelli, where the coins are represented by plants of 24 cities of Greece, mostly in Morea, under the control of Venice. The work, a separate publication, was published by the workshop of Domenico Padoani, in Rialto. Coronelli had already made a similar work in 1666. The almanac is very rare and we have found only one example preserved in the Marciana of Venice. Copper engraving, in excellent condition.
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ROSACCIO Giuseppe Pordenone circa 1530 – Venezia 1621
Carte dei quattro continenti
Suite raffigurante i 4 continenti, finemente incisi ad acquaforte e bulino, databili al 1590/95 ca. La carta dell’Asia è firmata in lastra, in basso a sinistra. Magnifiche prove, ricche di toni, impresse su carta vergata coeva con filigrana “ancora in un cerchio sormontato da fiore” con relativa contromarca (Briquet 571, Woodward 178), ampi margini, in perfetto stato di conservazioneLe mappe, secondo Philip Burden e Richard Betz, sono databili al 1605 e derivano chiaramente da quelle pubblicate nella Universale Fabrica del Mondo di Giovanni Lorenzo Anania, Venezia 1582. Si differenziano principalmente per dimensione e per scala di gradazione. Tuttavia ci permettiamo di discordare dalla datazione attribuita da Burden e Betz, ritenendo queste opere del Rosaccio databili al periodo 1590/95. Le mappe erano infatti accompagnate dalla carta del mondo che Rodney Shirley include tra quelle aggiunte nella nuova ristampa di The Mapping of the World, elencandone un solo esemplare conosciuto, che si trova nella Biblioteca Municipale di Grenoble. Shirley data la mappa all’ultimo decennio del XVI secolo. A conclusione dello studio su questo inusuale gruppo cartografico, possiamo evidenziare che questo set rappresenta una prima stesura del Rosaccio per la realizzazione delle carte successivamente inserite nella sua Geografia ed anche nelle Relationi Universali del Botero. Le opere, probabilmente realizzate in pochissimi esemplari, non furono mai inserite in nessuna pubblicazione, e si presentano su fogli intonsi, a pieni margini, stampate su carta con filigrana che il Briquet indica fabbricata a Verona intorno al 1583, ed il Woodward riscontra in altre mappe del periodo 1580 e 1594. Diverse sono anche le dimensioni delle lastre, ma questo probabilmente perché gli studiosi si sono trovati ad esaminare esemplari rifilati all’interno del rame.Giuseppe Rosaccio, medico e geografo, è noto per alcune opere geografiche e cosmografiche, che, sebbene di non gran mole, gli procurarono qualche fama e furono più volte ristampate. Tra esse il Teatro del Cielo e della Terra (Venezia 1595), il Mondo e le sue parti, cioè Europa, Affrica, Asia et America (Verona 1596), il Microcosmo (Firenze 1600), il Mondo elementare e celeste (Treviso 1604), il Discorso sulla nobiltà ed eccellenza della Terra (Firenze, s. a.). Egli curò anche un'edizione della Geografia di Tolomeo, stampata a Venezia nel 1599, corredandola con alcuni Discorsi e 42 tavole nuove. Set omogeneo, di straordinaria rarità. - EARLY ISSUE, UNRECORDED - Suite depicting the 4 continents, finely etched with etching and engraving, dating to 1590/95 approx. The map of Asia is signed in the plate, lower left. Magnificent proofs, rich tones, printed on contemporary laid paper with watermark "still in a circle surmounted by flower" with the countermark (Briquet 571, 178 Woodward), wide margins, in perfect conditionThe maps, according to Philip Burden and Richard Betz, can be dated back to 1605 and are clearly derived from that published in the Universale Fabrica del Mondo by Giovanni Lorenzo Anania, Venice 1582. They differ mainly in size and scale of gradation. However, we would disagree on the dating attributed by Burden and Betz, considering these works of Rosaccio dating from the period 1590/95. The maps were in fact accompanied by a map of the world that includes Rodney Shirley among those added to the new reissue of The Mapping of the World, listing only known specimen, which is located in the Municipal Library of Grenoble. Shirley dated the map at the last decade of the sixteenth century. At the conclusion of the study of this unusual maps, we can that describe this set is a first issue of Rosaccio’s maps later incorporated in his "Geographia" and also in the Relationi Universali by Botero. The works, probably made in a few examples, were never included in any publication, and are on uncut sheets, with full margins, printed on paper with a watermark that indicates Briquet manufactured in Verona around 1583, and Woodward found in other maps of the period 1580 to 1594. There are also different sizes of plates, but this is probably because scholars have found to examine specimens trimmed in copper.Homogeneous set of extraordinary rarity. Burden, The Mapping of North America, 149; Shirley, The Mapping of the World, 174A, Betz, The Mapping of Africa, 51; Briquet, Les Filigranes, 571. Dimensioni circa 210x260 ognuna
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MOGALLI Niccolò- PETROSCHI Giovanni
Carta topografica delle Antichità di Roma…secondo il Giro metodico usato già dall'AB. Ridolfino Venuti…
Pianta topografica delle vestigia dell'antica Roma, a proiezione e figurazione verticale, pubblicata nel 1763 nell'opera di Ridolfino Venuti "Accurata, e succinta descrizione topografica delle antichità di Roma".Incisa da Niccolò Mogalli e Giovanni Petroschi, su disegno di R. Venuti.Le indicazioni toponomastiche in parte sono riportate nella pianta, in parte in una rubrica di 77 numeri posta ai lati. In basso, a destra, la firma degli incisori. La seconda edizione della lastra, reca la data 1823.Incisione su rame, in ottimo stato di conservazione. Pianta topografica delle vestigia dell'antica Roma, a proiezione e figurazione verticale, pubblicata nel 1763 nell'opera di Ridolfino Venuti "Accurata, e succinta descrizione topografica delle antichità di Roma".Incisa da Niccolò Mogalli e Giovanni Petroschi, su disegno di R. Venuti.Le indicazioni toponomastiche in parte sono riportate nella pianta, in parte in una rubrica di 77 numeri posta ai lati. In basso, a destra, la firma degli incisori. La seconda edizione della lastra, reca la data 1823.Incisione su rame, in ottimo stato di conservazione. Frutaz, Le piante di Roma, XXXVIII; L. Schudt, Le guide di Roma, p. 405, n. 769; Caldana (2013): p. 107, n. I.64.
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